IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 1: MILLE CHILOMETRI AL MINUTO!

Sono tempi strani questi.
Nonostante sia stato chiuso in casa in questi giorni, con teoricamente moltissimo tempo libero a disposizione, ho scritto e prodotto poco o niente. Gli stimoli esterni-come sappiamo tutti- non erano decisamente il massimo e non invogliavano per niente.
Sto provando adesso a recuperare, intendo quindi cominciare a dedicare una manciata di articoli ad alcune dimenticate pellicole del Cinema italiano del passato. Pellicole che per un motivo o per un altro riguardano anche il fantasy, la fantascienza e il perturbante.
Andiamo a cominciare.

MILLE CHILOMETRI AL MINUTO ! (1939-40)

Alcuni siti del settore danno come anno di produzione il 1939 altri il 1940, probabilmente avranno ragione un po tutti,essendo stata proiettato nelle sale nel '40 è verosimile che le riprese di questa pellicola (almeno la maggior parte di esse) siano state realizzate nel corso dell'anno precedente.  La nazione sta per entrare in guerra,un conflitto sanguinoso che lascerà solo macerie ma questo gli italiani ancora non lo sanno. C'è ancora in giro tanta, troppa e ingiustificata fiducia nelle capacità belliche.
E sappiamo tutti come poi andrà a finire.


Nelle sale della Nazione il genere imperante (tanto per cambiare) è quello della Commedia,certo ancora non si tratta della Commedia all'Italiana, genere che nascerà molti anni dopo quanto piuttosto di quell'antesignana categoria tanto amata e protetta dal Regime Fascista che va sotto il nome di Cinema dei Telefoni Bianchi
Per spiegarci in due parole: quando parliamo di "Telefoni Bianchi" intendiamo una corrente cinematografica in auge nel nostro paese dalla Seconda metà degli anni '30s fino alla caduta del regime Fascista, che di questo genere fu spesso sponsor e patrocinatore. I film prodotti erano quasi sempre commedie, anche ben fatte a livello scenico (le case erano arredate in stile art-déco che all'epoca andava per la maggiore e piene di status symbol tra cui i già ricordati telefoni realizzati in bachelite bianca più rari e costosi dei comuni modelli a colore nero) o a livello di sceneggiature molto spesso ricalcate da commedie dell'Ungheria odi altri paesi dell'Europa cCntrale, ma che finivano per dare una immagine molto moolto idealizzata della realtà circostante; il che significava ambientazioni contemporanee ma scarsa o nulla critica sociale (per fare un esempio non ci furono quasi mai riferimenti al conflitto che l' Italia stava vivendo), si descriveva una nazione alto borghese dove i ruoli erano e dovevano essere tutti ben definiti: gli uomini tutti laboriosi, onesti e dediti alla famiglia, le donne tutte madri, mogli fedeli e ben contente della loro posizione, la criminalità era quasi del tutto assente- al massimo si poteva mostrare qualche ladro di polli ma solo per esaltare l'italica arte di arrangiarsi e sempre in maniera bonacciona come accadeva a Totò nel suo primo film Fermo con le Mani del 1937. Quando però si doveva parlare di criminalità organizzata o di delitti allora beh, si ambientava tutto in altri paesi, così giusto per dimostrare come si vivesse bene in Italia. L'umorismo e le storie d'amore erano sempre trattati all'acqua di rose, nonostante questo di tanto in tanto usciva qualche prodotto che cercava di aggiungere altro.
E'il caso di questo Mille Chilometri al Minuto! che alla commedia unisce una delle prime scorribande del nostro Cinema nella fantascienza.

Per la verità l'elemento fantastico si esaurisce quasi subito: Mille Chilometri al Minuto !è la storia di una fallita spedizione spaziale, la cronaca semiseria di un viaggio non riuscito verso Marte.  Tuttavia ci sono comunque moltissimi orpelli riconducibili agli ostici territori della fantascienza.
Troviamo così la classica isola disabitata con il laboratorio dello "scienziato pazzo" situato su un isola disabitata, troviamo anche il razzo spaziale e c'è anche sullo sfondo il fascinoso pianeta rosso che i poco collaborativi protagonisti dovrebbero raggiungere.
Ovviamente la spedizione andrà male, i "nostri eroi"non riusciranno mai ad arrivare su Marte, però la cosa farà nascere tutta una serie di equivoci sempre più grandi mano a mano che la narrazione andrà avanti.
Per il resto però rimangono tutti i classici sfondi e topoi di quella stagione cinematografica. 

