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"LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO" (1976)- Recensione .

 Attenzione il presente post potrebbe contenere immagini o contenuti che alcuni lettori potrebbero ritenere forti. Le immagini presenti appartengono agli aventi diritto e ai detentori dei copyright. Nel frattempo: BUON 25 APRILE A TUTTI!
 
PREMESSA:

La mia intenzione è ricordare il recentemente scomparso Gianni Cavina, un attore- per me- fenomenale ma non sempre apprezzato quanto avrebbe meritato, nella stessa maniera ho l'occasione di parlare di alcuni lavori davvero fondamentali per il Cinema tout court, quali quelli di Pupi Avati.

 

Bob Tonelli & Gianni Cavina ne "La casa dalle Finestre che Ridono"
 

 Nei primi anni di vita del blog prima di iniziare i miei post ripetevo spesso una premessa, ogni tanto - tipo oggi- mi piace ripescarla, dato l'argomento trattato: chi scrive non è un esperto della materia e non pretende di esserlo, quanto piuttosto un appassionato, quindi quelle che leggerete sono le mie opinioni legittime come le altre, opinabili quanto le altre. Non si tratta di vangelo ma delle sensazioni che il film ha generato in me in quanto spettatore ed appassionato, come tali vanno prese, mi auguro che- da appassionato ad appassionati facciano nascere in chi legge la voglia di vedere o rivedere il film e nel caso di far nascere in voi le vostre di sensazioni e di emozioni.Così come mi auguro di poterne parlare assieme, in questo spazio virtuale o davanti ad una bella birra fredda \ calice di vino\ tazza di caffè fumante fate vobis in base alle vostre preferenze. Niente arricchisce più il cuore e la mente quanto il parlare di cultura, perchè questo è per me: Cultura! Se siete interessati all'argomento vi consiglio di recuperare anche il precedente post. E quello di un paio di anni fa.

SINOSSI: 


 Stefano, un giovanissimo restauratore viene chiamato dal sindaco di un piccolo paese della provincia di Ferrara per occuparsi di un inquietante affresco che da tempo sta marcendo all'interno della locale chiesa.  L'opera in questione, "Il Martirio di San Sebastiano" risulta realizzata da un oscuro pittore locale, un certo Buono Legnani morto suicida, conosciuto anche come il "Pittore delle Agonie", per la sua ossessione nel voler ritrarre uomini e donne in punto di morte, e sul cui nome circolano diverse leggende una più sinistra dell'altra. Stefano affascinato dall'affresco si convince di avere a che fare con il lavoro di un grande artista, ma sembra essere il solo. Gli abitanti del posto sembrano vivere in un costante regime di paura e di omertà, perfino il parroco in più riprese mette in guardia Stefano dal lasciarsi troppo coinvolgere dalla vicenda. In passato Legnani aiutato dalle due sorelle pare essere stato coinvolto in più di un mistero e tante, troppe sono le persone scomparse nel nulla dopo aver incontrato il sinistro trio. Gli unici disposti a voler parlare dei fatti sono Francesca, una maestra anche lei appena arrivata in paese e con la quale Stefano intreccia una relazione, l'amico Antonio ed un bizzarro personaggio chiamato Coppola, proprio quest'ultimo, un nevrotico ed alcolizzato tassista si rivela essere in possesso di informazioni importanti sul passato .  I misteri si moltiplicano e quando Antonio muore improvvisamente dopo aver promesso a Stefano di portarlo a visitare una "Casa dalle Finestre che Ridono" che potrebbe cominciare a dare qualche risposta.la situazione precipita di colpo. Ben presto Stefano si trova precipitato in un vero e proprio vortice di eventi più grandi di lui. Riuscirà a trovare le risposte che cerca? E sopratutto riuscirà a sopravvivere?

IL FILM:

Nell'agosto del 1976, le cronache parlano nello specifico del giorno 16, appena dopo ferragosto, nelle sale del Belpaese veniva distribuito un piccolo film, opera di un regista, non certo debuttante, ma che era ancora alle prime fasi di una carriera che sarebbe stata lunga ed enormemente feconda. Il film era un concentrato di elementi thriller ed horror, fornito di un titolo lungo ma non chilometrico come invece dettava la moda del periodo "La Casa dalle Finestre che Ridono" ed il regista era il bolognese Giuseppe "Pupi" Avati.

TUTTE LE STAGIONI DI AMERICAN HORROR STORY: "HOTEL" . - Esecuzione.

