L'INTERVISTA COMPLETA CON ROGER MACBRIDE ALLEN.

Con un ritardo di qualche giorno riesco a pubblicare l'intervista con lo scrittore americano di Science Fiction, Roger MacBride Allen; al termine della traduzione in italiano, troverete la versione originale in inglese.
Ringrazio Roger MacBride Allen per la pazienza e la gentilezza che ha avuto con me e anche per aver dovuto aver a che fare col mio tremendo inglese.
Buona lettura- Aspetto le vostre opinioni !


With a delay of some days I can publish the interview with the American Science Fiction, Roger MacBride Allen at the end of the Italian translation, you will find the original English version.
I thank Roger MacBride Allen for your patience and kindness he had with me and also for having to have anything to do with my terrible English.
Good read- I 'm waiting for your opinions !






Nick: Ciao Roger, benvenuto su Nocturnia e grazie per avere accettato quest'intervista.
Tu fai parte di quel gruppo di scrittori che negli anni ottanta hanno rilanciato la fantascienza tecnologica e avventurosa, dopo un lungo periodo di appannamento.
Ti chiedo di parlaci dei tuoi inizi.


Roger: Non c'e stato niente di molto profondo o degno di nota nei miei inizi come scrittore. Si tratta di quello che ho sempre voluto fare. Ho letto tutta la fantascienza che ho potuto presso la nostra biblioteca locale, e sapevo che era quello che avrei voluto scrivere.

Nick:La fantascienza è stato per te un approdo naturale ? E quali scrittori ti hanno più influenzato?
(Naturalmente vale anche per i film; serie tv e radiofoniche; comics e quant'altro ti venga in mente).


Roger: Come detto in precedenza, scrivere fantascienza è solo qualcosa che ho sempre voluto fare. Sono stato paragonato a Robert Heinlein, proprio come quasi tutti gli scrittore che hanno creato ogni tipologia di fantascienza tecnologica - ma, stranamente, direi che i due scrittori che mi hanno influenzato di più sono stati Dorothy L. Sawyers, la creatrice dei romanzi di Lord Peter Wimsey, e Charles Dickens. Ovviamente, nessuno dei due ha mai scritto una parola di fantascienza, ma la loro abilità nel raccontare storie, e il modo in cui hanno seguito - e hanno infranto - le regole - mi ha insegnato molto. (Entrambi, per esempio, spesso hanno ignorato le regole convenzionali sul come gestire il punto di vista del personaggio.)

Nick: So che tuo padre è anche lui un famoso scrittore nonchè storico. In che misura la sua attività di scrittore ha avuto influenza su di te?

Roger: Il modo più elementare con cui mio padre, Thomas B. Allen, ha influenzato la mia scrittura è dovuto al semplice fatto che abbiamo scritto un libro insieme - Mr. Lincoln's High Tech War . E 'stato un vero piacere. Abbiamo lavorato molto bene insieme.
Oltre a ciò, papà ha sempre insistito sui più elevati standard di accuratezza ed onestà riguardo alla scrittura, sull'ottenere il giusto background, e sullo spiegare le cose chiaramente e direttamente. Anche nella fiction, la regola di base dovrebbe essere Non abbiate paura di dire la verità.
 


Nick: In molti tuoi romanzi più conosciuti, sia nel ciclo della HUNTED HEARTH (In Italiano "Caccia alla Terra")che nel più recente ciclo delle CRONICLES OF SOLACE sfrutti molto la teoria dei whormholes, da cosa deriva quest'interesse?

Roger: I due libri della "Caccia alla Terra" (e un giorno mi piacerebbe riuscire a scriverne il terzo - quando potrò permettermi il tempo) sono basati sull'idea dei pianeti rubati. Per varie ragioni, utilizzare wormholes artificiali mi era sembrato il modo migliore per farlo - e da quel momento, la nozione del controllo gravitazionale quale maniera per creare quei wormholes mi parve ovvia. Una volta che hai una data tecnologia in atto, si possono trovare un sacco di altri modi per poterla rendere utile - e tutti quanti nella serie della HUNTED EARTH riescono trovare il modo per applicare l'uso del controllo del gravità.


Per quanto riguarda THE CHRONICLES OF SOLACE - quasi all'inizio nel processo di pianificazione quelle storie, ho pensato ad una sequenza di eventi in cui qualcuno dal futuro inviasse una nota al sè stesso del passato, avvertendolo di non compiere una brutta cosa. Ma l'idea del sé futuro che aiuta il se stesso del passato, con la conseguente creazione di un paradosso, è stata utilizzata e riutilizzata troppe volte. Ho deciso che avrei scritto una storia di viaggi nel tempo, senza paradossi, senza il caos causato dal tornare indietro e dal cambiare il passato, e con grandi e potenti protezioni nei confronti di queste cose - eppure, sarebbe stata lo stesso una storia in cui il viaggio nel tempo era assolutamente necessario. Da lì è nata l'idea dei tunnel dimensionali a trasmissione ritardata  nello spazio interstellare in maniera che ti sembrerebbe di essere gettato indietro nel tempo, quanto basta per tornare al momento in cui avevi cominciato il tuo viaggio. La tua nave potrebbe essere invecchiata di un centinaio anni, ma potrebbe arrivare solo poche settimane dopo la partenza - mentre dentro dormivi in animazione sospesa.

Nick: Parliamo adesso della HUNTED HEARTH, una cosa che mi ha sempre incuriosito è che tra "RING OF CHARON" (In italiano" l'Anello di Caronte") ed il secondo volume " Shattered Sphere" intercorrono diversi cambiamenti: personaggi fatti uscire di scena; altri presentati in maniera cambiata e perfino il punto di vista sugli alieni "Carontiani" risulta trasformato: nel primo volume,  vengono visti come una  minaccia pericolosa ed insondabile, nel secondo descritti come creature che potrebbero perfino avere degli scopi quasi protettivi nei confronti degli umani, da cosa dipende questa scelta?

