THE HAUNTING (OF HILL HOUSE) - Prima Stagione

C'è un trauma nel passato della famiglia Crain, molti anni prima la matriarca Olivia è morta in circostanze poco chiare all'interno  di Hill House, una sinistra dimora vittoriana che Olivia in compagnia del marito Hugh aveva rilevato per restaurarla e poi venderla ad un prezzo più alto. Le versioni sempre più reticenti sull'accaduto fornite da Hugh non hanno mai convinto del tutto, così da alimentare i sospetti sull'uomo. A distanza di molti anni i cinque figli della coppia cercano di andare avanti come possono, ma nessuno di loro è mai riuscito a superare totalmente i traumi vissuti. Le domande sono ancora parecchie, adesso però i Crain sono costretti a tornare loro malgrado ad Hill House.
Ma i fantasmi sono solo nella loro mente oppure tra le mura ed i corridoi di Hill House,c'è davvero qualcosa che trama e si agita nell'ombra?

Dopo Black Summer questa è la seconda produzione Netflix di cui parlo sul blog.
Anche stavolta parliamo di una serie horror, anche in questo caso ritroviamo alcuni dei marchi di fabbrica della società operante nel settore della distribuzione di contenuti via internet, come la messa in onda in contemporanea di tutti e dieci gli episodi della prima stagione (in questo caso il 12 ottobre del 2018) ma le similitudini finiscono praticamente qui, stavolta si affronta uno dei temi più classici dell' horror, quello della casa stregata, così come classicissima è anche l'origine materiale da cui è stato originato il tutto e cioè  uno dei romanzi più importanti di tutta la narrativa fantastica.
Un romanzo talmente importante e seminale da contenere al suo interno uno degli incipit più famosi ed universalmente conosciuti di tutta la storia della narrativa mondiale.
Sto parlando di queste parole:

«Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.»



Così cominciava nel 1959 il romanzo L'Incubo di Hill House scritto dalla grandissima Shirley Jackson e così,a distanza di quasi sessant'anni, comincia anche la serie netflixiana (si dice così?) un racconto di solitudini e fenomeni paranormali, di case stregate e di insanità mentali. Un gotico moderno che però fino alla fine lascia al lettore la scelta di cosa credere: se i fenomeni paranormali descritti nel romanzo siano reali oppure se tutto sia solo frutto delle menti suggestionate dei vari personaggi, prima tra tutti la protagonista Eleanor Vance.
La serie però, va detto subito, del romanzo mantiene solo l'ossatura di base, la struttura iniziale, per il resto effettua un tradimento generalizzato della sua matrice letteraria. Rimane l'antica Magione spersa nel Nulla, rimane il suo passato misterioso, restano anche i sensi di colpa dei vari protagonisti per un passato rimasto insoluto.
Quello che cambia è proprio la natura dei protagonisti.
Ed anche il loro numero.
Protagonista di The Haunting è infatti una intera famiglia, i Crain, le cui vicende vengono descritte nei vari episodi a cavallo di due livelli temporali, quello passato con l'arrivo ad Hill House di Hugh Olivia Crain (che per lavoro compra e restaura vecchi edifici per poi rivenderli a prezzo maggiorato ) con i loro cinque figli, descrive la loro permanenza all'interno della causa, le loro differenti reazioni con quanto avviene attorno a loro compresi veri o presunti fenomeni paranormali ed il progressivo disfacimento della realtà  che avviene forse davvero, forse solo nella mente dei personaggi, fino alla catastrofe finale . Catastrofe che -come viene rivelato sin dai primi momenti del primo episodio, quindi non sto facendo nessuno spoiler - causerà la morte di Olivia in circostanze poco chiare.