Della regia se ne occupa Mario Mattoli, l'uomo che poi nei decenni successivi realizzerà parecchi dei film brillanti più conosciuti della nostra cinematografia,mentre tra  gli interpreti figurano molti nomi all'epoca in grande auge ma oggi quasi completamente dimenticati.

La livornese Vivi Gioi (in realtà si chiamava Vivienne Trumpy) che era stata scoperta un paio di anni prima da Vittorio De Sica interpreta qui la figlia dello scienziato, in quegli anni però passava  alternativamente da ruoli di biondina svampita a parti di donna fascinosa con atteggiamenti da vamp. In seguito però si sarebbe passata al Cinema drammatico.
Il milanese Nino Besozzi,pur essendo un valido comico, veniva sovente scelto per interpretare figure da giovane onesto e affidabile spesso coinvolto in romantiche storie d'amore.
Il vero mattatore della pellicola però risulta essere Antonio Gandusio una delle grandi stelle di quei tempi ( gli altri due erano Armando Falconi e Ruggero Ruggeri), un garanzia per i botteghini negli anni '30s  .

Si perché Gandusio era un vero e proprio idolo delle folle, uno di quegli interpreti adorati dalla critica e dal pubblico, fa strano dirlo oggi dal momento che il suo nome, come quello di Falconi e di molti altri attori del periodo è quasi dimenticato. Per fare un paragone (parziale e inesatto me ne rendo conto io per primo, ma il paragone mi serve per farne capire la popolarità) si può dire che Gandusio e Falconi furono per il Teatro e per il Cinema italiano quello che in seguito sarebbero diventati i vari BenigniSordiTotò, o i De Filippo.

Purtroppo furono molto amati anche dal Regime Fascista e dal Minculpop (a differenza per esempio dei già ricordati fratelli De Filippo o di Anna Magnani che, anzi, non furono  mai troppo teneri con la dittatura, che giusto per ricambiare, più volte li mise sotto sorveglianza) e questo potrebbe spiegare in parte il perché oggi sian stati abbastanza dimenticati , aggiungiamoci anche il cambiamento dei gusti intercorso nel frattempo ed il quadro sarà completo.

Antonio Gandusio  (1873-1951)
Gandusio  a voler vedere bene, non era destinato a fare l'attore, non aveva molto che potesse affascinare: aveva una brutta voce, il volto asimmetrico ed anche una piccola gobba. Inoltre la famiglia avrebbe voluto far di lui un avvocato, però era dotato di una volontà di ferro ed era molto determinato. Nato a Rovigno quando l'Istria faceva ancora parte dell'Impero Asburgico, come molti degli irredentisti di quell'epoca venne mandato dalla famiglia a studiare in quello che era già territorio italiano, solo che accanto agli studi di Giurisprudenza il giovane cominciò a recitare in teatro per compagnie  sempre più importanti.
Mano a mano che gli ingaggi andavano avanti furono proprio quelle caratteristiche fisiche che all'inizio lo avevano svantaggiato a renderlo uno degli attori comici più amati e riconoscibili dal pubblico. Un'altra cosa che lo rese estremamente popolare fu il rifiuto di Gandusio di arruolarsi nella marina austriaca durante la Prima Guerra Mondiale, cosa che gli procurò da un lato una condanna a morte da parte degli austriaci e la fama di grande patriota da parte italiana.

