INTERVISTA CON GENE O'NEILL


Oggi vi presento la mia intervista con lo scrittore statunitense Gene O' Neill vincitore del Premio Bram Stoker, per tutti coloro che fossero desiderosi di approfondire QUI potrete trovare una breve scheda sullo scrittore.
Ringrazio lo scrittore per la sua disponibilità e gentilezza nel prestarsi al fuoco di fila delle mie domande.
Ringrazio anche lo scrittore italiano Alessandro Manzetti per avermi messo in contatto con il suo collega americano.
C'è però una terza persona che desidero ringraziare ed è mia moglie Venusia che mi ha revisionato la traduzione in un paio di punti.
A tutti voi auguro una buona lettura, aspetto i vostri commenti e pareri.

(For english version, please scroll down )

Nick: Ciao Gene, benvenuto su Nocturnia. E' un piacere averti come ospite.
Come prima domanda ti chiedo di parlarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Gene O' Neill: La mia prima risposta stabilirà un poco di storia personale che servirà come riferimento per questa domanda ed anche per quelle successive.
Sono stato cresciuto dai miei nonni, due immigrati che possedevano solo un 2° e 3° grado di istruzione, e sono cresciuto in un ghetto vicino ad un cantiere navale - eravamo classe operaia, poveri insomma. Però loro amavano i libri e li hanno fatti conoscere anche a me. Ma, naturalmente, nel luogo dove sono cresciuto, nessuno aspirava a diventare uno scrittore. Noi volevamo diventare pugili, giocatori di basket o cose simili. Purtroppo molti tra noi sono diventati invece criminali ed, alla fine, sono finiti in prigione. Ma, penso di aver avuto sin da quei tempi una reale sensibilità da scrittore. Ma come il grande James Michener, ho cominciato a scrivere relativamente tardi, solo quando ho raggiunto i miei trent'anni.


Nick: Tra le altre cose, mi sembra di aver letto che oltre l'attività di scrittore hai effettuato molti altri lavori: dal postino al pugile e sei stato anche marine. In che misura tutte queste attività hanno influenzato il tuo modo di scrivere e le tue opere?

O' Neill:  Questo è esatto, ho avuto molte occupazioni nella mia vita, compreso l'essere un Marine, sono stato postino, giocatore di basket del college, insegnante di educazione fisica, ed infine sono stato comproprietario di una fabbrica di isolanti - ma non sono mai stato in grado di mantenere un lavoro per lungo tempo. Tutti i giovani scrittori lavorano di giorno mentre imparano a scrivere. In realtà credo che questo in seguito sarà un contributo positivo alla causa della loro scrittura.(1)  
 Ho scritto storie (libri) su la maggior parte di queste occupazioni. Ma a causa della mia vicinanza con la classe operaia e l'interesse che provo per questa categoria, penso di aver personalmente imparato ad apprezzarle tutte, e a renderle rilevanti in molte delle mie opere in quanto scrittore.

Nick:  Quali sono stati gli scrittori e le opere che ti hanno influenzato maggiormente come scrittore prima ancora che come scrittore. Naturalmente puoi citare anche film, serie tv, comics, musica e tutto quanto ti venga in mente.

O' Neill:  All'inizio, mi piacevano le storie d'avventura: Re Artù, Robin Hood, e quando ero ancora più  piccolo anche Edgar Rice Burroughs  soprattutto  il suo ciclo Marziano. Questo accadeva quando vicino ad un espositore che vendeva  sigari  e tabacco ne potevo visualizzare un altro con tutte queste meravigliose riviste, alcune con coperture davvero luride- ma erano rappresentati tutti i tipi di generi, tra western, sf, fantasy, horror. Amavo quelle copertine affascinanti e leggevo tutte le storie con un senso di timore reverenziale. Quando sono cresciuto e sono diventato un po 'più esigente, ho sviluppato un gusto eclettico, arrivando a leggere un sacco di letteratura mainstream.  Nel periodo in cui cominciavo a frequentare l'università uno scrittore che amavo molto era Nelson Algren, uno scrittore di Chicago, che, per scelta viveva  in un ghetto polacco e che amava scrivere sulla classe operaia povera. Man with a Golden Arm e Walk on the Wildside  sono stati i suoi migliori lavori, inoltre da quei lavori sono stati tratti film di grande successo - casualmente ho amato entrambe le versioni e parlo sia dei libri che dei film. Quando ho iniziato a scrivere, sono rimasto impressionato e influenzato da S. King, Roald Dahl, Shirley Jackson, e forse il  più importante T.E.D Klein. Dopo Klein le mie storie sono state per lo più una mescolanza di generi rivolte però  nei confronti della dark fiction. Non mi sono mai curato se qualcuno mi ha definito uno scrittore sf o uno scrittore horror, purché usasse il denominatore  "bravo."


