LES REVENANTS (2012)

Camille ha solo 15 anni, come tutte le ragazze fa tardi la sera., ma stavolta mentre rientra in casa le sembra che i suoi reagiscano peggio del solito .  Purtroppo Camille, non può ricordarselo ma lei è morta diversi anni prima,  assieme a tutto il resto della sua classe in un incidente automobilistico.
La sua famiglia, a cominciare dalla sorella Lena, ha cercato di andare avanti come poteva, ma il dolore e i sensi di colpa alla fine hanno avuto la meglio portando alla separazione dei genitori di Camille.
Contemporaneamente , nel piccolo villaggio ai piedi della Alpi francesi anche altri ritornano dalla morte in cerca dei loro cari: Simon che  si è suicidato nel 2002  il giorno delle sue nozze va alla ricerca di Adèle, la sua mancata sposa; il serial killer Serge riprende ad accoltellare giovani donne; la signora Costa morta più di trent'anni prima,  spinge al suicidio il marito; l'inquietante bambino Victor ammazzato dai ladri nel 1977 - forse l'unico che è conoscenza del quadro generale- si fa praticamente adottare da Julie, un infermiera carica di complessi e di paure per essere sopravvissuta  in passato  ad un agguato dello stesso Serge.
I Vivi e i Morti tentano una difficile convivenza tra un black out elettrico e l'altro mentre le barriere tra i due mondi si fanno sempre più sottili.  Qualcosa probabilmente è accaduto trent'anni prima, qualcosa di cui nessuno parla.
E  che forse ha a che fare con la diga vicino al paese che si sta misteriosamente svuotando della sua acqua senza che i tecnici ne riescano a capire il perché.




Già mentre scorre l'evocativa ed ipnotica sigla composta dagli scozzesi Mogwai si intuisce che questo Les Revenants sarà una serie diversa dalle altre. Poi arriva la prima scena simbolica di tutta lo show, assistiamo allo sbriciolamento del vetro di una bacheca in centinaia di frammenti e al volo di una farfalla, probabilmente morta da anni che si rianima per volare via libera. In quel momento capiamo, che sì, sta succedendo davvero, che i morti tornano in vita. Ma questi ritornanti sono diversi dagli zombi che potremmo aspettarci. Certo, non dormono, hanno sempre fame, ma non di carne umana (a parte il serial killer Serge, che comunque lo faceva anche da vivo,  si decompongono perchè in fondo è quello che ci si aspetterebbe da un morto. Però, parlano, amano, sono figure dolenti, complicate, che vorrebbero in fondo solo una seconda occasione per rimediare agli errori passati. Magari anche chiudere i conti con alcune parti del loro passato.
Ed i vivi che li accolgono più o meno bene vorrebbero in fondo la stessa cosa.
Ecco, se dovessi dire proprio una cosa che mi ha lasciato perplesso é che in media i viventi in questo Les revenants accolgono con fin troppa calma il ritorno dei loro parenti ed amici morti con fin troppa calma, che se capitasse a me minimo mi coglierebbe un infarto, ma questo forse è solo un mio cercare il pelo nell'uovo.



Lentamente facciamo la conoscenza col piccolo paese sulle Alpi francesi dove si svolge la vicenda, il microcosmo che lo compone dove, come capita in tutti i piccoli centri del pianeta tutti si conoscono l'un con l'altro. Gli scorci delle montgne innevate, le fronde degli alberi agitate dal vento, la minacciosa silouette della grande diga che incombe sul paese, fanno nascere più volte involontarie similitudini con  il capolavoroTwin Peaks, nel mio caso è stata mia moglie a farmi notare tutti i parallelismi tra le due serie, tra la creatura del disperso David Lynch e questa serie francese prodotta dalla rete televisiva a pagamento Canal +: otto puntate andate in onda nel 2012 in Francia, ognuna intitolata col nome di uno dei personaggi principali, tranne l'ultima.
Ogni puntata, anzi ogni maledetta inquadratura è un florilegio di simboli, di dilemmi morali.

