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SIBILLA, ARIMA & LE ALTRE: STREGHE A MILANO. - Terza Parte.

Le due puntate precedenti sono uscite QUI e QUI.

"In ogni caso è proprio a causa dei demoni malvagi che la stregoneria si realizza in ogni sua forma ed essi – in particolare il loro capo – sono venerati da quanti compiono cattive azioni per via d'incantesimi"
Porfirio.

 
 

"Dichiaro, che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso, come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi"
Friedrich von Spee.

Dove eravamo rimasti?

Non si sono ancora spente le ultime braci dei roghi di Sibilla Zanni e di Pierina Bugattis che altri supplizi, ben diversi fuochi agitano le notti e gli incubi dei milanesi.

E non quelli degli abitanti della grande città.

  - IL MONDO E' LA CITTA', LA CITTA' E' IL MONDO.

Per un lungo periodo, infatti, o i processi dell'inquisizione paiono spostarsi in provincia, nei dintorni di Como l'inquisitore Antonio da Casale nel corso di un solo anno, il 1416 cattura e processa più di trecento presunte streghe. Praticamente quasi una al giorno.

SIBILLA, ARIMA & LE ALTRE : STREGHE A MILANO. -Seconda Parte.

La prima parte è uscita QUI


"Il solo medico del popolo, per mille anni, fu la strega. gli imperatori, i re, i papi, i baroni più ricchi avevano qualche dottore di Salerno, qualche moro, qualche ebreo, ma la gente di ogni condizione, e si può dire tutti, non consultava che la saga o saggia donna. se non guariva, la insultavano, la dicevano strega. ma in genere, per rispetto e paura insieme, la chiamavano buonadonna o belladonna, dal nome che si dava alle fate."
Jules Michelet

"Adorabile strega, ami tu i dannati? / Dimmi, conosci l'irremissibile? / Conosci il Rimorso dai dardi avvelenati / cui il nostro cuore serve da bersaglio? / Adorabile strega, ami tu i dannati?"
Charles Baudelaire

La decapitazione alla quale viene sottoposto il presunto stregone Gaspare Grassi da Valenza rappresenta però solo un preludio, un semplice antipasto rispetto a quanto avverrà poi. Sarà un altro caso, un altro processo a fungere da spartiacque nella caccia alle streghe a Milano. Sia nella metologia della persecuzione, sia nel numero delle vittime coinvolte, ma sopratutto e specialmente nell'approccio che l'inquisizione attuerà nei confronti delle persone processate.
Una sorta di rito di passaggio che rappresenterà anche un sinistro punto di non ritorno.

- L'ALBA DELLA NOTTE.

La cosa comincia nel 1384 giusto un anno prima della condanna a morte del Grassi.

SIBILLA, ARIMA & LE ALTRE : STREGHE A MILANO. - L'Inizio.

"Non lascerai vivere colei che pratica la magia."
 Antico Testamento. Libro dell' Esodo.

"Le streghe ammettevano nei processi di aver avuto rapporti col diavolo. Ci si rivolta il sangue! Come era possibile costringervele, se il diavolo non c'è! Ma la voce del buonsenso ci dice che non è vero, non è vero! Il diavolo esiste, era appunto l'inquisitore."
Stanisław Jerzy Lec.

Milano!
Una delle città più importanti d' Europa.
Quasi Un Milione e mezzo di abitanti.
I Celti Insubri che verosimilmente la fondarono la chiamavano Medhelan, un uomo, forse un capo, un certo Belloveso nel corso del suo peregrinare si trovò,racconta la leggenda, davanti un animale che stazionava nei pressi di un Santuario, la bestia in questione era una creatura quasi mitica: una Scrofa Semilanuta e ritenne che quello fosse il presagio che stava cercando per fermarsi e costruire un nuovo borgo. I romani che arrivarono di lì a poco l'avrebbero ribattezzata Mediolanum.
Sede della Finanza italiana, luogo di nascita di molte imprese ed attività.
Crediamo di conoscerla, in passato qualcuno ha pensato di poterla ridurre ad un semplice slogan.
Eppure non la conosciamo davvero.
Così come non conosciamo completamente nessuna delle città, dei luoghi e dei posti dove viviamo.
Alcune Storie si perdono col passare del Tempo; parecchie delle Umane Vicende che costellano il percorso degli eventi vengono dimenticati.
E' sintomatico. Scontato perfino.
Eppure ci sono Storie che fanno più male delle altre.
Che urlano perfino.
Eccone una.

STREGHE A MODENA: STORIA DI ORSOLINA LA ROSSA.

Attenzione: alcuni tra i contenuti di questo post potrebbero offendere la sensibilità delle persone.

"Le streghe non sono mai esistite, tranne che nella mente delle persone. Tutto quello che c’era nei tempi antichi erano alcune donne e alcuni uomini che hanno creduto nelle cure a base di erbe e nel folklore e nella voglia di volare. Streghe? Siamo tutti streghe in un modo o nell’altro. Siamo tutti streghe sotto la pelle."
Ian Rankin.

"Che il diavolo sia in mio potere ed io in suo dominio e sbatto il bastone a terra e tre volte invoco il diavolo in questo modo: “o diavolo vieni da me, o diavolo vieni da me, o diavolo vieni da me..."
Dagli atti del processo ad Orsolina la Rossa.



Per alcuni secoli il territorio europeo fu lo scenario di una vera e propria persecuzione di massa, vittime di questo accanimento furono principalmente donne ,e talvolta anche uomini, che vivevano ai margini delle loro comunità, individui spesso ostracizzati la cui unica colpa fu quella di essere vittime di invidie, e maldicenze. In molti casi si trattava di guaritrici, prostitute o povere mendicanti, in altri casi ebbero semplicemente la sventura di essere figure scomode, persone che rifiutavano i dogmi ufficiali e che qualcuno voleva levare di mezzo.
I maggiori danni li fece però l'ignoranza ed il fanatismo di chi entrò in contatto con loro.
A questa persecuzione abbiamo dato un nome.
La Caccia alle Streghe.

