DEVIL'S INC.

Stretta è la foglia, larga la via
dite la vostra che io ho detto la mia...




Il patto col Diavolo, un vero e proprio archetipo della letteratura,la cosa più pericolosa ed esecrata dalla Chiesa in tutte le sue epoche.
Quanti casi sono stati raccontati nelle leggende, nelle storie e perfino nelle vite di Santi e personaggi famosi.
Ma è mai accaduto veramente?

Ecco un piccolo caso, uno dei tanti esempi, una delle tante storie bisbigliate quelle che, si insomma, raccontiamo senza poter garantire per la loro autenticità, quelle che magari inventiamo sul momento davanti ad un falò estivo solo per incuriosire la ragazza che ci piace.

Io ho trovato questa storia mentre cercavo del materiale per un racconto che sto scrivendo,mi ha incuriosito quindi così come l'ho letta così io ve la ripropongo.

lA CHIESA DEL DIAVOLO
il Lago di Garda dalle parti di Brescia, a pensarci bene non sarebbe il primo posto a cui associare leggende macabre, troppo solare il luogo, troppo legato alle atmosfere vacanziere.
Eppure proprio sul Garda, e precisamente vicino a Manerba si trova la piccola chiesetta di San Sivino, ora completamente abbandonata ed in rovina.
La Chiesa è dedicata a un santo che non esiste nel nostro calendario cristiano ma ...non è quello la cosa interessante.


LA LEGGENDA.
Anno 1200 D.C, la leggenda narra di un mugnaio, talmente ricco da avere sempre paura di perdere tutto e di finire in miseria, proprio quell'anno un non ben specificato evento naturale gl'impedì di poter macinare il grano col suo mulino.
Disperato l'uomo si rivolse prima alle forze del bene.
Senza risposta.

Comparve però il "male" nelle vesti di un nobile cavaliere (altre versioni parlano però di un prete).
Il patto era chiaro: lavoro e ricchezza per il Mugnaio, l'anima dello stesso dopo la sua morte al Diavolo.
Il contratto, perchè di vero e proprio contratto si parlava venne redatto su una pietra: l'uomo firmò con l'impronta di una mano, il Demonio con l'impronta del piede.
Il Diavolo rispettò la sua parte dell'impegno: il mugnaio non solo prosperò arricchendosi sempre di più,ma per il resto della sua vita non ebbe più problemi.

Ma, perchè in queste storie c'è sempre un ma, l'uomo invecchiando ebbe paura per la propria anima -"meglio tardi che mai" direbbe una mia amica.


Il parroco locale, esorcizzò la pietra spezzando il patto....anche se, bisogna dirlo, il più lo fecero le cospique donazioni alla Chiesa attuate dal mugnaio, per la serie c'è sempre un prezzo per tutto.
L'uomo perse tutti i suoi beni materiali perchè il diavolo non gliela fece passare liscia, in compenso ebbe salva l'anima.


La pietra con l'aggiunta di una croce impressa dal parroco di San Sivinoè ancora lì, incastonata tra i ruderi della chiesa.

UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE.
La pietra del patto col diavolo potrebbe essere il simbolo di un antico culto pagano, del resto nell'intera zona del Bresciano il cristianesimo ha attecchito solo dal IV secolo Dopo Cristo in poi e questo solo dopo feroci e profonde resistenze.

Il Cristianesimo nella sua espansione però aveva un asso nella manica, per poter conquistare i cuori delle popolazioni dove tentava di diffondersi: l'appropriazione dei "simboli" preesistenti.
Un esempio classico è lo stesso Natale che ha preso alcune valenze dai Saturnali latini

Ma se in quel caso furono date simbologie positive ad elementi pagani, nel caso della pietra fu chiamato in causa l'odore di zolfo.
E il manufatto lasciato esposto fuori un edificio di culto cristiano quasi come avvertimento alla popolazione nel ricadere negli antichi culti.

UNA PROPOSTA.
L'amore o la paura per i simboli ha accompagnato la razza umana durante tutto il suo percorso evolutivo, ma la valenza dei simboli stessi può cambiare.
Io sono notoriamente u un possibilista e al contempo uno scettico, dell' horror mi attira l'aspetto letterario, delle leggende il legame col folklore e col territorio.
Ma quante leggende o racconti, o frammenti di storia possiamo trovare nel territorio italiano?
Quante storie potremmo raccontare?
Io ne ho riportata una, raccontate voi la vostra.


