INTERVISTA CON LAURA SCARPA!- Direttrice della Rivista "Scuola di Fumetto"

Oggi vi presento la mia intervista con l'artista veneziana Laura Scarpa, Laura (che ringrazio per la sua gentilezza, la  sua sincerità e per la sua disponibilità) è un'artista a tutto tondo, nel corso degli anni è stata ed è una bravissima autrice, una grande disegnatrice ed anche un' ottima direttrice di riviste. In questa veste da anni è la guida del periodico Scuola di Fumetto, un magazine sui fumetti ma anche sul come fare fumetti. "Scuola di Fumetto" esce dal maggio 2002 ed è uno dei miei appuntamenti fissi in edicola ( gli altri sono Fumo di China, di cui ho parlato QUI e Nocturno, di cui spero di parlare presto). Con laura abbiamo parlato anche del suo lavoro di autrice e della situazione generale del fumetto italiano ed internazionale in questa bella chiacchierata.
Il Giro d'Europa a Fumetti riprende presto con altre interviste con ospiti di valore internazionale.
Ringrazio ancora una volta Laura Scarpa e a tutti voi auguro una buona lettura!

Nick:  Ciao Laura benvenuta su Nocturnia. E' un piacere averti ospite. Come prima domanda ti chiedo di raccontarci i tuoi inizi. In particolare cosa ti ha avvicinato al mondo del fumetto e quali sono stati gli autori e le opere che ti hanno maggiormente influenzato come lettrice prima e come artista poi?

Laura Scarpa:  Sono cose che risalgono a tantissimi anni fa ;)
A formarmi è stato «il Corriere dei Piccoli», leggevo anche Topolino e Geppo e Soldino e di Topolino ricordo bene le storie di Carl Barks e anche di Scarpa, ma il Corrierino è stato maestro perché, e lo si dice sempre troppo poco, faceva leggere cose per diverse età e ti portava avanti. Ma soprattutto perché vi pubblicavano i grandissimi (poi usciti su «Linus», in gran parte) del fumetto italiano: Pratt, Battaglia, Toppi e Nidasio! Illustratori immensi come Di Gennaro e Iris De Paoli, sceneggiatori e scrittori quali Milano, Ongaro... Rodari! E grandi serie e firme straniere, Mignolino e Clorofilla, i Puffi, Gaston La Gaffe di Franquin, Comanche di Hermann, Alberto Breccia persino... una lezione culturale e di lettura grafica incredibile. È stato il culo di nascere nel '57, perciò beccarmi gli anni più intriganti all'età giusta. Valentina Mela Verde a 12 anni, La Ballata del Mare Salato a 14. Loro sono i miei due maestri. Con il fumetto di Pratt capii che si poteva fare del fumetto moderno e adulto, Valentina lavorò più inconsciamente, in profondità e riemerse col tempo.
Negli anni guardai molto quello che succedeva, e la mia originalità maggiore la trovai, proprio quando si creò un vuoto editoriale, alla fine anni 80, e nei 90. L'ho capito ora, cercando i materiali per la mostra dei miei 40 anni al Comicon.


Nick: Sei nata a Venezia, una città che ha dato molti grandi disegnatori al fumetto italiano ed internazionale, al punto che spesso in passato si è parlato di una specie di "scuola veneziana del fumetto", ti ritrovi con questa definizione prima ed associazione poi? Nel caso quali caratteristiche e specificità pensi che possano accomunare tra loro gli artisti veneziani ?

Laura Scarpa: Non lo so. A parte i 4 o 5 grandi maestri del fumetto, molto diversi tra loro (difficile collegare Battaglia e Pratt ai grandi disneyani), forse è la curiosità e la ricerca, il "viaggio" che può unire i fumettari della laguna. Ma non ne farei una teoria. Due cose sono certe: una è che la cultura grafica e artistica a Venezia nasce anche dalla visione quotidiana fin dalla nascita, di una città-opera d'arte, non influisce su tutti, ma su molti. L'altra è che se nasce un gruppo (come fu l' Asso di Picche) o dei maestri, facilmente avranno dei fan, degli aiutanti, dei giovani attenti alla loro arte e la diffonderanno. E probabilmente influenzeranno alcuni di loro anche in scelte stilistiche.

Nick:   Il tuo esordio avviene verso la fine degli anni '70s su riviste d'autore come "Linus" ed "Alter" e su riviste hai lavorato per buona parte della tua carriera. Adesso vorrei che tu andassi con la memoria a quegli anni e vorrei che raccontassi ai lettori di Nocturnia che non lo hanno vissuto il clima che si respirava in quegli anni e il mondo delle riviste d'autore.

Laura Scarpa:   Era un mondo in cui non era difficile prendere un appuntamento, suonare ed entrare per far vedere i propri lavori a una rivista. Non era difficilissimo farsi dire di sì, essere accettati anche come giovani da sperimentare (e non era difficile nemmeno prima o poi farsi dire di no, che i tuoi lavori non interessavano più, o di ritentare). Non eravamo in tanti, e la curiosità, la voglia di rinnovarsi, di guardare agli Umanoidi francesi, di parlare di cose serie e insolite nel fumetto era tanta.
Andare da editori come Ottaviano, era molto semplice, se pensavano tu valessi qualcosa, ovviamente. Lo stesso fu con Luigi Bernardi e l'Isola Trovata. Erano amicizie, prima di tutto.
Le idee riempivano gli spazi vuoti.

