THE PERSUADERS! ATTENTI A QUEI DUE ! - Seconda Parte.

Questo post è dedicato alla memoria di Roger Moore. La prima parte è uscita QUI.


Parlare di The Persuaders oggi significa ricordare in primo luogo una di quelle serie che sprizzano cultura e mentalità anni '70s da tutti i pori, in un secondo luogo l'evocativa sigla realizzata dal compositore John Barry, il padre di tante colonne sonore per il ciclo cinematografico dell' Agente Segreto 007 ( ricordatevi questo elemento, perché ritornerà in seguito in questo articolo). Ma The Persuaders o meglio Attenti a Quei Due non sarebbe stato la stessa cosa, non avrebbe avuto la stessa energia senza la coppia Moore- Curtis.
Con altri attori negli stessi ruoli molto probabilmente oggi staremo a raccontarci una storia ben diversa.
E questo prescindendo dal rapporto personale (vero o presunto) che i due attori, personalità e caratteri molto diversi tra loro, ebbero dentro e fuori dal set.
Ma anche di questo parleremo in seguito.

LA " COPPIA".

Wilde e Sinclair rappresentano in maniera magari stereotipata, probabilmente anche con molte forzature il rapporto tra la società della Gran Bretagna e quella degli Stati Uniti.
Perlomeno secondo i luoghi comuni di quel periodo.
Certo si tratta di classi sociali alte, descritte sempre con tonalità dai colori pastello in tutta la serie non verrà mai mostrata una puntata ambientata tra il sottoproletariato o all'interno della media borghesia, ma questo è anche perdonabile essendo una serie d'evasione.
Inoltre, in quel periodo Storico, all'inizio degli anni '70s esisteva ancora la convinzione, la speranza di una mobilità sociale, che il figlio di un operaio potesse diventare notaio.
Oppure semplicemente più ricco di chi era arrivato prima.
E questa illusione in fondo viene rappresentata in Attenti a Quei Due.


Tanto Brett Sinclair è misurato elegante e diplomatico tanto Danny Wilde risulta grezzo,  istintivo e molto imprudente.
Sinclair con la sua nobiltà, il suo essere nato ricco e potente rappresenta il vecchio ordine, l'antico potere mentre il self made Wilde rappresenta la "novità", la futura classe egemone.
Tra i due viene rappresentato un rapporto di ironica rivalità, di amicizia e stima nascosta dalle reciproche prese in giro.
Questo è l'aspetto più evidente, la prima chiave di lettura

La seconda è rappresentata dalle varie avventure in giro per il Vecchio Continente.
Dall' Inghilterra alla Spagna; dalla Francia alla Svezia passando anche per l' Italia.
Anche queste presentate in un ottica da viveurs, con toni estremamente scanzonati
In Ouverture, il primo episodio ( titolo italiano : E' Stato un Piacere Conoscerti e Picchiarti) i due si incontrano per la prima volta a Montecarlo e debbono salvare la vita della sorella di un boss americano dai tentativi di ucciderla della malavita francese. Nel terzo episodio Take Seven ( L'Erede) la coppia aiuta un'altra ragazza, una ricca aristocratica a risolvere una questione legata alla sua eredità.  Ancora in un altro episodio Danny e Brett sventano un tentativo di colpo di stato in Gran Bretagna. 


Spesso i due finiscono nei guai per caso, più volte uno dei due viene scambiato per qualcun altro precipitando così in una girandola di eventi uno più pericoloso dell'altro. In altri casi ancora sono le vicende legate ad altri membri dell'antica e ricca famiglia dei Sinclair, i parenti di Brett a richiedere l'intervento del duo.

