LE MANI DI ORLAC -Un Guest Post di Lucius Etruscus.

Visti da Lontano è l'etichetta che compare ogni qualvolta su  Nocturnia compare un intervento esterno - sotto forma di Guest Post -che ne impreziosisca i contenuti. Tanto si può trattare di un articolo scritto da un professionista del settore come Cristiana Astori, tanto post scritti per l'occasione da colleghi blogger.
Sotto questa veste oggi ri-diamo il benvenuto al bravissimo Lucius Etruscus.


Lucius Etruscus
Arriva in edicola “Le mani di Orlac”

Il romanzo fanta-horror
che è Maestro di color che smembrano
viene finalmente ristampato dal “Giallo Mondadori”


Trelkovsky entra nella sua nuova casa in affitto e si appresta a fare alcuni lavori, che iniziano dallo spostare un vecchio armadio: un gesto familiare, quotidiano, che però porta ad una scoperta fuori dal comune se non proprio inquietante. Nella parete c’è un buco e nel buco c’è un dente. È l’inizio di una riflessione sulle parti del corpo: che cos’è un corpo? La semplice somma di ciò che lo compone? E il nostro “io” in quale parte è?

«Mi tolgono un braccio, va bene. Dico: io e il mio braccio. Mi tolgono anche l’altro, dico: io e le mie braccia. Mi amputano le gambe, dico: io e le mie membra. [...] Mi tagliano la testa: cosa dico? Io e il mio corpo o io e la mia testa?»

Con questo geniale passaggio – nella traduzione di Giovanni Gandini (Bompiani 2004) – il romanziere Roland Topor ci guida nel delirio del suo romanzo L’inquilino del terzo piano (Le locataire chimérique), da cui Roman Polanski ha tratto il celebre film omonimo del 1976.


Il parigino Topor ha pubblicato il suo romanzo nel 1964 e sicuramente è stato letto dai geniali Pierre Boileau e Thomas Narcejac, che raccolgono subito lo spunto “corporale” e lo svolgono alla loro maniera: e se prendessimo sul serio il caso che Trelkovsky cita come paradosso? Nasce quel gioiello di umorismo nerissimo che nel 2015 Il Giallo Mondadori” ha ristampato, con la traduzione di Valerio Riva: Pezzi d’uomo scelti (... Et mon tout est un homme, 1965).

«C’è un solo modo di essere morti.»
«Forse adesso... ce ne sono due.»

Sette sfortunati. Sette vittime. Sette anime, come quelle di Gabriele Muccino... ma al contrario. Sette persone che avevano bisogno dell’urgente trapianto di una parte diversa del corpo che, tutte insieme, vengono accontentate e salvate: e questo avviene smembrando Myrtil, il crudele malvivente che è stato appena ghigliottinato. Dalla morte di un criminale sanguinario è scaturita nuova vita per sette innocenti. Una situazione perfetta, no? Certo... a meno che ad un certo punto questi miracolati non comincino a suicidarsi in circostanze misteriose.

Con una narrazione deliziosamente crudele e volutamente ascientifica, Boileau e Narcejac sollevano un inquietante interrogativo: e se ora il “padrone” delle sette parti del corpo iniziasse a pretendere indietro ciò che gli appartiene?


Immagini da "Mad Love" (1935)


La storia, palesemente metaforica nonché intrisa di umorismo nero, viene presa sul serio per il film No Control. Fuori controllo (Body Parts, 1991), pellicola che non convince molto, ma quello che conta è che tutti i nomi sin qui citati sono solo allievi del Maestro, sudditi del Re. Chiunque parli di “pezzi d’uomo” o di “membra amputate” sta pagando un debito con Le mani di Orlac (Les Mains d’Orlac, 1920).

Come il legno secco porta in sé la fiamma e il fumo, così gli anelli portavano in sé le mani spettrali di Stéphen Orlac.

