IL CINEMA ITALIANO CHE NON TI ASPETTI # 1: MILLE CHILOMETRI AL MINUTO!

Sono tempi strani questi.
Nonostante sia stato chiuso in casa in questi giorni, con teoricamente moltissimo tempo libero a disposizione, ho scritto e prodotto poco o niente. Gli stimoli esterni-come sappiamo tutti- non erano decisamente il massimo e non invogliavano per niente.
Sto provando adesso a recuperare, intendo quindi cominciare a dedicare una manciata di articoli ad alcune dimenticate pellicole del Cinema italiano del passato. Pellicole che per un motivo o per un altro riguardano anche il fantasy, la fantascienza e il perturbante.
Andiamo a cominciare.

MILLE CHILOMETRI AL MINUTO ! (1939-40)

Alcuni siti del settore danno come anno di produzione il 1939 altri il 1940, probabilmente avranno ragione un po tutti,essendo stata proiettato nelle sale nel '40 è verosimile che le riprese di questa pellicola (almeno la maggior parte di esse) siano state realizzate nel corso dell'anno precedente.  La nazione sta per entrare in guerra,un conflitto sanguinoso che lascerà solo macerie ma questo gli italiani ancora non lo sanno. C'è ancora in giro tanta, troppa e ingiustificata fiducia nelle capacità belliche.
E sappiamo tutti come poi andrà a finire.

L'Angolo di Trixie #3

                                                          #IORESTOACASA





Anche perché l'ultima volta che sono uscita quei bastardi dei miei padroni mi hanno portato dalla veterinaria per farmi sterilizzare!


Perdonatemi la battuta, è solo per sdrammatizzare il momento.
Dalla settimana prossima, visto che a quanto pare la situazione di lockdown durerà ancora a lungo, torneranno i post abituali di Nocturnia.

Libri dal Passato: Ritrovamenti Imprevisti.

Nel nostro paese e nel mondo continua il delirio "Coronavirus" con la maggior parte degli italiani costretti dentro casa per la maggior parte del tempo per fare la "loro parte".
In questa strana fine d'inverno il nostro paese pare quasi sospeso, a metà strada di un guado che, ancora non si può dire, non si sa da che parte ci farà sbarcare.
L'unica cosa certa è che questa esperienza finirà per cambiare abitudini stratificate da decenni.
La  settimana prossima Nocturnia tornerà alla usuale programmazione, nel frattempo però approfitto di questa situazione per compiere la mia seconda ed ultima deviazione dagli argomenti che di solito tratto.
Sarà un post diverso rispetto i temi che siete abituati a leggere ma come vedrete alla fine finiremo comunque a parlare di letteratura.


Qualche tempo fa su Facebook con l'amico TOM si parlava delle sorprese che possono venir fuori dai punti di BookCrossing : secondo TOM molto spesso in mezzo al mare magnum dei volumi lasciati di vecchi proprietari in attesa di nuovi proprietari e lettori si possono rinvenire delle vere e proprie gemme.
Dove risiedo io a Mira nel veneziano di questi punti  ce ne sono almeno un paio, delle vere e proprie casette di legno create da una benemerita associazione di volontariato dove chiunque volendo, può prendere e lasciare i libri che gli interessano.
Quando lavoravo facendo pulizie sui treni di solito portavo presso quei punti tutti quei volumi che i viaggiatori dimenticavano o abbandonavano volutamente per i vagoni, volumi che non facevano parte delle mie letture abituali (tipo tanti Segretissimo, altri Gialli o parecchie storie d'amore) e che altrimenti i miei colleghi avrebbero buttato assieme a tante altre cose abbandonate dai "civilissimi" viaggiatori (non avete idea o forse ce l'avete fin troppo bene di quante cose si lascino volontariamente sui treni, tanto ci sarà qualcun altro che dovrà pulire). Ultimamente poi ci lasciavo quei volumi che ho da anni ma dei quali da tempo ho perso speranza o interesse di leggere, di norma quello che ci trovavo che potesse rispondere ai miei gusti erano al massimo dei vecchi Urania (buonissimi anche quelli, intendiamoci Eh!) o se ero proprio fortunato fortunato i romanzi di X-Files del Club del Libro.
Più o meno un mese e mezzo fa però le cose sono andate in maniera molto diversa.

