Visualizzazione post con etichetta Garage Tv.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Garage Tv.. Mostra tutti i post

"INCUBUS" (1965) IL FILM RITROVATO CON WILLIAM SHATNER. - Conclusione.

Le due precedenti parti sono uscite QUI e QUI.

 Incubus non fa in tempo a venir presentato in anteprima al San Francisco Film Festival nell'ottobre del 1966 che cominciano i veri problemi. Provate a pensare al gioco del Domino, basta che una tessera cada a terra e come un effetto incontrollabile ogni elemento finirà per trascinare con sé nella sua caduta tutti quanti gli altri. 

Effetto voluto? Gli strali di un avverso destino? Errori passati che si sommano? Vite in bilico? A volte semplicemente le cose brutte succedono.

Ma quello che succede ai diversi membri del cast di Incubus  è quanto di peggio si possa immaginare. 

E intanto le schede del Domino cominciano a cadere.

UN COMPLICATO INTRIGO DI DONNE VICOLI E DELITTI.

A cominciare le danze è l'attrice Ann Atmar, l'interprete di Arndis, la sorella del personaggio di Shatner. Le riprese sono appena finite che la donna si suicida, ho detto donna ma dovrei dire ragazza, Ann Atmar aveva appena 27 anni. Un altro membro del cosidetto Club27 (anche se nel 1966 questo termine non si usava ancora), una poco felice espressione giornalistica utilizzata per indicare quegli artisti morti in circostanze violente o comunque dubbie a quell'età.

Ann Atmar.
 

Finale- QUANDO IL DOCTOR WHO EBBE LA FACCIA DI MR.BEAN!

 Le due parti precedenti sono uscite QUI e QUI.

Lo special The Curse of Fatal Death ha anche un altro primato. Si tratta dell'avventura, sia pur apocrifa, sia pur parodistica (ricordiamo che si tratta di una trasmissione comica a sfondo benefico) con il maggior numero di rigenerazioni presenti.

Di conseguenza tutti gli attori finora apparsi nell ruolo del "Dottore" escono di scena, anche abbastanza stupidamente, nel giro di pochi istanti. Quindi sia Richard E. Grant che Jim Broadbent incontrati nella puntata precedente  salutano i telespettatori britannici con una semplice comparsata.

Ma per la gioia della "companion" Emma con la nuova trasformazione entra in scena un ulteriore Dottore.

Come dicevamo a prestare il volto e le fattezze alla new entry è il popolarissimo attore brillante Hugh Grant

THE CURSE OF FATAL DEATH: QUANDO IL DOCTOR WHO EBBE LA FACCIA DI MR. BEAN!- Seconda Parte.

 La prima parte è uscita QUI.


 Il 12 marzo del 1999 sugli schermi della rete ammiraglia dell'emittente BBC va in onda una trasmissione particolare, uno special di beneficenza per il Red Nose Day, una giornata di raccolta fondi destinati al contrasto della povertà e del disagio infantile.

BBC ONE fa la sua parte e per quall'occasione programma una trasmissione che sia si comica ma che vada incontro ai desideri di quel larghissimo bacino di appassionati del "Dottore", da troppo tempo digiuni del loro beniamino.

La serie classica di Doctor Who era stata infatti sospesa nel 1989 fermandosi con le avventure del Dottore Numero 7 interpretato dall'attore Sylvester McCoy. le motivazioni erano le solite che vengono sempre addotte in occasioni come queste: continuo  aumento dei costi e costante diminuzione dell'audience.

Quindi nonostante i vertici della BBC si fossero affannati a ripetere che "prima o poi" il personaggio sarebbe tornato la ventiseiesima stagione fu l'ultima.

Almeno per parecchi decenni.

