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LA ZONA MORTA PRESENTA 04: HAMMER, QUANDO L'HORROR PARLAVA INGLESE.

Nuovo capitolo per una collaborazione che mi sta molto a cuore, quella con Davide Longoni ed il sito La Zona Morta.

La collaborazione consiste in uno scambio di link, io pubblico oggi un pezzo già apparso su quel sito mentre i ragazzi de La Zona Morta hanno gentilmente già ristampato la mia intervista con Davide Pulici (QUI trovate la ristampa su LZM)



La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e in questi anni ha  più volte ottenuto premi,sia come sito sia con singoli articoli al Premio Italia. Da sempre Nocturnia La Zona Morta hanno dimostrato una costante e reciproca stima, quindi un annetto  fa ho proposto a Longoni una partecipazione al Progetto Pax Sf (nel frattempo tramutatosi in Cosmolinea B-Log) Quindi oggi trovate il risultato di quella collaborazione. In questo senso abbiamo già avuto diversi scambii di link tra i due siti





L'ottica è sempre quella una collaborazione tra veri appassionati e tra siti che si rispettano.

Oggi l'amico Davide Longoni ci reintroduce al mondo della Hammer.
Attendo i vostri commenti.



HAMMER: QUANDO L’HORROR PARLAVA INGLESE


La Hammer Film Productions è una casa di produzione cinematografica britannica, famosa per aver sfornato nel ventennio tra gli anni Cinquanta e Settanta svariate pellicole di genere fantastico, spaziando soprattutto dall’horror alla fantascienza e spesso mescolando i due generi.
Nel corso della sua lunga attività, grazie alla cosiddetta “formula Hammer”, è riuscita a rendere famoso il genere horror in tutto il mondo, pescando a piene mani tra le icone del genere (Dracula, Frankenstein, la mummia e l’uomo lupo in primis) e lanciando attori e registi che ancora oggi si occupano di pellicole di genere.
Tutto ha però inizio molto lontano nel tempo e più precisamente nel mese di novembre del 1934, quando William Hinds, un uomo d’affari, chiamò la propria casa cinematografica “Hammer Productions Ltd”, situata in un ufficio a Imperial House, in Regent Street a Londra. Il nome della casa derivava dal nome d’arte che William Hinds usava per fare il comico nei teatri: Will Hammer.

L'Incal,di Jodorowsky e Moebius. -Un Guest Post di Stefano Spataro.




Comincia una nuova collaborazione nell'ambito del progetto Pax Fantascientifica. Stavolta i miei "complici "sono Stefano Spataro e gli altri collaboratori della bella webzine Altrimondi.
Qualche tempo fa loro hanno ristampato il mio vecchio post su Luna Nuova di Ian McDonald (QUI ) ed io oggi contraccambio presentando ai miei lettori questo interessante articolo.
Sempre nell'ottica di due realtà che si stimano e si rispettano.
Il post è già uscito QUI.

LA ZONA MORTA PRESENTA 03: I FIGLI DEL GRANO -LA SAGA.

Nocturnia si prepara per andare in ferie, prima di accommiatarmi dai lettori  dò l'avvio ad una nuova puntata di una collaborazione che mi sta molto a cuore quella col bravissimo Davide Longoni ed il suo sito La Zona Morta. 





La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e in questi anni ha  più volte ottenuto premi,sia come sito sia con singoli articoli al Premio Italia. Da sempre Nocturnia La Zona Morta hanno dimostrato una costante e reciproca stima, quindi qualche tempo  fa ho proposto a Longoni una partecipazione al Progetto Pax Sf (nel frattempo tramutatosi in Cosmolinea B-Log) Quindi oggi trovate un nuovo frutto di quella collaborazione. In questo senso abbiamo già dei precedenti scambi di link tra il sottoscritto e il buon Davide Longoni de La Zona Morta. 

In questo caso io pubblico questo interessante articolo di Davide mentre lui qualche settimana fa ha ripubblicato il mio vecchio post sugli episodi ritrovati i classiche serie inglesi come Doctor Who e Agente Speciale (QUI). Io oggi invece vi presento questo splendido dossier su una delle saghe cinematografiche tratte dai i libri horror di Sua Maestà Stephen King, già apparso QUI.


L'ottica è sempre quella una collaborazione tra veri appassionati e tra siti che si stimano che si rispettano.
Attendo i vostri commenti.

A causa del mio nuovo lavoro temporaneo (ma stavolta a carattere giornaliero) riuscirò a trovare il tempo per visitare i vostri blog solo nel fine settimana, ci vediamo presto.
Buone Vacanze a Tutti! Ci rivediamo in Autunno!


"I  FIGLI DEL GRANO -LA SAGA CINEMATOGRAFICA" DI DAVIDE LONGONI 



Tutto ebbe inizio con il racconto “I figli del grano” (“Children of the corn” nella versione originale) di Stephen King, pubblicato sull’antologia “A volte ritornano” (“Night shift” in edizione originale).
Poi venne il primo film, intitolato “Grano rosso sangue” nella versione italiana (1983), diretto da Fritz Kiersch e interpretato da Linda Hamilton (la Sarah Connor della saga di “Terminator”), Peter Horton e Courtney Gains. Quella pellicola sembrò non piacere molto ai cultori del genere horror, pare che perfino lo stesso King l’abbia considerata una delle peggiori trasposizioni cinematografiche effettuate da un suo scritto.
Eppure, dopo il primo capitolo… ne sono stati girati addirittura altri sei, portando la saga de “I figli del grano” ad essere una delle più popolari e tra quelle con il maggior numero di sequel.
Ma partiamo dall’inizio.



Siamo nel Nebraska, in mezzo alla campagna. Una giovane coppia, Burt e Vicky, si imbatte nel cadavere di un ragazzino. Con l’intento di segnalare l’accaduto alle autorità, i due si avventurano nella città di Gatlin, dove però è accaduto qualcosa di strano e le cose precipitano in un batter d’occhio. Qui infatti i due scoprono che i ragazzi del paese hanno letteralmente preso il sopravvento sulla comunità ed hanno ucciso tutti gli adulti, sacrificandoli al Dio che si cela nel grano. I bambini hanno poi formato una sorta di comunità di stampo religioso, basata, oltre che sul culto della divinità pagana che si nasconde nei campi, anche sull’omicidio e sui riti del sangue. Fortunatamente non tutti sono d’accordo con Isaac e Malachia, i due capi della combriccola, anche perché la legge vuole che, al compimento del diciottesimo anno, pure i ragazzini, ormai entrati nell’età adulta, si immolino e vengano sacrificati alla bestia. E sarà proprio con l’aiuto dei dissidenti, tra cui Sarah, dotata del potere della premonizione, e suo fratello Job, che Burt e Vicky riusciranno a porre fine a quel massacro e a sconfiggere Isaac, Malachia e il mostro del grano.