Dopo lunghi decenni di colpevole silenzio dell’editoria italiana, il noto Luigi Cozzi (da decenni appassionato curatore di tutto ciò che è fantastico) nel 2009 aveva ripescato dal silenzio dei cataloghi un romanzo dimenticato: il gesto lodevole purtroppo era spinto dalla passione per un pessimo film indegno di memoria, come vedremo più avanti, ma è stata una iniziativa editoriale della romana Profondo Rosso che va plaudita.

Nel settembre 2018 la collana trimestrale “Gli Speciali del Giallo Mondadori” (n. 87, Delitti d’oltralpe) riporta in edicola la prima traduzione italiana di Aldo Albani, quella del 1951: è un’occasione per ricordare un romanzo fanta-horror che è Maestro di color che smembrano...

Le mani d’Orlac erano divenute due dee gemelle, esigenti e sterili.

La notte fra il 16 e il 17 dicembre – plausibilmente del 1919, visto che il romanzo è del 1920 – di ritorno da un concerto tenuto a Nizza il celebre pianista Stéphen Orlac è vittima di un incidente ferroviario a Montgeron (vicino Parigi). La moglie Rosine riesce ad organizzare immediati soccorsi e porta il marito dal celebre dottor Cerral nella sua clinica di rue Galilée: è un nome tanto rinomato quanto famigerato, per via di certe sue tecniche mediche considerate troppo innovative.


"Le Mani dell'Assassino" (1963)

Le ferite del corpo di Stéphen guariscono ma l’incidente ha danneggiato in modo irreparabile le sue mani.

Tagliuzzate, lacerate, forse spezzate! Rosine non ha guardato, preoccupata della vita del marito. Ma l’arte, la sua arte, per Stéphen, è metà della vita e... la sua fortuna! Ah! Le sue mani, le sue belle mani bianche, fini, tanto agili e tanto nervose, due fate danzanti sulla tastiera, dispensatrici di gloria e di abbondanza! No, no, senza le sue mani morirebbe!

Nessun problema: Cerral “guarisce” quelle mani... semplicemente sostituendole. È stato appena giustiziato un pericoloso criminale, Vasseur, le cui mani sono perfettamente compatibili, e il gioco è fatto.

«Io non so se le mani permetteranno a suo marito di riprendere la sua carriera di virtuoso. Dirò, come un mio antenato: io l’ho curato, che Iddio lo guarisca!»

Il dottore esce di scena e Stéphen Orlac rimane solo... con le mani di un altro. Quale futuro ci sarà per la sua carriera di pianista?

Ha posato le mani sui tasti. Con un dito, un dito solo, timido, richiama la frase tipica della Fantasia di Liszt, l’ultima cosa che ha eseguito. Le mani d’Orlac si slanciano. Ma, ahimè, non è più il pianista illuminato, che si dispone ad attaccare brillantemente la Fantasia ungherese di Liszt. È solo un pover’uomo che piange tra le braccia di una donna addolorata. Il silenzio è terribile. Da qualche parte un oggetto di vetro va in frantumi. Stéphen ha chiuso il piano come una bara sopra un cadavere amato.

Inizia l’inferno dell’uomo che in realtà ancora non è consapevole di ciò che è successo alle sue mani. La storia narrata cambia spesso punti di vista: prima sappiamo tutto tramite la moglie Rosine, poi attraverso un poliziotto che indaga sugli strani furti ed omicidi che avvengono nella zona – come quel tizio morto strangolato apparentemente da mani d’acciaio – e conosciamo la cocente passione spiritistica che all’epoca infiammava anche la Francia. Edouard Orlac, il padre del pianista, per tutta la vita si era appassionato all’occultismo arricchendo più di un santone e medium, e quando una sera cerca di capire chi stia compiendo tutto quel male in città, a chi appartengano le mani che stanno portando crimini e lutti, gli spiriti rispondono battendo sul tavolino del medium: scandiscono dodici lettere che compongono un nome. Stéphen Orlac. (Mi piace ricordare che un altro Maestro, Richard Matheson, riprenderà in modo simile la trovata quando farà muovere la mano del suo protagonista senza controllo, finché le dita non scriveranno «Io sono Helen Driscoll».)

E le mani sapevano! Ricordavano! Non potevano suonare il piano, ma potevano tirare i coltelli.

