BLACK SUMMER. La Serie.

I Morti si stanno risvegliando e sopratutto si stanno risvegliando sempre più famelici ed aggressivi. Le strutture umane e politiche si rivelano estremamente fragili, non ci vuole molto perché la Società frani su se stessa. Tutti contro tutti, l'unico scopo è la semplice sopravvivenza.
Una giovane madre di nome Rose, viene separata dalla figlia, assieme ad un eterogeneo gruppo di sopravvissuti, la donna farà di tutto per ritrovarla.
E nessuna pietà nei confronti di tutti quelli che cercheranno di fermarla.

Sono circolate opinioni differenti nei confronti di Black Summer, o quantomeno nei confronti della sua prima stagione. Se andrete a cercare informazioni in rete, troverete senza problemi sia recensioni e pareri entusiastici (tra cui anche quelli di un "certo" Stephen King, di certo non l'ultimo arrivato) che descrivono gli otto episodi distribuiti da Netflix come di una positiva ventata di aria nuova nel settore delle Apocalissi Zombi,sia stroncature più o meno assolute che bollano il prodotto come soporifero o addirittura inconcludente.
La verità come spesso avviene sta nel mezzo.
Ma questo lo vedremo dopo.
Prima di andare avanti c'è da aggiungere che, come abbiamo notato un po' tutti quanti ultimamente, nel corso di questi ultimi anni le produzioni cine-televisive dedicate ai morti viventi siano decisamente proliferate oltre ogni limite con creazioni non sempre all'altezza delle aspettative. Inoltre una delle regole non scritte dell'intrattenimento popolare prevede come l'inflazione di un determinato genere possa generare come non voluto effetto secondario una certa stanchezza ed un rigetto da parte di ampie porzioni di pubblico.


Ovviamente non siamo ancora a questi livelli e personalmente almeno il sottoscritto non si stancherà mai di film e serie televisive dedicate a zombie e revenants vari, però è indubbio che l'attuale stato dell'arte sta spingendo molti di noi fruitori non occasionali del genere ad essere sempre più esigenti e ci porta ad alzare l'asticella del gradimento sempre più in alto.

La stessa Black Summer in fondo è figlia di una precedente serie, quella Z-Nation cazzona e cazzara quanto vogliamo ma che ha saputo ritagliarsi un suo spazio tra le preferenze di tanti appassionati.
Ma stiamo attenti a definire Black Summer come un prequel o come uno spin-off di Z-Nation perché, a quanto pare, nessuna di queste due definizioni piace ai creatori e agli showrunners di entrambe le serie.


Semplicemente è capitato che un giorno a Karl Schaefer, uno dei due autori di Z-Nation, venisse voglia di creare una nuova serie, stavolta a tono drammatico, che raccontasse gli eventi avvenuti all'inizio della zombie outbreak quando le "cose" -parole sue-" prima che divenissero strane erano ancora semplicemente spaventose" e per farlo decise di affrontare i giorni di quel' Estate Nera tante volte citate all'interno della "serie madre"quando, secondo la cronologia ufficiale dello show, la quasi totalità della razza umana sarebbe andata incontro alla sua prematura morte.
Sia Schaefer che l'altro co-creatore di Black Summer (il regista John Hyams) volevano quindi uno show che tornasse alle origini in tutti i sensi; uno show che descrivesse quindi in nuce lo sgretolamento di tutti i paramenti della cosiddetta società civile, che mostrasse la fuga ed i tentativi di sopravvivenza- a volte pericolosi, a volte brutali,-di un eterogeneo gruppo di personaggi fino a quel momento estranei tra loro ed un nemico (gli zombie) di cui ancora si sa poco e che si dimostrano coriacei ed estremamente difficili da uccidere.
Dopotutto nella vita reale quanti sono veramente in grado di usare un arma contro un bersaglio in movimento?
Ed in parte così è veramente stato.
In parte.