Molti furono i processi tenuti a cavallo tra i secoli XVI e XVII.
Anche sul territorio italiano.
Questa è la cronaca di uno di quei processi.

L'INTERVISTA INTEGRALE CON DANILO ARONA !

Oggi vi presento la mia intervista con il grande Danilo Arona, uno di quegli scrittori che hanno rilanciato l'horror in Italia. L'intervista davvero molto corposa rappresenta, nelle mie intenzioni, una sorta di celebrazione per la carriera di Arona.
Ringrazio veramente di cuore Danilo per essersi sottoposto a quella che lui stesso ha riconosciuto come la più lunga intervista a cui gli sia mai capitato di dover rispondere.
Lo ringrazio anche per la sua sincerità e per aver voluto condividere con i lettori di Nocturnia i suoi ricordi, il suo presente ed i suoi progetti per il futuro.
Come sempre vi auguro una buona lettura, mentre per i lettori che volessero approfondire vi segnalo il link del blog personale dell'autore ( QUI)
Al termine dell'intervista troverete come BONUS CARD, una breve bio sullo scrittore presa proprio dal sito ufficiale dello scrittore.

Nick:  Ciao Danilo, benvenuto su Nocturnia. È un piacere averti come ospite. Come prima domanda ti chiedo di parlarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Arona:  Beh, tecnicamente il mio inizio risale ai primi anni '70 quando, tra musica itinerante e università a Genova, presi a collaborare con una fanzine di fantascienza che si chiamava Kronos, diretta da un indomito pioniere, Piero Giorgi, autore di una monumentale opera di 1000 pagine su Jack Williamson. Tenevo una rubrica dal titolo Cronache cinematografiche e lì me la tiravo da critico saccente e nuvolone su quei pochi film di fantascienza che uscivano allora. Dato che Piero ospitava anche i raccontini dei fanzinari di allora, ne mandai un paio anch'io e lui me li pubblicò quasi subito (subito, si fa per dire, Kronos usciva un paio di volte all'anno, nonostante il suo nome beneaugurante...). Mi ricordo che mi scrisse (allora si comunicava per lettera...) più o meno: “Te li passo anche se sono horror”. In effetti il mio immaginario era quello. Racconti con titoli come Il pozzo, Le macchie sul muro, Quando sussurrano le ombre, Il giorno dei cristalli..., nulla a che fare con astronavi, distopie o alieni. Ma per me, sono sincero, erano poco più che dei giochini. A me interessava il cinema, al punto tale che su Kronos pubblicai “La storia del cinema di fantascienza” a puntate, con inserti staccabili e relative schede da rilegare poi alla fine dell'opera. Questo, come accennavo, fu l'inizio “tecnico”. Però un immaginario tarato quale il mio si forma molto prima e in questo mi tocca ancora citare la leggendaria zia Piera che, di nascosto da suo marito e dai miei genitori, mi portava al cinema di pomeriggio a vedere le cose che piacevano a lei, ovvero film horror e thriller. Ne avrei da citare, ma ti basti sapere che mi vidi (si fa per dire, stavo sotto la sedia...) Psyco a 11 anni. Poi, in modo disordinato, arrivò tutto il resto. Ancora per merito della zia, conobbi l'antesignana e seminale collana “I Racconti di Dracula”, affiancata da un'altra che si chiamava “KKK – I Classici dell'Orrore”. Pubblicazioni da edicola, però con un loro perché, e intanto crescendo mi si affinava il gusto gotico e la passione per la paura sullo schermo. Poi, va da sé, l'incontro con i classici (Poe, Lovecraft...) e un altalenarsi, piacevolissimo, tra pratiche “alte” e materiali erroneamente considerati “bassi” (fumetti, come l'indimenticabile rivista Horror edito da Gino Sansoni). Nel '75 Vittorio Curtoni lesse le mie recensioni su Kronos e mi chiamò a Robot, che stava giusto uscendo per Armenia, a dividere il podio della rubrica di segnalazioni cinematografiche con Vanni Mongini, Andrea Ferrari. Fabio Pagan e altri. Iniziò un periodo bellissimo. Conobbi personaggi straordinari (Lippi, Nicolazzini, Caimmi e altri) e iniziai a frequentare i Festival di Trieste, di Parigi e di Sitges. Vittorio e io diventammo amici al punto tale che un anno, all'inizio degli anni '80, andammo in vacanza assieme a Bobbio – per inciso, tornai ingrassato di 10 kg. In questo lungo periodo, purtroppo destinato a finire con la chiusura di Robot e l'audace quanto troppo in anticipo tentativo di Aliens, io non pensai affatto alla narrativa e a me stesso come scrittore. Restavo molto determinato sulla saggistica cinematografica, avendo pubblicato una fortunata Guida al Fantacinema per Gammalibri e tentando di essere sempre all'avanguardia nel “captare” la musica che girava intorno - presumo di avere scritto uno dei primi articoli italiani su John Carpenter, La notte del Grande Cocomero, nel leggendario, ultimo numero di Robot, il 40, ad agosto nel '79.




