L'UOMO DIETRO LA TELECAMERA: il mio Capitolo per il Primo Livello del SBS.





Alla fine ce l'ho fatta. Ieri notte ho postato L'UOMO DIETRO LA TELECAMERA, il mio nuovo capitolo del SICK BUILDING SYNDROME: primo livello segreto.
Il capitolo che ho scelto, o meglio che ho estratto a sorte è stato il numero 11, DANIELE scritto a suo tempo dal Fra Moretta.

Anche questa volta, lo ammetto, ho barato spudoratamente, narrando la storia da un altro punto di vista, quello di un personaggio totalmente inedito. Ricompaiono però sia i miei Stefano e Armida, sia Santonastaso, uno tra i tanti characters creati dai miei compagni di viaggio.

Non so se sono riuscito nel mio compito, nè se sono riuscito a creare qualcosa di leggibile (e spero godibile.)
Questo, come sempre, spetta a voi dirlo.

TRA KUBRICK E LOVECRAFT: INTERVISTA A FEDERICO GRECO.






In seguito al mio post su ROAD TO L. sono entrato in contatto con Federico Greco. Romano, classe 1969, Greco ha accettato di buon grado a rispondere a qualche domanda quì su Nocturnia.
Greco comincia la sua attività già nel 1997, e ha al suo attivo numerose regie di Corti, Lungometraggi; commercials; videoclip e documentari. Ha collaborato con RAI;SKY; STUDIO UNIVERSAL oltre che con la testata Musica di Repubblica
Si fa notare nel 1999 con il Documentario-monstre STANLEY AND US, dedicato a Kubrick,da lui scritto e prodotto in collaborazione con RAISAT CINEMA, Stanley and Us viene distribuito in tutto il mondo,e si segnala per le, accuratissime interviste alla moglie dall'appena scomparso regista e a numerosi suoi collaboratori..




Altro suo gran successo è il ricordato ROAD TO L, che si avvale della partecipazione di esperti come Gianfranco DE Turris; Carlo Lucarelli; Sebastiano Fusco; Alfredo Castelli nonchè l'esperto e "cantore" delle stradizioni Polesane Gianni Sparapan,da me colpevolmente non citato prima, ma anche da Attori comeRoberto Herlitzka; Valentina Lodovini; Simonetta Solder e David Purvis.
Sia il film che il documentario collegato ottengono un clamoroso successo mondiale.
L'ultima fatica di Greco e il Thriller QUILTY di prossima uscita.

Prima di cominciare ringrazio Federico Greco, per la disponibilità avuta, nonchè per la pazienza avuta nel decifrare le mie domande.

Nocturnia: Hai capito subito che quello che avresti voluto fare da grande?

Federico Greco: Mettiamola così: ho cominciato molto presto a sognare quello che poi mi sono ritrovato a fare da adulto.
In mezzo ci sono circa una ventina d’anni di preparazione a quell’unico obiettivo. L’obiettivo era raccontare storie per immagini in movimento e suoni. E camparci.

Nocturnia: Quali sono stati i registi, gli attori e i film che ti hanno più influenzato. E con quali di loro sarebbe il tuo sogno poter lavorare?

Federico Greco: E’ inevitabile che da bambino sia stato attratto soprattutto dal cinema spettacolare (fantascienza, horror, epos…) e dalla commedia. I film che mi hanno colpito di più in questo senso sono stati quelli di Tobe Hooper, Ridley Scott, Leone, Landis, un certo musical (All That Jazz), Spielberg (il più inevitabile di tutti), Blake Edwards… In seguito ho scoperto (in ordine evidentemente molto sparso) Bergman, Polanski, Hitchcock, Scorsese, Fellini, De Palma, Germi, Aronofsky, Mangold, Nolan, Magni, Lynch…
E infine (non in ordine di tempo), ovviamente, Kubrick.
Per gli attori il discorso è diverso. Oggi direi Emily Blunt, ho scritto un film per il mercato internazionale per il quale sarebbe perfetta. E Donatella Finocchiaro, forse la nuova Anna Magnani. Ma in genere, anche perché i miei progetti da regista sono molto eterogenei tra di loro, non mi piace un attore a prescindere. Diciamo che… “m’innamoro su parte”. Come sta accadendo adesso con tutti gli attori del mio prossimo progetto.