Possibile che le mani del criminale Vasseur che ora Orlac porta impiantate ricordino il male del precedente proprietario? La domanda trova la sua risposta quando una notte in una locanda Stéphen incontra uno strano figuro che, appoggiando protesi di mani sul tavolo, dice di avere un credito con lui:

«Lei mi deve qualcosa...»
«Che cosa?»
«Le mani!»

Vasseur è tornato a pretendere ciò che è suo...


"Les Mains d'Orlac" (1960)

Maurice Renard sta scrivendo a puntate per il quotidiano parigino “L’Intransigeant”, dal 15 maggio al 12 luglio 1920, un tipico feuilleton a puntate con colpi di scena, cliffhanger ad ogni fine capitolo, mistero, intrigo e spruzzate di quell’elemento fantastico di cui è pioniere. Affronta tematiche che noi oggi definiremmo horror con una disinvoltura stupefacente, anche perché è tutto all’insegna di un divertito umorismo nero: Le mains d’Orlac non è un romanzo cupo, è un giallo con elementi fantastici ma anche con stoccatine ai tanti santoni e maghi che imperversano nell’opinione pubblica.

Addirittura Renard con un delizioso paradosso fa conoscere al lettore i suoi autorevoli antecedenti, mettendo in bocca al criminale Vasseur queste parole:

Lei, signor Orlac, deve aver letto parecchi romanzi. Certamente ha letto Gérard de Nerval e Edmond About! La Mano incantata e Il Naso di un notaio le hanno procurato quei sogni...

Renard ci dice che conosce bene i racconti di “mani monche” (come il celebre titolo di de Nerval) e le storie di morti che riappaiono, come in fondo lo stesso Vasseur sta facendo, e che quindi sta giocando con loro.

Quando però il cinema si interessa della storia, ogni umorismo deve scomparire: le mani di Orlac ora vanno ad infilarsi nella più nera delle notti.

"Orlacs Hande"del 1924.

È una Vienna oscura e oppressiva, quella mostrata da Robert Wiene, uno dei maestri dell’espressionismo tedesco, nel suo Orlacs Hände, primo e inarrivabile adattamento filmico del romanzo di Renard. Presentato a Berlino nel settembre 1924, quando la città è piegata da quella terribile inflazione raccontata da Remarque in romanzi come Tre camerati (1936): quanti si saranno potuti permettere la spesa folle di andare al cinema a vedere la storia di un ricco con grandi problemi?

Qualche anno dopo, il film muto arriverà negli Stati Uniti e l’attore principale proverà anche a sfondare ad Hollywood, rimanendo però uno dei più grandi attori di capolavori tedeschi: tanto per capire chi sia Conrad Veidt, il personaggio del suo “sonnambulo” campeggia su tutte le locandine di un capolavoro come Il gabinetto del dottor Caligari (1920).

Il grande Conrad Veidt in "Orlacs Hande"

Veidt interpreta il pianista Orlac e già qui abbiamo un bel problema: come si mostra un grande pianista... in un film muto? La risposta è semplice: se hai un titano come Veidt, il problema non si pone. La potenza espressiva di ogni suo nervo, tendine e muscolo fuoriesce dallo schermo e ci invade: noi sentiamo la musica che producono le sue mani, senza bisogno che essa fuoriesca dagli altoparlanti.

Allo stesso tempo sentiamo che il trapianto di mani che Orlac ha subìto, dopo un brutto incidente ferroviario, non è andato come previsto: quelle non sono le sue mani... quelle sono mani vive di qualcun altro.

Lo schermo è sempre nero, il film è principalmente girato in interni, dove tutto è oscurità e la luce è un dolore da limitare al minimo. L’unica fonte luminosa fuoriesce da Veidt, che dà vita ad una mostruosa prova di bravura in cui ci convince al di là di qualsiasi dubbio che ai propri polsi ci siano attaccate le mani di un altro, le mani dell’assassino Vasseur che gli sono state trapiantate, le mani vive che hanno bisogno di sangue di vittime: mani che vogliono strangolare ogni collo che entri in scena, e i cui tentativi di controllo fanno dominare la scena all’attore protagonista.