Roger : Una delle mie regole è sempre stata quella di lasciare il personaggio libero di fare ciò che lui in quanto personaggio avrebbe fatto, e non ciò che io,in quanto autore avessi avuto bisogno, o desiderato che quel personaggio facesse per scopi di pubblicazione. Quando il personaggio segue le sue (o la sua) proprie motivazioni, allora può arrivare a nuove situazioni, nuove scelte - e a nuove possibilità per imparare e crescere, per generare nuove idee e nuovi punti di vista. Poi il personaggio può essere messo in discussione, e scegliere tra la vecchia e sicura idea , e l'idea più fresca e gratificante . Penso che questa maniera di permettere ai personaggi di agire nel proprio interesse porta ad un sacco di cambiamenti di atteggiamento, i quali ritengo che che fossero alla base della tua domanda. Gli alieni, poi sono VERAMENTE alieni, perchè sono, nella migliore delle ipotesi, consapevoli di noi quanto noi potremmo esserlo di una formica - o forse consapevoli , tanto quanto noi lo siamo dei batteri che vivono dentro le formiche. Si tratta di un passo da gigante per degli estranei il capire di aver bisogno di quei batteri. Ma, quando si tratta di una questione di sopravvivenza, entrambe le due parti dovranno trovare un qualche tipo di comunicazione e cooperazione anche a costo di superare un divario così enorme - altrimenti moriranno.



Nick: Sempre in "RING OF CHARON" presenti il gruppo dei Naked Purple, io quando ho letto il romanzo ero ancora nella mia fase Cyberpunk e ci ho visto una sorta di citazione- omaggio verso William Gibson . Mi sbaglio?

Roger: Non dirlo a nessuno, ma io non sono mai stato in grado di superare la lettura di circa tre pagine di di qualsiasi che sia mai stato scritto da William Gibson. Sono pienamente disposto ad affermare che lui sia un ottimo scrittore (e, certamente, ha molto più successo di me), ma non è mai stato il mio preferito.

Nick:  Nel 1993 hai cominciato a scrivere con CALIBAN una trilogia ambientata nell' Universo letterario dei Robot di Asimov in cui praticamente ridefinisci lo stesso concetto delle "tre leggi di Asimov" . Parlaci di quest'esperienza.

Roger: Questa è una storia molto lunga e complicata che, se entrassi in ogni dettaglio, potrebbe occupare una decina di puntate della tua pubblicazione. La versione breve è che una società di nome Byron Preis Visual Publications (Byron è morto in un incidente stradale alcuni anni fa e la società è fallita) firmarono un contratto con il DrAsimov in cui lui accettava di lasciare che un altro scrittore realizzasse una trilogia di fantascienza che coinvolgesse investigazioni e robot. I due Redatori che lavoravano nella casa editrice con Byron Preiss - David Harris e John Betancourt - svilupparono una bozza iniziale molto grezza con le idee della trama. Byron proponeva invece idee diverse, una certa parte di queste non erano poi così buone. La sua idea iniziale era che ci sarebbe dovuto essere un delitto all'inizio del libro, e poi da questo dal primo libro,dal secondo, e dal terzo libro sarebbero dovute venir fuori tre soluzioni diverse per lo stesso delitto. Alla fine del libro numero uno, il delitto sarebbe dovuto sembrare risolto. All'inizio del libro numero due, si sarebbe scoperto che la soluzione del libro precedente era sbagliata, e si sarebbe dovuto ri-esaminare il caso per trovare una seconda soluzione, per il finale del secondo libro che sembrasse essere corretta. Nel libro numero tre (sorpresa!)le soluzioni dei due libri precedenti risulterebbero essere entrambe sbagliate, in modo da costringere a riaprire il caso, di nuovo, e finalmente con la vera risposta. I problemi con questo approccio erano incredibilmente ovvii, ma ci volle del tempo per me per riuscire a convincere Byron di questo.

(In ABISSI D'ACCIAIO del Dr. Asimov, il suo detective più e più volte si presenta con la risposta sbagliata formulata in maniera drammatica - solo per ritrovarsi con la soluzione che gli balena improvvisamente davanti alle orecchie, ho sempre pensato che questa tecnica - che il Dr.Asimov ha utilizzato anche nelle successive indagini robotiche - non fosse la parte che funzionava meglio dei suoi libri(per essere diplomatici) Probabilmente Byron si era focalizzato su questa idea, che magari avrebbe anche funzionato nel contesto di un singolo libro, ma sarebbe stata un disastro in tre romanzi separati. Sarebbe stato il modo più complicato possibile di distruggere la fiducia dei lettori.)

Dopo un sacco di tentativi, mi ritrovai uno schema per il primo libro che manteneva alcuni elementi dalle idee originali, ne scartava molte altre, ma che comprendeva un sacco di idee mie.

Una cosa che sapevo per certa era, che qualsiasi cosa fosse accaduta in quei libri, essenzialmente non avrebbe dovuto avere nessun effetto sulla futura trama della Storia Futura di Asimov. In altre parole, i personaggi del libro stavano cercando di rivoluzionare la loro società. Io però sapevo in che direzione ero destinato ad andare, in quanto la loro rivoluzione non avrebbe dovuto avere successo - perché se così fosse stato, allora tutta la Storia Futura posteriore a quel punto, nella maniera descritta in tutti i libri che coprono l'arco temporale successivo ai miei tre romanzi semplicemente non ci sarebbe potuta essere. Bilanciare il requisito del dover seguire la Storia Futura del Dr. Asimov, con la scrittura di buone storie ha rappresentato una vera sfida.



Nick: E' vero che il concetto base dei tre libri : CALIBAN; INFERNO e UTOPIA ed anche dell'idea di un robot che non seguisse le tre leggi originali nacquero grazie a conversazioni con lo stesso Asimov?

Roger: Ho avuto contatti molto limitati con il Dr.Asimov. Ho incontrato con il dottor Asimov e l'editor della serie a colazione una volta, dove con molta cautela e rispetto, ha presentato le mie idee per modificare l'approccio ai libri, tra cui quella di rendere Calibano stesso un robot che non segue le "leggi". Il Dr. Asimov era disposto a lasciarmi andare in quasi ogni direzione che volessi - praticamente un assegno in bianco, tanto che ho sentito che avrei dovuto fare attenzione nel seguire il tono e le sensazioni dei suoi libri- nella maniera più rispettosa possibile- proprio perchè allo stesso tempo avrei infrannto tutte le sue regole.



Nick: So che hai scritto anche novellizzazioni di alcune saghe come quella di Star Wars, trovi che ci sia differenza tra scrivere concetti propri ed intervenire su saghe di altri autori in cui tutte le regole, i concetti e le ambientazioni sono già predefinite?
E tu come ti regoli al riguardo?