Prima che me ne dimentichi, il link l'ho trovato QUI e le foto sono di Bellelli e Bertagna.

20 commenti:

Nick ha detto...

Salve a tutti!
Un lettore mi scrive in privato che ha problemi a commentare sul mio blog, fatemi sapere, se volete anche in privt, se capita anche a voi.
Ciao.

Artemisia1984 ha detto...

Beh...il mugnaio alla fine ha avuto capra e cavoli, i beni li ha persi sul finere della sua vita...XD

In fin dei conti a lieto fine..

Sono sempre molto interessanti queste leggende, è bello conoscerle

Nick ha detto...

@ Misia.
Il Mugnaio è stato indubitabilmente un grande. ;)
Queste leggende sono sempre bellissime, e se ci fai caso hanno tutte lo stesso finale: il Diavolo, che sa fare bene le pentole ma non i coperchi.

Fra Moretta ha detto...

Avevo già sentito una storia simile,ma ambientata in Olanda.Quando si dice che certe storie ricorrono anche in paesi diversi...

EDU ha detto...

Classica storia "faustiana" ma con una variante tutta italiana: la gente riesce sempre "a gabbare il diavolo".
Ho letto molto in proposito e posso dirti che le storie di contadini che ingannano il diavolo si trovano un po' in tutta Italia e anche nel nostro amato meridione.

Nick ha detto...

@ EDU e Fra.
Avete voglia di raccontare anche in piccolo nei commenti le vostre "varianti"?

EDU ha detto...

Facciamo una cosa: se mi riesce scrivo un post apposito e ovviamente sarai citato.
Che ne pensi?

Fra Moretta ha detto...

C'è poco di diverso a parte due particolari:in questo caso manca il contratto scritto ed ad aiutare il mugnaio è la moglie di quest'ultimo,anche se non ricordo come è passato troppo tempo...

Alex McNab Girola ha detto...

Molto interessante! Adoro questi articoli di folklore italiano.
Tra l'altro la tua segnalazione mi mancava... ;)

Nick ha detto...

@ EDU.
Va bene! Anzi, la butto lì, chiunque voglia prepari dei post su queste leggende folkloristiche italiane.
@ Fra.
Lo stesso vale anche per te, bella la tua variante: è della zona del pavese?
@ MacNab.
Mi piacciono molto queste reminiscenze, anzi secondo me utilizzate nei raccconti potrebbero dare un grandissimo inpulso alla narrativa macabra del nostro paese.

angie ha detto...

Per quanto tu possa non credermi ci sono molti metodi moderni di vendere l'anima al diavolo caro Nick, solo che il diavolo oggi si è fatto molto più furbo ed all'avanguardia...tanto da far credere alla sua non esistenza, insomma lui il suo mestiere continua a farlo in modo egregio...
Non è una persona, ma una forza oscura, che gravita da sempre in ogni mondo...forse chissà qualcosa di alieno...? Non lo so, ed influenza l'animo umano, anche se l'uomo visto che ha la possibilità di scegliere quale strada vuole percorrere..non può e non deve scaricare su di lui le sue responsabilità..... .

Non credo certo al diavolo in senso classico, ma immagino qualcosa di molto più sofisticato..
Il nostro mondo è teatro delle scelte sbagliate di molti...che poi vorrebbero scaricare sul diavolo la colpa...no troppo facile....
Ciao
Angie

Fra Moretta ha detto...

No Nick è dell'Olanda,l'avevo letta anni fa in un libro su miti e racconti da varie parti del mondo.

Nick ha detto...

@ Angie.
Quella che si chiamerebbe la banalità del male. ;)
@ Fra.
Olanda? La "Devil's Inc. ha colpito anhce lì a quanto pare.

Melinda ha detto...

Mmm...io a parte la storia delle 100 chiese da costruire in una notte, di cui ti parlai tempo fa, non ne ho altre.
Però ho questi miei due post dove parlo di credenze popolari del passato:
Storie dal passato

Inediti dal passato

Comunque storia interessante la tua :D

Nick ha detto...

