INTERVISTA CON MAURIZIO MANZIERI!

Tra qualche giorno comincerà StraniMondi 2018, io purtroppo non potrò esserci però voglio festeggiare comunque questa bella manifestazione, quindi vi propongo questa intervista con uno dei più talentuosi illustratori attualmente in circolazione: il nostro Maurizio Manzieri.
Autore di molte cover per le maggiori riviste internazionali: Interzone; F&SF e la Asimov's SF nonché di molti romanzi di fantascienza italiani e straniere, Maurizio si è prestato ben volentieri alle mie domande, per questo lo ringrazio.Mentre a tutti voi auguro  buona lettura.


Nick:  Ciao Maurizio e benvenuto! Ci racconti qualcosa di te, dei tuoi inizi come illustratore? Le tue biografie (sia quelle ufficiali che quelle non ufficiali) raccontano che tutto è cominciato con un portfolio che hai inviato alla rivista britannica "Interzone". È vero questo particolare?

Maurizio Manzieri:  Penso di aver sempre vissuto nell'atmosfera di ciò che viene definito 'sense-of-wonder", la  capacità di apprezzare i variegati misteri del Cosmo, di saper metabolizzare non solo gli imprevisti della quotidianità, ma anche le più piccole sfumature di bellezza della vita. Probabilmente sono  stato illustratore da sempre, nel senso che ho sempre avuto in me il dono di questa potenza visiva, quella fiamma interiore, quel desiderio di esprimerla attraverso una qualche disciplina artistica. A cinque anni copiavo le copertine di Topolino, da ragazzo ho vinto dei concorsi di pittura, dopo i 20 ho iniziato a collaborare con storiche fanzine italiane come Intercom e The Dark Side, con la maturità mi sono sentito pronto e ho spedito i primi lavori a Interzone immediatamente accettati.
Interzone fu così entusiasta che anticipò l'uscita della mia prima tavola in occasione della WorldCon di Glasgow nel 1995, dove la rivista vinse il suo primo Premio Hugo. Fu a seguito di questa storica soddisfazione che fondai il mio Studio e iniziai a lavorare professionalmente nel settore, alternando frequenti collaborazioni internazionali a parentesi italiane (Mondadori,
Fanucci, Dario Flaccovio Editore, Elara, Delos Books, Longanesi, Editrice Nord, La Repubblica XL, Pavesio e altri clienti). Suppongo anche di essere l'unico artista fantastico ad aver venduto una tavola fantastica a Summa, la Rivista italiana dei Ragionieri Commercialisti!


Nick: Cosa ti ha portato ad avvicinarti alla fantascienza e al fantasy? E quali sono stati gli artisti che hanno maggiormente formato il tuo immaginario ed il tuo stile.

Manzieri: Sono tuttora un grande appassionato di letteratura fantastica, anche se non disdegno altri generi. Durante le elementari passai dall'opera omnia di Emilio Salgari a Jules Verne. Alle medie trovai in un'antologia scolastica il racconto Strada Buia di Arthur C. Clarke, tratto da Le Meraviglie delPossibile di Fruttero e Lucentini e obbligai mio padre a procurarmi i volumi di quella serie magnifica di raccolte. Cronache Marziane di Ray Bradbury è stato il punto di non ritorno, e nel periodo in cui internet non esisteva leggevo Urania, acquistavo in edicole internazionali le riviste fantastiche d'importazione come Asimov's Science Fiction, prenotavo monografie di artisti attraverso la libreria Andromeda di Birmingham (oggi chiusa). Ho ammirato e studiato le meravigliose copertine di Karel Thole in Italia, e oltreoceano i lavori di Michael Whelan, così belli da togliere il respiro, e ancora Jim Burns, Bob Eggleton, Virgil Finlay, Tim White, Patrick Woodroffe, Chriss Foss, John Harris, Michael Parkes, Moebius. Sono anche stato un grande appassionato della musica pop anni '70, in particolare Genesis e Yes, e ho amato le cover sognanti di Roger Dean.

                              Cover di Maurizio Manzieri per il romanzo
                              The Chase di Clive Cussler (2007)


Nick:  Sei nato a Napoli, una città da sempre legata all'arte.  In che misura il tuo background partenopeo influenza la tua creatività?

