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"LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO" (1976)- Recensione .

 Attenzione il presente post potrebbe contenere immagini o contenuti che alcuni lettori potrebbero ritenere forti. Le immagini presenti appartengono agli aventi diritto e ai detentori dei copyright. Nel frattempo: BUON 25 APRILE A TUTTI!
 
PREMESSA:

La mia intenzione è ricordare il recentemente scomparso Gianni Cavina, un attore- per me- fenomenale ma non sempre apprezzato quanto avrebbe meritato, nella stessa maniera ho l'occasione di parlare di alcuni lavori davvero fondamentali per il Cinema tout court, quali quelli di Pupi Avati.

 

Bob Tonelli & Gianni Cavina ne "La casa dalle Finestre che Ridono"
 

 Nei primi anni di vita del blog prima di iniziare i miei post ripetevo spesso una premessa, ogni tanto - tipo oggi- mi piace ripescarla, dato l'argomento trattato: chi scrive non è un esperto della materia e non pretende di esserlo, quanto piuttosto un appassionato, quindi quelle che leggerete sono le mie opinioni legittime come le altre, opinabili quanto le altre. Non si tratta di vangelo ma delle sensazioni che il film ha generato in me in quanto spettatore ed appassionato, come tali vanno prese, mi auguro che- da appassionato ad appassionati facciano nascere in chi legge la voglia di vedere o rivedere il film e nel caso di far nascere in voi le vostre di sensazioni e di emozioni.Così come mi auguro di poterne parlare assieme, in questo spazio virtuale o davanti ad una bella birra fredda \ calice di vino\ tazza di caffè fumante fate vobis in base alle vostre preferenze. Niente arricchisce più il cuore e la mente quanto il parlare di cultura, perchè questo è per me: Cultura! Se siete interessati all'argomento vi consiglio di recuperare anche il precedente post. E quello di un paio di anni fa.

SINOSSI: 


 Stefano, un giovanissimo restauratore viene chiamato dal sindaco di un piccolo paese della provincia di Ferrara per occuparsi di un inquietante affresco che da tempo sta marcendo all'interno della locale chiesa.  L'opera in questione, "Il Martirio di San Sebastiano" risulta realizzata da un oscuro pittore locale, un certo Buono Legnani morto suicida, conosciuto anche come il "Pittore delle Agonie", per la sua ossessione nel voler ritrarre uomini e donne in punto di morte, e sul cui nome circolano diverse leggende una più sinistra dell'altra. Stefano affascinato dall'affresco si convince di avere a che fare con il lavoro di un grande artista, ma sembra essere il solo. Gli abitanti del posto sembrano vivere in un costante regime di paura e di omertà, perfino il parroco in più riprese mette in guardia Stefano dal lasciarsi troppo coinvolgere dalla vicenda. In passato Legnani aiutato dalle due sorelle pare essere stato coinvolto in più di un mistero e tante, troppe sono le persone scomparse nel nulla dopo aver incontrato il sinistro trio. Gli unici disposti a voler parlare dei fatti sono Francesca, una maestra anche lei appena arrivata in paese e con la quale Stefano intreccia una relazione, l'amico Antonio ed un bizzarro personaggio chiamato Coppola, proprio quest'ultimo, un nevrotico ed alcolizzato tassista si rivela essere in possesso di informazioni importanti sul passato .  I misteri si moltiplicano e quando Antonio muore improvvisamente dopo aver promesso a Stefano di portarlo a visitare una "Casa dalle Finestre che Ridono" che potrebbe cominciare a dare qualche risposta.la situazione precipita di colpo. Ben presto Stefano si trova precipitato in un vero e proprio vortice di eventi più grandi di lui. Riuscirà a trovare le risposte che cerca? E sopratutto riuscirà a sopravvivere?

IL FILM:

Nell'agosto del 1976, le cronache parlano nello specifico del giorno 16, appena dopo ferragosto, nelle sale del Belpaese veniva distribuito un piccolo film, opera di un regista, non certo debuttante, ma che era ancora alle prime fasi di una carriera che sarebbe stata lunga ed enormemente feconda. Il film era un concentrato di elementi thriller ed horror, fornito di un titolo lungo ma non chilometrico come invece dettava la moda del periodo "La Casa dalle Finestre che Ridono" ed il regista era il bolognese Giuseppe "Pupi" Avati.

FUOCO CAMMINA CON ME (1992) - Un Guest Post di Arwen Lynch.

In oltre dieci anni i guest post su Nocturnia sono stati rari e tutti nati per motivi ben precisi, nel caso specifico l'occasione è nata  per merito del post sugli Attori per Caso, quell'articolo ha fatto nascere un interessante scambio di pareri tra appassionati, per questo ho chiesto ad Arwen Lynch del blog La Fabbrica dei Sogni di scrivermi un post sul film Fuoco Cammina con Me e sui motivi per cui ama tanto quella pellicola. Arwen, che non solo è bravissima, ma è una grande appassionata del cinema lynchiano ha accettato con entusiasmo racconandoci i motivi per merito dei quali ha apprezzato tanto Fuoco cammina con Me e per questo la ringrazio.

Si può scrivere un articolo in tanti modi, ci sono  quelli fin troppo "razionali" e dettagliati , stracolmi di informazione come quelli che scrivo di solito io e poi esistono quelli che io definisco "emozionali" proprio perchè raccontano le sensazioni , le emozioni per l'appunto, che una pellicola, un libro o una serie televisiva  regalano a coloro che li leggono o vedono. Quello che state per leggere è un post "emozionale", che parla d'amore per tutto il mondo di Twin Peaks ed oltre.

Buona lettura gente

FUOCO CAMMINA CON ME VISTO CON GLI OCCHI DI ARWEN LYNCH.

Tagliamo subito la testa al toro: Fuoco cammina con me è un film che non vuole piacere al grande pubblico, soprattutto perché è un film che l’antitesi e lo sfogo di un autore che ha creato una serie tv epocale e immortale come Twin Peaks. David Lynch voleva narrare Laura Palmer e il suo inferno privato perché lui adora Laura Palmer. Voleva narrare la sua ultima settimana di vita stop. Fuoco cammina con me comincia con la morte di Theresa Banks, ma le indagini arrivano a un punto morto, si fermano. David Lynch non è interessato a Theresa Banks, vuole narrare l’inferno privato di Laura, Theresa è messa all’inizio come pretesto per arrivare a Laura. 

 

Vidi Fuoco cammina con me che avevo venti anni, nel 1994, e ancora non avevo visto tutto Twin Peaks, per terminare di vederlo ci sono voluti altri dieci anni, perché Twin Peaks in televisione lo fanno in rare volte. Comunque dopo la visione del film ne rimasi sconvolta, non perché il film non mi era piaciuto, tutt’altro mi è piaciuto moltissimo come tutte le opere di David Lynch, solo che allora non immaginavo che avrei dovuto studiarmi i significati delle due logge, approfondire la mitologia di Twin Peaks e tutti i suoi misteri, però ebbi un intuizione, che Bob, il nano, il gigante e via dicendo, erano degli spiriti, questo bastava per farmi adorare un opera che nel bene e nel male ha segnato la mia vita per sempre.
 

L'inizio del film con altri due agenti dell'FBI, uno è Kiefer Sutherland.

