LO STRANO CASO DI PASSO DYATLOV. - Conclusione.

Attenzione: i contenuti e le immagini  presenti in questo articolo potrebbero offendere la sensibilità di alcuni lettori
Le prime due parti di questa vicenda sono state pubblicate QUI e QUI.


"Se ci rammentiamo della nostra comune follia, i misteri scompaiono e la vita riceve una giustificazione!"
Mark Twain.

"Il fascino che maggiormente seduce le anime è il fascino del mistero. Non esiste bellezza senza velo, e ciò che preferiamo è ancora l’ignoto !"
Anatole France

Nei giorni successivi al ritrovamento dei corpi vengono tenuti pubblici funerali per gli escursionisti morti, il clima è surreale, le persone intervenute non possono fare a meno di notare la pelle dei morti dotata di un innaturale ed intenso color bruno ramato, una abbronzatura che stride col  contesto generale. Così come stridono quelle capigliature diventante stranamente bianche di molti dei ragazzi ritrovati tra la neve.

C'è un bambino tra la folla; il suo nome è Yuri Kunsevich. Davanti alle bare che espongono i corpi straziati dei giovani alpinisti Yuri  Kunsevich compie un gesto tipico della sua età.
Un giuramento solenne. 


I funerali delle vittime.
Yuri cercherà di fare in modo che quei nomi, quei volti, quella strana vicenda non vengano mai dimenticate.
Il dodicenne Yuri Kunsevich ancora non lo sa ma quel giuramento lo impegnerà per il resto della sua vita.

- VITE SOSPESE.

Ma quel dodicenne di Ekaterinburg non sarà il solo a rimanere imprigionato nelle spire di quella strana vicenda, ben altre vite, diverse esistenze rimarranno sconvolte dall'incidente del monte Cholatčachl, troppe saranno le persone che non riusciranno a voltar pagina dopo aver ritrovato i nove cadaveri.
C'è Yuri Efrimovic Yudin che non riesce a darsi pace convinto com'è di aver abbandonato i suoi compagni; si chiama "senso di colpa del sopravvissuto", decenni dopo gli psicologi di tutto il mondo sapranno benissimo di cosa si tratta, lo inquadreranno tra e decine di complicazioni della mente umana, troveranno perfino palliativi per curarlo.
Ma nel 1959 nella profonda madre Russia tutte queste cose ancora non si conoscono.

 C'è un' altro degli amici di Dyatlov, uno studente di nome Moisei Akselrod, uno che ha partecipato alla prima missione di soccorso, quella infruttuosa organizzata da Politecnico che decide di investigare per conto suo; rimane anche il tecnico Lev Ivanov che continua ad urlare al mondo esterno di aver rinvenuto sui corpi e sui vestiti degli alpinisti morti abnormi tracce di radiazioni difficilmente spiegabili in natura.
Ma il mondo esterno, in quel vero e proprio dialogo tra sordi  che è stata la Guerra Fredda non gli risponde.

Anche un altro dei soccorritori, uno di quelli che ha partecipato alla spedizione della polizia e cioè il giornalista Yuri Yarovoi comincia a raccogliere dati ed informazioni per conto proprio.
Si diffondono voci, a livello non ufficiale nella URSS che da poco ha seppellito anche Stalin
E come sempre accade quando le voci sono incontrollate viene detto veramente di tutto.
Ed anche il suo contrario.

Circola perfino la  voce che, oltre a quelle ufficiali della spedizione, sia stata ritrovata una  ulteriore macchina fotografica ( qualcuno parla addirittura di una cinepresa), un congegno di proprietà privata di uno dei nove escursionisti morti  che potrebbe dare ulteriori risposte.
Effettivamente accanto al corpo di Aleksandr Zolotarev viene rinvenuta una macchina fotografica che il giovane ha comprato per conto suo e che non fa parte della dotazione ufficiale della spedizione, purtroppo però l'esposizione all'umidità ha danneggiato senza possibilità di recupero il rullino
Le uniche fonti d'informazione saranno e rimarranno i diari e la macchina fotografica ufficiale.
Quello che è certo, il dato sicuro, è che il governo sovietico dichiara off limits l'area dell' incidente almeno fino al 1962.
Per anni nessuna persona non autorizzata non potrà nemmeno avvicinarsi al Cholatčachl  

- INCHIESTE E POLEMICHE

L'inchiesta statale viene ufficialmente conclusa tra il maggio ed il giugno del 1959, senza che sia individuato il colpevole della morte di Igor Dyatlov e degli altri otto giovani, si parla genericamente di una forza sconosciuta ed irresistibile  che ha causato il decesso dei nove escursionisti
Dopo la conclusione dell'inchiesta con il KGB che definisce l'intero caso come "riservato", il fascicolo con tutta la pratica viene inviato in un archivio a prendere la polvere  per decenni, alcuni parlano di questo archivio come di un archivio segreto altre fonti preferiscono parlare di una semplice "dimenticanza" da parte delle autorità. 
Ad ogni modo solo dopo la fine dell' Unione Sovietica i documenti verranno resi pubblici, sia pure in maniera parziale, manca infatti qualcosa, secondo i complottisti si tratterebbe di numerose pagine, secondo tutti gli altri solo una busta con la corrispondenza privata degli investigatori.

