LA RICERCA ONIRICA DI VELLITT BOE (2018)


Dopo aver trascorso una gioventù estremamente avventurosa trascorsa percorrendo le Terre del Sogno, la donna chiamata Vellitt Boe si illude di aver trovato una sistemazione definitiva in qualità di insegnante nell'unico collegio femminile di Ulthar.
Ma la fuga di una delle sue allieve in compagnia di un viaggiatore proveniente dal mondo della veglia.
Se la notizia venisse scoperta il Collegio rischierebbe la chiusura e la scomparsa della ragazza rischia di generare una concitata serie di eventi che potrebbe perfino far scatenare su Ulthar la furia degli Dei capricciosi e vendicativi.
A Vellitt Boe non resta che riprendere la strada verso il mondo della veglia, come unico di viaggio compagno un gatto.
E l'unico che forse potrebbe aiutare la donna è un suo antico amore anche lui proveniente da altrove.
Un certo Randolph Carter.


Ogni opera dell'ingegno umano ha una sua storia, un suo percorso.
E questo vale anche per la narrativa.
Esistono opere scritte di pancia o dopo lunga e attenta preparazione. Ci possono essere autori che preparano meticolosamente ogni singolo dettaglio e quelli che si lasciano guidare dall'ispirazione del momento.
Ma alla fine quello che il lettore si troverà davanti, bello o brutto che sia, sarà il risultato di quel percorso.
Percorso che, nella maggior parte dei casi costituisce un lungo cammino formativo per l'autore stesso prima ancora che per i lettori.
Perché bisogna considerare un ulteriore caso. Cioè che ci possano essere romanzi che danno che in prima istanza rappresentino essi stessi la risposta alle inquietudini  e alle suggestioni degli scrittori stessi.
Ho pensato questo leggendo La Ricerca Onirica di Vellitt Boe, scritto dall'americana Kij Johnson nel 2016 e recentemente tradotto in Italia dalla Hypnos

The Dream-Quest of Vellitt Boe (questo è il titolo originale) è un romanzo breve, anzi brevissimo però ricco e carico di ispirazioni, di sentimento e di tentativi di dare delle risposte ad alcune questioni rimaste in sospeso.
Questioni rivolte in particolare nei confronti di H.P. Lovecraft, della sua opera (che tanto ha influenzato questo romanzo) ma soprattutto delle sue idee.

Semmai c'è stato un autore divisivo tra i grandi classici quello è proprio Lovecraft, lo si ama o lo si odia e fin qui non ci sono problemi.
Semmai il problema è quanto sta nel mezzo
Negli ultimi anni specialmente in America, alla luce di movimenti come quello dei Diritti Civili è sorto un lungo dibattito nei confronti di questo autore, un dibattito portato avanti da alcuni autori ed autrici che si è trasformato in una complessa ed accesa polemica sul controverso rapporto intrattenuto tra Lovecraft e le minoranze etniche e le figure femminili e sul come esso presentava le stesse all'interno delle sue opere.
Il risultato finale di questo dibattito ha comportato (con non poche polemiche) la sostituzione dell'effige dell'autore dalle statue che fino a pochi anni fa venivano assegnate come emblema del World Fantasy Award
Gli echi di questa polemica (che ha avuto da ambo le parti come rappresentanti persone e scrittori degni di stima) non si sono ancora spenti e tutt'ora ci sono forti discussioni tra coloro che accusano apertamente H.P. Lovecraft di razzismo e coloro che invece invitano a contestualizzare la figura dello scrittore rispetto al periodo in cui viveva e che ricordano come la maggior parte di queste cose fossero per l'appunto semplici pose nelle quali si rifugiava una persona geniale ma fondamentalmente timida ed inadatta ad affrontare il mondo moderno


La Statua del
World Fantasy Award
con l'effige di Lovecraft

Non ho molta voglia di intervenire nella questione, se non per dire - in qualità di anti-razzista convinto - che forse esistono metodi (ed azioni) più efficaci da praticare in tanti altri ambiti se davvero si vogliono combattere realmente (e praticamente) tutte le forme di razzismo e di discriminazione che non quella di sostituire l'effige di una statuina.