Sarebbe tutto potuto finire con questo lieto fine, con la giovane coppia che si allontana da Gatlin 
portando con sé i due bambini che erano stati al loro fianco, ma ecco arrivare nel 1992 “Grano rosso sangue 2: Sacrificio finale”, diretto da David F. Price. La trama parte con il viaggio di padre e figlio alla volta di Hemmingford, cittadina nei pressi di Gatlin: l’adulto è un giornalista che vuole scrivere la storia dei genitori uccisi dai figli nella città del Nebraska, mentre il ragazzino è il classico figlio che si lamenta sempre dell’assenza del padre, troppo concentrato sul suo lavoro e poco sugli affetti familiari. A Hemmingford i bambini sopravvissuti all’olocausto di Gatlin sono stati adottati dalla comunità per aiutarli a condurre una nuova vita. Sfortunatamente Micah, uno dei ragazzi del culto del grano, viene posseduto dal demone che riposa nei campi e di nuovo la carneficina si ripete: nel giro di una settimana i bambini hanno massacrato tutti gli adulti diventando i padroni della città. Proprio in questo contesto arrivano papà e figlio, che dovranno cercare di sopravvivere come già tempo prima Burt e Vicky.
Ma la storia non finisce qua.

Infatti ecco arrivare nel 1995 il terzo capitolo: “Grano rosso sangue 3: Urban harvest”, mai uscito in Italia e diretto da James D.R. Hickox. Le vicende questa volta si spostano in città dove troviamo Eli e Joshua, due degli orfani di Gatlin, che vengono adottati dai coniugi Porter. Quando i due bambini iniziano ad andare a scuola, tutti si accorgono quanto siano strani. Eli in realtà è uno dei discepoli della bestia che giace nel grano ed inizia un’opera di reclutamento per riformare l’antico culto pagano e ricominciare il massacro degli adulti daccapo.


L’anno seguente è il turno di “Grano rosso sangue 4: Inferno a Grand Island” per la regia di Greg Spence. Questa volta sembrerebbe che i figli del grano non c’entrino nulla con il resto della serie. Alcuni ragazzi di una piccola città vengono posseduti da un bambino predicatore, erroneamente ucciso in passato, di nome Josiah. Lo spirito del ragazzino vuole vendicarsi dei cittadini che lo hanno assassinato, così tutti i bambini posseduti assumono le sembianze di coetanei morti tanto tempo prima e iniziano a mietere vittime tra i grandi. Lo scopo finale è naturalmente la resurrezione di Josiah dalla morte. Il regista, dopo l’uscita della pellicola, quando gli venne chiesta la correlazione con gli altri film della saga, ammise che in fase di montaggio era stata tagliata una scena cruciale in cui si diceva che Josiah era chiamato anche il Dio che si cela nel grano.

Nel 1998 esce “Grano rosso sangue 5”: Gli adoratori del male”, diretto da Ethan Wiley. Stavolta si torna a Gatlin. Un gruppetto di adolescenti si perde e si ritrova nella città maledetta, ribattezzata Divinity Falls nell’edizione italiana: qui nel giro di breve si accorgono che qualcosa non va come dovrebbe. La loro auto viene distrutta e sembrerebbe che siano proprio i bambini i responsabili. A questo punto Alison, leader del gruppo appena arrivato, viene a sapere che i bambini sono tutti orfani e sono stati adottati da Lucas Enright, un pazzo che si considera il salvatore dei bimbi e il rappresentante in terra della divinità che si cela nel grano. Così gli adolescenti decidono di recarsi alla fattoria di Lucas, dove Alison scoprirà che suo fratello Jacob, scappato di casa dopo le angherie subite dal padre, si è rifugiato proprio in questa comunità, ma che non vuole saperne affatto di lei, responsabile, secondo lui, di non averlo mai difeso e di averlo abbandonato. Egli rivela alla sorella che si è sposato con una ragazza del posto, Lily, e che insieme stanno per avere un figlio, ma le fa avere anche un messaggio di nascosto. Dopo una discussione con Ezechiele, il capo dei bambini, e Luke, il suo braccio destro, gli adolescenti si vedono costretti a lasciare la fattoria, mentre Kir, una del gruppetto appena arrivato, decide di restare con i bimbi e di aderire al loro culto, dopo aver letto un passo della loro “bibbia”. Allontanatisi i ragazzi, inizia la cerimonia per il compimento dei 18 anni di Jacob, divenuto ormai adulto: il fratello di Alison dovrà immolarsi su una pira infuocata al Dio che si cela nel grano. Il ragazzo però si ribella a Ezechiele e scappa, mentre Kir decide di sacrificarsi al suo posto, ormai invasata dagli argomenti pseudo-religiosi del capo dei bambini. Il resto del gruppo appena arrivato, a questo punto, opta per andarsene da Gatlin, ma Alison non vuole fuggire finché non avrà salvato suo fratello: nel frattempo ha avuto modo di leggere il messaggio che le ha lasciato nel quale si legge che il ragazzo vuole essere aiutato perché vuole andarsene. Così Alison si reca dallo sceriffo per fermare Ezechiele e Luke. Questi le presta ascolto e si reca alla fattoria con due vigili del fuoco: nel tentativo di spegnere le fiamme del rogo sacrificale però succede il finimondo. Le fiamme diventano vive e uccidono i due pompieri, mentre Luke si occupa dello sceriffo ma muore egli stesso colpito dalle fiamme. Ezechiele rivela che il suo braccio destro in realtà era morto già da tempo e che era lui il vero capo dei bambini. Dopo essersi rincontrata con i suoi amici, Alison si vede costretta ad ingaggiare una lotta all’ultimo sangue con i bambini ormai posseduti: alla fine muoiono tutti tranne la ragazza che finalmente ritrova il fratello, in fin di vita, colpito a morte da Ezechiele per il suo tradimento. Il ragazzo le spiega come fermare il dio del grano. Così Alison, dopo l’ultima battaglia con Ezechiele, che finalmente muore anche lui, riempie di fertilizzante il silos dove si celerebbe la bestia del grano e tra mille esplosioni sembra distruggerla definitivamente. Alla fine Alison lascia la città portandosi dietro Lily, la moglie di Jacob, per dare a suo figlio la possibilità di avere un futuro sicuro.