Carla Gugino, dai Segreti di Wayward Pines ai Misteri
di The Haunting of Hill House
.
Poi  c'è il livello temporale attuale nel quale tutti i sospetti cadono sul fin troppo silente Hugh, un  uomo che forse invece tenta solo di difendere i suoi figli dalla verità, mentre i vari membri della famiglia ormai cresciuti si trovano a dover fare i conti, ognuno a modo loro, con le conseguenze di quanto avvenuto all'interno di Hill House. C'è il primogenito Steven diventato scrittore che (apparentemente) si è lasciato tutto alle spalle ma che sfrutta commercialmente in maniera fin troppo bieca  la tragedia familiare, c'è la razionale Shirley ora sposata e madre che ha trovato il modo di razionalizzare la morte diventando una apprezzata impresaria di pompe funebri; c'è Theodora detta Theo lesbica dichiarata e dotata di poteri paranormali che lavora come psichiatra infantile, ed infine i  gemelli Luke Nellie, sicuramente i due che vivono dentro di loro i maggiori strascichi della passata esperienza, col primo a combattere perennemente contro la dipendenza da droghe e la seconda fin troppo fragile psicologicamente.
Va da se, che con una sola eccezione della figura di Olivia Crain rappresentata in entrambi i segmenti temporali dalla bravissima Carla Gugino, ogni personaggio viene interpretato da due attori diversi.
Ma di questo parleremo poi.


Concentriamoci al momento solo sull'apparenza dei rapporti familiari e ricordatevi questo termine.

Perchè "apparenza" è l'unico termine possibile per poter definire questa famiglia fin troppo disfunzionale
Ognuno dei Crain porta dentro di sé tantissimi drammi personali tutti irrisolti, ognuno di loro ha dei segreti inconfessabili, ognuno dei fratelli e delle sorelle ha fin troppi demoni personali e fantasmi da combattere.
Fantasmi della mente e dell'anima sicuramente, ma anche fantasmi reali, vere creature ectoplasmiche di quelle che tramano e che si nascondono nell'ombra.
Tassello dopo tassello il passato viene svelato, a volte fin troppo lentamente, ma le dinamiche dei rapporti familiari si dimostreranno meno granitiche di quanto possa sembrare all'inizio.
E non i saranno sconti per nessuno.
Ci sarebbe da chiedersi come mai gli americani siano così fissati con tutte queste storie di rapporti familiari.Un giornalista forse direbbe che forse si tratta degli ultimi -sia pur traballante e sconfessatissimo- punti di riferimento e di formazione che siano rimasti nella società attuale, uno psicologo magari pontificherebbe che quello è l'ambiente che ci forma e che i traumi nati in famiglia ci accompagnano e ci condizionano per tutta la nostra vita.

In realtà, io credo, parlare di famiglie significa rendere universale ogni storia raccontata, renderla riconoscibile aldilà di tutte le differenze e le barriere, culturali o meno che siano.
Inoltre le Famiglie con la F maiuscola sono ovunque e da sempre il luogo deputato alla nascita e conservazione dei Segreti più inenarrabili.
Questo è quello che deve aver  pensato il regista e sceneggiatore statunitense Mike Flanagan, la mente dietro tutta l'operazione di The Haunting
Si vede che Flanagan, nato a Salem nel 1978,  il Cinema del Perturbante ce lo deve aver avuto sempre nel sangue, dal momento che sin da bambino si è sempre divertito a realizzare brevi videocassette di genere e poi una volta cresciuto ha regalato agli  appassionati del grande schermo piccole sorprese come Absentia nel 2011 e poi Oculus- Il Riflesso del Male nel 2013.  Se ci fate caso, spesso e volentieri, produzioni (specie Oculus) che raccontano complicati rapporti familiari avvelenati da segreti e da tragedie del passato camuffati in chiave horror.

Una sorta di continuità nel segno della classicità, cosa evidente anche nella fattura della serie, dal setting, fino alla sontuosità degli allestimenti, passando per le sceneggiature e tutti gli aspetti tecnici.
Non è un caso, ad esempio, e nemmeno un particolare marginale che la serie possieda una vera e propria sigla ( o se preferite i termini anglosassoni degli  Opening Credits o Opening Titles) di quelle vecchio stampo e non le più abituali intro di pochissimi secondi alle quali ci stanno abituando la maggior parte delle serie prodotte in questi anni. Proprio la sigla con le immagini in disfacimento di statue vittoriane dalle espressioni via via sempre più grottesche fornisce tutti gli indizi su quale sarà la cifra stilistica dello show
Proprio per dare una maggior continuità alla produzione Mike Flanagan ha realizzato buona parte delle sceneggiature ed ha diretto tutti e dieci gli episodi.
E la cosa si vede tutta