Ty Ollson & Jaime King 

I Topoi classici del genere ci sono tutti, solo parecchio più esasperati e tutti portati alle estreme conseguenze.
Tanto per cominciare i Morti Viventi fanno il loro dovere (peccato che siano quelli velocissimi di nuova generazione e non i classici "bradipi" vecchia scuola alla Romero) risultando talmente coriacei da mandare veramente in crisi i vari personaggi, molto spesso basta l'apparizione di uno solo di loro per mandare in crisi le sicurezze dei protagonisti. Volendo portare una critica su questo aspetto si potrebbe dire che, non sempre gli zombie vengono utilizzati al meglio, in alcuni episodi le "creature" spesso e volentieri rimangono troppo sullo sfondo, ma trattandosi di una narrazione sugli inizi della pestilenza la cosa ci può anche stare.

Inoltre Black Summer amplifica anche un altro tema classico dell' horror.
L'eterno immarcescibile homo homini lupus
Sono gli esseri umani, le persone comuni a macchiarsi dei peggiori crimini, a compiere i gesti più crudeli, in Black Summer le sequenze più angoscianti per gli spettatori sono quelle che mostrano le azioni che gli uomini compiono contro altri uomini. Sono brevi flash alle volte, come le sequenze dedicate ai razziatori o ai ladri di automobili dei primi episodi oppure intere puntate come quelle ambientate all'interno del complesso scolastico. Nel loro desiderio di maggiore realismo Hyams Schaefer ci confezionano forse l'apocalisse più credibile di tutte.
Ed è questo probabilmente il maggior pregio, forse l'unico, della prima stagione del serial.
Un atto di generosità o di pietà potrebbe portare alla morte chi lo compie, una persona considerata come amica fino a poco prima potrebbe abbandonarci da un momento all'altro, viceversa le circostanze potrebbero far si che chi un attimo prima ha cercato di ucciderci possa trasformarsi in un alleato prezioso per poter sopravvivere.
Attenzione, in B.S. non mancano anche esempi di legami sinceri e positivi come il rispetto che nasce tra la protagonista Rose ed il misterioso Spears ( il bravo Justin Chu Chary) o in misura minore, quello tra l'orientale Kyungson (Christine Lee) ed il maturo William Velez (l'attore di origine latina Sal Velez Jr) ma questi rappresentano sovente l'eccezione.
E non sempre si dimostrano durature.
Terzo concetto tipico del genere: come la maggior parte delle serie a tematica post-apocalittica anche B.S è una serie corale. 
E nell'eterno gioco della sopravvivenza non tutti i personaggi arriveranno vivi all'ultimo episodio (che spoilerone eh?).
Mai come in questo caso però gli sceneggiatori si divertono a rimescolare le carte e quei characters inizialmente presentati (e di conseguenza ritenuti anche dai  telespettatori) come i più adatti alla sopravvivenza o come potenzialmente più forieri di sviluppi la maggior parte delle volte usciranno di scena in maniera improvvisa, viceversa -come forse accadrebbe anche nella vita reale-quelle figure alle quali in principio non si darebbe nessuna credibilità dimostreranno inusitate capacità di scampare alla morte. Solo che mai come in questo caso, le morti, le fine premature avvengono così improvvisamente ed in maniera così crudele.

Gwynyth Walsh in Star Trek Next Generation
Serie corale, si diceva, una scelta intelligente da parte dei creatori è quella di svelare il meno possibile del passato e del background personale dei vari elementi, perfino di quelli virtualmente più interessanti come Spears, quasi come a volerli congelare in quel preciso istante, a voler rimarcare la loro natura di creature fittizie.
La scelta degli attori s'inserisce in questo solco: la scelta dei membri del cast si è concentrata quasi esclusivamente verso nomi poco conosciuti, validi professionisti, ma non sempre molto noti, proprio per facilitare l'immedesimazione dello spettatore. Tra i nomi più noti spicca comunque qualche sorpresa.