Prima dell'estate fa avevo pubblicato un post introduttivo (QUESTO) nel quale riprendevo il discorso su una delle serie contemporanee che più amo e che al tempo stesso mi fa più arrabbiare per come viene sviluppata. Sto parlando, come avrete capito dal titolo, di American Horror Story (da qui in poi AHS).

I motivi della mia passione e della mia frustrazione li ho già spiegati più e più volte, però, dato che mi conosco, è altamente probabile che su questo torneremo brevemente anche stavolta in corso d'opera. 

Non c'è dubbio però che, per vari motivi, la quinta e la sesta stagione di A.H.S rappresentino un vero e proprio giro di boa con più di un cambiamento nella struttura, per alcuni interpreti ed a livello di cronologia interna con l'aumento dei riferimenti alle stagioni precedenti.

Mi spiegherò meglio più avanti, adesso è ora di cominciare con delle brevi (brevi sempre secondo i canoni "Nocturniani" dello Zio Nick) schede su Hotel oggi e, prossimamente, su Roanoke. 

"DIABLERO", L' HORROR CHE ARRIVA DAL MESSICO.

 

Città del Messico non è mai stata un luogo facile dove vivere, eppure ultimamente il numero delle persone scomparse pare aumentare, sopratutto bambini ed adolescenti. La polizia locale, distratta da molte, troppe altre cose non ha molta volontà di occuparsi del fenomeno mentre il Clero messicano ha i suoi motivi per nascondere o minimizzare il numero degli scomparsi. Dopo l'ennesima sparizione, Padre Ramiro Ventura, un giovane prete decide di agire per conto suo. Tutto sembra portare ad una pista soprannaturale, per questo Padre Ventura ha davanti a sè un' unica opzione: quella di rivolgersi ad un cacciatore di Demoni. O come li chiamano in Messico, un "Diablero".

Di solito quando si parla del Messico si passa tra due estremi fin troppo distanti tra loro: da un lato nomi come Acapulco, sinonimo di bianche spiagge vacanziere degne del turismo più cosmopolita possibile, dall'altro storie di corruzione, povertà, criminalità esasperata e narcotraffico. Mondi lontani l'uno dall'altro quanto possono essere le stelle e la torba. Stereotipi,  a volte molto esagerati. ma del resto ogni luogo ha i suoi. La realtà è che il popoloso paese centro-americano, a volte, fatica a difendere una sua dimensione identitaria schiacciato com'è dal suo fin troppo ingombrante vicino.

ITINERARI NELL' HORROR: "MARIANNE" (2019).

Una scrittrice horror dopo aver concluso l'ultimo capitolo della sua saga di successo è costretta a tornare nel suo paese d'infanzia. Ad accoglierla un clima di terrore, ben pochi sembrano contenti di rivederla: non lo sono i suoi genitori con i quali la donna si era allontanata da tempo, non lo sembra padre Xavier, il battagliero prete del luogo, non lo sembrano gli abitanti locali.Il clima plumbeo del luogo non facilita le cose. Le poche eccezioni paiono rappresentate da alcuni amici d'infanzia e da Samuel Roman un bizzarro ispettore appassionato di letteratura horror. Ovunque vadano la scrittrice e la sua sensibile aiutante si verificano morti ed incidenti sempre più cruenti. La scrittrice si era costruita la sua fama con il personaggio della cacciatrice di mostri Lizzie Lark e della sua nemesi, la strega Marianne. Possibile che il tutto sia manovrato da una reale entità malvagia? Un'entità che sta facendo di tutto per tornare nella nostra realtà?

Nonostante sia stata cancellata da Netflix dopo una sola stagione Marianne si è guadagnata un grande numero di fans sparsi per tutto il mondo. Tralasciamo le consuete parole di entusiasmo dello "Zio" Stephen King che, com'è noto, non nega una parola buona nemmeno al ragazzo che consegna sgualciti i giornali della mattina o al tizio che sta passando per caso in mezzo alla strada ma è un dato di fatto che Marianne sia davvero una serie notevole. Magari non per tutti, forse da avvicinarsi con le pinze se deboli di cuore, decisamente non consolatoria, però si tratta di uno show capace di dire qualcosa di nuovo su un tema stra abusato come quello della stregoneria. Ed anche in grado di saper sfruttare tutti i temi soliti del genere senza farli apparire come stantii.

AMERICAN HORROR STORY: DA "HOTEL" A "ROANOKE." - Introduzione.

 ALCUNE OPINIONI SULLA QUINTA E SESTA STAGIONE.