Roger: Ho scritto un intero saggio su questo argomento, che si trova su:
http://www.sfwa.org/2005/01/media-tie-ins-why-they-are-nearly-impossible-for-beginners-to-publish/
sparso tra gli altri siti su Internet. Basti dire che é trattato di una sfida interessante, e che sarei ancora disponibile a fare qualcosa di simile - ma che però pone alcune limitazioni reali a uno scrittore. Non vorrei farlo troppo spesso. Il dover scrivere su personaggi creati da qualcun altro può essere un'esperienza frustrante. Ti viene impedito di far accadere a quel personaggio qualcosa di irreversibile ( non può essere ucciso, non può sposarsi e avere figli ). Come ho detto nel Saggio, scrivere dell' Universo di qualcun altro rende più difficile mettere a punto molte delle abilità di cui ha bisogno un scrittore.

Nick: Veniamo adesso alle CHRONICLES OF SOLACE, una trilogia interessante sia per il rapporto tra il "protagonista" Anton Koffield e l'antagonista Oskar DeSilvo descritti in maniera da sembrare le due facce della stessa medaglia, ma anche per il sottotesto sul fallimento della terraformazione e dell'intromissioni umane sulla natura in genere.
L'avvertimento ambientalista era voluto oppure l'ho letto solo io?


Roger: Devo ammettere che non lo vedo come un libro improntato sul fallimento della natura umana. Lo vedo come una storia di personaggi pieni di difetti, feriti e danneggiati che superano i loro difetti e fallimenti per creare qualcosa di importante e nuovo. Non ho l'intenzione di far vedere Anton Koffield e Oskar DeSilvo come le due facce della stessa medaglia, o come il riflesso l'uno dall'altro - ma posso comprendere il punto, ed è una valida prospettiva.

Mentre ci sono certamente idee ambientaliste del libro - dopo tutto, uno dei concetti principali esplorati nel libro è stato quello della terraformazione - Non l'ho concepito però come una sorta di avvertimento a prendersi cura della Madre Terra. Io sono completamente a favore di quello, ovviamente - ma non sono interessato ad fare avvertimenti pesanti che sarebbero probabilmente letti solo da persone che non hanno bisogno di sentirselo ripetere.



Nick: Una domanda che rivolgo sempre ai miei intervistati: nel mio paese la fantascienza è in crisi: crisi di idee; di lettori; di spazi, di editori che chiudono le collane e di librerie invase sempre più da fantasy commerciale.
Ti chiedo, invece, di descriverci la situazione negli Stati Uniti.


Roger: Temo di non avere idea di cosa possa significare il chiudere collane (Nota di Nick: qui probabilmente l'intervistato ha avuto problemi a decifrare il mio inglese; errore mio: SORRY). Sul come stanno le cose adesso,su quale sia la situazione negli Stati Uniti non sono probabilmente la persona più adatta a cui chiedere. Mia moglie lavora per il nostro Ministero degli Esteri (gli americani lo chiamano il Dipartimento di Stato) e siamo stati in Messico negli ultimi due anni. Da quello che posso vedere da qui, delle attività editoriali, in generale, avrei dovuto dire che sono in difficoltà, almeno tanto quanto meritano di esserlo. L'Editoria libraria negli Stati Uniti è stata colpita più o meno esattamente dalle stesse forze che hanno più o meno distrutto il mercato della musica venduto attraverso CD , ma gli editori sembrano, chi più chi meno, determinati a rispondere esattamente nello stesso modo delle aziende di CD - e quelle compagnie hanno praticamente distrutto se stesse . Non vedo alcun modo come l'attuale modello di business per l'editoria tradizionale possa sopravvivere senza drastici cambiamenti. Allo stesso tempo, gli editori non hanno trattato molto bene gli scrittori negli ultimi cinquanta o sessanta anni, il che significa che gli scrittori, ora che hanno la libertà e un po di muscoli, non sentono granchè lealtà nei confronti degli editori -il  che sta a significare guai in vista.

I lettori di fantascienza tendono ad essere piuttosto entusiasti dei nuovi gadget e dispositivi, il che significa che la SF è probabilmente stata invasa di maggiormente e più in fretta di altri generi da ebooks e gadget simili. Non vedo poi molto di sconvolgente e innovativo nel campo della fantascienza in questo momento - ma, davvero, io sono così lontano da essa che non credo che il mio parere conti molto in questo momento. Sono preoccupato del fatto che il campo è in atomizzazione - ora è così facile per tutti il poter pubblicare se stessi nei vari formati di ebook che potremmo vedere un bosco completamente nuovo di piccoli sub-sub-sub generi che non possono essere un bene per nessuno. Ho sentito uno scrittore vantarsi del fatto che lui o lei (non ricordo bene) aveva eletto il suo- o i suoi- titoli come bestseller del genere horror weresnake.-NOTA di Nick: all'inizio volevo tradurre il termine letteralmente come "serpente-mannaro" ma ho preferito lasciarlo in originale- (il Weresnake come alternativa al lupo mannaro) Io non lo chiamerei un risultato importante - ed implica che l'autore ha scritto più libri in quel "genere". Sono anche preoccupato per le persone che compiono una grande quantità di sforzi in Facebook e nel resto dei social media, in siti web e email promozionali ecc ecc ecc quando non hanno in realtà molto da vendere. Mi sono messo nei guai durante una tavola rotonda sulla promozione quando ho chiesto a qualcuno di smettere di promuovere il suo romanzo, e di non ricominciare a promuoverlo almeno finché non avesse finito di scriverlo. Questo è stato visto come un'idea molto negativa e irragionevole. La mia impressione è che questo genere di cose stia accadendo in tutte le pubblicazioni - ma in misura maggiore nella fantascienza.



Nick: Quali tra i romanzi che hai scritto ti soddisfa maggiormente e quale invece oggi non riscriveresti o scriveresti in maniera diversa?