Va anche detto però che The Haunting presenta una caratteristica che ho riscontrato anche altre volte (in Black Summer, per esempio) e quello cioè la presenza di alcuni momenti che sembrano messi lì semplicemente per allungare il brodo e di alcuni dialoghi dilatati all'eccesso fin troppo oltre quanto ce ne sarebbe bisogno
Non che la cosa sia necessariamente un difetto (e non so nemmeno se questa sia una caratteristica tipica o un marchio di fabbrica delle produzioni seriali di NetflixHulu & company, questo me lo diranno quei lettori che conoscono meglio le soprannominate realtà) semplicemente-come scrivevo sopra - a volte, e questo è solo il mio umile parere personale - ho avuto la sensazione che questi momenti fossero realmente giustificati in fase di sceneggiatura ma che fossero messi lì per aumentare il minutaggio dei singoli episodi

Sia come sia se dobbiamo tener fede a quel detto che vuole che il diavolo risieda nei dettagli, questo è particolarmente vero per The Haunting: che si tratti di osservazioni sparse qua e là nei dialoghi o di particolari presentati nelle varie inquadrature, di dettagli, anzi di indizi ne vengono disseminati tantissimi; si tratta spesso di minuzie, di elementi "apparentemente" secondari che poi inseriti in quadro generale assumeranno un valore diverso. Fino a buona parte della stagione si rimane col dubbio - ed è questa la vera fonte di ispirazione ereditata dal romanzo originale che gli eventi narrati nella storia siano solo il frutto delle menti malate dei vari protagonisti oppure che le cose stiano avvenendo davvero e che ci sia qualcosa di soprannaturale che sta condizionando le vite dei Crain.

Torniamo adesso agli attori scelti per interpretare i vari ruoli.
Citata  Carla Gugino e la sua Olivia Crain, arriva  il momento di citare qualche altro nome. Per la parte di Hugh il marito di Olivia, sono stati scelti due volti simbolici degli anni '80 s: per le scene ambientate nel frammento temporale del passato è stato chiamato Henry Thomas (lo avranno riconosciuto in pochi ma era stato Elliot, il bambino protagonista del famosissimo E.T.) mentre per il ruolo dello Hugh più maturo è stato scelto l'attore premio Oscar Timothy Hutton e bisogna dire che quest'ultimo, pur lavorando molto per sottrazione, compie una delle migliori prove recitative della sua carriera regalando agli appassionati una figura dolente di uomo e di padre pronto a sacrificare tutto sé stesso pur di proteggere i suoi cari.

A sostenere il ruolo del primogenito Steven c'è invece Michiel Huisman ( è stato Daario Naharis in Game of Thrones) , un esponente di quella piccola ma talentuosa compagine di artisti olandesi molto attiva nelle produzioni televisive americane negli ultimi anni. Da segnalare anche la glaciale Elizabeth Reaser ( uno dei suoi ruoli più importanti è stato quello di Esme Cullen nella saga di Twilight) che veste i panni della intransigente secondogenita Shirley.
Da segnalare anche la presenza in parti di contorno dei veterani Anthony Ruivivar ed Annabeth Gish, con quest'ultima in particolare (era stata Monica Reyes nelle stagioni conclusive di X-Files) che pare vivere una sorta di seconda giovinezza recitativa.
Ma in definitiva tutto il cast risulta essere di buon livello e fornisce una ottima prova dalle prime inquadrature fino alle ultime scene.
Il buon successo di The Haunting ha fatto si che Netflix desse l'autorizzazione per la messa in cantiere di una seconda stagione intitolata probabilmente The Haunting of Bly Manor e tratta stavolta da un altro classico della letteratura, il gotico Il Giro di Vite scritto da Henry James, un romanzo -se possibile- ancora più complesso e dotato di ancora più livelli di lettura rispetto al già multiforme L'Incubo di Hill House vedremo se sarà anch'essa una scommessa vinta.
Del resto alcuni Temi (la "T" maiuscola è voluta) sono immortali, che si tratti di Rapporti Familiari o del nostro rapporto con qualcosa di più grande di noi, queste due cose esisteranno sempre, sia che ci affascinino sia che ci facciano paura
In fondo avremo sempre bisogno di credere in entrambe le cose

16 commenti:

Federica Leonardi ha detto...

