LO STRANO CASO DELLA DECAPITATA DI CASTEL GANDOLFO -Seconda Parte

La prima parte è uscita QUI.

Attenzione: i contenuti e le immagini molto forti presenti in questo articolo potrebbero offendere la sensibilità dei lettori. 


"La mente ama l’ignoto. Ama le immagini il cui significato è ignoto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto."
René Magritte.

"Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo."
Lucio Anneo Seneca.

Mentre carabinieri e volontari dragano -senza alcun successo- il lago alla ricerca della testa della scomparsa, vengono resi noti i risultati della seconda autopsia.
L'esame dimostra che la donna aveva una età molto più alta di quella inizialmente ipotizzata, molto probabilmente la defunta era circa sui trent'anni.
In quanto alle ovaie mancanti, se il primo anatomopatologo aveva sostenuto con convinzione che queste ultime fossero state asportate con una tecnica degna di un professionista, il secondo medico dichiara che invece si è trattato"di un atto di bassa macelleria".
Gli inquirenti che già si erano orientati ad investigare nell'ambiente dei medici e dei chirurghi si vedono costretti a cambiare tutta la metodica d'indagine.
L'unica cosa che viene confermata è la data della morte della donna,e cioè il 5 di luglio del 1955 cinque giorni prima che l'infelice Antonio Solazzi rinvenisse il cadavere senza testa.
Oltre al fatto che molto probabilmente la donna ancora senza nome sia stata costretta ad abortire poco prima della morte.

A quel punto -dopo due settimane di indagini- tra gli inquirenti qualcuno si ricorda dell'orologio rimasto sul polso della vittima.
Viene fuori che si tratta di un esemplare costoso, un orologio d'oro marca Zeus.
Un esemplare raro.
Talmente raro che solo 150 copie di quel modello risultano essere state vendute per tutto il territorio di Roma e provincia.
Lo stesso inquirente rimasto senza nome ha l'idea di chiedere ai gioiellieri della capitale la lista dei nomi di tutti gli acquirenti dello stesso modello.
E poi di confrontarlo con le denuncie delle scomparse avvenute nella stessa zona.
Alla fine di questa indagine i carabinieri ritengono di aver individuato il nome giusto.
Una domestica chiamata Antonietta Longo, potrebbe essere la persona giusta.

-STORIA DI UNA CAMERIERA.


La ricerca risulta estremamente complessa anche per un altro particolare, i decenni a cavallo tra il primo dopoguerra e i primi vagiti del boom economico sono anni di profonda trasformazione per la Capitale d' Italia.
Nel 1955 per certe cose Roma è ancora un enorme paesone con le sue borgate, le sue viuzze strette e sporche e le sue tradizioni. Ma per certe altre cose, la città diventa ben presto lo specchio della progressiva industrializzazione ed inurbazione del paese, con le periferie che crescono sempre di più.
Con tutte le contradizioni conseguenti che ne derivano.

La Città Eterna diventa così anche meta di una sempre crescente emigrazione di massa. Giungono tanti disperati, tutti con i propri sogni. Primo tra tutti quello di sfuggire ad una vita di miseria.
Quanti di questi sogni verranno effettivamente realizzati? Quante di queste speranze andranno deluse?
Anche questa è una risposta piena di contraddizioni.

Quello che conta ai fini di questa nostra ricostruzione storica è che una buona fetta di questa immigrazione è rappresentata da tante, tantissime giovani donne che partono sole verso la Capitale.
Si tratta di ragazze meridionali certamente, ma anche venete e friulane. E' un vero e proprio esercito costituito da ragazze di tutti i tipi.Alcune tra loro partono col miraggio di diventare ben presto le future Stelle cinematografiche di Cinecittà, molte altre si muovono col più modesto obiettivo di ottenere un lavoro come cameriera.
Le più fortunate di questo esercito non ufficiale finiranno davvero per lavorare come cameriere presso famiglie più o meno accoglienti.
Tutte le altre alimenteranno il mercato della prostituzione.


Antonietta Longo è una delle fortunate.
Originaria di Mascialuga, un piccolo paesino della provincia di Catania, Antonietta ha lasciato la Sicilia già da diversi anni per lavorare come domestica (o come "servetta" come si usa dire in quel periodo) presso la famiglia di un funzionario  del Ministero dell'Agricoltura, un certo Cesare Gasparri.
La vita di Antonietta Longo sembra senza ombre, anonima perfino: grande lavoratrice, nessuna discussione o polemiche con i datori di lavoro, qualche storiella d'amore senza importanza.
Non sembrerebbe certo il tipo di persona che finisce per diventare protagonista delle pagine della Cronaca Nera.
O vittima di un Crimine.