Le cose vanno comunque avanti.
Non tutti si fermano, non tutti si dimenticano della vicenda.
Nel 1967 Yuri Yarovoi pubblica un libro ispirato alle vicende del  Cholatčachl,  certo si tratta di un romanzo,i tempi non sono ancora maturi per una inchiesta giornalistica e Yuri compie gli stessi errori che compiranno nel corso dei decenni la maggior parte delle persone che si occuperanno del caso, cioè una eccessiva tendenza al sensazionalismo e una scarsa obiettività.
C'è però un dato interessante: alla morte di Yarovoi avvenuta negli anni 80's anche il suo archivio scompare nel nulla.
Passano mesi, passano decenni  e il caso si trasforma nel più famoso caso irrisolto mai avvenuto in terra russa però poco alla volta il velo comincia a dissiparsi.

- PROBABILI SPIEGAZIONI RAZIONALI.

Innanzitutto alcuni scienziati riescono a spiegare come mai alcuni dei corpi ritrovati nella neve risultavano solo parzialmente vestiti ( o comunque vestiti in maniera non adatta ad un clima come quello degli Urali in Inverno).
Si tratterebbe di un fenomeno rarissimo, non completamente riconosciuto da tutte  ma già analizzato in alcuni casi similari e conosciuto sotto il nome di Undressing Paradossale o Spogliamento Svestimento Paradossale
In buona sostanza si tratterebbe di una reazione dei vasi sanguigni dei muscoli umani, che sottoposti ad una improvvisa situazione di ipotermia estrema si aprirebbero per vasodilatazione per mandare sangue a tutte le posizioni periferiche del corpo.

Igor Dyatlov

Il risultato finale?
Una persona che dovesse passare da un momento all'altro da un ambiente a temperatura normale ad uno con temperature polari, almeno ad uno stadio iniziale avrebbe l'erronea sensazione di provare caldo mentre nella realtà il suo organismo sta morendo assiderato.
E se ci pensate bene, i nove escursionisti in pochi secondi erano passati dalla relativa protezione di una tenda ermeticamente sigillata ad un ambiente esterno in cui la temperatura era quantificabile almeno tra - 25\-30 ° sotto lo zero in piena tempesta.

E per quanto riguarda l'alta percentuale di radiazioni rinvenuta tra i vestiti ?
Alcuni ricercatori ritengono di poter rispondere anche su questo particolare.
Si comincia con una piccola informazione, si scopre che uno dei nove alpinisti, e cioè Yuri Alekseevič Krivoniščenko ha lavorato per un paio di anni presso una centrale nucleare segreta, la famigerata Chelyabinsk- 40, un luogo oggi divenuto tristemente noto per i ripetuti incidenti e per le ancora più ripetute dispersioni energetiche di cui solo oggi siamo a conoscenza.
Questo spiegherebbe almeno parzialmente il livello di radiazioni riscontrati sui vestiti dei cadaveri.
Dopotutto nel 1959, in quanti erano veramente coscienti dei rischi, degli effetti e delle conseguenze del nucleare?  Quali erano i protocolli di sicurezza, quali erano le protezioni che i siti -segreti o meno che fossero- applicavano nei confronti dei propri dipendenti?
Negli anni '50s il nucleare per molti aspetti era ancora una vera e propria terra incognita sia per l'Unione Sovietica sia per gli Stati Uniti, logico quindi immaginare che i vestiti di un umile dipendente di una centrale nucleare conservassero tracce di radioattività
Una volta terminato l'effetto del' Undressing Paradossale e dopo l'avvenuta morte di Krivoniščenko per assideramento i compagni ancora in vita in un disperato- e purtroppo, inutile - tentativo di sopravvivenza si erano impossessati dei vestiti del morto trasferendo così le tracce di radioattività.


E lo strano colore bruno, quasi da persona abbronzata dei cadaveri?
Anche questa sarebbe  un' altra semplice conseguenza dell'esposizione al freddo intenso, i corpi sarebbero stati completamente bruciati dalle basse, bassissime temperature.

E le atipiche ferite trovate su quattro dei nove morti? Le gabbie toraciche esplose? La mancanza di occhi in alcuni dei cadaveri? La lingua asportata a Ljudmilla Dubinina?

Probabilmente eventi anch'essi spiegabili anch'essi in maniera razionale.
Dopotutto quei quattro corpi ( sui nove totali) sono stati rinvenuti all'interno di quello che originariamente era un burrone profondo almeno una dozzina di metri e molte di quelle ferite sarebbero (ripeto sarebbero) compatibili con una caduta in un precipizio.
Altre invece come la lingua mancante potrebbero essere dovute all'azione di un qualsiasi e normalissimo animale selvatico.
Certo tutto giusto, tutto sensato.
E allora cosa manca ancora?

C'è un' altra cosa che viene salta fuori.
In tempi recenti dopo tanti dinieghi da parte di molti esponenti delle alte sfere viene definitivamente ammesso che in quella specifica zona della Russia  venivano compiuti in gran segreto lanci sperimentali di razzi balistici: le strane e misteriose luci color arancio apparse per mesi lungo i cieli degli Urali ed apparse anche nei giorni del viaggio di Igor Dyatlov e compagni altro non erano che gli scarichi di missili intercontinentali R-7, orgoglio della tecnologia sovietica.
Nel 1990 uno dei medici coinvolti nelle autopsie originali - ha dichiarato, sia pure sotto forma anonima potrebbero essere state causate dall'esplosione di un missile.
Dichiarazione mai avvallata successivamente.


E le risposte date sopra, pur essendo estremamente probabili, pur essendo le più logiche possibili ancora non risultano definitive, ancora non danno una spiegazione alla domanda più importante, all'unica domanda veramente risolutiva.
Che cosa ha spinto nove ragazzi apparentemente normali e psicologicamente sani a fuggire improvvisamente  di notte scappando (anzi tagliandone il telo in tutta fretta e dall'interno) da una tenda chiusa? 