Recensione puntuale, devo dire che io ho trovato la serie meno incisiva del romanzo, anche se gli va dato atto di aver tentato di recuperare quel rapporto ambiguo tra mente/casa proprio dell'opera della Jackson, suo vero punto di forza.

Nick Parisi. ha detto...

@ Federica Leonardi
Il romanzo della Jackson è indubbiamente un'altra cosa, un vero capolavoro della letteratura mondiale. La serie è di buona fattura però molto infedele anche se riesce a rendere parzialmente giustizia all'opera di quella geniale autrice che fu Shirley Jackson .

Babol ha detto...

L'ho adorata dall'inizio alla fine. Ci ho pianto come non piangevo da anni per una serie, anzi, come non ho mai fatto per una mini-serie. Una delle cose più belle prodotte da Netflix, rispettosissima delle atmosfere tanto care alla Jackson eppure diversissima.

Nick Parisi. ha detto...

@ Babol
Anche io la penso così, "The Haunting", al netto di alcune deviazioni di troppo, rimane una delle produzioni migliori di Netflix assieme alla francese "Marianne".

Cassidy ha detto...

Come rispettare il lavoro di Shirley Jackson tradendolo, Mike Flanagan ha firmato il suo lavoro più maturo, dimostrando di aver imparato molte lezioni da Stephen King. Una miniserie splendida, recitata bene e davvero coinvolgente, gli ho perdonato anche il finale un po’ frettoloso per quanto mi è piaciuta. Cheers!

Nick Parisi. ha detto...

@ Cassidy
Mi hai fatto riflettere: hai notato come la maggior parte delle serie americane,non solo quelle di Netflix ma anche quelle dei network normali presentino spesso dei finali ultra frettolosi?

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Non potendo vedere netflix mi è venuta voglia di leggere il romanzo. Sempre recensioni qualitativamente di alto livello, complimenti.

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta
Tieni presente che il romanzo è parecchio diverso dalla serie. Però la lettura te la consiglio caldamente perché il romanzo è un capolavoro.

Pirkaf ha detto...

Molto, molto bella.
Ha portato anche nuovi lettori alla Jackson, anche se...molti ( specie i più giovani ) hanno ovviamente preferito la serie, che ha un impianto meno psicologico e meno subdolo rispetto al breve romanzo.
Comunque una serie che mi ha sorpreso in positivo.

Mariella ha detto...

Una recensione di altissimo livello. Peccato non poter vedere la serie, almeno per ora, visto che non ho Netflix. Detto questo, sicuramente leggerò il romanzo!

Nick Parisi. ha detto...

@ Pirkaf
Il romanzo della Jackson ha un retrogusto intimista e psicologico che non è per tutti, anche perché fino alla fine lascia aperto il dubbio se i fatti avvengano per davvero o se sia tutto nella mente della protagonista. Però io ne consiglio la lettura, così come consiglio la visione della serie.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Come dicevo sopra il romanzo merita la lettura tieni però presente che la serie non è molto fedele alle vicende dell'opera letteraria.

Clarke è vivo! ha detto...

Mi piacciono le storie dove rimane il dubbio se l'orrore sia reale o immaginato. Perché poi, se ci pensi, spesso è davvero così anche nella realtà: siamo spesso vittime della nostra immaginazione. Tuttavia non so se vedrò la serie. Ho il libro, da qualche parte, e penso che leggerò quello.

cristiana marzocchi ha detto...

Ciao Nick, grazie per i commenti che hai fatto sul mio blog.
Purtroppo non amo le serie horror e su Netflix seguo quelle di spionaggio - indimenticabile "Homeland"- e quelle un po' "fortine" su omicidi e spaccio di droga.
A presto.
Cri

Nick Parisi. ha detto...

@ Clarke è vivo
Infatti è così anche nella realtà. Il più delle volte si rimane col dubbio.
Certo la serie rispetto al libro è più protesa verso l'esistenza del soprannaturale però rimane una delle produzioni horror migliori di Netflix e a suo modo rende molto onore al romanzo della Jackson.

Nick Parisi. ha detto...

@ cristiana marzocchi
Figurati! Nessun problema, sul tuo blog ci passo sempre volentieri!
A presto!

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Ricordando il passato

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