TAMAN SHUD: LO STRANO CASO DELL' UOMO DI SOMERTON. -Ultimo Atto.

Le parti precedenti di questo Dossier sono uscite QUI e QUI.


"La morte sorride a tutti; l' uomo non può far altro che sorriderle di rimando."
Marco Aurelio

"C'é nelle cose umane una marea che colta al flusso mena alla fortuna:perduta,l'intero viaggio della nostra vita si arena su fondali di miserie."
Shakespeare.

Il 14 giugno del 1949 una piccola processione accompagna i resti mortali dell'uomo di Somerton verso il suo ultimo domicilio terreno.
O meglio, accompagna quanto ne rimane del corpo fatto mummificare.

John Burton Clelland, sia pur in mezzo a mille difficoltà, è riuscito a compiere dei nuovi esami sul cadavere e nei giorni immediatamente precedenti ed anche in quelli successivi alla sepoltura li comunica alla stampa ed agli investigatori.
Tanto per cominciare le scarpe del morto risultano fin troppo pulite e completamente libere da qualsiasi traccia di terriccio o di sabbia chiara indicazione, sempre secondo Clelland, che l'uomo senza nome sia stato ucciso in qualche altro luogo e poi solo in un secondo momento trasportato sulla spiaggia di Somerton.
In più l'uomo dalla probabile età di 40\45 anni e dai tratti anglosassoni dimostra condizioni fisiche perfette come quelle di un atleta. Il corpo sembra certamente quello di un uomo che non ha mai compiuto lavoro manuale in vita sua ma al contempo dimostra di non aver nessun tipo di problema fisico che possa aver dato luogo ad una morte naturale.  Ancora una volta non si riescono a trovare prove certe che possano confermare l'avvelenamento, ma non si riescono nemmeno ad escluderle.
Ancora una volta si pensa alla "digitale".
Un veleno che non lascia tracce.


- SEPOLTURA.

E' quindi una ben mesta cerimonia quella che avviene il 14 giugno.
Ad occuparsi della sepoltura è la locale sezione dell' Esercito della Salvezza, delle spese se ne occupa un'associazione australiana.
Eppure quel giorno al West Terrace Cemetery di Adelaide viene posto un altro dei pochi punti fermi di questa vicenda.
Anche, se al momento ben poche persone sembrano rendersene conto.
Prima dell'inumazione infatti, pare dietro insistenti richieste di Clelland ,viene effettuato un calco in gesso della faccia e della parte superiore del corpo dello sconosciuto. Un oscuro tecnico di laboratorio, un certo Paul Lawson gli dà retta ed esegue materialmente l'impronta.
Quello stesso calco ben presto rientrerà nell'inchiesta in una maniera decisamente inusuale.

- UNA DONNA DI NOME "JESTYN"

L'indagine infatti sta andando avanti, c'è quel codice che nessuno riesce a decifrare, c'è quel numero di telefono trovato in una copia mutilata del Rub'ayyàt di Omar Khayyam che corrisponde ad un'utenza di Glenelg.
Più precisamente a quella di una via chiamata Moseley Street,a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento del cadavere ancora senza identità.
Una circostanza troppo bizzarra per poter essere considerata e bollata come una semplice combinazione.
C'è in particolare, un detective, il sergente Lionel Leane, che decide di approfondire e convoca la  proprietaria dell'utenza, un'infermiera secondo quello che gli viene detto, per interrogarla.

Jessica Powell  \ Thomson detta "Jestyn"
e suo figlio Robin in una foto dell'epoca.
Si presenta una ragazzetta di ventisette anni che si presenta come Jessica Thomson.
E, come ben presto scoprirà Leane, si tratta di una figura molto chiacchierata in città.
Tanto per cominciare il suo vero cognome sarebbe Powell, ma la donna preferisce utilizzare quello del proprio amante, un uomo sposato con un altra donna, con cui la Powell non solo non convive ma ha un legame fatto di tanti bassi e di pochi alti.
Particolare questo che nella puritana Australia degli anni '40s  contribuisce a rendere la donna quasi come una sorta di emarginata, una "intoccabile" della società civile.
In più "Jestyn", come la chiamano gli amici, si presenta con un Robin, un bambino che lei sostiene essere nato nel 1947 proprio grazie alla relazione con Prosper Thomson.
"Jestyn" ammette di aver posseduto in passato una copia del Rub'ayyàt della stessa edizione di quella ritrovata all'interno della macchina incustodita, ma di averla regalata nel 1945 ad un certo Alfred Boxall, un tenente dell'esercito australiano da lei conosciuto a Sidney durante gli anni della guerra.
La pagina strappata ?
Semplicemente una dedica scritta a penna dalla ragazza a Boxall
Il testo riportato?
Ancora più semplicemente la copia di alcuni versi di Khayyam


Una foto segnaletica di Alfred Boxall.

