IL FAUNO DI MARMO (1977)

 Kenyon un artista americano  che trascorre pigramente le sue giornate  a Roma, durante le sue pergrinazioni nella Città eterna ritrova quasi per caso un anomimo diario ottocentesco.
Incuriosito dalle vicende narrate nello scritto l'uomo crede di riconoscere nelle persone ivi descritte il sé stesso di una vita precedente in cui era circondato dai medesimi amici  della sua attuale esistenza:  Donatello; Miriam e Hilda.  Spronata da Kenyon quest'ultima narra di un incubo ricorrente in cui, vestita con abiti ottocenteschi si vede perseguitata da una misteriosa figura incappucciata.  Alcuni giorni dopo toccherà a Miriam  essere avvicinata da un uomo inquietante durante una escursione nelle catacombe.
Ben presto i quattro vedono sgretolarsi una ad una tutte le loro  certezze a causa  degli attacchi del persecutore, in un conflitto che sembra avere origini perfino più antiche delle vicende narrate dal diario.
Chi è il misterioso persecutore? Si possono rivivere più volte le stesse esperienze? L'incontro con la persona amata è il frutto di una libera scelta oppure è davvero tutto già scritto? E sopratutto, il misterioso diario contiene dentro di sè la chiave per sfuggire alla maledizione o è esso stesso parte del maleficio?
In una complicata girandola di reincarnazioni e di reminiscenze si potrebbe perfino scoprire che coloro che sembrano i più forti giunti al momento della resa dei conti si potrebbero dimostrare come più deboli degli altri.


(Molto ) Liberamente tratto da un romanzo di  Nathaniel Hawthorne, Il Fauno di Marmo è una delle produzioni tipiche della R.A.I  nate nella seconda metà degli anni settanta.
In questo periodo la nostra emittente di stato si trova ad affrontare una delle sue periodiche riforme, probabilmente la più importante di tutte:  quello che fino a poco tempo prima è stato per tutti il Secondo Canale diventa ufficialmente RaiDue,  non più una semplice appendice quindi, ma una rete autonoma  e in grado di fare concorrenza al primo canale.
 In più il 1 febbraio 1977 sbarca in Italia la rivoluzione del Colore. Il nostro paese, rispetto allealtre nazioni europee, comunque arriva buon ultimo all'appuntamento, dopo anni di dibattiti parlamentari, esperimenti, ripensamenti e false partenze.
Addirittura, nella fase iniziale del passaggio al colore, i vertici aziendali non riescono nemmeno a mettersi d'accordo su quale tipo di sistema di codifica utilizzare;  quindi con una pilatesca decisione che fa tanto "italiano" per i primi mesi non solo si continueranno a trasmettere alcuni programi in b\n ma per quelli a colori verranno utilizzati alternativamente, un mese l'uno e un mese l'altro, il sistema tedesco PAL e il francese SECAM.
(Per la cronaca, alla fine verrà scelto in via definitiva il PAL, in quanto ritenuto più affidabile, ma solo dopo molti mesi )
Nello stesso periodo molte trasmissioni storiche come  Carosello vengono chiuse, molti volti storici tra presentatori e soubrette vengono allontanati dagli schermi in un ansia di rinnovamento che, francamente, assieme a tante cose buone qualche danno comunque lo creerà..

Arrivano però anche nuovi programmi, compare un minimo di sperimentazione e di ricerca di linguaggi nuovi più vicini ai gusti degli spettatori più giovani.
In tutto questo fervore,  quelli che si sentiranno più spaesati risultano proprio i telespettatori più anziani, coloro che da anni sono abituati ad un certo modo  di fare televisione.

Per questo nel 1977 l' azienda di stato, quasi a voler rassicurare quella tipologia di telespettatori, decide di programmare su Rai Due tutta una serie di sceneggiati di impostazione più classica e che diano così la sensazione che, in fondo non sia cambiato nulla,

Nasce così Il Fauno di Marmo, miniserie in tre episodi, che va in onda con un certo qual successo dal 28 settembre al  12 ottobre di quello stesso anno. Per la regia la Rai  si affida a Silverio Blasi,  uno dei suoi migliori registi, mentre della sceneggiatura se ne occupano i veterani Massimo Franciosa e Luisa Montagnana e la colonna sonora viene composta  con eleganza dal compositore molisano Stelvio Cipriani


Però, le cose non funzionano come dovrebbero.
 Franciosa e la Montagnana in pratica non solo attingono a piene mani, ma quasi copiano pedissequamente, le trame, le impostazioni di base e i topoi di alcuni sceneggiati precedenti come Il Segno del Comando, L'Amaro Caso della Baronessa di carini e Ritratto di Donna Velata.
Dal primo viene ripreso anche il cantante della sigla, il romano Lando Fiorini, come evidente segnale di continuità.