Roger: Ho creato una piccola casa editrice -la FoxAcre Press (e tento caparbiamente di non fare le cose che ritengo abbiano messo in difficoltà i grandi editori!). Molto di quello che pubblichiamo sono ristampe di fantascienza . Ho prodotto riedizioni di alcuni dei miei lavori, ma pubblico principalmente da altri autori. Questa esperienza mi ha convinto che riscrivere ciò che è stato fatto prima - a parte piccole correzioni o miglioramenti nella formulazione di un passaggio qua e là - sia una cattiva idea. Io credo che tutte le opere di narrativa si svolgano in tre distinti periodi temporali: il tempo in la storia è ambientata, il tempo in cui è stata scritta, e il tempo in cui viene letta. Un romanzo ambientato intorno all'anno 3000, ma scritto nel corso dell'anno, ad esempio, 1950, dice qualcosa di diverso quando viene letto nel 1950 rispetto a l'anno 2012. "Correggere" un vecchio libro aggiornando il gadget o cambiando la politica a ciò che è realmente accaduto farebbe poco più che confondere il punto di vista della storia originale.La Storie di fantascienza non sono destinate ad essere predizioni del futuro. Loro sono destinate ad essere le storie che si svolgono in luoghi e tempi diversi. Penso che sia meglio lasciarle come sono - e questo vale anche per le cose scritte da me.



Nick: Quali sono al momento gli scrittori tuoi colleghi che segui con maggiore interesse ed attenzione?

Roger: Stranamente, mi capita molto raramente di leggere fantascienza per diletto, e ancor più raramente di leggere fantascienza contemporanea. Scrivere, modificare e pubblicare fantascienza è il mio lavoro. La mia lettura per divertirmi e rilassarmi di solito è la saggistica. In questo momento sto leggendo Misquoting Jesus di Bart D. Erhman , e anche una analisi abbastanza argomentata della strategia di guerra degli Alleati nel 1943. Quando leggo fantascienza (o, in realtà, la narrativa di qualsiasi genere) è difficile per me evitare di considerare la lettura non solo a livello di un lettore che vuole essere intrattenuto, ma anche al livello di uno scrittore e editor per vedere come viene gestito un effetto, o come viene strutturata la storia. E, ancora, essendo fuori dal paese da così tanto tempo ( ho trascorso il periodo dal 1995 dal 1997 in Brasile,quello 2002-2005 in Germania, e quello 2010-2012 in Messico) tendo a rimanere un po fuori dal mondo. Scusami se questa non è una risposta molto utile.

Nick: La tua è una fantascienza classica dove prevale l'amore dello spazio, il ritorno alle origini del genere: il tuo romanzo TORCH OF HONOR è ad esempio un piccolo classico della fantascienza militare; CHRONICLES OF SOLACE descrive un umanità saldamente sparsa tra le Stelle eppure la realtà sotto i nostri occhi è profondamente diversa: Missioni spaziali cancellate o fallite; i budget della Nasa sempre più tagliati e quello che è peggio il totale disinteresse da parte dell'opinione pubblica.
L'idea dell' esplorazione dello Spazio sembra quindi abbandonata.
Vorrei una tua opinione a riguardo. 



Roger: Non sono per niente d'accordo con l'idea che sia stato tutto abbandonato. Ci arriveremo. Ci stiamo arrivando. Penso che sia fuori discussione che stiamo pagando adesso per tutta una serie di decisioni sbagliate che hanno avuto luogo nel corso dei decenni - ma credo anche che abbiamo imparato da queste scelte sbagliate. Visita NasaSpaceFlight.com ( che nonostante il nome,è un business indipendente) e noterai una visione molto lucido per un sacco di sviluppi molto positivi che dovrebbero prendere piede nei prossimi anni. Vi è un lavoro svolto veramente, che darà i suoi frutti nei prossimi 10 anni. Come pure ci sono sviluppi a breve termine . Le imprese private sono molto molto vicine a l'obiettivo di portare gli astronauti nello spazio.La NASA sta sviluppando la chiave dell' hardware - un richiamo super-potente - che permetterà di sollevare enormi veicoli spaziali del futuro in orbita. Sono d'accordo che questo non è un buon momento per il volo spaziale umano - ma c'è un buon futuro in serbo. Vorrei anche sottolineare che la Stazione Spaziale Internazionale è stata continuamente occupata per gli ultimi undici anni e mezzo. Per più di un decennio, ci sono sempre state persone nello spazio. Questo è un tranquillo, ma notevole successo. Mentre scrivo, ci sono affascinanti missioni dirette lungo la via di Plutone, Giove, Marte e Cerere. Ci sono un sacco di cose. Vorrei anche suggerire che noi tendiamo ad accettare come situazioni normali o di routine cose che ci avrebbero stupito fino a pochi decenni fa. Il nostro è un tempo in cui ci si aspetta che il cambiamento sia incredibilmente veloce - ma per un sacco di cose il volo spaziale prende un sacco di tempo. Ma se ci daranno quel tempo, noi faremo grandi cose.

Nick:  Una tua definizione di Fantascienza.

Roger: C'è una famosa citazione di &Justice Potter Stewart ("Justice" è un nome di fantasia per un giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.) C'era una questione legale che coinvolgeva la pornografia, e avevano bisogno di una definizione. La sua risposta fu: "Lo so quando la vedo."

Questa è esattamente la migliore definizione possibile di fantascienza. Suppongo che un idea più specifica sarebbe che la fantascienza sviluppa una variante scientificamente plausibile del passato, presente o futuro, con la storia chedipende in qualche modo da una o più cose - invenzioni, idee, scoperte scientifiche - che non esistono , o che non contano, nel nostro mondo.

Tranne, naturalmente, che tutti noi possiamo pensare a storie che non sono considerate fantascienza ma che si adattano a questa definizione ( Il Signore degli Anelli, 1984 di Orwell) e a storie di fantascienza che sicuramente non si adattano alla stessa definizione. (la maggior parte delle storie alternative, tanto per fare un esempio Harry Turtledove ha scritto dieci volumi di storia alternativa in cui il cambiamento iniziale che avviene nel nostro mondo- a un un soldato capita di trovare un ordine segreto avvolto attorno a tre sigari -, non avviene nell'altro mondo,a lui semplicemente non capita. La scoperta di questi piani dall'altra parte ha cambiato la battaglia, la guerra, e la storia - ma si può definire fantascienza)?