Con l'arrivo del sonoro  nel nostro paese l'attore iniziò ad accompagnare all'attività teatrale anche quella cinematografica diventando ben presto uno dei volti più richiesti. Se il collega Armando Falconi si era specializzato in parti di vecchio seduttore o di nobile decaduto, a Gandusio venivano richieste perfomances da professionista distratto o pasticcione, entrambi poi finirono sovente a recitare assieme figure di mattacchioni goliardici ma attempati.
Se diversi problemi fisici (un incidente sul set e poi la progressione del Parkinson) finirono per rovinare la carriera del primo la cosa che contribuì a rallentare il percorso cinematografico del secondo fu la scelta di Gandusio di partecipare ad un paio di film realizzati durante la sciagurata esperienza della Repubblica Sociale di Salò ( il più conosciuto è il bellico Marinai senza Stelle girato tra Venezia e Trieste nel 1944 ma che dopo la fine della guerra subì diversi rimaneggiamenti per depurarne tutti gli aspetti propagandistici e riproposto nel 1949 in un clima sociale totalmente opposto a quello per cui era nato). Dopo la fine del conflitto l'attore istriano pur apparendo in un altra manciata di pellicole, tra cui lo splendido lo Sconosciuto di San Marino (nel quale interpreta un prete pacifista, ruolo forse da lui scelto per farsi perdonare qualche passata "adesione" di troppo) preferì dedicarsi alla sola attività teatrale fino al momento della sua morte.
Mille Chilometri al Minuto è la sola incursione di Gandusio alla fantascienza, purtroppo -lo dico subito-non è un film facile da reperire, da che mi risulta non ne esiste nessuna edizione video, sul tubo poi ne circolano solo brevi spezzoni di infima qualità. Al massimo ogni tanto viene programmato in orari notturni da sconosciutissime reti locali di decimo ordine. Io stesso ricordo di avere visto una di queste trasmissioni su una emittente napoletana diversi anni fa, ma la copia riversata in quella occasione era a dir poco ultra rovinata. Probabilmente a cercare nei vari cineforum o cineoeche si riesce a recuperare.
Ma così giusto per curiosità.

26 commenti:

Ema ha detto...

Non avevo mai sentito la definizione "Cinema dei telefoni bianchi". Molto interessante!
Di sicuro, qualora dovesse capitarmi in TV, gli darò sicuramente una sbirciata, giusto per curiosità. Sempre se lo passano ad orari diversi dalla notte.
Credevo di tornare notturno con questa quarantena, guardare film tutta la notte e dormire fino a tardi... e invece a prescindere dall'orario in cui vado a letto, sempre alle 6, massimo 7 mi sveglio! 😆

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Hai parlato di un film che non conoscevo, un qualcosa di lontano nel tempo eppure lo hai scovato, lo conoscevi e ce ne hai parlato. Sempre istruttivo leggerti, grazie!

Obsidian M ha detto...

Eppure il volto di Antonio Gandusio non mi è del tutto nuovo. Che abbia recitato in tarda età a qualche film di Totò? Wikipedia non fa chiarezza, ma specifica che la filmografia lì riportata è solo parziale....

Nick Parisi. ha detto...

@ Ema l'ex ricambista
Venivano chiamate anche "Commedie alla Ungherese" perché spesso e volentieri si basavano su commedie e sceneggiature di autori mitteleuropei, così come spesso comparivano attori ungheresi o di lingua tedesca in ruoli principali (un esempio è la presenza dell'attrice ungherese Erzsi Paàl in "Fermo con le Mani" del 1937, il primo film di Totò). Del resto erano le "Nazioni Alleate", però si trattava di realizzazioni tutte italiane. Non c'erano solo le commedie ovviamente, si realizzavano molti film avventurosi, cappa e spada e drammatici. Comunque il"Cinema dei Telefoni Bianchi" è durato in tutto una decina d'anni, da metà anni 30's fino alla fine del 1943. Dopo c'è stata la breve fase della cinematografia di Salò, che viene considerata ancora un altra cosa. Come fare per vedere qualcosa dei "Telefoni Bianchi"?
Dunque...è difficile: c'è qualcosa in DVD (per esempio "Joe il Rosso" del 1936 o "Il Biricchino di Papà" del 1943 entrambi con Falconi) ma non è facile trovarli.Sul tubo trovi qualcosa come "Frenesia" del 1939 con Gandusio e Dina Galli, un altra interprete del genere. Di Gandusio trovi pochi DVD, uno è proprio "Marinai senza Stelle" ma quello come detto fa parte del Cinema di Salò. Le reti televisive hanno sempre fatto girare poco del Cinema italiano precedente al 1940,non solo i "Telefoni Bianchi" ma anche altro. Al massimo puoi trovare nel periodo di ferragosto (quando non sanno proprio cosa trasmettere)o a notte fonda "Dora Nelson" del 1939, il primo film di Mario Soldati con Asia Norris e Carlo
Ninchi. Oppure il già citato "Biricchino" oppure "Giorno di Nozze" del 1942 con Falconi, Gandusio, Amelia Chellini e Chiaretta Gelli. Considera anche altre due cose: la prima è che per il gusto di oggi, molti di questi film possono risultare antiquati se non proprio noiosi. La seconda è che, quel tipo di film hanno comunque permesso di farsi le ossa a molti atori diventati poi famosi come Anna Proclemer (che si faceva chiamare Anna Vivaldi per italianizzarsi il nome),Nino Taranto,Titina De Filippo o Aroldo Tieri e Carlo Campanini (gli ultimi due erano già famosi però questo ha permesso loro di farsi conscere ancora di più). Ciao!