Arriviamo al 1999 con l’uscita della sesta parte: Grano rosso sangue 666: Il ritorno di Isaac”, per la regia di Kari Skogland. Hannah, che scopriamo essere la figlia di Jacob e Lily, decide di tornare a Gatlin alla ricerca delle proprie origini. Per strada dà un passaggio ad un bimbo predicatore, Zaccaria, che, dopo averle parlato del significato del suo nome, sparisce. La ragazza, dopo un incidente nei campi di grano, si ritrova in città grazie all’aiuto della poliziotta Cora. Qui scopre che Isaac, il primo ad aver iniziato il culto del dio che si cela nel grano, in realtà non è morto, ma si trova in coma e che i ragazzi sopravvissuti ai primi due capitoli della saga, ad eccezione di Micah ed Eli, si sono stabiliti da anni in città ed hanno continuato ad adorare la divinità pagana. Tutto precipita quando Hannah viene a conoscenza dell’esistenza di Gabriel, il primo figlio nato dai bambini originali… un altro bimbo posseduto dalla bestia che si nasconde nei campi di Gatlin.

L’ultimo capitolo esce nel 2001 e si intitola: “Grano rosso sangue 7: Revelation”, rimasto ancora inedito in Italia e diretto da Guy Magar. La storia in questo caso riprende le fila solamente del culto del grano. Una donna di nome Jamie, visto che la nonna non risponde al telefono, decide di raggiungerla ad Omaha, cittadina del Nebraska vicina a Gatlin. Qua scopre che l’appartamento della congiunta è vuoto e incontra degli strani vicini mentre sta investigando sulla scomparsa della nonna. Quando viene coinvolto nella faccenda anche un agente dell’FBI, Jamie scopre che un tempo, prima dell’avvento di Isaac, già esisteva in quei luoghi una sorta di religione dedita all’adorazione del dio che giace nel grano, in cui gli adulti venivano sacrificati nel sangue.
Per ora nessun altro ha ripreso in mano le gesta dei figli del grano, ma non è detto che sia finita qua.




Sicuramente il successo della saga è dovuto a diversi fattori, altrimenti, nonostante qualcuno storca il naso, non sarebbe arrivata al settimo capitolo: anzitutto il nome di Stephen King, che, per quanto non sia direttamente coinvolto, è sicuramente un marchio di garanzia… seppure egli stesso si sia professato più volte estraneo alla faccenda e non abbia apprezzato nemmeno il primo capitolo, quello tratto direttamente dal suo racconto.
In secondo luogo, l’argomento che forse più affascina è la ribellione dei ragazzi nei confronti degli adulti ed il loro tentativo di creare una società migliore, almeno negli intenti, per quanto questi possano essere contestabili.
Terzo punto a favore del serial cinematografico, l’interessante creazione del culto del grano, che rimanda a certe religioni pagane agresti ed animiste, dove è la natura ad essere il vero Dio.
In ogni caso, che vi piaccia o no, ricordate che qualcuno, o qualcosa, riposa nel grano… e vi sta aspettando!

Davide Longoni

LA ZONA MORTA PRESENTA 02: COSI' DOLCE.... COSI' PERVERSA (1969)

Qualche giorno fa moriva Umberto Lenzi, il regista italiano autore di tanti poliziotteschi ma anche di moltissimi horror e zombie movie. Quello di Lenzi è un nome che ha circolato spesso su questo blog,
lo troverete citato in decine di articoli, magari en passant.
Eppure, colpevolmente non ne è mai stato protagonista.

Oggi cerco di colmare, almeno parzialmente, a  questa lacuna.
E l'occasione mi permette anche di riprendere una collaborazione che mi sta molto a cuore quella con Davide Longoni ed il sito La Zona Morta.



La collaborazione consiste in uno scambio di link, io pubblico oggi un pezzo già apparso su quel sito mentre i ragazzi de La Zona Morta hanno gentilmente già ristampato il mio vecchio pezzo su Non si sevizia un Paperino (QUI trovate la ristampa su LZM)



La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e in questi anni ha  più volte ottenuto premi,sia come sito sia con singoli articoli al Premio Italia. Da sempre Nocturnia e La Zona Morta hanno dimostrato una costante e reciproca stima, quindi un annetto  fa ho proposto a Longoni una partecipazione al Progetto Pax Sf (nel frattempo tramutatosi in Cosmolinea B-Log) Quindi oggi trovate il risultato di quella collaborazione. In questo senso abbiamo già avuto un precedente scambio di link col sottoscritto  che ha  presentato un suo vecchio post su  CLARK A. SMITHQUI trovate il link originale) e La Zona Morta che ha ripubblicato il mio omaggio a Claudio De Nardi  ( QUI trovate il link dell'articolo ripubblicato ne La Zona Morta )



L'ottica è sempre quella una collaborazione tra veri appassionati e tra siti che si rispettano.
Attendo i vostri commenti.




COSI’ DOLCE… COSI’ PERVERSA

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Così Dolce… così Perversa

Anno: 1969

Regia: Umberto Lenzi

Soggetto: Luciano Martino

Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi e Massimo D’Avack

Direttore della fotografia: Guglielmo Mancori

Montaggio: Eugenio Alabiso

Musica: Riz Ortolani

Produzione: Mino Loy, Luciano Martino e Jean Paul Bertrand

Origine: Italia

Durata: 1h e 32’

CAST

Carroll Baker, Helga Liné, Horst Frank, Jean-Louis Trintignant, Erika Blanc, Irio Fantini, Ermelinda De Felice, Giovanni Di Benedetto, Renato Pinciroli, Gianni Pulone, Lucio Rama, Luigi Sportelli, Beryl Cunningham, Paola Scalzi, Dario Michaelis