È tutto frutto del suo delirio o davvero le mani conservano memoria della persona a cui sono appartenute? E quell’uomo con le mani di ferro che lo avvicina alla locanda, è davvero Vasseur che rivuole le parti del suo corpo che gli sono state tolte? (Una delle parti che verranno prontamente citate da Boileau e Narcejac nel loro Pezzi d’uomo scelti, in cui le mani del criminale finiscono ai polsi di un prete.)
Un'altra immagine da "Le Mani dell'Assassino" del 1963.

Come dicevo, il film dal 1924 conquista gli Stati Uniti, dove è attivo il boemo (oggi ceco) Karl Freund, un regista e direttore della fotografia di grandissimo talento che purtroppo chiude molto male la propria carriera registica: infatti gli viene affidato l’immancabile remake del successo tedesco del momento. E Orlacs Hände diventa Mad Love, cioè il tipico pessimo stravolgimento americano di un originale straniero.

Ignoto alle sale italiane, venerdì 8 luglio 1988 Rai3 lo annuncia ma poi va in onda solo il sabato 16 luglio successivo, in terza serata quando in realtà era stato previsto per la seconda. All’interno del ciclo “Fantasmi”, la Rai presenta questo film con il titolo Amore folle, nell’unico passaggio televisivo noto in Italia. Esiste una VHS Pantmedia ma di data ignota, quindi non si sa chi abbia inventato il titolo italiano, se la videocassetta o mamma Rai.

Purtroppo il film ha avuto un successo smisurato, rispetto al suo reale valore, e l’essere il più famoso (se non l’unico noto) adattamento del romanzo di Renard – sebbene ne violenti ogni singola parola – lo ha legato a filo doppio al tema delle mani, sebbene davvero non c’entri proprio nulla.

Il punto focale cambia completamente, e quindi Orlac non conta più niente: infatti il ruolo del pianista viene affidato al povero Colin Clive, il mitico dottor Frankenstein, attore 35enne i cui tanti eccessi hanno ormai compromesso irrimediabilmente la salute, tanto che è alla fine sia della carriera che della vita. Stavolta ad essere protagonista della vicenda è quello che nel romanzo è a malapena citato: il dottore che trapianta le mani del pianista, così da dare spazio al bambinesco istrionismo da operetta di Peter Lorre nel suo ridicolo ruolo del dottor Gogol, con tanto di insopportabile accento “russoski”.

Peter Lorre in Mad Love ( 1935)

Come ogni cattivo del cinema, è innamorato della donna della vicenda – in questo caso la moglie di Orlac, Yvonne (Frances Drake) – e per conquistarla decide di mettersi a giocare con la mente del povero Orlac convincendolo di avergli dato le mani di un assassino, così che con il marito fuori dai giochi la moglie possa cadere fra le braccia del mad doctor.

Il film non solo non ha la minima attinenza con il romanzo di Renard, ad eccezione del nome di Orlac, ma è un rozzo prodotto di grana grossa in cui un gigionesco Lorre non fa altro che mostrare l’occhio storto come se questo potesse fare di lui un attore. È un titolo da dimenticare e invece, purtroppo, è l’unico citato dei vari adattamenti del romanzo.

Il tema delle “mani monche” (disembodied hands) acquista un certo interesse fra il pubblico e si susseguono film americani, tanto che nel 1946 torna lo stesso Lorre e, ne Il mistero delle cinque dita, addirittura affronta una mano monca il cui comportamento anticipa quello della Mano della Famiglia Addams. Bisogna aspettare il 1960 perché Renard torni su schermo, anche se con un prodotto che non sembra migliore del precedente: Le mani dell’altro (Le mains d’Orlac) di Edmond T. Gréville, nelle sale italiane dal giugno 1964.