Fuoco cammina con me nel 1992 è stato un fiasco, la gente non ne voleva sapere di Twin Peaks, non voleva vedere un film dove non si spiegavano tutti i misteri, tantomeno un film che parlava di incesto e omicidio, nel 1992, Fuoco Cammina con Me, ha ricevuto le peggiori critiche della carriera di David Lynch, ed è stato addirittura fischiato a Cannes, erano ovviamente altri tempi. Con il tempo però questo film ha acquistato valore, alcuni critici hanno riconosciuto in questa opera, nata dalla rabbia per la cancellazione di Twin Peaks, come l’opera di un autore che non vuole essere ironico e continuare a raccontare la storia di Laura Palmer come la serie tv; David Lynch ci fa entrare a casa Palmer, ci mostra come questa famiglia apparentemente perfetta è in realtà. Il padre è psicologicamente instabile, la madre nevrotica, Laura è una adolescente allo sbando, che combatte contro il suo lato oscuro designato nella figura di BOB, che la tormenta e la stupra sin da quando aveva dodici anni.

Frank Silva è ancora BOB, il ruolo della vita per lui.
 

David Lynch da grandissimo autore qual è, avendo in mano il mezzo cinematografico, tenta una strada più rischiosa, quella del caos e del disordine nella vita di Laura. Ci addentra all’inferno senza possibilità di ritorno, ci mostra i due volti di Laura, di giorno figlia modello ammirata da tutti, studentessa perfetta, di notte prostituta e cocainomane. David Lynch non poteva usare gli espedienti della tv, non al cinema, sarebbe stato stupido, e conoscendo il suo cinema adesso me ne rendo conto. Quindi Fuoco cammina con me narra Laura Palmer, perché la sua doppia vita, il suo dolore, le sue speranze distrutte, non potevano essere espresse con delle battute ironiche, o con scene comiche. Dovevano essere espresse secondo la grammatica delle tematiche di un regista come David Lynch. Se ci pensate bene, in Twin Peaks c’è tutto il cinema di David Lynch, perché è una specie di summa dei suoi temi. Adesso se cercate di leggere recensioni a questo straordinario (per me ovviamente) film, troverete anche recensioni positive, e non sono poche le persone a cui questo film piace, compresa la sottoscritta. Fuoco cammina con me per me è stato importantissimo per la mia formazione di cinefila, è un film a cui devo molto, sia per quanto riguarda il cinema in generale che l’horror in particolare, anche se parlare di horror suona strano per alcuni. Comunque, riguardarlo ogni tanto non fa mai male (soprattutto se possedete il cofanetto blu ray con tantissimi extra e i missing pieces) e forse Fuoco cammina con me è il film che ho visto di più in assoluto, anche se le volte che l’ho guardato ormai non si contano. 

Il rosso è il colore dominante. Per più di un motivo.
 

Per me si tratta di capolavoro e non solo per me, ma per tanti altri critici e cinefili, che ne hanno riconosciuto un valore che va aldilà della stessa Twin Peaks, e se avete visto la terza stagione Lynch stesso ne consigliava la visione. Adesso i critici la riconoscono come una delle sue migliori pellicole, e considerato che è nata da uno sfogo, non possiamo mai ringraziare abbastanza David Lynch per averla girata.

 

Kyle MacLachlan non era tanto convinto di questo film, per questo compare poco. Decenni dopo invece sarà lui una delle tante persone che si adopereranno per convincere David Lynch a girare la terza stagione dello show.
 

So che è un film difficile da mandare giù, il mio consiglio è guardatela senza avere in mente il linguaggio televisivo, allora le serie tv non esistevano come le conosciamo adesso. David Lynch comunque ha fatto un film coraggioso per i tempi, non è da tutti toccare tematiche così delicate come lo stupro, la prostituzione, l’omicidio, e farne un film. E’ riuscito a replicare (e molte donne hanno ringraziato Lynch per questo) come reagisce una donna vittima di violenza sessuale verso il suo aguzzino. Potremmo considerare BOB come una metafora del male e del lato oscuro che circonda l’essere umano. D'altronde Lynch tramite l’inconscio, i misteri, e i simboli, ce lo naarra per tutto Twin Peaks. Guardatelo sotto un altro punto di vista, se non vi piace pazienza, me ne farò una ragione, se vi piace ne sono contenta. Il film è infarcito di scene toccanti, come il finale di Laura ormai liberata che ride davanti all’angelo, o la scena dell’addio ad Harold, o le urla disperate con James e tante altre ancora. La scena che mi ha colpito maggiormente, è quella del messaggio della signora ceppo, che mette Laura di fronte alla realtà della sua vita. 

Si sarebbero rivisti ancora e ancora.
 

 Per me è stata un opera cinematografica che ha cominciato un percorso che continua ancora oggi, dopo ben 27 anni, sono ancora qui che guardo film, ricerco, studio cinema. Ma il tutto è cominciato con Fuoco Cammina con Me, ecco perché per me è un capolavoro, ecco perché ancora oggi, molti fans cercano di decifrare i simboli e i misteri della mitologia di Twin Peaks, perché è un viaggio che ti segna per la vita, siete sicuri di non volerlo fare?

LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO (1971).

La clinica psichiatrica del professor Osterman si è specializzata nel recupero di donne affette da disturbi della sfera comportamentale. Spesso però diventa anche un comodo modo da parte di mariti e famililiari per liberarsi di mogli troppo ingombranti o indipendenti. La ricca Cheryl Hume, una delle pazienti ricoverate comincia a subire, ricambiata, una forte attrazione per uno dei medici che la ha in cura. I fragili equilibri del luogo però vengono ben presto infranti da una serie di brutali omicidi. Tutti possono trasformarsi in vittime, tutti possono diventare dei sospettati.

 Quando ti rendi conto che l'eroe positivo di questa storia sarà quella inquietante faccia da schiaffi di Klaus Kinski ti viene il dubbio che in questo film ci sia qualcosa che non vada per il verso giusto.

Eroe positivo ma anche romantico, visto che che il  personaggio da lui intepretato, il dottor Francis Klay (e qui apro e chiudo una parentesi: un giorno o l'altro qualcuno dovrebbe realizzare un intero articolo sui nomi utilizzati dall'attore nelle sue pellicole) è anche protagonista di una semi-casta e quasi platonica storia d'amore con una delle donne ospiti della struttura.

Non che di romantico ci sia molto altro: la Bestia uccide a Sangue Freddo è tutto fuorchè una storia d'amore. Il film è anzi un concentrato, anzi un frullato di sadismo, morti violente, corpi femminili nudi, sangue e deviazioni sessuali. 

INTERVISTA CON DARDANO SACCHETTI.

Benvenuti! Oggi vi propongo una piccola intervista con Dardano Sacchetti, uno dei principi della sceneggiatura in Italia (e non solo)! Sono infiniti i soggetti e le sceneggiature che questo autore nato nel 1944 a Montenero di Bisaccia ha scritto per il nostro Cinema. I miei preferiti sono il poliziottesco Squadra Volante (1974) regia di Stelvio Massi ed il thriller Sette Note in Nero (1977) di cui ho parlato QUI. Ma incommensurabile è stato in generale l'apporto dato da Dardano Sacchetti al mondo della celluloide. Un piccolo esempio della sua vita e della sua grande carriera li trovate QUI. L'intervistato mi aveva chiesto di provare a fargli qualche domanda diversa rispetto a quelle che gli fanno di solito. Il risultato della nostra chiacchierata lo trovate nelle righe di sotto. Ringrazio Dardano Sacchetti per la sua gentilezza e per la sua disponibilità e sincerità. Buone letture a tutti.