La donna ammette anche di aver ricevuto delle lettere dall'uomo recentemente, ma di aver risposto di non essere intenzionata a riprendere la frequentazione in quanto sposatasi si recente.
In più, particolare inquietante, Jessica "Jestyn" Thomson rivela ai poliziotti di essere stata avvertita da un vicino riguardo ad uno sconosciuto che aveva fatto domande su di lei proprio nei giorni precedenti al ritrovamento dell' Uomo di Somerton.
Succede anche qualcos'altro.

Il sergente Lionel Leane si decide a mostrare all'interrogata il calco in gesso del cadavere ritrovato sulla spiaggia chiedendole se lo riconosca in un modo o nell'altro.
La donna reagisce in maniera veemente.
Fin troppo veemente.
Non solo Jestyn sostiene di non riconoscere in alcun modo le fattezze del volto, ma ribadisce in continuazione di non poter né confermare e nemmeno smentire che si tratti di Alfred Boxall.

Una foto recente di Paul Lawson e del calco
dell' Uomo di Somerton
.
Solo che la giovane appare sconvolta, quasi scioccata, anni dopo Leane dichiarerà di aver pensato che la Thomson fosse praticamente sul punto di svenire.
All'interrogatorio risulta presente anche Paul Frances Lawson, l'oscuro tecnico di laboratorio autore del modello.
Che per l'occasione si ritaglia il suo quarto d'ora di celebrità.
Lawson osserva profondamente la donna ed anche lui in cuor suo si convince che stia mentendo.
Nel corso degli anni, dei decenni successivi non farà altro che ripeterlo ad ogni intervista.
Quel piccolo momento fatto di pochi brevi minuti finirà per ossessionarlo per il resto della sua vita.
Quasi come se dentro a quell'immagine di gesso ci fosse finito anche lui.
Praticamente incapace di andare avanti e di superare il momento.

-  L'IPOTESI BOXALL.


Sembrerebbe arrivato il vero punto di svolta di tutta la vicenda.
Ho detto sembrerebbe......
Infatti come è entrata nel'indagine Jessica Thomson, praticamente ne esce quasi subito.
Ancora una volta, arrivato il momento di decidere la polizia australiana compie la scelta meno logica.
Infatti gli inquirenti, accettano di mantenere momentaneamente anonima l'identità e la testimonianza del'infermiera di Glenelg.
Lionel Leane è un uomo di altri tempi e, credendo di compiere un atto di galanteria, vuole evitare che intercorrano altri scandali sulla già criticata personalità della Thomson.
Probabilmente il poliziotto spera anche che la donna possa aiutarlo a decifrare il famoso codice sdella pagina strappata.
Fatto sta che si perde ulteriore tempo prezioso.
Le forze dell'ordine sono comunque convinte di essere vicine alla soluzione dell'enigma, anzi molti tra gli investigatori dentro di loro sono realmente convinti che il morto sulla spiaggia di Somerton in realtà non sia altri che lo stesso Alfred Boxall.
Fino al giorno in cui non lo si scopre perfettamente in salute e tornato al suo precedente impiego pre-guerra come custode di autobus nel Nuovo Galles del Sud.
Nonché ancora in possesso della copia del Rub'ayyàt regalatogli dalla sua ex fiamma Jestyn
Che - e questa è un' ulteriore beffa per gli inquirenti- risulta anche più recente rispetto a quella antica ritrovata all'inizio delle indagini.
Tutto da rifare?
Non proprio.
Alcuni degli oggetti contenuti nella valigia
ritrovata nella stazione di Adelaide.

Tornano quelle fastidiose voci già avvertite all'inizio di questa Storia.
Voci che parlano di complotti, di spionaggi e di depistaggi.
Nascono voci sul fatto che lo stesso Boxall in passato sia stato una spia, e che sia stato impiegato in operazioni d' intelligence contro i sovietici
Riuscire a provarlo però è tutto un altro paio di maniche.

-PASSANO GLI ANNI.