N: Uno dei tuoi primi lavori a essere notato è stato STANLEY AND US ce ne vuoi parlare?



F.G: Avevo ventisei anni e dovevo scrollarmi di dosso una vera e propria ossessione. “Stanley and Us” fu un pretesto per incontrare Kubrick. Nacque tutto dall’incontro con due colleghi poi diventati grandi amici.
Le opportunità, in quegli anni, erano più ampie di oggi per chi aveva una buona idea e sapeva dimostrare che l’avrebbe realizzata al meglio. Ma era sempre molto difficile. Investimmo una piccola cifra in lire e partimmo per Londra, dopo estenuanti ricerche e reti di relazioni intrecciate sul web. L’idea era di avvicinarsi gradualmente al Minotauro (Kubrick, richiuso nel suo castello di Childwickbury a St. Albans, nella campagna a nord di Londra); o a Charles Forster Kane dentro la leggendaria Xanadu. Potete immaginare che quando proponevamo il progetto a qualcuno capitava anche che ci ridessero dietro. Finché dopo un incontro con un’importante dirigente RAI comprendemmo che l’unico modo per farlo era… farlo. Per questo andammo a Londra di nostra iniziativa, la prima volta: noi tre, un lighting cameraman e un assistente. Ritornati con alcune ore di riprese in Italia, ottenemmo un incontro con un dirigente di RAISAT Cinema che, con nostra grande sorpresa, capì il progetto e dopo qualche mese ci offrì un contratto di preacquisto col quale aprimmo un fido in banca con la nostra società, nata ad hoc. In quel momento e insieme con Enzo Sallustro il film acquistò il suo titolo definitivo, “Stanley and Us”, citando il primo film di Michael Moore “Roger and Me”: come nel film del documentarista d’assalto americano, se anche non fossimo riusciti a incontrare Kubrick, sarebbe stato comunque interessante raccontare come e perché; e la sua forma definitiva: un prodotto narrativo di 58’ minuti e 30 episodi da 15’ (in seguito 38) documentaristici.
Per farla breve nel giro di tre anni, partiti dal e con nulla, ci ritrovammo a casa di Kubrick (quattro mesi dopo la sua morte) a intervistare la moglie e a brindare sulla sua tomba (Stanley è sepolto nel giardino della tenuta di Childwickbury), dopo aver incontrato circa cinquanta tra attori, collaboratori, parenti e amici del regista. Tra questi anche chi non aveva mai accettato di parlare.
“Stanley and Us” fu trasmesso su RAISAT Cinema, presentato al Festival di Venezia nel 1999 in contemporanea con “Eyes Wide Shut”, distribuito con la Lindau insieme a un volume sempre scritto da noi e infine venduto in tutto il mondo da Rai Trade.
Ma la soddisfazione più grande, oltre al successo di critica e pubblico, le centinaia di proiezioni in tutta Italia e l’uscita del cofanetto (libro + VHS), fu la reazione della famiglia Kubrick. Anya, una delle tre figlie di Stanley, disse che “The Italian documentary about K. is the best yet, without a doubt”.


N: Veniamo a bomba: cioè a Lovecraft, In Italia sei conosciuto principalmente per ROAD TO L e per IPOTESI DI UN VIAGGIO IN ITALIA, anche se la storia è conosciutissima ci vuoi riparlare del film?
Cioè farci un po’ il come e il perché della cronistoria del film?