Il pianista Orlac (Mel Ferrer) subisce il solito trapianto e capisce di avere le mani di un assassino: cosa fa? Ovvio, va per night club... Proprio come farà Totò di notte (1962), la trama principale del film è solo una scusa per mostrare infiniti numeri danzati e cantati, mentre Orlac strimpella in tuguri di varia natura, finché incontra il mago Nerone che ha la faccia poco convinta e decisamente svogliata di Christopher Lee, il quale subito decide di truffare la mente confusa del pianista con la storia del criminale senza mani. Com’è che il povero Orlac scatena in tutti la voglia di approfittarsi di lui?

Il delirio di Orlac si è completamente trasferito negli autori della pellicola, confusa e davvero sgradevole, ma evidentemente serve a far tornare in pista il concetto del romanzo. E lo raccoglie subito Newton Arnold, che nel 1963 scrive e dirige Le mani dell’assassino (Hands of a Stranger).

Il dott. Gil Harding (Paul Lukather) non riesce a salvare un uomo ucciso da colpi di pistola, e dopo l’operazione racconta al tenente Syms (Larry Haddon) un particolare che gli è rimasto impresso:

«Un infermiere mi ha detto che hanno fatto fatica a staccargli le mani dal lampione, e mentre lo operavo le ho osservate quelle mani: mani forti e nervose allo stesso tempo, mai rilassate anche quando era ancora vivo ma privo di sensi.»

Malgrado il titolo italiano sia immotivatamente esplicito, non sapremo mai se l’uomo era un assassino, ucciso per un regolamento di conti: rimarrà sempre lo stranger del titolo originale. Un estraneo con delle mani insolitamente forti e determinate.

Quando poco dopo gli arriva sul tavolo operatorio il grande pianista Vernon Paris (James Stapleton), vittima di un incidente automobilistico in cui si ritrova le mani maciullate, il dottor Harding non ha un attimo di esitazione: taglia le mani dello sconosciuto e le ricuce ai polsi del pianista. Sarà poi molto dura farlo accettare alla sorella dell’uomo, Dina Paris (Joan Harvey), ma alla fine apparirà chiaro che l’alternativa – cioè niente mani – era ben peggiore.

La riabilitazione è lunga ma sembra funzionare, però... Però Vernon sente qualcosa di nuovo nelle proprie mani, qualcosa di strano che non sa spiegare: di sicuro l’agilità al pianoforte è stata sostituita da una forza potente. Andrà a trovare il tassista che ha provocato il suo incidente, e scoprirlo divenuto cieco – Vernon ha perso le mani, lui gli occhi – non lo impietosisce: scatenerà la potenza distruttrice delle sue dita su di lui e sul suo figlioletto.

Mentre con la sorella finge di studiare al pianoforte, ingannandola facendo girare i propri dischi nello stereo, Vernon procede nella sua vendetta fino ad aggredire la stessa sorella: al dottor Harding non resta che piantargli una pallottola in corpo.

Una curiosità. Venticinque anni dopo il regista contrarrà il suo nome in Newt e dirigerà il primo film di un tizio curioso destinato a futura grande fama. Il film è Senza esclusione di colpi! (1988) e l’attore è il belga Jean-Claude Van Damme.

Dimenticate per decenni – anche dall’editoria italiana – che le mani di Orlac siano ancora vive e vegete lo dimostra il parigino Philippe Setbon, che nel 2012 si diverte a riscrivere la storia virandola al femminile e dirige Les mains de Roxana.


Les Mains de Roxana (2012)

Non più pianista, stavolta abbiamo Roxana Orlac (Sylvie Testud) che da celebre violinista si ritrova con le mani distrutte in un incidente – vengono schiacciate da un ascensore – e dopo il trapianto la storia di Renard può tornare a vivere quasi cento anni dopo la sua nascita.

La più recente apparizione delle terribili mani di Orlac risale al 2014, quando lo scrittore di successo Madian fa una terribile rivelazione ad un indagatore dell’incubo: al polso destro... gli è stata trapiantata la mano di un assassino. Le mani di Madian è il mio primo ed unico romanzo dedicato all’investigatore Marlowe (non quel Marlowe), che dovrà vedersela con tutta la narrativa delle “mani monche” per affrontare il caso più intenso della sua carriera.