TRAMA

Jean, giovane industriale chimico, sposato con Danielle, conosce Nicole, una bella ragazza che è venuta ad abitare sopra di lui, e la corteggia sotto gli occhi della moglie. I due sono quello che si definisce una coppia aperta a nuove esperienze sessuali, per cui tutto sembrerebbe procedere per il meglio. Senonché Nicole è perseguitata da un sinistro uomo selvaggio, Klaus, che la perseguita e dal quale non riesce a liberarsi: solo l’affetto che Jean le offre sembra renderla più serena mentre turba stranamente Danielle, che ormai è abituata alla vita del marito. Gli incontri fra Jean e Nicole però vengono turbati dai misteriosi interventi di Klaus. Un giorno Danielle accorre nell’appartamento di sopra, chiamata da alcune grida: trova Jean e Klaus in lotta alla fine della quale Jean soccombe sotto i colpi di coltello di Klaus che carica il corpo del giovane sull’automobile e la fa precipitare in una scarpata dove un incendio distrugge ogni cosa per simulare un incidente d’auto. Si viene così a scoprire che i due avevano progettato il delitto dietro suggerimento di Danielle, che però viene presa dalla disperazione sia per i rimorsi, sia perché Klaus e Nicole, impossessatisi della maggior parte delle azioni dell’industria di Jean, fanno credere alla donna che il marito sia vivo. Raggiunta Danielle nel suo appartamento Klaus uccide la donna, quindi parte con Nicole in aereo per Rio. Confuso fra i passeggeri c’è però un uomo, stranamente somigliante a Jean, che li osserva.



NOTE

“Così dolce… così perversa” di Umberto Lenzi (“Sette orchidee macchiate di rosso”, “Spasmo”, “Mangiati vivi”, “Incubo sulla città contaminata”, “Cannibal ferox”, “Kriminal”, “La casa 3”, “La casa del sortilegio”, “La casa delle anime erranti”, “Le porte dell’inferno”, “Demoni 3”, “Iron Master – La guerra del ferro”, “Orgasmo”) è il secondo giallo sexy diretto dal regista e interpretato ancora da Carroll Baker (“Paranoia”, “Baba Yaga”, “Skeletons”), dopo “Orgasmo”. Il film ebbe meno successo di pubblico e di critica del precedente. Da segnalare che per le copie destinate all’estero furono inserite scene più spinte, riguardanti proprio la Baker.

Umberto Lenzi

Fra gli sceneggiatori del film troviamo Ernesto Gastaldi, che durante la sua carriera si è spesso occupato di pellicole di genere, come: “L’amante del vampiro”, “Lycanthropus”, “L’orribile segreto del dr. Hichcock”, “La frusta e il corpo”, “La cripta e l’incubo”, “Libido”, “La decima vittima”, “Flashman”, “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”, “La coda dello scorpione”, “La morte cammina con i tacchi alti”, “Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?”, “I corpi presentano tracce di violenza carnale”, “Assassinio al cimitero etrusco”, “2019 – Dopo la caduta di New York” e molti altri.

Fra gli attori si segnalano anche: Helga Liné (“Amanti d’oltretomba”, “Kriminal”, “Il marchio di Kriminal”, “Le guerriere dal seno nudo”), Horst Frank (“Il gatto a nove code”, “L’occhio nel labirinto”, “L’etrusco uccide ancora”), Jean-Louis Trintignant (“Antinea, l’amante della città sepolta”, “Immortal – ad vitam”), Erika Blanc (“Agente S03 operazione Atlantide”, “Operazione paura”, “La notte che Evelyn uscì dalla tomba”, “La terrificante notte del demonio”, “Body puzzle”), Ermelinda De Felice (“Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”, “I corpi presentano tracce di violenza carnale”), Giovanni Di Benedetto (“L’uccello dalle piume di cristallo”, “Il gatto a nove code”, “Extra”), Renato Pinciroli (“Il mio nome è Nessuno”), Lucio Rama (“Esp”), Beryl Cunningham (“Le salamandre”, “Il dio serpente”, “L’isola degli uomini pesce”) e Dario Michaelis (“I vampiri”, “La morte viene dallo spazio”).

Davide Longoni

DA LORD OF LIGHT AD ARGO II Parte - Un Guest Post di Ivano Landi

Per me, in quel periodo, Jack Kirby era un genio, ma anche parte di un team di geni come lui che avevo messo insieme – e a cui guardavo per rendere ogni cosa possibile. Ma tutto era cominciato da Jack, come in passato era successo per molte altre cose – e come succede ancora oggi.
(Barry Ira Geller)

* * *


Nota: Il presente articolo in due parti si inserisce all’interno del progetto di collaborazione tra blogger nato con il nome Pax Fantascientifica e poi divenuto Cosmolinea B- Log. Il che fa sì che compaia in simultanea anche in questo post del blog Nocturnia di Nick Parisi.
Buona lettura!




Se finora, per chi lo ha visto, avere in mente le scene di Argo poteva essere un utile ausilio alla lettura del mio articolo, conviene invece adesso dimenticarsi completamente del film di Ben Affleck, la cui ricostruzione dei fatti è, da questo punto in poi, molto lontana dal vero. Ripartendo da dove eravamo rimasti, Barry Geller contattò Jack Kirby e i due si incontrarono una prima volta nell'estate del 1977. La loro intesa fu immediata, e appagante per entrambi: mentre infatti il giovane ricercatore scientifico e cineasta realizzava il suo sogno di lavorare gomito a gomito con l’idolo della sua infanzia e adolescenza, l'ormai sessantenne Maestro del fumetto vedeva nel progetto Lord of Light il coronamento di un lungo processo creativo iniziato oltre dieci anni prima sulle pagine di Fantastic Four #48, quando aveva creato, in coppia con Stan Lee, il personaggio di Galactus. L’idea di fondo, che sarà sviluppata in seguito più compiutamente dallo stesso Kirby in serie come New Gods (DC Comics, 1971) e Eternals (Marvel Comics Group, 1976), era quella di personaggi che, grazie al possesso di poteri quasi illimitati e all'utilizzo di tecnologie altamente evolute, assurgono al ruolo di divinità agli occhi delle popolazioni planetarie con cui entrano in contatto e finiscono per andare a comporre i loro pantheon di dèi.