Nick: Benvenuto su Nocturnia Dardano Sacchetti, è davvero un grande piacere averti ospite del mio blog. Vorrei tornare un attimo con te al momento dei tuoi inizi, sappiamo che hai cominciato con il soggetto de "Il Gatto a Nove Code " per Dario Argento, cosa ti ha affascinato in particolare nel'operazione della scrittura e cosa hai provato quando per la prima volta hai visto alcune delle cose che trasposte sullo schermo alcune delle cose che avevi scritto?

 Dardano Sacchetti: Dal 1966 scrivevo poesie, articoli di cinema, saggi, teatro, quindi il cinema e Dario Argento non mi hanno fatto mai nè caldo nè freddo. Credevo che non si sarebbe stato alcun seguito a quell'esperienza non particolarmente eccitante

ZOMBIES OF THE STRATOSPHERE (1952)- LA PRIMA VOLTA CHE LEONARD NIMOY INTERPRETO' UN ALIENO.

 

 Il 26 di questo mese avrebbe compiuto novant'anni l'attore Leonard Nimoy, l'indimenticato Spock originale della saga di Star Trek. Per l'occasione tre grandi blogger hanno voluto celebrarlo con dei loro post. Nello specifico si tratta di Lucius Etruscus ne Il Zinefilo , di  Sam Simon del blog Vengono fuori dalle fottute pareti e Cassidy de La Bara Volante, tutti e tre- ovviamente e come è giusto che sia- si sono concentrati sul Spock e su Star Trek. Lo Zio Nick invece, famoso per il suo continuo non rispettare gli anniversari e le ricorrenze, in questo post omaggerà l'attore a modo suo ed in ritardo, così come più avanti farò lo stesso con Dante.  Come sappiamo l'attore ebbe nel corso della sua vita un rapporto quantomeno controverso ed ondivago con il suo personaggio più celebre ed anche di questo si parla in quei tre articoli, che consiglio a tutti di leggere perché lo meritano.  Ma l'artista bostoniano, di origine ucraina, però è stato molto di più. Nel corso della sua lunga carriera Nimoy è stato un apprezzato fotografo, poeta, scrittore oltre che, naturalmente, attore e regista. Io stesso, poco tempo fa, in questo post, ho parlato di una delle sue numerose attività al di fuori di Star Trek. Nel 1982, grazie ad una coproduzione internazionale, ebbe modo di lavorare anche con gli italiani (anche se, al momento di compilare le biografie, non lo ricorda quasi nessuno). Sto parlando del Marco Polo televisivio di Giuliano Montaldo,  dove ebbe modo di interpretare uno dei numerosi "cattivi"della sua lunghissima carriera.

Leonard Nimoy ebbe anche una proficua  frequentazione con il genere della fantascienza. Non mi riferisco solo a quel vulcaniano dalle orecchie a punta che tutti conosciamo, non parlo delle sue apparizioni in Fringe o del remake del 1978 de L'Invasione degli Ultracorpi. Mi riferisco alle sue orgini, agli inizi.  

E Spock non fu certo il primo extraterrestre interpretato da Nimoy. 

Preparatevi a fare la conoscenza con Narab il Marziano. 

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI #3: MACISTE ALL'INFERNO (1926)

Esistono diversi pregiudizi attorno al Cinema italiano, ma anche troppi luoghi comuni. Una convinzione sbagliatissima sviluppatasi in questi ultimi decenni, come ben sanno tutti gli appassionati e gli esperti nostrani della settima arte, è che nel nostro paese si possano e si debbano realizzare solo film che "mimino" la realtà, di conseguenza a lungo sono stati considerati come "socialmente accettabili" solo quei pochi film d'autore o le tantissime commedie che ancora si producevano, dimenticando così che per tanti anni i registi nostrani hanno prodotto tantisissimi horror\ thriller\ poliziotteschi o western diventati kult mondiali. Per fortuna si tratta di un luogo comune che, sia pur molto lentamente, si sta infrangendo, anzi stiamo assistendo ad una,sia pur piccola, inversione di tendenza grazie all'azione di tanti validi registi. Poi però ci sono anche delle abitudini, magari involontarie, magari anche legittime, portate avanti dagli esperti nostrani e dalle "teste pensanti" delle nostre televisioni.

Mi riferisco ad una politica attuata dalla maggior parte delle emittenti italiane nel trascurare interi decenni (diciamo fino al 1939) della produzione cinematografica italiana allontanandola dalla programmazione delle varie reti televisive. I motivi possono essere tanti: le pellicole mute possono risultare ostiche a molti, buona parte delle commedie prodotte durante gli anni '30s spesso risultano superate o ricche di riferimenti ad una estetica o morale diciamo così vicine agli ideali del regime fascista. Senza contare fattori più tecnici: obiettiva lentezza di alcune produzioni, il  cambio dei gusti del pubblico o le difficiltà nel reperire diverse pellicole in buone condizioni e così via.

Eppure facendo così spesso si finisce per far cadere nel dimenticatoio alcune cose interessanti. Nel corso delle puntate precedenti di questa serie ho cercato di recuperare dall'oblio due pellicole atipiche (QUI e in due puntate QUI e QUI) uscite nel lontano passato, oggi arrivato alla fine dei questo ciclo, vado più indietro nel tempo per occuparmi esattamente di un film muto.

Come molte delle cose di cui mi occupo però anche stavolta ci saranno diramazioni impreviste.

LA LLORONA - LE LACRIME DEL MALE. (2019)


Messico. 1673, immersi in uno scenario assolato e bucolico una famiglia festeggia un momento di felicità e di pace. Pochi secondi e la scena cambia radicalmente, il marito scompare nel nulla e la moglie si trasforma in una creatura rabbiosa che annega i suoi due figli.

Los Angeles 1973, Anna Tate- Garcia un'assistente sociale rimasta da poco vedova  di un poliziotto ucciso in servizio, si trova a seguire il caso di una donna di origine ispanica che ha segregato i suoi bambini all'interno di una stanza chiusa. Per proteggerli sostiene la donna. Nel corso delle sue indagini all'interno della comunità latino america Anna viene a scoprire alcune inquietanti leggende a proposito di una sinistra creatura ribatezzata come "la llorona", lo spettro vendicativo di una donna maledetta per aver ucciso i suoi figli per vendicarsi del marito traditore. Ma avvicinarsi al Male può rivelarsi pericoloso, adesso è Anna a dover temere per la vita dei suoi bambini Chris e Samantha. La llorona è sulle loro tracce.

In Narrativa, così come al Cinema diventa sempre più complesso riuscire a dire qualcosa di nuovo, spesso ci sono concetti, idee e teorie che spesso fanno tendenza, che ritornano più e più volte.

Questo non è necessariamente una cosa negativa a prescindere perché come per la maggior parte delle cose conta non solo quello che si dice ( o si scrive o si mostra) ma anche il come viene detta ( o scritta o mostrata), logico quindi che ci siano concetti che ritornino spesso.

LA ZONA MORTA PRESENTA 05:CREATORS - THE PAST & L' ORGIA DEI MORTI.

 A distanza di un paio di anni ecco un nuovo capitolo per una collaborazione che mi sta molto a cuore, quella con Davide Longoni ed il sito La Zona Morta.