I due attori ci misero del loro: Roger Moore, che in quel periodo stava cercando di lanciare una carriera parallela come stilista cominciò a disegnare gli abiti del suo personaggio e in almeno un paio di episodi vengono fatte battute ( quasi dei veri e propri inside jokes antelitteram) su un certo agente 007, ruolo che lo stesso Moore stava incominciando ad interpretare in quegli anni.
D'altro canto in diverse occasioni viene mostrata la passione verso i giochi di prestigio e l'abilità nella scherma da parte di Danny Wilde, entrambe le attività realmente praticate nella vita da Tony Curtis.
Così come il vezzo da parte dell'attore statunitense del portare pesanti guanti anche nei mesi estivi viene trasportato nel personaggio.
Inoltre Curtis scelse di girare la maggior parte delle scene pericolose senza bisogno di controfigure e stunt-man.
Piccoli segnali di vita vissuta trasposti nella finzione.

- IL TERZO INCOMODO.

Robert s. Baker comprese comunque i rischi del creare una serie imperniata sul protagonismo di sole due persone, quindi a maggior ragione decise di inserire anche un terzo comprimario.
Anche in questa caso di sesso maschile.


Laurence Naismith è
il Giudice Fulton


Si recuperò uno di quei solidi e granitici professionisti tipici della cinematografia anglosassone, l'affidabile Laurence Naismith.
A Naismith venne chiesto di vestire i panni del giudice Fulton, un uomo di legge oramai in pensione ancora però con ambizioni di giustizia. In Ouverture, il primo episodio è lui che fa incontrare Lord Brett Sinclair e Danny Wilde per sfruttare le loro doti, ricchezze e conoscenze allo scopo di risolvere un caso insoluto; è sempre lui che farà comprendere ai due come stiano sprecando le loro vite.
E, per esigenze di sceneggiatura sarà sempre Fulton al termine dell'episodio ad obbligare la " strana coppia" a rimanere in contatto con la promessa anzi con la minaccia che ben presto gli affiderà altri casi
.
In realtà il ruolo di Fulton  non fu poi così "impattante", il  personaggio appare solo in 10/ 11 dei 24 episodi totali e non sempre si tratta di apparizioni determinanti ai fini dello svolgimento della trama; se - per esempio, nel 13° episodio , The Long Goodbye ( titolo italiano Due Ragazze di Troppo )  oppure nel 10°  Angie...Angie  ( titolo it. L'Amico d'Infanzia)   rimane lui a comandare l'azione dei due protagonisti in alcune circostanze la sua presenza nella trama appare abbastanza forzata.
Sia come sia Naismith da buon professionista interpretò sempre la parte con grande competenza

- PREGI E DIFETTI.

Come già detto nel precedente post, lo spettacolo utilizzò, in qualche caso riciclò perfino, alcune idee, location; veicoli e perfino alcuni degli attori già impiegati nel precedente The Saint, i caso più lampanti oltre al già citato Moore furono l'attrice Jean Marsh e l'attore Ivor Dean, che in The Saint erano apparsi in svariati episodi e che ricomparvero anche qui, naturalmente in altri ruoli.
Altre guest  di un certo richiamo furono volti noti della Tv inglese -  "facce da telefilm" come amiamo definirle su Nocturnia- come Joan Collins che anni dopo avrebbe avuto un certo rilancio grazie alla infinita saga di Dinasty; Andrew Keir ( già volto di  Quatermass nel classico film di sf  L'Astronave degli Esseri Perduti);  Ian Hendry ( il primo protagonista della serie Agente Speciale), il cattivo di tante serie BBC Darren Nesbitt  e le splendide Prunella Ransome e Anouska Hempel ( entrambe nell'episodio La Granduchessa Ozerov di cui ho parlato QUI).
Si ritagliò un piccolo spazio anche Terry Thomas, un grande comico inglese all'epoca molto popolare oggi completamente dimenticato, nel ruolo di uno dei tanti cugini Sinclair che nell'episodio The Man in the Middle ( tit.it. Una Giungla di Spie) ambientato proprio a Roma si godette uno dei suoi ultimi scampoli di popolarità.

Terry Thomas al centro
in The Persuaders.