 Da lì a poco però capitò che un amico del giro triestino, Luciano Comida, pensasse da par suo di assemblare la prima antologia italiana di rock fiction, L'hotel dei cuori spezzati, un prodotto ancora insuperabile per genialità con quest'idea grandiosa di declinare le mitologie del rock in chiave fantastica, e mi chiedesse di partecipare. Ovvio che sì e, dato che come chitarrista mi ispiravo a Jimi Hendrix, pensai di cimentarmi con la sua figura, non tanto con la sua misteriosa e indecifrabile morte quanto con i suoi esordi sui quali si poteva spaziare con l'immaginazione. Così, nel 1984 uscì in quella profetica antologia La musica di Sam Hain e quello fu il mio battesimo narrativo da professionista, tralasciando in verità di citare diversi racconti pubblicati in precedenza su altre fanzine oltre a Kronos. Ma, vedi... Io non ho mai “deciso” di diventare uno scrittore. Mi vedevo – e tutto sommato ancora oggi, con la maturità degli anni e le modificazioni del tempo, la penso così – come un appassionato, reso esperto dalla passione, in grado di produrre libri, ora di critica cinematografica ora di saggistica “di confine” a volte di fiction, che in qualche modo fossero tutti parte integrante di un “tutto” coerente, con un leggibile percorso interno alla caccia del Lato Oscuro, tra horror e fantascienza. Peraltro, per completare il quadro, devo ricordare che, quando uscì La musica di Sam Hain, mi ero appena sposato e a tutto pensavo, meno che alla scrittura.

LA LEGGENDA DELLE COGAS - Seconda Parte

La prima parte è uscita QUI.

"Privare la magia del suo mistero sarebbe assurdo come togliere il suono alla musica."
Orson Welles


"La stregoneria è figlia di tempi negati alla speranza. "
J. Michelet.

C'è sempre un fondo di verità in ogni leggenda, tutte le dicerie perfino le più incredibili o all'apparenza astruse vengono generate da accadimenti reali, da basi logiche .
Bisogna però saperle andare a cercare.
Continuiamo tuttavia ancora un poco a parlare di cosa racconta il folklore sardo in merito alle cogas.

Poiché anche una comunità assediata aveva a disposizione una sorta di difese.

LA LEGGENDA DELLE COGAS. -Prima Parte.


"Ora è nella notte il momento delle streghe, quando i cimiteri sbadigliano e l’inferno stesso alita il contagio su questo mondo."

William Shakespeare

"Parit sa coga de santu Sisinni!"
(Sembra la strega di s. Sisinnio)
Espressione Sarda.

Sardegna, isola meravigliosa e al tempo stesso difficile, complessa, ricca di contraddizioni. Ancorata nel mare appare quasi come una barriera che sta a guardia del mediterraneo, luogo aspro e passionale che si può solo amare di un amore altrettanto aspro e passionale.

E' una terra orgogliosa, la Sardegna. Orgogliosa come i suoi abitanti, un posto dove le tradizioni più arcaiche s'incontrano con la modernità e dove la benedizione di un dio pagano sembra aver prodotto come risultato un piccolo angolo di paradiso.
Ma anche il migliore dei paradisi possiede le sue ombre.
Ombre che possono far molto male.

Prendiamo le Cogas, ad esempio.
Una delle tante tipologie di streghe presenti nella tradizione sarda.
Certo in alcune parti dell'isola possono essere chiamate anche Bruxas, Surtoras o Surbiles ma alla fine la sostanza rimane la stessa: esseri pericolosi, creature a metà strada tra la strega ed il vampiro che popolavano un tempo i racconti dell'entroterra isolano e di cui si raccontavano le storie ai bambini per spaventarli.

LA LEGGENDA DELLE MASCHE. - Esecuzione.

 I post precedenti di questo dossier sono apparsi QUI e QUI.

"Non da teologo, né da giurista, bensì da semplice storico, penso che la questione di stregoneria sia destinata a produrre più che altro pietà: pietà verso i perseguitati, che desiderarono fare cose cattive, benché non le avessero fatte, che vissero nella maggior parte vite frustrate e tragiche. Pietà anche verso i persecutori, perché si credettero minacciati da pericoli reali e soltanto per questo motivo reagirono brutalmente."
G. C. Baroja

Eppure le cose sono perfino più complesse di quello che è stato detto finora.
Non tutte le Masche avevano una reputazione negativa, non di tutte quante si dicesse che fossero collegate al Demonio.  In molti casi anzi erano se non accette, perlomeno tollerate all'interno della loro comunità. Questo genere di masche partecipava alla vita religiosa del paese, spesso andava anche in chiesa.
Però, ovviamente, era di quelle"altre" masche che la gente preferiva parlare.
Erano infatti sulle streghe malvagie e del  Libro del Comando che gli anziano dei villaggi intessevano storie e racconti durante le "vijà" le tradizionali "veglie"(1) che si tenevano nelle stalle e nella cascine fino a qualche decennio fa.
Durante i freddi e nebbiosi inverni piemontesi  le famiglie si riunivano nelle ore serali: scaldati dal fieno e dal fiato degli animali l'intera comunità cantava, giocava, mangiava, le future coppie si scrutavano da lontano.

LA LEGGENDA DELLE MASCHE. - Primi Dati.

Il post precedente è uscito QUI

"Non esistono due mondi separati, due realtà diverse, un mondo normale e uno paranormale... esiste un mondo unico, che si può "guardare" o "vedere". "
Carlos Castaneda

"j'o vist l masche"
(Ho visto le masche) 
Antica espressione piemontese.