Poi c'è la questione della magia. La maggior parte delle persone sarebbe d'accordo che una storia dipendente dalla magia sarebbe di genere fantastico, non fantascienza. Ma se Merlino agita una bacchetta e rende una persona invisibile, in qualche modo misterioso, cosa ha di diverso dal capitano Kirk che preme un pulsante per rendere invisibile una persona grazie all'utilizzo di alcuni mezzi misteriosi? Entrambi si basano sull' agitare una mano fingendo che l'impossibile possa accadere. Molto di ciò che accade nella fantascienza è impossibile (per esempio, quasi certamente lo è viaggiare più veloci della luce) e davvero altrettanto magico come il cantare un incantesimo - ma è avvolto in un atteggiamento completamente diverso. Noi tutti utilizziamo macchinari (come il computer su cui sto digitando ) che, in qualche modo, non comprendiamo esattamente come funzionano - ma accettiamo di sapere che è possibile . Se studiamo abbastanza duramente, siamo in grado di riempire gli spazi vuoti nella nostra conoscenza e di ottenere la comprensione. La magia è, in ultima analisi, inconoscibile. La fantascienza spesso si basa sulla scienza immaginaria che in realtà è solo magia vestita e presentato come se fosse scienza - quasi come se si potesse, in ultima analisi, conoscerla e comprenderla.



Nick: Progetti futuri: a cosa stai lavorando in questo periodo?

Roger: Sono tremendamente impegnato a fare un sacco di cose oltre a scrivere fantascienza. Non ho nemmeno incominciato un nuovo romanzo in quasi sei anni a questa parte. Sono stato molto attivo nel lavorare alla mia piccola casa editrice,la FoxAcre Press (www.foxacre.com). Sono riuscito a pubblicare dieci libri negli ultimi due anni (cioè, sono stato l'editore pdi quei libri), ma per varie ragioni non mi sono seduto a scrivere un nuovo romanzo. (Ho lavorato a una buona dose di scrittura non-fiction, però.) Parte del problema sta nel fatto che io sono anche un padre casalingo a tempo pieno di due ragazzi (attualmente di 13 e quasi 8 anni) e devo dire che il costante movimento e l'affrontare nuovi luoghi che deriva dal vivere in altri paesi non ha certo reso il sedersi a scrivere più facile. Stiamo cercando di tornare negli Stati Uniti per il luglio di quest'anno - e questa sarà la nona volta che abbiamo cambiato casa negli ultimi 18 anni o giù di lì. Sulla base delle esperienze precedenti, posso dire che affrontare il trasferimento sarà più o meno un lavoro a tempo pieno,in un modo o nell'altro, tra maggio e ottobre. Dopo che avremo concluso tutto, vorrei iniziare a lavorare su qualcuna delle idee a cui sto pensando da molto tempo.



Nick: Bene nel ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilità, ti chiedo se c'è qualche domanda che non ti ho rivolto e a cui invece ti sarebbe piaciuto rispondere?

Roger: Per ora non mi viene niente in mente.

INTERVIEWS WITH ROGER MACBRIDE ALLEN : THE ENGLISH VERSION !





Nick: Hello Roger, welcome to Nocturnia and thanks for accepting this interview.
You're part of that group of writers who have revived in the eighties science fiction and technological adventure, after a long period of fog. (uncertainty?)
I ask you to tell us about your beginnings


Roger: There was nothing very profound or remarkable about my start as a writer. It's what I always wanted to do. I read through all the science fiction at our local library, and knew that's what I wanted to write.

Nick: Was science fiction was a natural landing place for you? And which writers have most influenced you?

Roger: As discussed above, writing science fiction is just something I have always wanted to do. Just like just about every other writer who has done any sort of technological science fiction, I have been compared to Robert Heinlein – but, oddly enough, I'd say the two writers who have influenced me most are Dororthy L. Sayers, the creator of the Lord Peter Wimsey novels, and Charles Dickens. Obviously, neither of them ever wrote a word of science fiction, but their skill at story-telling, and the way they followed – and broke – the rules – taught me a lot. (Both, for example, often ignored the conventional rules of how to manage a point-of-view character.)

Nick : I know your father is himself a famous writer as well as an historian.To what extent has his writing has had an impact on you?

Roger: The most basic way my father, Thomas B. Allen, has influenced my writing is due to the simple fact that we wrote a book together – Mr. Lincoln's High- Tech War. That was a real pleasure. We worked together very well. Beyond that, Dad has always insisted on the highest standards of accuracy and honesty in writing, of getting the background right, and explaining things clearly and directly. Even in fiction, the basic rule should be Don't Be Afraid to Tell the Truth.

Nick: In many of your most popular novels, for example in THE HUNTED EARTH (In Italian "Caccia alla Terra") and in the most recent cycle, THE CHRONICLES OF SOLACE, you exploit wormholes theory. What does this interest stem from?

Roger: The two HUNTED EARTH books (and someday I'd like to write the third – when I can afford the time!) were about stealing planets. For various reasons, it seemed the best way to do that was via artificial wormholes – and from that point, the notion of gravitational control as the way to create those wormholes just seemed obvious. Once you have a given technology in place, you tend to find lots of other ways for it to be useful – and everyone in THE HUNTED EARTH series found ways to make use of gravity control.

As regards THE CHRONICLES OF SOLACE – very early on in the process of planning those stories, I had a sequence of events wherein someone in the future sent himself a note in the past, warning not to do A Bad Thing. But the idea of the future self helping out the past self, and thus setting up a paradox, had been done and done and done. I decided that I was going to write a time travel story with no paradoxes, with no chaos caused by going back and changing the past, and with big, powerful protections against such things – and yet, a story where time travel was absolutely essential. From there came the idea of timeshaft wormholes so far out in interstellar space that you'd only be thrown back in time far enough to return to the time you started your journey. Your ship might age a hundred years, but you'd arrive only a few weeks after you departed – while you slept in suspended animation.



Nick :Let's talk about the cycle of HUNTED HEARTH, something that has
always intrigued me is that between "RING OF CHARON " (In Italian " L' Anello Di Caronte") and the second volume of " SHATTERED SPHERE" elapsingseveral changes: facts characters leave the scene, while otherspresented with different characterizations and even the point of view about aliens "Carontians" changes: in the first volume are seen as a
sign of danger and unfathomable, as described in the second creature
which could even be protective against most of the goals of human ,
where does this choice


Roger: One of my rules has always been let the character do what that character would do, and not what I, the author need or want him to do for plot purposes. When the character follows his or her (or its) own motivations, then that character can get to new situations, new choices – and new chances to learn and grow, to let new ideas in, and new viewpoints. Then the character can be challenged, choosing between the old and the safe, and the new and more rewarding. I think that this idea of allowing characters to act in their own interest leads to a lot of the changes in attitude that I think were at the base of your question. The aliens are VERY alien, to the point where they are, at best, as aware of us as we are of ant -- or perhaps as aware as we are of the bacteria that live inside ants. It is a giant leap for the aliens to understand that they need those bacteria. But, when it is a question of survival, either the two sides much find some sort of communication and cooperation even across so wide a gulf -- or die.