Altri elementi di forza furono le regie e le sceneggiature, a rileggere certi nomi nel primo caso si notano alcuni pezzi di novanta del periodo, elementi ricorrenti delle produzioni horror cinematografiche Hammer ed Amicus come Val Guest e Roy Ward Baker.
Mentre tra gli sceneggiatori impossibile non citare Brian Clemens, il padre della serie Agente Speciale e Terry Nation, il creatore dei Daleks per Doctor Who nonché l'uomo che, qualche anno dopo grazie a serie come Blake's 7 e I Sopravvissuti avrebbe mostrato al pubblico internazionale come ci si dovesse aspettare di tutto, anche che il protagonista di una serie potesse morire ingiustamente, trasformarsi da eroe a malvagio o come i buoni potessero anche perdere.
Cose che all'epoca nessuno prima di lui aveva mai nemmeno osato mostrare.

Ma non tutto filò liscio.
Vista con occhi contemporanei non si può non notare quanto siano sopratutto i personaggi femminili a risultare estremamente sacrificati descritti com'erano nei soliti ruoli tagliati con l'accetta e relegate o a povere fanciulle in pericolo da salvare o a perfide avventuriere senza scrupoli.
O peggio a semplici trofei da esporre, prede di caccia vittime della seduzione amorosa dei due protagonisti.
In più nell'eccesso di luoghi comuni avviato dagli sceneggiatori fu proprio il nostro paese quello che subì il destino peggiore


L'Italia descritta in Attenti a quei Due risulta vittima dei peggiori pregiudizi possibili ( la Mafia che comanda tutta la Nazione; i poliziotti tutti incapaci e così via) e questo finì per mettere in difficoltà la Rai, che pure trasmetteva con successo la serie,costringendola sovente o a censurare interi episodi o a ricorrere a soluzioni " creative" durante la fase di doppiaggio di altri (ad esempio cambiando tutti i riferimenti al nostro paese nei dialoghi sostituendoli con altri relativi a nazioni diverse come la Francia e la Spagna)
Nonostante tutto lo show si rivelò un enorme successo nel nostro paese, grazie anche alle voci di Cesare Barbetti e di Pino Locchi che doppiarono rispettivamente Lord Brett Sinclair e Danny Wilde ( mentre un altro "grande" del doppiaggio italiano, Manlio De Angelis compariva praticamente tutte le settimane in ruoli diversi)
Eppure la serie durò solo una stagione, solo 24 episodi.
E per lungo tempo si fecero molte, troppe illazioni sui motivi dando la colpa al contrastato rapporto sul set tra Danny Curtis e Roger Moore.
Vero o presunto che fosse.

- PERCHE' FINI'.


Di Attenti a quei Due almeno inizialmente erano state ventilate altre stagioni, eppure la cosa  non si concretizzò.
Lo show ebbe grande successo ed ascolti altissimi  in molti paesi  come Australia; Canada; Spagna; Francia; Svezia; Germania ed Italia (con i due protagonisti in grado di ottenere premi ed onorificenze in molti di questi paesi); si garantì un onorevole risultato in Inghilterra ma fallì completamente nel suo scopo principale: la conquista del mercato e degli indici d'ascolto statunitensi.

Come già accaduto decine di altre volte e come sarebbe avvenuto ancora in futuro il pubblico medio americano non apprezzò troppo una produzione ritenuta troppo sofisticata.
E senza i capitali americani né Lew Grade né Robert S. Baker se la sentirono di andare avanti.

Una seconda probabile concausa fu la contemporanea decisione di Roger Moore di dedicarsi esclusivamente alla cura della sua carriera cinematografica.  Moore come nuovo volto di James Bond si trovava a dover fare i conti con la difficile eredità di Sean Connery e fece capire chiaramente di non voler distrazioni rispetto quel ruolo.
Eppure giornali scandalistici e non, critici specializzati e non, non ebbero dubbi: la fine di Attenti a quei Due fu dovuta ai continui litigi fuori e dentro dal set tra Roger Moore e Tony 
Curtis..
Per anni anche molto dopo la conclusione dello spettacolo uscirono articoli che vociferavano di litigi sul set tra i due, di offese reciproche, ricostruzioni più o meno fantasiose.
Ma qual'è la verità?