Come esistono i momenti di svolta, esistono anche i momenti di non ritorno.
Ed il ritrovamento di Alfred Boxall  rappresenta il vero e proprio punto di non ritorno di questa nostra storia.
Nel corso degli anni successivi si faranno avanti decine di testimoni pronti a giurare di aver riconosciuto l'identità dell' Uomo di Somerton.
Nella maggior parte dei casi si riveleranno semplici mitomani.
Al tempo stesso saranno centinaia i nomi attribuiti al cadavere.
Ed anche in questo caso si riveleranno tutti senza fondamento.
Nel frattempo uno dopo l'altro spariranno le prove, quasi come se qualcuno volontariamente le stesse sottraendo al ricordo della Storia.
Viene smarrita la copia del Rub'ayyat con la pagina amputata nel corso degli anni '60; vengono distrutti buona parte degli indumenti contenuti nella valigia ritrovata nella stazione di Adelaide, la valigia stessa scompare nel 1986. Perfino i resoconti delle due autopsie effettuate sul cadavere non esistono più.
Il Tempo ed il Mistero sembrano essersi presi la loro definitiva rivincita nei confronti della Verità.


Certo, rimangono le documentazioni fotografiche, rimangono alcune testimonianze, rimangono le teorie sulle varie cause della morte dello sconosciuto. Teorie che richiamano alternativamente l'ipotesi di un delitto tra spie o quella di un omicidio passionale.
O un misto tra le due.
Rimane anche una bara con un corpo mummificato. Di tanto in tanto qualche investigatore o qualche giornalista effettua la domanda di poter riesumare il cadavere.
Domande che vengono sempre rigettate dal giudice di turno.
E così il cadavere rimane al West Terrace Cemetery .
Dentro una Tomba sulla quale una mano misteriosa ha posto a lungo fiori,una mano femminile secondo molti testimoni.
Una donna la cui identità non è mai stata svelata.

-EPILOGHI.

Jessica "Jestyn" Thomson riuscì a sposare Prosper Thomson solo nel 1950, dopo che l'uomo ebbe divorziato dalla prima moglie e con lui ebbe diversi altri figli. Il suo coinvolgimento nel caso dell' Uomo di Somerton divenne di dominio pubblico solo nel 1978 quando la ABC la televisione di Stato Australiana realizzò un documentario sulla vicenda.
Fino alla sua morte avvenuta nel corso del 2007 continuò a negare ogni coinvolgimento nel caso.
Suo figlio Robin la seguì nel 2009 appena due anni dopo.
Fu solo la scomparsa di Robin che Kate, un'altra delle figlie di "Jestyn" si fece avanti, raccontando una versione dei fatti completamente diversa.
Secondo Kate Thomson, durante gli ultimi anni della sua esistenza terrena, Jessica avrebbe confessato ai suoi familiari di aver mentito alla polizia ma di averlo fatto solo per proteggere Robin
In più, sempre secondo Kate, sua madre sarebbe stata una fervente comunista in grado- oltretutto- di parlare fluentemente il russo.

La copia del Rub' Ayyat posseduta da
Alfred Boxall con la dedica di "Jestyn"


Anche Paul Lawson avrebbe alternato periodi di assoluta reticenza a momenti di assoluta disponibilità nei confronti dei giornalisti.
Su una cosa però è rimasto coerente: la convinzione di essersi trovato in quel lontano giorno del 1949 di fronte a qualcosa di più grande di lui. Più volte ha lasciato trapelare di essere al corrente che almeno i vertici della Polizia e dello Stato Federale Australiano fossero al corrente delle vera identità dell' Uomo di Somerton.
Alfred Boxall è stato intervistato più volte, a partire da quel famoso documentario della ABC del 1978, non ha mai voluto aggiungere niente di più rispetto a quanto già detto durante i primi interrogatori subiti negli anni 50; proprio per questo ha passato il resto della sua vita circondato da sospetti e da maldicenze.


Quello dell' Uomo di Somerton, il caso Taman Shud, come preferiscono chiamarlo a quelle latitudini, è considerato tutt'ora oggi come il più importante tra i misteri irrisolti della cronaca Australiana, anche  non è mai stato formalmente chiuso, di tanto in tanto qualcuno tenta di infondergli nuova linfa.
Recentemente nel 2009, ci ha provato un professore  di anatomia di Adelaide chiamato Maciej Henneberg. Analizzando le foto del cadavere dell'Uomo di Somerton Henneberg ha creduto di notare nella fisionomia delle orecchie del cadavere una sorta di raro difetto chiamato ipodontia.
Una caratteristica talmente rara da essere presente solo nell' 1 o nel 2 % della popolazione terrestre, ma trasmissibile geneticamente.
Analizzando altre foto, quelle dell'appena scomparso Robin Thomson, Henneberg ha rintracciato lo stesso difetto.
Secondo lo scienziato Robin Thomson potrebbe essere il figlio naturale dell'uomo di Somerton.
E questo spiegherebbe molte cose.
Ma non tutte.