Ci fu comunque nel 1996, un primo ma infruttuoso tentativo per resuscitare lo show, si trattò di un film per la televisione a capitali misti anglo-americani, che nelle speranze dei produttori privati avrebbe dovuto fingere da lancio per una nuova versione del simpatico Timemaster.  Intitolato semplicemente Doctor Who conteneva, tra le altre cose, la rigenerazione di McCoy ed il passaggio ad una nuova incarnazione, l'ottava con il fisico ed il volto del fascinoso Paul McGann.

Le reazioni del pubblico furono quantomeno miste. 

Paul McGann nel film Doctor Who (1996)
  

Se da un lato gli spettatori britannici dimostrarono di apprezzare McGann (ma un po meno il fatto che per la prima volta il Dottore nutrisse sentimenti romantici per la sua companion femminile), dall'altro il film fallì miseramente in quello che sarebbe dovuto essere il suo scopo primario: interessare lo spettarore medio americano e di conseguenza trovare finanziamenti in quelle latitudini.

Scoglio questo verso il quale si sono infrante le speranze di molte serie brit, non ultima Spazio 1999.

THE CURSE OF FATAL DEATH : QUANDO IL DOCTOR WHO EBBE LA FACCIA DI MISTER BEAN ! - Prima Parte.


 Se è mai esistita una costante nel mondo dell'intrattenimento britannico è Doctor Who, per la maggior parte degli abitanti di quell'isola, non solo gli appassionati di fantascienza, Doctor Who è "la" serie, il metro di paragone con cui ogni produzione finisce con l'essere confrontata. Per la maggior parte della fanbase si tratta di materia mortalmente seria, scatenando una fidelizzazione talmente forte con poche corrispondenze al mondo. Ma anche per tutti gli altri, per il cosidetto telespettatore medio d'oltremanica, nominare il "Dottore" significa rappresentare un elemento di riconoscibilità nazionale al pari della Regina, della Nazionale di Calcio, del clima uggioso e del "Fish and Chips".

Perfino negli anni in cui il programma non andava in onda infinite discussioni sono sorte tra gli appassionati su quale fosse l'incarnazione migliore dell'alieno del pianeta Gallifrey dotato di due cuori e fruitore di numerose "rigenerazioni" (trucchetto questo utilizzato dagli autori, come si sa, per consentire la prosecuzione della serie sostituendo l'interprete del protagonista ogni qualvolta che questi si stancava). Ultimamente però le discussioni sono aumentate tra le diverse fazioni nel corso dell'incarnazione di Jodie Whittaker, la prima al femminile (quantomeno nella serie "ufficiale", come vedremo), non tanto per il cambio di sesso del "Dottore", che anzi era stata accolto abbastanza bene dalla maggior parte delle persone, quanto per le sceneggiature dello showrunner Chris Chibnall.

"STREGHE": IL TRIO INIZIALE.

Se vedendo questa immagine vi sembra che qualcosa non quadri, che le cose non quadrino e che ci sia qualcosa di sbagliato, beh...avete ragione e torto al tempo stesso. A parecchi tra voi i volti di Holly Marie Combs e di Shannen Doherty, così come certi colori e una determinata estetica ricorderanno certamente Streghe, la serie fantasy andata in onda qualche annetto fa su Rai Due. E' il terzo volto che genera qualche perplessità.

La storia è molto più semplice di quanto di possa pensare.

Ed è un poco la storia di quello che era il sistema di lavorazione delle serie televisive fino a qualche tempo fa. 

Il successo del precedente post ( QUI) ed il commento del bravo Austin Dove mi hanno dato l'idea per un proseguo della trattazione su alcuni pilot, sui primissimi tentativi di lanciare alcune serie, sui primi attori coinvolti, sulle idee iniziali per molti show e su quello che avrebbe potuto essere.

"THE BIG BANG THEORY" COME SAREBBE DOVUTO ESSERE IN PRINCIPIO.