BONUS CARD: VOCI; ILLAZIONI E MEZZE VERITA' TRA MOORE E CURTIS.

Vediamo di mettere un poco d'ordine:
Tony Curtis e Roger Moore erano indubbiamente due caratteri diversi.
Diversa era anche l'etica sul lavoro e gli atteggiamenti sul set dei due uomini.
Secondo molte testimonianze Curtis non si faceva problemi ad utilizzare cannabis ed alcolici sul set , mentre Moore invece preferiva mantenere un atteggiamento più professionale e ligio delle regole .
Logico quindi che non si frequentassero poi così tanto fuori dal set.




Inoltre l'attore americano non aveva un rapporto molto facile con diversi elementi della troupe a causa dei suoi comportamenti e del suo non facile carattere ed in almeno in un paio di occasioni - secondo  la testimonianza del regista Val Guest- Roger Moore, che invece aveva un buon rapporto con maestranze e colleghi era intervenuto in difesa della crew,  finendo per discutere animatamente con il collega americano.
Lo stesso Lew Grade nella sua biografia conferma che i due attori non fossero entrati più di tanto in sintonia.
Però discussioni e litigi avvengono un po in tutti i set.
Ed altre testimonianze sostengono che durante occasioni pubbliche in cui erano presenti sia Moore che Curtis i due uomini avevano dimostrato, pur senza eccessivi slanci emotivi, una grande cortesia reciproca.
Gli stessi interessati nel corso di varie interviste hanno sempre smentito le voci:ognuno dei due attori ha sempre riempito di complimenti l'altro ed entrambi hanno sostenuto di ricordare con affetto la loro collaborazione.
Quello che si è spinto più avanti è stato Tony Curtis il quale ha sempre detto di aver rifiutato una proposta di remake di Attenti a quei Due perché non prevedeva anche la partecipazione del suo vecchio compagno di lavoro.
In conclusione, probabilmente qualche discussione ci sarà stata, qualche scontro anche ma forse molti di meno di quanto sia stato sempre detto.
Certo, rimane da chiedersi come mai dopo la conclusione di Attenti a quei Due Tony Curtis e Roger Moore non abbiano mai più lavorato assieme.
E messa così la cosa qualche dubbio rimane.

30 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Beh, forse molto semplicemente non capitò più l'occasione. E d'altronde ricordo che quando uscì "Heat" basò la sua campagna pubblicitaria sul fatto che per la prima volta Pacino e De Niro recitassero insieme. Il film ebbe successo (meritato), avrebbe potuto restare un unicum indimenticabile, invece fecero insieme pure "Sfida senza regole" e il film fu una mezza delusione. Forse Moore e Curtis hanno "percepito" che era meglio lasciare il ricordo di un unicum impareggiabile piuttosto che fare un'altra cosa insieme che poi si fosse rivelata un flop.

Patricia Moll ha detto...

Al solito bel post con tanti segretucci svelati :)
Bravo Nick!
Oa cosa importante per me è che non rifacciano la serie con altri attori. E' molto difficile sostituire quei due!

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Mi piace molto la tua ipotesi, sarebbe bello se le cose fossero andate proprio così, dopotutto sia Moore che Curtis hanno sempre dichiarato di essere due persone molto diverse ma di aver condiviso un comune senso dell'umorismo, cosa che li avrebbe salvato nei loro rapporti lavorativi durante la lavorazione di "Attenti a quei Due", magari le cose sono andate proprio come dici tu. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
Da quello che so, ci hanno provato più volte ma nessuna di queste si è poi concretizzata.
Mi auguro - come te lo auguri tu- che non ne facciano mai un remake, visto che di solito i remake rovinano tutto.

Bara Volante ha detto...

Facevo bene ad attendere questa seconda parte, altro bellissimo post complimenti ;-) Cheers!