Gene O' Neill con lo scrittore ed editor Scott Edelman.

Nick:  La tua narrativa presenta sempre una combinazione di science fiction, horror e dark fantasy. Quanto questa commistione è voluta e quanto nasce dal caso?

O'Neill: Come ti ho detto prima non ho mai pensato a che tipo di storie stessi scrivendo. Come appena descritto ho utilizzato elementi da qualunque genere mi sembrasse rilevante. Sono andato al Clarion nel 1979, e già allora scrivevo mescolando tra loro i generi. Fui incoraggiato da Damon Knight e da sua moglie  Kate Wilhelm, lei vide qualcosa di buono in quei lavori per  cui valesse la pena di continuare. In effetti, la versione iniziale in forma di racconto breve  di "The Burden of Indigo", che mescola sf e dark fantasy, se non ricordo male, sia stata revisionata dai coniugi Knight .

Nick:  Il tuo romanzo "The Burden of Indigo" del 2002 affronta il tema della redenzione sullo sfondo di un mondo post apocalittico."The Burden of Indigo" è un romanzo notevole anche per la figura del suo protagonista Gaeton Nuccion : un individuo che è colpevole, che ha compiuto un crimine riprovevole ma con cui il lettore finisce per solidarizzare. Possiamo dire quindi che un altra delle caratteristiche della tua narrativa è il fatto che tu sia un autore molto empatico nei confronti dei tuoi personaggi?

O' Neill: Si, io penso che questa storia di colorare le persone in base ai loro crimini comporta un sacco di critica sociale riguardo al razzismo, classismo, il reietto trattato come un lebbroso, e così via. Ed io volutamente di solito non scrivo sul Bene e sul Male, o di buoni e malvagi. Molto raramente esprimo questo tipo di giudizi sui miei personaggi, perché non credo che le persone siano fondamentalmente buone e cattive. Semplicemente ne porto testimonianza. Quindi si, sono d'accordo nel definirmi empatico verso tutti i "tipi" di persone, e specialmente sui miei personaggi. Fondamentalmente non sono molto interessato alle conclusioni ma alla "lotta" dell'uomo comune ( o  della donna; le madri- single sono quanto di più vicino ad una vera eroina rispetto a chiunque altro io conosca nel mio lavoro o nella mia vita)

Nick:  Mi sembra di aver letto che per descrivere il tipo di punizione che viene inflitta a Gaeton Nuccion, il protagonista di "The Burden of Indigo" ti sei ispirato ad antiche tradizioni celtiche. E' vero ?

O'Neill:  Sì, una punizione storica orribile dei tempi antichi. Marchiare a caldo sulla fronte di qualcuno, che avesse commesso un crimine o di qualcuno che avesse una malattia altamente contagiosa. E 'difficile immaginare qualcuno fare questo - la permanenza di un qualcosa che una persona  doveva portare sul suo corpo per tutta la vita. E io ho visto e posso immaginare alcune delle cose orribili che avvengono in campo militare durante il combattimento. Così l'idea del dipingere "permanentemente" qualcuno era la mia rappresentazione del "lebbroso" in una società futura. In più l'accusare qualcuno di probabile pedofilia dipingendolo di indaco  fino al giorno della sua morte era la cosa più vicina al marchiare a fuoco che potessi mai immaginare.