DA LORD OF LIGHT AD ARGO - Un Guest Post di Ivano Landi - Prima Parte

Questo post si inserisce all’interno del progetto di collaborazione tra blogger nato con il nome Pax Fantascientifica e poi divenuto Cosmolinea B- Log. Questo significa che il seguente articolo in due parti compare in simultanea anche nel blog di Ivano Landi Io e Ivano ci siamo accordati per inserire entrambi i loghi , uno all'inizio e l'altro alla fine del post.
QUI trovate il post di Ivano Landi.
Ringrazio Ivano che ha scritto questo splendido articolo in due parti e per avermi proposto la pubblicazione anche su Nocturnia.
Buona lettura



Da Lord of Light ad Argo - Quando Jack Kirby e Barry Geller provarono a cambiare il mondo /1 di 2 
di Ivano Landi


Quando mio padre mi fece vendere tutti i fumetti perché "non distruggessi la mia mente", non osai dirgli che la mia mente, grazie a Jack Kirby, se ne era già andata. L'influenza di Jack crebbe in me per i successivi quattordici anni, ispirandomi la scelta di studiare fisica, la visione di altri mondi, altre culture, altre dimensioni, e le possibilità future delle nuove tecnologie. (Barry Geller)




Quelli di voi che sono nati prima, o durante, gli anni '60, ricorderanno probabilmente la crisi degli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran, per averla vissuta in diretta attraverso i telegiornali     e la stampa. Chi è nato dopo potrà invece averne sentito parlare per la prima volta solo grazie a un film del 2012, intitolato Argo, con la regia di Ben Affleck, che ne è anche l'interprete principale. Questo post si occupa, in modo diretto, della vicenda degli ostaggi, e, in modo indiretto, del succitato film, poiché tratta di una serie di circostanze particolari rievocate, sebbene alla lontana, anche dalla pellicola di Affleck.

Tutto, com'è noto, ebbe inizio la mattina del 4 novembre 1979, quando un folto gruppo di studenti universitari iraniani, fedeli alla rivoluzione khomeinista dell'anno precedente, dette l'assalto all'ambasciata statunitense di Teheran. Si trattò del non facilmente prevedibile sbocco di un braccio di ferro che andava avanti da mesi, da quando cioè gli Stati Uniti avevano concesso asilo al deposto
Shah Reza Pahlavi (1919-1980), salito al potere un quarto di secolo prima grazie a un colpo di stato, in gran parte organizzato dagli stessi americani, che aveva rovesciato il governo del presidente eletto Mohammad Mossadeq (18821967). Il risultato dell'assalto fu la cattura di cinquantadue cittadini statunitensi, tenuti poi segregati nei locali occupati della sede diplomatica, come merce di scambio per la riconsegna dello Shah da parte del governo americano. Questo per 444 giorni, la durata di una crisi internazionale che, oltre a portare il mondo sull'orlo di una nuova grande guerra, minò nel profondo la fiducia del popolo americano e azzerò ogni speranza del presidente Jimmy Carter di essere rieletto per un secondo mandato alla guida del suo Paese.

Non tutti i cittadini americani presenti nell'ambasciata al momento dell'assalto furono però presi prigionieri. In cinque - i diplomatici Mark Lijek e Joseph Stafford, le rispettive loro mogli, Cora e Kathleen, e Robert Anders, un alto rappresentante addetto ai visti - si trovavano nell'unico edificio della struttura con accesso diretto alla strada e riuscirono a sfuggire alla cattura, mescolarsi alla folla e rifugiarsi nell'appartamento di Anders. Continuarono poi, per alcune ore, grazie a una radio collegata al network dell'ambasciata, a seguire il succedersi degli eventi, grazie soprattutto al racconto in diretta del cronista Codename Palm Tree - alias di Henry Lee Schatz, un diplomatico addetto in realtà alla raccolta e all'analisi di dati sull'agricoltura iraniana - che vedeva tutto dal suo ufficio al sesto piano di un palazzo antistante la sede diplomatica. Ma già alle tre del pomeriggio ogni comunicazione in lingua inglese era cessata, compreso quella di Codename Palm Tree.

Ma facciamo adesso un salto spazio-temporale e spostiamoci al di là dell'Europa e dell'Atlantico, e alla mattina del giorno successivo, il 5 novembre. Dopo che il Consiglio rivoluzionario iraniano aveva subito respinto ogni possibilità di trattativa, agli americani non restava che percorrere la strada dell'operazione clandestina, ossia passare la patata bollente alla CIA. In particolare, la guida delle operazioni venne affidata al trentottenne Tony Mendez, da quattordici anni agente del dipartimento di scienza e tecnologia della famosa, e famigerata, agenzia di intelligence. Ma è soprattutto la sua
passata esperienza sul campo, come specialista in esfiltrazioni attraverso cambi di identità, a farlo ritenere l'uomo giusto a risolvere il caso.






Mendez, ancora all'oscuro dell'esistenza dei cinque fuggitivi, concentrò dapprima i suoi sforzi sulla ricerca di un modo di liberare i cinquantadue prigionieri in ambasciata. Ma si trattava di un compito tutt'altro che facile, dopo che la rete d'intelligence stabilita dalla CIA in Iran ai tempi dello Shah era andata quasi completamente distrutta e con gli unici tre agenti rimasti sul campo tutti e tre prigionieri nella sede diplomatica. La soluzione che propose, fingere di restituire il corpo dello Shah usando un body double cadavere venne bocciata dai vertici della Casa Bianca e tutto sembrava ormai giunto a un punto morto. Finché un giorno gli fu consegnato un dispaccio segreto del Dipartimento di Stato che lo avvisava di sei cittadini statunitensi scampati alla cattura e nascosti da qualche parte a Teheran. Erano loro a correre i rischi più seri nell'immediato, dal momento che la sede diplomatica aveva pur sempre puntati addosso gli occhi del mondo intero, e fu deciso che il loro caso dovesse avere la precedenza. Mendez, stavolta, non ebbe dubbi sul suo piano d'azione: prima avrebbe procurato ai sei delle false identità, poi si sarebbe recato in Iran, li avrebbe accompagnati all'aeroporto e fatti imbarcare su un volo di linea.

A Teheran, nel frattempo, i cinque si erano divisi in due gruppi e avevano trovato rifugio nelle residenze diplomatiche dell’ambasciatore canadese Ken Taylor, e di John Sheardown, un altro membro della stessa ambasciata amico di Anders. Da Sheardown trovò inoltre rifugio Henry Lee Schatz, vale a dire Codename Palm Tree, tenutosi nascosto fino ad allora nella residenza di un diplomatico svedese. I sei fuggitivi formavano così, per la prima volta, un unico gruppo. Ma la loro situazione era tutt'altro che comoda. Più volte i Guardiani della rivoluzione erano arrivati a un passo dallo scoprire i loro nascondigli, mentre il paziente lavoro di ricostruzione dei documenti fatti a striscioline dagli americani al momento dell'assalto all'ambasciata, portato avanti da dei tessitori di tappeti iraniani, avrebbe potuto condurre da un momento all'altro alla scoperta che mancavano sei persone all'appello*. Inoltre, a peggiorare le cose, ci si mettevano anche gli organi di stampa americani, che cominciavano a far filtrare voci sul loro conto. Il 10 gennaio 1980, un cablogramma dettato da Mark Lijek e
Robert Anders, con una richiesta di soccorso immediato, fu recapitato a Washington attraverso l'ambasciata canadese.






