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IL TESORO DEL CIGNO NERO.

 Sinossi: Spagna, il giovane Alex Ventura comincia il suo lavoro al Ministero della Cultura spagnola. Alex sa che il suo lavoro potrebbe durare poco, le elezioni sono vicine ed è altamente probabile che il colore politico del governo cambi e che lui e tutte le persone che lo hanno assunto sia mandati a casa. Il ragazzo però non fa nemmeno in tempo a cominciare che si trova a dover affrontare un caso giuridico molto importante: una società di recupero statunitense, la Ithaca, sostiene di aver trovato le tracce di una nave affondata secoli prima e il suo tesoro, la nave viene ribattezzata in codice come "Cigno Nero". Ithaca però è conosciuta per la sua spregiudicatezza e per le sue protezioni ad alto livello. Alex ed altri cominciano a sospettare che in realtà si tratti della "Merced", un vascello della marina spagnola naufragato in territorio iberico e di conseguenza proprietà dello Stato europeo. Inizia così un lungo braccio di ferro senza esclusione di colpi. I vertici di Ithaca sembrano con conoscere limiti e si spingono fino alla corruzioe e ai tentativi di omicidio pur di raggiungere i loro scopi. Ad aiutare Alex, ci sarà Elsa che lavora negli archivi del Ministero della Cultura e l'avvocato americano Jonas Gold, che ha un vecchio conto da saldare contro Ithaca. Non sarà facile e tanto per complicare le cose Alex pare innamorarsi senza speranza della più matura e navigata Elsa...

Cigno Nero: un evento talmente raro, inaspettato ed imprevedibile da avere conseguenze sorprendenti, talmente forti ( in tutti i sensi) da impattare sia sui singoli che sulla collettività. Una metafora quindi, che però nasce da un fatto reale, cioè la scoperta nel 1600 in Australia di un esemplare di cigno nero, una specie rarissima di suo, ma che fino a quel momento gli esperti ritenevano non potesse esistere.

TRA TOPI E PAPERI: ALCUNI PERSONAGGI SCOMPARSI DEI FUMETTI E DEI FILM DI WALT DISNEY. -Seconda Parte.

La prima parte è uscita QUI.

Nel 1934 le cose vanno decisamente molto meglio per Walter Elias Disney, seppur ancora agli albori i suoi nuovi Studios di Burbank in California viaggiano a gonfie vele, l'azienda può contare su un personaggio come Mickey Mouse che ha un forte impatto commerciale in patria e all'estero (il primo numero della prima serie del Topolino italiano edito dalla CE fiorentina Nerbini risale al 1932) e questo consente a Walt e ai suoi dipendenti di potersi dedicare con relativa tranquillità a tante altre iniziative.


Vi sembra Paperina? Beh, credetemi non lo è !


 Una di queste, la più famosa è la serie di cortometraggi delle Silly Sinphonies (Sinfonie Allegre in italiano), pur non avendo un protagonista fisso, nel corso degli anni -la serie durerà dal 1929 al 1938- le Silly Sinphonies rappresenteranno non solo il modo per provare nuove tecniche di animazione ma anche il banco di prova per alcuni personaggi già creati come il cane Pluto ed il lancio per nuovi protagonisti dell'universo disneyano come I Tre Porcellini ed il Lupo Cattivo che, in una sequela di quattro episodi cominceranno a costruire la loro interminabile saga (da segnalare che almeno all'inizio Ezechiele Lupo avrà ben tre figli malvagi e famelici come lui, i tempi del buonissimo Lupetto amico dei porcellini sono ancora lontani).
 Nel 1934 all'interno di questa serie esce un cartoon tra i tanti.
S'intitola The Little Wise Hen (La Gallinella Saggia) una favola morale su una chioccia che cerca di educare nel modo migliore i suoi pulcini

The Little Wise Hen (1934) con Paperino e Meo Porcello
A complicare le cose penseranno due personaggi minori, due veri e propri sfaticati che vivono all'interno di una capanna ribattezzata con una certa classe Club o Circolo dei Pigri, un maiale chiamato Peter Pig (Meo Porcello) e uno sgraziato papero.
Donald Fauntleroy Duck.
In italiano Paolino Paperino. 

INTERVISTA CON GIOVANNI GUALDONI!

Prima intervista del 2019 ! L'ospite odierno è lo sceneggiatore e scrittore Giovanni Gualdoni, del quale recentemente ho presentato il suo libro Leonardo da Vinci. Il Rinascimento dei Morti (ne ho parlato QUI). Nel corso della sua ormai ventennale carriera (e questa intervista è il mio modo per omaggiare l'anniversario) Giovanni ha contribuito a rinnovare il fumetto italiano ed europeo creando e sceneggiando numerose serie a fumetti. Molte produzioni (come il fantasy Akameshi e L'Anello dei Sette Mondi nate inizialmente per il mercato francese  sono state tradotte anche da noi) nascono sotto il marchio del Settemondi Studio che riuniva sotto di sé numerosi sceneggiatori e disegnatori tutti uno più bravo dell'altro. Il suo lavoro più importante di questa fase rimane però Wondercity creato e sceneggiato da Gualdoni stesso e disegnato da diversi validi artisti della scuola Disney. Wondercity diventa un buon successo internazionale  risultando pubblicato in numerosi paesi europei (Francia; Spagna; Portogallo; Croazia; Grecia e Turchia. Per l' Italia pubblica la nostrana Free Books). Altro progetto purtoppo sfortunato è l' horror Dr. Voodoo. Nel 2006 Giovanni entra nello staff bonelliano con la qualifica di redattore creando numerose storie per l'Indagatore dell'Incubo Dylan Dog, diventandone anche curatore della testata dal 2010 al 2013 (e anche di questo parleremo nell'intervista!). Attualmente oltre a continuare il suo lavoro di soggettista e sceneggiatore Giovanni Gualdoni è curatore delle testata Martin Mystere- Le nuove Avventure a Colori. Ma non solo!
Ringrazio Giovanni Gualdoni per la sua disponibilità, per la sua gentilezza e per essersi prestato a questa lunga intervista!
A tutti quanti voi invece auguro una buona lettura! A presto con le nuove Interviste Nocturne!


Armadel ! Il primo Iperfumetto italiano.

Nick: Ciao Giovanni, sei il benvenuto su Nocturnia, come prima domanda ti va di raccontarci dei tuoi inizi? Cosa ti ha avvicinato al mondo del fumetto?