American Horror Story è una di quella serie che non concede mezze misure: o la si ama per principio o la si odia e nemmeno troppo cordialmente. Sin dalla sua prima apparizione nel 2011 la serie antologica della rete FX si è sempre contraddistinta nel suo generare emozioni e sensazioni forti tra gli spettatori.

 Reazioni forti e a volte anche contraddittorie.

Personalmente anche io ho avuto un rapporto decisamente molto controverso con American Horror Story (da qui in poi A.H.S) , ho visto tutte le puntate di tutte le nove stagioni fin qui realizzate, ne possiedo parecchie in cofanetto ed ammetto che in questi mesi di lockdown ne ho approfittato per rinsaldarne la conoscenza. Tuttavia le mie idee in proposito sono parecchio cambiate nel corso degli anni. Sono passato dall'entusiasmo più totale per le prime due stagioni Murder House o Asylum al tiepido gradimento per le successive senza però nascondere di aver provato enorme delusione per alcune annate (Coven o Kult)  fino a raggiungere le attuali punte di apatico distacco nei confronti delle ultime uscite.

ZOMBIES OF THE STRATOSPHERE (1952)- LA PRIMA VOLTA CHE LEONARD NIMOY INTERPRETO' UN ALIENO.

 

 Il 26 di questo mese avrebbe compiuto novant'anni l'attore Leonard Nimoy, l'indimenticato Spock originale della saga di Star Trek. Per l'occasione tre grandi blogger hanno voluto celebrarlo con dei loro post. Nello specifico si tratta di Lucius Etruscus ne Il Zinefilo , di  Sam Simon del blog Vengono fuori dalle fottute pareti e Cassidy de La Bara Volante, tutti e tre- ovviamente e come è giusto che sia- si sono concentrati sul Spock e su Star Trek. Lo Zio Nick invece, famoso per il suo continuo non rispettare gli anniversari e le ricorrenze, in questo post omaggerà l'attore a modo suo ed in ritardo, così come più avanti farò lo stesso con Dante.  Come sappiamo l'attore ebbe nel corso della sua vita un rapporto quantomeno controverso ed ondivago con il suo personaggio più celebre ed anche di questo si parla in quei tre articoli, che consiglio a tutti di leggere perché lo meritano.  Ma l'artista bostoniano, di origine ucraina, però è stato molto di più. Nel corso della sua lunga carriera Nimoy è stato un apprezzato fotografo, poeta, scrittore oltre che, naturalmente, attore e regista. Io stesso, poco tempo fa, in questo post, ho parlato di una delle sue numerose attività al di fuori di Star Trek. Nel 1982, grazie ad una coproduzione internazionale, ebbe modo di lavorare anche con gli italiani (anche se, al momento di compilare le biografie, non lo ricorda quasi nessuno). Sto parlando del Marco Polo televisivio di Giuliano Montaldo,  dove ebbe modo di interpretare uno dei numerosi "cattivi"della sua lunghissima carriera.

Leonard Nimoy ebbe anche una proficua  frequentazione con il genere della fantascienza. Non mi riferisco solo a quel vulcaniano dalle orecchie a punta che tutti conosciamo, non parlo delle sue apparizioni in Fringe o del remake del 1978 de L'Invasione degli Ultracorpi. Mi riferisco alle sue orgini, agli inizi.  

E Spock non fu certo il primo extraterrestre interpretato da Nimoy. 

Preparatevi a fare la conoscenza con Narab il Marziano. 

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI #3: MACISTE ALL'INFERNO (1926)

Esistono diversi pregiudizi attorno al Cinema italiano, ma anche troppi luoghi comuni. Una convinzione sbagliatissima sviluppatasi in questi ultimi decenni, come ben sanno tutti gli appassionati e gli esperti nostrani della settima arte, è che nel nostro paese si possano e si debbano realizzare solo film che "mimino" la realtà, di conseguenza a lungo sono stati considerati come "socialmente accettabili" solo quei pochi film d'autore o le tantissime commedie che ancora si producevano, dimenticando così che per tanti anni i registi nostrani hanno prodotto tantisissimi horror\ thriller\ poliziotteschi o western diventati kult mondiali. Per fortuna si tratta di un luogo comune che, sia pur molto lentamente, si sta infrangendo, anzi stiamo assistendo ad una,sia pur piccola, inversione di tendenza grazie all'azione di tanti validi registi. Poi però ci sono anche delle abitudini, magari involontarie, magari anche legittime, portate avanti dagli esperti nostrani e dalle "teste pensanti" delle nostre televisioni.