Una delle cose che più facilmente stupiscono chiunque voglia parlare delle Masche consiste proprio nell'alto numero di fonti e di testimonianze (spesso orali )  sull'argomento.
Laddove in altre realtà locali sembra esistere quasi una sorta di pudore, quasi di vergogna, nel descrivere le proprie leggende, credenze popolari e tradizioni a tema stregonesco, in Piemonte sovente accade il contrario.
Le Masche sembrano quindi una realtà ben integrata nel passato del territorio ed estremamente presenti, sia pure in centinaia di varianti e di versioni contraddittorie tra loro, praticamente un po ovunque Quasi ogni paese, ogni borgo, contrada, valle ha avuto la propria Strega personale ed ognuno l'ha voluta raccontare.
A modo suo.
Esistono due chiavi di lettura che affronteremo in questo secondo post ed anche nel prossimo.
Nella prima, daremo qualche nozione sull'aspetto leggendario e folkloristico della materia, nella seconda cercheremo di trattare la realtà storica e quelli che sono stati gli elementi reali che diedero origine alle leggende stesse.
Ricordiamoci sempre però che tutto nasce nell'ambito di società chiuse su sè stesse.
Ma cosa sappiamo di preciso?

LA LEGGENDA DELLE MASCHE. - Introduzione.

"La credenza che esistono esseri quali le streghe è parte cosi essenziale della Fede cattolica che il sostenere ostinatamente l'opinione opposta sa manifestamente di eresia."
Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer. Malleus Maleficarum. Anno 1487

"In realtà non ci sono state streghe, ma i terribili effetti della credenza nelle streghe sono stati gli stessi quasi come se le streghe fossero realmente esistite."
Friedrich Nietzsche. Anno    1879

Sono passati quattro secoli tra le due affermazioni. Nell'intervallo tra la prima e la seconda frase non è cambiato solo un intero mondo quanto piuttosto si è trasformata la società umana, è nata una nuova sensibilità ed un diverso modo di guardare alla Storia e alla Filosofia.
E cosa più importante la stessa considerazione della figura femminile è cambiata.

INTERVISTA CON FABRIZIO BORGIO

Con molto piacere vi propongo l'intervista con  Fabrizio Borgio, l' autore di Masche.
Ne approfitto per ringraziare Fabrizio per la sua disponibilità.
A tutti voi come sempre auguro buona lettura





Nick:   Ciao Fabrizio, benvenuto su Nocturnia, è un piacere averti qui: ti andrebbe di presentarti ai lettori di Nocturnia?

Fabrizio Borgio:  Un saluto a tutti i lettori di Nocturnia. Mi chiamo Fabrizio Borgio, sono nato prematuro ad Asti il 18 giugno 1968 e scrivo romanzi e racconti fin dall’adolescenza, come, immagino anche tanti altri. Solo con il proseguire della vita e delle esperienze, mi sono reso conto che lo scrivere non era soltanto più un espediente per risolvere l’adolescenza. Come sovente scrivo sui miei profili in rete, Lavoro per mangiare e scrivo per vivere, il che, credo sia una situazione ben nota alla maggior parte delle persone che si dilettano in questa magnifica ossessione. Ho fatto un po’ di tutto, nella mia vita, dal soldato allo sguattero, dal tecnico all’impiegato, dal giardiniere al cantiniere e sempre, lo scribacchino.

Nick:   Mi sembra di aver letto da qualche parte una tua dichiarazione sul fatto
 che la lettura prima e la scrittura poi ti abbiano salvato la vita (o comunque resa molto migliore la stessa). Ricordo male?

Fabrizio Borgio:  Salvato la vita forse è un termine eccessivamente drammatico. Come ho detto sopra, mi hanno fatto passare l’adolescenza indenne attraverso un mondo che negli anni ’80 sembrava istradato verso un positivismo tanto idiota quanto contagioso. La verità è che da classico ragazzino chiuso, timido e taciturno, senza amici e senza una vita sociale degna di tal nome, l’evasione che leggere prima e scrivere poi rappresentava, era ai miei occhi un’ancora di salvezza. Sono fermamente convinto che se non fossi diventato forte lettore e scribacchino, ora, sarei una persona molto diversa e senz’altro peggiore.

LA LEGGENDA DELLA "BORDA".


" C'è un'apertura tra i due mondi: il mondo degli stregoni e quello degli uomini viventi. C'è un luogo dove i due mondi si incontrano: l'apertura è lì. Si apre e si chiude come una porta al vento... "
Carlos Castellaneta



                             

Ci sono luoghi che sembrano più adatti degli altri a generare inquietudini, luoghi dove l'acqua  si confonde con la terra, al punto che non si comprende bene dove finisca l'una e dove cominci l'altra. Posti dove l'umidità ti entra nelle ossa poco a poco e dove un tempo, forse nemmeno troppo lontano, l'isolamento portava gli abitanti a rinchiudersi dentro le case nelle lunghe serate invernali, tremando spaventati al suono del più piccolo e sconosciuto scricchiolio.

In quelle circostanze nascevano leggende, s'inventavano creature adatte a spaventare i bambini restii ad addormentarsi.
Ma mentre scorrevano fiumi di vino, mentre si componevano canzoni i primi a spaventarsi erano sempre, invariabilmente gli adulti.
Così è avvenuto anche nella zona del Delta del Po, così è avvenuto anche in altre zone dell'Emilia-Romagna.
Le zone in cui viveva una creatura conosciuta come: "La Borda."
Può cambiare una sillaba, può cambiare la pronuncia, potremmo trovare varianti nei vari dialetti però alla fine esiste una matrice comune la troveremo sempre: a Ferrara sentiremo parlare della Bùrda, a Modena si preferisce utilizzare la variante Bourda, qualcosa si trova anche in alcune zone della Lombardia e nel pistoiese, ma alla fine si tratta sempre della stessa creatura.
Alle volte un fantasma di donna, più spesso una strega.

LE STREGHE DI NOGAREDO. - Conclusione.