F.G: Visto che il film era un mockumentary, decidemmo di cavalcare l’opportunità e di farlo precedere da un documentario che poi avremmo dichiarato essere il progetto di cui sarebbe stato realizzato il backstage, cioè il film vero e proprio. Girammo entrambi, film e documentario, nelle stesse tre settimane di riprese, tra il Polesine, Roma, Milano e Ravenna. Ma il documentario fu presentato alla stampa nel settembre del 2004 e poi trasmesso da Studio Universal a novembre. Mentre il film, più complicato da montare, uscì l’anno dopo.
Quando Pier Giorgio Bellocchio ci annunciò che il film sarebbe partito, dovemmo mettere in piedi una squadra di lavoro dal nulla. Incontrammo decine di attori, aiuti registi, direttori della fotografia, assistenti vari, tecnici… e a tutti dovemmo spiegare la natura particolare del film e chiedere la massima discrezione sul progetto. Non fu facile illustrare le regole di linguaggio e di direzione degli attori che avremmo dovuto seguire. Non è facile, per chi fa cinema, scostarsi dal concetto di campo e controcampo, master shot e primi piani. Soprattutto per la segretaria di edizione è un inferno avere a che fare con piani sequenza a spalla che durano dodici minuti. Però alla fine, seppure con qualche difficoltà, il set partì. In tre settimane girammo circa quaranta ore di materiale. Senza la presenza al montaggio di Fulvio Molena e le musiche straordinarie di Riccardo Giagni e Giorgio Baldi non credo ce l’avremmo mai fatta: il film – lo sapevamo – avrebbe preso vita davvero nella fase di post-produzione. Era lì che avremmo deciso che direzione prendere, quali storie raccontare e quali abbandonare. Era lì che avremmo costruito l’atmosfera, che dovevamo decidere se spingere sull’acceleratore o se frenare per mantenere la verosimiglianza. Furono scelte difficilissime e sofferte perché si trattava di un’operazione inedita, sperimentale. Era un film in bilico.


N: Quanto c'è di vero, quanto c'è di "elaborato" e quanto c'è d’inventato per esigenze "documentaristiche negli spezzoni del film? Ti faccio un esempio vedendo il film mi chiedevo quanto c'era di vero nella ritrosia di Gianni Sparapan (che, parere personale, conferma ottime doti istrioniche) e dei suoi contrasti successivi con la troupe?

F.G: Gianni è un rinomato antropologo, profondo esperto del Delta e delle sue tradizioni oltre che un attore di teatro. Ed è una persona straordinaria. Con lui il discorso è complesso. Posso dire che abbiamo provato a metterlo in condizioni in cui si trovasse leggermente spaesato rispetto al ruolo e alle motivazioni del personaggio. Forse è per questo che la sua uscita di scena nel film risulta verosimile. In generale è stato molto difficile il lavoro con tutti gli attori (e il loro con me) che non avevano – per nostra scelta precisa – le idee chiare sulla progressione narrativa dello script. Li abbiamo tenuti all’oscuro su una serie di passaggi, mentre in altri casi abbiamo girato e rigirato delle scene con regole strettamente cinematografiche. Perché il set è stato tutto fuorché “normale”.
Il film è, oltre al resto, anche un collage di falsi contributi realizzati ad arte: found footage, repertorio… Ognuno di essi è stato pensato in modo diverso. Il video finale per esempio, quello che Valentina fa avere a Simonetta e che racconta cosa accadde di terrificante durante uno dei filò, fu girato con una camera Panasonic digitale e poi riversato più volte su un nastro VHS fino a rovinarlo davvero. Il servizio televisivo che racconta della scomparsa di Andrea Roberti è stato creato dalla vera troupe televisiva di quel canale (che una volta esisteva davvero): demmo loro le indicazioni principali e aspettammo che girassero e montassero il video da soli. Farlo realizzare a qualcuno che lo faceva di mestiere era l’unico modo per ottenere il massimo della verosimiglianza.


N: Ti devo fare i complimenti per il personaggio interpretato da Simonetta Solder, non è facile rendere così bene che in definitiva risulta così pieno di difetti, anzi in alcune parti tende ad essere abbastanza odioso.

F.G: Il terzetto di attori principali (David Purvis, Simonetta Solder e Fausto Sciarappa) è stato scelto inizialmente dopo aver fatto molti provini singoli. In seguito abbiamo fatto dei provini collettivi, cercando di capire quali di quelli che ci convincevano funzionassero meglio con gli altri. Cercavamo personalità che potessero verosimilmente scontrarsi tra loro e con me e Roberto. La natura particolare della direzione degli attori ha creato un’atmosfera ambigua sul set, perfetta per le nostre intenzioni. Anche se in alcuni casi ha generato ambiguità reali. Il “bello” di tutto questo è che ciò era esattamente quello che volevo fin dall’inizio. Ma un conto è quando lo immagini sulla carta, un altro è quando ci trovi dentro. Da questo punto di vista non posso che ringraziare gli attori, che si sono rivelati molto disponibili pur dovendo accettare una tipologia di lavoro non convenzionale.