Tony Mendez aveva nel frattempo deciso di fornire a sei proprio delle identità canadesi. Gli mancava solo una storia plausibile da fornire alle autorità iraniane riguardo alla loro presenza a Teheran. Giornalisti, membri di associazioni umanitarie e prospettori petroliferi nordamericani erano una presenza costante da quelle parti, ma erano anche tutti strettamente monitorati. Il Dipartimento di Stato gli propose allora di trasformare i sei in insegnanti in cerca di impiego, ma c'era il dettaglio, non da poco, che tutte le scuole in lingua inglese della capitale iraniana erano state chiuse. Mendez respinse inoltre l'idea del governo canadese, di trasformarli in agronomi: da quelle parti, fece notare, il suolo si ricopre di neve a gennaio. Un'altra settimana si era così conclusa con un nulla di fatto.

Ma Mendez ebbe infine un'intuizione, che capì subito essere quella giusta. I film di fantascienza, rifletté, erano spesso girati in località esotiche che dovevano evocare il paesaggio di un altro pianeta, cosa di meglio quindi che trasformare i sei uomini in una squadra di pre-produzione approdata in Iran alla ricerca di una location adatta a girarvi un film hollywoodiano ad alto budget. Un investimento più che allettante per il nuovo governo iraniano, affamato di dollari. Mendez si dedicò così a particolareggiare il suo piano, che poi propose ai suoi superiori, ottenendo, sebbene a denti stretti, il loro sì e quello della Casa Bianca. Tutto è pronto, a quel punto, per l'entrata in scena di Kevin Costa Harkins, produttore cinematografico irlandese di belle speranze.







Il 19 gennaio 1980, Tony Mendez AKA Kevin Costa Harkins vola a Los Angeles con 10.000 $ in tasca per incontrarvi il truccatore cinematografico John Chambers (1922-2001), da tempo suo collaboratore alla CIA e vincitore dell’oscar per il miglior make-up con Il pianeta delle scimmie. Chambers accetta di collaborare con Mendez e coinvolge a sua volta nel progetto un amico e collega, come lui specialista in make-up, di nome Robert Sidell. In quattro giorni i tre mettono in piedi una finta casa di produzione, la STUDIO SIX PRODUCTIONS, più sei finte identità e sei finti curriculum per le sei persone che avrebbero formato la finta troupe cinematografica. E il film? A quello provvederà lo stesso Chambers.

Dobbiamo fare adesso un salto di alcuni mesi, indietro fino al giorno in cui John Chambers ricevette una telefonata da Barry Ira Geller. Geller, uomo di scienza oltre che scrittore e produttore per il cinema e la televisione, aveva acquistato i diritti cinematografici del romanzo di fantascienza di Roger Zelazny (19371995), Lord of Light, aveva scritto la sceneggiatura del film che ne avrebbe tratto e raccolto i fondi necessari alla sua produzione. Si era poi messo alla ricerca di qualcuno che disegnasse come Jack Kirby (1917-1994), il celebre autore di fumetti idolo della sua infanzia e adolescenza, per realizzare i disegni di scena. Ma nessuno dei disegnatori che gli si proponevano appariva abbastanza bravo ai suoi occhi da reggere il confronto. Allora, si disse alla fine, perché non provare a interpellare direttamente Jack Kirby?



* * *


* I documenti in questo modo recuperati furono in seguito pubblicati dal governo iraniano in una serie di libri raccolta sotto il titolo Documents From the US Espionage Den.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Jack Kirby, Brahma's Pavillons of Joy (1978, colori di Mark Englert, 2015).

Le altre immagini sono frames del film Argo (Ben Affleck, 2012).

I Campi Elisi secondo Jennifer Marie Brissett

Con questo post riparto con un altra sana abitudine, ricordate quel progetto di collaborazione tra blogger di cui vi parlai l'anno scorso? 
Oggi io e Derek Zoo de Un Blog Senzapretese  aggiungiamo un altro importante tassello a quel discorso: il bravissimo Derek vi parlerà da par suo, del romanzo Elysium uscito qualche mese fa per i tipi di Zona 42 mentre il sottoscritto vi traccerà un breve, brevissimo ritratto della scrittrice Jennifer M. Brisset.

Il progetto era partito col nome Pax Fantascientifica e poi si era evoluto trasformandosi in Cosmolinea B- Log, io per non sbagliare inserirò entrambi i loghi uno all'inizio e l'altro alla fine del post.
Buona lettura!

Gli Universi Oscuri di Clark Ashton Smith

- LA ZONA MORTA PRESENTA 01:

Il menù di oggi sarà leggermente diverso dal solito, vi propongo infatti una piccola biografia di Clark Ashton Smith. Smith fu assieme a Robert E. Howard e H.P. Lovecraft uno dei cosidetti " tre moschettieri di Weird Tales" , in parole povere per tutto il periodo a cavallo tra gli anni '20s e i '30s del XX secolo questo artista californiano fu uno di quegli autori che furono più amati dai lettori dei pulp magazines americani.

Assieme agli altri due, C.A. Smith ricreò un vero e proprio sotto-filone del fantastico e tra tutti e tre lui fu indubbiamente il più "letterario" nelle sue composizioni, anche se a differenza di Howard e di Lovecraft oggi il suo nome risulta un po caduto nel dimenticatoio, in maniera del tutto immeritata.
La scheda non è mia ma è stata scritta qualche anno fa dal bravo Davide Longoni. Longoni, tra le altre cose , è l'anima dell'ottimo sito La Zona Morta.

La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e quest'anno ha  meritatamente trionfato al Premio Italia ( battendo anche un certo Nick Parisi del blog Nocturnia). Per suggellare il risultato ho proposto a Longoni una partecipazione al Progetto Pax Sf (nel frattempo tramutatosi in Cosmolinea B-Log) Quindi oggi trovate il risultato di quella chiacchierata: io ripubblicherò un suo vecchio post ( QUI trovate il link originale) e La Zona Morta verso ottobre ripubblicherà il mio omaggio a Claudio De Nardi  ( QUI trovate il link dell'articolo ripubblicato ne La Zona Morta )
L'ottica è sempre quella una collaborazione tra veri appassionati e tra siti che si rispettano.
Attendo i vostri commenti.