Giovanni Gualdoni:  Leggo fumetti fin da bambino. Ho cominciato, come credo molti, con Topolino, il Giornalino e il Corriere dei Ragazzi. Il mio primo fumetto da adulti è stato un Dylan Dog, e, per l'esattezza, il 29, "Quando la città dorme", scritto da Medda, Serra &Vigna e disegnato da Montanari & Grassani. Ricordo di averlo acquistato perché, nella mia classe, all'epoca frequentavo le medie, c'era una ragazza che mi piaceva e con cui non avevo argomenti in comune. Un giorno ho scoperto che leggeva l'OldBoy e, nella speranza di fare colpo, l'ho acquistato anch'io. Con la compagna di scuola non è mai accaduto nulla, ma in compenso da lì ho iniziato a collezionare tutti gli albi della serie e, successivamente, tutti quelli della Bonelli. Finite le medie ho convinto i miei genitori ad iscrivermi al Liceo Artistico e lì ho cominciato a comprare manga e comics. Per farlo non mangiavo durante la pausa pranzo e usavo il denaro che mettevo da parte per i fumetti. Da lì la passione è esplosa e mi ha portato ad iscrivermi ad una scuola specializzata, vale a dire la La Scuola superiore d'Arte applicata all'Industria. O, come la chiamavamo tutti: Scuola di Fumetto del Castel Sforzesco, perché, in quegli anni, si trovava proprio dentro al castello, in uno scenario da favola. Quando arrivai alla scuola ero convinto di voler fare il disegnatore di fumetti ma mi scontrai quasi subito con la dura realtà: molti compagni erano molto più bravi di me e facevano molta meno fatica a disegnare. Ebbi un periodo di sconforto che finì quando feci la scoperta, sempre rapportandomi con quegli stessi compagni, che talento per il disegno e immaginazione non sempre andavano a braccetto. In pratica molti di loro non sapevano costruire storie mentre a me le idee venivano senza difficoltà. Da qui la decisione di smettere di disegnare e iniziare a scrivere. Prima racconti brevi e poi sceneggiature.

INTERVISTA CON LAURA SCARPA!- Direttrice della Rivista "Scuola di Fumetto"

Oggi vi presento la mia intervista con l'artista veneziana Laura Scarpa, Laura (che ringrazio per la sua gentilezza, la  sua sincerità e per la sua disponibilità) è un'artista a tutto tondo, nel corso degli anni è stata ed è una bravissima autrice, una grande disegnatrice ed anche un' ottima direttrice di riviste. In questa veste da anni è la guida del periodico Scuola di Fumetto, un magazine sui fumetti ma anche sul come fare fumetti. "Scuola di Fumetto" esce dal maggio 2002 ed è uno dei miei appuntamenti fissi in edicola ( gli altri sono Fumo di China, di cui ho parlato QUI e Nocturno, di cui spero di parlare presto). Con laura abbiamo parlato anche del suo lavoro di autrice e della situazione generale del fumetto italiano ed internazionale in questa bella chiacchierata.
Il Giro d'Europa a Fumetti riprende presto con altre interviste con ospiti di valore internazionale.
Ringrazio ancora una volta Laura Scarpa e a tutti voi auguro una buona lettura!

Nick:  Ciao Laura benvenuta su Nocturnia. E' un piacere averti ospite. Come prima domanda ti chiedo di raccontarci i tuoi inizi. In particolare cosa ti ha avvicinato al mondo del fumetto e quali sono stati gli autori e le opere che ti hanno maggiormente influenzato come lettrice prima e come artista poi?

Laura Scarpa:  Sono cose che risalgono a tantissimi anni fa ;)
A formarmi è stato «il Corriere dei Piccoli», leggevo anche Topolino e Geppo e Soldino e di Topolino ricordo bene le storie di Carl Barks e anche di Scarpa, ma il Corrierino è stato maestro perché, e lo si dice sempre troppo poco, faceva leggere cose per diverse età e ti portava avanti. Ma soprattutto perché vi pubblicavano i grandissimi (poi usciti su «Linus», in gran parte) del fumetto italiano: Pratt, Battaglia, Toppi e Nidasio! Illustratori immensi come Di Gennaro e Iris De Paoli, sceneggiatori e scrittori quali Milano, Ongaro... Rodari! E grandi serie e firme straniere, Mignolino e Clorofilla, i Puffi, Gaston La Gaffe di Franquin, Comanche di Hermann, Alberto Breccia persino... una lezione culturale e di lettura grafica incredibile. È stato il culo di nascere nel '57, perciò beccarmi gli anni più intriganti all'età giusta. Valentina Mela Verde a 12 anni, La Ballata del Mare Salato a 14. Loro sono i miei due maestri. Con il fumetto di Pratt capii che si poteva fare del fumetto moderno e adulto, Valentina lavorò più inconsciamente, in profondità e riemerse col tempo.
Negli anni guardai molto quello che succedeva, e la mia originalità maggiore la trovai, proprio quando si creò un vuoto editoriale, alla fine anni 80, e nei 90. L'ho capito ora, cercando i materiali per la mostra dei miei 40 anni al Comicon.

INTERVISTA CON PASQUALE FRISENDA

Con enorme soddisfazione vi propongo l'intervista con il disegnatore Pasquale Frisenda.
Frisenda è uno dei disegnatori di punta di Tex, in precedenza ha lavorato a lungo su uno dei migliori fumetti di questi ultimi anni, il bellissimo (e purtroppo chiuso) Magico Vento, che per tanti anni ha rappresentato un interessante ibrido tra il western e l'horror.
Ringrazio Pasquale Frisenda per la sua gentilezza e per la sua disponibilità.
A tutti voi auguro, come sempre, una buona lettura.
Fatemi sapere le vostre opinioni su questa intervista.

Nick: Come prima domanda ti chiedo di raccontarci i tuoi inizi. In particolare cosa ti ha avvicinato al mondo del fumetto e dell’illustrazione?

Pasquale Frisenda:  Ho sempre avuto, fin da bambino, un interesse per le immagini, abbinato alla voglia di disegnare.
Due cose che si sono poi sviluppate parallelamente negli anni.
Il fumetto è stato dunque una scoperta importante per me in tal senso.
Per cercare di approfondire la conoscenza del fumetto, nell'86 anni mi iscrissi ad un corso della Scuola d'Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, e, finito quell'impegno, poco tempo dopo trovai i primi spazi lavorativi: in "Cyborg", una rivista di fantascienza di quegli anni, e soprattutto nel "Ken Parker magazine", la seconda serie dedicata all'antieroe di Berardi e Milazzo.

Nick: Quali sono stati i disegnatori e i fumetti che ti hanno colpito e formato maggiormente come lettore prima ancora che come disegnatore? E quali artisti consideri come tuoi maestri?

Frisenda:  Di riferimenti nel corso del tempo ne ho avuti tantissimi, e ne ho ancora tanti, sia come lettore che come disegnatore, ma per fare qualche nome direi almeno Hugo Pratt, Gino D'Antonio, Aldo Di Gennaro, Dino Battaglia, Sergio Toppi, Gianni De Luca, Giovanni Ticci, Roberto Diso, Magnus, Attilio Micheluzzi, Vittorio Giardino, Ferdinando Tacconi, Renzo Calegari e ovviamente Ivo Milazzo, e poi Hermann, Jean Giraud, Jean-Claude Mézières, Caza, Francois Boucq, Francois Bourgeon, André Juillard, Jordi Bernet, Alfonso Font, Carlos Gimenez, Frank Quitely, e questo per quanto riguarda almeno il fumetto italiano ed europeo (ma di nomi ora ne sto lasciando fuori anche troppi), ma non posso non citare anche Alberto ed Enrique Breccia, Arturo Del Castillo, José Munoz, Jorge Zaffino, Juan Giménez, Domingo Mandrafina, Horacio
Altuna, e ancora Richard Corben, José Luis Garcia-Lopez, Michael Golden, David Mazzucchelli e John Buscema, per quanto riguarda il fumetto sud e nordamericano.
Tutti loro sono stati delle fonti inesauribili di spunti, idee e soluzioni per poter procedere nella mia strada, tentando, per come ho potuto, di trovare poi una mia sintesi tra le lezioni apprese dal lavoro di tutti loro.