La Prima Parte di questo post è uscita QUI.
Castel Noarna, vicino Nogaredo.
Che in tempo di luna piena a ore comode, ai malfatti propizie erano portate in aria invisibilmente
in maledetti congressi dove venivano compiute
diversità e quantità di incantagioni, sortilegi
giochi bestiali ed ereticali.
Dalla Canzone "Lunario di Settembre" di Ivano Fossati e Lamberti Bocconi





- STORIA DI DUE NOMI.

Il termine strega ha origini lontane, arcaiche: tutto deriva probabilmente da un uccello mitologico che i latini chiamavano Strix che secondo le leggende, penetrava all'interno delle case per rapire bambini di cui poi si sarebbe cibata.
Un mito quindi, una leggenda.

LE STREGHE DI NOGAREDO.- Prima Parte.

Grazie a un computer messo a disposizione (solo per oggi) riesco a postare questo piccolo articoletto, spero che vi piaccia dal momento che l'ho scritto tutto di getto.
Ringrazio TIM che in un suo precedente commento mi ha fatto conoscere questa bellissima e tragica storia.
Io continuo a non avere una connessione mia, però- datemi pure dello stupido mi sarei sentito in colpa se non avessi postato niente in questi giorni, quando si prende un impegno bisogna rispettarlo, anche quando si tratta di impegni che riguardano le nostre passioni.
Io almeno la penso così.


"... le imputate in tempo di luna al primo quarto hanno rinunziato al sacramento
del battesimo seducendosi l'una per l'altra a commettere tale mancamento permettendo per maggiore dannazione delle loro anime
di essere ribattezzate con una nuova infusione d'acqua sopra il capo essendosi sottoposte a tal legame di obbedienza al Nemico del genere umano."


Dalla Canzone Lunario di Settembre di Ivano Fossati e  A. Lamberti Bocconi


LE STREGHE DI TRIORA. - Seconda Parte.

La prima parte di questo post è apparsa QUI.


"Le streghe hanno cessato di esistere nel momento stesso in cui noi abbiamo cessato di bruciarle."
Voltaire.







Nel 1588 la situazione a Triora è ancora estremamente confusa: i due inquisitori sono stati allontanati senza aver concluso la loro indagine.  La paura rimane, il sospetto tra gli abitanti avvelena ancora l'aria.
Cosa ancora peggiore, restano ancora prigionieri tredici donne e un uomo.
I due inquisitori se ne sono sì andati certo, le macerie causate dal loro operato no.

Sollecitato dalle proteste, nel maggio del 1588 il governo genovese invia a Triora l'inquisitore capo Alberto Fragarolo, a questo punto il Podestà Carrega e il Consiglio degli Anziani,  pentitisi di aver avviato l'iniziale caccia alle streghe, si aspettano una revisione del processo.
Le cose non vanno esattamente secondo i loro desideri.
Fragarolo visita le carceri, interroga le donne che, ovviamente ritrattano le confessioni precedenti tutte estorte sotto tortura.
Ma decide di lasciarle in prigione.
Solo una ragazza di tredici anni nemmeno viene lasciata libera,a patto però che si "penta" e che "abiuri" il suo patto con Demonio pubblicamente dentro la locale chiesa.

LE STREGHE DI TRIORA. - Prima Parte


"Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità"
Conrad.






Quale forma possiamo dare al male?
Qual'è il volto che dovremmo dare al nemico, all'avversario, a colui che potrebbe distruggere tutto ciò che abbiamo di più caro?
Forse, una risposta esiste.
Però potrebbe non piacerci.

Triora oggi è un tranquillo borgo del Ponente Ligure, uno di quei posti dove il tempo sembra essersi fermato, un comune tranquillo e silenzioso, come ce ne sono a migliaia disseminati nel territorio italiano.
Non è stato sempre così.

LA LEGGENDA DELLE JANARE. - Seconda Parte.

-  PORTE E  FINESTRE.


Ci sono elementi che ritornano in tutte le versioni sulle Janare, non ultimo la loro malvagità intrinseca e la natura delle vittime.

Prima di tutto venivano gli animali, la forma di ricchezza di ogni tipo di economia rurale.
Infiniti sono i racconti contadini su cavalli prelevati nottetempo da vecchie nude e rugose, cavalcati tutta la notte e ritrovati morti la mattina dopo con le criniere intrecciate da numerose treccine impossibili da sciogliere.

Numerose sono anche le testimonianze su persone che dichiaravano di averle viste ritrovate morte o addirittura sbranate.
Torniamo per un istante ad immaginarsi cosa doveva essere la vita all'interno delle comunità contadine, immaginiamo le comunità isolate, proviamo a pensare a cosa dovesse essere la vita che si conduceva fino anche ad un secolo fa senza luce, senza istruzione, senza mezzi di comunicazione quali quelli di cui disponiamo oggi.
Oggi riusciamo a spiegare tutto in maniera razionale, possiamo ricorrere alla scienza o ai fenomeni naturali, all'azione di animali selvatici senza ricorrere alla superstizione.
Ricordiamoci però del contesto in cui i nostri antenati erano costretti a vivere.
Bastava un rumore sconosciuto, lo stormire notturno delle fronde, un sibilo improvviso ed inspiegabile per procurare le più diverse forme di paura.
E la superstizione alle volte era l'unico rifugio, l'unica risposta possibile.




La natura stessa della Janara o Ianara le permetteva - sempre secondo le leggende-  di tramutarsi in vento e di penetrare nelle abitazioni sotto le porte o dalle fessure delle finestre direttamente all'interno delle case.
In quel caso non c'era scampo.
Una strega poteva alternativamente causare aborti, procurare malformazioni ai neonati ( si diceva che li "torcessero" ) oppure ancora peggio soffocare con la forza delle loro mani o del loro corpo i malcapitati che dormivano. In tutti i casi la vittima si sentiva schiacciare, spesso non riusciva nemmeno a muoversi, figuriamoci a proferire parola, in molti casi avvertiva una presenza maligna, spesso molti avevano la sensazione di vedere una figura orribile di megera dai lunghi capelli seduta a cavalcioni sopra il proprio corpo -particolare questo  simile ad altre leggende sulle streghe chiamate Old Hag della tradizione anglosassone).