La collaborazione consiste in uno scambio di link, io pubblico oggi ben due pezzi già apparsi su quel sito mentre i ragazzi de La Zona Morta hanno gentilmente già ristampato qualche mese fa la mia intervista con Levent Cakir  ( QUI trovate la ristampa su LZM)



Ho scelto ben due post stavolta (e ringrazio il gentilissimo Davide, autore di entrambi, per avermi concesso la loro pubblicazione) perché l'occasione mi permette di poter mettere a confronto un film del passato (L'Orgia dei Morti) con una pellicola italiana contemporanea, che anzi dovrebbe uscire nelle sale in questi giorni, sto parlando di quel Creators -the Past che può vantare un cast stellare che comprende nomi come William Shatner (il celeberrimo Kirk di Star Trek) e Gerard Depardieu, a riprova che qualcosa si sta muovendo nel settore del Cinema di genere.
La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e in questi anni ha  più volte ottenuto premi,sia come sito sia con singoli articoli al Premio Italia. Da sempre Nocturnia La Zona Morta hanno dimostrato una costante e reciproca stima, per questo io e Davide Longoni, più volte in passato abbiamo collaborato con uno scambio di link, questa è la nostra quinta collaborazione. Ecco a voi il post del bravissimo Davide, l'ottima è sempre quella di una proficua e reciproca collaborazione tra  amici e tra siti che si rispettano.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI #2: CENERENTOLA E IL SIGNOR BONAVENTURA (1941). - Seconda Parte.

La prima parte è uscita QUI.

Mentre gli eserciti di tutto il mondo marciavano in maniera compatta verso l'abisso nel nostro paese si provava a far finta di niente concedendo degli scampoli di momenti spensierati alla popolazione. Il Cinema-come abbiamo visto nella precedente puntata - faceva la sua parte proponendo tutta una serie di pellicole dedicate decisamente alle fsmiglie e agli spettatori più piccoli.

Logicamente essendo in regime di autarchia da più parti si cercava di puntare sull'orgoglio patrio e sulle creazioni autoctone, spesso si trattava di mere operazioni di propaganda, altre volte la cosa nasceva in assoluta buona fede con gli artisti spinti solo dal desiderio di realizzare qualcosa di bello e di particolare. Quasi certamente questo Cenerentola e il Signor Bonaventura fa parte di questo secondo tipo di produzioni. Dopo averlo creato per i fumetti  Sergio Tofano aveva più volte portato più volte a teatro il suo fortunato personaggio, per l'autore era arrivato quindi il momento di trasportarlo anche sul grande schermo.
 Ma quella pellicola rappresentava anche il debutto dell'artista romano come regista cinematografico, di conseguenza, Sto non se la sentì di rischiare troppo e di assumersi troppoe responsabilità. 
Vestire i panni del suo personaggio avrebbe significato stare in scena dalla prima all'ultima inquadratura, cosa che gli avrebbe impedito di gestire bene sia l'attività registica sia quella recitativa.
Così nell'unica volta che il Signor Bonaventura apparve al Cinema non fu Tofano ad interpretarlo.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 2: CENERENTOLA E IL SIGNOR BONAVENTURA.(1941)-Prima parte

Visto il discreto successo della volta precedente, prosieguo la mia disanima delle pellicole più particolari, atipiche e maggiormente dimenticate del Cinema italiano.

Nel 1941 l'Italia si trova nel pieno del suo secondo anni di conflitto.
Contrariamente a quello che potrebbero sostenere gli idioti e i fanatici di tutte le latitudini  non esistono Guerre"Giuste", così come non ne esistono di "Belle". Dire guerra, vuol dire sempre dire morte, sofferenza, dolore, distruzione e fame. Popoli che invadono altri popoli e civili e soldati che muoiono per niente.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 1: MILLE CHILOMETRI AL MINUTO!

Sono tempi strani questi.
Nonostante sia stato chiuso in casa in questi giorni, con teoricamente moltissimo tempo libero a disposizione, ho scritto e prodotto poco o niente. Gli stimoli esterni-come sappiamo tutti- non erano decisamente il massimo e non invogliavano per niente.
Sto provando adesso a recuperare, intendo quindi cominciare a dedicare una manciata di articoli ad alcune dimenticate pellicole del Cinema italiano del passato. Pellicole che per un motivo o per un altro riguardano anche il fantasy, la fantascienza e il perturbante.
Andiamo a cominciare.

MILLE CHILOMETRI AL MINUTO ! (1939-40)

Alcuni siti del settore danno come anno di produzione il 1939 altri il 1940, probabilmente avranno ragione un po tutti,essendo stata proiettato nelle sale nel '40 è verosimile che le riprese di questa pellicola (almeno la maggior parte di esse) siano state realizzate nel corso dell'anno precedente.  La nazione sta per entrare in guerra,un conflitto sanguinoso che lascerà solo macerie ma questo gli italiani ancora non lo sanno. C'è ancora in giro tanta, troppa e ingiustificata fiducia nelle capacità belliche.
E sappiamo tutti come poi andrà a finire.

SEI DONNE PER L'ASSASSINO ! (1964)

Una giovane modella viene brutalmente ammazzata nel corso di una sfilata in una villa romana da un misterioso assassino mascherato. Nonostante questo la proprietaria della villa, la contessa Cuomo ed il suo amministratore nonché amante Massimo Morlacchi decidono di continuare con le sfilate. Proprio durante una di queste,il diario di Isabella,la ragazza uccisa, viene ritrovato da Nicole un'altra delle modelle della maison. Diversi segreti sono sul punto di venire a galla e per questo gli omicidi, sempre più brutali uno dopo l'altro, proseguono. Le indagini condotte dall'ispettore Silvestri si rivelano difficili sin dall'inizio. Tutte le persone indagate, tutti i dipendenti dell' Atelier paiono nascondere qualcosa, a volte qualcosa di estremamente torbido. Nessuno pare essere completamente innocente.
E c'è ancora un assassino da fermare.

Sin dalla coloratissima e, a tratti, lisergica sigla si ha come la sensazione di essere stati presi e catapultati di peso in una sorta di universo parallelo. La sequenza delle immagini presenta i vari personaggi che vedremo di lì a poco in scena tratteggiati come se fossero dei manichini, delle marionette senza personalità né anima. L'avvolgente colonna sonora ritmica con velature baroccamente jazz a cura del veterano Carlo Rustichelli accompagna la sequela contribuendo all'effetto complessivo. Il risultato è duplice: per un verso conosciamo tutti i protagonisti,dall'altro, dall'altro il modo con cui vengono inquadrati con i volti avvolti da colori accesi ed ombre profonde rivelando così,quasi anticipando la filosofia propedeutica della trama che nel film non incontreremo eroi o figure "senza macchia e paura" ma solo esseri, ambigui, profondamente imperfetti e carichi di tutti i possibili vizi capitali esistenti. La stessa colonna sonora la ritroveremo durante le scene di alcuni dei numerosi omicidi cosa questa che, accompagnata al sadismo (per l'epoca) degli stessi renderà il tutto ancora più straniante.

TRA TOPI E PAPERI: ALCUNI PERSONAGGI SCOMPARSI DEI FUMETTI E DEI FILM DI WALT DISNEY. -Prima Parte.

No, non ho intenzione di far diventare Nocturnia un blog tutto incentrato sulla materia disneyana, questo post diviso in due parti per il momento rappresenterà la mia ultima incursione nel mondo creato dal grande Walt, forse l'anno prossimo affronterò qualche altro momento sugli inizi dell'avventura disenyana parlando della guerra mossagli dal produttore Charles Mintz che gli fece perdere buona parte dei collaboratori iniziali nonchè i diritti di Oswald the Lucky Rabbit, l'ultimo personaggio creato da Walt prima della nascita di Topolino e del suo Impero, però per quello ci sarà da aspettare ancora un pochino.
C'è però un motivo se, ultimamente, ho parlato così tanto di Walt Disney.