INTERVISTA CON DONALD SOFFRITTI.

Buongiorno a tutti quanti!Cominciamo la settimana con questa bella intervista con il disegnatore Donald Soffritti,  che ringrazio per la sua pazienza e disponibilità.
Per chi volesse approfondire QUI trovate una scheda biografica su Soffritti.
Buona lettura a tutti! Attendo i vostri commenti!


Nick: Ciao Donald, benvenuto su Nocturnia. E' un piacere averti ospite. Come prima domanda ti chiedo di raccontarci i tuoi inizi. In particolare cosa ti ha avvicinata al mondo del fumetto e dell’illustrazione?

Donald Soffritti: Grazie a te Nick per questa piacevolissima intervista!
Parto con il dirti subito che non volevo fare il disegnatore di fumetti. Proprio no. Li ho sempre amati e letti, sono cresciuto con loro, Topolino, Braccio di Ferro, Nonna Abelarda, Beppe e Cucciolo, le Sturmtrupper, Lupo Alberto, Il Giornalino, i fumetti della Warner ecc, però l’idea di disegnarli non mi era mai passata per la testa, ed è per questo motivo che sono arrivato in Disney a 30 anni suonati.
Amavo molto la caricatura e il mio sogno era quello di diventare un caricaturista da quotidiani. Mi piaceva raccontare qualcosa che iniziasse e finisse subito, in un unica illustrazione. La narrazione a fumetti mi annoiava, non avevo la pazienza di aspettare 20 o 30 pagine prima di vedere il prodotto finito. È chiaro che era questione di immaturità mia. Poi conoscendo Bonvi successe l’inaspettato e mi ci sono ritrovato dentro da un giorno all’altro fino al collo, impreparato, ovviamente.

Nick:   Oltre ai fumetti citati che ti hanno avvicinato al fumetto, quali sono stati i disegnatori che consideri a tutt’oggi tuoi maestri?

DS:  Quando leggevo fumetti leggevo le storie che mi attiravano come disegno. L’ho sempre fatto e lo faccio ancora. L’impatto grafico lo considero ancora molto importante. Lo so che è sbagliato, ma è più forte di me… non sono ancora riuscito a superare questo scoglio. Gli autori in quegli anni non venivano citati sulle storie, li ho scoperti tutti in età più adulta quando cominciarono a mettere icrediti. Per quanto riguarda Topolino, la mia formazione la devo a Cavazzano, DeVita, Carpi, Scarpa, Asteriti, Mottura, Barbucci, Celoni, Mastantuono, IntiniFreccero l’ho cominciato ad apprezzare in un secondo momento, così come Faccini. Li studiavo tutti, cercavo di capire come funzionasse il disegno Disney ma da solo era dura, mi confondevo solo le idee, anche perché gli stili erano abbastanza diversi e le regole si adeguavano agli stili. Extra Disney tutto ciò che era caricaturale e grottesco, quindi ricito Cavazzano con il suo lavoro per il mercato francese, Walter Molino per le caricature, poi Bonvi e Silver per le gag e l’umorismo.


Topolino #3095
Cover by Soffritti
Copyright Disney /Panini

Nick: Se non ricordo male, ti sei diplomato in Pittura all'accademia di Belle Arti di Bologna nel 1990. Quanto conta per un disegnatore, anzi per un artista, la frequenza di scuole o di accademie artistiche? Oppure conta di più il talento?

DS: Contano moltissimo entrambi. Di base deve esserci assolutamente talento, per lo meno se si vuole fare la differenza. Le scuole, che sono fondamentali, servono per darti i mezzi giusti e le regole per raggiungere l’obiettivo. Senza un vero talento però, con solo una predisposizione artistica, i mezzi non possono fare miracoli, possono portarti alla mediocrità. Il gradino in più per andare verso l’alto lo devi avere dentro. Questo vale per qualsiasi settore artistico, sia chiaro.

Nick:  Sempre se non ricordo male, hai esordito prima come illustratore per la redazione ferrarese de "Il Resto del Carlino" e poi -finalmente - come disegnatore nel 1993 su "Sturmtruppen" del grande Bonvi. Che ricordi hai di Bonvi? Possiamo dire che lui è stato uno dei tuoi primi veri scopritori?

DS: A Bonvi devo tutto. Fu lui che vedendo un personaggio che avevo disegnato mi disse di svilupparlo, lui me lo avrebbe pubblicato. Da li iniziò tutto. Mettendomi al lavoro cominciai a farmi piacere e a divertirmi anche con la sequenza narrativa, non solo con illustrazioni di una sola vignetta. Mi ci sono dovuto abituare non senza fatica, ma una volta entrato nell’ottica della narrazione a vignette consecutive dell’arte sequenziale ho scoperto un mondo meraviglioso e pieno di stimoli dal quale non sono più uscito.

Nick:  Nel 1997 entri ufficialmente nella scuderia della Disney come inchiostratore, inchiostrando "Le GM e la pentola dell'arcobaleno" disegnata da Stefano Turconi. Adesso vorrei che tu andassi indietro con la memoria e ricordassi per noi le sensazioni che hai provato quando la storia uscì con il tuo nome.

DS:  Non è facile spiegare a parole un’emozione così grande… Era il coronamento di un sogno al quale avevo sempre creduto e per il quale mi ero sempre sbattuto per raggiungerlo. Quando comprai quel numero delle GM ero veramente al settimo cielo, forse ho anche lievitato da terra, non lo so. Ero contentissimo, realizzato, ignaro che quello era solo l’inizio di una avventura meravigliosa che continua tutt’ora.

Nick:  Per la Disney collabori a diverse testate e hai illustrato numerosi personaggi, ma molti lettori ti associano in particolare a PP8 cioè Paperino Paperotto, qual'è il tuo rapporto con questo personaggio?

DSPaperino Paperotto ce l’ho nel cuore. Ho iniziato ad inchiostrarlo e a conoscerlo, sulle matite del suo creatore grafico, Alessandro Barbucci per poi essere stato, insieme a Stefano Turconi, il primo a portarne avanti le veci. Credo che con Stefano lo abbiamo fatto in contemporanea o giù di li. Io lo adoro, così come adoro tutti gli altri personaggi che attorno a lui danno vita al mondo di Quack Town. Disegnare bambini mi piace tantissimo, ti danno la possibilità di deformali e farli recitare in maniera anche esagerata, buffa divertente e dinamica… quando c’è azione poi, do il meglio di me stesso. Di storie con loro ne ho disegnate parecchie, ma non potevo disegnare sempre e solo quello, così cominciarono a darmi storie anche con altri personaggi Disney. Un bel giorno però poi mi chiamò l’allora direttrice di Topolino Claretta Muci che mi propose di occuparmi della parte grafica di un nuovo magazine che avevano appena approvato, ovvero PP8. I paperotti di Quack Town erano tornati nella mia vita! Il target era molto basso, per bambini delle elementari. Si parlava di investigatori privati, di agenti segreti, di fantasia e anche di azzardo stilistico molto importante per il periodo. La parte onirica infatti l’avevo fatta tutta spigolosa, compresi i personaggi stessi che erano da sempre intoccabili graficamente. Dopo un anno però l’avventura finì.