The Big Bang Theory è probabilmente una delle sitcom più amate dai nerds come il sottoscritto, andata in onda per più di dodici anni sulla CBS dal 2007 al 2019 raccontava le peripezie e vicissitudini di un gruppo di giovani scienziati, decisamente uno più inadeguato dell'altro. Tutti geeks, tutti carichi di difetti, fobie, tic esagertai, amanti di fumetti, cultura popolare, fantascienza e fantasy, cosa che ovviamente li ha resi cari ad un sacco di appassionati delle stesse cose che ( fino ad un certo punto) si sono anche rivisti nelle vicende. La scoperta del sesso, dell'amore, di una cosa chiamata "vita vera" con l'arrivo delle varie fidanzate e mogli costruiva il secondo cardine della faccenda e dava modo di far assistere all'evoluzione (ed in un caso anche all'involuzione) dei vari personaggi.  Una serie comica certo, ma che al suo interno conteneva infinite citazioni sui capisaldi del genere, da Il Pianeta delle Scimmie o Star Wars fino a Batman, passando per Terminator e Babylon 5. Così come nella maggior parte degli episodi facevano la loro comparsa scrittori, attori e\o disegnatori di fumetti, tutti impegnati in spassosisisme ed autoironiche interpretazioni a cominciare da il Wil Wheaton (l'ex Whesley Crusher di Star Trek: the  Next Generation) diventato una presenza costante nello show.

TUTTE LE STAGIONI DI AMERICAN HORROR STORY: "HOTEL" . - Esecuzione.

Prima dell'estate fa avevo pubblicato un post introduttivo (QUESTO) nel quale riprendevo il discorso su una delle serie contemporanee che più amo e che al tempo stesso mi fa più arrabbiare per come viene sviluppata. Sto parlando, come avrete capito dal titolo, di American Horror Story (da qui in poi AHS).

I motivi della mia passione e della mia frustrazione li ho già spiegati più e più volte, però, dato che mi conosco, è altamente probabile che su questo torneremo brevemente anche stavolta in corso d'opera. 

Non c'è dubbio però che, per vari motivi, la quinta e la sesta stagione di A.H.S rappresentino un vero e proprio giro di boa con più di un cambiamento nella struttura, per alcuni interpreti ed a livello di cronologia interna con l'aumento dei riferimenti alle stagioni precedenti.

Mi spiegherò meglio più avanti, adesso è ora di cominciare con delle brevi (brevi sempre secondo i canoni "Nocturniani" dello Zio Nick) schede su Hotel oggi e, prossimamente, su Roanoke. 

"DIABLERO", L' HORROR CHE ARRIVA DAL MESSICO.

 

Città del Messico non è mai stata un luogo facile dove vivere, eppure ultimamente il numero delle persone scomparse pare aumentare, sopratutto bambini ed adolescenti. La polizia locale, distratta da molte, troppe altre cose non ha molta volontà di occuparsi del fenomeno mentre il Clero messicano ha i suoi motivi per nascondere o minimizzare il numero degli scomparsi. Dopo l'ennesima sparizione, Padre Ramiro Ventura, un giovane prete decide di agire per conto suo. Tutto sembra portare ad una pista soprannaturale, per questo Padre Ventura ha davanti a sè un' unica opzione: quella di rivolgersi ad un cacciatore di Demoni. O come li chiamano in Messico, un "Diablero".

Di solito quando si parla del Messico si passa tra due estremi fin troppo distanti tra loro: da un lato nomi come Acapulco, sinonimo di bianche spiagge vacanziere degne del turismo più cosmopolita possibile, dall'altro storie di corruzione, povertà, criminalità esasperata e narcotraffico. Mondi lontani l'uno dall'altro quanto possono essere le stelle e la torba. Stereotipi,  a volte molto esagerati. ma del resto ogni luogo ha i suoi. La realtà è che il popoloso paese centro-americano, a volte, fatica a difendere una sua dimensione identitaria schiacciato com'è dal suo fin troppo ingombrante vicino.

ITINERARI NELL' HORROR: "MARIANNE" (2019).