La risposta, o perlomeno una risposta mancava.
Questo almeno fino al giorno in cui è spuntato fuori un uomo convinto di aver trovato definitivamente la soluzione completa dell'enigma .

- LA "TEMPESTA PERFETTA"!.

La persona in questione è un regista e scrittore statunitense, il suo nome è Donnie Eichar, ossessionato da anni dalla vicenda, nel 2014 l'uomo ottiene il permesso dalle autorità russe di ripercorrere lo stesso tragitto  effettuato nel 1959 dalla spedizione Dyatlov.
Molti altri prima e dopo di lui otterranno lo stesso permesso, ma se costoro torneranno dal viaggio con più dubbi che certezze, Eichar invece al termine del percorso trovandosi ad ammirare le cime innevate del Cholatčachl, del Monte della Morte si convince di aver  trovato la soluzione definitiva al mistero.
Secondo Eichar quella notte l'intero passo e le montagne vicine sarebbero state preda di una "Tempesta Perfetta", da questa anche a causa delle peculiari forme di cima delle montagne della zona la tempesta sarebbe degenerata in decine di mini tornado.
Il rumore assordante e continuo e gli ultrasuoni connessi avrebbero minato la salute mentale dei ragazzi accampati all'interno della tenda.
In particolare gli ultrasuoni prodotti dalla tempesta avrebbero causato effetti quali la deprivazione da sonno, difficoltà respiratorie ed un crescente senso di oppressione.

Sempre secondo la "Teoria Eichar" la paura avrebbe spinto i meno esperti del gruppo ( forse DorošenkoKrivoniščenko ) a fuggire di corsa dalla tenda costringendo tutti gli altri a seguirli.
Da quel momento in poi il loro destino sarebbe stato segnato.
Senza alcuna possibilità di ritorno.

- MORTE DI NOVE RAGAZZI.

Praticamente svestiti, persa la direzione della tenda i nove ragazzi si sarebbero inizialmente ricongiunti sotto i rami del cedro
Nel tentativo di ritrovare la direzione giusta Rusten Slobodin si sarebbe procurato la leggera frattura cranica con la quale il suo cadavere sarebbe stato ritrovato mesi dopo.
Anche i primi tentativi di accendere dei fuochi per riscaldarsi non sarebbero serviti a nulla e poco alla volta i nove giovani alpinisti uno dopo l'altro avrebbero preso a cadere senza vita.
Per primi sarebbero morti Slobodin; Dyatlov e la Kolmogorova ; immediatamente dopo sarebbe toccato a Dorošenko e Krivoniščenko
A questo punto la nostra tragica vicenda diventa se possibile ancora più straziante.

Avvolti da una pesante cappa di freddo i pochi sopravvissuti avrebbero- come ipotizzato più volte nel corso delle varie ricostruzioni- provato ad utilizzare i vestiti dei compagni già morti, in particolare Ljudmilla Dubinina avrebbe indossato gli abiti di Krivoniščenko trasferendo anche su di se le tracce della radioattività poi riscontrata dai soccorritori.
In quattro ancora in vita non potendo ritrovare la tenda avrebbero cercato rifugio nel bosco.
Ma ad attenderli avrebbero trovato solo il crepaccio.
Nel cadere la morte sarebbe stata quasi immediata per la Dubinina e per Nikolaj Vladimirovič Thibeaux-Brignolles mentre invece Aleksandr Sergeevič Kolevatov si sarebbe sopravvissuto alla caduta rimanendo però gravemente ferito.


Posizione in cui fu trovato
il corpo di Lyudmilla Dubinina

La tragedia si è ormai quasi conclusa resta però lo spazio per per un piccolo atto di coraggio.
E di umanità.

Rimarrebbe ancora il più vecchio del gruppo: Aleksandr Aleksandrovič "Semen" Zolotarëv, lui non sarebbe nemmeno uno studente, non è iscritto al Politecnico di Sverdlovsk, non fa parte del gruppo agonistico di Dyatlov e degli altri; è semplicemente una guida alpina che ha accettato di accompagnare gli studenti in quel viaggio per acquisire dei vantaggi successivi.  Tra tutti è anche l'escursionista più esperto ed è quello che forse avrebbe le maggiori possibilità di sopravvivere se si muovesse.
Eppure vedendo Kolevatov moribondo decide di fermarsi, lo copre come può con gli abiti tolti a Ljudmilla Dubinina e resta vicino a lui ad aspettare l'alba.
Quando mesi dopo giungeranno i soccorsi troveranno i due cadaveri a pochissimi centimetri l'uno dall'altro.

"Semen" Zolotarev in una foto recuperata
dai rullini ufficiali della spedizione.

Così finirebbe la Storia.
Almeno secondo la più probabile delle ricostruzioni.
Ma non ci sono testimoni e quindi il caso rimane irrisolto.

- EPILOGHI.

Strano paese la Russia, ha attraversato i secoli rimanendo praticamente uguale a sé stessa, ha cambiato sistemi politici, padroni e regnanti ma alla fine ha conservato sempre una sua peculiare anima.
Un'anima fatta di segreti, romanticismo malinconico e wodka fatta in casa.
Come tutti i popoli i russi hanno vissuto i loro incubi, come tutte le nazioni hanno nutrito i loro fantasmi ed i loro misteri.
A tutt'oggi uno dei più famosi rimane proprio quello che vi ho narrato.