Nick:  Per la Disney hai partecipato anche a "W.I.T.C.H", uno dei primi progetti di quell'editore non strettamente legato all'universo dei Topi e dei Paperi. "W.I.T.C.H" ha rappresentato un benefico stimolo per il mercato italiano ed anche per la Disney italiana. Cosa ha rappresentato invece per te personalmente?

DS:  Anche li devo dire che ho un ricordo meraviglioso. Ho inchiostrato Barbucci su Topolino per un po’ di tempo. Un bel giorno mi chiamò parlandomi di questo progetto ancora segretissimo sul quale stava lavorando e aveva piacere che lo stile di inchiostrazione fosse il mio. Ne fui onoratissimo ma avevo una paura folle. Quando ho iniziai ad inchiostrare la prima pagina ero tesissimo. Riflettevo tantissimo su qualsiasi segno che dovevo fare con la paura esagerata di sbagliare. Poi pagina dopo pagina mi rilassai e anche la fluidità del segno divenne più armoniosa. Con Ale lavorammo in tempo reale al primo numero, fianco a fianco nel suo appartamento di Milano, lui sul suo tavolo faceva le matite e io di fianco sul mio le inchiostravo. Tanti bei ricordi! Poi quando venne il momento di creare lo staff di disegnatori da preparare per disegnare il magazine mi tirò dentro e partì una nuova ed eccitante avventura! Feci insieme a lui anche il numero 5, lui i layout e io le matite definitive, poi da solo feci il numero 12. Le chine che per questioni di tempo erano state attribuite a quelle che divennero le inchiostratrici ufficiali del progetto ovvero Roberta Zanotta e Marina Baggio.

Nick:  Si parla spesso di "Scuola Disney"ma quanto è cambiata (tra variazioni di gusti, del mercato e in passaggi di editore) e come da quanto sei entrato tu?

DS: È cambiata soprattutto la narrazione, un po’ più moderna e anche lo stile grafico che, per quello che ci è concesso, ha seguito i tempi, anche se il grande Giorgio Cavazzano con a sua narrazione impeccabile e il suo segno grafico di sintesi è attuale da trent’anni. All’ Accademia Disney ci fecero cominciare da Barks e Gottfredson, perché era importante capire prima i maestri, gli ideatori di tutta questa meravigliosa macchina. Ora l’Accademia non c’è più e gli autori nuovi si appoggiano, quando possono (ed è necessario) ad autori già navigati, perché comunque le regole di disegno per disegnare Disney ci sono e sono molto importanti. Senza di quelle disegnare in maniera corretta è impossibile.

Nick: Nel corso della tua carriera però non sei rimasto legato solo all'universo disneiano, ma hai messo il tuo talento a disposizione di tanti altri progetti sia per l'Italia che per la Francia. Per il mercato francofono in particolare hai realizzato "Alienor" per l'editore Soleil e "Toutou & Cie" per Bamboo. Parlaci di queste esperienze.

DSAlienor fu la mia prima esperienza in assoluto sul mercato francofono, per questo motivo gli sono particolarmente affezionato. Ero in vacanza in Croazia con la mia fidanzata e un pomeriggio mi chiamò Alessandro Barbucci dicendomi che uno sceneggiatore francese, da poco sul mercato, cercava un disegnatore per un progetto. Accettai ma ero emozionatissimo. Il mercato francese non è facile, è un mercato molto critico e competente, addentrarmi in un progetto simile con un tipo di narrazione franco-belga a 4 strisce mi spaventava non poco. Amando moltissimo mettermi in discussione accettai la sfida. Lo sceneggiatore era Frederic Bremaud. Ci incontrammo al festival di Angouleme dove insieme proponemmo il progetto a Soleil con le pagine di prova che avevo fatto e colorato. Il progetto piacque e partimmo con il progetto. Facemmo due volumi poi il tutto si fermò. Con Frederic ogni tanto parliamo di portare avanti la serie e non è detto che non succeda. Le critiche alla fine furono molto buone, avevo superato l’esame! Toutou & Cie fu la seconda esperienza francese dopo Alienor e soprattutto con un editore diverso. Il progetto era sullo stile cartoon e anche per Bamboo fu un esperimento, loro sono molto conservatori con il disegno umoristico, deve essere franco- belga, alla Franquin per intenderci. Alla sceneggiatura c’era sempre Bremaud in compagnia di Matyeu Reines, che si cimentava nella sceneggiatura e alla costruzione di gag anche se lui è prevalentemente un disegnatore. Anche li due volumi. Da questa esperienza mi cercarono per portare avanti un’altra serie, chiamata” Les Quatre Quarts”, scritta da Serge Carrere e sua moglie Brigitte in collaborazione con Weissengel. Era una serie molto particolare perché si parlava di culinaria immersa nell’avventura, con in fondo le ricette trattate nell’albo. Ma anche li come esperimento non andò benissimo. Dopo il secondo volume, quello che feci io, si fermò tutto. L’ultimo progetto che realizzai poi per quel mercato fu con un comico corso soprannominato Pido. Sempre a tema umoristico era la trasposizione di una parte di un suo monologo comico nel quale prendeva un po’ in giro la Corsica e i corsi. Un volume unico.
Con la Francia per adesso sono fermo ma l’idea di riprendere c’è e sono certo che qualcosa succederà.

Nick: Che differenze riscontri (se ne riscontri) tra il mercato italiano e quello francofono? Che cosa cambia nel modo di lavorare, nei rapporti tra sceneggiatori e disegnatori,retribuzioni etc,etc?

DS:  In primis, quello che il mercato francese ha in più di noi e che noi italiani ameremo tanto avere in Italia è il riconoscimento dei diritti d’autore oltre ad essere pagati per il lavoro svolto. In Italia adesso ci sono molti editori che si, danno diritti e royalties ma non pagano il lavoro, non danno i famosi anticipi, che ci permettono di vivere di questo mestiere. Insomma le condizioni degli editori italiani ci permettono di fare fumetti solo come secondo lavoro. In Francia invece hanno contratti e retribuzioni come dovrebbe essere dappertutto. Come modo di lavorare mi sono sempre trovato benissimo, il lavoro è svolto tra sceneggiatore e disegnatore, in maniera diretta. Man mano le pagine vengono poi inviate all’editore che, qualora lo ritenesse opportuno interviene a raddrizzare il tiro. A me è successo pochissime volte. Tecnicamente parlando, in Francia, lavorano su un tipo di narrazione a 4 strisce che permette loro di avere anche 15 vignette per pagina. Sono tante e la gestione dello spazio non è sempre così facile. C’è da dire che una volta che entri dentro al loro tipo di narrazione è fatta, non la si sbaglia più. La più grande soddisfazione che ho avuto lavorando per quel tipo di mercato venne dall’editore di Bamboo, Olivier Sulpice, che disse delle mie pagine che non sembravano neanche fatte da un italiano. Questo voleva dire che ero riuscito ad entrare dentro al loro modo di raccontare. Un grandissimo complimento per me.