Mi riferisco ad una politica attuata dalla maggior parte delle emittenti italiane nel trascurare interi decenni (diciamo fino al 1939) della produzione cinematografica italiana allontanandola dalla programmazione delle varie reti televisive. I motivi possono essere tanti: le pellicole mute possono risultare ostiche a molti, buona parte delle commedie prodotte durante gli anni '30s spesso risultano superate o ricche di riferimenti ad una estetica o morale diciamo così vicine agli ideali del regime fascista. Senza contare fattori più tecnici: obiettiva lentezza di alcune produzioni, il  cambio dei gusti del pubblico o le difficiltà nel reperire diverse pellicole in buone condizioni e così via.

Eppure facendo così spesso si finisce per far cadere nel dimenticatoio alcune cose interessanti. Nel corso delle puntate precedenti di questa serie ho cercato di recuperare dall'oblio due pellicole atipiche (QUI e in due puntate QUI e QUI) uscite nel lontano passato, oggi arrivato alla fine dei questo ciclo, vado più indietro nel tempo per occuparmi esattamente di un film muto.

Come molte delle cose di cui mi occupo però anche stavolta ci saranno diramazioni impreviste.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI #2: CENERENTOLA E IL SIGNOR BONAVENTURA (1941). - Seconda Parte.

La prima parte è uscita QUI.

Mentre gli eserciti di tutto il mondo marciavano in maniera compatta verso l'abisso nel nostro paese si provava a far finta di niente concedendo degli scampoli di momenti spensierati alla popolazione. Il Cinema-come abbiamo visto nella precedente puntata - faceva la sua parte proponendo tutta una serie di pellicole dedicate decisamente alle fsmiglie e agli spettatori più piccoli.

Logicamente essendo in regime di autarchia da più parti si cercava di puntare sull'orgoglio patrio e sulle creazioni autoctone, spesso si trattava di mere operazioni di propaganda, altre volte la cosa nasceva in assoluta buona fede con gli artisti spinti solo dal desiderio di realizzare qualcosa di bello e di particolare. Quasi certamente questo Cenerentola e il Signor Bonaventura fa parte di questo secondo tipo di produzioni. Dopo averlo creato per i fumetti  Sergio Tofano aveva più volte portato più volte a teatro il suo fortunato personaggio, per l'autore era arrivato quindi il momento di trasportarlo anche sul grande schermo.
 Ma quella pellicola rappresentava anche il debutto dell'artista romano come regista cinematografico, di conseguenza, Sto non se la sentì di rischiare troppo e di assumersi troppoe responsabilità. 
Vestire i panni del suo personaggio avrebbe significato stare in scena dalla prima all'ultima inquadratura, cosa che gli avrebbe impedito di gestire bene sia l'attività registica sia quella recitativa.
Così nell'unica volta che il Signor Bonaventura apparve al Cinema non fu Tofano ad interpretarlo.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 2: CENERENTOLA E IL SIGNOR BONAVENTURA.(1941)-Prima parte

Visto il discreto successo della volta precedente, prosieguo la mia disanima delle pellicole più particolari, atipiche e maggiormente dimenticate del Cinema italiano.

Nel 1941 l'Italia si trova nel pieno del suo secondo anni di conflitto.
Contrariamente a quello che potrebbero sostenere gli idioti e i fanatici di tutte le latitudini  non esistono Guerre"Giuste", così come non ne esistono di "Belle". Dire guerra, vuol dire sempre dire morte, sofferenza, dolore, distruzione e fame. Popoli che invadono altri popoli e civili e soldati che muoiono per niente.

IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 1: MILLE CHILOMETRI AL MINUTO!

Sono tempi strani questi.
Nonostante sia stato chiuso in casa in questi giorni, con teoricamente moltissimo tempo libero a disposizione, ho scritto e prodotto poco o niente. Gli stimoli esterni-come sappiamo tutti- non erano decisamente il massimo e non invogliavano per niente.
Sto provando adesso a recuperare, intendo quindi cominciare a dedicare una manciata di articoli ad alcune dimenticate pellicole del Cinema italiano del passato. Pellicole che per un motivo o per un altro riguardano anche il fantasy, la fantascienza e il perturbante.
Andiamo a cominciare.

MILLE CHILOMETRI AL MINUTO ! (1939-40)

Alcuni siti del settore danno come anno di produzione il 1939 altri il 1940, probabilmente avranno ragione un po tutti,essendo stata proiettato nelle sale nel '40 è verosimile che le riprese di questa pellicola (almeno la maggior parte di esse) siano state realizzate nel corso dell'anno precedente.  La nazione sta per entrare in guerra,un conflitto sanguinoso che lascerà solo macerie ma questo gli italiani ancora non lo sanno. C'è ancora in giro tanta, troppa e ingiustificata fiducia nelle capacità belliche.
E sappiamo tutti come poi andrà a finire.