Mentre rapivano Moro, il fumetto non sapeva bene dove situarsi, ma sapeva che doveva situarsi da qualche parte. Un Manara con Lo Scimmiotto, un Mattotti con Tram Tram Rock o Incidenti, Altan con San Francesco e Sandokan, Frigidaire che esplodeva fuori dai nerd (non si chiamavano ancora così, ma in fondo erano quella piccola cerchia di lettori) e arrivava ai giovani.
Il fumetto fu cultura come non mai. Anche quello meno bello. E veniva da una rivoluzione più nascosta, quella della metà anni 60, del fumetto popolare, con sesso, violenza e intelligenza mai viste prime, e un pubblico ben diverso da quello che aveva avuto «Sciuscià» nel dopoguerra.
In mezzo a questo io ero meno colta politicamente, ma ben motivata e ben confusa nel trovare la mia strada (mentre illustravo per bambini per sbarcare il lunario e scoprivo che mi piaceva pure quello).
E l'unica vera fiera del fumetto, Lucca, ti faceva entrare in quel mondo con disinvoltura, avendo un po' di faccia tosta e le prime pubblicazioni. Tutto si trovava lì, era piccolissimo, all'apparenza, rispetto a oggi, stava comodo in mezza Piazza Napoleone, ma che densità: il fumetto concentrato direi. Poi c'era la Treviso di Mezzavilla, esponemmo lì, 5 autrici e 5 ragazzotte a contrappunto.

Nick: Tra i tanti fumetti che hai realizzato ce ne sono tre che ti rappresentano molto come disegnatrice e come autrice : "Moll Flanders" del 1979 (testi di Antonio Tettamanti); "Venturina Veneziana" ( testi e disegni tuoi per L'Isola Trovata, 1980) e "Martina" (testi e disegni tuoi su Lupo Alberto Magazine a partire dal 1987). Dedica qualche parola e qualche ricordo per ognuno di questi.

Laura:   Cercherò di essere breve.
Moll Flanders, la prima esperienza libro non si scorda... quando ti trovi scritto effetto fisheye e non sai che è un tipo di obiettivo... ma poi sì e col tuo disegno ingenuo lo rendi a modo tuo... e la documentazione che era la parte più bella e l'amicizia nata con Antonio, dal lavoro. Ho trovato (sempre per la mostra) degli schizzi che mi rappresentano assai. Ma per metterti a fare un fumetto intero ti adatti a regole e guardi altri autori... peccato.
Venturina è Luigi Bernardi, il suo coraggio e affetto nell'offrirmi di fare un libro, a scatola chiusa! Mentre mi impegnavo, ci scrivevamo lettere (di carta! lettere!) mentre stava facendo il servizio militare!!!!! Venturina fu documentazione, appunti, discussione con Pratt che dette consigli. Che non seguii. E mettere nel fumetto tutti gli amici e le esperienze: il teatro, le compagne di Strix, le amiche e gli amici veneziani e milanesi, tra cui Fabio Visintin (come comparsa) e Antonio Tettamanti, trasformato in una cantautrice.
Unica incazzatura la copertina (non quella che avevo disegnato con gran sbatti), brutta, vuota e... rosa.
Martina ha una storia più complessa, non nasce su «Lupo Alberto Magazine», ma nel 1987 su «Ragazza In», settimanale per ragazzine che cambia direttrice, Nathalie Banas me la presenta Graziano Fradiani (e forse pure Bernardi), lavoravano nel gruppo Vogue. È con Graziano che nasce, siamo a un bar anni 80 milanese, tutto blu, molto movida carina, e gli racconto che vorrei fare una storia che parte da Roland Barthes e il suo Discorso amoroso. Assieme lo scomponiamo, per ridurlo a una cosa per ragazzini, povero Roland, diventa Frammenti di un percorso amoroso. Ogni capitolo di 4 pagine tratta un argomento, ogni pagina ha una parola chiave.
È un bel fumetto, datato. Ma la rivista chiude e dunque non avrà un seguito.
pochi anni dopo Francesco Coniglio, uno dei miei 10 lettori di Martina, me la chiede per il neonato «Lupo Alberto Magazine».
Lì la storia trova il suo pubblico più giusto (scoprirò poi come mie fan, l'illustratrice Marcella Brancaforte e la street artist MP5). Gli episodi sono tematici, ma il filo non è più l'amore, non solo, le amicizie, l'arte, l'identità sessuale, la moda, gli altri... la ricerca di se stessi. Anche i lettori sono partecipi e scrivono per la piccola rubrica annessa.
Martina finisce con un racconto mai pubblicato a causa della chiusura del giornale.
Questa cosa è già stata ricorrente negli anni precedenti: chiusure su chiusure: «Alter», «Orient Express», «Eternauta», «Dolce Vita» ecc ecc. fino alla scomparsa delle riviste.