-CLARK ASHTON SMITH



Clark Ashton Smith, nato ad Auburn il 13 gennaio 1893, è stato un poeta, uno scultore e un pittore statunitense, ma soprattutto lo si ricorda perché è stato uno degli autori di racconti fantasy, horror e di fantascienza più interessanti del secolo scorso: infatti è proprio per queste storie e per la sua grande amicizia letteraria con Howard Phillips Lovecraft, praticamente dal 1922 fino alla morte di Lovecraft nel 1937, e con Robert Ervin Howard, che egli è maggiormente acclamato dagli appassionati del genere fantastico.

Smith trascorse la maggior parte della sua vita nella piccola cittadina di Auburn, in California, vivendo in una piccola casa con i suoi genitori, Fanny e Timeus Smith. A causa delle condizioni disagiate in cui versava la sua famiglia, la sua educazione formale fu limitata; seguì solo otto anni di scuola secondaria per poi passare alla scuola superiore. Comunque egli continuò ad apprendere da solo dopo aver lasciato la scuola, imparando latino, francese e spagnolo e la sua memoria eccezionale gli permise di ottenere moltissimo dalla semplice lettura, che includeva quella di interi dizionari ed enciclopedie.

Clark iniziò a scrivere storie nientemeno che all’età di undici anni e due di loro, “The sword of Zagan”e “The black diamonds”, sono state pubblicate dalla Hippocampus Press nei primi anni del XXI secolo. Entrambe le storie sono ambientate in uno scenario orientaleggiante da “Le mille e una notte”, raccolta che, insieme ai lavori di Edgar Allan Poe e alle favole dei Fratelli Grimm, ha influenzato moltissimo le prime opere di Smith.
Nella sua più tarda giovinezza Clark divenne poi un protetto di George Sterling, poeta di San Francisco, dal quale fu aiutato a pubblicare il suo primo volume di poesie, “The Star-Treader and other poems”, quando aveva solo diciannove anni. “The Star-Treader” fu accolto molto favorevolmente dai critici americani, tanto che uno di essi lo chiamò addirittura “il Keats del Pacifico”. Smith fece la conoscenza di Sterling attraverso un membro del locale Aubur Monday Night Club, dove recitò molti suoi poemi con considerevole successo. La pubblicazione di “Ebony and Crystal” nel 1922 fu seguita dalla prima lettera di una lunga corrispondenza da parte di H. P. Lovecraft.




Clark Ashton Smith rimase povero per gran parte della sua vita e fu spesso costretto a fare lavori manuali come raccoglitore di frutta o boscaiolo per poter mantenere sé stesso e i suoi genitori.
In seguito alla morte di questi si sposò con Carol Jones Dorman il 10 novembre 1954 e si trasferì a Pacific Grove, sempre in California, dove con lei e i suoi tre figli mise su una famiglia.
Nonostante Smith sia stato sempre un artista che lavorava tramite molte forme d’espressione, è possibile identificare tre fasi distinte in ognuna delle quali una forma prevale sulle altre.
Clark pubblicò la maggior parte dei suoi volumi di poesia nel periodo della sua giovinezza. Vanno ricordati “The Star-Treader and other poems”, “Odes and Sonnets” (1918), Ebony and Crystal” (1922) e “Sandalwood” (1925).
Dopo le prime lettere con Lovecraft, Smith scrisse la maggior parte dei suoi racconti horror e storie appartenenti alla mitologia di Cthulhu, probabilmente sotto l’influenza diretta proprio di H. P. Lovecraft che aveva ideato una cosmogonia fantastica tutta sua. Creature di sua invenzione includono Aforgomon, Rlim-Shaikorth, Mordiggian, Tsathoggua, il mago Eibon e molti altri.
Tutte le storie di genere fantastico di Clark Ashton Smith formano diversi cicli, chiamati secondo le terre in cui sono ambientati: tra i tanti segnaliamo, oltre ai già citati racconti dedicati ai miti di Cthulhu, “Averoigne”, “Hyperborea”, “Marte”, “Poseidonis”, “Xiccarph”, “Zothique”.
La saga di “Averoigne” prende spunto da una immaginaria provincia della Francia medievale e mescola sapientemente cristianesimo, civiltà e magia pagana in un fantasy di altissimo livello.
Con “HyperboreaClark Ashton Smith ci catapulta invece in un lontanissimo passato in cui gli uomini devono ogni giorno lottare per la sopravvivenza della specie contro creature mostruose e dei primordiali.

Le storie ambientate in “Zothique” appartengono al sottogenere fantascientifico “Dying Earth”, ovvero la Terra morente: si tratta infatti di un ciclo di racconti ambientati in un futuro lontanissimo (dopo il passato lontanissimo), in una Terra ormai sopraffatta dalle tenebre a causa dello spegnimento del Sole e in balia di altre mostruose creature che stavolta hanno preso il sopravvento sull’uomo, relegato in secondo piano ad aspettare la fine.
I suoi racconti apparvero originariamente nelle riviste “Weird Tales”, “Strange Tales”, “Astounding Stories”, “Stirring Science Stories”e “Wonder Stories”.
Dal 1935 in poi il suo interesse per la scrittura andò affievolendosi, fino ad abbandonare del tutto la professione primaria; Smith si dedicò così, nell’ultima parte della sua vita, all’attività di scultore e di pittore.
Morì il 14 agosto 1961 proprio a Pacific Grove dove si era trasferito.

Davide Longoni

E per concludere vi presento il nuovo logo ufficiale di Cosmolinea B-Log realizzato in diverse varianti dal bravissimo Tiziano Cremonini di Cronache di un Sole Lontano.
Cosa ne pensate?

A presto gente.