Con questo riferimento personale chiudo la panoramica sul povero Orlac e le sue terribili mani, ricordando di correre in edicola per non perdere il delizioso romanzo di Renard, rarissimo in Italia.

TRAILER ORLACS HÄNDE (1924)
https://www.youtube.com/watch?v=6RwYXaTN_CY

TRAILER MAD LOVE (1935)
https://www.youtube.com/watch?v=clCROz5ZcQc

TRAILER LES MAINS D’ORLAC (1960)
https://www.youtube.com/watch?v=cNq_7MNfHY4

TRAILER LES MAINS DE ROXANA (2012)

31 commenti:

Cristina M. Cavaliere ha detto...

Bellissimo post! Complimenti per la conoscenza sfaccettata e la stesura dell'articolo. Ho sicuramente visto "Le Mani dell'Assassino", e devo dire che il bianco e nero rende le storie ancora più inquietanti.

Lucius Etruscus ha detto...

Grazie per l'ospitalità e consiglio caldamente lo Speciale in edicola: il romanzo in questione è del 1920 ed ovviamente i quasi cento anni di distanza si sentono tutti, ma è una primizia rarissima in Italia e merita una lettura ;-)

Obsidian M ha detto...

Corro subito in edicola! In casa ho una vecchia edizione de "Le mani di Orlac" che è qualcosa di osceno dal punto di vista dell'editing. Nemmeno coi nomi dei personaggi hanno avuto pietà: cambiano di continuo nel corso della storia... sembra che sia stato tradotto "a pezzi" da persone diverse.

Lucius Etruscus ha detto...

@Obsidian
Il romanzo è apparso solo negli anni Cinquanta (una o forse due volte) e poi nel 2009 per "Profondo Rosso": al di là dell'editing, quella che hai è sicuramente una versione rara ^_^
Per curiosità, quale edizione è?

sinforosa c ha detto...

Bel post, ho imparato un’infinità di cose, grazie. Buona giornata.
sinforosa

Obsidian M ha detto...

@ Lucius - Si tratta dell'edizione "Profondo Rosso" curata da Luigi Cozzi. Sono consapevole del suo valore storico ma ciò non toglie che è un'oscenità. Per questo oggi cerco di tenermi alla larga da quella collana.. anche se giusto qualche giorno fa mi è passato tra le mani un Jean Ray d'annata che mi ha tentato non poco (ma poi, memore della sola già ricevuta, l'ho piantato lì).

Lucius Etruscus ha detto...

@ Cristina M. Cavaliere - Ti ringrazio e quel film è davvero una chicca: stupisce non poco pensare che vent'anni dopo lo stesso regista lancerà Van Damme! :-P

@sinforosa c - Grazie e buona giornata anche a te ^_^

@Obdisian - Perfettamente d'accordo! Nel 2009 ho masticato amaro a spendere una cifra corposa per un prodotto che non esiterei a definire amatoriale, soprattutto nella confezione. Cozzi è da sempre un titanico appassionato e la sua produzione spazia dalla scrittura alla cura alla traduzione da tempo immemore, e gli sono grato perché senza il suo intervento non avrei mai potuto leggere questo romanzo. Però sono contento che la Mondadori - sempre alla ricerca di traduzioni prive di diritti d'autore attivi - abbia recuperato la prima resa italiana del testo, ormai sessantennale.
Spero che il prossimo passo sia recuperare i rarissimi romanzi di Gustave Le Rouge sul dottor Cornelius, le sculpteur de chair humaine...

Ariano Geta ha detto...

Ho letto qualche accenno a "Le mani di Orlac" su uno special di Dylan Dog, se ricordo bene, quindi comunque un bel po' di anni fa. E a oggi non ho ancora visto il film, devo proprio togliermi la curiosità.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cristina M. Cavaliere
Il b\n ha sicuramente un fascino tutto suo,ideale poi per tematiche mistery,gotiche o thriller credo che sia il supporto migliore quando si fa un film.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
L'articolo è splendido, meritava di essere pubblicato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Il buon Cozzi ne ha combinate, ricordo quando negli anni 80, con lo pseudonimo di Lewis Coates, fece pubblicare dei seguiti non autorizzati dei romanzi di Van Vogt, facendoli passare come delle collaborazioni a tutti gli effetti col grande scrittore nordamericano.