Basta scavare un poco più a fondo però e quella parvenza di normalità mostra le prime crepe, tanto per cominciare tra le passate relazioni della ragazza si scoprono diversi esponenti della piccola criminalità romana, spesso si tratta di delinquentelli di mezza tacca pronti però a (quasi) tutto pur di sfruttare l'ingenuità ed i risparmi delle donne arrivate dalla provincia.
C'è anche da dire che -dopo averli conosciuti un poco meglio - Antonietta Longo ha poi sempre allontanato uno dopo l'altro tutti questi -poco raccomandabili- accompagnatori.

Qualcosa però doveva essere cambiato negli ultimi periodi: secondo le testimonianze della famiglia Gasparri e di alcune amiche, la giovane sembra spesso preoccupata o addirittura nervosa, se prima la ragazza tendeva ad essere molto oculata nelle spese ora Antonietta pare avere continuamente problemi economici. La donna comincia  anche a truccarsi molto di più ad avere più attenzione per il proprio abbigliamento. L'acquisto dell'orologio Zeus avviene proprio durante questa fase.
Poi improvvisamente verso fine giugno, Antonietta Longo chiede un mese di ferie per raggiungere la Sicilia per visitare la propria famiglia.
In Sicilia però Antonietta Longo non ci arriverà mai.
Scattano le segnalazioni sia da parte della famiglia Longo da Mascialuga che da quella di un preoccupatissimo Cesare Gasparri perplesso dal cambiamento di abitudini di quella giovane donna che credeva di conoscere da molti anni.
Le analisi delle impronte digitali confermano tutte le ipotesi: Antonietta Longo è la Decapitata di Castel Gandolfo.
Come ulteriore conferma Concetta Longo, una delle sorelle di Antonietta si precipita a Roma per effettuare il riconoscimento ufficiale del cadavere.
Bastano pochi minuti per il riconoscimento ma le condizioni del corpo della sorella finirà per devastare la già debole psiche della ragazza.
Nel 1957, dopo nemmeno due anni dagli eventi Concetta Longo morirà per i postumi di un esaurimento nervoso, seconda vittima di questa triste Storia.

- L'ULTIMA LETTERA.


Le indagini intanto continuano.
E continuano a scoprire nuovi segnali che qualcosa di strano stava andando avanti da tempo nella vita di Antonietta Longo.
Tanto per cominciare il direttore della Banca dove la donna era cliente da anni, rivela che il giorno 14 marzo del 1955 Antonietta ha chiuso precipitosamente il suo conto prelevando tutti i risparmi di una vita: 213.120 lire.
Una cifra di tutto rispetto per quel periodo.

Il 4 aprile Antonietta lascia la sua valigia al Deposito Bagagli della Stazione Termini, il
24 dello stesso mese ne compra un' altra.
Come se dovesse servire ad una seconda persona.
Inoltre subito dopo aver lasciato la casa della famiglia Gasparri la donna passa diverse notti in una pensione dalla fama equivoca.
Non si riesce però a sapere se la donna sia sola o in compagnia.
Succede anche qualcosa d'altro.
Qualcosa di straziante.

A Mascialuga provincia di Catania arriva una lettera.
L'ha scritta Antonietta. Il 5 di luglio.
Poco prima di scomparire.
Grazie ai soliti ritardi delle Poste è come se la donna comunicasse dall' Oltretomba.
Nella lettera, una confusa ed emozionata Antonietta Longo rivela alla famiglia di aver conosciuto un uomo e di esserne perdutamente innamorata.
Ancora più significativa la riga finale della missiva:
"Fra poche ore sarò sua. Spero di sposarlo e di darvi la gioia di un nipotino"
Ma Antonietta Longo non è la protagonista di una fiaba ed il lieto fine non arriverà mai.

- L'AMORE CRIMINALE.

La lettera però non procura però un nuovo impulso delle indagini. Tutti quanti hanno ormai compreso che la domestica si è allontanata a causa di un uomo e che con questo stesso uomo ha probabilmente trascorso le sue ultime ore di vita.
Eppure non si fa più di tanto per cercare quest'uomo ancora senza nome.
Il motivo, triste ma semplice, è presto detto: negli anni del dopoguerra di delitti a sfondo passionale ce ne sono a decine, il più delle volte questi avvengono con modalità ancora più efferate di quanto finora narrato. Superato il primo momento di grosso interesse presso il pubblico quello di Antonietta diventa solo un nome ed un caso minore in mezzo a decine di altri.
Le indagini procedono sempre più stancamente ed in maniera sempre più confusa.