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta®
Grazie, sei molto gentile come sempre, ti assicuro che stavolta veramente non è stato facile trovare informazioni sul film perfino per me. Veramente c'è molto poco in giro.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Temo che non abbiano mai lavorato assieme,potrei sbagliarmi.... che io sappia però Totò al cinema di tutti gli attori dell'epoca dei Telefoni Bianchi ha lavorato con Luisa Ferida, Amelia Chellini; Giuditta Rissone e Dina Perbellini più qualche attore minore come Claudio Ermelli o Emilio Petacci però quasi sempre nei suoi primi film. Con Gandusio probabilmente si conoscevano di nome, tieni presente che quando Totò ha cominciato a fare film nel 1936 lui era sì conosciuto ma al confronto le grandi star dell'epoca come attori comici erano altri: Angelo Musco e gli stessi Falconi e Gandusio, lui era uno dei tanti. Con Falconi credo Totò abbia partecipato (assieme a tanti altri)ad un spettacolo benefico per le truppe italiane nel 1941 o 43. Dubito abbia mai lavorato al Cinema con Gandusio però.Forse avrai visto il volto dell'attore istriano nel corso di una delle rare repliche estive di "Giorno di Nozze" o ne "Lo Sconosciuto di San Marino",film postbellico che consiglio a tutti perchè offre un quadro veritiero di come era l'Italia e l'Europa subito dopo la fine della Guerra.Comunque chiedo lumi ai lettori di Nocturnia, se qualcuno ne sa di più di me si faccia avanti, perché la questione interessa davvero molto anche al sottoscritto.

Ariano Geta ha detto...

Vede quante cose si scoprono cercando nei meandri della filmografia italiana? Perché poi, in effetti, a livello di quantità di pellicole prodotte qua da noi siamo sempre stati attivi. Rispetto a altre nazioni in cui agli inizi i film erano soprattutto importati dall'estero, qui da noi se ne sono sempre girati tanti. Purtroppo molti sono finiti nel dimenticatoio, magari giustamente perché troppo legati al contesto sociale del momento in cui vennero prodotti, e quindi pressoché incomprensibili per uno spettatore di oggi. Che d'altronde è lo stesso destino di molti romanzi di successo di ...nta anni fa, che oggi non vengono più neppure ristampati proprio perché risulterebbero "illeggibili" per il lettore odierno non tanto sul piano sintattico quanto piuttosto su quello stilistico, tipo Guido Da Verona per dirne uno.

Massimo Citi ha detto...

Ho avuto modo di conoscere il "cinema dei telefoni bianchi" grazie a mia madre che quel poco che si trovava lo guardava volentieri, dal momento che negli anni '40 aveva 12 anni... Ignoravo completamente, tuttavia, l'esistenza di un cinema di sf (o giù di lì). Inevitabilmente mi ha ricordato "Fascisti su Marte" che non c'entra nulla, ovviamente, ma che è decisamente godibile. Non credo che farò ricerche, comunque, ho idea di com'era lo stile di recitazione del cinema dell'epoca... Grazie, Nick, per questa preziosa aggiunta.

S_3ves ha detto...