Manzieri:  La città ha certamente influito sulla mia creatività, con il suo porto splendido circondato da tanti siti archeologici, musei e isole da sogno che visitavo costantemente. Era anche sede della base Nato americana a Bagnoli - un quartiere in cui ho trascorso tutta la mia infanzia e adolescenza, lo stesso di Edoardo Bennato. Ricordo con nostalgia quando ho iniziato ad approfondire la lingua inglese e cercavo qualche amico addetto alla base militare che mi autorizzasse all'accesso della fornitissima biblioteca. Erano altri tempi... ho acquistato la trilogia di Earthsea di Ursula Le Guin sulla portaerei Eisenhower, temporaneamente all'attracco sotto il Vesuvio. Non posso rinnegare le mie radici, spesso ritorno a visitare amici e parenti, ma oggi mi sento cittadino del mondo, parte integrante di una comunità artistica internazionale.


                                   Cover di Manzieri per Asimov's SF (2014)
                                        ispirata al romanzo breve Paradises Lost di Ursula K. Le Guin
                         2014 Asimov's Readers' Award - Best Cover Artist



Nick: Sei stato uno dei primi a lavorare con tecnologie digitali. Pregi e difetti del digitale rispetto al disegno classico.

Manzieri: Quando mi sono trasferito a Torino nel 1988 per motivi di lavoro, ho conosciuto l'eccezionale artista Marco Patrito, autore di centinaia di copertine per la Mondadori, che mi ha instradato all'arte digitale. Inizialmente la pittura digitale non era vista di buon grado dai puristi, poiché giudicavano irrinunciabile una tela da toccare con mano, poi come accaduto per l'aerografo e altre tecnologie di nuova generazione, è divenuta uno strumento alternativo per fare arte. I processi sono innumerevoli: puoi simulare le tecniche tradizionale con pennelli organici, oppure adottare trucchi
e scorciatoie. Talvolta diventa davvero difficile capire se stai guardando una tavola realizzata alcomputer oppure l'accurata scansione di una tela dipinta a mano. Essere un artista digitale oggi è imprescindibile dalla decisione di lavorare in campo editoriale. In passato gli artisti scansionavano o spedivano la tavola originale che veniva restituita a fine lavori. Oggi la trasmissione dell'illustrazione dallo schermo del computer alla scrivania dell'editore avviene in tempo reale via cloud. Per agevolare alcune esigenze di impaginazione o di inserimento del lettering viene richiesto all'artista di lavorare multi-livello. Nel mio caso costruisco l'immagine con le tecniche di un cartone animato; c'è il fondale completamente dipinto su cui far scorrere i vari elementi in primo piano che è poi possibile ruotare, rimpicciolire, invertire specularmente. Esiste certo un'immagine finale ortodossa, quella concepita dall'artista, che però non è statica ed è sempre possibile modificare in sede di elaborazione di copertina e sopraccoperta.

                                     Cover di Manzieri per Asimov's SF (2015)
                    Illustrazione commissionata per The City of Weeping Pearls di Aliette de Bodard
                                           2015 Asimov's Readers' Award - Best Cover Artist
                                                          2015 Chesley Award Nominee
Nick: Il tuo status di "pioniere del disegno digitale" è certificato anche dal fatto che nel 1997 sei stato uno dei promotori e dei firmatari del "Manifesto del Digitalismo". Ti va di spiegare cosa sia il movimento del digitalismo ai lettori di Nocturnia?