Nick:  Nel 2001\2 disegni "Cuori Imbranati" il primo volume di "Come la Vita" (ed.Macchia Nera), il primo di due albi di una serie che ho amato molto, su testi del grande Carlos Trillo. Com'è stato per te lavorare su quella serie e sopratutto lavorare con uno come Trillo considerato uno dei migliori sceneggiatori al mondo?

Laura:  È stato bellissimo, ma non mi è piaciuto.
La serie, voluta da Francesco Coniglio, era nata con l'idea di un'uscita a fascicoletti all'americana, in edicola, diventata un progetto in 3 albi stesso formato ma più pagine (non uscì che così), pubblicata in Francia e nei paesi Baschi e Germania, dove vinse pure un premio, non vendette abbastanza da concludersi.
Lavorare con Carlos, che era già un amico, oltre che un eccezionale sceneggiatore, fu un'esperienza molto importante. Lui aveva stima in me e mi lasciava scombinare certe sue pagine, non molte, ma in cui mi sono divertita con soddisfazione. Era interessante leggerlo e confrontarsi, e scoprire come si lavora in Argentina, metodi diversi, e con la sua esperienza, ironia e creatività.
Ma io non ero adatta, mi sentivo stretta in una storia altrui, a me piace scrivere tanto quanto disegnare. Mi piace inventare metodi di racconto diversi.
Resta poi una cosa inconclusa e questo mi dà pena. Ogni tanto penso che vorrei darle un finale e magari pubblicarla in Argentina... chissà, trovando suoi appunti... sono ancora molto amica di sua moglie, la scrittrice Ema Wolf, e del figlio illustratore, Matias.

Nick:  Per La serie esce ancora solo il secondo volume intitolato "Allegro con Sfiga " del 2002\3 (ed. Coniglio) quello che mi ha sorpreso è che Trillo fino a quel momento era conosciuto come uno sceneggiatore padre di storie ciniche e dai toni cupi, invece "Come la Vita" è un racconto dagli umori delicati ed intimisti, quasi come se Trillo si fosse voluto coordinare con la leggerezza e raffinatezza del tuo tratto. Si è trattato di una scelta voluta? Vi siete coordinati o è stata una scelta più casuale?

Laura:   Non so, credo che Carlos, con Francesco, avesse pensato a una storia per adolescenti e avesse visto il mio Martina, ma ci sono temi cupi e mélò nella seconda parte... e personaggi reali, del mondo di Carlos. Autore che ha spesso mescolato ironia e leggerezza, anche se forse le storie più note da noi sono piuttosto cupe.

Nick:   Più in generale, per realizzare un buon prodotto quanto è è fondamentale l'interazione, e la collaborazione tra sceneggiatore e disegnatore?

Laura:  Non mi posso pronunciare troppo, credo sia fondamentale che lo sceneggiatore abbia una grande visione e la comunichi, ma anche che faccia partecipare in modo attivo il disegnatore. Se non c'è intesa e interrelazione, il prodotto sarà magari un ottimo prodotto, ma non un'opera, difficilmente ecco... io sto con la Nidasio: fare un fumetto da soli è più goduria... ma se in due ci si diverte, è bello e arricchisce tutti.

Nick: Parliamo adesso del lato tecnico del tuo lavoro: che tipo di carta utilizzi? Preferisci usare il pennino, il pennarello oppure preferisci utilizzare tecniche digitali? E quanto tempo impieghi mediamente per realizzare una tavola?

Laura:  Ho usato di tutto nella vita. parafraserei: «Ci sono voluti molti uomini per farmi chiamare Shanghai Lily» in «Ci sono voluti molti materiali diversi per farmi diventare Laura Scarpa» eheheh.
Pennarellini all'inizio, quando non sapevo, poi pennini e pennelli Winsor & Newton per le ombre, e china e carta ruvida, la Fabriano mi andava bene. Ruvida mi piace molto più della liscia.
Poi qualche Pantone negli anni 80, come tutti, e tanti Pastelli Derwent, diffusi da Mattotti per primo, direi. Poi di nuovo pennini e poi pennelli e pennelli sintetici e infine pennarelli con la punta pennello, ricaricabili, della Pentel, siamo ormai alle soglie del 2000, quando già coloro al computer, magari solo un secondo colore.
E adoro mescolare.
Prima i pennarelli con i pastelli, poi Ecoline con acquerelli ecc ecc.
E con il digitale oggi.
Faccio di solito a penna biro e acquerello i "caffè a colazione". Qualche ritocco al computer, a volte, o semplice pulizia dopo-scansione.
A volte mescolo montando e completando al computer, sia il tratto sia livelli di colore manuale, come nell'antologia La Vita inattesa o su Crisma #1.
Il fumetto War Painters, invece, è tutto digitale (Photoshop) fin dagli schizzi, perché nasceva per il web (la rivista Aces Weekly) e mi sembrava logico, naturale..
Ah, e in Martina ho usato tanto il collage!
Il collage e la mescolanza, anche di stili, sono direi un mio tratto caratteristico.