Sia pure più facilmente raggiungibile rispetto al passato il monte Cholatčachl rimane un luogo aspro e selvaggio, sono rimaste anche le ultime tribù Mansi che continuano silenziosamente la loro guerra di nervi con lo stato russo; l'unico cambiamento riguarda la toponomastica, il Passo della Morte è stato ribattezzato come Passo di Dyatlov in onore di Igor Dyatlov e dei suoi sfortunati compagni.
E' stata apposta una lapide che ricorda i nomi ed i volti dei caduti, cosicché il viaggiatore che si trovi in zona non potrà non ricordare gli eventi del 1959.
Si è detto di tutto sulle cause di questa tragedia, di volta in volta si  sono scomodati gli alieni; l'attacco di un Almas o l'esperimento segreto sovietico finito male.
Si è parlato di  strani spiriti, presenze della religione Mansi, creature che periodicamente rivendicherebbero vite umane.
Sempre in numero di nove.
Un simbolismo che fa male.

In Russia sono stati scritti fior di volumi sulla vicenda ; sono stati girati documentari ed incisi dischi,  è nato perfino un videogioco in proposito.
Nel 2013 è uscito anche un film horror una coproduzione tra Russia e Stati Uniti intitolato Devil's Pass ispirato alla vicenda.

Yuri Kunsevich ha costituito ad Ekaterinburg una vera e propria fondazione dedicata ad Igor Dyatlov e da anni cerca di convincere le autorità russe a riaprire il caso

Yuri Efrimovic Yudin, l'unico sopravvissuto è morto il 27 Aprile del 2013 per circostanze naturali, alla venerabile età di 75 anni. Divenuto amministratore pubblico ha trascorso il resto della sua vita ossessionato dalle vicende che lo hanno visto coinvolto. Fino all' ultimo è stato convinto che l'esercito russo fosse in qualche modo responsabile della morte dei suoi compagni.
Qualche anno prima di morire nel corso di una intervista per il quotidiano britannico The Telegraph, una delle rare dichiarazioni da lui concesse, ad una precisa domanda su cosa desiderasse dalla vita ha risposto più o meno così:
"Se mai un giorno avessi la possibilità di rivolgere una sola domanda a Dio quello che gli chiederei sarebbe : Che diavolo è accaduto ai miei amici quella notte?"


Un anziano Yuri Yudin, in una delle sue interviste.

- L'ULTIMA FOTOGRAFIA.

Rimarrebbe ancora una cosa da dire.
Ricordate il finale del post precedente?
Vi avevo parlato di due foto dubbie, che ancora oggi dividono gli esperti e gli storici, la prima quella che ho mostrato nel precedente post, quella sul presunto Almas, lo Yeti russo per anni è stata sfruttata da trasmissioni e documentari sensazionalisti.
Così come è stata sfruttata dalle stesse trasmissioni una frase attribuita al diario di una dei due componenti femminili della spedizione:
"Adesso sappiamo che l' Uomo delle Nevi esiste davvero"
Peccato che quella foto molto probabilmente rappresentasse uno scherzo tra amici e che quella frase utilizzata in maniera decontestualizzata  - secondo le ricostruzioni della maggior parte dei ricercatori si riferisse ad un semplicissimo e banalissimo pupazzo di neve costruito per divertimento durante il viaggio
Ma c'è un' altra foto che merita di essere vista
Un' immagine che, mostrerebbe -secondo alcuni - la inconfondibile traccia di una luce in avvicinamento mentre secondo molti altri sarebbe il risultato di una eccessiva sovraesposizione.
Sto parlando di questa  foto qui:

L'ultima foto. 

E' la testimonianza finale, l'ultima foto, dell'ultimo rullino  ritrovato nella fotocamera appartenuta a  Yuri Alekseevič Krivoniščenko.
Ma, per quanto mi riguarda - se me lo chiederete- ai miei occhi è semplicemente l'ultima disperata richiesta, l'estremo tentativo di comunicazione attuato da una persona prossima alla morte.
E soprattutto pienamente cosciente di stare per morire.

In fondo Lo Strano Caso di Passo Dyatlov è solo l'ennesima Storia che fa parte del nostro subconscio, di quelle che stuzzicano la nostra fantasia e che sfidano sia la nostra credulità che il nostro lato più razionale chiedendoci di schierarci.
Una fiaba moderna in cui abbiamo bisogno di credere, non importa quale sia la nostra posizione in proposito
E finché esisteranno Storie come questa ci saranno anche persone come me che le racconteranno.

FINE.

NOTA:

Come segnalato dal buon MikiMoz, vi propongo questo link che parla dello stesso argomento.

-ENTRANCES TO HELL

39 commenti:

Massimo Citi ha detto...

Una storia davvero interessante, anche per la possibilità di trovare una spiegazione in qualche modo militare, per il mistero caduto sulla vicenda e per la tragica e misteriosa fine dei nove alpinisti. Grazie per la ricostruzione, Nick!

Camilla P ha detto...

Cavolo Nick, questa mi ha fatto paura davvero. Una storia davvero inquietante.

Obsidian M ha detto...

Quindi niente alieni e niente mostri antropomorfi pelosi? Sarebbero stati certamente più credibili di quella cosa dello "svestimento paradossale" (mi pare talmente assurda)...
Al di là di tutto rimane solo il fatto che della gente abbia trovato una morte atroce e che per anni si sia cercato di nasconderne i particolari come se fosse un segreto di stato.

gioacchino dimaio ha detto...