Manzieri:  Nel 1997 il Comune di Roma organizzò presso il Palazzo delle Fontane all' EUR l'evento DIGIPAINTING, la prima Mostra internazionale di Arte Digitale. Fui davvero onorato di ricevere questo invito dopo appena qualche anno di attività professionale. Era un segno incoraggiante che  le mie opere venivano notate nel mondo, assieme a quelle di altri artisti del calibro di Laurence Gartel, massimo Digitalista statunitense e testimonial di multinazionali come la Coca Cola, la Philip Morris e la Disney, la svizzera Dominique de Bardonnèche, il francese Gilles Tran e le californiane Cher Threinen Pendarvis e Diane Fenster, vincitrice di premi internazionali e collaboratrice di Adobe, Gil Bruvel, Mimmo Rotella, e molti altri. Come declamava il Manifesto da noi firmato il 30 maggio del 1997, il Digitalismoè un movimento proiettato verso il futuro, ma con una profonda memoria del passato. Non deve essere considerato come una tecnica o un nuovo medium, ma come una nuova estetica, senza restrizioni di stili o di influenze, immagine di un modo di vivere radicalmente cambiato nei suoi ritmi, nelle sue relazioni con lo spazio fisico e mentale nell’estensione degli interessi e delle conoscenze... benché vissuto da alcuni come frenetico ed alienante, consideriamo l’approccio digitale profondamente umanistico: è l’essere umano al centro del processo, con poteri magicamente esaltati. Le macchine, come il pennello o le ali di Icaro, restano il suo fedele ma ottuso strumento e grazie alla tecnologia l'arte, la nostra arte, può essere quindi universalmente goduta ed eternamente conservata”. Fu insomma la pionieristica consacrazione di un movimento che voleva prepotentemente acquisire consensi all'interno di un contesto rigorosamente accademico.

The Skimmer's Lagoon (2002)
                   illustrazione ispirata al ciclo fantasy Shadowmarch di Tad Williams
                       Immagine Vincitrice Chesley Award 2003


Nick: Lavori molto come "cover artist” sia per il mercato anglo-sassone (Stati Uniti e UK in primis) che per quello italiano. Che differenze ritrovi (sia nel modo di lavorare, che nella retribuzione) tra i vari mercati per i quali lavori?

Manzieri: Tutto dipende dal tuo interlocutore e ci sono innegabili, fondamentali differenze tra il nostro mercato e quello dei paesi di matrice anglosassone. Anche in Italia ci sono editori illuminati e preparati, ma le dure leggi del mercato hanno imposto una rigorosa selezione e diminuzione di copertine appositamente commissionate. Le case leader si accontentano di acquisire diritti per foto o immagini di repertorio, pagando cifre nell'ordine dei 50-100 euro. Siccome non sono previsti compensi interessanti, gli artisti coinvolti nella creazione di opere originali lavorano in altri settori - agenzie pubblicitarie, uffici grafici, insegnano in accademie, si propongono o trasferiscono all'estero offrendo il loro talento di concept artist in produzioni di videogiochi e applicazioni per smartphone. C'è una vera e propria fuga di cervelli all'estero, come accade in tante altre discipline. Spesso i nomi di colleghi illustri sono fagocitati dall'appetitosa industria cinematografica e i loro nomi scompaiono nell'oblio... a parte qualche fuoriclasse che ascende al ruolo di Art Director, le consistenti retribuzioni corrispondono alla firma congiunta di un contratto di confidenzialità (“no disclosure”), per cui è vietato mostrare quello a cui si sta lavorando. Trattandosi di lavoro di squadra, l'attribuzione dei credits è spesso assente o incerta.
All'estero esiste una lunga tradizione legata all'illustrazione editoriale e gli artisti sono scelti e considerati per la loro qualità e stile. In questo caso l'artista può diventare una star riconosciuta tra i fans, allo stesso modo di come avviene comunemente nel campo del fumetto d’autore. La retribuzione è adeguata alla collaborazione proposta. A meno che non ci sia un tariffario prestabilito, ci si accorda sul compenso subito, prima di iniziare a lavorare. Per una casa editrice media si parla di qualche migliaio di dollari... è logica conseguenza rivolgersi al miglior cliente quando la retribuzione raddoppia triplica o addirittura decuplica. Se in Italia ti offrono 300 euro e all’estero per un'identica tipologia di lavoro 2500 dollari, tu cosa faresti? Collaborare in Italia conviene per la facilità di comunicazione. Se si è veloci, è possibile instaurare un rapporto continuativo con un piccolo o grande editore, a patto che il compenso sia accettabile. Negli Stati Uniti, dove per i grandi marchi si lavora soltanto attraverso un agente letterario, non è facile entrare nel giro. Esiste un'incredibile competizione. Il mercato è fluttuante, flessibile, basato su una mentalità imprenditoriale, sempre alla ricerca dell'eccellenza. Le scuole d'arte che sfornano ogni anno giovani davvero preparati e l'imperante regime di meritocrazia stimolata dal fiume di opere meravigliose che ti circonda, ti spinge a dare il massimo pur di essere selezionato. C'è anche da dire che se una casa editrice ti sceglie, cercherà di trattarti con i guanti per evitare di perderti.