Sin da bambino ho sempre avuto un rapporto privilegiato coi libri, a volte mi sembra che mi "chiamino da lontano"
Questa è stata una di quelle volte.



Quel giorno di un mese e mezzo fa ho notato, quasi sepolti in mezzo agli altri un nutrito gruppo di volumi, una cinquantina circa che si differenziavano dagli altri,  tutti apparentemente molto datati. i volumi dovevano essere appartenuti alla stessa collezione privata, la vecchia proprietaria forse la nonna dell'anonimo donatore nel corso degli anni aveva strappato le copertine originali sostituendoli con rilegature cartonate posticce e senza inserirgli i titoli, le copertine dei libri più antichi avevano come immagine i leoni o i cavalli rampanti tipici di tanti stemmi araldici, sulla maggior parte delle cover fittizie invece vedevano campeggiare la figura del giglio stilizzato.


Dicevamo del'età dei tomi in questione.
I più recenti erano stati pubblicati nel 1931, il più vecchio era l'edizione del 1880 di Vita dei Campi di G. Verga, la prima edizione mai stampata della raccolta di racconti dello scrittore siciliano.

A scanso di equivoci lo dico subito, temo che i volumi data la particolare operazione di ricopertinatura della vecchia proprietaria non abbiano più nessun valore economico e nessun interesse  per i collezionisti duri e puri.
M'interesserebbe però conoscere la storia dietro alla padrona di quei volumi, compare spesso  un nome vergato in inchiostro antico, di quelli che si vergavano col  pennino direttamente dal calamaio nelle prime pagine, il nome è Pierina De Gobyen o de Goblyen, la grafia mi sembra infantile e inesperta.
Un cognome francese? Fiammingo? Spagnolo ? Oppure di qualche antica famiglia veneta?
Non sono riuscito a trovare riferimenti soddisfacenti in rete in proposito.
Ma sarebbe interessante poter ricostruire la storia di questa vecchia collezione, magari anche per sapere se esistono altri volumi dispersi in giro.
Veniamo adesso ai libri che ho trovato.
Come visto c'è tanto Verga, tanta Grazia Deledda, diverse opere di Giacosa, l'edizione del 1900 (credo che sia la seconda edizione italiana) del Quo Vadis di Henryk anzi di Enrico Sienkiewicz come si usava scrivere allora italianizzando sempre i nomi propri stranieri. Ma anche tanti nomi oggi dimenticati.


La vecchia lettrice doveva avere una vera e propria predizione per il Verismo dal momento che ho trovato molte opere scritte da Neera, nom de plume dell'autrice milanese Anna Maria Zuccari, una scrittrice molto attenta alla condizione femminile, ma che però ne giustificava la posizione subordinata rispetto agli uomini (mi chiedo cosa ne penserebbero le odierne femministe), diversi drammi di tal Gerolamo Rovetta, che pare fosse un autore molto popolare nell'Italia di inizio 900. Oppure vi dice niente il nome di Luciano Zuccoli?

Si trattava di un nobile italo-svizzero che era nato nel Canton Ticino da una famiglia mista: il suo vero nome era Luciano Von Ingenheim,  ma per motivi patriottici preferì adottare il cognome della madre italiana. il Conte Zuccoli fu giornalista a  VeneziaModena e a Milano, collaborò tra le altre cose anche al Corriere della Sera, fu un autore molto popolare anche lui legato al Verismo, anche se scrisse anche un romanzo dai toni decisamente horror come Il Maleficio Occulto nel 1920 (che è uno dei volumi che ho trovato). Purtroppo Zuccoli non doveva essere una persona molto gradevole: le polemiche lo accompagnarono per tutta la vita, nel 1912 fu allontanato dalla direzione della Gazzetta di Venezia a causa del suo estremo antisemitismo e, tanto per raccontarne una, al tempo della Guerra di Libia si scagliò pubblicamente contro l'esercito italiano perché "faceva troppi prigionieri ".
Così giusto per farvi capire il livello del personaggio.
Sarebbe interessante capire anche un'altra cosa e cioè se le firme di Grazia Deledda presenti all'interno dei suoi romanzi siano autografe oppure se si tratti solo di un timbro (credo sia vera la seconda ipotesi però chiedo aiuto e lumi a quei lettori più bibliofili del sottoscritto, ma così sempre come mia curiosità)
Come dicevo i libri dovrebbero avere perso tutto il loro valore economico, io però li conserverò gelosamente come testimonianza di una parte del passato culturale e letterario italiano.
E nel frattempo, continuerò a cercare informazioni sulla loro vecchia proprietaria.
Se qualcuno a Mira (Ve) o da altre parti mi potrà aiutare a ricostruirne la vita è il benvenuto.
Chi lo sa se un giorno non ci possa uscire fuori una bella storia per Nocturnia?