Detto questo trovo molto intelligente invece il modo di affrontare la questione attuato da Kij Johnson.
Perché La Ricerca Onirica di Vellitt Boe, rappresenta il "suo" modo di rispondere alla questione, la "sua" maniera di prendere in mano la narrativa lovecraftiana, di attualizzarla e di renderla in chiave decisamente femminile e femminista.

La nuova versione del trofeo
del World Fantasy Award

L'autrice riprende gli sfondi e le ambientazioni dei primi racconti del Solitario di Providence (uno dei tanti modi con i quali era chiamato Lovecraft) quelle delle Terre del Sogno con le quali veniva delineato un intero universo parallelo al nostro nel quale alcuni individui dotati di particolare sensibilità potevano giungere attraverso i propri sogni.

Ma nel farlo ci inserisce un personaggio forte, una figura di donna (anzi di persona) libera, matura ed indipendente, una donna che non si può fare a meno di capire, di amare e di apprezzare.
La sua Vellitt Boe (pare che il nome sia stato ispirato da quello di un gatto della scrittrice) rappresenta l'idea stessa della figura femminile contemporanea, con quel suo mix di forze e di contraddizioni, animata da un forte senso del dovere ma tesa sempre alla ricerca della libertà di poter essere sè stessa.
Ed in fondo La Ricerca Onirica di Vellitt Boe è una unica gigantesca allegoria sulla voglia della libertà.
Cerca la libertà la studentessa Jurat che fugge dal Collegio, la brama il vecchio Nasht diventato sacerdote degli Antichi Dei, gli stessi viaggiatori del Sogno la desiderano.
La mappa delle Terre del Sogno
presente nel volume

Ma si tratta anche dell'eterno contrasto tra tradizione ed innovazione, un altro dualismo difficile da cancellare e trattato nel romanzo con efficace distacco, a volte con poche semplici pennellate ma che colpiscono perfettamente il bersaglio.

L'operazione compiuta dalla scrittrice è però duplice, perché oltre a mettere in scena il suo personaggio la Johnson -come detto riprende in mano le ambientazioni dei racconti giovanili di Lovecraft: la Ulthar con i suoi gatti e le sue accademie, Celephais,l'altopiano di Leng, i suoi Dei capricciosi e meschini pronti a distruggere intere città solo per divertimento, la civiltà dei Ghoul oppure gli spaventosi Magri Notturni.
Certo si tratta di Terre del Sogno, molto più attualizzate, estremamente più "quotidiane", sicuramente più vicine a noi e che in qualche caso possiedono perfino l'elettricità ed altre comodità moderne, ma non mancano le suggestioni lovecraftiane, quell'aurea di visione mitica mista al perturbante puro, di orrori ancestrali talmente antichi da risultare inconcepibili, di costruzione di interi mondi nel mondo.
E da Lovecraft la scrittrice riprende anche uno dei suoi personaggi ricorrenti, quel Randolph Carter protagonista di The Dream-Quest of Unknown Kadath ( che funge da modello al presente romanzo)
Ma anche in questo caso si tratta di un Randolph Carter molto più umanizzato, visto in maniera meno simbolica e parecchio più prosaica.

Certo non tutto scorre perfettamente, la stessa brevità del testo costringe l'autrice ad essere stringata in alcuni passaggi che forse avrebbero meritato una maggiore ariosità, alcuni personaggi (uno in particolare) vengono introdotti e poi abbandonati senza essere utilizzati al loro meglio, ma La Ricerca Onirica di Vellitt Boe si rivela un' ottima lettura consigliabile sia agli appassionati lovecraftiani sia ai lettori tout court del fantastico.

La Ricerca Onirica di Vellitt Boe è giunta in finale nei maggiori premi letterari del settore finendo per vincere l'edizione 2017 proprio di quel World Fantasy Award di cui parlavamo sopra.
E questo rappresenta a suo modo una affascinante chiusura del cerchio.