N: Molti hanno fatto paragoni con Blair Witch Project mentre a me ha ricordato molto Un Tranquillo Week End di Paura e anche qualcosa del primo Kubrick. Sono paragoni forzati?

F.G:Lusingato dei riferimenti. E’ inevitabile che il film richiami TBWP ma rispetto a esso credo che RTL abbia una profondità narrativa maggiore. A scanso di equivoci, ho molto apprezzato TBPW ma non regge a una seconda visione. RTL invece credo si apprezzi soprattutto dopo una nuova visione, pieno com’è di dettagli, sotto trame appena accennate, informazioni abbozzate, evocazioni, riferimenti letterari.
Per quanto riguarda il film di Boorman, non lo avevo come riferimento consapevole. Ma comprendo che l’atmosfera e le ambientazioni possano richiamarlo. Un film notevole, tra parentesi.
Su Kubrick il discorso è come sempre più complesso. La natura produttiva ed estetica di questo film è lontanissima dal suo cinema. Ma è il regista con cui ho fatto i conti più di ogni altro, e ciò ha probabilmente lasciato tracce sottili nel mio modo di filtrare il mondo e poi restituirlo sullo schermo.
I nostri riferimenti linguistici ed estetici erano rispettivamente “Cannibal Holocaust” e “La casa dalle finestre che ridono”. E NON erano quasi tutto il cinema tratto da Lovecraft (da Tobe Hooper a Sam Raimi, da Carpenter a Fulci, registi che amo ma che secondo me hanno affrontato cinematograficamente il ‘solitario di Providence’ dal lato sbagliato).


N: Mi sembra che nonostante sia stato proiettato con successo in molti festival cinematografici, proprio nel nostro paese non sia stato adeguatamente distribuito, sbaglio?"

F.G:Purtroppo non sbagli. Anche se, in teoria, le premesse per avere un piccolo successo c’erano tutte. Vincitore del Fantafestival 2005, in concorso in decine di festival internazionali (da Israele alla Corea, dagli USA all’Argentina), distribuzione 01 e Rarovideo in Italia e Paramount in Spagna… Ma per un film evidentemente non basta. Non bastano neppure le ottime recensioni avute sulla stampa.




N: Col senno di poi cosa cambieresti in ROAD TO L?

F.G: Nulla. Davvero. Alcuni errori, che sono evidenti anche a me, è giusto che io li abbia fatti. Mi hanno insegnato molto per il seguito della mia carriera. Forse avrei dovuto concentrarmi ancora di più sugli attori.


N: Ti puoi definire un vero appassionato del genere horror e in particolare cosa ti piace di Lovecraft?

F.G: No. I veri appassionati vedono tutto – e ci trovano sempre qualcosa da salvare – anche l’inguardabile (per esempio l’ultimo Argento). E sanno tutto. Io invece non ho un’ampia cultura horror indifferenziata ma settoriale, perché non amo l’horror maggioritario, cioè quello che definisco “pornografico”, quello che genera orrore e disgusto, in cui è tutto “davanti” (il mostro, la ferita, il sangue). Preferisco l’horror “erotico”, quello che genera paura e angoscia in cui è quasi tutto “dietro”, nascosto nelle motivazioni. Ecco perché RTL non ha nemmeno un effetto speciale di quel tipo (o quasi). La paura deve nascere dalla narrazione, si cela nelle premesse, nella recitazione degli attori, nell’atmosfera, negli ambienti, nei dettagli, nel fuori campo. Ecco, RTL è un “horror fuori campo”. Come, credo, tutta la letteratura di Lovecraft – ed è esattamente questo ciò che mi piace di lui. Per questo ho scelto il mockumentary: mi permetteva di lavorare in maniera non convenzionale, non rispettando le regole del genere e allo stesso tempo di ricreare la suspense adeguata richiesta da questo tipo di prodotto. La suspense in questo caso è anche dovuta al fatto che, qualora il patto tra pubblico e spettatore funzioni e la sospensione dell’incredulità non si risolva mai, ci si trova in una condizione in cui ci si continua a domandare cosa sia reale e cosa non lo sia.


N: Parliamo adesso di QUILTY....