Nick: Leggendo invece altre tue opere, come la raccolta "The Grand Struggle" del 2004 mi sembra che un tema costante delle tue opere, sia il senso della perdita (perdita dell'amore, della salute, della dignità personale, della speranza) E' una ricostruzione sbagliata la mia? E nel caso da cosa deriva il tuo interesse per questo tema?


O'Neill:  Penso di aver detto prima che tutte le persone - ricchi o poveri - lottano con gli eventi della vita. Ma una quindicenne che rimaneva incinta, nel luogo dove sono cresciuto a Chabot Terrace (un nome di classe per una triste baraccopoli )  non avrebbe vissuto lo stesso tipo di tragedia se fosse stata una studentessa della facoltà di legge ad Harvard  costretta ad abbandonare il college perché incinta. I corsi delle loro vite sarebbero state comunque molto diversi. Ed è questa Grande Lotta (Nota : traduzione letterale di Grand Struggle ) quello che mi ha sempre interessato, in particolare quella della gente comune.

Nick:   Un altra delle tue opere più rappresentative e conosciute è la raccolta "The Taste of Tenderloin" del 2009. Io personalmente trovo molto interessante l'idea di ambientare l'antologia. tutta all' interno del Tenderloin il quartiere considerato -erroneamente - a "Luci rosse" ) di San Francisco, inoltre ognuno scrivi ognuno dei racconti con uno stile che ricorda molto i vecchi episodi della serie Twilight Zone . Quali sono state le tue fonti d'ispirazione per la raccolta e cosa ti ha spinto ad ambientare una serie di storie all'interno di un quartiere particolare come il Tenderloin di San Francisco?


O'Neill:  Mio figlio era andato a studiare al SFCC (2)  e alla SF State (3) , ed aveva scelto di vivere nel Tenderloin di San Francisco, perché gli affitti erano molto più economici. Naturalmente, denaro a parte, in quel luogo c'erano ben altri problemi.  Il Tenderloin è davvero uno dei quartieri a luce rossa di San Francisco. Forse l' immagine di copertina che ritrae una donna rapita dal suo modo di suonare  un violino è un buon esempio del perché ho scelto di scrivere una raccolta sui personaggi del "Loin. Questa donna era stata una violinista di formazione classica originaria dell' Europa orientale. Era venuta in California per migliorare i suoi studi musicali ... Ma era finita sulla strada a causa della,dipendenza da eroina. Mio figlio mi ha fatto conoscere questa persona mentre era su un angolo di strada ad esibirsi mentre la gente metteva soldi nel suo cappello. Io successivamente l' ho descritta come un angelo, con i piedi bloccati nel fango del Tenderloin, mentre cerca di fuggire volando via. Possiedo il dipinto della copertina, senza il titolo e il lettering dell'autore che oscurano le ali da angelo molto deboli ed impalpabili a malapena riflesse sul muro di mattoni dietro la donna. Un dipinto opera di Steve Gilbert che amo veramente molto.

Nick: "The Taste of Tenderloin", ha vinto il  Bram Stoker Award. Quanto è importante per uno scrittore vincere un premio come il Bram Stoker? E  cosa ha rappresentato per tequella vittoria?

O' Neill:  Beh, la scrittura è una impresa singolare e solitaria. E penso che qualsiasi riconoscimento uno scrittore riceva debba essere accolto con umiltà e gratitudine. Uno Stoker è una pacca sulla spalla ricevuta dai propri colleghi. E io lo apprezzo e, in quanto tale accetto i due Stoker che mi sono stati assegnati.

Nick:  In questi anni abbiamo assistito a nuove tendenze mondiali , delle vere e proprie mode letterarie e cinematografiche che hanno trasformato (e per molti rovinato in maniera quasi mortale ) la concezione dell'horror trasformandolo quasi in una sorta di commedia romantica per adolescenti decerebrati, penso ad esempio ai vari Twilight; Anita Blake e Warm Bodies . Da scrittore qual è la tua opinione su queste tendenze e mode letterarie contemporanee ?