Nick: Veniamo ora alla Laura Scarpa direttrice di riviste. Dal 2002 dirigi la rivista "Scuola di Fumetto" da te fondata ed inizialmente edita da Coniglio. "Scuola di Fumetto"una pubblicazione dedicata al mondo del fumetto ma sopratutto su come fare i fumetti e che fornisce insegnamenti in merito. "Scuola di Fumetto" colmava indubbiamente una lacuna del mercato, ma quali erano state le motivazioni che hanno portato alla sua creazione?

Laura:  Le motivazioni me le diede Coniglio, voleva una rivista che fosse anche un corso, ma non con un percorso rigido, lezioni libere, a loro modo. Era un'intuizione geniale. La seguii solo in parte e ci sono stati cambiamenti nel percorso e spesso è difficile far dire agli autori i loro metodi di lavoro... forse poi non è sempre importante. Ma vorrei che tornasse maggiormente a svelare le tecniche, le scuole, le scelte editoriali, oltre che a far conoscere gli autori e a dare anche dei tagli critici meno noti.

Nick:  Su "SdF" sono apparse molte interviste a professionisti del settore, molto spesso ne sei stata tu l'autrice, dal momento che l'argomento interviste m'interessa molto (risata malefica e maliziosa al tempo stesso) quali sono state le più difficili -anche per le condizioni in cui si svolgevano, quali ti |vi hanno dato maggiori soddisfazioni e quali invece ti risulta siano state accolte meglio dai lettori.

Laura:  Oggi sempre più cerchiamo di avere interviste scritte, e questo ci facilita. Si tratta poi di tagliare o approfondire, ma il pensiero dell'autore è ponderato e non dà adito a polemiche o a concetti confusi.
Devo dire che le interviste che più mi hanno dato soddisfazione sono quelle (a voce) agli autori stranieri, in particolare francesi, con i quali il discorso diventa sempre più ampio e generale, stimolante. Questo accade quasi con tutti, da Hermann e Bluch, da Baudoin a Bastien Vivès, immagino sia per la loro abitudine a confrontarsi con giornalisti intelligenti e un pubblico preparato.
La più meravigliosa da sbobinare (ne facciamo sempre anche parecchie a voce), fu quella a Sergio Staino, vari anni fa... maledetti toscani, parlano sempre meravigliosamente, con frasi perfette che non gli cambi neanche una virgola... mi pare che pure Gipi, infatti....
Alcune restano deludenti per la poca reattività dell'intervistato, aldilà delle domande poste, Max Bunker fu una spina nel fianco all'intervista di Andrea Leggeri, critico esperto e appassionato... e deluso.



Nick:   Uno degli appuntamenti più attesi dai lettori di"SdF" è l'angolo in cui pubblicate una breve storia (3\4 tavole) a fumetti di un autore debuttante. Di tutti i giovani da voi ospitati quali ricordi con più piacere, quali e quanti hanno poi proseguito la carriera. Puoi farci qualche nome in proposito?

Laura:  È uno spazio cui tengo e che ha portato "bene" a molti, sono troppi... te ne dico solo alcuni tra i primi anni: Baronciani era già lanciato, ma pubblicammo per primi Rocco Lombardi, Francesco Poli, Valeriano Elfodiluce, Mabel Morri, Oscar Celestini, Stefano Ratti, Michele Benevento, Gigi Cavenago, Elena Mirulla, Checco Frongia Carlo Rispoli, Francesca Follini... tanti e di tanti generi diversi... anche Angela Vianello, Paolo Castaldi, Marco Galli, il Cius... nell'ultimo numero abbiamo un nome che si farà notare, ne sono sicura, Camilla Neri, che fece il nostro primo corso online per giovanissimi, e non perdetevi anche l'accoppiata del prossimo (#111).

Nick:    A seguito del fallimento dell'editore Coniglio fondi nel 2011\12 l'associazione Culturale Comicout che rileva "SdF". Introduci le attività di ComicOut ai lettori di Nocturnia?

Laura:   Già da tempo sentivo l'esigenza di seguire delle mie idee personali, senza mettere in difficoltà altri editori. L'Associazione nasce mentre Coniglio chiude e rileva, come dici, «Scuola di Fumetto», la collana Lezioni di fumetto, da me ideata e diretta, e i 3 volumi di Valentina Mela Verde, di cui si stampa in quel momento il quarto e conclusivo.
L'idea di ComicOut , nata da me e dalla collaborazione di altri soci, è quella, sin dall'origine, di promuovere un fumetto di qualità, e di renderlo comprensibile e noto al pubblico non specializzato e a quello appassionato.
Da questo una serie di libri di manualistica, saggistica, informazione e gli Art Book, come quelli di Gipi e di Cavazzano, ora in uscita il volume dedicato ad Aldo Di Gennaro. In questo campo c'era e c'è poco e riteniamo che, assieme alla rivista «Scuola di Fumetto», stiamo facendo un buon lavoro di informazione di critica, che parte dalla conoscenza vera nel fumetto.
D'altra parte anche il fumetto, inteso come fumetto interessante, fumetto d'autore, chiamalo graphic novel se vuoi, è stato subito per noi importante, sia nel recuperare opere disperse, come quelle di Grazia Nidasio, Mino Milani, ma anche Anna Brandoli& Renato Queirolo, o di Iris De Paoli, sia lavori nuovi, che parlano con forza del nostro tempo. Fabio Visintin ha avuto molti importanti premi con il suo Natali Neri, e anche La Fiaba Definitiva ha colpito per originalità. Pubblichiamo anche strip e storie che usano l'ironia in modo critico, oltre che divertente. Dopo le storie di Toby, di Grégory Panaccione, e L'Italia spiegata agli Alieni di Stefano Tartarotti, stiamo per presentare Joshua Held, un grande della vignetta, ben noto online.
Con Lou Lubie, e il suo La mia Ciclotimia ha la Coda Rossa, stiamo guardando a una fiction che racconti anche informazione, che possa informare e aiutare. Il libro viene consigliato e utilizzato da psicoterapeuti e psicanalisti ma lo leggono anche i ragazzini di 10 anni, una grandissima conquista!
Lo spazio per i ragazzi ci interessa, in quest'ottica, ma stiamo ancora calibrando meglio come svilupparlo.
Noi da anni abbiamo una scuola online di fumetto, illustrazione, sceneggiatura. È un lavoro che ci dà molta soddisfazione e raggiunge chi vuole imparare per lavoro o solo per piacere, ma abita in provincia, o ha poco tempo causa studi o lavoro, o chi ha diverse problematiche nella vita.