LA BALLATA DI BLACK TOM (2016)


Sinossi Ufficiale: "New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un “intrattenitore” nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s’imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l’investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l’attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L’umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a… Loro?"

Il mondo della narrativa weird ed horror continua a fare i conti con una eredità importante ma- che in questi ultimi anni pare anche diventata-ingombrante quale quella di H.P. Lovecraft. Semmai è esistito nel corso del XX ° secolo uno scrittore tramutatosi in punto di riferimento per molti lettori e per tantissimi emuli artistici questi è stato proprio il Sognatore di Providence. Il suo personalissimo stile letterario fatto di atmosfere evocative e geometrie non euclidee, la sua altrettanto personale cosmogonia (I Miti di Cthulhu ) brulicante di riti più antichi della nostra razza, un pantheon fatto di creature talmente aliene da risultare inconcepibili per l'occhio e la mente umana, i suoi pseudobiblia (vi dice niente un certo Necronomicon?) e la sua geografia fittizia hanno costituito  un unicum letterario difficilmente replicabile ma che vanta lo stesso numerosi epigoni, veri o presunti eredi ed altrettanti tentativi di imitazione.
Però Lovecraft era un essere umano, come tale imperfetto e -di conseguenza - portatore di luci ma anche di ombre.
Sopratutto preda dei suoi demoni
Inutile girarci attorno, mi sto riferendo al rapporto dell'autore con le minoranze etniche, alle sue concezioni riguardo alle razze.
Temi difficili da affrontare in poche righe, il dibattito in America (così come in Europa) sulla figura dell'autore continua ancora oggi e non sembra che si arresterà tanto presto.
E' indubbio però che si sta assistendo ad una sorta di riposizionamento dell'ambiente letterario nei confronti dell'"uomo" Lovecraft e delle sue contraddizioni.

BLACK SUMMER. La Serie.

I Morti si stanno risvegliando e sopratutto si stanno risvegliando sempre più famelici ed aggressivi. Le strutture umane e politiche si rivelano estremamente fragili, non ci vuole molto perché la Società frani su se stessa. Tutti contro tutti, l'unico scopo è la semplice sopravvivenza.
Una giovane madre di nome Rose, viene separata dalla figlia, assieme ad un eterogeneo gruppo di sopravvissuti, la donna farà di tutto per ritrovarla.
E nessuna pietà nei confronti di tutti quelli che cercheranno di fermarla.

Sono circolate opinioni differenti nei confronti di Black Summer, o quantomeno nei confronti della sua prima stagione. Se andrete a cercare informazioni in rete, troverete senza problemi sia recensioni e pareri entusiastici (tra cui anche quelli di un "certo" Stephen King, di certo non l'ultimo arrivato) che descrivono gli otto episodi distribuiti da Netflix come di una positiva ventata di aria nuova nel settore delle Apocalissi Zombi,sia stroncature più o meno assolute che bollano il prodotto come soporifero o addirittura inconcludente.
La verità come spesso avviene sta nel mezzo.
Ma questo lo vedremo dopo.
Prima di andare avanti c'è da aggiungere che, come abbiamo notato un po' tutti quanti ultimamente, nel corso di questi ultimi anni le produzioni cine-televisive dedicate ai morti viventi siano decisamente proliferate oltre ogni limite con creazioni non sempre all'altezza delle aspettative. Inoltre una delle regole non scritte dell'intrattenimento popolare prevede come l'inflazione di un determinato genere possa generare come non voluto effetto secondario una certa stanchezza ed un rigetto da parte di ampie porzioni di pubblico.


Ovviamente non siamo ancora a questi livelli e personalmente almeno il sottoscritto non si stancherà mai di film e serie televisive dedicate a zombie e revenants vari, però è indubbio che l'attuale stato dell'arte sta spingendo molti di noi fruitori non occasionali del genere ad essere sempre più esigenti e ci porta ad alzare l'asticella del gradimento sempre più in alto.

MAGNIVERNE (2018)

Dalla Sinossi Ufficiale: " Magniverne è un paesino sperduto fra le montagne di un Piemonte cupo dove i bambini giocano nei prati accanto a incubi che attendono nelle profondità dei fiumi e si nascondono nel ventre buio delle foreste. Magniverne è un luogo di predestinati, di memorie, di sdoppiamenti. Magniverne e i suoi confini che sono luoghi del passaggio verso l'età adulta, il suo cuore di fiaba fantasiosa e terribile, i suoi esorcismi e le sue avventure. Magniverne è il versante gelido, in ombra della provincia italiana: le case stregate non si contano e i luoghi innominabili sono invasi dai rovi, e ogni pietra nasconde una storia dimenticata."