In pratica secondo la teoria di Eichar si sarebbero uccisi da soli. Però credo che anche il nome dato alla montagna abbia una sua rilevanza, e forse l'abbia avuto anche nel remoto passato.

Ariano Geta ha detto...

Una storia molto inquietante soprattutto per il dato tragico di nove giovani morti isolati dal mondo, immersi nel freddo, spaventati, confusi. E in fin dei conti la risposta che possiamo trarre è che la natura, prima ancora che rispettata, va sempre temuta.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
La spiegazione militare è solo una delle tante probabili, io sono convinto che la storia delle sfere arancione nel cielo abbia rappresentato solo un elemento secondario, se vogliamo di sfondo nella vicenda di Passo Dyatlov ma che la causa della morte di quei nove ragazzi sia stata un' altra.
Semmai i militari hanno avuto delle responsabilità nel non essere stati troppo "solerti" nelle indagini, insomma in pieno stile sovietico di non aver voluto investigare fino in fondo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Camilla P.
Aggiungerei anche un'altra cosa, su Nocturnia mi sono occupato spesso di Misteri insoluti ma ogni volta, per tutte queste vicende (ripeto per tutte le vicende!) la spiegazione razionale mi sembrava l'unica credibile ed anche la più probabile...ebbene in questo caso, per la prima volta la spiegazione razionale non mi convince fino in fondo. Non mi era mai successo finora, però stavolta sono davvero convinto che ci sia ancora tanto da scoprire rispetto al caso di Passo Dyatlov.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M.
Intendiamovi il Paradossal Undressing è un fenomeno che ancora non convince tutti gli scienziati e si verifica in una piccola percentuale dei casi di morte per ipotermia, diciamo un caso su quattro o cinque.
Io per primo non conoscevo il fenomeno e detto tra noi non mi convince troppo, ci vorrebbe qualche lettore come @lasec o come @ Marco Lazzara che sia esperto di scienza che ci dia lumi sull'argomento, anzi se stanno leggendo li invito ufficialmente ad intervenire e a chiarirci le idee in proposito
Riguardo alla copertura da parte dei militari, ebbene anche questo è un dato controverso, non ci sono certezze sull'argomento.
Io penso che l'unica responsabilità da parte dei militari sia stata l'aver nascosto dei loro esperimenti, ma non sono convinto che sia stato l'impatto di un razzo sperimentale ad aver causato la morte dei nove alpinisti.

Nick Parisi. ha detto...

@ gioacchino dimaio
Come ho detto sopra la Teoria di Eichar non mi convince troppo, mi dà l'idea di essere troppo forzata,io però non sono uno scienziato e da quello che ho letto la spiegazione data da Eichar è stata valutata positivamente da molti ricercatori ed è anche quella su cui si basano molti studiosi.
Riguardo ai nove alpinisti, indubbiamente nel loro viaggio compirono molti errori tra cui alcuni che nemmeno un principiante avrebbe compiuto. Vero è che quella zona degli Urali ancora oggi viene considerata difficilmente raggiungibile, figuriamoci quindi cosa dovesse essere nel 1959!

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Hai ragione, non riesco nemmeno a mettermi nei loro panni, chi sa cosa devono aver passato quei giovani isolati in un ambiente sconosciuto, selvaggio e lontano centinaia di miglia dal loro mondo quotidiano.

paolo ha detto...

Qualche osservazione. I lanci dei missili R-7 da Baikonur (che oltre alla versione ICBM erano i primi due stadi dei vettori degli Sputnik e delle prime sonde lunari) sono certamente documentati e dovrebbe essere possibile trovare le eventuali coincidenze. La radioattività sui vestiti non ha una spiegazione semplice. Anche se Krivoniščenko aveva lavorato in un impianto nucleare insicuro, come avrebbe fatto a portare sostanze contaminanti sugli abiti invernali usati in quella escursione? Mi aspetterei di trovarne al massimo sulla biancheria, e in quel caso il livello anomalo di radioattività avrebbe riguardato solo lui. La radioattività sugli indumenti mi sembra indicare una irradiazione da neutroni o una contaminazione da isotopi radioattivi dispersi nell'ambiente.

paolo ha detto...

Un'altra osservazione: l'ultima foto può essere un'immagine notturna o può essere stata scattata di giorno all'interno della tenda. È totalmente sfocata e potrebbe essere stata scattata per sbaglio. Chissà se era l'ultimo fotogramma disponibile. Dato il clima, mi chiedo se la macchina fotografica fosse una copia della Leica III (Zorki o FED), il che avrebbe giustificato la difficoltà a ricaricarla

MikiMoz ha detto...

Conosco molto bene la questione perché la trattò un mio amico.
Contento quindi di essere capitato nell'articolo finale, con tutto l'epilogo fatto di domande e risposte.
Anche io credo siano stati vittime di qualche esperimento militare, vittime per sbaglio si intende.
Non sapevo dello svestimento come effetto (quasi) conclamato.
Bell'articolo, Nick.

Moz-

Glò ha detto...

Complimenti per la serie, Nick, davvero curata e avvincente fino all'ultimo!
Propendo per un fattaccio militare... temo che non troppo di rado dietro a fatti inspiegabili all'apparenza, ci sia ben altro, qualcosa da tenere ben nascosto grazie all'irrazionalità e credulità umana.

Lucius Etruscus ha detto...

Bellissima conclusione, che ho letto mangiandomi le unghie dal nervosismo: hai raccontato alla perfezione una storia che già mette inquietudine per suo conto, ma che viene moltiplicata dal tuo stile.
Davvero bello, complimenti ^_^

Melinda ha detto...