Una scrittrice horror dopo aver concluso l'ultimo capitolo della sua saga di successo è costretta a tornare nel suo paese d'infanzia. Ad accoglierla un clima di terrore, ben pochi sembrano contenti di rivederla: non lo sono i suoi genitori con i quali la donna si era allontanata da tempo, non lo sembra padre Xavier, il battagliero prete del luogo, non lo sembrano gli abitanti locali.Il clima plumbeo del luogo non facilita le cose. Le poche eccezioni paiono rappresentate da alcuni amici d'infanzia e da Samuel Roman un bizzarro ispettore appassionato di letteratura horror. Ovunque vadano la scrittrice e la sua sensibile aiutante si verificano morti ed incidenti sempre più cruenti. La scrittrice si era costruita la sua fama con il personaggio della cacciatrice di mostri Lizzie Lark e della sua nemesi, la strega Marianne. Possibile che il tutto sia manovrato da una reale entità malvagia? Un'entità che sta facendo di tutto per tornare nella nostra realtà?

Nonostante sia stata cancellata da Netflix dopo una sola stagione Marianne si è guadagnata un grande numero di fans sparsi per tutto il mondo. Tralasciamo le consuete parole di entusiasmo dello "Zio" Stephen King che, com'è noto, non nega una parola buona nemmeno al ragazzo che consegna sgualciti i giornali della mattina o al tizio che sta passando per caso in mezzo alla strada ma è un dato di fatto che Marianne sia davvero una serie notevole. Magari non per tutti, forse da avvicinarsi con le pinze se deboli di cuore, decisamente non consolatoria, però si tratta di uno show capace di dire qualcosa di nuovo su un tema stra abusato come quello della stregoneria. Ed anche in grado di saper sfruttare tutti i temi soliti del genere senza farli apparire come stantii.

AMERICAN HORROR STORY: DA "HOTEL" A "ROANOKE." - Introduzione.

 ALCUNE OPINIONI SULLA QUINTA E SESTA STAGIONE.

American Horror Story è una di quella serie che non concede mezze misure: o la si ama per principio o la si odia e nemmeno troppo cordialmente. Sin dalla sua prima apparizione nel 2011 la serie antologica della rete FX si è sempre contraddistinta nel suo generare emozioni e sensazioni forti tra gli spettatori.

 Reazioni forti e a volte anche contraddittorie.

Personalmente anche io ho avuto un rapporto decisamente molto controverso con American Horror Story (da qui in poi A.H.S) , ho visto tutte le puntate di tutte le nove stagioni fin qui realizzate, ne possiedo parecchie in cofanetto ed ammetto che in questi mesi di lockdown ne ho approfittato per rinsaldarne la conoscenza. Tuttavia le mie idee in proposito sono parecchio cambiate nel corso degli anni. Sono passato dall'entusiasmo più totale per le prime due stagioni Murder House o Asylum al tiepido gradimento per le successive senza però nascondere di aver provato enorme delusione per alcune annate (Coven o Kult)  fino a raggiungere le attuali punte di apatico distacco nei confronti delle ultime uscite.

QUALI SONO LE VOSTRE ATTRICI PREFERITE DI FILM & SERIE TELEVISIVE HORROR, SCI-FI E FANTASY?

 Un paio di giorni fa la mia amica Mariella sul suo blog ha proposto un articolo che lei stessa definisce goliardico se non proprio pecoreccio. No, fermi, alt! Non aspettatevi nulla di eccessivo o a luci rosse, quella di Mariella era stato un garbato divertissement per sfuggire per un attimo a quel pesante clima che stiamo respirando da tanto troppo tempo fatto di virus contagiosi, di "esperti" litigiosi che si smentiscono a vicenda e di zone rosse, gialle, arancione, fucsia, a pois o a righe irregolari.

  Prima di andare avanti, una premessa: sono ovviamente molto preoccupato per la situazione e prendo molto sul serio la lotta al coronavirus e le metodiche di prevenzione dello stesso, ma cerco di fare anche io la mia parte per rendere qualche ora più gradevole per tutti noi.