@ Melinda.
Ricordo la tua storia sulle cento chiese.
Adesso mi vado a "gustare" i tuoi post.

Lady Simmons ha detto...

Molti luoghi in Italia e all’estero sono legati a storie di questo tipo.
Il Diavolo certo fa parte dell’immaginario collettivo di matrice cristiana. Sarebbe interessante affacciarsi nelle religioni vicine di casa e verificare se loro ne hanno mai sentito parlare.
Ho studiato dalle suore per 8 anni. Risultato: sono atea e mi sono fatta un’idea di come la Chiesa agisca come “oppio dei popoli”, per citare qualcuno più intelligente di me.
E’ uno strumento di controllo delle masse alla fine.
E cosa c’è di più efficace della paura per controllare qualcuno?
Il prete che arriva a salvare l’anima, il demonio gabbato, la perdita dei privilegi e l’anima salvata.
Questo puzza più dello zolfo.
Questo tipo di storie è più facile che si diffondano nei piccoli centri che nelle grosse città, così, a memoria.
Perché è più facile gestire una piccola comunità timorata di Dio che la popolazione di un’intera città.
Comunque sono aperta a qualunque dimostrazione del contrario, nel frattempo, una storia tutta Pugliese:


Nell’Alta Murgia vicino al Bosco di Scoparella a 12 km da Ruvo di Puglia (adoreresti la Puglia…) resta ancora oggi forte la leggenda dello Jazzo del demonio.

La storia sarebbe questa.

I cani erano nervosi quella notte del gelido inverno del 1870. Due pastori attorno ad un fuoco ballerino cercavano di proteggersi dal vento freddo e da qualsiasi cosa scatenasse l’abbaiare insistente dei mastini. Dopo qualche tempo smisero di abbaiare. Così come i cani corso.
Un silenzio d’improvviso: il vento aveva cessato la sua corsa. Qualcuno bussò alla porta. I pastori temendo un agguato chiesero chi fosse, ed una voce ovattata dal legno della porta annunciò un viandante che chiedeva di entrare per riposare al caldo. Una volta entrato cercò di riscaldare le mani vicino al fuoco, mani troppo curate per essere di un viandante, e piedi troppo caprini per essere quelli di un essere umano.
Occhi rossi e puzza di zolfo non lasciavano spazio ad alcun dubbio, quindi si nascosero dietro un crocifisso e l’ospite si dileguò lasciando una macchia nera sul pavimento dello jazzo.
Alla mattina presto i due pastori trovarono il coraggio di uscire, e trovarono il più feroce dei cani corso, Leone, addormentato con stretto tra le mascelle un pezzo del mantello del diavolo.
Da allora quello jazzo venne ribattezzato JAZZO DEL DEMONIO ed ancora oggi è un luogo di inquieto timore.

(ho copiato e incollato una mail che ti avevo inviato mesi fa)

elgraeco ha detto...

Quanto alla prima domanda... di esistere esiste. Ci sono documenti su carta del '500 o '600 che l'attestano.
Il che ci porta alla seconda domanda? Funziona?
Ecco, a questo non si può rispondere. Io di sicuro non lo farei, neppure per scherzo. ;)

Luogo interessante, quello di cui tratti, non lo conoscevo. ^^

Nick ha detto...

@ Lady.
Ricordo la leggneda dello Jazzo e infatti penserei di ricavarne un post in futuro.
Io ho avuto un educazione molto cattolica.
Risultato? Mi sono allontanato dalla religione per anni: troppe inconguenze, troppe ipocrisie più tante altre cose che sarebbe troppo lungo numinare adesso.
@ ELgraeco.
Credimi, non lo farei nemmeno io. ^--^

cily ha detto...

Adoro questi post stuzzicosi...
li trovo pieni di spunti per scrivere e soprattutto mi piace il riferimento ai luoghi nostrani così suggestivi.
Grazie! :)

Cily

Nick ha detto...

Bentornata Cily! :)
Sono molto felice : mi erano mancati tuoi commenti. ;)
Vedrai di questi poost ne arriveranno altri su leggende sia del sud che del nord Italia.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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