Ritroviamo così trattati in questo prodotto televisivo elementi abituali di quel tipo di sceneggiati come Maledizioni Cicliche, fantasmi, reincarnazioni, mesmerismo e quel pizzico di esoterismo che tanto andava di moda in quel decennio.
Solo che l'amalgama risulta fatta a caso, non è pienamente equilibrata. In parole povere si ha la sensazione di un unico immenso guazzabuglio in cui viene gettato un po di tutto senza  discernimento.
O ancora peggio senza ordine logico.
Quasi come se i primi a non avere fiducia in quello che stavano combinando i fossero gli sceneggiatori stessi.


Bisogna ricordare inoltre che le vecchie produzioni RAI fino a praticamente tutti gli anni 70s erano dotate di tempi molto più lunghi di quelle prodotte attualmente con pause e ritmi quasi teatrali perché dal teatro provenivano quasi tutti gli attori, i tecnici ed i registi impiegati.
Particolare questo che, non solo non disturbava ma che spesso finiva col fornire una maggior professionalità nel prodotto finito.
Non è così in questo caso.
Non del tutto perlomeno.

Perchè, se è vero che la maggior parte degli attori impiegati compie il suo dovere fino alla fine bisogna anche dire che la storia  viene infarcita di dialoghi di natura esistenzialista ( non sempre giustificati ed eccessivi perfino per il periodo della messa in onda) che finiscono per appesantire ulteriormente il risultato finale
. La stessa ambientazione romana che ne Il Segno del Comando aveva costituito un notevole valore aggiunto grazie alla magniifcenza dei suoi scorci, in qesto caso risulta sottotono, quasi grigia, perfino spoglia- escludendo alcune scene della prima puntata ambientate all'interno del Colosseo.


Cosa rimane quindi? cosa si può salvare ?
Rimane una buona prova attoriale da parte di alcuni membri del Cast.
Da salvare senza alcun dubbio la recitazione essenziale ma perfetta di Orso Maria Guerrini  nel ruolo di Kenyon, quella del misconosciuto Giorgio Bonora che gigioneggia nella parte del Persecutore e quella di Marina Malfatti  come Miriam.
Molto meno convincenti Consuelo Ferrara ( Hilda ) che va ricordata solo per uno dei primi nudi integrali della storia dell'emittente di Stato e Donato Placido che veste con scarsa convinzione i panni di Donatello, l'ultimo dei quattro amici coivolti nella maledizione ciclica .

Purtroppo la recitazione deI fratello bello di Michele Placido risulta infatti fin troppo legnosa, quasi come se l'attore già presagisse, perfino nel suo momento di massimo successo, che presto l'astro nascente del parente  futuro Commissario Cattani, lo avrebbe relegato nel recinto degli attori dimenticati.

Da salvare sono anche le colonne sonore di Cipriani ed alcune scene che regalano momenti di vero terrore e genuina angoscia.
Parlare de Il Fauno di Marmo significa  quindi parlare di un prodotto riuscito solo in parte,di una produzione minore e perfino di uno sceneggiato crepuscolare ; se Il Segno del Comando ha infatti rappresentato l'inizio della fase gotica delle produzioni Rai, invece Il Fauno purtroppo ne rappresenta "la fase finale ", la decadenza del genere, genere che avrebbe vivacchiato ancora per qualche annetto con produzioni altalenanti fino alla definitiva scomparsa.