I morti, sia quelli che sono rimasti nelle tombe, che quelli resuscitati destabilizzano la vita quotidiana di chi invece è rimasto in vita ; ancora una volta quindi una serie sugli zombi diventa un mero pretesto per parlare d'altro. Per interrogarsi sulle dinamiche della tolleranza e della difficoltà integrazione, non a caso uno dei personaggi più fragili, ma al  tempo stesso più lineari e coerenti fino alla fine sarà la l' omosessuale Julie che prenderà in casa il piccolo zombie Victor (quanto ho odiato quel bambino, debbo confessarlo, per tutto quello che combina durante lo svolgimento della storia) e lo difenderà per tutta la serie, perfino da sè stesso. Ma Les Revenants è anche una storia sulle seconde occasioni che la vita - o in questo caso la morte - ci possono dare, come capita ai genitori separati di Camille che approfittano del ritorno della figlia per tentare di ricostituire il menage familiare, o come capita alla stessa Camille (quanto ho amato invece questo personaggio ) coi suoi tentativi di riconquista del suo ormai cresciuto ed ormai ex fidanzatino.


Non ci sono personaggi totalmente buoni o cattivi in questa serie. Sono tutte figure sofferenti, sia tra i "ritornanti" sia tra i vivi .
Mano a mano che procediamo nella visione delle puntate ritorneremo spesso a ridefinire la natura di tutti i protagonisti, nel bene o nel male.
Thomas il gendarme  divenuto compagno di Adèledopo la morte di Simon alternerà momenti di grande eroismo ad altri di totale carognaggine. Lo stesso farà il Serial Killer Serge, altrettanto, se non di più l'ambiguo e manipolatore Jean-François il fondatore edella locale Comunità di Volontariato che vede nella resurrezione dei revenants un segno divino, salvo avere anche lui qualcosa di incoffessabile nel proprio passato.

Le scene gore\ splatter sono ridotte al minimo oppure semplicemente suggerite, lo stesso avviene per tutte le azioni di violenza.
 C'è però un costante clima di tensione; una vaghezza, una carica di indeterminatezza che cresce mano a mano che si prosegue la visione delle puntate senza mai sgonfiarsi.
E questo è un merito che va riconosciuto in particolare ad una persona in particolare.


Il  responsabile di tutta l'operazione risponde al nome di Fabrice Gobert, un bravo sceneggiatore nonchè ottimo regista che nel 2012 ha ripreso il concept di un omonimo film  di Roger Campillo uscito nel 2004, ne ha riadattato la storia dirigendone anche parte degli episodi ( la restante metà  li ha diretti l'atrettanto bravo Frédéric Mermoud).
Dal film originale, seguendo la moda dei remake, ha chiamato anche uno degli attori originali Frédéric Pierrot  (qui infatti interpreta Jérôme il padre di Lena e Camille ). La serie, andata in onda a fine 2012 ha raccolto ottimi ascolti in patria, mediamente 1.400.000 telespettatori a puntata, è stata esportata in Belgio; Inghilterra e Svezia.
Da noi, tanto per cambiare, la serie è al momento ancora inedita, però dal momento che da tempo si vocifera di una seconda stagione messa in cantiere quest'anno, mai dire mai.
Da quando la razza umana è comparsa per la prima volta su questa palla di fango che chiamiamo Terra ci siamo sempre chiesti se il mondo dei vivi e quello dei morti possono coesistere.
I personaggi di Les Revenants in fondo, per tutte le otto puntate si chiedono la stessa cosa.
E, alla fine, avranno la loro risposta.
Potrebbe però non essere quella desiderata. 

14 commenti:

Marco Goi ha detto...

IMPERDIBILE!

Nick Parisi. ha detto...

@Marco Goi
SPLENDIDO!

Eddy M. ha detto...