Nick:   Per l'Italia invece hai collaborato, a partire dal 2010 prima per "Il Misfatto" l'inserto satirico de "Il Fatto Quotidiano"e poi per "Yanez" l'inserto dell'ormai chiuso quotidiano "Pubblico". Leggendo le tue strisce ho avuto la sensazione che tu sia particolarmente a tuo agio con la dimensione della satira politica e che quella sia una strada che ti piacerebbe continuare ancora nel futuro. E' una sensazione sbagliata la mia?

DS:  Hai assolutamente ragione. Sono a mio agio. Siamo nel campo che prediligo, il grottesco, il caricaturale e si, mi piacerebbe tornare a lavorarci su. Devo dire che quando mi ci sono addentrato ho goduto di un momento storico molto prolifico per la satira italiana. C’era Berlusconi che non mancava quotidianamente di tirare fuori dal cilindro magico una cavolata nuova. C’era solo l’imbarazzo della scelta. Peccato non fossimo in un film ma nella realtà.

Nick:  Parliamo adesso del lato tecnico del tuo lavoro: che tipo di carta utilizzi? Preferisci usare il pennino, il pennarello oppure preferisci utilizzare tecniche digitali? E quanto tempo impieghi mediamente per realizzare una tavola?

DS:  Dunque, per il lavoro manuale utilizzo prevalentemente cartoncino Fabriano A4 per il definitivo, matita micromina 0,9 con mine 2B, gomma pane e gomma bianca da matita. Utilizzo poi carta da fotocopie per schizzi, prove o disegni da riportare nella tavola. Lavoro rigorosamente su un tavolo luminoso sempre acceso. Per la china utilizzo pennelli di martora Windsor & Newton serie 7 numeri 1 e 2, un pennino e un po’ di pennarelli per i ritocchi. Come china uso quella per rapidograph della Koh I Noor. Tutto il materiale comunque è in continua evoluzione man mano che escono cose nuove da sperimentare o sui consigli dei colleghi. Da un paio d’anni sono passato al digitale, Cintiq 22HD con la quale faccio quasi tutto, ma non ho mollato assolutamente la carta e il pennello!

Disney Speciale # 074
Cover by Soffritti
Copyright: Disney /Panini

Nick:  Ci descrivi una giornata tipo di Donald Soffritti?

DS:   Mi alzo verso le 9,30 salvo quando porto a scuola mio figlio dove sono costretto ad alzarmi prima. Di solito vado a dormire verso mezzanotte e mezza, che diventano le due, due e mezza quando sono sotto consegna. Dopo aver fatto colazione, letto le mail e qualche notizia di attualità inizio a lavorare. Lavoro fino alle 13,30. Pranzo al volo e ricomincio. Nel pomeriggio dopo le 16, sempre se non sono sotto scadenza, suono un po’ il mio sax, mi rilassa moltissimo, ripassando i brani che suono con il gruppo. Di solito mi esercito per un oretta, relax puro. Ritorno poi ai miei disegni fino verso le 19. Ceno mentre seguo qualche serie tv e poi mi rimetto al lavoro fino appunto verso mezzanotte e mezza.
Quando invece ho mio figlio allora il lavoro si interrompe alle 16. Il resto del tempo lo dedico a lui.

Nick:  Ti propongo un giochino,scegli tre storie che ritieni particolarmente rappresentative del tuo stile. Tre storie che ti sentiresti di consigliare ad un eventuale lettore che non abbia ancora mai letto niente di tuo.

DS:  Per Disney comincio dall’ultima storia che ho appena consegnato, la Topodissea che uscirà dopo la primavera, prima dell’estate. Come maturità artistica è quella che mi rappresenta di più. Extra Disney direi i miei Superheroes Decadence, il primo numero di Vasco Comics, poi Alienor entrambi i volumi, l’episodio di Rat-Man e anche Sportivamente Kico, 200 strip a carattere sportivo scritte da Daniele Brolli. Per ultimo Bookbags, serie ideata da Giorgio Salati inizialmente come strip, poi come storia lunga per il momento sospesa dopo il primo numero ma che molto probabilmente quest’anno continuerà. Ho citato tutti questi volumi perché nell’insieme danno un idea globale dei quello che sono professionalmente, ovvero molto eclettico.


Nick: Quali tra i tuoi colleghi di lavoro segui con maggiore attenzione ed interesse?

DS:  Non ce ne sono in particolare, ne stimo e ammiro moltissimi. Quando si raggiunge la maturità professionale non esiste più IL disegnatore di riferimento ma esistono I disegnatori di riferimento. Osservo tutto e apprezzo molto il lavoro dei miei colleghi. Stilisticamente ho il mio stile, riconoscibile che non ho intenzione di cambiare. Negli ultimi anni invece mi sono focalizzato molto sulla narrazione e allora qui si che un nome su tutti lo do, ovvero quello che credo il miglior narratore italiano e non: Giorgio Cavazzano. Le sue pagine sono perfette, tutto è equilibrato, al suo posto, con una composizione ineccepibile e soprattutto logica.
La narrazione è la cosa più difficile in una racconto a fumetti. Disegnare ormai lo sanno fare tutti e anche molto bene, narrare no, anche quella è una dote e da quello che vedo c’è veramente sempre da imparare.

Nick: Sono molto incuriosito dalla tua passione per il Jazz Passione che spesso coniughi con l'illustrazione Ti va di parlarcene?

DS: Volentieri! La passione per il jazz è nata nel 1989 quando ho iniziato a suonare il sax. Il sax è spesso sinonimo di jazz e da allora di musica ne ho ascoltata veramente parecchia. Non mi ritengo un vero musicista, sono prevalentemente un appassionato. Ho ancora molte lacune, sia tecniche che armoniche, perché quando entri nel mondo del lavoro, tempo di studiare se ne ha poco, e quando ne avevo di più, in gioventù, l’ho sfruttato malissimo. Però non ambisco a nulla se non a divertirmi. Da qui è nato il progetto Birds in Jazz, serie di paperizzazioni a colori di jazzisti famosi, un mio omaggio al mondo del jazz. Il progetto per adesso vede 12 illustrazioni fatte in digitale e stampate su tela 50x70 con le quali ho dato vita ad una mostra che ho portato un po’ in giro per l’Italia. Dopo più di un anno di pausa ho ripreso in mano il progetto proprio qualche giorno fa, devo arrivare almeno a 40 pezzi.