Diverse testimonianze arrivano anche da Castel Gandolfo, molti abitanti del luogo sostengono di aver visto Antonietta Longo poco prima di morire su una barca in compagnia di un uomo mai visto prima,sempre in compagnia di un uomo entra nella bottega di un sarto per comprare vestiti costosissimi. Qualcosa di più giunge dalla cassiera di un bar della zona che si dice convinta di aver parlato proprio con Antonietta, la domestica le avrebbe chiesto di poter effettuare una telefonata all'interno di quel Bar. La ragazza riesce anche a carpire un nome ma non anche il cognome.
Il nome della persona chiamata da Antonietta sarebbe quello di un certo Antonio.
Certo tra le passate frequentazioni della ragazza risulta esserci anche un Antonio, un giovane impiegato del Ministero dell' Agricoltura, l'uomo verrà anche interrogato ma senza risultati.
Ed il raffreddamento di questa pista comporta praticamente la chiusura ufficiosa di tutte le indagini in merito.

Il caso verrà riaperto più volte nel corso degli anni.
Nel 1957, un detenuto di Regina Coeli scrive una missiva alla Procura romana, con la quale denuncia un suo congiunto, un certo Giuseppe Bucceri di essere l'assassino di Antonietta Longo. Secondo la denuncia Bucceri nel corso sarebbe un truffatore abituale e le sue prede preferite sarebbero state quasi esclusivamente giovani donne sedotte e derubate di tutti i risparmi con la promessa di un matrimonio riparatore. Lo stesso Bucceri si sarebbe vantato con gli amici di aver minacciato di tagliare la testa una di queste sue vittime che voleva denunciarlo.
Si verifica la testimonianza, stavolta con un minimo di convinzione in più, ma ancora una volta il caso si arena.
Giuseppe Bucceri viene escluso dalle indagini e torna così nell'anonimato.

- IL "BELL'ANTONIO".

16 anni dopo altre due lettere, anonime stavolta, scompigliano le carte e riaprono per l'ultima volta i giochi.
Ritorna prepotentemente in gioco un antico nome.
L'ignoto compilatore narra una storia interessante: Antonietta Longo sarebbe stata legata ad un uomo sposato, un pilota di nome Antonio, che per "arrotondare" non disdegnava di praticare attività come contrabbando e piccole truffe. L'uomo avrebbe obbligato la donna a subire un aborto clandestino (gli unici praticati in quel periodo) ma qualcosa sarebbe andata storta e la Longo sarebbe morta a causa di una grave emorragia interna.
Il resto sarebbe stato conseguenziale, lo sconosciuto "Antonio", per evitare grane avrebbe asportato le ovaie della defunta, infierendo sul corpo con delle coltellate per far pensare all'opera di un pazzo.
La Testa?
Staccata e poi disciolta nell'acido per non far riconoscere troppo presto l'identità della vittima.
Tanti indizi ma nessuna prova.
Molte ispirazioni ma nulla che possa essere portato in Tribunale.
Certo, si indaga ancora una volta, si cerca, vengono interrogati alcuni aviatori ma anche in questo caso non si approda da nessuna parte.

Quello di Antonietta Longo diventa l'ennesimo fascicolo lasciato a prendere la polvere all'interno di un archivio, contemporaneamente il suo caso si trasforma nel paradigma di una certa deviata e malata tipologia di rapporti umani.
Quelli che sognano solo di essere amati ma che finiscono semplicemente per essere usati.
Ma anche di quelli che dopo non ricevono giustizia. 
E da qualche parte forse un certo "Antonio" è ancora in circolazione.

"Riducete la Storia alla verità e la distruggerete!"
Voltaire.

FINE.

40 commenti:

Patricia Moll ha detto...

Uno dei tanti misteri italiani! Un omicidio insoluto, una vittima e una famiglia senza giustizia e un assassino libero e magari felice.
Bravo Nick!

Poiana ha detto...

Ciao Nick, come sempre ben narrato e interessante. Chissà quanti casi come questo, di cui non si avrà mai una soluzione, ci sono e non vengono nemmeno ricordati.
Ti abbraccio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
Infatti,questa è la cosa peggiore, il pensare che l'assassino possa aver avuto una vita lunga e felice.
Ho voluto ricordare Antonietta Longo anche per questo, domani sarà l'anniversario del ritrovamento del suo cadavere e mi auguro che prima o poi possa ricevere giustizia.
Ciao!