La Vita, le Dame,i Cavalier, l'Arme, gli Amori al Tempo del Coronavirus.

Buongiorno a tutti amici miei!
Come sa chi mi segue da tempo, sono ormai diversi anni che sul blog cerco di non parlare della quotidianità e delle situazioni attorno della cosiddetta "vita reale". Più o meno dall'epoca della crisi dell'azienda per la quale lavoravo ho deciso di destinare le mie pagine virtuali al mondo ad altro. Un modo per costruirmi le mie personali torri d'avorio, ritagliarmi lo spazio adatto per i miei hobbies e le mie passioni.
Tuttavia oggi compirò una eccezione perché stiamo vivendo in circostanze eccezionali.
Ricordate quell'antica maledizione?
Possa tu vivere in tempi interessanti!
Ebbene stiamo vivendo in tempi interessanti.
Il fatto poi che si tratti di una maledizione cinese, non c'entra niente: è solo una coincidenza. Oggi come oggi stiamo tutti nella stessa barca e potremmo venirne fuori solo stando uniti.Senza cercare gli untori ma facendo ognuno di noi la sua parte, senza emotività, ma seguendo le regole e sopratutto ricordandoci che facciamo parte di una unica grande comunità.

Ho Scelto il Giorno Sbagliato per Smettere di....


Sto parlando ovviamente del Coronavirus: da domenica mi trovo a vivere in una zona arancione. La provincia di Venezia, come altre parti d'Italia si trova a dover seguendo tutta una serie di regole, divieti e coprifuochi.
Come me molti altri, stiamo vivendo qualcosa di nuovo, che non conosciamo, che non fa parte del nostro bagaglio di esperienze, quindi capisco che molti siano spaventati.
Tuttavia ne verremo fuori.
La Storia dell'umanità è piena di questi eventi ed ogni volta, ogni maledetta e fottuta volta ne siamo venuti fuori.
E sarà così anche stavolta.

Certo noi italiani non siamo famosi nel mondo per la nostra capacità di rispettare le regole e sopratutto siamo sempre stati bravissimi nell'auto boicottarci e nel farci del male da soli, tuttavia mi piacerebbe che questa volta imparassimo qualcosa.
Che questa difficile (ma non insopportabile) esperienza ci aiutasse a ridefinire le nostre priorità, il nostro senso di società. Che questa volta,indipendentemente dal nostro sentire politico, geografico, religioso o altro cominciassimo a fare squadra e a essere più responsabili.
In questi giorni non vorrei più ascoltare polemiche politiche, tra Destra e Sinistra, Governo ed Opposizione, Stato Centrale ed Amministrazioni locali, tra Nord e Sud ma vorrei che venisse fuori la parte migliore di noi.
Certo nemmeno a me sono piaciute determinate cose, mi viene ad esempio da ridere se penso che fino a qualche settimana fa pareva che il problema peggiore dell'Italia fosse stato il litigio tra due cantanti durante l'ultimo Sanremo.
Rido di meno vedendo le scene di tutti i miei conterranei meridionali che fanno la fila per andare via dalle zone arancioni.
Non fraintendetemi, capisco tutti i vari stati d'animo ma io voglio troppo bene ai miei familiari a Napoli e a Roma, o ai miei amici in Abruzzo per rischiare.
Anche se io personalmente sto bene e credetemi sto benissimo sia a livello fisico che psicologico.
Ma seguirò le regole, voglio essere responsabile.
Ho detto responsabile non vittima delle paure.
Non ci serve la paura, ci serve il rispetto, l'attenzione ed il senso pratico.
Ma ne usciremo.

Seguiamo le regole, facciamo qualche giorno di sacrificio e presto potremo tornare a abbracciarci e a stringerci le mani e a viaggiare.
Non è ancora il momento ma arriverà anche questo.
Solo che spero che questa esperienza che un giorno racconteremo ai nostri figli e nipoti ci insegni qualcosa.
Dipende da noi.
Un abbraccio (virtuale) a tutti a prescindere da chi siate, dove siate, chi amate e chi votate.
Siamo tutti più simili di quanto pensiamo.