In sintesi e con molto garbo Mariella ha presentato una sua personale classifica di quelli che ritiene i cinque attori più gnocchi ahem affascinati del momento. Se siete interessati, il blog è QUESTO mentre QUI trovate il post in questione. L'idea mi è sembrata divertente e sono intervenuto nei commenti dando una mia personale lista di alcune tra quelle che considero le attrici più belle del momento. Non certo le uniche e nemmeno le più famose ma quelle attualmente per il sottoscritto possiedono quel quid seduttivo in più.

Però, però, però, perché non sfruttare tutto questo, l'ispirazione ricevuta per un bel post a casa mia su Nocturnia?

Niente di complicato e cerebrale. Una semplice lista.

Naturalmente, essendo Nocturnia un blog che si occupa di determinati argomenti e generi, citerò solo alcune attrici contemporanee apparse in produzioni fantascientifiche, horror, fantasy o thriller.  Ma voi se preferite potrete nei commenti (in base ai vostri gusti e alle vostre conoscenze) citare anche attori di entrambi i sessi, oppure riandare indietro con la memoria e ricordare bellezze del passato..



 

Ringraziando sempre Mariella, per la bella idea che mi ha fornito. in sintesi: se non vi piace date pure la colpa a me, ma se l'idea vi sconfinfera riconoscete tutti i meriti a lei.

Ecco quindi la mia personale lista delle attrici che mi hanno colpito maggiormente come bellezza ma anche come talento in questi ultimi tempi:  

THE HAUNTING (OF HILL HOUSE) - Prima Stagione

C'è un trauma nel passato della famiglia Crain, molti anni prima la matriarca Olivia è morta in circostanze poco chiare all'interno  di Hill House, una sinistra dimora vittoriana che Olivia in compagnia del marito Hugh aveva rilevato per restaurarla e poi venderla ad un prezzo più alto. Le versioni sempre più reticenti sull'accaduto fornite da Hugh non hanno mai convinto del tutto, così da alimentare i sospetti sull'uomo. A distanza di molti anni i cinque figli della coppia cercano di andare avanti come possono, ma nessuno di loro è mai riuscito a superare totalmente i traumi vissuti. Le domande sono ancora parecchie, adesso però i Crain sono costretti a tornare loro malgrado ad Hill House.
Ma i fantasmi sono solo nella loro mente oppure tra le mura ed i corridoi di Hill House,c'è davvero qualcosa che trama e si agita nell'ombra?

Dopo Black Summer questa è la seconda produzione Netflix di cui parlo sul blog.
Anche stavolta parliamo di una serie horror, anche in questo caso ritroviamo alcuni dei marchi di fabbrica della società operante nel settore della distribuzione di contenuti via internet, come la messa in onda in contemporanea di tutti e dieci gli episodi della prima stagione (in questo caso il 12 ottobre del 2018) ma le similitudini finiscono praticamente qui, stavolta si affronta uno dei temi più classici dell' horror, quello della casa stregata, così come classicissima è anche l'origine materiale da cui è stato originato il tutto e cioè  uno dei romanzi più importanti di tutta la narrativa fantastica.
Un romanzo talmente importante e seminale da contenere al suo interno uno degli incipit più famosi ed universalmente conosciuti di tutta la storia della narrativa mondiale.
Sto parlando di queste parole:

«Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.»

BLACK SUMMER. La Serie.

I Morti si stanno risvegliando e sopratutto si stanno risvegliando sempre più famelici ed aggressivi. Le strutture umane e politiche si rivelano estremamente fragili, non ci vuole molto perché la Società frani su se stessa. Tutti contro tutti, l'unico scopo è la semplice sopravvivenza.
Una giovane madre di nome Rose, viene separata dalla figlia, assieme ad un eterogeneo gruppo di sopravvissuti, la donna farà di tutto per ritrovarla.
E nessuna pietà nei confronti di tutti quelli che cercheranno di fermarla.