Poster per il Zurich Game Show (ed. 2018)
Nick: Come ti approcci ad un libro per il quale devi realizzare un’illustrazione? Ad esempio, per le copertine dei lavori internazionali ricevi indicazioni oppure ti lasciano libero di decidere in autonomia?

Manzieri: Ogni lavoro è diverso dal precedente. In Italia spesso ricevo un piccolo briefing per il titolo da illustrare, eventualmente il tuo referente ti chiede modifiche se ci si discosta troppo dal soggetto. Non è facile entrare nello spirito dell' opera, nel cosiddetto "mood", specialmente se si tratta di un' opera prima. Nei lavori americani invece ti viene richiesto di leggere l' intero manoscritto, magari solo alcune parti se si tratta di un tomo gigantesco. Ci si aspetta che tu colga l' essenza dell'immagine in un solo snapshot. Più si sale in alto e il compenso aumenta, meno autonomia si possiede. Ogni elemento della cover è importante e deve contenere una serie di ingredienti subliminali in grado di far vendere il libro e possibilmente aiutarlo a divenire un bestseller: la scelta della palette colori, la composizione che deve rispettare l'ingombro del design, la fedele rappresentazione dei personaggi che devono essere riconosciuti dagli appassionati. In edizioni illustrate o particolarmente impegnative, si apre un filo diretto con l'autore alla cui attenzione vengono sottoposte tutte le illustrazioni per l' approvazione finale. Ci sono forum pubblici in cui i lettori discutono dei dettagli di una tavola e dove tutti i componenti del gruppo editoriale tengono occhi e orecchi aperti per sintonizzarsi sulle aspettative del pubblico.

Nick: Stessa domanda, ma argomento diverso: e invece come funziona per le copertine di riviste come Fantasy &  Science Fiction o la Isaac Asimov's Science Fiction Magazine. Valgono le stesse regole oppure godi di maggiori libertà?
Manzieri: L'approccio con le riviste è molto più aperto. Fantasy & Science Fiction mi lascia assoluta libertà, per loro produco diverse soluzioni alternative. Una volta individuata la miglior proposta, si parte con la colorazione e con la realizzazione del finish. Asimov's SF fa parte del gruppo Dell Magazines, produce anche Analog, la Rivista di Ellery Queen, Alfred Hitchcock, diverse altre. Qui la collaborazione è molto più articolata. Oltre alle indicazioni dell' Art Director sono libero di proporre soluzioni alternative, che certe volte vengono scelte, altre no!


Poster per Sassari Comics & Games (ed. 2016)

Nick: Veniamo ad una parte della tua attività della quale si parla poco: per conto della rivista "Robotintervisti spesso altri cover artists internazionali (di solito coloro che in quel momento stanno realizzando le copertine della rivista). Si vede che si tratta di uno spazio che ti diverte moltissimo. Parlaci di questa rubrica e di come è nata. Si è trattato di una idea tua?


Manzieri: No, è qualcosa nato spontaneamente durante il mio rapporto di amicizia con il curatore Silvio Sosio e le periodiche collaborazioni con l'Associazione Delos Science Fiction e Fantascienza.com. In veste di membro di ASFA, l'Associazione degli Artisti di Fantascienza e Fantasy d'America, ho  contattato vere e proprie leggende. Ad esempio, nel 1998 ebbi modo di intervistare a lungo Michael Whelan con uno speciale esclusivo per l' Italia, ricco di immagini, aneddoti e molto altro. Oltre ad aver viaggiato molto, per alcuni anni ho ricoperto la posizione di agente dei diritti per l'estero di case editrici e sono entrato nell'organizzazione di saloni del fumetto. Negli ultimi anni ho insegnato in alcune accademie d'arte, iMasterArt e la Scuola Internazionale di Comics,entrambe di Torino. Sono stato a mia volta ospite di molti festival e ho organizzato cicli di Workshop interattivi in Italia, in Inghilterra, Svizzera e Finlandia. Tutte queste attività congiunte mi hanno portato ad allargare la rete di conoscenze e a svolgere occasionalmente il ruolo di relatore o intervistatore.