Nonostante questo però, nelle sere d'inverno Il Fauno di Marmo si fa ancora guardare, magari  come testimonianza di un tipo di televisione che non esiste più  anche se a questo punto non sta certo più a noi poter dire se questo sia stato un bene o un male. 
Si può guardare anche per poter gustare l'interpretazione di Orso Maria Guerrini , uno dei volti simbolo assieme ad Ugo Pagliai e a Nino Castelnuovo di quella Rai  degli anni 70s, ma che a differenza dei due succitati colleghi è comunque riuscito a superare indenne tutti i successivi cambiamenti di gusto del pubblico.
O si può guardare anche per ricordarci che un tempo si realizzavano
anche da noi prodotti televisivi  diversi dall'ennesima ficiton su Santi; Preti e Poliziotti.
Nonostate  sue le evidenti imperfezioni è sopratutto questo il motivo
per cui vale la pena ricordare Il Fauno di Marmo.

 Tutto sta nel lasciarsi trasportare e nel voler credere che in fondo
un altro tipo di televisione sarebbe ancora possibile.
 Perfino in Italia.

25 commenti:

Ivano Landi ha detto...

Nonostante la recensione orientata al negativo mi hai fatto venir voglia di vedere questo sceneggiato.
Lo aggiungerò alla mia lista di ammennicoli anni 70 da cercare in giro.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Ciao Ivano!
La mia impressione su Il Fauno di Marmo è che si tratta indubitabilmente di un prodotto minore, con delle evidenti incongruenze nella sceneggiatura. Comunque rimane un prodotto interessante, simbolo di un epoca gli anni 70 s, che come te anche io apprezzo molto perchè si sperimentava molto più di adesso a livello di linguaggio creativo.
Io l' ho visto e rivisto con piacere, però è altra cosa rispetto a capolavori come Il Segno del Comando o L' Amaro Caso dellaBaronessa di Carini.

MikiMoz ha detto...

Io non l'ho mai visto, però non appena ho cominciato a leggere intuivo che ci fosse molto de Il segno del comando...
Beh, hai detto bene,,, evidentemente questo sceneggiato chiude proprio quel cerchio cominciato allora con Il segno.

Moz-

MikiMoz ha detto...

Che poi, visti i programmi di Raidue dell'epoca (Stryx su tutti) avrebbero potuto osare molto di più con la trama di questo Fauno...

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ Mkimoz
Sai che me lo ero dimenticato" Strix"?
Era quello con la scenografia infernale e con i Rockets ospiti fissi vero?
Io di quel periodo in cui RaiDue era la rete sperimentale ricordo anche altri programmi come :" L' Altra Domenica" con Arbore e Marenco , "MisterFantasy" e "C' Era Due Volte" con Ilona Staller che raccontava le fiabe dal finale sbagliato, semplicemente geniale....

Marco Lazzara ha detto...

Più che altro la trama ricorda quella di "Malombra" di Fogazzaro.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Qualche similitudine c' è, del resto in queste storie c' erano sempre diversi elementi comuni.

Marco Lazzara ha detto...

L'hai mai letto "La Reincarnazione di Peter Proud"? L'ho letto un po' di anni fa e l'ho letteralmente divorato da quanto mi ha affascinato.

Massimo Citi ha detto...

Grazie Nick per avermi ricordato l'esistenza degli sceneggiati RAI. Questo non lo vidi, temo, perché infognato in politica (era il 77, no?) e a quanto ne leggo non ho molto da rimpiangere, ma è comunque molto interessante ripercorrere la ormai lontana storia della TV in Italia prima dell'arrivo del rullo compressore Mediaset.

Nick Parisi. ha detto...

Marco lazzara
Ahimè! Ammetto la mia ignoranza. Puoi fornirmi qualche info?
Te ne sarei molto grato!

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Quella era veramente un altra epoca, non so dirti se migliore ( forse per alcune cose, si!) o peggiore (probabilmente per altre cose, certamente!) di quella attuale!
L'unica domanda che mi faccio è questa: non sarebbe possibile tornare a sperimentare qualcosa di diverso anche da noi?
In fondo Sky con "Boris" e con "Romanzo Criminale" lo ha dimostrato appieno, perché non insistere?

Marco Lazzara ha detto...

"La Reincarnazione di Peter Proud" di Max Erlich (Mondadori).
Trama: Un professore di storia è tormentato da sogni in cui viene ucciso da una donna mentre sta nuotando in un lago. Alla fine si convince che sono ricordi di una sua precedente incarnazione. Ne ha la conferma quando in un documentario vede la cittadina dei sogni. Una volta lì conosce la donna che lo ha ucciso e la figlia della sua prima incarnazione di cui si innamora.
Ho appena scoperto che nel '75 ne hanno anche tratto un film con Margot Kidder.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Ti ringrazio, potresti avermi anche dato un idea per un post.