In passato ho parlato spesso di Maurizio Cometto sul blog (QUI e QUI), il motivo è presto detto, lo scrittore piemontese appartiene a quel ristretto novero di autori, all'interno del genere perturbante dell'attuale panorama italiano, dotati di una loro personale poetica e di un proprio riconoscibilissimo stile narrativo. Si tratta spesso di una linea poetica affabulatoria che preferisce sottintendere i particolari, creare empatia verso i personaggi che delinea, magari anche verso quelli meno positivi, tesa a descrivere l'incontro verso un mondo "altro" ma comunque parallelo e vicino al nostro. Si, Cometto scrive storie fantastiche, ma che sono a loro modo anche la versione moderna delle fiabe che raccontavano le nostre nonne Ricordatevi questo particolare, ci torneremo al momento giusto.
Ed in un certo senso le storie scritte dall'autore cuneese sono tutte fiabe moderne.
Magari fiabe dark ma pur sempre di storie con una delicata struttura fiabesca si tratta.

FIGLI DI UN CICLO MINORE, LA SAGA DI "URBAN LEGEND" ! - La Fine del Ciclo.

La prima parte di questo post è uscita QUI.

C'è qualcosa di magico e di particolare nei Cicli horror, quando tutti gli elementi funzionano si crea una particolare alchimia che finisce per fidelizzare gli spettatori verso la serie in sè stessa, verso i personaggi ma sopratutto nei confronti del cattivo o del Mostro titolare del ciclo, chiamatelo villain; babau, bogeyman o come preferite ma alla fine sarà sempre Lui o Lei il vero mattatore (o la vera mattatrice ) dello spettacolo, nonché il motivo principale che spingerà le persone a tornare per assistere allo spettacolo capitolo dopo capitolo.
Questo vale sia per le serie di maggior successo e appeal sia per quelli secondari è ovvio, però lo stato di salute di un genere (che sia letterario o cinematografico, la distinzione non importa) viene definito non solo dalle produzioni maggiori-quelle più importanti, i blockbusters e la Cosiddetta Serie A- ma principalmente da tutto quel sottobosco costituito dalle produzioni minori, dai cicli secondari e da tutti i vari film classificabili come serie B, C se non addirittura Z.
Da che esiste il Cinema del Brivido e del Perturante, che ci piaccia o meno, sono state spesso le pellicole minori a creare le nuove mitologie dei nostri tempi.
In parecchi altri casi però, come dicevo nel post precedente,  ci sono stati tanti altri Cicli che sono rimasti nel limbo, produzioni non abbastanza riuscite per assurgere allo Status di Classici e non abbastanza trash per risultare di Culto sia pure per pochi intimi.
Facevo l'esempio di una delle serie più "derivative" per non dire "copione" realizzate tra la fine dei rutilanti anni '90 s e l'inizio del XXI Secolo.
Stiamo parlando della serie di Urban Legend.

FIGLI DI UN CICLO MINORE, LA SAGA DI URBAN LEGEND! -Il Primo Capitolo

L' Horror cinematografico è un genere fatto di cicli, di trilogie e di ripetitiva serialità
Ma è anche un genere fatto di Mostri e di Personaggi difficili da dimenticare.
Alcuni di questi personaggi sono diventati iconici, altri sono assurti al rango di momentaneo fenomeno.
E poi ci sono tutti gli altri.
Già, perchè il Cinema del Terrore non è fatto solo dei vari Nightmare, Halloween o Venerdì 13, e per ogni Freddy Krueger; Michael Myers; Jason Voorhees o Saw ci sono decine e decine di cicli meno conosciuti, meno riusciti e di minor successo.
Eccone uno.
Anche in questo caso parliamo di una trilogia, sia pure completamente sgangherata e i cui capitoli non sono ben collegati l'uno con l'altro.
Urban Legend, almeno per quanto riguarda le prime due pellicole, è un chiaro prodotto derivativo e non fa nemmeno niente per nasconderlo.
Infatti il primo film intitolato semplicemente Urban Legend esce nei cinema statunitensi nel 1998 cercando di sfruttare il successo di Scream, iscrivendosi per l'appunto in quel filone citazionista e parzialmente revisionista dello slasher e dell' horror adolescenziale che al'epoca stava conoscendo un grandissimo spolvero grazie a serie come, per l'appunto, lo stesso Scream e i vari So Cosa hai Fatto.
L'idea iniziale,quella di ispirarsi alle tantissime leggende metropolitane che da sempre circolano sul territorio americano non è nemmeno troppo male ed il film si fa anche vedere, praticamente un tranquillo pop corn movie.