                               Progetto personale LANIAKEA
                              https://www.patreon.com/laniakea

Nick: Che elementi deve avere secondo te una illustrazione per colpire l'attenzione dei lettori? E che elementi in particolare dovrebbe avere per colpire la tua di attenzione?

Manzieri:  La costruzione dell'immagine deve proiettare di primo acchito un'impressione di eleganza e armonia, con tutte le varie parti che richiamano l'attenzione verso i punti focali della composizione. Deve anche essere narrativa, raccontare una storia. Nel mio caso mi piace realizzare immagini che funzionino da sole anche se sono ispirate a un romanzo. Devono colpire subito per vendere il libro e poi svelare alcuni segreti man mano che leggi l'opera letteraria cui si riferiscono. Talvolta mi diverto a nascondere piccoli spoiler di cui ti accorgi appunto soltanto in seconda visione, dopo aver concluso la lettura. Guardando altri artisti mi piace essere colpito da chi ha superato le barriere scolastiche, sta sperimentando soluzioni stilistiche nuove e riesce a trasporre liberamente i pensieri dal pennello alla carta.

Nick: Parliamo adesso di una cosa che so che ti sta molto a cuore e cioè "Laniakea". Ti va di spiegare di cosa si tratta ai lettori di Nocturnia?

Manzieri: Oh, il mio progetto esoterico! Laniakea è un termine che deriva dall'hawaiano e significa 'cieli immisurabili'. Sta a indicare il superammasso galattico che include la la zona di Universo in cui viviamo, ed è anche il nome con cui ho intitolato il mio progetto. Ho coinvolto nella mia follia lo scrittore americano Dean Whitlock - ha pubblicato diversi romanzi oltre a storie brevi su Asimov's SF e F& SF -, che mi aiuta con testi originali basati sulle mie illustrazioni e appunti di viaggio. L'idea prende spunto dal Paradosso di Fermi e cerca di rispondere al quesito: dove sono finiti tutti glialieni? Come mai il Progetto Seti non riesce a trovare tracce di vita sugli esopianeti che ci circondano? Veniamo a scoprire che è tutta colpa di un’imperscrutabile intelligenza artificiale potente come un Dio, nata da una razza estinta all'inizio dell'Universo. Nel corso degli ultimi miliardi di anni ha rapito tutte le civiltà avanzate nel nostro braccio di Universo per trasferirle in una Galassia Nascosta, poi si è misteriosamente eclissata. Una Coalizione di mondi alieni fiorita durante l’assenza del Dio raggiunge la Terra del 2850 e ci invita a bordo della nave stellare Calipso per un volo di ricognizione verso la Galassia Nascosta, nella zona del grande Attrattore. Potete venire a trovarci in plancia anche solo per un saluto! Chi desidera apprendere di più sui segreti di questa avventura e godere di anteprime esclusive, può iscriversi al seguente link:
Illustrazione per Fantasy & Science Fiction (2017)
Illustrazione commissionata per il racconto Starlight Express di Michael Swanwick


Nick: Che tecniche (o quali programmi utilizzi) e qual è la giornata lavorativa "tipo" di Maurizio Manzieri?

Manzieri: Lavoro su un iMac 27" potenziato, equipaggiato con tavoletta grafica Wacom Pro e utilizzo il software Photoshop. La giornata tipica sarebbe abbastanza stakanovista, ma si alterna con commissioni e impegni fuori studio. La sveglia si scatena a ora antelucana e dopo aver sbrigato corrispondenza varia, programmato l'attività dello Studio, praticato un'oretta di jogging, inizio alavorare ininterrottamente, talvolta fino a sera. Durante i weekend, se non sono impegnato con workshop nelle scuole o appuntamenti nei saloni, cerco di evadere in qualche modo, ogni tanto non so come mi ritrovo su un aereo diretto verse terre lontane.

Nick: Nelle tue illustrazioni mostri spesso una alternanza, anzi un’amalgama di elementi futuribili e di elementi chiaramente retrò. Si tratta di una scelta voluta?