F.G:“Quilty” è il progetto più complicato che abbia mai affrontato (sì, più di “Stanley and Us”). Semplicemente perché non ne avevo il controllo assoluto, giacché è stato scritto e diretto, seppur sotto mia strettissima supervisione, da cinque miei allievi del CineTeatro di Roma (S. Chiavarini, E. Michetti, N. Ragone, S. Petti, D. Stocchi). Non figuro come regista né come sceneggiatore ma come supervisore creativo e line producer.
Però ci tengo molto: vi ho coinvolto alcuni tra i miei più importanti collaboratori e gli ho dedicato mesi interi presi in prestito al mio lavoro di regista e sceneggiatore (che è l’unico che mi sostiene economicamente). In questi giorni sta lavorando alle musiche Angelo Vitaliano, un bravissimo musicista che ho scoperto grazie a Myspace qualche anno fa. All’inizio del 2012 dovrebbe essere pronto. Se vogliamo dire, per il puro gusto di esprimere una definizione accademica, che le mie storie sono quasi tutte metalinguistiche (cinema che parla di cinema come pretesto per parlar d’altro), anche con “Quilty” ho incontrato una storia metacinematografica, perché racconta di cinque attori alle prese col provino della loro vita, in attesa di un regista che sembra non arrivare mai. Solo dopo ci siamo resi conto che dietro questa impostazione c’era Godot, ma d’altronde gli archetipi sono lì per confrontarcisi e rielaborarli. Per offrire un altro riferimento potremmo scomodare “L’angelo sterminatore”, ma senza l’elemento grottesco caratteristico di Buñuel: per un motivo o per un altro, dall’ufficio casting di Charles Quilty è impossibile uscire per tutta la notte.


N: Di cosa ti stai occupando adesso e progetti futuri

F.G:Sto preparando un nuovo set, un con GianMarco Tognazzi, Regina Orioli, Fausto Sciarappa, Alberto Di Stasio, Francesco Scimemi. “Nuit Americhén” è un’horror-comedy che apparentemente contraddice tutto quello che ho detto sull’erotismo della paura e sul fuori campo. In realtà perché si diverte a mettere alla berlina un certo cinema di oggi.
Ho scritto con Igor Maltagliati un fanta-horror ambientato in Calabria (“Relax, Said the Nightman”) e una serie tv di fantascienza a basso costo, “Like Icke”, con Francesco Cortonesi e Danilo Arona.


N: rivedendoti ai tuoi inizi cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere la tua stessa attività?

F.G:Di andarsene dall’Italia. C’è lo stesso livello di professionalità che trovi nell’ufficio di un dirigente RAI di oggi: zero. E non è vero che la creatività e il genio sopperiscono, perché devono combattere contro qualcosa molto più grande di loro. La situazione politico-economico-culturale è evidentemente arrivata a un punto di non ritorno. Oltre non c’è la risalita, ma il baratro.



N: La domanda che non ti ho fatto e cui ti sarebbe piaciuto rispondere.
Sei un regista horror?

F.G: No, e lo dimostra il mio curriculum. In parte sono state le circostanze ad avermi fatto realizzare ormai quattro progetti horror. Però il genere, in effetti, è uno strumento col quale mi trovo a mio agio perché mi offre degli scenari molto cinematografici in cui inserire storie poco cinematografiche. Il mix dei due elementi dovrebbe generare un film interessante per il pubblico e al contempo essere capace di soddisfare le mie esigenze tematiche. E poi diciamocelo: se il cinema è un grande giocattolo per adulti, l’horror è il giocattolo più divertente di tutti.



Nocturnia:Bene questo è tutto, grazie della tua disponibilità.

Vittorio Curtoni (1949-2011)




Il Tempo di svegliarmi dopo il turno di notte ed ecco la mazzata.
Le varie incarnazioni di ROBOT e la storia della Fantascienza Italiana devono molto a quest'uomo.
Da tempo questo Piacentino simpatico e umorale, grande amante di cibo, vino e letteratura combatteva contro il Cancro.

Buon viaggio Vittorio.

Perseguitati dalle "stringhe di ricerca".





Post di alleggerimento quest'oggi...anzi a voler vedere bene, post totalmente cazzeggiante.
Alcuni miei colleghi tra ieri e l'altro ieri hanno pubblicato sui loro blog alcuni estratti delle chiavi di ricerca grazie alle quali la gente approda sui loro siti, con risultati spesso e volentieri esilaranti.
La curiosità era troppa e quindi cinque minuti fa sono andato anche io a controllare le stringhe di ricerca del mio blog e sto ancora ridendo.