- UNA PROBABILE SPIEGAZIONE SCIENTIFICA.

Oggi la medicina parlerebbe di senso di oppressione, apnee notturne, di paralisi del sonno,  tutte cose spiegabilissime.
Anzi ,uno scienziato evidentemente dotato di un suo perverso senso dell'umorismo ha perfino coniato un termine per questo stato: Sindrome della Vecchia Strega o Sindrome della Old Hag.
La Paralisi del Sonno:  c'è uno stato che si verifica sempre nel passaggio tra la fase tra sonno profondo, sonno REM e risveglio, Durante la fase REM, quella del sogno il cervello "solitamente" è come se spegnesse del tutto la funzione dei muscoli del corpo. A volte però il cervello non spegne del tutto i sogni o la paralisi, questo crea una situazione quasi di congelamento delle sensazioni e del corpo nel dormiveglia  che ha una durata variabile da pochi secondi ad almeno un minuto.
Con conseguenti allucinazioni.
Questa sarebbe una sindrome chiamata  Sleep Paralysis. O come dicevamo prima Sindrome della Old Hag.
 Ma quei contadini cosa avevano? Su quali conoscenze, su quale logica, su quale medicina potevano contare?
Come potevano difendersi, sia pure a livello empirico o di pura e semplice superstizioni.
Semplice.  Si difendevano con le scope.

- UNA SCOPA DI SAGINA SALVERA' IL MONDO.

Per evitare che una Janara potesse entrare in casa i contadini erano soliti mettere fuori delle porte e alle finestre delle scope di sagina rovesciate o dei sacchetti di sale ( in provincia di Caserta al posto del sale veniva usata anche la sabbia ), convinzione comune era che la strega, a causa della sua stessa condizione fosse costretta a passare tutta la notte a contare i fili della scopa o, in alternativa, i grani di sale o di sabbia.
Il sopraggiungere dell'alba avrebbe poi costretto l'essere ad andar via.

Se  poi si riusciva ad afferrane una per i capelli le avrebbe fatto perdere tutti i poteri sopratutto quello di tramutarsi in vento, a quel punto chiunque fosse riuscito a farlo acquistava una sorta di immunità dal loro potere.
Ma come si diventava Janare ?

- NASCERE NEL GIORNO SBAGLIATO.

Caserta, terra di  vescovi.
Esiste una variante che si narra in questa terra, che va a chiudere questa nostra piccola narrazione.
 Secondo questa leggenda non si sceglieva di diventare Janaro, lo si nasceva.
E spesso non si sapeva nemmeno di esserlo.


Chiunque  fosse nato la notte di Natale era predestinato a diventare una di queste creature: di giorno viveva la propria vita, la notte  ci si trasformava  in una di quelle creature dai lunghi capelli bianchi.
Pronti a diventare vento. Pronti a compiere la propria missione di morte.

Le vittime poi non erano scelte a caso, ma si trattava quasi sempre di persone odiate o invidiate nella vita quotidiana: la ragazza più bella della propria figlia e in quanto tale con meno difficoltà nel trovare un marito, il vicino il cui orto risultasse più rigoglioso...o che semplicemente risultasse antipatico senza motivo.
C'era poi un modo da parte delle vittime per individuare chi fosse la Janara  che la notte precedentesi pensava avesse visitato la propria famiglia: bastava semplicemente presentarsi fuori la chiesa del paese durante l'orario della prima messa giornaliera, la persona che sarebbe uscita per ultima dalla messa sarebbe stata individuata come la strega della notte precedente, ormai totalmente dimentica dei suoi trascorsi notturni.


Questa è la storia, una piccola parte delle leggende e delle tradizioni che si raccontavano sulle Janare.
Inutile dire che il mio cuore e la mia anima di scettico non credono in queste cose, quello che mi affascina è l'aspetto folkloristico, i rapporti tra storia ufficiale e storia sotterranea.
Le Janare o Ianare sono state solo il frutto di un epoca di superstizione, dei mostri creati dall'ignoranza e dalla paura di ciò che non si conosce.
Solo che ogni epoca ha avuto i suoi mostri.
I nostri si chiamano HIV; Al Quaeda ; la bomba nucleare; le pandemie diffuse,l' inquinamento.
O più semplicemente sono i pedofili, i vari Unabomber, gli speculatori.
La domanda che mi rivolgo spesso è questa: rispetto a quei nostri antenati contadini ignoranti e superstiziosi, siamo sicuri di essere davvero più fortunati?

LA LEGGENDA DELLE JANARE.- Prima Parte.

Stasera affrontiamo un campo minato.
Stasera parliamo di Streghe.
Una sorta particolare di Streghe, le Janare o Ianare  una leggenda della mia terra, la Campania.
Stiamo parlando di una leggenda antichissima, le cui radici si perdono nella notte dei secoli, anzi se chiedete ai vecchi contadini delle zone rurali della  regione ognuno di loro quasi sicuramente vi racconterà leggende o storie capitate a qualche antenato o a qualche conoscente.
Il problema in definitiva è proprio questo : esistono tante, troppe varianti da provincia a provincia, da paesino a paesino, addirittura in alcuni casi tra famiglia e famiglia.