Non la conoscevo...grazie come sempre per la tua voglia di sapere e di raccontare.

Poiana ha detto...

Ciao Nick.
Ho guardato l'ultima foto un pezzetto alla volta, aspettandomi chissà cosa, poi ho tirato un sospiro di sollievo 😂
Be', stavolta non tutte le spiegazioni razionali mi convincono molto, non nel senso che creda che siano stati gli alieni, ma che immagino ci sia qualcosa che non si gradisce venga saputo in giro. Comunque non lo sapremo mai e il bello di queste situazioni è che ognuno può credere ciò che preferisce :)

Nick Parisi. ha detto...

@ paolo
Tanto per cominciare, benvenuto su Nocturnia, ti ringrazio di aver commentato sia sul blog che su Facebook (anche perché le tue osservazioni coinvolgono punti interessanti.
Tanto per cominciare è vero quello che tu dici riguardo ai lanci degli R-7, almeno a Baikonur venivano registrati però è altrettanto vero che nel 1959 non è che l'esercito sovietico o il governo fossero tanto disposti a dare informazioni ai privati cittadini.
E poi, come hai detto su FB anche tu, non possiamo nemmeno essere sicuri che l'incidente sia stato causato da missili partiti da Baikonur.
I complottisti (cosa che io non sono )infatti danno la colpa ad ipotetiche quanto fantomatiche basi segrete, in realtà il vero problema dell'Incidente di Passo Dyatlov è che non essendoci stati testimoni diretti -ed essendo passato tanto tempo dagli eventi- le cose sono sfuggite al controllo, sono venute fuori talmente tante voci che sostengono tutto ed il contrario di tutto.
Il vero guaio di un caso come quello è che nessuna tra le ricostruzioni fatte sia quelle razionali e convenzionali sia quelle più fantasiose non riescono a spiegare completamente gli eventi, sembrano tutte eccessivamente stiracchiate e forzate.
Anche quella dell'Undressing Paradossale, se ci pensiamo bene, non spiega tutto.
In quanto alla percentuale di radiazioni, è interessante anche questo aspetto, la riposta che mi sono dato io è che nel 1959 il cittadino sovietico medio non fosse tanto ricco da potersi permettere di comprare tanti vestiti e che quindi Krivoniščenko abbia semplicemente utilizzato gli stessi abiti per anni sia al lavoro che fuori, di conseguenza un certo tasso radiattivo si sia impresso sui vestiti, che sia stato notato in sede di indagini e che poi le solite esagerazioni giornalistiche abbiano esagerato la quantità trovata.
Però nemmeno questo serve a spiegare l'alto tasso radioattivo ritrovato in loco e non solo sui vestiti dei morti.

Nick Parisi. ha detto...

@ paolo
Non so dirti la marca delle macchine fotografiche utilizzate da Dyatlov e soci, proverò ad informarmi perché la cosa potrebbe arricchire il post.
Effettivamente la foto potrebbe essere stata scattata sia dentro la tenda che al cielo di notte.
Anche in questo caso le persone ci hanno voluto vedere veramente di tutto, ti interesserà (e forse ti divertirà anche) sapere che alcune persone in base a non so quale principio ci hanno creduto di vedere un piccolo volto che osservava da lontano, la mia idea personale è che si sia trattato di una banale sovraesposizione.

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Quella del Paranormal Undressing è un fenomeno ancora controverso, da quello che ho trovato sulla pagina wikipedia destinata all'argomento pare che si verifichi solo nel 20\25% dei casi di morte per ipotermia, io sinceramente non ne avevo mai sentito parlare prima, ma questo è il bello delle ricerche compiute per la stesura degli articoli.
P.s
Mandami il link del post del tuo amico che lo aggiungo in calce al mio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
Grazie per i complimenti! Come ho detto altre volte tra tutti i casi che ho trattato finora, questo è l'unico in cui tante parti della spiegazione ufficiale e della ricostruzione razionale non mi convincono fino in fondo. Quindi finora l'ipotesi più probabile è quella di un incidente militare, ma anche quella non riesce a spiegare tutto quanto fino in fondo.
Speriamo che prima o poi arrivi una soluzione credibile.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
Grazie anche a te! Ammetto che questa vicenda mi ha davvero preso molto, è stato un post difficile da scrivere però adesso che ho finito sono contento di non aver desistito.

Nick Parisi. ha detto...

@ Melinda
Sono felice di averti fatto scoprire qualcosa che non conoscevi, come avrai capito questa vicenda mi ha profondamente incuriosito più di tante altre trattate in precedenza.
A prestissimo ! ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Concordo, ribadisco che mancano troppi elementi per potersi pronunciare con una ragionevole certezza, di sicuro allo stato attuale i dubbi sono ancora tanti.

MikiMoz ha detto...

Nick, eccoti il link:
http://entrancestohell.blogspot.it/p/incidente-del-passo-djatlov.html

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Grazie!

paolo ha detto...

Le strane luci nel cielo osservate nella zona sono state interpretate come lanci di missili balistici R-7, ma all'epoca l'unica base di lancio del missile progettato da Sergei Korolev, e tutt'ora usato come primo stadio dei vettori Soyuz, era Baikonur, troppo a sud-est per una traiettoria credibile (che avrebbe sorvolato l'area di Ekaterinburg). I sovietici allestirono negli anni '60 la base di Plesetsk, nella Russia settentrionale, per i lanci in orbita polare; fino a quel momento i lanci dei satelliti da Baikonur avevano un'inclinazione massima di 65 gradi, e i missili balistici sorvolavano la Siberia, diretti verso la Kamchatka.