Sono circolate opinioni differenti nei confronti di Black Summer, o quantomeno nei confronti della sua prima stagione. Se andrete a cercare informazioni in rete, troverete senza problemi sia recensioni e pareri entusiastici (tra cui anche quelli di un "certo" Stephen King, di certo non l'ultimo arrivato) che descrivono gli otto episodi distribuiti da Netflix come di una positiva ventata di aria nuova nel settore delle Apocalissi Zombi,sia stroncature più o meno assolute che bollano il prodotto come soporifero o addirittura inconcludente.
La verità come spesso avviene sta nel mezzo.
Ma questo lo vedremo dopo.
Prima di andare avanti c'è da aggiungere che, come abbiamo notato un po' tutti quanti ultimamente, nel corso di questi ultimi anni le produzioni cine-televisive dedicate ai morti viventi siano decisamente proliferate oltre ogni limite con creazioni non sempre all'altezza delle aspettative. Inoltre una delle regole non scritte dell'intrattenimento popolare prevede come l'inflazione di un determinato genere possa generare come non voluto effetto secondario una certa stanchezza ed un rigetto da parte di ampie porzioni di pubblico.


Ovviamente non siamo ancora a questi livelli e personalmente almeno il sottoscritto non si stancherà mai di film e serie televisive dedicate a zombie e revenants vari, però è indubbio che l'attuale stato dell'arte sta spingendo molti di noi fruitori non occasionali del genere ad essere sempre più esigenti e ci porta ad alzare l'asticella del gradimento sempre più in alto.

STAR TREK DISCOVERY -LA PRIMA STAGIONE

Questo post fa parte di una ideale trilogia dedicata alla serie Star Trek Discovery (gli altri due post li potrete trovare QUI e QUI).

Si prova una strana sensazione di straniamento nel guardare la prima stagione di Discovery: come scrivevo nel primo post di questa ideale trilogia, S.T Discovery, almeno nella sua prima stagione è' Star Trek ma al tempo stesso è come se non lo fosse!
Pur essendo un chiaro seguito di Enterprise ed un prequel della serie classica non sembra corrispondere alle idee che ci siamo fatti finora dell'Universo creato dalla fantasia del grande Gene Roddemberry, tanto per cominciare ci sono ancora i Klingon, sono ancora i grandi nemici storici della Federazione ma subiscono l'ennesimo restyling sia nell'aspetto fisico che nella loro cultura. La Federazione stessa ci appare irriconoscibile, distantissima da quegli stessi valori che avevano fatto la sua fortuna presso il grande pubblico presa com'è dal conflitto contro i suoi nemici interni ed esterni.
Cosa questa amplificata all'ennesima potenza dall'insaziabile comportamento guerrafondaio di un personaggio come quello del comandante della USS Discovery, il capitano Gabriel Lorca (il brillante attore e doppiatore britannico Jason Isaacs).
Questo almeno nei primi episodi

Michael Burnham.

STAR TREK DISCOVERY. - La Genesi

L' introduzione la trovate QUI.

In questi ultimi anni l'intero concetto di intrattenimento seriale televisivo ha vissuto una trasformazione epocale. I motivi e le cause sono state molteplici: crisi economiche, uno sciopero degli sceneggiatori avvenuto a cavallo tra il 2007 ed il 2008 che fu a dir poco storico, il progressivo cambio dei gusti del pubblico, la diffusione di internet (le web series), e come ultimo passo la nascita e lo sviluppo di servizi di streaming e di produzione on demand come Netflix e Hulu e la storia non è ancora finita. Le trasformazioni di cui parlo hanno riguardato sia gli aspetti produttivi (un esempio tra tutti riguarda il numero di episodi che vanno a comporre le singole stagioni: fino a qualche anno fa la durata media della quasi prevalenza delle serie veniva tranquillamente composta di 22 /24 episodi mentre adesso sono estremamente poche le produzioni che riescono a raggiungono questo numero e le stagioni durano -per la maggior parte dei casi- 10 o 13 episodi...e la tendenza futura sembra essere quella che porta ad un ulteriore abbassamento numerico. )
Ma ciò che è cambiato di più sono i contenuti.