LEUCOSYA (2019) - E Altri Racconti dal Trofeo RiLL e Dintorni.

Anche per quest'anno ho deciso di dedicare qualche riga alle antologie che l'associazione RiLL dedica ai vincitori dell'omonimo trofeo. Sono ormai diversi anni che recensisco la collana in questione (se siete curiosi i miei precedenti interventi li trovate  QUIQUIQUI QUI e anche QUI e QUI), oramai è diventato uno di quegli appuntamenti fissi su questo blog. Presto anche tornerò a recensire anche altre "Antologie del Meglio" come quelle della Future Fiction, perché ritengo che rappresentino delle ottime vetrine per gli autori e delle ancora migliori occasioni per i lettori di conoscere delle selezioni altamente rappresentative di quanto viene scritto e pubblicato in Italia e nel Mondo.
Per adesso torniamo alla RiLL e all'ultima nata Leucosya uscita negli ultimi mesi dell'anno scorso.


Come sempre il volume viene suddiviso in tre parti, la prima sezione ospita i racconti classificatisi nei quattro gradini più alti del podio, non importa se science-fiction, fantasy  od horror, l'importante che siano ascrivibili al genere fantastico nella maniera più ampia possibile. L'edizione di quest'anno è particolarmente importante perché è quella del Venticinquennale. La seconda parte è quella ribattezzata RiLL World Tour perché contiene altri 4 racconti provenienti da concorsi e selezioni internazionali che si sono gemellate con la competizione italiana (la cosa ha permesso la pubblicazione di diversi tra i vincitori del concorso italiano su riviste o antologie in Irlanda; Spagna e Sud Africa) A chiudere il volume anche in questo caso c'è una terza sezione intitolata Sfida che raccoglie gli ultimi 4 racconti vincitori provenienti del contest parallelo riservato agli autori e alle autrici che negli anni scorsi erano giunti in finale al concorso principale.
Una struttura che è rimasta più o meno inalterata negli anni e che ha reso molto riconoscibili stilisticamente queste antologie.

SEI DONNE PER L'ASSASSINO ! (1964)

Una giovane modella viene brutalmente ammazzata nel corso di una sfilata in una villa romana da un misterioso assassino mascherato. Nonostante questo la proprietaria della villa, la contessa Cuomo ed il suo amministratore nonché amante Massimo Morlacchi decidono di continuare con le sfilate. Proprio durante una di queste,il diario di Isabella,la ragazza uccisa, viene ritrovato da Nicole un'altra delle modelle della maison. Diversi segreti sono sul punto di venire a galla e per questo gli omicidi, sempre più brutali uno dopo l'altro, proseguono. Le indagini condotte dall'ispettore Silvestri si rivelano difficili sin dall'inizio. Tutte le persone indagate, tutti i dipendenti dell' Atelier paiono nascondere qualcosa, a volte qualcosa di estremamente torbido. Nessuno pare essere completamente innocente.
E c'è ancora un assassino da fermare.

Sin dalla coloratissima e, a tratti, lisergica sigla si ha come la sensazione di essere stati presi e catapultati di peso in una sorta di universo parallelo. La sequenza delle immagini presenta i vari personaggi che vedremo di lì a poco in scena tratteggiati come se fossero dei manichini, delle marionette senza personalità né anima. L'avvolgente colonna sonora ritmica con velature baroccamente jazz a cura del veterano Carlo Rustichelli accompagna la sequela contribuendo all'effetto complessivo. Il risultato è duplice: per un verso conosciamo tutti i protagonisti,dall'altro, dall'altro il modo con cui vengono inquadrati con i volti avvolti da colori accesi ed ombre profonde rivelando così,quasi anticipando la filosofia propedeutica della trama che nel film non incontreremo eroi o figure "senza macchia e paura" ma solo esseri, ambigui, profondamente imperfetti e carichi di tutti i possibili vizi capitali esistenti. La stessa colonna sonora la ritroveremo durante le scene di alcuni dei numerosi omicidi cosa questa che, accompagnata al sadismo (per l'epoca) degli stessi renderà il tutto ancora più straniante.