- L' ULTIMA SOLUZIONE.



Rimarrebbe un' ultima cosa da dire, un' ultima informazione da dare.
C'è quel "codice", quella lunga sequenza di vocaboli trovata all'interno di una pagina di un libro oramai perduto, la formula che ha dato inizio a tutta questa inutile ricerca durata anni.
Innumerevoli sono state le persone che hanno tentato di dare una soluzione o perlomeno di trovare un significato a quelle lettere.
Scrittori, crittografi, esperti di intelligence, poliziotti,investigatori privati, persone comuni.
Tutti senza successo.
Finchéel 2004 qualcuno ha asserito di esserci riuscito.
O perlomeno di averne decifrato una parte.
Gerald Feltus, un investigatore in pensione, una delle molte persone rimaste ossessionate dall'enigma è convinto che il codice sia solo una successione di acronimi.
La riga finale, quella da lui decifrata, quella con le lettere: "ITTMTSAMSTGAB" avrebbe un significato chiaro:  It's Time To Move To South Australia Moseley Street..."
"E' giunto il momento di andare a Moseley Street, in Australia Meridionale".
Un uomo in cerca di suo figlio? Una spia sovietica in cerca di informazioni?
O Entrambe le cose?
La risposta è seppellita dentro una anonima Tomba al West Terrace Cemetery di AdelaideAustralia.

" Riducete la Storia alla Verità e la distruggerete"
Voltaire

FINE.

26 commenti:

Glò ha detto...

Però... la versione più recente dell'ipotetica soluzione sembrerebbe tanto comoda, no? Una specie di delitto per "sistemarsi" compiuto dall'infermiera? O per proteggere forse il figlioletto, ma da chi e da che cosa?
Oppure, altro tentativo per mettere una pietra su tutto... e qui torna in ballo la questione spionaggio internazionale e forse sicurezza nazionale, chissà.
Bella questa serie Nick *__*

Massimo Citi ha detto...

C'era da scommetterci che non si sarebbe mai trovato un possibile colpevole. Storie di spionaggio e storie d'amore, una mistura letale per gli investigatori. Anche in Italia abbiamo avuto questo genere di omicidi, volutamente dimenticati dai giornali e dalla polizia.

cristiana2011 ha detto...

Un intreccio tra spionaggio e passione, probabilmente,
come tanti altri accaduti durante la guerra fredda.
Chissà quanti misteri e quante vittime sui due fronti.
Spie fredde ma pur sempre uomini e donne dal cuore caldo.

Alla prossima, allora.
Cristiana

Ivano Landi ha detto...

Insomma, Nick, bisogna che tu ti decida a risolvere di persona i casi prima di presentarceli. Non puoi lasciarci sempre così, sospesi nel dubbio.
Scherzi a parte, una bellissima serie di post, forse una delle migliori che ci hai offerto ^_^

Coriolano ha detto...

Forse è la mia vena complottista, ma mi sembra che le indagini siano state fatte in modo "approssimativo", potrebbe trattarsi d'inefficenza eppure mi viene da pensare che c'era un qualcosa che non si doveva far sapere, non tanto alle parti in gioco ma alla gente comune, in fondo se si voleva far sparire per sempre il tizio lo si poteva fare in tanti modi differenti, invece l'hanno fatto ritrovare però ripulendo con cura ogni particolare che potesse dare indicazioni importanti.
Sembra quasi un messaggio, come un messaggio pare l'arrivare fin davanti la porta di casa dell'infermiera e poi, anziché incalzare e fare domande, lasciar perdere per non metterla ancor di più in imbarazzo con vicini e conoscenti...
Davvero sembra che abbiano detto:
-Noi sappiamo e voi sapete, traetene le debite conclusioni.-
Insomma si è chiusa una disputa su qualcosa che avrebbe messo in imbarazzo tutte le parti nell'ombra o forse... la soluzione è molto più semplice, poco romanzata e molto più terra terra ma in ogni caso questo salvo sorprese non lo si saprà mai.

Lucius Etruscus ha detto...

Complimenti, hai narrato con la giusta enfasi un mistero affascinante che mi ha tenuto inchiodato fino alla fine: sperando fino all'ultimo che la soluzione sbucasse fuori :-P
Organizziamo una vacanza in Australia e nottetempo andiamo a riesumare il cadavere ignoto per proseguire le indagini: che dite, ci state? :-D :-D :-D

Ariano Geta ha detto...