Se da un lato sono contento perchè nella stragrande maggioranza dei casi chi arriva quì fa parte dello zoccolo duro dei commentatoriin linea di massima sa già quello che trova, d'altro canto c'è una minoranza di stringhe che mi lascia basito.
Eccone alcuni:
-NICK PARISIAN.
Accidenti! Ho un omonimo Armeno e non lo sapevo.

-PERSONE ANNOIATE.
???????
Cioè, no. Insomma uno si vuole annoiare... e viene sul mio blog ??????
No, ma grazie anonimo visitatore, grazie davvero, eh!

-INCONTRI NOTTURNI CON GIOVANI TETTONE.
Ma dove?
Ma io cosa ho fatto di male? E poi quali Tettone? Chtulhu? Max Nikomedes? La legione di Videssos?
Mia moglie mi sta ancora prendendo per il culo dopo aver letto questa cosa. Sigh!
Ma il peggio doveva ancora venire:
-MARZIANI EROTICI
Fantastico!
Perchè non fare proprio un paginone centrale su PLAY MARZIAN con lo xenomorfo del mese già che ci siamo?

E proseguendo con questa linea:
-GAMBERONI.
Questa almeno me la spiego: io ho parlato in passato dei Gamberoni di Johannesburg in DISTRICT NINE, però l'idea mi piace.
Siori e siore, benvenuti su Nocturnia Gourmet, il nuovo blog di cucina di Chef Nick!
Oggi bollito misto di Seppie Andoriane servite con Birra Romulana...

C'è però una particolare stringa che mi ha fatto pensare:
-MODI PER SFUGGIRE ALLA MALEDIZIONE DI UNA JANARA.
Ecco, i lettoriCampani sanno cos'è una Janara: una strega del Folklore Napoletano, di solito una persona nata la notte del 24 Dicembre e maledetta per questo.
Secondo la tradizione, una Janara è inconsapevole di esserlo e la notte in preda alla maledizione penetrerebbe nelle case e come la hold hag Scozzese, strangolerebbe la gente.

Insomma benvenuti nel nuovo millennio.
Ah...per la cronaca: io sono nato il Primo di Maggio.


E QUESTA LA DEDICO ALL'ANONIMO VISITATORE CHE CERCAVA LE MARZIANE EROTICHE.
Peace and Love.

PRIGIONIERO POLITICO.









Ci sono argomenti che sono più difficili di altri da affrontare, in particolar modo in una storia di fantascienza,e probabilmente il più difficile di tutti è il tema dell'olocausto.
Del resto come si può affrontare nella maniera giusta il tema dei campi di concentramento?
Ed esisterà poi una maniera giusta?
Chiunque abbia anche solo lontanamente letto Primo Levi sa di cosa parlo, e io per primo non mi vergogno ad ammettere che dopo la lettura di SE QUESTO E' UN UOMO piangevo come un bambino.

C'è però uno scrittore Americano : Charles Coleman Finlay che non si è lasciato intimidire e nel 2009 sulle pagine della rivista Americana Fantasy & Science Fiction pubblica Political Prisoner un romanzo breve di nemmeno un centinaio di pagine.
E in questo centinaio di pagine sono condensate tutte le storture dei pogrom; della shoah e perfino dei gulag sovietici trasportati di peso nel futuro.

Quello di Finlay è un futuro sporco, violento e razzista, un futuro dove solo i furbi, i calcolatori e gli opportunisti possono fare fortuna. E Max Nikomedes, il protagonista della storia è il più furbo, il più calcolatore nonchè il più opportunista di tutti.
Però, proprio per questo all'inizio della storia Nikomedes, ex spia, ex militare; ex ufficiale del Servizio Segreto compie il peggior errore possibile per un uomo come lui: trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato.

La storia comincia infatti sul lontano pianeta Jerusalem e Nikomedes si ritrova arrestato durante una lotta politica tra diverse fazioni dello stesso potere.
Al personaggio tutto questo non importerebbe, anzi gli interesserebbe semplicemente sopravvivere, come sempre del resto, ma ormai il protagonista risulta troppo legato alla fazione apparentemente perdente per potersela cavare, ben presto così si ritroverà prigioniero in un campo di lavoro assieme agli altri prigionieri politici, che Nikomedes disprezza. ma anche assieme ad un gruppo diAdariani, umani mutati con più clorofilla che sangue nelle vene, che tutti gli umani considerano sottosviluppati, quasi undermensh.