Nick: Always " RING OF CHARON" in the present group of Naked Purple, I read the novel when I was still in my phase Cyberpunk and there I saw a sort of citation-homage to William Gibson. It' a mistake?

Roger: Don't tell anyone, but I haven't never been able to get past about page three of anything by William Gibson. I am fully prepared to accept that he's a very good writer (and, certainly, a much more successful one than I am) but he's never been my cup of tea.



Nick: In 1993 you started to write a trilogy set in the literary universe of Asimov's Robots, where you virtually redefine the very concept of "Asimov's three laws." Tell us about that experience.

Roger: This is a very long and involved story that could take about ten issues of your publication if I went into every detail. The short form is that a company called Byron Preiss Visual Publications(Byron died in a car accident some years ago and the company folded) signed a contract with Dr. Asimov in which he agreed to let another writer do a trilogy of science fiction mysteries involving robots. Two editors working in-house with Byron Preiss – David Harris and John Betancourt – developed a very rough initial sketch of the plot ideas. Byron himself weighed in with several ideas, a number of them not so good. His initial idea was that there would be one crime at the start of book one, and then book one, book two, and book three would be three different solutions to the crime. At the end of book one, the crime would appear to be solved. At the start of book two, we'd discover the book-one solution to be wrong, and re-investigate the case and come up with a second solution, which would appear to be correct at the end of book two. In book three (surprise!) the book-two solution would turn out to be wrong, and we'd re-open the case again, and finally come up with the real answer. The problems with this approach were amazingly obvious, but it took some time for me to convince Byron.

(In Dr. Asimov's THE CAVES OF STEEL, his detective again and again comes up with the wrong answer and dramatically reveals it – only to have the answer collapse around his ears. I have always thought that this technique – which Dr. Asimov also used in subsequent robot-mysteries – was not the part of the books that worked best (to be diplomatic). Perhaps Byron was focusing on that idea, which sort-of worked inside a single book, but would have been a disaster in three separate novels. It would have been the most elaborate way possible to break faith with the readers.)

After a lot of back-and-forth, I came up with an outline for book one that took some elements from the original ideas, discarded a lot of them, and included a lot of my own ideas.

One thing I knew going in was that whatever happened in those books would have to in essense have no effect on the future history of Asimov's future history. In other words, the characters in the book were attempting to revolutionize their society. I knew going in that their revolution would not succeed as they intended – because if it did, then all the future history going forward from that point wouldn't happen as described in all the books covering the time period after my three novels. Balancing the requirement that I follow Dr. Asimov's future history while writing good stories was a real challenge.



Nick: It 's true that the basic concept of three books: CALIBAN; INFERNO and UTOPIA and also the idea of a robot that did not follow the original three laws were born with the same conversations with Asimov?

Roger: I had very limited contact with Dr. Asimov. I met with Dr. Asimov and the editor on the series over breakfast one time, where I very cautiously and respectfully presented my ideas for altering the approach to the books – including making Caliban himself a no-law robot. Dr. Asimov was willing to let me go in just about any direction I wanted – a blank enough check that I felt I had to be very careful in following the tone and feel of his books, while at the same time breaking all their rules – in the most respectful way possible.

Nick: I know you've also written some novels sagas such as Star Wars, you find that there is a difference between writing concepts and act on their sagas of other authors in which all the rules, concepts and locations are already default? And how do you regulate this matter?

Roger: I have written a whole essay on this subject, which can be found at
http://www.sfwa.org/2005/01/media-tie-ins-why-they-are-nearly-impossible-for-beginners-to-publish/ among other places on the Internet. Suffice to say that it was an interesting challenge, and that I'd be open to doing something like it again – but that it places some real restrictions on a writer. I wouldn't want to do it too often. Having to write someone else's characters can be a frustrating experience. You are prevented from letting anything irreversible happen to that character (they can't be killed or get married and or have children). As discussed in the essay, writing in someone else's univers does make it harder to develop a lot of the skills a writer needs.



Nick: We come now to the CHRONICLES OF SOLACE, a trilogy of interest both for the relationship between the "protagonist" Anton Koffield and Oskar DeSilvo antagonist described so as to look like two sides of same coin, but also for the subtext on the failure and human nature in general.
The warning was environmentalist wanted or I read it just me?


Roger: I have to admit I don't see how the book is about the failure of human nature. I see it as a story about flawed, wounded, damaged characters rising above their flaw and failures to create something important and new. I did not intend Anton Koffield and Oskar De Silvo to be seen as two sides of the same coin, or as reflections of each other – but I can see the point, and it is a valid perspective.

While there were certainly environmental ideas in the book – after all, one of the main ideas explored in the book was terraforming – I didn't intend it as any sort of warning about taking care of Mother Earth. I'm all in favor of that, of course – but I'm not interested in heavy-handed warnings that would likely only be read by people who don't need to be told.



Nick: One question that always turn to my interviewees: science fiction in my country is in crisis: the crisis of ideas, readers, publishers of spaces with terminating necklaces and libraries increasingly invaded by commercial fantasy. I ask you to describe the situation in the United States instead.

Roger. I'm afraid that I have no idea what you might mean by terminating necklaces. As things stand right now, I am probably not the best person to ask what the situation is in the United States. My wife works for our Foreign Ministry (Americans call it the State Department) and we've been in Mexico for the last two years. From what I can see of the publishing business in general from here, I'd have to say it is in at least as much trouble as it deserves to be in. Book publishing in the United States is being hit by almost exactly the same forces that more or less destroyed the sell-music-on-CD business, but publishers seem more or less determined to respond in exactly the same way as the CD companies – and those companes pretty much destroyed themselves. I don't see any way the current business model for mainstream publishing can survive without drastic changes. At the same time, the publishers have not treated writers very well for the last fifty or sixty years, which means that writers, who now have a tiny bit more muscle and freedom, don't feel a great deal of loyalty to the publishers – which is going to mean trouble ahead.