Se la protagonista Rose viene interpretata dall'attrice e modella Jaime King, conosciuta anche per le sue vittoriose battaglie contro la dipendenza da droghe prima e contro l'endometriosi poi, una delle figure secondarie, quella dell'anziana Barbara viene rappresentata dalla canadese Gwynyth Walsh, un nome che forse dirà poco alla maggioranza, ma importantissimo per il mondo Trekkie, avendo la Walsh vestito anni fa i truccatissimi panni della klingon B'Etor nella saga della Next Generation mentre tra le comparizioni minori andrebbe citato perlomeno l'altro canadese Ty Olsson, una di quelle che io chiamo Facce da Telefilm a causa della sua presenza in centinaia di produzioni per il piccolo schermo: da Battlestar Galactica fino a Supernatural passando per cosucce come Eureka e Falling Skies, qui nel ruolo del marito della protagonista

...E invece come appare in Black Summer.


A voler ben vedere tutti gli otto episodi della prima stagione rilasciati su Netflix a partire da aprile di questo anno sembrano voler confermare la visione di una struttura concentrica e ripiegata su sé stessa: ogni puntata ha una durata diversa dalle altre, si va da un minimo di 20\21 minuti ad un massimo di 45, alcuni episodi non hanno quasi dialoghi altri invece ne sono completamente infarciti al punto da risultare quasi respingenti nella loro esagerata verbosità (su questo aspetto torneremo poi).Tutte le puntate hanno una struttura suddivisa per capitoli, non sempre collocati in ordine cronologico, questo anche per mostrare i vari eventi dal punto di vista dei diversi personaggi presenti.
Insomma, non certo una produzione innovativa, non possiamo nemmeno definirla come "la serie definitiva sugli Zombie", ma di sicuro B.S. rappresenta una delle produzioni più mature finora realizzate in proposito.
C'è però un problema, un aspetto se vogliamo comune a molte altre produzioni recenti di Netflix, ma non solo.
Quello di un non perfetto bilanciamento dei tempi narrativi


In diversi momenti si ha come la sensazione certe scelte di sceneggiatura-in primis tutta una serie di dialoghi proprio nei momenti  in cui non servirebbero, ma anche le varie fughe di alcuni dei protagonisti- siano stati inseriti per allungare il brodo più che per reali esigenze di copione (un esempio tra tutti è l'episodio 5 intitolato Diner o parzialmente l' ottavo episodio The Stadium) Per fortuna siamo ancora lontani anni luce dai deliri dei momenti peggiori di The Walking Dead, quando Rick & company s'impelagavano ore e ore a disquisire del nulla più assoluto, però è indubbio che un maggiore equilibrio aiuterebbe.
Non resta che attendere una già prevista seconda stagione, perché di una cosa almeno possiamo essere sicuri: come gli zombie anche le serie sui medesimi sono in grado di vivere una seconda volta
E perché no, anche di più.

20 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Forse è proprio il tema degli zombi che è stato sviscerato un po' troppo... Forse i produttori dovrebbero "ripescare" gli androidi, ultimamente un po' tralasciati, e sviluppare storie basate sul futuro che si prospetta sul nostro pianeta sempre più inquinato in cui magari sarà necessario avere polmoni sintetici...

Cassidy ha detto...

Sono rimasto al palo con Z-Nation, che mi piaceva (anche tanto) ma non trovo mai il tempo per proseguire, temevo che una deriva “seria” di quella serie mi avrebbe urticato (sono rimasto scottato dalla sovraesposizione dei Camminamorti di TWD), ma mi rendo conto che dovrei riprenderla, grazie per la spintarella nella direzione giusta ;-) Cheers!