Manzieri:  Mi fa piacere tu l'abbia notato. Sì, è una scelta voluta che contraddistingue molte mie illustrazioni... mi piace donare uniformità estetica alla produzione, in modo che lo stile sia riconoscibile. Il gusto retrò è la mia firma, un omaggio alla tipologia di illustrazione che mi ha catturato negli anni spingendomi a intraprendere questa carriera. Mi piace giocare con questi dettagli, inventare tute d'astronauta e scafi stellari che non siano solo le interpretazioni rugginose del cargo di Alien, ma espressioni di civiltà evolute che superando il pericolo dell'estinzione immediata si siano dedicate a coltivare la cura estetica dell'ambiente che le circonda; culto della bellezza, non decadentismo fine a sé stesso.

Subterranean Press (2017)
                       The Tea Master and the Detective di Aliette de Bodard

 Nick: Un’altra costante sono le presenze femminili. Figure algide, distanti ma a loro modo sensuali ed affascinanti. Per la seconda volta ti chiedo se si tratta di una scelta voluta?

Manzieri: Le donne sono portatrici di bellezza. Ho deciso di copiare una sintesi delle loro fattezze nell'interpretazione di creature e divinità del mio Universo. La realtà dovrebbe essere fatta di curve e gentilezza, non spigoli vivi, tuttavia sappiamo che nella giungla vince il più forte, per questo sono algide e distanti. Alcuni corpi cyborg sono il frutto di una nanotecnologia estremamente avanzata, probabilmente l'evoluzione o l'emulazione di razze umanoidi presenti nel nostro quadrante stellare.

Nick: Molte tue illustrazioni hanno vinto premi importanti come il Chesley Award, l' Europa e il Premio Italia. Quanto sono importanti i premi per un artista?

Manzieri: Chi non vorrebbe vincere un premio? Sicuramente nel tempo diventano un elemento importante nella costruzione di un solido curriculum. Se cominci a entrare nella sfera dei premi, anche solo come finalista, vuol dire che il livello professionale e la qualità iniziano a crescere, che cominci a essere notato da una platea più vasta. Ai premi possono seguire mostre personali, la possibilità di entrare nel radar di clienti di rilievo. Per raggiungere questo traguardo, bisogna lavorare con passione, anche quando la necessità ci impone scelte difficili. La mia opinione è che se pensi di fare male un lavoro, e lo stai accettando solo per denaro, è sempre meglio dire di no o cambiare mestiere. Ogni incarico è una sfida. Una volta accettata, devi andare fino in fondo!

Nick:  Se tu dovessi scegliere tre sole tue illustrazioni tra i tuoi lavori, quali selezioneresti comemaggiormente significative della tua arte? O in alternativa quelle a cui sei maggiormenteaffezionato?

Manzieri: Ti racconto di tre illustrazioni importanti, a cui sono anche molto affezionato:

1) la prima è quella realizzata per l'edizione italiana di Paradises Lost, un romanzo breve di UrsulaK. Le Guin, pubblicato da Delos Books nel 2013, e che costituisce forse la tavola più premiata della mia carriera. Dapprima ha conquistato l'inclusione in entrambi gli annuari americani Infected byArt e Spectrum, the Best in Contemporary Fantastic Art, poi è stata ripubblicata come cover di Asimov’s Science Fiction magazine, vincendo l’Asimov’s Readers’ Award come Miglior Cover dell’anno, e ancora è stata scelta come Cover per The Year’s Best Science Fiction, la 32a raccolta del Meglio della Fantascienza edita da Gardner Dozois. Durante la WorldCon di Londra nel 2014 si è aggiudicata il Premio di Miglior lavoro digitale esposto nell’ Art Show e per finire nel 2019 un suo dettaglio verrà riproposto in copertina per un'ennesima antologia della St.Martin's Press THE VERY BEST OF THE BEST, che ripropone ancora racconti tratti dalle antologie curate in 30 anni da Gardner Dozois.

2) la seconda è un illustrazione monocromatica The Skimmer's Lagoon, ispirata al ciclo Shadowmarch dello scrittore Tad Williams che mi ha portato a vincere il Premio Chesley nel 2003.Nello stesso anno andò in finale anche un'altra illustrazione a colori tratta dalla stessa serie.