A parle il fatto che siamo quasi a Natale e i film disneyani sono un argomento decisamente molto adatto per il periodo....

SCIOCCO DETTAGLIO PERSONALE.

Sin dalla più tenera età sono stato un lettore complulsivo, ormai lo sapete.
In particolare delle lunghe saghe ho sempre amato i personaggi meno conosciuti, quelli che apparivano per un poco e di cui poi improvvisamente se ne perdevano le tracce, gli errori di percorso, le direzioni prese e poi abbandonate lungo il viaggio, i cambi improvvisi delle trame e tutto questo è cominciato(come per molti altri ritengo) proprio con i fumetti di Topolino.
Certo da Topolino sono poi passato ad altre letture, anche questo fa parte del percorso della vita, prima Jacovitti, poi la fantascienza e l 'horror e poi e poi......Ma questa è un altra storia, però conservo ancora una buona parte dei "giornaletti" che leggevo da bambino e proprio da quei numeri sono nate tante delle mie passioni.
Compresa quella sui personaggi. 

I primi disegni conosciuti di Mickey Mouse (circa 1928)

Avrò avuto tra i nove e i dieci anni quando presi la decisione di "catalogare" tutti i personaggi Disney ricorrenti e cioè quelli che comparivano in più di una storia compresi i più rari e sconosciuti....e questo la dovrebbe dir lunga sugli stani processi mentali che già allora animavano i più oscuri reconditi del mio cervelletto.
Ebbene, ben presto scoprì anzi scopersi, per una volta utilizziamo pure questo arcaismo, che la cosa semplicemente non era possibile.
Non per una persona sola perlomeno.
Troppi erano i personaggi creati dai vari autori che prima o dopo si erano succeduti alla corte di Walt Disney : i personaggi delle origini, quelli creati dalla casa madre nel corso dei suoi novant'anni di attività, ma anche quelli creati dagli artisti di molti dei paesi in cui si creavano le storie disneyane, come l' Italia, il Brasile o la Danimarca.
Eppure proprio per questo si possono scoprire tanti dettagli interessanti.
E poco o per niente conosciuti dalla maggior parte dei lettori attuali. 

I GENITORI DI MINNI.

Floyd Gottfredson al lavoro.

Walter Elias Disney cominciò a pensare ad un topo antropomorfo già ai nel 1925 ai tempi del Laugh-O-Gram Studio e sulla base delle sue idee Ub Iwerks cominciò ad effettuare i primi schizzi del personaggio.
Si trattava di un personaggio molto diverso rispetto a quello che poi verrà fuori.
La tesi più accreditata è che Walt prese come fonte d'ispirazione un topo che bazzicava per i locali dello studio. L'artista inizialmente voleva chiamare il nuovo ipotizzato personaggio col nome di Mortimer Mouse fortunatamente però sua moglie Lilian lo convinse (Storia vera, come direbbe il mio amico Cassidy) che non sarebbe stato un nome adatto per un personaggio per bambini. Come spesso accade nei matrimoni la moglie ci aveva visto più lungo del merito e Walt Disney di buon grado accettò di ripiegare sulla miglior scelta Mickey Mouse.


Mrs Mouse, la madre di Minni.

Mickey Mouse \Topolino debuttò quindi nei cartoon nel 1928 e poi nelle strisce a fumetti nel 1930.
Disney comunque non rinunciò del tutto al nome Mortimer e lo fece impiegare più volte per alcuni personaggi secondari inseriti nelle prime avventure del Topo, primo tra tutti uno zio di Minni un riccone che appare già a cavallo della seconda avventura Mickey Mouse in Death Valley (in italiano Topolino nella Valle Infernale) del 1930 , in seguito poi sarebbe arrivato anche uno Zio Martino anch'esso miliardario ma stavolta parente di Mickey e questo ha fatto si che talvolta (ma non sempre) i due personaggi risultino accorpati ed intercambiabili tra loro.
L'universo topoliniano delle prime avventure è un ambiente ancora rurale anzi totalmente contadino, che risente della grande depressione e che vive di riflesso della realtà americana. I personaggi rischiano di vedere le case pignorate, le banche fallire da un momento all'altro, però di contempo proprio l'ambientazione agreste faceva sì che nelle varie vicende aleggiasse quasi un'aurea di innocenza ed entusiasmo per il futuro.
A disegnare le prime storie c'erano all'inizio (a parte qualche intervento di Walt Disney ai testi) lo stesso Iwerks e Win Smith in seguito però sarebbe arrivato quel talento naturale di Floyd Gottfredson (1905-1986)  in sostituzione di Smith.

I genitori di Minni.


Gottfredson (che all'inizio non voleva dedicarsi alle strisce disegnate desiderando piuttosto essere assegnato al reparto animazione) s'innamorò talmente dell'incarico al punto da essere considerato come una sorta di "Terzo Padre di Topolino"dopo gli stessi Disney ed Iwerks creando buona parte della sua caratterizzazione del character.
Oltretutto rimanendo come disegnatore delle strisce del Topo fino al 1975.


 Ma nelle prime storie compaiono anche dei genitori veri.
Quelli di Minni.

I genitori di Minerva "Minnie" Mouse (così si chiama in originale anche se quel Minerva non viene quasi mai usato) compaiono con un ruolo di primo piano in Topolino e il bel Gagà (Mr. Slicker and the Egg Robbers) la terza avventura di Mickey ospitata dai quotidiani statunitensi dal settembre al dicembre del '30 per poi tornare come comparse l'anno dopo nella quinta vicenda Topolino vince Spaccafuoco (Mickey Mouse Vs. Creamo Catnera) per poi scomparire del tutto senza più essere nemmeno nominati.


Marcus Mouse (Tognone nell'edizione italiana)
Marcus Mouse (in italiano ribattezzato Signor Tognone) e sua moglie Mrs. Mouse (in Italia chiamata Signora Tognone) fisicamente sono più alti e magri rispetto alla figlia e al dilei fidanzato Topolino, personalmente ho sempre pensato che questo sia stato fatto apposta per dare una caratterizzazione più infantile quasi da adolescenti a Mickey e a Minnie, però questa è solo una mia impressione.
Tognone è un agricoltore mentre sua moglie ha più una connotazione da casalinga,si trovano a dover lottare contro i debiti che stanno strozzando la loro fattoria, cosa che finirà per coinvolgere anche il rapporto tra Mickey e Minnie.
Con Mickey che farà di tutto compreso provare un improbabile suicidio per salvare il suo rapporto con Minerva.
Ma nell'universo disnenyano delle origini c'era un poco di tutto, tanti personaggi secondari che poi sarebbero andati dimenticati, tipo Bill Barba, l'inetto caprone sceriffo della citadina abitata da Mickey tutti esponenti di quell' America che stava cambiando e come tali anche loro dopo un poco non ebbero più ragione di esistere.
 Ma c'era anche una certa dose di riciclo nel Topolino primordiale.
Qualcosa di inaspettato.
Non certo sconosciuto ma ignorato dalla maggior parte degli attuali lettori dei fumetti Disney.

 IL PERSONAGGIO DISNEY PIU 'LONGEVO E' QUELLO MALVAGIO.

 Nei primi cartoon che nelle prime avventure disegnate delle avventure di Mickey compare come villain un certo Pete che già era comparso in una precedente serie di cartoon : le Alice Comedies (anche conosciute col titolo di Alice in Cartoonland)
 Bisogna fare un passo indietro.