L'ultimo lancio spaziale prima dell'incidente era stato quello della sonda Luna 1, il 2 gennaio 1959, che passò a seimila chilometri dalla Luna.

Si potrebbe pensare a missili a medio raggio lanciati da Kapustin Yar, a est di Volgograd (la ex-Stalingrado) ma mi sembra alquanto improbabile che l'area usata come bersaglio fosse una montagna praticamente inaccessibile in pieno inverno, e che gli escursionisti si fossero addentrati in una zona militare sfuggendo alla inevitabile sorveglianza. Oltretutto sembra che all'epoca la vecchia base di Kapustin Yar fosse inattiva.

Leggermente più credibile l'idea di una esercitazione delle forze aeree o dell'esercito nell'area (le luci nel cielo potevano essere razzi illuminanti) ma a questo punto i quesiti irrisolti, invece di diminuire, aumentano.

Ivano Landi ha detto...

Storia trucissima ma raccontata in modo appassionante. Per un momento avevo temuto che ci avresto fatto passare il Natale senza ;D
Il fenomeno del "Paradossal Undressing" è uscito fuori, pochi anni fa, anche in un triste caso di cronaca nostrana. Per il resto, devo dire che sono incuriosito anche dal film horror, soprattutto perché la produzione, da come dici, è metà russa. Cercherò di capire se vale o no la pena guardarlo.

Nick Parisi. ha detto...

@ paolo
Con questa tua ricerca hai veramente aggiunto un tassello in più, le informazioni che hai raccolto aggiungono molto mistero ad una storia già misteriosa di suo.
La questione sulla reale natura delle delle luci arancione rimane ancora insoluta.
Probabilmente si trattava davvero di qualche esercitazione.

Nick Parisi. ha detto...

@ paolo
Ti ringrazio davvero molto per questa tua indagine e ti faccio i miei complimenti per il tuo lavoro.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
No, non avrei mai lasciato tutti con il finale non scritto fino a dopo Natale. :D
P.s
Mi correggo il film "Devil's Pass" per la regia di Renny Harlin è una coproduzione non tra due ma tra tre paesi: Stati Uniti; Inghilterra e Russia.
Mi sembrava giusto fare questa pèrecisazione.

lasec ha detto...

Complimenti a Nick Parisi per la storia veramente appassionante. Così appassionante che, ancora fermo al secondo capitolo, avevo già raccontato in un dopopranzo in famiglia di quasi tre settimane fa. Così appassionante che mia moglie per 48 ore non ha potuto fare altre che gettarsi nel mare di internet alla caccia di siti, link, storie, (tanti) complotti e (ancora di più) scemenze varie.
Ci sono alcune cose su cui dovremmo focalizzare l’attenzione. In primis, bisognerebbe cercare di quantificare alcuni aggettivi. Per esempio, cosa significa “abnormi tracce di radiazioni“? Se fossero state così abnormi se ne sarebbe trovata traccia anche nella tenda e nella vegetazione circostanze. Inoltre alcuni siti riportano che tracce di radioattività (non abnormi) vennero rinvenuti solo sul corpo di Yuri Alekseevič Krivoniščenko. Inoltre bisognerebbe capire di quale tipo di radioattività si tratti. Se prendiamo per buono un avvelenamento da missile sperimentale con testata nucleare, che quindi avrebbe colpito tutta la spedizione, al ritrovamento dei corpi dovrebbe essere rimasta traccia principalmente del polonio210. Ma, ripeto, lo stesso polonio dovrebbe trovarsi negli alberi e nella tenda.
C’è un secondo aspetto che non possiamo trascurare. In rete si trovano diverse dichiarazioni di alpinisti, più o meno esperti, che riportano spiegazioni e punti non chiari. Purtroppo, in tutti i casi si tratta di alpinisti di montagna e di alta-montagna, mentre nessuno è esperto di montagna alle latitudini polari. Quindi un ambiente ben diverso da quello “più usuale”, alla Messner, per intenderci.
Alcuni siti riportano che la comitiva uscì con fare meno concitato e diversi oggetti furono portati quali coltelli, acciarini e la famosa macchina fotografica a tracollo. Questo è molto strano. Per cercare di far quadrare tutto si potrebbe pensare, come riportato da Nick, che la fuga sia stata in due momenti. Dapprima due (o tre?) persone sono scappate dopo, immagino, attimi di tensione e di discussioni dentro la tenda. Al ché è partita “una spedizione di soccorso”, con arnesi. Sicuramente c’era qualcosa di strano fuori e si ritenne di portare una macchinetta fotografica per riprendere l’accaduto.
Oppure è successo al contrario. E’ dapprima uscita una piccola spedizione per andare ad osservare i fenomeni che si vedevano in cielo (ecco la macchinetta a tracollo) e, dopo esplosioni e luci varie, chi è rimasto è scappato.
Sulle omissioni sovietiche che dire. Eravamo nell’URSS della fine degli anni 50, sarebbe stato strano il contrario. No?
Chiudo ringraziando di nuovo Nick. La storia raccontata è quella che io chiamo “una storia esemplare”: la storia che merita di essere raccontata, appunto. Probabilmente quei ragazzi si trovare nella tempesta perfetta, chiamata più banalmente “sfiga cosmica” dove tutto è andato nel peggiore dei modi. Sicuramente il mito degli yeti e dei 9 non ha fatto altro che aumentare la tensione, dapprima solo latente.