Nick Parisi. ha detto...

@Sinforosa C
Grazie a te.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
grazie anche a te, in effetti anche io devo ancora vedere un paio dei film citati nel post.

MAX ha detto...

Ciao Nick e ciao Lucius
Interessante articolo e anche i commenti.
Ho ricordi anch'io assai vaghi di uno speciale di DYD sulle "mani di Orlac"...che dire!
All'inizio dell'articolo ho pensato a qualcosa di vicino a Frankie e dottore matto ma evidentemente non c'entra niente.
E sto pensando a film con mani assassine ma mi viene in mente solo Ash e la sua battaglia con la propria mano stregata in "La casa 2" .
Penso anche simpaticamnete a mano della famiglia Adams ;)
I film del post non li ho visti manco uno mi spiace.
Buona serata

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Ora che mi ci fai pensare, a proposito di mani assassine, c'era stato quel bel film del 1986 "Waxwork-Benvenuti al Museo delle Cere" girato da Anthony Hickox con Zack Galligan e l'icona Patrick MacKnee ed il suo deludente seguito "Waxwork 2" con Martin Kemp degli Spandau Ballett e un cameo di Bruce campbell nei quali, tra le altre cose, compare anche una mano assassina.

Riguardo ai film del post, vengono raramente replicati, un tempo si poteva essere fortunati e vederli trasmessi su Rai 3 all'interno di contenitori notturni come "Fuori Orario", però da quando hanno ridotto di molto la programmazione di quello storico programma è diventato difficile reperirli anche lì.
Buona serata anche a te.

Lucius Etruscus ha detto...

Per anni sono stato un appassionato ricercatore di tematiche delle "mani monche", raccogliendo racconti e soprattutto film: avevo fatto uno speciale sul "cinema delle mani monche" ma non lo ritrovo in giro. Mi sa che avendolo allegato alla ristampa del mio romanzo l'ho tolto da ThrillerMagazine, boh...
Comunque prima di arrivare ad "Evil Dead 2" e "Waxwork", e "Giovani diavoli" con la mano del protagonista che tenta di strozzarlo e finisce in forno, ce ne sono parecchi di gioiellini. Dalla mano che cade dallo spazio e insegue l'astronauta che l'ha persa alla mitica mano (forse) assassina de "La mano" di Oliver Stone, con un titanico Michael Caine che la perde in un incidente stradale, convincendosi che l'arto (mai ritrovato) vada in giro a riparare torti, visto che iniziano a morire tutti i suoi nemici. Dalla Mano del Diavolo che il protagonista porta in scatola finché non gli sfugge via in un remoto albergo in montagna, fino al capolavoro citato de "Il mistero delle cinque dita", che dovete assolutamente vedere: malgrado sia un film horror girato in tempo di guerra, quindi con un bel pacco di anni addosso, è di una modernità da strabuzzare gli occhi. E anticipa in tutto e per tutto Mano degli Addams, comprensiva di scatola nera. (Il film è stato recentemente rimasterizzato in DVD.) Il film inoltre cita senza dirlo uno dei primi "stimoli" che ha dato vita a questo tipo di narrativa, perché nella stessa guerra in cui servì Maurice Renard, che poi scrisse di un pianista che perde le mani, servì anche un pianista che perse una mano, specializzandosi nel suonare il piano solo con la sinistra, tanto che altri celebri compositori scrissero per lui musica da eseguirsi solo con la mano sinistra: musica che la mano monca de "Il mistero delle cinque dita" esegue alla perfezione!
Ah, il pianista era Wittgenstein. No, non "quel" Wittgenstein: suo fratello.
Dalla mano del pittore suicida che insegue Christopher Lee, crudele critico che aveva stroncato la sua opera, alla mano che infesta una casa in un vecchio adorabile film Hammer: ci sono mani per tutti, qui mi sono limitato a raccontare le storie che si rifanno più o meno dichiaratamente alla storia che più di tutti ha saputo condensare alla perfezione le regole narrative di un intero genere.
Magari se più avanti Nick mi ospiterà, potrei allargare il discorso. Infatti ogni traguardo medico-chirurgico del Novecento ha preceduto una storia di corpi smembrati, sostituiti o modificati: il Novecento è il secolo dei trapianti, degli organi scambiati, degli occhi persi e rubati, dei volti strappati e della pelle di tarantola. Dal nome del più intimo e violento romanzo noir mai esistito. Se la mano lasciava intatta l'identità, se mi scambiano gli occhi, il volto, la pelle o la testa... cosa rimarrà di me? Spunti per un futuro guest post su Nocturnia ^_^