Science fiction readers tend to be pretty enthusiastic about new gadgets and devices, which means that SF is likely been affected more and sooner than other genres by ebooks and similar gadgets. I don't see a lot of earth-shattering innovation in the science fiction field at the moment – but, really, I am so far away from it that I don't think my opinion matters much at the moment. I am concerned that the field is atomizing – it is now so easy for everyone to publish themselves in the various ebook formats that we might be seeing a whole new forest of tiny sub-sub-sub genres that can't be good for anyone. I heard one writer boasting that he or she (I can't remember which) had established his or her titles as the bestseller in the weresnake horror genre. (Weresnake as oppposed to werewolf.) I would not call that a major accomplishment – and it implies that the author has written multiple books in that "genre." I am also concerned by people putting a huge amount of effort into Facebook and the rest of the social media, into websites and promotional email etc. etc. etc. when they don't in fact have anything much to sell. I got into trouble during one panel discussion on promotion when I urged someone to stop promoting her novel, and not to start promoting again until she had finished writing it. This was seen as a very negative and unreasonable idea. My impression is that this sort of thing is going on all over publishing – but more so in science fiction.

Nick: ) Which of the novels you've written and what was best meets today you rewrite or would you write differently?




Roger:I run a small publishing company – FoxAcre Press (and I try hard not to do the things that I think are getting the big publishers into trouble!). Much of what I publish is science-fiction reprints. I have done re-issues of some of my own work, but mainly works by other authors. That experience has convinced me that rewriting what has gone before – aside from minor corrections, or improvements in the wording of a passage here and there – are a bad idea. I believe that all works of fiction take place in three separate time periods: the time the story is set in, the time it was written in, and the time in which it is read. A novel written about the year 3000, but written in the year, say, 1950, says something different when read in 1950 as opposed to 2012. "Correcting" an old book by updating the gadgetry or changing the politics to what really happened would do little more than muddle the viewpoint of the original story. Science fiction stories are not meant to be predictors of the future. They are meant to be stories that take place in different places and times. I think it is best to leave them much as they are – and that applies to my own work as well.

Nick:What are your colleagues at the writers who follow with more interest and attention?

Roger: Oddly enough, I very rarely read science fiction for pleasure, and even more rarely read current-day science fiction. I write, edit, and publish science fiction – that's my work. My reading for fun and relaxation is usually nonfiction. Right now I am reading Bart D. Erhman's Misquoting Jesus, and also a fairly argumentative analysis of the Allies' war strategy in 1943. When I do read science fiction (or, really, fiction of any kind) it's hard for me to avoid reading not just on the level of a reader being entertained, but also on the level of a writer and editor seeing how an effect was achieved, or how the story is being structured. And, again, being out of the country so much (1995-1997 in Brazil, 2002-2005 in Germany, 2010-2012 in Mexico) I tend to fall a bit out of touch. Sorry if that's not a very helpful answer.



Nick: Yours is a classic science fiction space where love prevails, the return to the origins of the genre: your novel TORCH OF HONOR is such a small classic of military science fiction; CHRONICLES OF SOLACE describes a scattered humanity firmly in the Stars yet the reality before our eyes is quite different: space missions canceled or failed, the NASA budget cut more and what is worse, the total disregard of public opinion. The idea of exploration of space so it looks abandoned. What's your opinion about it?

Roger: I disagree strongly with the idea that anything's been abandoned. We'll get there. We are getting there. I think it is beyond dispute that we are paying now for a whole series of bad decisions that took place over decades – but I also think we have learned from those bad choices. Visit NasaSpaceFlight.com (despite the name, an independent business) to see a very clear-eyed look at a lot of very positive developments that ought to take hold in the next few years. There is real work being done that will bear fruit in the next 10 years. There are shorter-term developments as well. Private companies are very very close to the goal of delivering astronauts into space. NASA is developing the key hardware – a super-powerful booster – that will make it possible to lift huge future spacecraft into orbit. I agree that this is not a good moment for human spaceflight – but there is a good future in store. I would also point out that the the International Space Station has been continiously occupied for the last eleven and a half years. For more than a decade, there have always been people in space. That's a quiet, but remarkable, achievement. As I write, there are fascinating uncrewed missions on the way to Pluto, Jupiter, Mars,, and Ceres. There's a lot going on. I would also suggest that we tend to accept as routine or normal things that would have astonished up a few decades ago. Ours is a time where we expect amazingly fast change – but lots of things in spaceflight take a lot of time. But give us that time, and we will achieve great things.

Nick:A your definition of Science Fiction .

Roger: There is a famous quotation from Justice Potter Stewart ("justice" is the a fancy name for a judge the Supreme Court in the United States. ) There was a legal issue involving pornography, and they needed a definition. His answer: "I know it when I see it."

That's pretty much the best possible definition of science fiction. I suppose a more specific idea would be fiction that takes place in an scientifically plausible variant past, present or future, with the story dependent in some way on one or more things-- inventions, ideas, scientific discoveries -- that don't exist, or don't matter, in our world.

Except, of course, we can all think of stories that are not considered science fiction that fit that definition (The Lord of the Rings, Orwell's 1984 ) and science fiction stories that definitely don't fit it. (Most alternate history stories, for example. Harry Turtledove wrote ten volumes of alternate history where the initial change is that in our world, a soldier happened to find a secret order wrapped around three cigars -- but in the other world, he didn't. The discovery of those plans by the other side changed the battle, the war, and history -- but how is it science fiction?)

Then there is the whole idea of magic. Most people would agree that a story depending on magic would be fantasy, not science fiction. But if Merlin waves a wand and makes someone invisible by some mysterious means, how is that different from Captain Kirk pushing a button to make someone invisible by some mysterious means? Both depend on hand-waving and pretending the impossible can happen. Much of what happens in science fiction (for example, almost certainly, traveling faster than light) is impossible and really just as magical as chanting a spell -- but it is wrapped up in a completely different attitude. We all use machines (such as the computer I am typing on) wherein, at some level, we don't understand exactly how they work -- but we accept that it is possible to know. If we study hard enough, we can fill in the blanks in our knowledge and gain the understanding. Magic is, ultimately unknowable. Science fiction often relies on imaginary science that is really just magic dressed up and presented as if it were science -- as if we could, ultimately, know it and understand it.