DAVANTI ALLO SPECCHIO (2017) -Racconti dal XXIII Premio RiLL

Con un certo ritardo riesco finalmente a parlare dell'ultima uscita della Collana Mondi Incantati della RiLL, che raccolgono anno per anno il racconto vincitore (assieme ai vari finalisti) dell' omonimo premio.
Davanti allo Specchio è infatti uscito nell'ottobre dello scorso anno, in occasione della tradizionale kermesse di Lucca Comics & Games, ed è una ennesima ottima conferma del buon lavoro che sta compiendo la RiLL passo dopo passo.
Infatti quella dell'associazione romana (e dell'editrice Wild Boar che materialmente stampa il volume) può tranquillamente essere definita come la politica dei passi piccoli ma costanti.
Anno dopo anno le loro antologie vengono costantemente migliorate ed arricchite, ad ogni nuova uscita si potrà essere automaticamente certi di scoprire qualche nuova sorpresa, delle nuove aggiunte e tutte realizzate con estrema passione e cognizione di causa.
Detto questo potrei tranquillamente chiudere qui la mia recensione (se siete curiosi potete leggere i miei precedenti interventi QUI, QUI, QUI e QUI) e limitarmi a consigliare l'acquisto del presente volume ribadendo la validità delle cose dette negli anni precedenti.
Però le cose non funzionano così. Un lettore sente sempre il bisogno di condividere le proprie sensazioni, le proprie idee in merito alle letture fatte.
Specie quando si tratta di incontri che si ripetono annata dopo annata.

AMERICAN HORROR STORY: DA "COVEN" A "FREAK SHOW"

Qualche tempo fa, una vita intera secondo i ritmi della rete, avevo cominciato a seguire la serie "American Horror Story"(da adesso in poi A.H.S) nelle sue varie incarnazioni e avevo promesso di recensirne tutte le stagioni, fedele alla parola data avevo prontamente fatto uscire le recensioni della prima stagione, Murder House e della seconda Asylum, i post veri e propri esempi di archeologia internettiana sono tranquillamente disponibili ai link indicati.
Poi però mi ero fermato.
I motivi, non so quanto validi, sono presto detti.
In primo luogo è che in rete c'era già un sacco di gente molto più brava di me che parlava di AHS con maggior cognizione di causa rispetto a quanto avrei potuto fare io.
In secondo luogo è che mano a mano che proseguivo nella visione delle varie stagioni, ognuna di queste dotata di una propria ambientazione e tematica, scoprivo di ritrovarmi davanti una serie di alta qualità ma discontinua, un prodotto sicuramente dotato di fascino con attori fantastici ma con sempre gli stessi errori di fondo a livello di trame.
Secondo il mio personale parere- che ricordiamolo vale come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni- mano a mano che il serial proseguiva i due (geniali, bisogna dirlo e riconoscerlo) showrunner Ryan Murphy e Brad Falchuk cominciavano a calcare sempre più sull' acceleratore i versanti del grottesco o del ridicolo piuttosto che del perturbante puro.

MICHELE E L'ALIANTE SCOMPARSO (2016)

Desidero ringraziare e dedicare questa recensione a Derek Zoo e Massimiliano Riccardi che ne sanno il perché

Dalla Sinossi Ufficiale:  " Raggiunta una certa età i bambini venivano portati dai loro padri a fare una passeggiata alla spianata del Contrario. Ma quando tornavano qualcosa in loro era cambiato."

Un aliante giocattolo che sparisce in mezzo al cielo. Il richiamo di un rapace proveniente da un’altra dimensione. Pianti di bambini che si odono in fondo a una voragine dentro uno sgabuzzino. Cosa lega tutti questi fenomeni?
Solo la signora Lena lo sa. Lei vive nel retrobottega della sua ferramenta, e attraverso la tenda di perline spia la vita di Vallascosa. Conosce tutti i segreti del paese, molti dei quali riguardano proprio quel bambino, Michele.
Perché forse sarà lui a liberare Vallascosa dalla maledizione della “muta”, l’inquietante trasformazione a cui sono condannati tutti i bambini.