ARRIVANDO A STAR TREK DISCOVERY.

Se volessimo definire con poche circoscritte parole la prima stagione di S.T. Discovery si potrebbe dire che questa serie :"E' Star Trek ma al tempo stesso è come se non lo fosse!" E con questo potremmo anche tranquillamente chiudere qui la nostra ipotetica recensione con questo ossimoro pilatesco.
In realtà la cosa si spiega benissimo, e non è certo mia intenzione dare spiegazioni così semplicistiche
L'universo di Star Trek fa parte del del bagaglio culturale internazionale.
E questo è un semplice dato di fatto.
Scontato perfino.
Che lo si ami alla follia o che lo si odi cordialmente trovatemi una persona che non ne abbia mai sentito parlare.

DESDY AND ME 2: INTERVISTA CON ALESSANDRO GIORDANI, IL REGISTA DE "L'INSONNE -OUVERTURE"!

Con l'odierna intervista riprendo per un attimo a parlare del corto L'Insonne-Ouverture, di cui ho parlato QUI. Come ricorderete tutto nasce da un fumetto nato dalla fantasia di Giuseppe Di Bernardo e di Andrea J.Polidori (QUI trovate la mia prima intervista a Di Bernardo risalente al 2015, quando venne annunciato il progetto e la fine della lavorazione dell'episodio pilota). Visto che credo molto nelle potenzialità del personaggio e ritengo che possa venirne fuori un buon prodotto televisivo, voglio continuare a sostenere il progetto. Proprio per questo oggi vi propongo la lettura della mia chiacchierata con Alessandro Giordani il regista di Ouverture
Se avete voglia di approfondire QUI trovate la mia seconda intervista a Di Bernardo effettuata di recente, mentre invece QUI trovate il link su You Tube dove è ancora possibile visionare gratuitamente L'Insonne-Ouverture
Se o quando ci saranno novità in proposito o se e quando riuscirò ad intervistare Chiara Gensini o qualcun altro degli attori coinvolti.
Buona Lettura!
Nick: Benvenuto Alessandro Giordani, è un piacere averti ospite di Nocturnia. Ti andrebbe di presentarti ai lettori del blog?

Alessandro Giordani: Ho avuto una formazione un po’ variegata: nasco come montatore, professione che porto avanti ancora oggi da 15 anni, poi ho avuto una mia società con cui ho anche prodotto delle cose e, nel tempo libero, mi sono occupato di miei progetti come regista. Anche se mi sono laureato in cinema a La Sapienza a Roma con una tesi su “Esoterismo e Cinema”, sono sempre stato un autodidatta nel mondo del lavoro: ho coltivato l’aspetto professionale stando sul campo o rubando parecchio con gli occhi. Oggi sono alla ricerca di possibilità per realizzare la mia opera prima.

Nick: Come sei stato coinvolto nel progetto " L'insonne-Ouverture"? E Cosa ti ha affascinato nel tema e nei personaggi?