Nick :Future plans: what are you working on these days?

Roger: I'm tremendously busy doing a lot of things besides writing science fiction. I haven't really started a new novel in close to six years at this point. I have been very active in running my own small press, FoxAcre Press (www.foxacre.com ). I've managed to publish ten books in the last two years (that is, I have been the publisher for those books), but for various reasons I haven't sat down to write a new novel. (I've done a fair amount of non-fiction writing, however.) Part of the problem is that I am also a full-time stay-at-home father to two boys (currently 13 and almost 8) and I have to say that the constant moving and dealing with new places that comes with living in other countries has not made sitting down to write any easier. We are looking to return to the United States in July of this year – which will be the ninth time we've moved house in the last 18 years or so. Base on past experience, dealing with the move in one way or another is going to be more or less a fulltime job between May and October. After everything settles down, I would like to start to work on some one of several ideas that I have been thinking about for a long time.

Nick: Well first of all thank you for your kindness and availability, you wonder if there is any question that I have not addressed and that instead you would like to respond.

Roger: Nothing that comes to mind immediately.

19 commenti:

Angelo ha detto...

Mamma mia che personaggio… parrà strano ma di tutte le opere citate mi è venuta voglia di leggere quella scritta con il padre, che sembra più un saggio che non altro. MacBride Allen ha firmato cose interessanti, è uno dei pochi a tenere alta la bandiera della SF “dura” ma devo dire che ultimamente mi sembra essere più interessato a creare situazioni che non a muovere personaggi.
Interessante saperlo anche editore, per me è stata una nozione nuova.

Nick ha detto...

@ Angelo.
Quella è stata una scoperta anche per il sottoscritto, almeno adesso so perchè sta scrivendo poco in questi ultimi anni.
Per quanto riguarda il lavoro col padre- famoso come storico negli Usa -credo proprio che si tratti di saggistica.
Ciao.

angie ha detto...

Caro amico mio scusami ma un link non te lo leva nessuno....bravissimo intervista fantastica che mi riservo di leggere con più calma...assaporandola ....come è giusto che sia.
Troppo forte che ti devo dire...
Bravissimo....
Ciao
Angie

Nick ha detto...

@ Angie.
Cara amica, il tuo link non può che farmi solo piacere. ;)

Gianluca Santini ha detto...

È sempre un piacere leggere queste interviste. ^_^

Ciao,
Gianluca

Nick ha detto...

@ Gianluca.
Grazie vecchio mio.
Certo però se blogspot non le segnala nella roptazione dei blogroll, si trasforma in una fatica inutile perchè molta gente ne rimane all'oscuro. :(

Melinda ha detto...

Tornerò a leggerti appena ho più tempo. Buon pomeriggio ;)

Nick ha detto...

@ Melinda.
Lo so, mi rendo conto che l'intervista è taaaantooo lunga.;)
Buon pomeriggio a te.

Alex McNab Girola ha detto...

Un'intervistona bella densa e succosa, complimenti!
E che bel tipo MacBride Allen! Come al solito qui se ne sente parlare meno del dovuto.

Nick ha detto...

@ McNab.
Te lo assicuro MacBride è uno che non le manda a dire,lo ha fatto anche con me quando nella prima mail ho sbagliato a scrivere il suo cognome. ;)

Lady Simmons ha detto...

Ottima, ottima intervista.
UN LAVORONE! Anche la traduzione, affatto semplice!!!

La frase più interessante "gli editori non hanno trattato molto bene gli scrittori negli ultimi cinquanta o sessanta anni, il che significa che gli scrittori, ora che hanno la libertà e un po di muscoli, non sentono granchè lealtà nei confronti degli editori -il che sta a significare guai in vista".

E' sintomatica del periodo di cambiamento della scrittura di qualsiasi genere.

Grazie come sempre per questa preziosa intervista, e confermo che anche nel mio blogroll non è visibile. Ma tanto io passo di qua sempre, quindi non l'avrei mancata!

Melinda ha detto...

Prima di andare a nanna sono tornata a leggerti :D
Sembra un tipo molto sicuro di sé MacBride, un po' sulle sue, almeno a me ha dato questa impressione dalle sue risposte, quindi complimenti a te, Nick, per essere riuscito nell'impresa ;)

Nick ha detto...

@Lady Simmons.
Credo che tra tutte le interviste fatte, questa sia quella che mi fa fatto faticare di più in fase di traduzione, MacBride ha fatto un sacco di riferimenti a realtà puramente locali, senza contare l'infinità di espressioni gergali utilizzate- una per tutte quando dice "it's not my cup of tea" per indicare
che Gibbons, non è il suo scrittore preferito.
Anche per questo ho voluto far notare che non appariva nei blogroll di Blogger , magari perchè era troppo lunga e non riusciva a venir caricata...l'unica spiegazione che riesco a darmi altrimenti non so il perchè.
Avrei preferito mille volte che le persone decidessero di non leggerla, o di criticarmi, dirmi che ho fatto un lavoro schifoso.
Cosa che fa parte del diritto dei lettori e che è giusto e sacrosanto
Invece così molti non lo hanno nemmeno saputo dell'esistenza di questa cosa.
Vabbè, non è un problema, no...
@ Melinda.
Ti confermo, MacBride è uno abbastanza sicuro di sè stesso e si vede che non le manda a dire.
Considera poi che ha dovuto combattere col mio orrido inglese. ;)
Grazie ad entrambe.

LadyGhost ha detto...

Ma che personaggino interessante questo Roger!!!

Nick ha detto...

@ Lady Ghost.
Già. Non solo lo è ma non ha paura di essere fuori dal coro.

Gabriel ha detto...

Great interview! I didn't know this author, but his words were very interesting. Grazie!

Nick ha detto...

@ Gabriel.
I thank you for your kind words, if you're interested on this link you'll find other interviews
http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2012/02/le-interviste-notturne.html
Thanks and see you soon. ;)

sonoqui ha detto...

Ciao Nick, sono Gina un'amica di
Angie. Non conosco il Personaggio,
ma voglio lasciarti i miei complimenti.
Lieta sera
Gina

Nick ha detto...

@Sonoqui.
Ciao Gina, sono felice di leggere il tuo commento.
Grazie a te e ad Angie.
Lieta serata anche a te e a tutte la persone a cui vuoi bene.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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