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Ho controllato e purtroppo di casi come quello della povera Antonietta Longo ce ne sono a centinaia, non solo in Italia. Anche per questo ho voluto parlare di questo caso di cronaca meno conosciuto di tanti altri, per ricordare tutte le vittime di femminicidio.
Un abbraccio

sinforosa c ha detto...

Speriamo davvero nella giustizia, sebbene a tanti anni di distanza.
sinforosa

Cristiana Marzocchi ha detto...

Con le parole che scegli per narrare queste storie, riesci a creare proprio quel clima d'impotenza degli investigatori.
Chissà quanti delitti insoluti!
Cristiana

Ivano Landi ha detto...

Quindi, se ho capito bene, le autopsie non sono state neppure in grado di appurare se la morte sia stata causata da aborto o dalle coltellate? :O

Long John Silver ha detto...

Una triste storia, sopratutto adesso che questi temi sono molto più sentiti rispetto a prima (anche se tragicamente ancora spesso non risolti come tematica). Sopratutto fa riflettere come la vita umana sia appesa a un filo.

Nick Parisi. ha detto...

@ sinforosa castoro
Sarebbe bello, dopotutto ci sono delitti che vengono risolti anche dopo decenni. Per questo caso particolare la vedo difficile però mai perdere le speranze....anche del delitto di Via Poma si pensava che non venisse mai risolto eppure ci sono riusciti.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cristiana Marzocchi
Purtroppo sono tantissimi. Una volta ho letto un articolo nel quale si sosteneva che la britannica Scotland Yard, considerata una delle migliori polizie al mondo riusciva a risolvere solo il 50% degli omicidi quindi per un colpevole arrestato ce n'era sempre almeno un altro che la faceva franca. Per l'Italia invece le percentuali scendevano al 39%, non so se si tratta di dati veri o falsi ma se fosse davvero così non ci sarebbe certo da stare molto allegri.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Le autopsie, soprattutto la seconda avevano stabilito che la povera Antonietta Longo fosse morta a causa delle coltellate, anche per questo le due lettere anonime arrivate 16 anni dopo non furono prese troppo sul serio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Negli anni '50s indubbiamente c'era una sensibilità diversa rispetto ad oggi ed anche la figura della donna era certamente vista molto diversamente, quello che è triste è l'alto numero di vittime femminili che si vedono ancora oggi. Decisamente pare che la nostra società non abbia imparato niente dagli errori e dai crimini del passato.

Obsidian M ha detto...

Oggi non potresti mai andare per gioiellerie e chiedere i nomi dei 150 acquirenti di quel modello di orologio. Oggi c'è la GDPR...

Ariano Geta ha detto...

Una storia triste e senza neppure giustizia, come purtroppo succede spesse (ho letto da qualche parte che più della metà degli omicidi compiuti restano senza colpevole).

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M
All'epoca tutti questi problemi non se li facevano....e forse vivevano anche meglio così. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Ho letto la stessa cosa anche io...è veramente deprimente come notizia.

MikiMoz ha detto...

Ciao Nikke, eccomi: recuparata anche la prima pare, che mi ero perso, ho concluso la lettura di questo triste caso.
Un simbolo, ok, ma che brutto quando non c'è risoluzione.
Chissà chi porta ancora il segreto, o probabilmente ormai se l'è portato nella tomba.
Speccio di una Italia che non c'è più...

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ Miki Moz
È sempre una grande delusione quando non si trova il colpevole ed il primo a rimanerci deluso ti assicuro che sono io. Purtroppo non sempre si ottiene giustizia l' unica cosa che possiamo fare ( oltre a ricordare le vittime) è impegnarci tutti a fare la nostra parte perché certe cose non avvengano più.

MikiMoz ha detto...

Verissimo, sia per la delusione sia per l'impegno.
Certo, anche questa è storia d'Italia, storia della fauna umana di un dopoguerra in un paesone che diventava città...

Moz-

Pirkaf ha detto...

Storia assurda, ma tanto simile a molte altre senza soluzione, purtroppo.

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Credimi, da appassionato di Storia e di eventi misteriosi o cruenti l'Italia degli anni dal 1943 fino alla fine dei '70s è ricca di stimoli e di ispirazioni, basta vedere storie assurde come quella che prima o poi narrerò relativa alla Banda Koch e ai fatti di Villa Triste.

Nick Parisi. ha detto...

@ Pirkaf
Hai detto bene e pensa che oggi ricorre il 64° anniversario del ritrovamento del cadavere di quella poveretta.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Uno dei tanti misteri italiani, che attende una risposta.
Saluti a presto.