Clementina Daniela Sanguanini ha detto...

Gran bel post, Nick!
Per rispondere alla tua domanda dico che, secondo me, due attori già ampiamente affermati come loro non desideravano cristallizzare la propria immagine in quel personaggio: continuare la serie sarebbe stato molto rischioso da questo punto di vista.
Curtis aveva dato prova di grande versatilità con ruoli interpretati in film che lo avevano condotto alla ribalta holliwoodiana, Moore aveva cavalcato il successo a partire da una serie televisiva della fine degli anni Cinquanta, Ivanhoe, e con Il Santo gli si erano già spalancate le porte di Holliwood (non a caso girava The Persuaders e si apprestava a indossare i panni di 007).
Poi, senza tanto scompormi, sono altrettanto convinta che caratterialmente fossero poco compatibili. Ma di coppie attoriali in forte contrasto è piena la storia del teatro e del cinema.
Un’ultima osservazione la vorrei fare, invece, sul tema dell’immagine dell’Italia ritratta in film e telefilm anglofoni dell’epoca. Per carità, non piace a nessuno venir descritto come abitante della terra di spaghetti, mafia, mandolino, tuttavia il malaffare in Italia è sovrano oggi, come lo era allora. C’è poco da fare, c’è poco da protestare. Certo, l’Italia non è solo questo (e meno male!), ma ogni paese soffre del pregiudizio di altre comunità, vedi Marsiglia, i ghetti newyorkesi, il Messico, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Nick Parisi. ha detto...

@ Bara Volante
Mi fa piacere sapere che tu hai apprezzato. So che sei anche tu un appassionato di questa vecchia serie, glie lo dovevo al buon Moore, che era uno dei miti della mia infanzia.

Nick Parisi. ha detto...

@ Clementina Daniela Sanguanini
La cosa interessante di questa serie sta proprio nel connubio Moore- Curtis. Se ci fermiamo a rifletterci sopra i due erano praticamente coetanei ma Curtis stava vivendo la fine della sua carriera internazionale mentre Moore praticamente la stava incominciando grazie proprio a 007.
quindi credo che nesusno dei due volesse fossilizzarsi troppo solo sul lavoro per una serie televisiva. Non scordiamoci che, a differenza di oggi che le produzioni per il piccolo schermo la fanno da padrone negli anni 70s lavorare in Tv veniva considerato come l'ultimo gradino dello showbiz.

In quanto all' immagine italiana all'estero ( che oggi rispetto agli anni '70s è anche ulteriormente peggiorata) quello che mi fa incavolare non sono i luoghi comuni in sè stessi, noi ad esempio in Italia abbiamo un' immagine molto stereotizzata e secondo me eccessivamente romnantica di Parigi, tanto per dirne una.
Da italiano e da napoletano so benissimo che esistono diversi problemi reali mi piacerebbe però che, di tanto in tanto si mostrassero anche gli aspetti negativi ma anche le cose positive del nostro paese.
Però hai ragione, in una serie televisiva non bisogna per forza pretendere la verosimiglianza ad ogni costo.

Clementina Daniela Sanguanini ha detto...

Sai, Nick, è giustissimo e lodevole il tuo desiderio di veder rappresentato, almeno ogni tanto, il lato bello del nostro paese, che esiste e risiede nelle persone di valore, non solo la gente "che conta" ma in tanti uomini e donne sconosciuti ai più, così come nella ricchezza artistica sotto gli occhi di tutti. Il problema è che noi per primi, come italiani, non siamo capaci di valorizzarci. Per esempio, la Francia, mette sul palmo i suoi uomini e la sua arte, anche nel territorio cinematografico tende a dar grande risalto ad attori e registi. Da noi scatta sempre il meccanismo subdolo del clientelismo, per cui vengono favorite le figure che hanno reso un servigio, una garbatezza a tizio o a caio e viene confinato nell'oblio chi si astiene dal farlo, per un motivo o per un altro. Pensa a quanti bravi attori o registi sono passati per omuncoli da poco in patria e magari hanno raggiunto il successo all'estero. Come mai? Ovviamente la domanda è retorica.
Per quanto riguarda arte e bellezza del territorio vale sempre la stessa regola. Insomma, il nostro è un sistema malato alle radici.

gioacchino dimaio ha detto...