DEADPOOL (2016)

A quanto pare lentamente sto riuscendo a tornare alla normalità, il mio PC opportunamente "convinto con le cattive" sta riprendendo a funzionare. Ne approfitto così per riprendere il mano il progetto di collaborazione tra blogger creato da me e da  Arne Saknussemm del blog "Cronache di un Sole Lontano"






Il progetto -ricorderete era stato battezzato Pax Fantascientifica e lo scopo era quello quello di promuovere collaborazioni tra persone che condividono l’amore per la fantascienza e amano parlarne sui propri blog, insomma di creare una sorta di "rete" tra blog e siti che si stimano. Con settembre Pax SF entra nella sua seconda fase, allargando anche il giro delle collaborazioni. Anche per questo, per dimostrare una sorta di nuova maturità il progetto di "scambi culturali" è stato ribattezzato Cosmolinea B-Log. 
Stavolta vi propongo quindi una collaborazione tra me e la brava Linda De Santi del blog "Verso l'Infinito a Tappe". Io oggi vi presenterò la mia recensione del film Deadpool uscito al cinema qualche mese fa e Linda vi parlerà di Deadpool inteso come personaggio dei fumetti proponendovi una bella scheda su questo bizzarro anti-eroe. La scheda la trovate QUI.
Fateci sapere cosa ne pensate di questa nuova collaborazione.
E- come sempre- buona lettura!



Wade Wilson è in cerca della sua vendetta.
Ed è lo stesso Wilson -sboccato e chiacchierone come pochi- a svelarne subito i motivi
L'uomo dopo aver lavorato a lungo nelle forze armate adesso -tra molti bassi e pochissimi alti- sopravviveva come può lavorando come mercenario e "riparatorti" a pagamento. L'incontro con Vanessa una ragazza che condivideva la medesima filosofia di vita dell'uomo aveva messo Wilson in condizione di poter vivere l'anno più felice della sua vita.
Fino al momento in cui la notizia di un cancro terminale non aveva sconvolto questo equilibrio.
Per non far soffrire Vanessa, il giovane Wilson aveva deciso di scomparire per sottoporsi alle cure di Francis "Ajax"Freeman, un medico inglese che promette l'esistenza di una miracolosa cura.
Purtroppo però non solo la cura non esiste ma quello che interessa realmente a Francis e alla sua collaboratrice Angel Dust è la creazione di una nuova generazione di mutanti grazie ad esperimenti sempre più dolorosi.
Nel caso di Wade la terapia funziona, l'uomo ottiene una sorta di potere rigenerante ma ad un prezzo troppo alto.
L'uomo si ritrova con l'intera superficie del corpo sfigurata e coperta di cicatrici al punto tale che Wilson ha paura di essere rifiutato da Vanessa mentre Francis ed il resto della sua organizzazione fanno perdere le loro traccie. Wilson che adesso indossa il costume di Deadpool consacra quanto rimane della sua esistenza per ritrovare Francis.
Ma a modo suo e senza smentire il suo peculiare senso dell'umorismo.
Ed il suo ancora più peculiare senso morale.

In molti hanno tentato di liquidare un film come Deadpool in poche parole prima che uscisse.
Ma quelli che ci hanno provato si sono arenati quasi subito immediatamente dopo averlo effettivamente visto.
Dopotutto quando è uscito nel febbraio di questo anno il film girato da Tim Miller si era ritrovato incastrato da una lunga sequenza di Cinecomics che l'avevano preceduto, mentre altri l'avrebbero quasi immediatamente succeduto.
E almeno un paio tra questi si sarebbero dimostrati dei buoni successi al botteghino

LA SECONDA INTERVISTA CON FRANCESCO TROCCOLI

Come penultimo post prima della chiusura, vi propongo una nuova intervista a Francesco Troccoli, l'occasione è data dall' uscita per i tipi di Delos del suo romanzo Mondi senza Tempo, l'ultimo della Trilogia degli Insonni. l'intervista nell'ambito del Progetto Pax SF, è uscita anche su Andromeda. (la trovate QUI)
Con la presente intervista cessa anche il mese dedicato al fantastico italiano 2016. Quest'anno mi sono concentrato principalmente sul weird , quindi sentivo il bisogno di chiudere con la mia amata fantascienza.



Dall'anno prossimo  il "mese italiano di Nocturnia" tornerà alla sua naturale programmazione di marzo, max aprile e non più in estate. Mentre da settembre le interviste torneranno (sia per nei confronti di italiani che stranieri ) al numero abituale di una o due al mese, intervallate da altri post.
Sto già preparando delle succose interviews destinate ad autori stranieri, quindi stay tuned!   
Però per ora si conclude alla grande con il bravissimo Francesco Troccoli, un grande talento della fantascienza, un nome venuto meritatamente alla ribalta in questi ultimi anni.
Per l'occasione vi ricordo :

- La recensione di Ferro Sette.

-Il "Talking About...." dedicato a Francesco Troccoli

-La mia precedente intervista allo scrittore.

Buona lettura! Attendo i vostri commenti e le vostre impressioni.  ;)




Nick:  Ciao Francesco, bentornato su queste pagine virtuali! L'intervista odierna si baserà principalmente sulla tua ultima uscita "Mondi senza Tempo", che conclude-idealmente e praticamente- la tua saga degli "Insonni". So che è difficile farlo, ma se tu oggi dovessi tracciare un bilancio, a livello professionale ed umano di questa tua esperienza, quali sarebbero le sensazioni più importanti provate e quali sarebbero i termini che useresti per descriverle? 

Francesco Troccoli:  Direi che è stata ed è tuttora un’affascinante e intensa avventura che, attraverso l’esplorazione dello spazio profondo di un remoto futuro, mi ha consentito di esplorare lo spazio profondo all’interno degli esseri umani che ne sono personaggi ricavandone, per parafrasare il protagonista Tobruk Ramarren, la “conoscenza come unica ricchezza”. Dal punto di vista professionale si è trattato di un percorso in continua crescita e sono felice della differenza che oggi noto per primo rileggendoli, dal primo, al secondo e infine al terzo libro, quello appena uscito.

AV vs AV: Quando gli Scrittori si Incontrano.

Segnalo con molto piacere una nuova iniziativa nata dalla mente di Alessandro Iascy , il patron della webzine Andromeda. La prima intervista tra due autori in cui ognuno dei due intervista l'altro.
Signori e signore ecco a voi: Av vs Av, cioè Andrea Viscusi vs Alessandro Vietti.


L'iniziativa, nata nell'ambito del Progetto Pax Fantascientifica, rappresenta un modo alternativo, piacevole e fresco di interazione tra scrittori e tra blogger.
Per questo - a corollario-  vi segnalo i miei precedenti interventi sui due autori protagonisti della doppia intervista:

-La Mia Intervista con Andrea Viscusi

-La mia Recensione a "Dimenticami Trovami Sognami"


- La Mia Intervista con Alessandro Vietti.




E adesso vi consiglio davvero di andare a leggere l'intervista AV vs AV che trovate QUI.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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