Dopo la conclusione del ciclo dei Laugh-o-Grams e nonostante il fallimento del suo Studio di Kansas City il buon Walt assieme ai suoi collaboratori dell'epoca  (cito tra gli altri  Freeleng, Harmon, Iwerks e Roy Disney nonchè Lilian Bounds-cioè il fratello e la futura moglie di Walt- quella che trovò il definitivo nome del Topo) decisero di lanciare una seconda serie di 57 episodi e che durò dal 1923 al 1927 che mescolava animazione ed attori dal vero e almeno all'inizio vagamente ispirata alla Alice di lewis Carroll .
Walt su invito di Roy si era già trasferito a Los Angeles ed era fortemente motivato a ricominciare.
Ed anche se in seguito Disney ne  perse i diritti le Alice Comedies rappresentarono nel bene e nel male un grandissimo banco di prova per i futuri lavori dell'artista sia a livello tecnico sia per la catena di reazioni che provocarono.

La prima versione di Gambadilegno (qui battezzato Bootleg Pete) nel cartoon Alice solves the Puzzle (1925)

 Si cominciò nel 1923 con l'episodio pilota Alice's Wonderland all'interno del quale assieme alla prima Alice comparivano anche Walt ed Ub in compagnia degli animatori Harman, Maxwell ed Ising che interpretavano loro stessi mentre lavoravano.
In seguito però, nelle puntate successive sarebbe comparsa solo Alice.
Il ruolo Alice venne interpretata da varie baby artiste, prima tra tutte la piccola Virginia Davis i cui genitori accettarono sia per potersi finalmente trasferire in California per curare la figlia malata sia per il previsto pagamento del 5% degli incassi mentre tutti gli altri personaggi erano realizzati in animazione.
A filmare la Davis pensò Roy mentre Walt, Iwerks e gli altri disegnatori si occuparono dei disegni.
In seguito però Virginia Davis una volta superati i sette anni venne rimpiazzata prima da Margie Gay e poi da altre bambine.
Molti di questi film ( non però Alice's Wonderland ed Alice solves the Puzzle di cui parlerò adesso che sono ancora disponibili) però risultano perduti.
A partire dal 1925 (più precisamente dal' appena ricordato episodio Alice solves the Puzzle) in quei corti  cominciò ad apparire una sorta di via di mezzo tra un orso e un gatto che cambiò tanti nomi : Bootleg Pete, Black Pete; Terrible Tom; Peg Leg Pete e tanti  ma alla fine si trattava sempre e solo di lui, della prima incarnazione del buon vecchio Pietro Gambadilegno che, dopo essere comparso in diversi episodi della serie di Alice dopo la sua conclusione venne trascinato senza troppi problemi in quella di Mickey Mouse.

LA QUESTIONE "JULIUS THE CAT".

Non era però tutte rose e fiori.
 Disney & Soci sin dall'inizio avevano utilizzato animali antropomorfi nelle loro produzioni, del resto quella era la tendenza del periodo, già ai tempi del primissimo Cappuccetto Rosso comparirono  un cane bianco ed un gatto nero entrambi senza nome, entrambi tornarono poi in altri cartoni dei Laugh-O-Grams, non si trattava di una scelta voluta piuttosto servivano degli intermezzi comici per movimentare la trama.

Sempre da Alice solves the Puzzle, il gatto Julius affronta Pete.
.
Senza quasi accorgersene la presenza del gatto diventò una piacevole abitudine, un vero e proprio marchio di fabbrica di quelle originarie produzioni e gli spettatori cominciarono ad apprezzarne le apparizioni. 
La cosa subì una significativa evoluzione con le Alice Comedies.

Per questa sua seconda serie Walt aveva finalmente trovato un distributore importante, una azienda che gli poteva garantire una più ampia diffusione, purtroppo però le persone scelte non erano semplicemente le più adatte di cui potersi fidare in quel momento.

La contraente scelta, Margaret J. Winkler fino a poco tempo prima era stata la distributrice dei cartoon di Felix the Cat, solo che non si era lasciata esattamente in buoni rapporti con Pat Sullivan che deteneva i diritti del famoso personaggio. Consigliata probabilmente anche dal fidanzato Charles Mintz, il futuro irriducibile nemico della famiglia Disney, chiese con una certa insistenza a Walt (praticamente glielo impose) di sviluppare un personaggio quanto più possibile "simile" a Felix.
Così quel felino nerofocato che sovente era apparso nei Laugh-O-Grams ribattezzato col nome di Julius the Cat divenne il comprimario (anzi il vero co-protagonista delle Alice Comedies) l'eroe che spesso e volentieri salvava la bambina umana dai vari pericoli che si trovava a dover affrontare.
Disney che evidentemente, pur affezionato al personaggio,  non doveva amar troppo la situazione una volta conclusa la serie npon riprese quasi più Julius optando per lo sviluppo di altre figure che, forse, sentiva più sue.
In questo fu quasi obbligato anche dalle azioni della Winkler e di Mintz, ma di questo ne parleremo probabilmente l'anno prossimo.
Per adesso con l'ultima parte di questo post in onda tra pochi giorni affronteremo alcune questioni dedicate a Paperino, ai suoi primi anni, ad alcuni dei suoi comprimari scomparsi ....con qualche sorpresa di Natura ...beh, Romantica.
Già, anche Paperino ha il suo passato.
 (Continua...)

Copyright & Diritti delle immagini: Disney\Panini Comics (A parte Alice Comedies i cui diritti dovrebbero essere liberi, se mi sono sbagliato contattatemi pure che correggerò ed aggiungerò info ben volentieri)

ALCUNE  FONTI:

-Per info sul Laugh-O-Gram-Studio
In lingua Inglese:

LAUGH-O-GRAM_FILMS

DISNEY WIKI

 -Per Ub Iwerks:

DIGITAL MEDIA FX

-In generale:
Link in italiano:

I.N.D.U.C.K.S.

Link in Inglese:

LAMBIEK COMICLOPEDIA.

TVTROPES. 

DISNEY FILM PROJECT

-Per Zio Mortimer

TOPOLINO.IT

-Per Marcus Mouse \Tognone

PAPERPEDIA

WIKIPEDIA.

I.N.D.U.C.K.S

-Per Bootleg Pete (Pietro Gambadilegno in "Alice solved the Puzzles)

DISNEY FILM PROJECT

-Per Mrs. Mouse

PAPERPEDIA.

Alti link nella seconda parte del post.

GHOST STORIES (2017)

Il professor Phillip Goodman non crede nell'esistenza del paranormale ed ha consacrato la sua vita a svelare e a denunciare tutte le falsità e gli imbrogli legati a quel mondo. Quando un suo collega creduto morto da anni ricompare improvvisamente sfidandolo a dimostrare il contrario Phillip accetta la sfida. Il professore dovrà investigare sopra tre casi dubbi che il collega non era riuscito a risolvere.
Mano a mano che le indagini vanno avanti le certezze dell'uomo cominciano a sgretolarsi e Phillip dovrà anche confrontarsi con i propri demoni personali.
In tutti i casi però sembra esserci un unico elemento di collegamento: il passato che ritorna sempre.