O' Neill:  Io non ho mai criticato pubblicamente nessuna cosa scritta da altri. Naturalmente ci sono state cose che ho scelto se leggere oppure no. Penso che la salute di un genere possa essere determinata dal numero di giovani scrittori realmente "bravi" che riescono ad emergere. Negli ultimi anni sono venuti fuori numerosi giovani e bravi scrittori che hanno pubblicato ottimo materiale nel settore della dark fiction. Io li cerco e li leggo. Come risulta, una gran parte di loro sono donne. Non sono sicuro che qualcuno tra loro abbia mai pubblicato un mix tra horror e commedia romantica.

Nick: Ci daresti una tua definizione di Horror ?

O' Neill:  Di solito non m'interessa troppo definire le aree di scrittura - quelle generalmente sono categorie editoriali e possono essere molto fuorvianti. Ad esempio un certo numero delle opere più recenti di Stephen King sono etichettate come horror, e vorrei suggerire che non lo sono se non con uno sforzo d'immaginazione -  vale a dire Lisey's Story, Duma Key, Under the Dome, Joyland e sicuramente 11/22/63 . Io preferisco utilizzare il mio termine Dark Fiction e lo descrivo vagamente come qualcosa di psicologico o soprannaturale che provoca un effetto sconvolgente nel lettore. Ma sono sicuro che i tuoi lettori possono facilmente distruggere tale definizione con  gli esempi.

Nick:  So che presto dovrebbe essere pubblicata in Italia l'antologia"Tenderloin Sud 5", una raccolta che contiene racconti tuoi e di Alessandro Manzetti. Ce ne vuoi parlare?

O'Neill:  Avevo letto alcuni dei precedenti lavori di Alessandro tra cui le cose riguardanti Sud 5. E nonostante che la sua produzione narrativa su Sud 5 sia ambientata in un futuro post olocausto, sono convinto che i suoi personaggi possiedano qualcosa in comune con i miei personaggi del Tenderloin.
Le loro battaglie sono di notevole interesse.

Nick:  Ci sai dire se oltre a "Tenderloin Sud 5" è prevista la traduzione di qualche altra tua opera in Italia?

O'Neill:  Se non ricordo male, in passato è capitato solo una volta che una piccola casa editrice tentasse una traduzione nella lingua italiana di The Burden of Indigo. Ma il tentativo non è andato in porto. Ma non tutto quello che faccio è disponibile. Forse un buon editore italiano acquisterà interesse dopo aver letto l'inusuale raccolta (4) dei racconti miei e di Alessandro.

Nick:  Quali sono gli scrittori tuoi colleghi che segui con maggiore attenzione ed interesse?

O' Neill:  Come ti ho detto cerco sempre di leggere le opere dei giovani scrittori di dark fiction. Naturalmente leggo ogni nuova opera di Mr. King che venga pubblicata. Ma non ho letto quanto avrei dovuto i grandi scrittori italiani moderni. Però posso dirti che ho letto ed apprezzato
le seguenti opere: Il Rinoceronte di Eugene Ionesco; Le città Invisibili di Italo Calvino; Il Nome della Rosa di Umberto Eco. In particolare considero il lavoro di Calvino  davvero impressionante.

Nick: Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa ci dobbiamo aspettare da Gene O' Neill nel prossimo futuro?

O'Neill:  Sto completando l'editing ai  libri che raccoglieranno  la mia serie in quattro volumi The Cal Wild Chronicles  e che verranno resi disponibili in edizione cartonata da Thunderstorm a partire da aprile fino  a luglio 2015; sto anche negoziando i diritti in versione TPB (5) con un altro editore americano. Sarebbe bello poter fare anche una grande versione italiana- sono disponibili eventuali acquirenti?
E sto lavorando su una lunga novella basata sull'idea della quantistica imbrigliata, la novella è  scritta  in collaborazione con una di quelle nascenti stelle femminili di cui abbiamo già parlato.Chris Marss ed io stiamo scrivendo questo libro intitolato Entangled Souls, Dovrebbe essere terminato ed inviato ad un editore questa Estate.

Nick:   Bene Gene, è tutto. Ti ringrazio ancora per aver accettato questa intervista. Nel salutarti, ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia: esiste una domanda alla quale avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

O'Neill:  Ho appena ricevuto i risultati dell' analisi sul mio DNA. E come avevo sempre sospettato la maggior parte dei miei geni provengono dalle tribù celtiche dell' Europa Settentrionale. Tuttavia - e questo non me lo sarei mai immaginato - c'è una piccola porzione del mio DNA che è originaria dell' Italia meridionale- molto probabilmente della Sardegna.
E' andata così.