Eppure a fronte del tradimento dei consimili saranno proprio gli Adariani a fornire all'ex spia una ragione per vivere ed alla fine -perchè sì,PICCOLO SPOILER: ci sarà una sorta di lieto fine- Nikomedes non sarà diventato una persona migliore, no questo no.Perchè sarebbe troppo facile, troppo consolatorio ma trasformerà il suo pragmatismo sotto una luce più "umana," la sua freddezza evolverà verso alvei più costruttivi.
In parole povere sarà proprio l'essersi sporcato e degradato a rendere Max Nikomedes più pulito, non una persona migliore dicevo, ma sicuramente una persona meno negativa di quanto fosse all'inizio.


Durante tutto PRIGIONIERO POLITICO i riferimenti a Levisi sprecano: all'interno del campo, ad esempio, sulla base della possibilità di resistere alle fatiche,i prigionieri vengono divisi in "nuotatori " o in "annegati".
PRIGIONIERO POLITICO però non è solo un romanzo "cerebrale"; Finlay dimostra di aver compreso bene la lezione della Fantascienza classica Statunitense e fa in modo di imbastire una solida trama avventurosa confezionandoci una narrazione che procede sempre spedita.
Lo scrittore impartisce poi, a seconda delle necessità della trama, sia colpi di sciabola che di fioretto ai suoi personaggi (e a noi lettori con loro) ma, mai in maniera gratuita.

In patria il romanzo breve è stato finalista sia al Premio Hugo che al Nebula mentre quì in Italia è stato tradotto dalla Delos nella collana Odissea Fantascienza, una delle pochissime collane di Fantascienza ancora presenti in Libreria.

Se avete voglia di approfondire (e se sarete fortunati) potreste ancora trovarlo dentro qualche Feltrinelli semisepolto tra vagonate di vampiri esistenzialisti e licantropi sdentati.
Chiudo con una considerazione personale... e magari terra terra, però credetemi mi piacerebbe vedere i tipi della Delos pubblicare, a parità di prezzo, anche romanzi più lunghi all'interno della Odissea


PRIGIONIERO POLITICO di Charles Coleman Finlay
Collana Odissea Fantascienza 41. Ed. Delosbooks
pagine 120. Euro 10,00

SERGIO BONELLI (1932-2011)


Appena ricevuta la notizia! E stavo leggendo proprio un numero di Zagor.
Grazie, per tutto quanto Sergio.

Tornare al SICK BUILDING SYNDROME con Davide Mana e ADOTTARE UN FILM con Gianluca Santini





Qualche anno fa, molti di più di quanto vorrei ricordare (sic), mi imbucai fui invitato ad assistere ad un seminario di Antonio Serra alla scuola di fumetto Comix di Napoli.
Serra non si limitò a parlare delle ultime storie del suo Nathan Never, né dei suoi gustosi dietro le quinte sulla Bonelli... e del resto i dietro le quinte sulla Bonelli di Antonio Serra sono considerati leggendari, ma tracciò un ampio quadro delle difficoltà e delle logiche dell'attività creativa.
In sostanza, il succo del discorso dello sceneggiatore è che idee nuove non ce ne sono, è tutto un riscrivere qualcosa di già fatto e che quando si crede di aver avuto un idea nuova molto probabilmente da qualche parte c'è qualcuno che l'ha avuta prima di noi.
E di solito quel qualcuno è quasi sempre un tizio che vive in America.


Questo nell'universo di Antonio Serra.
Perché nel mio di universo quel tizio è spesso, invariabilmente un tale che vive vicino Torino e che risponde al nome di Davide Mana.