Le storie che si raccontano a Benevento presentano delle differenze rispetto a quelle che si raccontano ad Avellino, le  Janare della provincia di Caserta sono parzialmente diverse rispetto a quelle raccontate dalle leggende di Massalubrense nella provincia di Napoli o da quelle conosciute a Salerno.
E tutto questo spesso nasce da tradizioni orali che nascono non si sa quando precisamente, ma che sicuramente arrivano fino agli anni Sessanta \ Settanta del secolo scorso.
Anche per questi motivi un argomento come questo nel presente post in misura ancora maggiore di quanto è accaduto ad esempio nel precedente articolo sui Benandanti non potrà essere altro che una trattazione parziale, un primo accenno

Partiamo però dagli elementi comuni.
Ma cos'è precisamente una Janara ?

-- PROBABILE ETIMOLOGIA DEL TERMINE.
Benevento, terra di streghe.
Forse è qui che nasce per la prima volta l'etimologia della parola, le tradizioni contadine cominciano a parlare delle Dianarie,  le sacerdotesse di Diana. Diana la Dea della caccia , identificata con la Artemide dei greci, e anche in parte con Ecate che regnava all'inferno e la notte vagava tra le tenebre spaventando gli uomini.  Secondo altri il nome proviene da Giano, il Dio bifronte.in grado di controllare, non solo il passato e il futuro ma anche in quanto protettore delle porte di casa, controllare  chi entrava dalle medesime.  Altre teorie vorrebbero la radice nel termine latino ianua: porta.
Per l'appunto.
E la porta sarà un elemento che tornerà molto spesso in questo post.
Avellino, terra di lupi.
Qui dominava un altra figura, una figura differente, ma per certi versi sovrapponibile: la Maciara.
Colei che stende il malocchio, che "affascina", che manipola.
Insomma due nomi per definire le streghe.
Ma cosa facevano precisamente le Janare?

- LA LEGGENDA.

Come tutte le fattucchiere, anche le Janare  preparavano pozioni, inducevano  aborti, compivano malefici, partecipavano ai sabba notturni.
Ma c'era una differenza fondamentale rispetto alle altre streghe: di giorno una Janara poteva essere una persona normale, magari anche sposata, in grado di frequentare le messe domenicali.
Un insospettabile, insomma.
La notte però era un altra storia.
La notte potevano trasformarsi in vento e partecipare ai Sabba. Oppure penetrare nelle case delle persone a cui si voleva fare del male attraverso le
porte delle case.
Le porte, ricordate?
Ma prima di parlare di porte e di case invase facciamo un passo indietro e dedichiamoci ad un certo albero e a un certo santo.

- DI NOCI E DI SANTI.

VII Secolo D.C. 
L'Impero Romano è solo un pallido ricordo, l' Italia è ormai terra di conquiste .
 Tutta l' Italia;  a Benevento, ad esempio sono arrivati i   Longobardi.  Il popolo barbaro anche se ufficialmente si è convertito al cristianesimo in pratica continua a seguire i propri idoli.
In particolare, una divinità dalle fattezze di Vipera.
Il luogo scelto era un albero, un antico Noce.  La chiesa locale non poteva però accettare che tutto questo si svolgesse sotto i suoi occhi, approfittando di una delle periodiche guerre tra Longobardi e Bizantini il vescovo del periodo: San Barbato fece tagliare il Noce di Benevento.
Solo che secondo le leggende quell'albero sarebbe ricresciuto diverse volte nello stesso punto nel corso dei secoli e sempre secondo le stesse leggende quello sarebbe diventato uno dei punti preferiti dei sabba delle Janarie.
Altri ce ne erano di luoghi ancora oggi sospettati di essere luoghi di ritrovo delle streghe: a Massalubrense nella penisola Sorrentina, vi è ad esempio una località conosciuta come Prete Janche , cioè Pietre Bianche un luogo affollato da uccelli -  in passato principalmente quaglie - dove  specialmente di notte si riscontravano strani vortici d'aria e curiose urla accompagnate da apparizioni di enormi volatili dalle fogge assurde.
Ma , per quanto possa sembrare strano il fenomeno del Sabba è un evento secondario  nella trattazione.
Adesso è arrivato il momento di aprire quella famosa porta... perché questo è quello che riusciva meglio alle Janare : forzare le porte delle case, abbattere le illusorie sicurezze di protezione e minacciare le persone all'interno del loro privato.
Porte, Case, Finestre, Vento ...e il Nulla.
( Continua....)

LA LEGGENDA DEI BENANDANTI.

Comincio qui una nuova rubrica, una serie di brevi post dedicati alle figure più simboliche del Folklore regionale italiano.
Tempo fa avevo promesso di scrivere alcuni articoli in proposito, Dopo un iniziativa che ho poi lungamente rimandato ( la scarsa fiducia nelle mie doti è ormai leggendaria )adesso finalmente ci provo in concomitanza con l'avvicinarsi di Halloween.
Con due avvertenze.
La prima è che non esprimo posizioni in merito: come ho già scritto altre volte io riguardo a questi argomenti non sono né un credente ma nemmeno uno scettico, non m'interessa esprimere opinioni in merito ma semplicemente m'interessa descrivere il lato folkloristico e storico di credenze, leggende e figure che risalgono ad un passato nemmeno troppo lontano della nostra storia.
Queste che andiamo ad affrontare non saranno, giocoforza trattazioni esaustive sugli argomenti in questione, consideriamole delle prime infarinature per l'argomento.
Cominciamo, quindi...


- I BENANDANTI DEL FRIULI.