NOTE: 
(1)  In originale down the road: espressione gergale che significa in seguito, in futuro, in un secondo tempo.
(2) Il San Francisco City College .
(3) La San Francisco State University è l'Università pubblica di San Francisco.
(4) In originale il termine usato è chapbook, che per l'appunto indica una raccolta di poesie e racconti popolari.
(5) Trade Paperback : versione economica e popolare dei libri in formato brossurato

INTERVIEW WITH GENE O'NEILL  - THE ENGLISH VERSION.


 Today I present my interview with the American writer Gene O 'Neill.
 Gene O 'Neill is a bestselling author and was winner of the Bram Stoker Award, the highest literary award of horror fiction, and it's a great  pleasure for me to have him visiting my blog
I thank Mr. O 'Neill for his willingness to lend and kindness.
I also thank Mr. Alessandro Manzetti for putting me in touch with Mr. Gene O 'Neill.
I wish you all a pleasant reading.
I await your comments and opinions .

Nick:  Hello Gene, welcome on Nocturnia Blog. It 'a pleasure to have you as a guest.
First question I ask you to tell us about your beginnings and the moment when you decided to become a writer.

Gene O' Neill: My first answer will establish a little personal background that will relate to this question and additional ones further along.
I was raised by my grandparents, immigrants who only had a 2nd and 3rd grade education, growing up in a shipyard housing ghetto--the working class poor. They admired and introduced me to books. But, of course, no one where I grew up, aspired to be a writer. We wanted to be boxers, basketball players, or such. Unfortunately many became criminals, and eventually convicts. But I think I had a an early writer sensibility. But like the great James Michener, I started writing relatively late, in my 30s.

Nick:  Among other things, I think I read that over the writing activity you have done many other works: from the postman to the boxer and also marine. How all these activities have influenced the way you write and your works?

O' Neill:  That's correct, I've had many occupations including being a Marine, delivering mail, a college basketball player, a PE teacher, and eventually a part owner of an insulation manufacturing plant--ha, never able to hold a job long. All young writers hold day jobs to support themselves, while they teach themselves to write. Actually I believe this is a positive contribution to their writing down the road. I've written stories (books) about most of these occupations. But because of the closeness and a focus on the working class, I think I've personally grown to appreciate them, and feature them in a lot of my work.

Nick:  What Were the writers and the works that have influenced you most as a reader more than as a writer. Of course you can also mention movies, TV series, comics, music and anything else you can think of.

O' Neill:   Early on, I liked adventure stories: King Arthur, Robin Hood, and a littler later Edgar Rice Burroughs and especially the Mars stuff. This happened during the time when a nearby cigar/tobacco stand displayed all these wonderful magazines, some with lurid covers--all kinds of genres, including westerns, sf, fantasy, horror. I loved those fascinating covers and read the stories with a sense of awe. As I grew up and became a little more discriminating, I developed an eclectic taste, reading a lot of mainstream literature. A favorite about the time I started college was Nelson Algren, Chicago writer, who lived in a Polish ghetto by choice and wrote about the working class poor. Man With a Golden Arm and Walk on the Wildside are his best work and were made into very successful movies--a case were I loved *both* the book and movies. After I began writing, I was impressed and influenced by S. King, Roald Dahl, Shirley Jackson, and perhaps most importantly Ted Klein. After Klein my mostly mixed-genre stories drifted more toward darker fiction. I've never cared whether someone called me a sf writer or a horror writer, as long as they used the modifier, *good.*

Nick:  Your narrative always presents a combination of science fiction, horror and dark fantasy. How much this mixture is desired or is born by chance?

O'Neill:  As implied above I never thought about what kind of story I was writing. I just wrote, used tropes from whatever genre seemed relevant. I went to Clarion in 1979, and even then I wrote mixed genre stuff. I was encouraged by Damon Knight and Kate Wilhelm, who saw something in that work to continue. In fact the early short story version of "The Burden of Indigo," which mixes sf and dark fantsy, I think, was workshopped at the Knight's.