Nick:   Di solito a questo punto domando sempre al mio intervistato una sua impressione sull'attuale stato di salute del fumetto italiano e su cosa si potrebbe fare per riportare lettori al media. Rigiro anche a te la stessa domanda

DS: La domanda è difficilissima. Non lo so. Tutti sembrano avere la verità in tasca ma alla fine non vedo tanti miglioramenti. I giovani non leggono più. La tecnologia ha sostituito in toto quella che era la lettura di fumetti prima degli smartphone. Frequentando anche le scuole elementari e medie, dove tengo lezioni di fumetto, le insegnanti sarebbero gioiose se i bambini leggessero fumetti visto che non leggono veramente più niente.
Di mio cerco con il mio operato di solleticare la curiosità dei bambini verso questo potentissimo mezzo di comunicazione però non so se basta. Quello che vedo è che i ragazzi hanno voglia sempre di ridere, cosa che abbiamo sempre amato tutti fare, se sono cazzate è meglio. È quella la direzione? Boh.
Non riesco a capire cosa possa attirare la loro curiosità sopra ad un fumetto cartaceo. Alle fiere è sempre pieno di gente ma i dati di vendita calano. C’è qualcosa che non torna. Per adesso non ho una soluzione se non andare per tentativi. Per i più piccoli importantissimo sono i genitori. Se in una famiglia ci sono genitori che leggono sia libri che fumetti anche loro impareranno a farlo. Forse dovremmo cominciare proprio da li.



Nick: Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa ci dobbiamo aspettare da Donald Soffritti nel prossimo futuro?

DS:  Ho tre/quattro progetti sui quali devo iniziare a lavorare, tutti extra Disney. Non posso parlarne preventivamente in questo momento ma sarò ben felice di parlarvene appena avrò più certezze e soprattutto un editore!

Nick: Bene, è tutto. Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e ti saluto rivolgendoti la classica domanda finale di Nocturnia: c'è una domanda a cui avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

DS:  No, ho forzato le risposte parlando anche di quello che non mi hai chiesto… hahaha!

INTERVISTA CON LORIS CANTARELLI. - Direttore Editoriale di "Fumo di China"

Prima intervista del 2018 e cominciamo subito alla grande! L'ospite di oggi è Loris Cantarelli, il direttore editoriale di Fumo di China.
FdC come la chiamano gli appassionati è la più longeva rivista di critica e di informazioni relative al mondo del fumetto, in questi mesi sta festeggiando il suo quarantesimo compleanno, traguardo difficilmente raggiungibile in un mercato come quello nostrano.
Loris è stato tanto gentile da voler condividere questo traguardo con noi -e di questo lo ringrazio.
L'occasione ci permette anche di gettare uno sguardo informato sullo stato di salute del mondo del fumetto italiano.
Buona lettura a tutti quanti!

Nick:  Ciao Loris, è un piacere averti ospite di Nocturnia. Questa intervista è dedicata ai 40 anni di “Fumo di China”. Se sei d’accordo vorrei iniziare dividendo l’intervista in due versanti diversi: vorrei partire anzitutto con l’appassionato e poi finire con il direttore editoriale della rivista e di “Fumo di China” nel suo complesso. Cominciamo con l’appassionato. Mi piacerebbe sapere quando è nato in te l’amore per la narrativa disegnata (i nostri amati fumetti) e perché?

Loris Cantarelli:  Ciao e grazie a te! Come milioni di italiani ho imparato a leggere in stampatello maiuscolo su “Topolino” prima ancora di andare a scuola... e che in un intero Paese questo sia capitato a così tante persone credo sia un unicum mondiale, perfino considerando il Giappone!
Ancora alle elementari ho poi iniziato a seguire anche i fumetti dell’Uomo Ragno e il settimanale “il Giornalino” fino al liceo, intensificando via via la conoscenza di sempre più autori e personaggi.

LE STAGIONI DEL COMMISSARIO RICCIARDI - IL SENSO DEL DOLORE (2017)

Luigi Ricciardi è un poliziotto,un commissario per la precisione. Uno di quelli bravi, uno che pensa solo a fare il suo lavoro senza lasciarsi condizionare dalla politica, senza guardare in faccia nessuno.
Cosa non facile nel' Italia fascista dei primi anni '30s.
I suoi colleghi della Regia Polizia di Napoli lo tengono a distanza, i fascisti al potere lo guardano con sospetto perché non è uno di loro mentre i suoi superiori si prendono sempre immancabilmente il merito per i successi raggiunti da Ricciardi stesso.
Una delle poche eccezioni è rappresentata da Maione, l'anziano brigadiere che segue Ricciardi come un' ombra, anni prima il commissario ha aiutato il brigadiere a trovare l'assassino del figlio e gli ha riferito le sue ultime parole, così adesso i due sono inseparabili
L'altra eccezione è rappresentata dal medico legale, il dottor Modo, un anziano antifascista.
Però Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte è un solitario nato, non perché sia di sangue nobile ma perché sin da piccolo è vittima di quello che lui chiama "il fatto". Il Commissario infatti riesce a percepire le ultime parole e le sensazioni finali delle vittime di morte violenta, cosa che se da un lato rende l'uomo un ottimo indagatore dall'altro finisce per allontanarlo da quasi ogni forma di contatto con gli altri esseri umani.
Così, quando nel gelido 1931 arriva una chiamata dal Teatro San Carlo che annuncia l'omicidio di un famoso tenore, amico personale del Duce non c'è nessun dubbio su chi dovrà seguire l'inchiesta.

INTERVISTA CON MARTA PATALAO

Chiudiamo il mese con la mia ultima intervista condotta con un esponente del mondo dei fumetti del Portogallo.
Come introdotto nella mia scheda di qualche giorno fa (QUI) l'ospite odierna è la disegnatrice Marta Patalão
Voglio esprimere il mio ringraziamento a Marta che si è molto gentilmente prestata alle mie domande, così come intendo dedicare questa intervista a due persone che l'anno scorso mi hanno introdotto nel mondo dei fumetti portoghesi:cioè  l'appassionato italiano Marco "Mundo" Sabatino  è il "re" degli esperti portoghesi di banda desenhada Geraldes Lino
Come sempre vi auguro buona lettura

(Para a versão em Português, por favor, vá para baixo)

Nick:  Ciao Marta, benvenuta su Nocturnia e grazie per aver accettato questa intervista. Come prima domanda ti chiedo di presentarti ai lettori italiani del mio blog.

Marta Patalão: Ciao, Nick, sono io che ti ringrazio per l'invito, è per me un grande piacere.
 Ora per quanto riguarda la sottoscritta il mio nome è Marta Patalão,anche se online sono meglio conosciuta con il mio nome d'arte Black Curls.
Sono un artista e illustratrice di fumetti portoghese e da quando mi ricordo ho sempre avuto un grande amore per tutto ciò che riguarda il lavoro artistico. Ho frequentato il corso in Design Grafico   e Multimedia e ora mi trovo a lavorare in vari progetti e collaborazioni autonome in qualità di freelancer.