Obsidian M ha detto...

Ho rivisto "Il fauno di marmo" più o meno tre anni fa, dopo secoli, ma oggi quello che mi resta è di nuovo uno svanito ricordo e la sensazione di una cocente delusione. Lontano anni luce dagli sceneggiati che hai citato, lo possiamo definire un fallito tentativo di percorrere un format di successo. Detto questo, mille volte meglio guardarsi "Il fauno di marmo" piuttosto che perdere tempo con le oscene produzioni che ci propinano oggi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian
Delusione è una parola azzeccata per come finisce questo sceneggiato. Però, a costo di passare per antiquato devo dire anche io che il peggiore di questi sceneggiati spesso è migliore di molte delle produzioni attuali.

MikiMoz ha detto...

Sì Nick, era proprio quello! Il programma più innovativo di tutti...
Io l'ho visto ovviamente in replica e a pezzi... ma vorrei che si potesse tornare a fare programmi similari...!
E saprei anche a chi affidare un eventuale progetto simile XD

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Temo che oggi non lo farebbero più fare un programma del genere:tra la Chiesa, tra i movimenti dei genitori, tra l'ipocrisia dominante che è maggiore adesso rispetto al 1977 dubito proprio che lo permetterebbero. O al massimo lo etichetterebbero come "pornografia" e lo manderebbero di notte su qualche Rete a pagamento. :(

Ariano Geta ha detto...

Ero un bambino, ma me lo ricordo quel periodo piuttosto confuso, televisivamente parlando, che avrà il suo culmine con il boom delle prime tv private e l'aggiunta di Rai3, per molti anni un canale fantasma in parrecchie parti d'Italia.
Lo sceneggiato lo ricordo vagamente, non avevo l'età adatta, però "La baronessa di Carini" che citi nel post un po' mi è rimasto impresso, soprattutto la sigla con quella scena indimenticabile della mano insanguinata che lascia un'impronta sul muro.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano
La Baronessa di Carini è uno dei migliori sceneggiati di sempre e la sua sigla è qualcosa che (tanto per cambiare) oggi sarebbe difficilmente proponibile con l' assassinio della baronessa e del suo amante, la famosa scena della mano che tu ricordi.
Presto ne parlerò e per un po di tempo sarà il mio ultimo intervento sulla "storica televisione italiana".

Obsidian M ha detto...

@ Nick - in effetti la Baronessa di Carini ce l'avevi promessa almeno due anni fa.....

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian
Ed è una promessa che manterró, ci è voluto semplicemente un po più di tempo.
Sono lento ma finora le promesse fatte su questo blog le ho sempre mantenute tutte. ;)

Juan Segundo ha detto...

sai che gli sceneggiati anni '70 sono la mia passione, ma questo me lo ero perso! anche se dalla tua recensione ho visto che non era poi granché. farò un giro sulle teche rai per cercarlo. quanto a La baronessa di carini, spero si tratti di quella del '75 e non del pessimo rifacimento di qualche anno fa. comunque: sempre precisi e completi i tuoi pezzi! TIM

Nick Parisi. ha detto...

@ Juan Segundo
Il Fauno di Marmo non è completamente da buttar via, solo che ha delle parti completamente deludenti ed accoppiate male.
La Baronessa di Carini è fatta di tutt' altra pasta, non esito a definirla un capolavoro.
Naturalmente mi riferisco alla versione del 1975, quella originale! Il remake recente è una delusione sotto tutti i punti di vista, ne salverei solo l' ottima interpretazione di Lando Buzzanca.
Ma io comunque recensirò solo la versione del 1975.

occhio sulle espressioni ha detto...

Letta nei commenti e condivisa la delusione della visione a posteriori (anni fa), non l'avevo mai conosciuto e ricordavo solo la sigla.
Il fatto è che quando un prodotto ha delle caratteristiche (in primis il tocco esoterico rai settantiano) ti viene automatico confrontarlo con gli altri che ne presentano di uguali, e li hai nominati tu, non aggiungo altro...

Nick Parisi. ha detto...

@ Occhio
Hai colpito nel segno, il problema sta proprio nella reiterazione degli stessi schemi, dopo un po diventa stancante.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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