Post molto interessante! Sottoscrivo il commento di Max Citi per quanto riguarda i cinema dei telefoni bianchi. Dell'articolo, oltre alla descrizione del contesto socio culturale di questi film, nei quali mai si parlava della realtà italiana ed europea, ho trovato interessanti le carriere più o meno legate al regime di questi attori ormai dimenticati. Una sorta di mondo parallelo, quello del cinema italiano dell'epoca, che in vario modo si interfacciava col fascismo, o mostrando di non amarlo (i de Filippo e la Magnani di cui parli) o aderendovi per convinzione fino al vero e proprio collaborazionismo (vedi Luisa Ferida e Osvaldo Valenti), talvolta sopportandolo e mettenndoci la faccia semplicemente per poter lavorare e recitare.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Il Cinema italiano ha una tradizione lunghissima, che spesso noi italiani siamo i primi a non conoscere, basti dire che il primo kolossal è stato proprio un film del nostro paese e cioè il "Cabiria"di Alessandro Pastore girato nel 1912. Certo i gusti cambiano e molti dei film che un tempo andavano perla maggiore oggi potrebbero risultare noiosi o antiquati, lo stesso vale per molti artisti un tempo famosissimi. Voglio dire,giusto per fare un esempio:ancora oggi ci ricordiamo di Rodolfo Valentino ma di quanti altri degli attori americani dell'epoca del Muto ci ricordiamo ancor oggi? E lo stesso vale per scrittori,pittori e tanto altro.
Guido Da Verona è un esempio calzantissimo, alzi la mano tra i frequentatori di Nocturnia chi lo ha mai letto per davvero? O che ne ha sentito perlomeno il suo nome. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Ovviamente in questo caso la fantascienza è una scusa per imbastire una vicenda comica, però mi sembrava divertente parlarne sul blog, giusto perché almeno era un film con una trama leggermente diversa rispetto alla media di quello che si realizzavano all'epoca. Non so se gli autori di "Fascisti su Marte" conoscessero "Mille Chilometri al Minuto", in ogni caso se così fosse non ne rimarrei più di tanto sorpreso.

Nick Parisi. ha detto...

@ S_3ves
Un giorno o l'altro mi piacerebbe scrivere sul blog della coppia Luisa Ferida e Osvaldo Valenti e del loro coinvolgimento con la banda Koch, anzi mi piacerebbe scrivere tutta una serie di articoli su quello sciagurato periodo che fu la dittatura Fascista, visto che ci sono in giro tanti "smemorati" che paiono non voler ricordare i disastri che fece quel periodo, un giorno mi piacerebbe parlarne.
A proposito dei De Filippo, una cosa che ho scoperto vedendo RaiMovie è che loro, come molti altri artisti non allineati col Regime, furono sempre sorvegliati e sai da chi?
Da altri attori che periodicamente riferivano i loro rapporti all'OVRA e al Minculpop.Cose che solo in una dittatura possono accadere.
Un abbraccio e a presto.

MAX ha detto...

Mah..non so a me sembra che stai parlando comunque di cinema di propaganda.
Asservito appunto agli scopi di una dittatura.
Purtroppo le pagine della storia ne sono piene di “opere” del genere costruire per mistificare la realtà .
Molto interessante l’articolo e non aspettare troppo a scrivere un l’articolo sull cinema nel periodo fascista , per favore.
Ciao Nick

Gioacchino Di Maio ha detto...

Il volto di Gandusio somiglia tanto all'altra spalla di Totò Luigi Pavese che recitò in tanti suoi film. Fra l'altro Pavese recitò proprio in un film con Gandusio "Cose dell'altro mondo" del 1939, all'epoca aveva 42 anni.

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Beh, alla fine la propaganda c'era sempre, in alcuni casi era sfacciata, penso ad esempio a certi film bellici o avventurosi come "Milizia Territoriale" del 1935, in altri casi era semplicemente per far vedere quanto si vivesse bene in italia rispetto ad altri luoghi e questa era una grandissima mistificazione della realtà. Poi considera che c'erano attori completamente asserviti al Regime, altri che utilizzarono la cosa solo per lavorare, altri ancora che erano completamente contrari alla dittatura. Ma alla fine purtroppo era quasi tutto il sistema paese ad essere completamente asservito. E questo la dice lunga, perché purtroppo ci sono ancora troppe persone che sembrano rimpiangere quel periodo, quando invece si è trattato di una delle pagine più brutte di tutta la nostra storia umana.

Nick Parisi. ha detto...