Tutto questo sproloquio per dire che finalmente comincia il rimo dei LIVELLI SEGRETI del SICK BUILDING SYNDROME e anche stavolta il Mana ci ha stregato convintitutti quanti con la sua creatività.LOL





La sfida è semplice a suo modo: ogni partecipante tra coloro che hanno partecipato già alla Round Robin, se vorrà può scegliere un capitolo tr quelli degli altri partecipanti...e riscriverlo a modo suo.
Attenzione però si può cambiare il mezzo ma non il fine. La storia dovrà rimanere la stessa semplicemente dovrà essere raccontata in modo diverso.
Io ho già accettato, solo che sceglierò tirando a sorte il capitolo da scegliere (nel caso si accettano suggerimenti), su QUESTO post del Mana trovate le regole.
Nel caso qualcuno adattasse il mio di capitolo, sinceramente ne sarei felice e mi divertirei moltissimo a leggerlo.
Anche perchè tra circa un mese e mezzo dovrebbe partire un mio progetto di scrittura condivisa, certo più piccolo del SBS, o del Survival Blog ma spero, altrettanto divertente.
Nel frattempo...stay tuned.

La seconda segnalazione settimanale non riguarda lo scrivere e la lettura quanto piuttosto un altro campo molto caro quì su Nocturnia: la nostra amata celluloide.

Quante volte abbiamo amato un film? E quanto abbiamo poi odiato il suo remake?
A me, personalmente è capitato tante volte, l'ultima con il nuovo NIGHTMARE.
Adesso Gianluca Santini vi propone un simpatico gioco: andate su QUESTO link, scegliete un film di cui non vorreste fosse fatto il rifacimento...o di cui il remake sia stato fatto ma che voi avete odiato e lui preparerà un logo che sarà vostro e che se vorrete potrete mettere sul vostro blog.
Non ci sono limiti in questo; io ad esempio ho adottato due pellicole:







-FAHRENEIT 451 di Francoise Truffaut.(1966)
Non occorre che vi rieata quanto ho amato sia il romanzo diRay Bradbury
sia questo film: la storia di uno stato totalitario che brucia i libri e di come
colui che li dovrebbe distruggere cerca di salvarli. Una storia drammaticamente
attuale.Purtroppo.
Il film conserva ai miei occhi una meravigliosa atmosfera presesantottina.
E poi la giovanissima Julie Christie, quì in un doppio ruolo da sola vale tutto il film











-L'ATTIMO FUGGENTE. di Peter Weir. (1989)
E qui m'immagino le risate di molti, ma se dovessi scegliere il "mio" film, non avrei dubbi sceglierei "questo" per tutta una serie di motivi: la trama; gli attori; i personaggi; perchè avrei voluto un professore come quello interpretato da Robin Williams.
Ma sopratutto perchè avevo l'età giusta per essere ricettivo quando l'hanno girato.
Con l'aria che tira, se lo rifacessero oggi lo trasformerebbero in un musical.
Magari con Paris Hilton. O con la De Filippi se lo facessero in Italia .

E non saprei dire quale sarebbe l'ipotesi peggiore.

E CI RISIAMO!!!!!!!!





Odio dover scrivere questo tipo di post, però quando è troppo è troppo.
Una notizia tra le tante passata quasi inosservata è questa QUI.

Ritorna la norma "ammazza blog"
Il governo ripresenterà lo stesso disegno di legge, compresa la disposizione che obbliga i gestori di un sito a modificare i contenuti pubblicati se oggetto di richieste di rettifica. Nessuna possibilità di replica e multe salate.

Praticamente torna e con una formulazione ancora peggiorativa la stessa norma che l'AgCOM intendeva far partire mesi fa e che la mobilitazione collettiva era riuscita a contrastare.

Inutile che ripeta cosa ne penso, a parte gli ovvi dubbi su un provvedimento simile.

Naturalmente spero che ci sia lo stesso risultato positivo di qualche mese fa, però un dubbio mi è rimasto e per una volta non sarò "diplomatico" e me ne scuso con tutti voi, però ...;)

Care persone che ci governate ma invece di pensare a queste cose, è troppo chiedervi tentare di fare qualcosa contro la crisi, contro la disoccupazione; contro la criminalità o magari per favorire lo sviluppo o migliorare la Scuola o l'Assistenza Sanitaria?

Così giusto per togliermi un dubbio, sapete.






Ne hanno parlato:
Pensierospensierato.
La Palude di Watewitch.
Web sul blog.
Ri-Presa nella Rete.
Angelo Benuzzi.
Lo scrigno di Sibilla.


Chi sarà il prossimo?

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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