E' sempre difficile recensire un libro, se esiste qualcosa di intimamente soggettivo sono proprio le sensazioni derivate dall'esperienza della lettura.
Ognuno di noi ricreerà all'interno della sua immaginazione i volti e le espressioni dei personaggi, i luoghi delle ambientazioni, la colonna sonora per accompagnare i singoli passaggi del volume.
E perfino quali preferiamo tra quei stessi passaggi.
Tuttavia alcune sensazioni rimangono universali.
Non importa quale che siano le nostre idee, il nostro percorso di formazione o quant'altro.
Spesso però è importante oltre alle sensazioni in sè stesse il ricordo che ne abbiamo.

Di tutte  queste cose, parla il romanzo breve Michele e l' Aliante Scomparso dello scrittore Maurizio Cometto.
Di Cometto - se ricordate- ho già parlato QUI.

LA MACCHIA (2016)

Sinossi Ufficiale: "L'assessore alla cultura e manifestazioni Giordano Derenzi ha relazionato in merito. La Macchia è visibile non solo qui in paese, come ormai notorio, ma risulta un fenomeno di portata mondiale. Essa si posiziona, almeno vista dall'abitato di Magniverne, e precisamente dal balcone frontale del Municipio, quattro virgola sette gradi sopra il cocuzzolo nord della collina del Moro. Ha forma definita fungoidale, con la punta del cappello rivolta a sud-ovest, e contorni sfumati. Di giorno si presenta dello stesso colore e consistenza del tipo di nuvola denominato 'Cirro'. Di notte è maggiormente visibile, e riempita di una luminescenza che ricorda il latte cagliato. Stando ai continui bollettini del CNR, la Macchia appare ferma nel cielo.
Nessuno delle migliaia di comitati scientifici che studiano il fenomeno ormai da tre giorni è addivenuto a conclusioni precise sulla sua natura, che pertanto si può considerare ancora sconosciuta".



Una volta quando il mondo della televisione era costituito solo da due canali RAI veniva spesso programmata una serie britannica di natura antologica intitolata Tales of Unexpected  basata sui racconti di Roald Dahl, da noi fantasiosamente ribattezzata come Il Brivido dell' Imprevisto: racconti su persone normali, a volte anche banali nelle quali alla fine anche se non si voleva si finiva sempre per riconoscersi.
Figure perfino anonime se volete, persone dalle vite ancora  più normali o banali come potrebbero essere i nostri conoscenti, il nostro vicino di casa, perfino noi stessi,
nelle quali però irrompeva - per l'appunto - qualche fattore imprevisto che presto finiva per sgretolare tutte le convinzioni acquisite ed ogni residuo di "normalita"
Ecco, a pensarci bene il racconto lungo di cui parliamo oggi, questo La Macchia potrebbe tranquillamente essere utilizzato come sceneggiatura per un episodio di quella serie se ancora esistesse.
Però, che colore possiamo attribuire all' "Imprevisto"? 
Che forma potremmo attribuirgli ?

SETTE NOTE IN NERO ( 1977)

Virginia ha una premonizione, mentre si trova in un college a Firenze subisce la chiara visione del cruento suicidio della madre a Dover in Inghilterra.
Anni dopo Virginia è diventata una splendida ed affascinante donna del jet set toscano: si è sposata con l'imprenditore Fabrizio Ducci e fa di tutto per dimenticare il suo passato.
Un giorno però le visioni tornano in maniera prepotente.
Mentre il marito è in procinto di partire per un viaggio d'affari a Londra, la mente di Virginia è bombardata dalle immagini di un misterioso uomo zoppo che prima uccide una giovane donna per poi murarne il corpo ancora caldo.
Ma quando racconta quello che ha visto nessuno sembra volerle credere, né il marito né la di lui sorella. Perfino il suo amico Luca Fattori grande appassionato di paranormale pare convinto dalle visioni della donna. Ma proprio quando Virginia comincia a tranquillizzarsi finisce per compiere un'altra macabra scoperta: una camera all'interno della casa di Campagna dei Ducci si rivela uguale in tutto e per tutto a quella della premonizione di Virginia.
Ad una prima indagine tutto apparirebbe collegarsi alla sparizione di una ragazza avvenuta anni prima, ma che sia davvero così?
Virginia comincia a sospettare di tutti, perfino del tanto amato marito.
L'incubo però è appena cominciato.
E le cose non sono mai quelle che sembrano......

Doveva essere un thriller ed ha finito per diventare uno degli esempi migliori anche del Cinema horror all'italiana.

Jennifer O' Neill e Gianni Garko in una scena del film

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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