TALKING ABOUT MARTA PATALAO- Disegnatrice di Fumetti Portoghese

Il Giro d'Europa a Fumetti si appresta a compiere la sua penultima tappa in Portogallo - terra bellissima, a noi molto vicina ma di che non conosciamo quanto dovremmo - l'ultimo intervento, la tappa finale per così dire, sarà quel famoso post -dossier sul fumetto lusitano che prometto da un paio di anni ma che continuo a rimandare per tutta una serie di motivi.

Per adesso aggiungo un altro tassello relativo a quel mondo, una disegnatrice giovanissima ma estremamente talentuosa, dotata di un tratto manga e che ha pubblicato anche da noi.
Preparatevi a fare la conoscenza con la bravissima Marta Patalão.

 Come dicevo Marta è giovane: essendo nata nel 1990 presso  Seixal vicino Lisbona. Sin da subito s'interessa al disegno e al' illustrazione. In particolare quello che l'ha affascina è il disegno orientale che cerca di riprodurre e di fare suo.
Gli studi scelti riflettono conseguentemente questa passione e la scuola scelta (molto famosa in Portogallo) è l' ESAD, l' Escola Superior de Artes e Design
Terminati gli studi la disegnatrice che, nel frattempo artisticamente ha adottato anche lo pseudonimo Black Curls, comincia a partecipare a numerosi progetti in patria.
Tra le altre cose entra a far parte del gruppo dei disegnatori della rivista Banzai, una rivista che, come dice stesso il nome, pubblica artisti locali accomunati dal tratto in stile manga.
Esperienza che serve per cominciare a farla conoscere nel suo paese e che le fa acquisire i primi appassionati.

In seguito diventa membro di uno studio collettivo (caratteristica che sembra accomunare la maggior parte dei disegnatori che provengono da quel paese), l' NCreatures Studio.

Poco a poco Marta Patalão affina il suo tratto, lo rende sempre più raffinato  fino ad arrivare al punto di potersi considerare come una vera e propria mangaka.
Immediatamente successivo all'esperienza di Banzai è il webcomic "Asas nos Pes" e diverse cover realizzate per riviste e prozine lusitane. Spesso si tratta di piccoli progetti come il webcomics Ikarya realizzato nel 2014 per un contest portoghese (su testi di Tiago Bulha)
E piano piano arriva la prima pubblicazione su collaborazione internazionale.
Il paese interessato è l'Italia.

Marta infatti entra in contatto con un gruppo di disegnatori  che sta dando vita ad un progetto collettivo, una rivista autopubblicata ed aperiodica che possa unire disegnatori e sceneggiatori indipendentemente dallo stile, l'unico discrimine praticato è l'amore per il fumetto.
Il nome scelto è NUNAME.

Il resto è storia recente, la partecipazione della Patalão si concretizza nel terzo fascicolo della rivista che esce nel novembre dello scorso anno, proprio durante la Lucca Comics and Games del 2015 
Si tratta di The Opal Flame un opera dalle valenze steampunk altro genere decisamente molto amato dal' artista (ai testi ancora una volta il fido Tiago Bulha \ Kwenron)
Una entusiasta disegnatrice, che ormai lavora prevalentemente come freelance vola nel nostro paese per partecipare alla manifestazione.
In un certo è come se il sogno di quella bambina che amava tanto i cartoni giapponesi si stesse cominciando a realizzare.



Tra pochi giorni pubblicherò la piccola intervista con Marta Patalão  mi sembra un buon modo per cominciare a chiudere i conti con la mia analisi sul fumetto portoghese, una realtà ben più varia e sfaccettata di quanto finora abbiamo immaginato.
Nel frattempo, se siete curiosi, questa è la pagina deviantart di Black Curls e questo è il suo blog
Ci risentiamo tra qualche giorno con l'intervista.

INTERVISTA CON JOSE' FONOLLOSA.

Pesante cominciare una nuova settimana? Speriamo che almeno questo post possa migliorare il lunedì ai lettori di fumetti, ai lettori in generale e agli amanti degli animali.
Oggi infatti vi presento la mia intervista con il disegnatore spagnolo José Fonollosa (QUI trovate una mia scheda sull'autore). 
Ringrazio José, per la sua disponibilità, per la sua gentilezza e anche per aver dovuto combattere anche con la mia scarsa conoscenza dello spagnolo e con i miei svarioni nella lingua di Cervantes. Oltretutto José si è dimostrato una persona fantastica, quindi doppiamente grazie! 
Alla fine della versione italiana troverete anche la versione originale in castigliano.
Buona lettura a tutti!!!

Les presento a la entrevista con José Fonollosa  , el genial artista español .
Aprovecho esta oportunidad para agradecer a José Fonollosa por la amabilidad con la que se han presentado a mis preguntas.
Al final de la lengua italiana en los lectores españoles pueden encontrar la versión original en español.
Les deseo una cálida bienvenida a los lectores españoles, con una advertencia: cualquier error cometido debe cargarse sólo a mí mismo.
Que se diviertan!


Nick: Benvenuto su Nocturnia José.  E' un vero onore averti mio ospite Come prima domanda ti chiedo di raccontarci il momento in cui hai deciso di diventare un disegnatore.
 Quali sono stati i fumetti ed i disegnatori che ti hanno formato maggiormente come lettore, prima ancora che come disegnatore. Naturalmente puoi citare anche libri, film, serie televisive e tutto quello che ti viene in mente.

José Fonollosa:  Credo che, come tutti quanti gli altri artisti, tutto sia cominciato quando da bambino bambino leggevo tutto quello su cui riuscivo a mettere le mani. Negli anni '80 in Spagna non esistevano ancora le fumetterie, così ci dovevamo accontentare dei pochi fumetti che venivano venduti nelle edicole, insieme a riviste e giornali.
Ricordo con particolare affetto i personaggi di Francisco Ibáñez (Mortadelo e Filemon, Pepe Gotera e Otilio, ecc ...) e Jan (Superlópez, Pulgarcito). Inoltre la biblioteca pubblica della mia città possedeva le collezioni complete di classici della BD francofona come Asterix, Iznogoud, Valerian o Blueberry che ho riletto più e più volte.
Nella mia adolescenza  ho cominciato a collezionare i fumetti dei supereroi, principalmente quelli della Marvel. Cose che continuo a leggere ancora adesso, ma ci sono talmente tante serie e così tanti collegamenti tra le medesime che mi stanno portando a perdere l'interesse per questo tipo di fumetti.
Suppongo che sia un riflesso dell' età.#
Quando sono diventato adulto poi mi sono interessato anche ad altri autori, ma credo che quelle letture che ti ho citato siano state la base su cui si è cementato il resto.

TALKING ABOUT JOSE' FONOLLOSA.

Riprende anche Il Giro d'Europa a Fumetti.
Tra pochi giorni vi proporrò una piccola intervista con il disegnatore spagnolo José Fonollosa, un artista moto conosciuto e tradotto anche da noi, sia per le sue serie ad argomento "zombesco" sia per i volumi dedicati alle sue tanto amate gatte, volumi che hanno fatto la gioia di tutti quei lettori che al contempo sono anche proprietari  (1) di felini
José Miguel Fonollosa nasce nel 1975 nella cittadina di Vinaròs e come molti artisti spagnoli della sua generazione comincia a farsi notare pubblicando i suoi lavori su diverse fanzine.
E' però nel 2000 che il disegnatore riceve la sua prima proposta importante, ad offrirgliela è Camacuc, una rivista per bambini molto popolare in Spagna.
Su Camacuc, il nostro si fa veramente le ossa, affina il suo stile gommoso e quasi cartoonesco e si prepara per il passo successivo.
La pubblicazione in volume.