Nick:  Pur tra le mille difficoltà del mercato (che conosciamo bene e sulle quali torneremo nelle prossime domande) "SdF" ha abbondantemente superato le 100 uscite,traguardo non certo facile per una rivista specializzata. Che sensazioni provi e quali sono stati i numeri ed i momenti migliori (e anche quelli peggiori). Se poi volessi darci qualche dato....

Laura:   Posso essere sincera? Tanta fatica. Il desiderio di trovare sponsor e collaborazione per farla meglio e con maggior puntualità è tanto. Ma la rivista è un vero grande legame tra l'essere lettori e l'essere aspiranti autori, tra le nostre pubblicazioni e la nostra scuola, è la rivista che, se vuoi, crea l'unità di ComicOut.

Nick:   Un' altra rivista da te diretta,sempre per Coniglio è stata ANIMAls, nata nel 2009 e purtroppo chiusa. ANIMAls ha rappresentato uno degli ultimi tentativi seri di provare a pubblicare una rivista-contenitore di fumetti. Su A. avete pubblicato autori internazionali come i francesi Bastien Vives ed Emile Bravo ed italiani (cito tra tutti Fabio Visintin). Quali erano stati - secondo te - i pregi e i difetti di questa rivista ? Cosa ha funzionato e cosa invece no?

Laura:  Sono convintissima che oggi funzionerebbe meglio. Nel 2009 il graphic novel nasceva e si cominciava ad affermare. I lettori conoscevano Gipi e poco altro. Oggi gli autori noti sono tanti, alcuni venuti proprio da quelle pagine, Cattani e Panaccione per dire solo due nomi... L'editore poi era in un periodo di declino economico, si fecero salti mortali... poi si chiuse. Una rivista è un progetto costoso.
Oggi che rinasce Linus sotto la guida di Igort, potrebbe essere un nuovo Animals, o potrebbe un nuovo Animals affiancarlo. Molti lettori lo aspettano e mi chiedono, un progetto di rilancio si era iniziato. L'edicola però è sempre più complessa, come spazio, e le previsioni che la riguardano fanno pensare che le difficoltà di una rivista possono esulare dalla sua natura, guardando domani, ma dai maledetti punti di diffusione...

Nick:  Per Comicout,  e per altri editori, hai curato diversi saggi ed opere di divulgazione del fumetto. Due in particolare m'incuriosiscono, si tratta di "Praticamente Fumetti" e "L'Arte della Sceneggiatura". Ce ne vuoi parlare?

Laura:  Ti parlerei di "Praticamente Fumetti" e di "Fumetto Facile" piuttosto. L'Arte della Sceneggiatura fu una bella raccolta di interviste a sceneggiatori, uscite su SdF e ricche di esempi.
Gli altri due invece sono due veri manuali, unici di genere in Italia. È un dato di fatto, poiché gli altri libri che insegnano fumetto o sono mero gioco o sono legato al disegno e alla sua tecnica, soprattutto per il manga.
In questi volumi invece ho sempre affrontato il disegno ma, prima ancora, la narrazione per immagini. Quindi aspetti tecnici grafici e la sceneggiatura, fino alle basi dell'autoproduzione e promozione.
Il primo uscì in una prima versione mi pare nel 2001, per ComicOut l'ho rivisto radicalmente per quello che riguardava aggiornamenti e nuove tecnologie e comunicazione, ma la cosa bella e che mi ha motivato (siamo alla seconda ristampa) è che chi l'ha letto tanti anni fa, spesso torna a ringraziarmi perché lo ha usato e lo usa ancora per insegnare, o perché è diventato un professionista e il libro gli è stato utile.
Il nuovo Fumetto Facile, si rivolge a un target più basso, scuole medie e superiori, e pur inserendo più immagini e maggior senso ludico, mantiene una serietà nell'impostazione e nelle informazioni. Sto lavorando a quello per più piccoli e a uno per primi passi.