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Indubbiamente! Da quando Zack Snyder ha ripescato gli zombie nel suo "Dawn of the Dead" c'è stata una certa inflazione del tema. Io amo gli zombie dai tempi dei primi film di Romero, però è verissimo che il tema è stato molto spesso gestito malissimo (vedi alcune cavolate di TWD) quindi forse diverse cose andrebbero riviste.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cassidy
Guarda, le due serie Z-Nation e Black Summer non hanno niente in comune, non sembrano nemmeno create dalla stessa persona. Stesso gli attori presenti in Z-Nation hanno anche già chiarito che non è nemmeno prevista una loro partecipazione in Black Summer.
Non mi parlare di TWD...mi ero avvicinato con le migliori intenzioni ma tantissime gestioni sono state....praticamente MEH! ;)

MikiMoz ha detto...

Mai sopportati gli zombie, quindi mai vista Z-Nation, di conseguenza non conoscevo il concetto di estate nera e l'esistenza di questo "prequel" (beh, a conti fatti, lo è).
Che dire, per me interessante solo la questione tecnica che citi: episodi di durata variabile e con stile narrativo diverso :)

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Tra parentesi mi sembra che quella degli episodi di durata variabile sia una tecnica molto usata nelle serie Netflix, non dovendo rispettare le esigenze di un palinsesto televisivo gli autori possono sentirsi liberi di gestire come vogliono le sceneggiature.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Peccato non avere netflix mi hai incuriosito.

Massimo Citi ha detto...

Ahimé, odio gli zombie... Quindi per principio evito di guardare qualsiasi serie a loro dedicata. Tanto amo gli spettri, i ghosts della tradizione gotica, così raffinatamente privi un corpo, tanto detesto gli zombies, corpacciuti e maleodoranti. Lo so, dovrei farmi vedere da uno bravo, ma nel frattempo darò almeno un'occhiata a B.S. in omaggio al tuo ottimo articolo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti
Nemmeno io ho Netflix però sono fortunato perché ce l'ha una coppia di vicini che amano l'horror e quindi spesso ci invitano sopratutto nel fine settimana. Grazie a loro ho potuto vedere questa ed altre due serie, altrimenti non avrei potuto fare questa recensione.

Nick Parisi. ha detto...

@ Max Citi
E allora presto troverai pane per i tuoi denti dato che a breve recensirò altre due produzioni Netflix, una tratta dal romanzo "The Haunting of Hill House" e quindi una storia gotica sui fantasmi e poi ci sarà una serie francese sulla stregoneria.
A presto!

Pietro Sabatelli ha detto...

Z Nation in versione drama, potrebbe interessarmi ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Pietro Sabatelli
Black Summer è proprio agli antipodi di Z Nation non sembrano nemmeno state create dalla stessa persona, hanno entrambe il loro fascino però. ;)

Mariella ha detto...

Anche basta con gli Zombie. L'ultimo è stato Walking Dead che ho smesso di vedere qualche stagione fa.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
So che TWD in particolare ha deluso molti appassionati.

Marco Lazzara ha detto...

Mi sa che B'Etor è una klingon, non una vulcaniana...

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
E'vero, corretto! Errore imperdonabile il mio!

Ema ha detto...

Non ne avevo mai sentito parlare! Da amante degli zombie, la devo provare!
Peccato per i morti viventi che corrono, non li sopporto! Spero che però, il tizio che veniva da Z-Nation, ci risparmi il controllo mentale del tizio immune, motivo per cui ho abbandonato la serie a metà della seconda stagione.

Nick Parisi. ha detto...

@ Emanuele Di Giuseppe
Ti posso tranquillizzare, mancano tutti ma proprio tutti gli aspetti surreali di Z-Nation compreso il controllo mentale del tizio immune. ;)
P.S
Anche io preferisco gli zombie lenti.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Interessante questa tua segnalazione horror! Ma ecco, il problema di tutte le serie televisive americane che ho visto è il dilatamento dei tempi. Quando si parla di zombi, questo allungamento del brodo è ancor più deleterio.
Venendo ad altri possibili difetti (preventivi) della serie: mi mancano gli zombie bradipo e ci sta mettere in risalto anche il comportamento empio di uomini su altri uomini, però poi si rischia come in Walking Dead di avere gli zombie come sottofondo...

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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