SANGUE A HOLLYWOOD: STORIA DI UNA INSEGNA E DEI SUOI FANTASMI. - Conclusione!

Le Precedenti parti di questo dossier sono uscite QUI e QUI. e QUI.


Quando nel 1923 l'imprenditore Harry Chandler che tra le altre cose era anche editore del Los Angeles Times  aveva fatto costruire la Hollywoodland Sign per pubblicizzare il suo progetto di speculazione edilizia non aveva certo programmato per essa una vita lunga, la scritta, come abbiamo più volte detto, sarebbe dovuta rimanere in piedi sulla cima del monte Lee per un periodo limitatissimo: un anno, un anno e mezzo al massimo.
Di conseguenza i materiali impiegati non erano stati progettati per durare, si trattava di pannelli di legno e metallo, di comuni lampadine che ben difficilmente potevano resistere al degrado, alle incurie e alle intemperie.
Le prime a sparire, secondo quando riporta la vulgata popolare, furono proprio le lampadine trafugate una dopo l'altra a partire dal 1939 quando il fondo immobiliare che fino a quel momento aveva detenuto il terreno decise di dismettere la proprietà, Nessuno ci aveva badato, anzi per decenni in parecchi avevano fatto finta di non accorgersene ma adesso giunti agli anni '70s le condizioni di quanto rimaneva di tutta la struttura erano diventate evidenti nella loro disastrata e disastrosa fragilità.

Ecco quà, non ve l'avevo mostrato finora
ma ecco a voi Harry Chandler l'imprenditore
che nel 1923 fece costruire la scritta di Hollywood
Nel 1923 per costruire la scritta Chandler aveva speso più o meno 21.000 dollari, adesso per restaurarla si calcola ne servirebbero molti di più, a metà anni '70s qualcuno alla Camera di Commercio prova ad effettuare un calcolo di massima.
Quella che ne viene fuori è una somma da far tremare i polsi.

SANGUE A HOLLYWOOD: STORIA DI UNA INSEGNA E DEI SUOI FANTASMI ! - Terza Parte

Le Prime due parti sono uscite QUI e QUI.

La notizia del suicidio di Peg Entwistle occupa a lungo le prime pagine statunitensi: Hollywood è già il luogo dei sogni per molti americani e si sa, i sogni mancati degli altri assumono un valore particolare e forse-perverso nelle attenzioni dell'uomo della strada. Un misto non sempre ben amalgamato tra l' humana pietas nei confronti di una giovane vita spezzatasi troppo presto e la malsana curiosità verso i dettagli più macabri dell'accaduto. In morte la giovane attrice trova quella fama che in vita le era sempre sfuggita.
Le viene assegnato perfino un soprannome.
Per tutti da quel giorno in poi sarà semplicemente la "Hollywood Sign Girl".
Si racconta un poco ovunque della sua depressione,della sua probabile lotta contro la dipendenza dall'alcool, della sua vita difficile, del fatto che sia stata da bambina affidata al padre a causa di una probabile "pazzia" della madre, delle accuse di crudeltà rivolte dal'attrice all'ex marito Robert Keith.
I giornali rivelano anche un altro particolare, anzi due: il primo è che l'identità del cadavere sia rimasta anonima a lungo perché nessuno era in grado di riconoscere la donna, questo finché non si era fatto avanti un lontano parente dell'attrice segnalandone le generalità. Poi che, sperduta tra le piante, era stata rinvenuta una borsa con l'ultimo messaggio scritto dalla Entwistle che annunciava il suo imminente suicidio.
L'ultimo messaggio?

"I am afraid I am a coward. I am sorry for everything. If I had done this a long time ago, it would have saved a lot of pain. P.E."

"Ho paura, sono una vigliacca. Mi dispiace per tutto. Se avessi fatto questo molto tempo fa, mi sarei  risparmiata un sacco di dolore   P.E. ".

Il Tempo però non aspetta e sopratutto non fa sconti .
Le notizie hanno una data di scadenza, ben presto altri avvenimenti soppiantano l'interesse verso il suicidio di una giovane donna senza più speranze.
Ben presto tutti quello che resta sono foto sbiadite e ritagli ingialliti di vecchi quotidiani.

Le cose non paiono andare meglio alla "Hollywood Sign."

Una foto giovanile di Albert Kothe


Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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