INTERVISTA CON CHRISTOPHE ARLESTON

Bentornati!
Oggi io vi presento la mia intervista con Christophe Arleston, uno dei migliori sceneggiatori di Francia, famoso per creazioni come Lanfeust o Trolls de Troy.
Io voglio ringraziare Christophe per la sua gentilezza, per la sua disponibilità ed anche per essersi prestato a questa mia lunghissima intervista.
Per chi fosse interessato ad approfondire io vi invito a leggere QUESTA scheda (in italiano ) su Arleston.
Alla fine della versione italiana i lettori francofoni potranno trovare la versione francese.
Buona lettura!!!
Attendo i vostri commenti!
Pour la version françaisese il vous plaît faites défiler vers le bas!)




TALKING ABOUT CHRISTOPHE ARLESTON


Aggiungiamo un altro tassello alla mia indagine sul mondo del fumetto europeo, a breve infatti vi proporrò una bella intervista con uno dei maggiori sceneggiatori attualmente in circolazione, cioè  il francese Christophe Arleston.

Questa intervista mi permetterà quindi di raggiungere almeno tre obiettivi: per cominciare il sottoscritto potrà, nel suo piccolo, fare un omaggio nei confronti della Francia, una nazione che amo molto e che, inutile ricordarlo, recentemente è stata vittima di sanguinosi attacchi terroristici. Come secondo risultato, beh...la Francia assieme al Belgio è la maggior produttrice di fumetti, almeno qui in Europa, ed una qualsiasi trattazione sull'argomento  non potrebbe prescindere da questo dato.
Il terzo risultato è infinitamente più personale, Arleston è un'ottimo scrittore e sceneggiatore, dotato di uno stile ironico che a me piace molto. Inoltre è anche un autore molto prolifico avendo lui scritto più di 120 titoli (molti dei quali come la saga fantasy di Lanfeust legati al fittizio mondo di Troy) ed è stato anche abbondantemente tradotto anche da noi.

INTERVISTA CON GIUSEPPE DI BERNARDO.


Oggi vi propongo l'intervista con il fumettista Giuseppe Di Bernardo, un nome che, come saprete, è stato fatto diverse volte su Nocturnia.
Ringrazio di vero cuore Giuseppe Di Bernardo per la disponibilità dimostratami e anche per la velocità che ha impiegato nel rispondermi. 
Come sempre vi auguro una buona lettura e per chi tra voi fosse interessato ad approfondire, QUI trovate una breve scheda da me scritta sull'autore.

Nick:  Ciao Giuseppe, sei il benvenuto su Nocturnia, era da parecchio che desideravo intervistarti, quindi come prima domanda ti chiedo cosa ti ha avvicinato al mondo del fumetto e quando hai deciso che avresti voluto lavorare in questo settore.

Giuseppe Di Bernardo: Ciao e un saluto che arriva dal profondo della notte, giusto per essere in tema.
Da sempre ho scritto e disegnato fumetti. Ne ho ricordo almeno dalla quinta elementare. Mi piaceva inventare storie e raccontarmele, e mi piace ancora. Lo faccio per quello, infatti, dentro di me c'è acciambellata come un gatto, la netta sensazione che il mio non sia un lavoro vero e proprio.

TALKING ABOUT GIUSEPPE DI BERNARDO


Il nome di Giuseppe di Bernardo è stato citato spesso in questo blog, non solo mi è capitato di parlare di lui e dei suoi fumetti durante le mie precedenti interviste ma ho sempre ritenuto che sia uno dei migliori sceneggiatori tra quelli delle nuove generazioni ed il motivo è presto spiegato: apprezzo molto il suo stile ed i temi impiegati dalla sua scrittura, un misto tra avventura classica, horror, poliziottesco, folklore metropolitano e cultura pop con delle robuste immissioni di esoterismo ed uno spizzico di teorie della cospirazione.
Doveva arrivare prima o poi il momento in cui Di Bernardo sarebbe diventato uno degli ospiti delle Interviste Nocturne.
E quel giorno è finalmente arrivato.

Inoltre questa sarà l'occasione per parlare sia del Giuseppe Di Bernardo sceneggiatore di fumetti, sia del Giuseppe Di Bernardo disegnatore ed illustratore, due aspetti della sua attività altrettanto interessanti.

Una prima nota biografica:  Di Bernardo nasce a Firenze nel 1971, si diploma al Liceo Artistico e - successivamente-si iscrive alla Scuola Internazionale di Comics. Da quel momento in poi comincia la sua carriera nel mondo dell'illustrazione e del fumetto.

INTERVISTA CON JOANA AFONSO. - Disegnatrice di Fumetti Portoghese

Benvenuti! 
Vi propongo una nuova Intervista Nocturna. Come vi avevo preannunciato in questa scheda l'intervistata odierna è la disegnatrice lusitana Joana Afonso.
In questo modo spero di far conoscere alcune realtà fumettistiche -come quella portoghese- poco conosciute da noi. Voglio esprimere il mio ringraziamento a Joana Afonso che si è molto gentilmente prestata alle mie domande ed anche per il tempo per cui ha dovuto aspettare la pubblicazione di questa intervista (è stata rilasciata a maggio, ma complice la chiusura di Nocturnia sono adesso riesco a presentarla); cosa di cui mi scuso con la disegnatrice.
Tra parentesi- ed è  stata una inaspettata ma piacevole sorpresa anche per me- ho appena scoperto che O Baile sarà presto pubblicato anche in Italia col titolo " Il Ballo", l'editore dovrebbe essere  la Tunuè.
E' bello sapere di averci visto lontano.
 Intendo anche ricordare i miei due anfitrioni nel mondo dei fumetti portoghesi: l'appassionato italiano Marco "Mundo" Sabatino  è il "re" degli esperti portoghesi di banda desenhada Geraldes Lino
Come sempre vi auguro buona lettura!
(Para a versão em Português, por favor, vá para baixo)

Nick:  Ciao Joana, benvenuta su Nocturnia e grazie per aver accettato questa intervista. Come prima domanda ti chiedo di presentarti ai lettori italiani del mio blog.

 Joana Afonso: Ciò che posso dire, sono una ragazza che ha sempre amato fare bambole, o comunque le vogliamo chiamare, ho sempre visto molti cartoni animati,  più  che leggere fumetti, visto che all'interno della famiglia non c'era alcun tipo di tradizione artistica, quindi ho sempre considerato e preso in esame più le influenze dell' animazione che quelle più propriamente del fumetto. Inoltre insegno presso la Facoltà di Belle Arti nei settori che su cui più amo lavorare e dunque amo ciò che faccio.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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