MAX ha detto...

Posso solo inginocchiarmi di fronte a tanta conoscenza.
Complimenti Lucius e speriamo di rivederti ancora su queste pagine allora .
Ciao

MAX ha detto...

Hickox lo conosco per il mio Hellraiser preferito.
Il terzo.
Non ho ricordi di waxwork ...ci son troppi film da recuperare , fra i tuoi e quelli che ha segnalato Lucius.
A presto .
Con il lavoro come va?

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Complimenti per il post, ben fatto e con molti dettagli.
Sereno giorno.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lucius Etruscus
Nulla vieta di farlo questo secondo speciale. L'idea è interessante!

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Ciao bello, come sempre in evoluzione...adesso sto svolgendo un lavoro temporaneo, tra qualche giorno finirà e dovrò rimettermi in cerca. Ad ogni modo sto già aggiornando i curricula e li sto rimandando alle varie agenzie.
A presto 😊!

Nick Parisi. ha detto...

@ Cavaliere oscuro
Serena giornata anche a te.

Ivano Landi ha detto...

Non avevo dubbi sulla qualità del post, sapendo chi era l'autore. Riguardo al tema, il riferimento più immediato che mi viene in mente è il film "Santa Sangre" di Jodorowsky, anche se in quel caso a essere tirate in ballo sono le braccia tutte intere. In ogni caso il film termina proprio con il protagonista che grida "Le mie mani! Le mie mani!".

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
È vero, ci eravamo tutti dimenticati del buon Jodo! A questo punto è d'uopo che il nostro Lucius prima o poi ci scriva il dossier sulle mani tagliate.

Alessia H.V. ha detto...

Mi viene da riflettere sullo straniamento provocato dal possedere in corpo qualcosa di appartenuto ad altri, che è un po' la teoria del trapianto grazie al quale moltissime persone riescono a superare situazioni critiche. I tessuti che recano memoria degli individui di cui hanno fatto parte, una sorta di occulta fantascienza e in proposito mi viene in mente Cuore di cane di Bulgakov.

Nick Parisi. ha detto...

@ Alessia H.V.
Cuore di Cane è effettivamente un capolavoro ed hai fatto benissimo a ricordarlo. Penso davvero agli effetti stranianti che deve comportare l'avere innestato qualcosa che si riconosce come estraneo nel proprio corpo.
Per alcune persone non deve essere per niente una bella esperienza.
Ciao! :)

Long John Silver ha detto...

Complimenti per il bellissimo articolo, sono rimasto veramente affascinato dai vari sviluppi cinematografici della pellicola. L'idea poi della mano aliena e nemica è veramente intrigante.

Lucius Etruscus ha detto...

Grazie, Long John Silver ^_^
Il tema è intrigantissimo ed è un peccato non abbia conosciuto la fama che merita, a livello popolare.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Grazie anche da parte mia!

Lucius Etruscus ha detto...

@ Ivano Landi. Grazie e quel film che citi è un capolavoro che, visto per puro caso, mi è entrato dentro e si è annidato in me. Sai che dopo più di 15 anni non ho il coraggio di rivederlo? Ce l'ho conservato ma smuove troppe corde profonde in me per rivederlo a cuor leggero...

Avigdor Liberman ha detto...

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