In Italia il paffuto volto di  Andy Nyman è conosciuto quasi esclusivamente per l'interpretazione del ruolo del laido e spietato produttore Patrick Goad nella miniserie Dead Set,probabilmente uno dei personaggi più odiosi e detestabili che si siano mai visti in una produzione televisiva. In realtà il barbuto cinquantenne originario di Leicester anno dopo anno è riuscito a costruirsi in Inghilterra una solida e multiforme carriera in grado di spaziare attraverso i vari rami dell'arte.
Nyman oltre che essersi dimostrato un solido attore, con importanti esperienze teatrali, cinematografiche e televisive, col tempo è diventato anche un valido autore. Le sue pieces,spesso a tema soprannaturale vengono considerate  da diversi critici come esempi positivi del Teatro contemporaneo britannico.
Senza contare le varie candidature ed i premi conseguiti per entrambe queste vesti.

LA ZONA MORTA PRESENTA 03: I FIGLI DEL GRANO -LA SAGA.

Nocturnia si prepara per andare in ferie, prima di accommiatarmi dai lettori  dò l'avvio ad una nuova puntata di una collaborazione che mi sta molto a cuore quella col bravissimo Davide Longoni ed il suo sito La Zona Morta. 





La Zona Morta è una delle realtà più attive della rete per quanto riguarda il genere fantastico e in questi anni ha  più volte ottenuto premi,sia come sito sia con singoli articoli al Premio Italia. Da sempre Nocturnia La Zona Morta hanno dimostrato una costante e reciproca stima, quindi qualche tempo  fa ho proposto a Longoni una partecipazione al Progetto Pax Sf (nel frattempo tramutatosi in Cosmolinea B-Log) Quindi oggi trovate un nuovo frutto di quella collaborazione. In questo senso abbiamo già dei precedenti scambi di link tra il sottoscritto e il buon Davide Longoni de La Zona Morta. 

In questo caso io pubblico questo interessante articolo di Davide mentre lui qualche settimana fa ha ripubblicato il mio vecchio post sugli episodi ritrovati i classiche serie inglesi come Doctor Who e Agente Speciale (QUI). Io oggi invece vi presento questo splendido dossier su una delle saghe cinematografiche tratte dai i libri horror di Sua Maestà Stephen King, già apparso QUI.


L'ottica è sempre quella una collaborazione tra veri appassionati e tra siti che si stimano che si rispettano.
Attendo i vostri commenti.

A causa del mio nuovo lavoro temporaneo (ma stavolta a carattere giornaliero) riuscirò a trovare il tempo per visitare i vostri blog solo nel fine settimana, ci vediamo presto.
Buone Vacanze a Tutti! Ci rivediamo in Autunno!


"I  FIGLI DEL GRANO -LA SAGA CINEMATOGRAFICA" DI DAVIDE LONGONI 



Tutto ebbe inizio con il racconto “I figli del grano” (“Children of the corn” nella versione originale) di Stephen King, pubblicato sull’antologia “A volte ritornano” (“Night shift” in edizione originale).
Poi venne il primo film, intitolato “Grano rosso sangue” nella versione italiana (1983), diretto da Fritz Kiersch e interpretato da Linda Hamilton (la Sarah Connor della saga di “Terminator”), Peter Horton e Courtney Gains. Quella pellicola sembrò non piacere molto ai cultori del genere horror, pare che perfino lo stesso King l’abbia considerata una delle peggiori trasposizioni cinematografiche effettuate da un suo scritto.
Eppure, dopo il primo capitolo… ne sono stati girati addirittura altri sei, portando la saga de “I figli del grano” ad essere una delle più popolari e tra quelle con il maggior numero di sequel.
Ma partiamo dall’inizio.



Siamo nel Nebraska, in mezzo alla campagna. Una giovane coppia, Burt e Vicky, si imbatte nel cadavere di un ragazzino. Con l’intento di segnalare l’accaduto alle autorità, i due si avventurano nella città di Gatlin, dove però è accaduto qualcosa di strano e le cose precipitano in un batter d’occhio. Qui infatti i due scoprono che i ragazzi del paese hanno letteralmente preso il sopravvento sulla comunità ed hanno ucciso tutti gli adulti, sacrificandoli al Dio che si cela nel grano. I bambini hanno poi formato una sorta di comunità di stampo religioso, basata, oltre che sul culto della divinità pagana che si nasconde nei campi, anche sull’omicidio e sui riti del sangue. Fortunatamente non tutti sono d’accordo con Isaac e Malachia, i due capi della combriccola, anche perché la legge vuole che, al compimento del diciottesimo anno, pure i ragazzini, ormai entrati nell’età adulta, si immolino e vengano sacrificati alla bestia. E sarà proprio con l’aiuto dei dissidenti, tra cui Sarah, dotata del potere della premonizione, e suo fratello Job, che Burt e Vicky riusciranno a porre fine a quel massacro e a sconfiggere Isaac, Malachia e il mostro del grano.



Sarebbe tutto potuto finire con questo lieto fine, con la giovane coppia che si allontana da Gatlin 
portando con sé i due bambini che erano stati al loro fianco, ma ecco arrivare nel 1992 “Grano rosso sangue 2: Sacrificio finale”, diretto da David F. Price. La trama parte con il viaggio di padre e figlio alla volta di Hemmingford, cittadina nei pressi di Gatlin: l’adulto è un giornalista che vuole scrivere la storia dei genitori uccisi dai figli nella città del Nebraska, mentre il ragazzino è il classico figlio che si lamenta sempre dell’assenza del padre, troppo concentrato sul suo lavoro e poco sugli affetti familiari. A Hemmingford i bambini sopravvissuti all’olocausto di Gatlin sono stati adottati dalla comunità per aiutarli a condurre una nuova vita. Sfortunatamente Micah, uno dei ragazzi del culto del grano, viene posseduto dal demone che riposa nei campi e di nuovo la carneficina si ripete: nel giro di una settimana i bambini hanno massacrato tutti gli adulti diventando i padroni della città. Proprio in questo contesto arrivano papà e figlio, che dovranno cercare di sopravvivere come già tempo prima Burt e Vicky.
Ma la storia non finisce qua.

Infatti ecco arrivare nel 1995 il terzo capitolo: “Grano rosso sangue 3: Urban harvest”, mai uscito in Italia e diretto da James D.R. Hickox. Le vicende questa volta si spostano in città dove troviamo Eli e Joshua, due degli orfani di Gatlin, che vengono adottati dai coniugi Porter. Quando i due bambini iniziano ad andare a scuola, tutti si accorgono quanto siano strani. Eli in realtà è uno dei discepoli della bestia che giace nel grano ed inizia un’opera di reclutamento per riformare l’antico culto pagano e ricominciare il massacro degli adulti daccapo.


L’anno seguente è il turno di “Grano rosso sangue 4: Inferno a Grand Island” per la regia di Greg Spence. Questa volta sembrerebbe che i figli del grano non c’entrino nulla con il resto della serie. Alcuni ragazzi di una piccola città vengono posseduti da un bambino predicatore, erroneamente ucciso in passato, di nome Josiah. Lo spirito del ragazzino vuole vendicarsi dei cittadini che lo hanno assassinato, così tutti i bambini posseduti assumono le sembianze di coetanei morti tanto tempo prima e iniziano a mietere vittime tra i grandi. Lo scopo finale è naturalmente la resurrezione di Josiah dalla morte. Il regista, dopo l’uscita della pellicola, quando gli venne chiesta la correlazione con gli altri film della saga, ammise che in fase di montaggio era stata tagliata una scena cruciale in cui si diceva che Josiah era chiamato anche il Dio che si cela nel grano.