Nick:  Your novel "The Burden of Indigo" in 2002 deals with the theme of redemption in the background of a post apocalyptic world. "The Burden of Indigo" is a novel also notable for the shape of his protagonist Gaeton Nuccion: an individual who is guilty , which has taken a reprehensible crime but with which the reader ends up solidarity. We can therefore say that another of the features of your narrative is that you are an author very empathetic towards your characters?

O'Neill:  Yes, I think this story of dying people colors based on their crimes involves a lot of social criticism-about racism, classism, the outcast treated like a leper, and so forth.* And I intentionally usually don't write about good and evil or bad and good guys. I think I very seldom make those kinds judgments about my characters, because I don't believe in basically good and bad people. I just bear testament. So, yes, I'd agree that I am empathetic toward all *kinds* of people, and my own characters especially. Basically I'm not so much interested in outcomes, but the *struggle* of the common man (or women, single mothers being as close to a true heroines as anyone in my work/life).

Nick:  I mean I read that to describe the kind of punishment that is imposed to Gaeton Nuccion, the protagonist of "The Burden of Indigo"you inspired to ancient Celtic traditions. It 's true?

O'Neill:  Yes, a horrible historical punishment in ancient times. The branding on the forehead of someone, who had committed a crime or of someone who had a highly communicable disease. It is hard to imagine someone doing this--the permanence of it, something a person carried as long as they lived. And I have seen and can imagine some of the horrible things that take place in the military during combat. So the idea of *permanently* dying someone was my representation the *leper* in a future society. And selecting a *probable* pedophile and dying him indigo was as close as I could come to branding.

Nick:  On The basis of your other works, such as the collection "The Grand Struggle" 2004 seems to me that a consistent theme of your works, and the sense of loss (loss of love, health, personal dignity, hope). Is it a wrong reconstruction this mine? And if where does come from your interest in this topic?

O' Neill:  I think I've mentioned before that all people--rich or poor--struggle with life events. But the fifteen-year--old who got pregnant where I grew up in Chabot Terrace (a classy name for a dismal slum)--is not the same degree of tragedy as a woman student at Harvard law student dropping out of college because she is pregnant. The courses of their lives were much different. And it is this Grand Struggle that interested me, especially the common man's.

Nick:   Another of your most representative works and well-known is the collection "The Taste of Tenderloin" of 2009. I personally find very interesting the idea to set the anthology throughout all 'inside of the Tenderloin district (in a wrong way considered in "Red Lights") of San Francisco, also each write each of the stories in a style that recalls the old episodes of the Twilight Zone. What were your sources of inspiration for the collection and what did prompted you to set a number of stories in a particular neighborhood as the Tenderloin of San Francisco?

O'Neill:  My son went to SFCC and SF State, and chose to live in the Tenderloin of San Francisco, because it was much cheaper rent. Of course there were other problems besides money living there. It is indeed one of the red light districts of SF. Perhaps the cover painting of a woman enraptured by her own playing of a violin is a good example of why a picked characters in the "Loin to write about. This woman was a classically trained violinist from Eastern Europe. She came to California to further her musical training...But hit a bump in the road, heroin addiction. My son introduced me to her on a street corner playing for hat money. I described her as an angel, with her feet stuck in the muck of the Tenderloin, trying to escape by flying away. I have the cover painting, without the title and author lettering obscuring the very faint gossamer angel wings barely reflected on the brick wall behind her. A painting by Steve Gilbert that I truly love.




Nick:   "The Taste of Tenderloin", won the Bram Stoker Award. How important is it for a writer to win an award like the Bram Stoker? And for you what it represented that victory?

O'Neill:  Well, writing is a singular, lonely undertaking. And I think any recognition a writer gets should be received with humble gratitude. A Stoker is a pat on back from one's colleagues. And I appreciate and accept the two stokers that I have been awarded as such.

Nick:  In Recent years we have witnessed new global trends, real mode of literature and film that have transformed (and for many ruined in an almost mortal) the conception of horror almost turning into a kind of romantic comedy for teens mindless: think for example the various Twilight; Anita Blake and Warm Bodies. As a writer, what is your opinion on these trends and fads of contemporary literature?