Penserei che la serie fosse un esperimento per rilanciare un attore in declino e preparare la strada a Moore che cercava nuovi sbocchi. Comunque la visione dell'Italia mafia e polizia inefficiente è classica anche in alcuni episodi del Santo. La cosa dei guanti di Curtis non l'ho mai capita. Sarebbe interessante rievocare anche un altra serie mitica e angosciante che hai citato: I sopravvissuti del '75, purtroppo il remake del 2008 non ebbe il successo sperato.

MikiMoz ha detto...

Grande Nikke, come sempre ottimo lavoro.
Mi concentrerei sulla questione italiana: non è che era difficile -all'epoca- da doppiare perché c'erano personaggi che parlavano nella nostra lingua?
Una volta vidi un telefilm americano, doppiato in italiano, dove spacciavano un italiano per spagnolo... XD

Moz-

Marco Lazzara ha detto...

Forse non c'è stata una seconda stagione per mancanza di idee da parte degli sceneggiatori. Gli episodi di Attenti a quei due erano molto standardizzati e si basavano, oltre che su molti cliché, su di una trama molto "rassicurante" per lo spettatore abituale della serie, senza grosse sorprese e deviazioni. Il che non è necessariamente un male, perché crea appunto un prodotto divertente, però che forse si richiude su se stesso.

Nick Parisi. ha detto...

@ gioachino dimaio
La visione dell'Italia inefficiente e mafiosa anche ne "Il Santo" si spiega bene anche con il fatto che molti degli sceneggiatori di questa serie furono poi gli stessi anche di "Attenti a quei Due" e quindi riciclarono molte delle idee, tra parentesi ricordo anche un film de "Il Santo" in cui Simon Templar praticamente da solo sgomina la mafia e fa arrestare il capo dei capi di Cosa Nostra decenni prima dell'arresto di Riina.
Riguardo ai guanti di Curtis, anche in quel caso nacquero molte illazioni in proposito, visto che poi l'attore li portò in altre produzioni televisive e cinematografiche successive ad "Attenti a quei Due" ci fu chi disse che Curtis li portava perchè aveva una malattia della pelle o che avesse la fobia di toccare cose sporche ma non si è mai capito veramente il motivo.
Infine riguardo a "Sopravvissuti" penso che prima o poi ne parlerò. La serie originale era carina anche se in Italia sono arrivate solo due delle tre stagioni che la componevano quindi non abbiamo mai viso il finale invece il remake cominciava bene ma -parere personale - si è perso per strada e non ha saputo gestire bene i vari personaggi.
Anzi spesso li ha fatti morire stupidamente e senza senso.

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Da quello che so questo capita spesso anche in tempi recenti: in una puntata di X-Files ad esempio hanno trasformato uno dei membri del "consorzio" da italiano in francese.
Io credo che semplicemente i vertici della Rai all'epoca di "Attenti a quei Due" non volessero far vedere ai telespettatori cosa pensavano gli inglesi di noi
O perlomeno che visione davano del nostro paese in quella serie.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Potrebbe essere, infatti a parte il primo episodio non esiste una vera e propria cronologia degli eventi all'interno della serie. Però questa era la norma delle produzioni Tv di quei tempi.
Probabilmente tra quello e la mancanza di successo negli Usa e la decisione di Moore di concentrarsi solo sui film di 007 ecc
Ecco decretata la fine di "Attenti a quei Due".

Nick Parisi. ha detto...

@ Clementina Daniela Sanguanini
Tu hai indubbiamente ragione, siamo noi stessi per primi che non sappiamo dare una immagine diversa del nostro paese e siamo noi per primi a creare tutte le storture che lo rendono un posto difficile dove vivere.
Ed anche un paese profondamente ingiusto e poco meritocratico.
Eppure alle volte basterebbe davvero poco per rendere migliori le cose.