Autrice: KIJ JOHNSON
Titolo: LA RICERCA ONIRICA DI VELLITT BOE
Collana : VISIONI
ISBN: 9788896952689
Editore:HYPNOS
Pag. 136, Traduzione: LUCA TARENZI
Ed. Cartacea EURO: 12,90
Nota: Arricchisce il volume una 
splendida intervista all'autrice
effettuata dallo stesso Tarenzi.

11 commenti:

Lucius Etruscus ha detto...

Ne approfitto per farti gli auguri ^_^

Ivano Landi ha detto...

Immagino che la scelta della brevità sia frutto di una volontà dell'autrice di adeguarsi anche in questo all'ispirazione originale. Anche la Ricerca dello sconosciuto Kadath di Lovecraft è un romanzo breve.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
Grazie di cuore 💖

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi

C'è anche questo. Inoltre la Johnson usciva da un periodo nel quale aveva scritto romanzi lunghissimi e quindi voleva rilassarsi e divertirsi scrivendo

Clementina Daniela Sanguanini ha detto...

Grazie della segnalazione, Nick. Inoltre, condivido al 100% il tuo punto di vista su razzismo sì o no nella narrativa di Lovecraft.

Nick Parisi. ha detto...

@ Clementina Daniela Sanguanini
Ne sono felice,sono cosciente dei limiti presenti nella narrativa di Lovecraft soprattutto della scarsa presenza di figure femminili nelle sue opere o della questione razzismo SI o NO in Lovecraft però secondo me la questione è stata affrontata malissimo durante la polemica sui trofei del World Fantasy Award.

Long John Silver ha detto...

Un titolo veramente interessante, mi segno il titolo. Grazie per la segnalazione. È interessante vedere il mondo di Lovecraft in questa nuova forma.

P.S. La storia della statuetta di Lovecraft è il classico gesto di facciata per chetare le coscienze senza risolvere il problema o perlomeno discuterne.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Hai detto bene, tutta la questione della statua di H.P.L è stata solo una questione di facciata! Da parte mia non posso che ribadire quello che ho scritto nel post, cioè che se si vuole" davvero" combattere tutte le forme di razzismo esistono tantissimi modi migliori e più efficaci.
Così si è soli creato ulteriore astio.

Riccardo Giannini ha detto...

Sono venuto a leggere questo post, prima di leggere l'intervista, e devo dire che mi ha incuriosito la questione razzismo.
Mi sembra di capire che Lovecraft sia andato giù pesante, in alcuni suoi scritti, ma nel complesso direi che è così: semplicemente queste sue posizioni sono figlie del tempo in cui viveva?

Nick Parisi. ha detto...

@ Riccardo Giannini
Io sicuramente sarò di parte perché io apprezzo i Miti di Chtulhu, quindi ti dico che è vero che Lovecraft in alcuni punti ci va pesante, ma come hai detto anche tu, era un figlio del suo tempo. Quindi il razzismo va sempre condannato però bisognerebbe anche concettualizzare e mettere in rapporto l'uomo Lovecraft con i tempi nei quali viveva.
Oltretutto alcune prese di posizione mi sembrano abbastanza ipocrite:
A) Perché gli scrittori che si sono lamentati non hanno restituito le statuette del W.F.Award che avevano già vinto in passato?
B) Quello che si è fatto con Lovecraft andrebbe allora fatto con tutti, tanto per fare un esempio anche L.Frank Baum, il tanto celebrato autore de "Il Mago di Oz" era un razzista convinto, in molti suoi articoli lui si scagliava contro i Nativi americani dei quali si augurava il totale sterminio. Allora mi chiedo,perché questi due pesi e due misure?

Nick Parisi. ha detto...

@ Riccardo Giannini
E a scanso di equivoci, aggiungo che non condivido per niente il razzismo, nemmeno giustifico H.P.L, semplicemente non la penso come lui, però vorrei che si ricordasse che era un uomo del suo tempo con tutti i suoi pregi e difetti.
Di sicuro il razzismo va sempre combattutto da qualsiasi parte provenga.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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