Nick Parisi. ha detto...

@ lasec
Bentrovato carissimo! Innanzitutto, ti devo dire che comprendo benissimo quello che deve aver provato tua moglie nella sua ricerca di siti relativi all'incidente di Passo Dyatlov, io per primo quando due anni ho anche solo pensato di provare a riportare la storia sul mio blog mi sono trovato davanti a centinaia di siti che riportavano di tutto ed il contrario di tutto, da quelli complottisti al cento per cento fino ai sostenitori dell'incontro con alieni o con yeti passando ovviamente per blog negazionisti, fino a quelli che meritoriamente cercavano di ricondurre tutto a spiegazioni razionali. Ero arrivato al punto che se avessi tentato di citare tutti gli articoli, i post e quant'altro mi era servito come documentazione avrei finito per occupare uno spazio più grande di tutti e tre i post del mio dossier messi insieme. Probabilmente ho sbagliato a non linkarne almeno una parte, buona regola - e tu da buon ricercatore lo saprai meglio di me- imporrebbe che si citassero sempre le fonti ma come hai notato anche tu la maggior parte dei siti che trattano l'argomento sono poco credibili o riportano notizia raffazzonate o inesatte.
Le considerazioni che fai, su Krivoniščenko, sulla radioattività sono in parte anche le mie, come ho detto più volte le varie spiegazioni ufficiali risultano eccessivamente abborracciate, non completamente soddisfacenti. Inoltre il passare di troppo tempo, la mancanza di testimoni oculari ha reso molto più difficile riuscire a fornire una spiegazione decentemente credibile e che possa rispondere a tutte le domande fatte.
Aggiungo, anzi anticipo che questa serie di post ha incuriosito uno scrittore Paolo S. Cavazza ( è quel paolo che ha commentato più volte questo stesso post), in privato abbiamo avuto una interessante conversazione, in quanto Cavazza è esperto di macchine fotografiche e di storia sovietica ed è riuscito a ricostruire che tipo di apparecchi usasse la spedizione ed ha fornito anche una sua personale idea su cosa "non potessero essere" le luci arancione viste in quelle notti nei cieli. Quindi, nonostante pensassi di aver ormai chiuso con la vicenda del Passo Dyatlov molto probabilmente tornerò con un quarto articolo nei prossimi giorni con alcune considerazioni riguardo a punti specifici della vicenda, ci saranno anche col permesso dell'autore un paio di scoperte di Cavazza sulla questione.
Posso già anticipare una cosa: molto probabilmente la notte dell'incidente la luna era calante quindi quei ragazzi si trovavano in una zona A) estremamente lontana da casa e da ogni altro insediamento umano. B) in un luogo isolato e che non conoscevano C) soli ed al buio più assoluto D) con una temperatura estremamente proibitiva.
Proviamo a pensare ad un gruppo di ragazzini presi in quella situazione, ricordiamoci che - ad esempio- Ljudmilla Dubinina aveva solo ventitré anni e non è che gli altri (a parte "Semen" Zolotarev) fossero di molto più grandi. Per quanto mi riguarda è semplicemente straziante pensare a cosa devono aver provato, a cosa debbono aver vissuto quella notte soli e lontani da tutto vittime di una situazione che ancora oggi non abbiamo ben identificato.
Grazie per i complimenti, mi fa piacere che tu abbia apprezzato, alla prossima! :)
P.s
Cosa ne pensa tua moglie? Che idea si è fatta di tutta la vicenda?
E cosa ne pensa del post finale?


Pirkaf ha detto...

Articolo splendido ed esaustivo come sempre, sei un grande. :-)

Nick Parisi. ha detto...

@ Pirkaf
Grazie! Benritrovato! ;)

Donata Ginevra ha detto...

terrificante!! articolo perfetto, come sempre!

Nick Parisi. ha detto...

@ Donata Ginevra
Grazie davvero molto!

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Con immenso ritardo sono riuscito a leggere questa terza parte... Innanzitutto devo e voglio farti i complimenti per la tua bravura Nick, perché hai una scrittura che coinvolge tanto e non s'inceppa mai, tantomeno mai annoia! Davvero complimenti (e un pizzico d'invidia ^____^).
Questa terza parte mi ha, se possibile, terrorizzato ancor più delle precedenti e ho letto tutto mangiandome letteralmente le unghie... Nonostante io cerchi di essere una eprsona il più razionale possibile, ti confesso che le spiegazioni razionali in questo particolare caso mi sembra che non spieghino tutto quanto e l'inquietudine resta.
Sei riuscito anche a rendere coinvolgente e calda la simpatia per queste nove persone che, qualunque ne sia la ragione, hanno fatto una fine orribile, senza minimamente meritarsela :(
Un articolo/servizio bellissimo che ho intenzione di rileggere a breve, tutte le tre parti di seguito, per godermelo forse ancora meglio.
Un abbraccione!

Nick Parisi. ha detto...

@ Fumetti di Carta (Orlando Furioso)
La cosa più triste di tutta questa vicenda consiste proprio nel fatto che le vittime erano tutti ragazzi giovanissimi ed incolpevoli e se posso dirlo è stato precisamente questo aspetto a farmi appassionare così tanto. Negli eventi storici mi ha sempre appassionato il lato umano e ho sempre lasciato trasparire proprio il lato umano delle vicende storiche, non so se ci riesco sempre però se proprio devo essere sincero....
Riguardo alle spiegazioni razionali come ho ammesso stavolta non mi convincono per niente.
Ricambio l'abbraccio.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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