O'Neill:  I never publicly criticize any writing by others. Of course there are things I chose to read or not. I think the health of a genre can be determined by the number of really *good* young writers emerging. In the last few years there have been a score of great young writers publishing great stuff in dark fiction. I seek out and read them. As it turns out, a majority of them are women. Not sure any of them have published a mix of horror and romantic comedy.

Nick:  could you give us your own definition of horror?

 O'Neill:   I don't usually care too much for defining areas of writing--those are generally publishing categories and can be very misleading. For example, a number of Stephen King's fairly recent books are labelled horror, and I would suggest they are not by any stretch of the imagination--ie. Lisey's Story, Duma Key, Under the Dome, Joyland, and for sure 11/22/63. I'd prefer my term dark fiction, and describe it loosely as anything psychological or supernatural that causes an unsettling effect in the reader. But I'm sure your readers can easily destroy that definition with examples.

 Gene O' Neill (on the right) with Eric J. Guignard ( on the left )
at KillerCon 2012

Nick:   I know that soon will be published in Italy the anthology "Tenderloin Sud 5", a collection that contains your and Alessandro Manzetti stories. Would you talk about?

O' Neill:  I've read some of Alessandro's previous work, including Sud 5 stuff. And despite his Sud 5 fiction being futuristic post holocaust environment, I think his characters have something in common with my Tenderloin characters. Their struggles are of major interest.

Nick:  Would you tell us if besides "Tenderloin Sud 5" translation is provided for your works somewhere else in Italy?

O'Neill:  I think at one time, a small press was going to do a translation of The Burden of  Indigo in Italian. That fell through. But I don't anything is available. Perhaps a good Italian publisher will take interest after reading Alessandro and my unusual combination chapbook.

Nick:  What Are the writers do you follow with greater attention and interest?

O'Neill:  I've mentioned the young dark fiction writers I seek out. Ofc I always read Mr. King's work as soon as it appears. I'm not as well read as I should be with some of your great modern Italian writers. But I have read and liked the following: The Rhinoceros by Eugene Ionescu; Invisible Cities by Italo Calvino; The name of the Rose by Umberto Eco. I think the work of Calvino is especially impressive.

Nick:  Projects Future: what are you working on now and what can we expect from Gene O' Neill in the near future?

O'Neill:  I'm just finishing final editing on my four book series The CalWild Chronicles, which will be brought out in s/l hardback by Thunderstorm beginning April-July 2015; and am negotiating TPB rights with another American publisher. Make a great Italian series--any takers? And I am working on a long novella collaboration loosely base on quantum entanglement ideas, with one of those rising female stars. Chris Marrs and I are doing Entangled Souls. Should be done and ready to send to a publisher some time this summer.

Nick:  Well Gene, is all. Thank you again for agreeing to this interview. In saying goodbye, I address the classic final question of Nocturnia Blog: is there a question that you would have responded willingly and yet I will not I addressed?

O'Neill: I just had my DNA researched. And as suspected I mostly come from The northern Europen Celtic tribes. But not suspected was a smaller part of my DNA crossed southern Italy--possibly Sardinia.
So it goes.

20 commenti:

Alessandro Manzetti ha detto...

Cool!

Nick Parisi. ha detto...

@ Alessandro Manzetti
Si fa quel che si può. :)

Ariano Geta ha detto...

Interessante la figura dello scrittore che nasce in un contesto apparentemente sfavorevole come lui stesso spiega esaurientemente. Però è indicativo quando dice che che tutte quelle esperienze di vita concreta poi possono diventare un aiuto, capisco perfettamente quel che intende dire.
Mi sa che credeva che Eugene Ionesco fosse italiano...

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Mi piacciono molto le storie di vita come quella di Gene O'Neill ( ma anche come quella John Maberry ) perché dimostrano come la letteratura, lo studio ed i libri possono davvero cambiare in meglio una vita.

Riguardo a Ionesco...penso anche io. ;)
Più o meno è una convinzione di molti non europei, questa mi sa.