COLIANDRO, IL BRACCIO SBAGLIATO DELLA LEGGE

Non c'è niente da fare,all'inizio la Rai proprio non la voleva trasmettere per niente la serie su Coliandro. Alcuni dirigenti temevano che una fiction così atipica non sarebbe piaciuta al teleutente medio, di più si temeva che una figura di protagonista così maldestra; sboccata; violenta,apparentemente piena di pregiudizi; sfigata e sopratutto perdente avrebbe provocato reazioni indispettite e veementi da parte delle Forze dell'ordine veri Poliziotti in testa.
Di più ancora, diversi esponenti politici -tutti appartenenti ad una ben individuata forza politica - non facevano altro che pronunciare invettive contro certe "produzioni pagate con il canone degli italiani che ridicolizzavano l'operato della Polizia italiana".
Il risultato fu che, pavidamente, la Rai bloccò a lungo tempo una produzione già avviata.
Non era certo la prima volta, né sarebbe stata l'ultima, ma dal caso specifico si sarebbero potute imparare diverse lezioncine utili per il futuro.
Nata nel 2003 come film unico fortemente voluto dal produttore Tommaso Dazzi che aveva scoperto i romanzi di Lucarelli innamorandosene, la cosa si era rapidamente trasformata in una vera e propria serie stagionale di 4 episodi, coi soggetti scritti da Lucarelli stesso e da Giampiero Rigosi per la regia dei bravi Manetti bros.
Tutto era pronto, la serie era anche già stata venduta ad alcune televisioni estere, ma gli scrupoli (diciamocelo pure chiaramente di parte) di tanti cosidetti esperti fecero si che la messa in onda fosse rimandata per ben tre anni.

AMERICAN HORROR STORY: DA "COVEN" A "FREAK SHOW"

Qualche tempo fa, una vita intera secondo i ritmi della rete, avevo cominciato a seguire la serie "American Horror Story"(da adesso in poi A.H.S) nelle sue varie incarnazioni e avevo promesso di recensirne tutte le stagioni, fedele alla parola data avevo prontamente fatto uscire le recensioni della prima stagione, Murder House e della seconda Asylum, i post veri e propri esempi di archeologia internettiana sono tranquillamente disponibili ai link indicati.
Poi però mi ero fermato.
I motivi, non so quanto validi, sono presto detti.
In primo luogo è che in rete c'era già un sacco di gente molto più brava di me che parlava di AHS con maggior cognizione di causa rispetto a quanto avrei potuto fare io.
In secondo luogo è che mano a mano che proseguivo nella visione delle varie stagioni, ognuna di queste dotata di una propria ambientazione e tematica, scoprivo di ritrovarmi davanti una serie di alta qualità ma discontinua, un prodotto sicuramente dotato di fascino con attori fantastici ma con sempre gli stessi errori di fondo a livello di trame.
Secondo il mio personale parere- che ricordiamolo vale come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni- mano a mano che il serial proseguiva i due (geniali, bisogna dirlo e riconoscerlo) showrunner Ryan Murphy e Brad Falchuk cominciavano a calcare sempre più sull' acceleratore i versanti del grottesco o del ridicolo piuttosto che del perturbante puro.

SERIE CLASSICHE: GLI EPISODI RITROVATI.

Da sempre un posto fondamentale dell'immaginario è costituito dalle serie televisive, in particolare per la mia generazione, quella dei quasi cinquantenni (1), buona parte di questo immaginario è stato formato da serie di provenienza britannica.
Certamente non sono state le uniche basi della nostra formazione al fantastico, però è indubbio che senza l'avvento e la fruizione di quegli shows oggi staremmo a raccontarci una realtà molto diversa, spesso si trattava del primo approccio nei confronti di una dimensione che era al contempo, certamente avventurosa, ma anche sofisticata ed intelligente, praticamente un primo stimolo per la fantasia.

Patrick Troughton
Il secondo Doctor Who (1966-1969)
quello di cui sono andati perduti il
maggior numero di episodi.

Però non sempre le reti televisive in passato hanno dimostrato di rispettare quelle serie come le rispettava il pubblico al quale erano dirette. Questo vale sia per le reti produttrici sia per le reti che si limitavano a trasmettere il prodotto finale (spesso ma non sempre le due categorie si sovrappongono)
Spesso e volentieri le produzioni del passato sono andate perdute o distrutte in tutto o in parte,a volte singoli episodi altre volte è stata coinvolto tutto il materiale girato.
A volte si è trattato di scelte volute da parte dei vertici delle emittenti (per liberare spazio in magazzino o per distruggere una produzione ritenuta secondaria). Altre volte si è trattata si semplice (e per questo ancora peggiore) incuria.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...