Nel 1998 esce “Grano rosso sangue 5”: Gli adoratori del male”, diretto da Ethan Wiley. Stavolta si torna a Gatlin. Un gruppetto di adolescenti si perde e si ritrova nella città maledetta, ribattezzata Divinity Falls nell’edizione italiana: qui nel giro di breve si accorgono che qualcosa non va come dovrebbe. La loro auto viene distrutta e sembrerebbe che siano proprio i bambini i responsabili. A questo punto Alison, leader del gruppo appena arrivato, viene a sapere che i bambini sono tutti orfani e sono stati adottati da Lucas Enright, un pazzo che si considera il salvatore dei bimbi e il rappresentante in terra della divinità che si cela nel grano. Così gli adolescenti decidono di recarsi alla fattoria di Lucas, dove Alison scoprirà che suo fratello Jacob, scappato di casa dopo le angherie subite dal padre, si è rifugiato proprio in questa comunità, ma che non vuole saperne affatto di lei, responsabile, secondo lui, di non averlo mai difeso e di averlo abbandonato. Egli rivela alla sorella che si è sposato con una ragazza del posto, Lily, e che insieme stanno per avere un figlio, ma le fa avere anche un messaggio di nascosto. Dopo una discussione con Ezechiele, il capo dei bambini, e Luke, il suo braccio destro, gli adolescenti si vedono costretti a lasciare la fattoria, mentre Kir, una del gruppetto appena arrivato, decide di restare con i bimbi e di aderire al loro culto, dopo aver letto un passo della loro “bibbia”. Allontanatisi i ragazzi, inizia la cerimonia per il compimento dei 18 anni di Jacob, divenuto ormai adulto: il fratello di Alison dovrà immolarsi su una pira infuocata al Dio che si cela nel grano. Il ragazzo però si ribella a Ezechiele e scappa, mentre Kir decide di sacrificarsi al suo posto, ormai invasata dagli argomenti pseudo-religiosi del capo dei bambini. Il resto del gruppo appena arrivato, a questo punto, opta per andarsene da Gatlin, ma Alison non vuole fuggire finché non avrà salvato suo fratello: nel frattempo ha avuto modo di leggere il messaggio che le ha lasciato nel quale si legge che il ragazzo vuole essere aiutato perché vuole andarsene. Così Alison si reca dallo sceriffo per fermare Ezechiele e Luke. Questi le presta ascolto e si reca alla fattoria con due vigili del fuoco: nel tentativo di spegnere le fiamme del rogo sacrificale però succede il finimondo. Le fiamme diventano vive e uccidono i due pompieri, mentre Luke si occupa dello sceriffo ma muore egli stesso colpito dalle fiamme. Ezechiele rivela che il suo braccio destro in realtà era morto già da tempo e che era lui il vero capo dei bambini. Dopo essersi rincontrata con i suoi amici, Alison si vede costretta ad ingaggiare una lotta all’ultimo sangue con i bambini ormai posseduti: alla fine muoiono tutti tranne la ragazza che finalmente ritrova il fratello, in fin di vita, colpito a morte da Ezechiele per il suo tradimento. Il ragazzo le spiega come fermare il dio del grano. Così Alison, dopo l’ultima battaglia con Ezechiele, che finalmente muore anche lui, riempie di fertilizzante il silos dove si celerebbe la bestia del grano e tra mille esplosioni sembra distruggerla definitivamente. Alla fine Alison lascia la città portandosi dietro Lily, la moglie di Jacob, per dare a suo figlio la possibilità di avere un futuro sicuro.




Arriviamo al 1999 con l’uscita della sesta parte: Grano rosso sangue 666: Il ritorno di Isaac”, per la regia di Kari Skogland. Hannah, che scopriamo essere la figlia di Jacob e Lily, decide di tornare a Gatlin alla ricerca delle proprie origini. Per strada dà un passaggio ad un bimbo predicatore, Zaccaria, che, dopo averle parlato del significato del suo nome, sparisce. La ragazza, dopo un incidente nei campi di grano, si ritrova in città grazie all’aiuto della poliziotta Cora. Qui scopre che Isaac, il primo ad aver iniziato il culto del dio che si cela nel grano, in realtà non è morto, ma si trova in coma e che i ragazzi sopravvissuti ai primi due capitoli della saga, ad eccezione di Micah ed Eli, si sono stabiliti da anni in città ed hanno continuato ad adorare la divinità pagana. Tutto precipita quando Hannah viene a conoscenza dell’esistenza di Gabriel, il primo figlio nato dai bambini originali… un altro bimbo posseduto dalla bestia che si nasconde nei campi di Gatlin.

L’ultimo capitolo esce nel 2001 e si intitola: “Grano rosso sangue 7: Revelation”, rimasto ancora inedito in Italia e diretto da Guy Magar. La storia in questo caso riprende le fila solamente del culto del grano. Una donna di nome Jamie, visto che la nonna non risponde al telefono, decide di raggiungerla ad Omaha, cittadina del Nebraska vicina a Gatlin. Qua scopre che l’appartamento della congiunta è vuoto e incontra degli strani vicini mentre sta investigando sulla scomparsa della nonna. Quando viene coinvolto nella faccenda anche un agente dell’FBI, Jamie scopre che un tempo, prima dell’avvento di Isaac, già esisteva in quei luoghi una sorta di religione dedita all’adorazione del dio che giace nel grano, in cui gli adulti venivano sacrificati nel sangue.
Per ora nessun altro ha ripreso in mano le gesta dei figli del grano, ma non è detto che sia finita qua.




Sicuramente il successo della saga è dovuto a diversi fattori, altrimenti, nonostante qualcuno storca il naso, non sarebbe arrivata al settimo capitolo: anzitutto il nome di Stephen King, che, per quanto non sia direttamente coinvolto, è sicuramente un marchio di garanzia… seppure egli stesso si sia professato più volte estraneo alla faccenda e non abbia apprezzato nemmeno il primo capitolo, quello tratto direttamente dal suo racconto.
In secondo luogo, l’argomento che forse più affascina è la ribellione dei ragazzi nei confronti degli adulti ed il loro tentativo di creare una società migliore, almeno negli intenti, per quanto questi possano essere contestabili.
Terzo punto a favore del serial cinematografico, l’interessante creazione del culto del grano, che rimanda a certe religioni pagane agresti ed animiste, dove è la natura ad essere il vero Dio.
In ogni caso, che vi piaccia o no, ricordate che qualcuno, o qualcosa, riposa nel grano… e vi sta aspettando!

Davide Longoni

QUANDO L' ORRORE INCONTRA LA PARODIA -Seconda Parte

La prima parte la trovate QUI.


La trama di Bud Abbott Lou Costello Meet Frankenstein è semplice e contorta al tempo stesso.
Semplice perché mette in scena i tentativi del Conte Dracula di resuscitare la creatura di Frankenstein e di fare  proprio schiavo il mostro.
Serve però anche un modo per rendere controllabile e manipolabile l'essere che controllabile e docile non è per niente.
Un' alleata del sinistro vampiro, una dottoressa in possesso del diario del barone Victor von Frankenstein e praticante di sinistre discipline occulta, propone un trapianto di cervello. I'ignaro donatore viene individuato nella persona di un tranquillo e sempliciotto impiegato di una ditta di spedizioni: un certo Pinotto.
Da Londra, venuto a conoscenza del folle piano, Larry Talbot che più volte in passato aveva contrastato le mire di Dracula, tenta di avvertire Pinotto ed il suo collega Gianni.
C'è però un problema.
Anche Larry Talbot è vittima di una maledizione.
Ad ogni notte di luna piena l'uomo si trasforma in un sanguinario lupo mannaro.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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