Nick:  Da anni, anzi da sempre si parla della crisi del fumetto in Italia Dal tuo punto di vista qual è lo stato di salute del settore e cosa si potrebbe fare per riportare nuovi lettori al settore?

Laura:  Ne parlavamo in questi giorni al Comicon e io ci ripensavo, ricordando gli anni 70 e inizio 80. Si sta gonfiando un'iperproduzione, un'enorme bolla, che non sta più aumentando tanto i suoi lettori (anche perché sono lettori monomaniacali, non trasversali), e questo rischia il botto, se non ci si ragiona assieme.
Per lettori monomaniacali intendo che, se i lettori di manga sono stati sempre accusati di leggere solo manga e non badare ai fumetti occidentali, quelli di Sio leggono (anzi, guardano in video) quasi solo Sio, ma non solo, anche quelli di Zerocalcare – stranamente – sono spesso specifici e guardano poco oltre... e sicuramente il discorso vale per altri. Se non c'è passaggio di curiosità e lettura, se ci troviamo dei fan invece che dei lettori, la bolla farà un botto più forte.

Nick:  Domanda più personale: un'artista e una direttrice donna di riviste affronta difficoltà maggiori rispetto ad un suo collega uomo? Nel caso specifico, quali sono state -se ci sono state- le tue difficoltà nell'ambiente?

Laura:  Non mi pare. Diciamo che non me lo sono mai sentita pesare. Anzi, se vuoi agli inizi, l'anomalia di essere tra le pochissime donne faceva simpatia... Non so quanto, sotto sotto, si vedesse con maggior criticità quello che facevano le autrici. Ma non mi sembra di averlo colto mai nemmeno verso Cinzia Ghigliano, Anna Brandoli, Francesca Ghermandi o Gabriella Giandelli, per dirne alcune a me più o meno vicine d'età.
Come direttrice Fulvia Serra forse ebbe un rincaro di critiche per essere donna e dunque più etichettabile... ma in generale no.

Nick:  Sei stata e sei disegnatrice, sceneggiatrice, direttrice di riviste, curatrice di libri ed antologie ed insegnante. Quali di queste attività preferisci? Oppure per te rappresentano facce diverse dello stesso processo creativo?

Laura:  Ma sì, io sono un collage, come dicevo prima. Mi diverto a far tutto, anche una rubrica di cucina, un'impaginazione, o la pulizia e il restauro di un disegno altrui... certamente se dovessi scegliere solo una cosa, mi sento autrice, non disegnatrice. Mi piace creare storie e inventare anche dei modi diversi di raccontarle. Frugando nel mio passato, in funzione della mia mostra al Comicon, ho rivisto delle storie che avevano delle soluzioni narrative molto interessanti... in questo credo di essere brava e di aver poco sfruttato o fatto conoscere questo aspetto.

Nick:  Hai un tuo blog personale, "Caffè a Colazione", ti va di parlarcene?

Laura:  È una cosa cui sono molto legata. È nata quasi 10 anni fa (li compie il 2 settembre), dall'esigenza che avevo di disegnare con maggior continuità. Nell'ultimo periodo di «Blue» e con le storie per i Kappa, poi portate nel volume Amori Lontani, mi sentivo stretta in me stessa. Non trovavo più il mio segno e facevo fumetti di 15 pagine in pochi giorni e infilati in lavori redazionali pressanti, dopo magari mesi di immobilità. Non ero per nulla soddisfatta di come disegnavo.
Così ho deciso, ispirandomi anche al blog di Makkox e parlandone con lui, di fare un disegno al giorno, una specie di diario, disegno-annotazione, pensiero grafico.
Lo consiglio a tutti, ormai, fate un disegno al giorno, un disegnino. Ma fatelo concentrandovi.
Ogni disegno deve essere un'idea, una sensazione... non fatto a buffo.
All'inizio usavo pennello e pochi tratti veloci, con parole inserite, un'annotazione. Poi mi accadde di disegnare più quello che vedevo, cose strane, personaggi del presente o della memoria, scene... sempre più a penna biro e colori... e infine usai anche Alice, interpretando il mio presente nelle frasi di Lewis Carroll...
Ogni tanto ho seguito dei piccoli temi, a più riprese, ho raccontato cose mie, quasi sempre, senza che fossero confessioni o diari troppo personali, ma atteggiamenti che interessassero anche gli altri. Il feedback di tumblr fu straordinario. So che oggi ha perso la sua forza, ma è stato uno dei social più eleganti e liberi. Ancora oggi, anzi, per ora ancora, anzi, è senza censura. Anche se non mi riguarda, la trovo una cosa molto bella.
Caffè a Colazione è diventato importante nel mio rapporto con le persone, i lettori... ma mi ha anche fatto crescere molto nel disegno.

Nick:  Sbaglio o in questi mesi sono uscite tue nuove pubblicazioni?