Poiana ha detto...

Ciao zio Nick.
Magari semplicemente non si sonore trovati particolarmente bene a lavorare insieme, essendo tanto diversi. Questo non vuole dire necessariamente che si stessero antipatici, ma magari avendo due metodi di lavoro differenti non si sono mai "presi" nel modo giusto.
Buona notte :)

P.S. Ma la seconda parte del dossier notturno della scorsa settimana quando la pubblichi? 🙈🙉🙊

Massimo Citi ha detto...

Non commento il post, comunque perfettamente alla tua altezza, anche perché ricordo ben poco di questa serie televisiva, uscita in un periodo nel quale ero particolarmente impegnato, ma per gioire per il tuo ritorno e per il tuo inimitabile stile. Continua così.

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Hai ragione, lo devo ancora scrivere, purtroppo ho avuto poco tempo causa lavori in casa.
In questi giorni cerco di rimediare.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Grazie, ci proverò a continuare così.
Senti, per cambiare discorso, come è andato Stranimondi quest'anno?
Io non ci sono potuto andare quindi sono curioso.

Massimo Citi ha detto...

Ahimé. non ho partecipato nemmeno io. Non avevo il nuovo ALIA cartaceo e non sono riuscito a passare. Comunque su FB c'è la relazione di Marcus Broad Bean che spiega abbastanza bene com'è andata. La trovi qui: https://www.facebook.com/profile.php?id=100013666571347&hc_ref=ARSkUpgzzTgHfWQyO5qRWI8ZQwUycgq8gMkSm5FgXswvqXidjELLHSbHKiicBSteJI0

Poiana ha detto...

Spero che almeno con i lavori sia andato tutto bene.
Pazienza, aspetteremo :)
Baciotti 😙

Coriolano ha detto...

Post molto bello e, almeno per me, nostalgico, al punto che mi sono andato a rivedere qualche episodio, però mi pareva di ricordare che ci fossero stati più stagioni, e invece no una sola ma, è ovvio, vedere un episodio a settimana quando in tv ci sono solo due canali non è la stessa cosa che poter vedere un episodio al giorno non di una serie, ma di tante su tanti canali e sulla stessa rete.
Credo che un tempo seguissimo meno cose ma con più intensità, ora mi sembra tutto inflazionato per quantità e qualità, al punto che di una certa serie durata anni su una certa isola piena di fumo nero e misteri, non mi ricordo neanche il titolo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Pazienza, dai ci rifaremo l'anno prossimo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Entro fine settimana cercherò di pubblicare la seconda parte.
Promesso.

Nick Parisi. ha detto...

@ Coriolano
Lost ha deluso anche me e parecchio.
Hai azzeccato il nocciolo della questione, ai tempi di The Persuaders c'erano meno scelte ma ci si affezionava di più a quello che si guardava.
Non dico che rimpiango quei tempi ma sarebbe bella una via di mezzo tra quei tempi e le cose
di adesso.

Alessia H.V. ha detto...

Ciao Nick, conosco la serie solo di nome però non volevo aspettare qualche argomento noto per lasciarti un saluto, anche perché non so quanto sarebbe trascorso visto che hai sempre scritto post su argomenti che per me sono nuovissimi in molti casi. Una buona serata.

Nick Parisi. ha detto...

@Alessia H.V
Ciao, è sempre bello ritrovarti.
Presto penso che userò alcune tue illustrazioni.

Obsidian M ha detto...

I due attori erano cane e gatto come i loro personaggi. Non mi sono mai chiesto perché fosse finita... quasi mi sembrava ovvio.
Ma parlo per sensazioni... come mi pare di aver già scritto commentando il post precedente ricordo davvero poco.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M
I due interagivano bene, almeno sullo schermo, questo è vero. ;)

Ricordando il passato

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