Obsidian M ha detto...

Quindi di O'Neill non è mai stato tradotto niente? La cosa diventa interessante. Un'ottima occasione forse per non farsi sfuggire "Tenderloin Sud 5" e sperare che qualcuno si degni ad importare qualcuno dei suoi vecchi lavori (anche se non ci conto granché).
Davvero singolare che qualcuno al di fuori del nostro paese apprezzi Calvino, probabilmente più di quanto siamo in grado di fare noialtri.

Ivano Landi ha detto...

Sono troppo cotto adesso per un'intervista così lunga... ci rivediamo domani ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Calvino a quanto pare è uno degli scrittori italiani più amati dagli americani, perlomeno da parte degli uomini di cultura.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Tranquillo non c'è fretta e non sei obbligato. ;)

AleK ha detto...

Quasi quasi mi perdevo l'intervista... :)
Ottima.

Le città invisibili è stato anche finalista al Nebula. L'anno in cui lo vinse Guerra Eterna. ^^

Nick Parisi. ha detto...

@ Alek
Mi sono accorto troppo tardi dell'ennesimo fail di blogger. :(
Grazie per aver apprezzato.

Marco Lazzara ha detto...

Interessante nonché condivisibile la sua riflessione sulle etichettature dei generi letterari.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Già, una riflessione molto condivisibile specie sul fatto che la cosa più importante è che la narrativa sia buona poi il genere è la cosa meno importante.
Secondo me un minimo di classificazione ci vorrebbe però non dovrebbe essere troppo rigida.

Ivano Landi ha detto...

Non lo considero certo un obbligo leggere interviste come questa, Nick, ma un vero piacere ;)
Sai che nel termine Dark Fiction mi ci sentirei a pennello?

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
E' un piace anche per me l'averti come commentatore. ;)
Dark Fiction è davvero un gran bel termine.

Massimo Citi ha detto...

Beh, io l'ho recuperata attraverso un e-mail dopo averla lungamente attesa. Ottimo lavoro anche se immagino non facile... Mi dispiace di essere sempre l'ultimo o giù di lì ma giuro, non lo faccio apposta. Solo un piccolissimo appunto: controlla la nazionalità di Eugene Ionesco.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Lo so. L' autore si è confuso con la nazionalità di Ionesco e non ho avuto cuore di farglielo notare.

Glò ha detto...

Me ne accorgo soltanto ora! -_- Uff! Blogger infamone :P

Molto interessante la definizione che lo scrittore dà della sua scrittura, dark fiction.
Si capisce che sta dalla parte della gente comune, nel senso che viene da quel mondo e ha ben chiaro cosa significhi "doversela cavare".
Bella anche la riflessione sulle etichette (che io tollero poco, già l'ho detto in altre occasioni XD) e l'insistere sulla bravura come vero elemento discriminante.
Ottima intervista, come al solito! Grazie Nick! ^_^

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
Ricordo le tue considerazioni sulle etichette. In parte le condivido, un poco però ammetto di usarle giusto come categorizzazioni e farmi io un quadro generale nella mia biblioteca e nei miei articoli sul blog.
Nel caso specifico di Gene O' Neill apprezzo molto il suo legame con la gente comune atteggiamento che sento anche molto mio dal momento che ritengo che solo la gente comune sia credibile oggi.
Grazie per i complimenti ^^

Donata Ginevra ha detto...

cavoli, sto gene è un tipo davvero interessante! premetto che non ho letto nulla finora di lui, ma la sua definizione di non-horror è strabiliante! in effetti è vero, se entri in una qualsiasi libreria e ti soffermi nella categoria horror, c'è un poutpurry bestiale, tutti libri che di horror hanno solo la copertina e nulla più...e perchè catalogare negli horror tutto un autore, che mangari ha sì scritto horror ma poi per una sua scelta ha virato verso altri generi? non esiste una classificazione seria per generi, ecco tutto...

Nick Parisi. ha detto...

@ Donata Ginevra
È vero. È una cosa che chiunque sia entrato dentro una qualsiasi libreria non ha potuto fare a meno di notare. Quindi ben vengano autori come Gene O' Neill.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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