@ Gioacchino Di Maio
ti ringrazio per il tuo commento, anche perché mi permette di ricordare un artista bravissimo come Luigi Pavese, che ha avuto una carriera lunghissima, addirittura ha debuttato durante l'epoca del muto. Oltre ai film con Totò, ha lavorato in centinaia di pellicole, perfino dei polizieschi(oltre ad essere stato un prolifico doppiatore). Oltre a "Cose dell'Altro Mondo io cito anche "Joe il Rosso" del 1936 nel quale compare giovanissimo e magrissimo accanto a Falconi. Un attore fenomenale, oltretutto so che è stato uno di quegli antifascisti e pieno di coraggio: tranquillizzò il pubblico che assisteva ad un suo spettacolo durante l'attentato di Via Rasella e face scappare tutti da una porta laterale del Teatro per non farli catturare dai Tedeschi durante la rappresaglia.
P.S
Sai che mi sembra che Gandusio assomigli molto anche ad Enrico Viarisio?:D Probabilmente questo potrebbe aver causato i dubbi dell'amico @ Obsidian nelcommento precedente.

Long John Silver ha detto...

Molto interessante, io ultimamente mi sono lanciato nella lettura di un romanzo di protofantascienza italiana degli anni 30. Si vede che i nostri pianeti blogger si erano allineati per qualche istante.

Peccato che di questi film si sia perso quasi totalmente traccia. Considerando che ormai saranno di diritto pubblico non sarebbe male recuperarli in qualche canale yt pubblico.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Leggerò allora con piacere quel romanzo? Qual'è il titolo?
Inoltre visto che sono stato poco presente in rete ultimamente,domani vengo a leggere, nel caso tu ne abbia già scritto la recensione, la leggerò volentieri.
Il film 1000 Km al Minuto non è davvero facile da reperire, so che esiste ancora, diverse copie dovrebbero essere sparse in giro e su YT se ne trova qualche estratto,però non credo siano mai state fatte edizioni video o riversamenti completi.
Come questo tanti altri film del periodo, a parte alcune benemerite eccezioni come la RHV pare non se ne occupi nessuna CE, spero che la situazione cambi prima o poi.

Obsidian M ha detto...

Ah si, confermo, avevo in mente proprio il volto di Luigi Pavese, che effettivamente somiglia molto a Gandusio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M
Mitico Luigi Pavese!
P.s
Ci sentiamo a breve.;)

Long John Silver ha detto...

@Nick il romanzo è "Come si fermò la Terra" di Calogero Ciancimino. La mia recensione la trovi sul sito.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Grazie! Vado a vedere.:)

Marco Lazzara ha detto...

"C'è ancora in giro tanta, troppa e ingiustificata fiducia nelle capacità belliche."

E poi dicono che in Italia non si sappia scrivere fantascienza!

Mai notato l'assonanza Minculpop con un un modo popolare per indicare la fregatura?

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
"Mai notato l'assonanza Minculpop con un un modo popolare per indicare la fregatura?"
Ho notato, ho notato. ;)

Lucius Etruscus ha detto...

Arrivo tardi a questa tua splendida iniziativa ma rimango ad occhi aperti: non avevo idea che addirittura la fantascienza avesse antenati così indietro nel tempo in Italia! Parlando poi di un genere che nel nostro cinema non è che abbia mai risvegliato chissà che interesse, di sicuro non lo stesso riscosso "sulla carta".
Però il tuo citare Totò mi ricorda "Due cuori fra le belve" (1943), dove Totò segue l'amata in un viaggio in Africa alla ricerca dell'anello mancante: una trama paleoantropologica che non ci si aspetta di trovare in una commedia dell'epoca, soprattutto perché quella disciplina scientifica ci metterà ancora molto tempo a diventare nota al grande pubblico.
Forse il nostro cinema era troppo avanti, ma poi ha corretto il tiro... guardando sempre e solo all'indietro :-P

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
"Due Cuori tra le Belve" è uno dei film meno replicati di Totò, sarà forse per il periodo nel quale è stato realizzato,sarà forse perché è stato rieditato più volte, infatti se non ricordo male è stato anche reintitolato come "Totò nella Fossa dei Leoni".
Un giorno o l'altro magari parlerò degli elementi fantastici nei film di Totò.
Concordo con te sul tiro del Cinema italiano.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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