Che meraviglia.
Io credo che l'accoglienza "leggera" dei propri cari sia uno dei punti cruciali della vicenda. Penso che la svolta sia proprio il lasciare lo spettatore completamente spiazzato su un comportamento completamente fuori fuoco; infatti neanche io mi comporterei mai così, e si viene a creare quell'atmosfera soffocante che lascia con il dubbio più atroce per tutto il tempo, fino al finale capolavoro... ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Eddy
Guarda,se tu ci fai caso l'unica che reagisce malissimo, ma solo a causa di una visione è la figlia di Simon in uno degli ultimissimi episodi, quando ormai la storia è già entrata nel vivo. Probabilmente è stata una scelta voluta; la Venusia mentre assisteva se ne usciva con commenti del tipo. "'Mazza quanto so freddi sti francesi", probabilmente è stata una scelta veramente voluta in sede di sceneggiatura, altrimenti non si spiega, per creare un effetto crescendo per tutta la serie, fino a quel finale splendido e bellissimo.

MikiMoz ha detto...

Oddio, dev'essere una figata pazzesca!!! :)
Mi hai convinto davvero, e poi dura poco!!!

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Il fatto che duri poco aggiunge un pregio non da poco al tutto.

Lady Simmons ha detto...

Splendida recensione!
Mi sono chiesta per giorni come reagirei io al ritorno di un caro zombie...probabilmente sarei talmente sotto shock da non avere reazioni esagerate...
Come dice Eddy, il senso di soffocamento non di lascia un attimo, guardando questa serie. Ed è qui la bravura, nel girare in modo old style, senza troppo mostrare. L'ambientazione è eccellente, e rispetto a Twin Peaks ci sono alcuni parallelismi, ma il tutto è meno sfacciato, meno sbattuto in faccia.
Si vive costantemente con l'angoscia che qualcosa di ancora più terribile possa accadere.
Attendiamo la seconda stagione e grazie Eddy per avermi fatto conoscere questa serie!

Nick Parisi. ha detto...

@ Lady Simmons
Eddy l'ha fatta conoscere a te e tu a me, quindi è stato un benemerito circolo virtuoso. ;)
La serie ha effettivamente scenari e tonalità old style, questo è stato il vero fascino di tutta la serie. Non ci sono effetti speciali particolari, non ci sono esagerazioni ma solo tanta bravura da parte degli attori e una atmosfera di tensione che monta episodio dopo episodio.
Speriamo che la seconda stagione rappresenti una conferma e non una delusione.

Eddy M. ha detto...

Chapeau a voi!

Nick Parisi. ha detto...

@Eddy
:)

bradipo ha detto...

splendida recensione Nick! e splendida serie che mi ha guarito dalla paura che avevo della serialità, ora ho ricominciato a seguire serie tv grazie a Les Revenants, erano anni che non lo facevo. E invece ora il mio blog si sta riempiendo di serie europee, inglesi in particolare...Ho visto anche il film a cui la serie si è ispirata e non è così imperdibile. La serie invece si. Bisogna assolutamente vederla!!!

Nick Parisi. ha detto...

@ bradipo
Sono contento che tu abbia superato la paura che avevi della serialità, oltretutto adesso che si producono serie da pochi episodi è più facile avere il controllo della qualità. Qui in Europa gli inglesi ne rimangono indubbiamente maestri anche se le altre nazioni stanno facendo passi da gigante in tal senso. Qui in italia purtroppo finchè rimarremo legati al formato da 70 minuti e, non invece a quello internazionale da 50 e ancora peggio finché saremo fermi a trame su preti\detective o a vite di santi dai finali buonisti e lecchini la vedo molto dura.
Purtroppo.

Angie Ginev ha detto...

Davvero molto particolare, mi fionderei davanti alla televisione, ti ringrazio, non sapevo che esistesse...speriamo di poterlo vedere, tu come sempre sai raccontare con tanta sensibilità...
Ciao Angie

Nick Parisi. ha detto...

@ Angie
Mi piace molto il tuo nuovo avatar.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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