Laura:  È appena uscito War Painters, un mio libro a fumetti, dopo diversi anni (per l' Italia, visto che in Francia è uscito l'anno scorso il mio Sous les étoiles, che raccoglie storie fatte per Blue), è un libro abbastanza anomalo. Completamente disegnato in digitale, perché le due prime storie sono uscite sulla rivista digitale in lingua inglese Aces Weekly, diretta da David Lloyd, che mi chiese di collaborare in un momento in cui avevo in mente un libro sulla Prima Guerra Mondiale e sulla guerra in generale. Il tema si è poi sviluppato in una direzione particolare, che dà il sottotitolo al volume "Come l'arte salva dalla guerra", ossia: l'arte può salvarci? La risposta la lascio al lettore, la mia è amara, ma anche sentimentalmente legata a chi cerca in modo personale o collettivo di superare l'orrore, riflettendo, aiutando, mantenendo la memoria. Le prime due storie sono legate a pittura e scultura, la terza, basata su un episodio vero, alla canzone.
Il libro ha un'appendice ricca di documentazione, che mi pareva parte integrante delle mie storie.


Nick:  A parte questo, quali sono i progetti e programmi futuri tuoi personali e anche per quello che riguarda "Scuola di Fumetto? Puoi darci delle anticipazioni?

Laura:  Per Scuola di Fumetto stiamo pensando da settembre a qualche articolo più didattico, anche se sempre molto liberamente inteso, e a una uscita in meno della rivista classica, che d'estate ha sempre qualche problema a causa delle chiusure e aperture delle edicole, con magari un numero speciale, cui stiamo lavorando.
Come casa editrice stiamo per pubblicare diversi titoli francesi molto interessanti, per l'autunno, e una nuova piccola collana di saggi agili, guide e libri di consultazione per capire meglio il fumetto e scoprire nuove letture e curiosità- Si chiama Siamo Saggi e apre con una guida ai giovani critici scritta da Boris Battaglia.
Inoltre ora sono in uscita uno splendido artbook su Aldo Di Gennaro, un grande maestro, e È stato bello con le vignette di Joshua Held e i suoi Nasoni.
Per il 2019 penseremo anche ai più giovani.


Nick: Bene, è tutto. Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e ti saluto rivolgendoti la classica domanda finale di Nocturnia: c'è una domanda a cui avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Laura Scarpa:  Sai, hai affrontato davvero tutto, grazie, perché questa intervista è molto ricca e stimolante. Una cosa non abbiamo toccato, ma l'insegnamento è stato qualcosa che mi porto avanti da quando avevo 25 anni e credo sia bene parlarne. Ho avuto allievi molto diversi e che oggi lavorano in diversi campi, ti posso nominare solo una manciata tra quelli che sono amici o sento ancora di frequente e sono nel campo, ma sono tantissimi di più: Lorena Canottiere, Officina infernale, Katia Centomo, Joseph Viglioglia, Francesco Frosi, Stefano Voltolini, Luca Bertelé, Carlo Recagno... fino a Martoz e – del gruppo Crisma Gemma Vinciarelli e Emma Verdet.
Molti si chiedono se le scuole di fumetto servano. In fondo prima non c'erano e nascevano grandi autori. Io credo non siano indispensabili, ma sono utili, stimolanti. Fungono da supporto non solo tecnico, come una volta agivano gli studi in cui si andava a bottega. Ecco, per questo noi abbiamo la scuola online, e ci sono già degli autori che ne sono emersi o stanno producendo. Ne sono fiera e credo che sì, l'arte l'abbiamo dentro, ma il fumetto come il resto lo si impara, in percorsi personali che incrociano insegnanti, la vita e altri compagni di viaggio.

BONUS CARD: BIOGRAFIA LAURA SCARPA 

Nata a Venezia nel 1957. Abita per molti anni a Milano, oggi vive e lavora a Roma. Nel campo del fumetto ricopre diversi ruoli, infatti ha una lunga e prolifica carriera nelle vesti di autrice di fumetti, disegnatrice, direttrice di riviste ma anche di insegnante. Nel febbraio 2012 fonda l’Associazione Culturale ComicOut, che si occupa della diffusione e dello studio del fumetto. Sin dalla fondazione avvenuta nel 2002 è la direttrice della rivista cartacea “Scuola di Fumetto”che ha appena superato le 110 uscite (in passato ha diretto anche le riviste “ANIMAls” e “Blue”) È autrice delle serie Sara dai capelli blu, Sabato in jeans, Martina. Tra le sue opere pubblicate citiamo: Moll Flanders, su sceneggiatura di Antonio Tettamanti, Venturina Veneziana, Come la vita, realizzato insieme a Carlos Trillo, Cuori di carne e Amori lontani (Kappa Edizioni), il recente War Painters e il libro illustrato Caffè a colazione (Coniglio Editore, 2011). L'artista ha inoltre scritto diversi saggi sul fumetto, tra cui: Praticamente Fumetti e  L’arte delle sceneggiatura. 

14 commenti:

MikiMoz ha detto...

Interessantissima intervista, complimenti Nikke e complimenti Laura.
SdF... ne ho qualche numero, ho anche Scuola di Manga :D
Rivista che davvero ha un suo perché.
Ma cos'era successo di preciso con Max Bunker? XD
Quanto a ANIMAls, penso anche io che oggi funzionerebbe molto di più: uscì probabilmente nel momento peggiore per i fumetti e le riviste, mentre oggi il fumetto è tornato in auge (Zerocalcare e simili), io un pensierino lo farei davvero, puntando molto anche ai contenuti, come negli anni '70 e '80.