Ivano Landi ha detto...

Villa Triste? Quindi dalle mie parti...

Nick Parisi. ha detto...

@ Cavaliere oscuro del web
Saluti e grazie per essere passato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Ci sono state diverse Villa Triste durante la Seconda guerra mondiale tra cui una proprio dalle tue parti infatti.

Michele Borgogni ha detto...

Non commento spesso, ma i tuoi resoconti sono sempre bellissimi da leggere, e spesso danno vita a idee, spunti per storie, avventure per giochi di ruolo... insomma, grazie! :)

Nick Parisi. ha detto...

@ Michele Borgogni
Grazie a te. È sempre un piacere averti ospite. Cercherò anche io di essere più presente sul tuo bel blog.

Mariella ha detto...

Immaginavo fosse rimasto insoluto, questo caso.
Povera ragazza...

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Già, povera ragazza sul serio...ha fatto una gran brutta fine.

Clementina Daniela Sanguanini ha detto...

Accipicchia, povera donna!
Hai fatto bene a parlare di questo caso e, come sempre, lo hai trattato con tatto e professionalità. I femminicidi nel nostro paese sono una piaga tristissima, tra l'altro in aumento, e le statistiche della polizia indicano che nel 99% dei casi l'autore è una persona legata alla vittima da legami sentimentali, addirittura di convivenza.
Ho letto in uno dei commenti che parlerai di Villa Triste e di Pietro Koch, una delle pagine più brutte della storia di Milano. Parlerai anche della Ferida e di Valenti? Io toccherò l'argomento all'interno del secondo post sulle donne nel regime fascista.

Emanuele Di Giuseppe ha detto...

Post bellissimo!
Adoro questi gialli anche se alla fine ci resto male quando il colpevole non viene trovato.
Non sapevo delle aspiranti attrici che venivano a Roma per poi fare le cameriere, credevo fosse una esclusiva di Hollywood.

Nick Parisi. ha detto...

@ Clementina Daniela Sanguanini
Si parlerò anche dei due "amanti diabolici", materia che mi ha sempre affascinato. Per il momento mi godrò la tua disamina. Sono sicuro che farai un ottimo lavoro come sempre del resto.

Nick Parisi. ha detto...

@ Emanuele Di Giuseppe
No no succedeva anche da noi, anzi aggiungo che solo le più fortunate finivano a fare le cameriere. La maggior parte delle altre - a meno che non diventassero le amanti di qualche politico o di qualche produttore - finivano sulla strada a prostituirsi.
È capitato ad esempio a decine e decine di venete o friulane negli anni 50.
Ciao!

MAX ha detto...

Bell’articolo.
Interessante non ne avevo mai sentito parlare...però ti ripeto ha molte somiglianze con il delitto di Elisabeth Short a Los Angeles negli anni 40.
Questi delitti irrisolti son un pugno allo stomaco ma alimentano il mito ...hanno il loro fascino.
Complimenti ancora.
Ps : ti ho lasciato un commento su Der Golem , bella la tua sezione sui film perduti.
Ciao
Massimiliano

Nick Parisi. ha detto...

@ Max
Grazie a te stasera ti rispondo anche lì.

Cristina M. Cavaliere ha detto...

Caso terribile, ma io penso anche alla povera Concetta, impazzita ed esaurita dopo aver visto il cadavere della sorella. Purtroppo di delitti irrisolti sono piene le cronache del passato e del presente. La storia di questa sventurata ragazza mi ha fatto pensare anche alle molte giovani che nell'Ottocento partivano dalle campagne inglesi per andare a servire in qualche dimora nobiliare, e che finivano per essere sedotte dal signorotto di turno. Il film "Gosford Park" è magistrale in tal senso. Tornando ai casi criminali, ora con le tecniche scientifiche - penso soltanto alla prova del dna - si riesce a fare qualche passo avanti rispetto a un tempo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cristina M. Cavaliere
Il paragone con l' Ottocento inglese è pienamente calzante. Infatti il destino delle ragazze che andavano a fare le serve era più o meno lo stesso.
Ottimo paragone davvero.

Marco Lazzara ha detto...

Mah. Oggi si parlerebbe di femminicidio e gli si darebbe un'impronta "moderna" al fenomeno. Che però, in realtà, dimostra essere qualcosa di niente affatto appartenente alla sola contemporaneità. Anche perché spesso la vittima passa in secondo piano rispetto al delitto.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Hai completamente ragione, concordo su tutta la linea. ;)

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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