Nessuna verità, nessuna soluzione, il peggior epilogo di un mistero. Una verità triste e una soluzione inquietante sono preferibili a un dubbio che permane irrisolto perché, in verità, ritrovarsi senza una soluzione è la più frustrante condizione dell'essere umano.

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
L'idea che mi sono fatta io è che si sia trattato di un misto tra un delitto passionale ed un caso di spionaggio internazionale, nel senso che il morto fosse davvero un agente del Patto di Varsavia impiegato in territorio australiano e che l'infermiera fosse o un' agente dormiente o una semplice simpatizzante (dopotutto lei stessa aveva ammesso di avere sentimenti comunisti e nell'Australia del 1949 questo era più colpevolizzante dell'essere una madre single). I due probabilmente avevano una relazione solo che - è sempre una ricostruzione che mi sono fato io e non ha valore storico- alla nascita del figlio l'infermiera si sarà voluta ritirare dallo spionaggio ed alla morte dell' uomo, ucciso magari dai servizi australiani lei-d' accordo con le autorità di quel paese- abbia taciuto quello che sapeva per il bene del figlio.
Non lo so, è una idea e lascia il tempo che trova, però è quello che credo sia successo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
In più da noi i Misteri assieme ai due ingredienti che dicevi ne possiedono anche un terzo, ancora più letale: l'intervento della politica deviata. E questo li rende ancora meno risolvibili.

Nick Parisi. ha detto...

@ cristiana 2011
Quella tra spie fu davvero una guerra silenziosa, di cui non abbiamo saputo quasi niente. Così come di quella guerra temo non conosceremo mai il numero esatto delle vittime.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Ti prometto che il prossimo caso di cui parlerò sarà uno abbondantemente risolto. ;)
Grazie per i complimenti!

Nick Parisi. ha detto...

@ Coriolano
Sinceramente l'idea che mi sono fatto corrisponde molto alla tua, cioè che molte delle cose che noi oggi consideriamo come errori nelle indagini in realtà furono scelte volute per comunicare all'altra parte che si era a conoscenza di certi loro piani, forse per obbligarli a fermarsi, chi lo sa.
Probabilmente, questa è una parte di quanto è realmente successo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
Sarebbe da fare, magari scopriamo più cose noi in pochi minuti di quante ne abbia scoperta la polizia australiana in tanti decenni. :P

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Parole sante fratello.
Anche se sono convinto che questa sia davvero uno dei pochissimi casi in cui i "piani alti" dei paesi interessati conoscano davvero la verità su come siano andate le cose ma che non lo abbiano comunicato alle persone comuni. Di norma non credo nei depistaggi e nei complottismi alla "X-Files" ma questa è una delle poche eccezioni.

Poiana ha detto...

Che bello Nick, mi erano mancati i tuoi dossier notturni... anche se speravo in una soluzione. Comunque l'ipotesi mista amore-spionaggio mi convince e, siccome tanto non lo sapremo mai, mi piace pensare che sia così.
Buona serata

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
E a me erano mancati i tuoi commenti....comunque, come ho scritto ad @Ivano Landi col prossimo dossier userò una storia che ha ottenuto un finale chiaro. Però ti dirò.....anche a me piacerebbe credere all'ipotesi mista amore-spionaggio.
Buona serata anche a te.

massimiliano riccardi ha detto...

Credo che tutto sia riconducibile a faccende di spionaggio. Interessante articolo, come sempre. Grande Nick.

Nick Parisi. ha detto...

@ massimiliano riccardi
Grazie amico!

vanessa varini ha detto...

Bell'articolo!😊 Ho commentato il tag sulle 25 domande cinematografiche!
PS: mi sono imbattuta nel post con la tua trixie😽 è bellissima!

Nick Parisi. ha detto...

@ vanessa vanini
Benvenuta su Nocturnia e grazie per i complimenti per la mia Trixie, la signorina ha dodici anni (che per un gatto è un'età ragguardevole) ma è ancora orgogliosa come una ragazzina. ;)

Poiana ha detto...

@Nick a me sei mancato tu, anzi mi siete mancati tutti. Il problema sarà rimettersi in pari...

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Maledetto tempo che non basta mai....

Poiana ha detto...

@Nick
Ma veramente... non c'è un modo per allungarlo? XD

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Se esiste.....IO di sicuro non sono stato per niente capace di trovarlo. :( :( :(

Marco Lazzara ha detto...

Arrivo un po' tardi, ma volevo leggere la conclusione della vicenda. O meglio la non-conclusione.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
La prossima volta il caso narrato avrà una conclusione ben definita.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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