Moz-

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Intervista interessante e anch'io faccio i complimenti a Laura.
Saluti a presto.

Nick Parisi. ha detto...

MikiMoz
Sinceramente ignoro cosa sia successo con Max Bunker, quel numero mi manca. Però posso immaginare che abbia risposto a monosillabi.
Perché lo immagino?
Perché anni fa lessi delle dichiarazioni dello stesso Bunker con le quali il grande Max sosteneva di non amare molto le interviste e di averne concessa una a Fumo di China dopo molte insistenze e di avere risposto solo il minimo sindacale, quel tanto che basta per non lasciare in bianco le risposte.
Quindi suppongo che sia avvenuta la stessa cosa anche con Scuola di Fumetto.
Ciao!

Nick Parisi. ha detto...

@ Cavaliere oscuro del web
Grazie anche a nome di Laura Scarpa

Ivano Landi ha detto...

Mi sa che nel mio piccolo ho contribuito anch'io alla fine dell'epoca delle riviste... Alter Alter, Frigidaire, Linus, Il mago... le compravo tutte, poi pian piano, sul finire dei '70, le ho mollate una dopo l'altra.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Io sono incuriosito dal nuovo corso di Linus con Igort direttore. Penso che qualche numero lo comprerò.

Ariano Geta ha detto...

Interessante, mi ha fatto rivivere un po' della mia infanzia e adolescenza.
E anche collegamenti col presente, visto che "Angela Vianello" che cita come una delle esordienti della rivista ora è la disegnatrice preferita di mia figlia :-)
Più in generale, la rivista potrebbe interessare proprio mia figlia che vorrebbe disegnare fumetti.

Emanuele Di Giuseppe ha detto...

Rodari è il mito della mia infanzia.
Bei tempi gli anni 70 in questo campo, da come li descrive.
Sulla risposta dell'interazione tra sceneggiatore e disegnatore mi trova più che d'accordo. Coi comics americani, in cui ci sono artisti di tutto il mondo, molti italiani, non sempre si confrontano con gli scrittori, la casa editrice commissiona 20 pagine da disegnare sulla base di una sceneggiatura già scritta... spesso si nota questa mancanza.
Riguardo la crisi del fumetto un ottimo punto di vista dal quale non avevo mai visto, che rispetto dato che è di una del settore e non del solito professorino da internet che si auto elegge ad esperto.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Quando tua figlia si sentirà pronta convincila a mandare dei suoi disegni alla rivista. Chi lo sa che un domani tra i prossimi debuttanti di "SdF" non ci possa essere anche lei?
Te lo auguro di cuore.

Nick Parisi. ha detto...

@ Emanuele Di Giuseppe
Io ero un bambino negli anni 70 e ti posso confermare - per quello che ricordo - che fu un periodo meraviglioso e ricco di stimoli anche per chi era piccolo. Fu davvero un momento pieno di possibilità....magari però è solo la nostalgia che mi fa parlare cosi... ;)
Rispetto alla crisi del fumetto e al calo di lettori come hai visto è un argomento che mi interessa molto per questo motivo domando spesso il parere degli operatori del settore e Laura Scarpa mi ha dato davvero ottimi argomenti su cui pensare e riflettere.
Ciao!

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Intervista splendida!
Ammiro da sempre Laura Scarpa, che oltre ad essere una delle presenze fondamentali del fumetto italiano (e non solo) è anche una persona straordinariamente gentile! (cosa che nel mondo del fumetto italiano è tutt'altro, tutt'altro che scontata...).
Complimenti a te Nick per come hai condotto l'intervista, veramente piena di stimoli e di punti interessanti; è inoltre evidente che la stessa Laura Scarpa l'abbia apprezzata molto. Complimenti di tutto cuore!
A presto

Nick Parisi. ha detto...

@ Fumetti di Carta (Orlando Furioso)
Ciao amico mio! Bentornato su Nocturnia! Come va? :D
Scusa il ritardo nella risposta ma il mio Pc è andato in carsh e ti sto rispondendo con l'apparecchio di mia moglie.
Per quanto mi riguarda- e tu me lo confermi-Laura Scarpa è una di quelle presenze fondamentali del fumetto italiano, credo che abbia fatto più lei di tanti auto-nominati "maestri"ed è stato un vero piacere intervistarla, io come sempre le ho fornito gli imput ma il vero merito va a lei che ha dato delle risposte davvero stimolanti.
Grazie delle belle parole, io non so dirti quanto mi faccia piacere ritrovarti.
A prestissimo!

Marco Lazzara ha detto...

Dall'intervista mi sembra emerga che il mondo del fumetto sia in un momento di profonda metamorfosi. Per quanto riguarda la crisi del fumetto, secondo me bisogna anche essere specifici: ci sono fumetti (vedi Dylan Dog) che non ha saputo tenere il passo coi tempi, e quando poi l'ha voluto fare (forzatamente) il risultato è stato più deludente delle delusioni che già dava prima.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Mi hai fornito degli spunti utilissimi per un futuro post. Grazie di cuore!

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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