Immaginate il Nord Italia dei secoli bui, immaginate in particolare una zona che è sempre stata al confine.
E il termine confine lo intendiamo in tutte le sue sfaccettature, non solo come dimensione geografica, ma come incontro di popoli, di culture, di mentalità differenti e a volte confliggenti tra loro.
Fatto questo proviamo a spingerci ancora più in là, tentate anche solo di ipotizzare borghi lontani tra loro senza tutti i mezzi di comunicazione a cui oggi siamo abituati, le notti senza illuminazione se non quella fornita solo dalla Luna e dalle stelle, pensate alla paura, alla superstizione, al terrore che dietro le malattie o dierto agli elementi naturali quelli che distruggono i raccolti, spesso unica fonte di sostentamento di intere comunità, ci sia dietro il diavolo e delle streghe.
Mescolate il tutto, aggiungete delle reminiscenze dell'eredità pagana di tempi ancora più lontani e il quadro sarà completo.
Forse...



- LA LEGGENDA DEI BUONI CAMMINATORI.


Friuli. A cavallo tra i secoli XVI e XVII.
Nonostante il clima montante delle trasformazioni sociali e religiose, l'Europa è ancora attraversata da credenze e superstizioni, una di queste vuole che le streghe, e più in generale, coloro che hanno deciso di seguire il Male siano in grado di creare tempeste e di alterare il clima a loro piacimento per distruggere vite, coltivazioni e interi villaggi.
Non tutti quelli però che praticano la magia però stanno dalla parte del Demonio.
Proprio in Friuli in quel periodo vigilano congreghe di maghi che proteggono le loro comunità.
Li chiamano Benandanti oppure i Buoni Camminatori.
Il loro compito è, per l'appunto, quello di proteggere i villaggi dall'azione di streghe e stregoni.


Un Benandante non è altro che una persona nata ancora avvolto dal suo sacco amniotico .
L'espressione "nato con la camicia" probabilmente deriva proprio da questo.
.
In seguito lo stesso sacco amniotico, o perlomeno una sua parte veniva benedetto e, sempre secondo le leggende, veniva cucito in un sacchettino da porre permanentemente al collo del predestinato.

Grazie a questa procedura il predestinato acquista i suoi poteri, ma c'è una regola da seguire sempre: il sacchetto non deve mai essere perso altrimenti con esso andranno via anche i poteri.
Già, ma quali poteri le leggende attribuiscono a questi maghi buoni?

- LEGGENDE E DICERIE.

Ritorniamo al nostro scenario iniziale: supponiamo un ipotetico sabba o un altro raduno di streghe e stregoni pronto ad arrecare danni alle popolazioni locali.
Bene, in determinate notti, coloro che erano stati scelti come benandanti narrano le cronache erano in grado di fuoriuscire dai loro corpi, a volte sotto forma di nebbia altre volte prendendo l'aspetto di piccoli animali e in gruppo si riunivano per impedire i malefici degli stregoni voltati al male.
Piccole battaglie notturne, non in cui era come si fronteggiassero due eserciti contrapposti, da un lato le streghe con le loro canne di sorgo contro i benandanti armati solo di rami di finocchio.
Battaglie combattute a suon di magia, combattimenti non riportati dalla storia ufficiale ma di cui nelle mattine invernali, nei falò notturni i contadini bisbigliavano tra loro mentre la paura dominava i cuori e le menti delle comunità agresti.

Gli scontri avvenivano durante periodi ben precisi: le notti delle quattro tempora, cioè gruppi particolari di giorni in cui un tempo si santificavano Dio e lo scorrere delle stagioni.

Secondo la tradizione popolare in caso di vittoria dei benandanti si sarebbe assistito a mesi di fortuna e prosperità, se invece avessero vinto gli stregoni malvagi allora in quel dato territorio gli abitanti sarebbero stati condannati a passare periodi di fame, morte e sfortuna.
Non era questo l'unico potere dei benandanti: erano anche in grado di vedere i morti, di ascoltare le loro voci.
Spesso arrivavano anche al punto di riuscire a scorgere le processioni dei defunti.



C'è però un lato macabro in tutta la leggenda.
Un alto macabro e ancora più misterioso.
Un benandante "camminava tra i morti",riusciva a scorgere prima degli altri la famigerata "caccia selvaggia", cioè i cortei notturni in cui si diceva le entità sovrannaturali, spesso demoni, spesso divinità pagane, si riunivano per cacciare creatura ancorapiù sovrannaturali di loro.
E per tutti gli sventurati che ne incrociavano il cammino, una "caccia selvaggia" spesso foriere di sventura.
Unici tra tutti i mortali che s'imbattevano nell'evento, solo i benandanti avevano la forza di riuscire a sopravvivere.


- LA REALTA' STORICA.

I benandanti sono realmente esistiti,le cronache documentano la loro presenza nel territorio friulano per secoli; molto probabilmente erano quello che rimaneva di credenze pagane, figure similari erano diffuse peraltro in quasi tutta l' Europa centro orientale almeno fino al 1600.

A differenza di molti altri non si opponevano alla Chiesa, anzi i benandanti erano profondamente credenti, il più delle volte si trattava di individui perfettamente integrati nella loro comunità. Spesso anzi consideravano le loro azioni come complementari a quelle di preti e religiosi. Una sorta di armata non autorizzata della Chiesa.
Questo rappresentò comunque un problema per i vertici ecclesiastici, che non potendo tollerare la presenza di queste figure indipendenti finirono per perseguitarli.
Questi maghi buoni vennero equiparati agli stregoni o agli eretici finendo col subire le poco piacevoli attenzioni della Santa Inquisizione.
Così, anche se spesso i processi si concludevano con delle assoluzioni poco alla volta, i "nati con la camicia" persero l'appoggio popolare.
Fino con lo scomparire quasi del tutto.

- PER CHI VOLESSE APPROFNDIRE.

C. Ginzburg. I Benandanti, stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1996
Franco Nardon, Andrea Del Col. Benandanti e inquisitori nel Friuli del '600, Ed. EUT 1999

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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