3) la terza è una tavola realizzata per un superpocket italiano Longanesi Salto nel buio di Clive Cussler del 2004. Rappresenta una scena subacquea con una locomotiva a vapore che sta affondando in un lago. Un paio di anni dopo questo libro capitò nelle mani dell’impegnatissimo Cussler che nel frattempo stava scrivendo un libro differente ma con una scena più o meno simile.
Fui contattato dalla Putnam/Berkley e apportando qualche piccola modifica l’illustrazione si avviava a diventare la copertina della prima edizione americana di THE CHASE. Mentre però l'autore era distratto per cavilli legali legati ai diritti del film Sahara, l'editore cambiò idea all'ultimo minuto e mi fece realizzare una seconda versione del tutto differente... quando Cussler rientrò alla base impuntò i piedi e disse che avrebbe rifiutato la pubblicazione se in prima di copertina non ci fosse stata l'illustrazione di Manzieri della quale si era innamorato!

Fanucci Editore (2018)
                       Il Romanzo dei Faraoni: Cheope di Valery Esperian

Nick: Tra i tuoi colleghi, sia gli esperti professionisti che i freschi debuttanti, quali sono quelli che segui con maggiore interesse?/

Manzieri: Seguo quelli che riescono a emozionarmi, sia nel campo del fumetto che dell'illustrazione. C'è  sempre Michael Whelan che pochi giorni fa ha annunciato a sua nuova cover Empire of Grass per Tad William (Daw Books), una mano sempre magistrale nella rappresentazione di qualsiasi cosa. Tra i nuovi astri in continua ascesa, seguo con molto interesse Tommy Arnold, Piotr Jablonski,Karla Ortiz, Tran Nguyen, Sparth e Alessandra Pisano.

Nick: Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa dobbiamo aspettarci da Maurizio Manzieri nei prossimi mesi?

Manzieri: Nel momento in cui scrivo sono in partenza per New York... mercoledì prossimo (n.d.r. 3 ottobre 2018) sarò a pranzo con la redazione di Asimov's Science Fiction Magazine per discutere di progetti futuri, poi dal 4 al 7 trascorrerò alcuni giorni al Comic Con per del sano networking,incontrando colleghi italiani e alcuni scrittori. Sul fronte lavorativo ho ripreso a collaborare per l'Italia, in questo periodo con la casa editrice Fanucci. Tantissimi anni fa inaugurai per loro la rivista da edicola Solaria e sono lieto di ripresentarmi al pubblico nostrano con illustrazioni originali...spesso mi accusano di lavorare solo per l'estero, ma come specificato in una risposta precedente, il mercato estero risulta innegabilmente più attraente dal punto di vista remunerativo! Adesso dopo aver terminato una rassegna di cinque tavole per la serie Il Romanzodei Faraoni a firma del collettivo Valery Esperian, l'ultima in uscita a novembre, vado avanti con cover fantasy di promesse italiane in uscita nei prossimi mesi. Non mi occupo soltanto di copertine, negli ultimi anni sono stato Visual Creator per diversi festival creandone la grafica coordinata: Lucca Comics & Games, Fantasy Basel. l'ultimo in ordine il Zurich Game Show. Ho appena firmato un contratto con la RAI per una produzione segretissima di cui non posso parlare. Ci sono anche le mostre... a metà ottobre sono stato invitato a esporre con una personale presso ALTEC, l'Agenzia Spaziale Italiana con sede a Torino. Fortunatamente non ci si annoia mai!

Nick:  Bene Maurizio, è tutto, ti ringrazio ancora per tutto quanto e nell'accomiatarmi da te ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia: c'è qualche domanda a cui ti sarebbe piaciuto rispondere e che io non ti ho fatto?

Manzieri: B
eh, concludo con la domanda che ci si pone spesso a inizio carriera. Cosa ti piacerebbe fare da grande? Me la pongo anche adesso a 57 anni con lo spirito dell'eterno Peter Pan. L'Arte ti apre a orizzonti e libertà infinite, creando essa stessa il percorso in cui ti trovi a camminare. Essere un artista freelance significa spesso realizzare tavole per altri, non quelle che ti piacerebbe fare. Il segreto per sopravvivere, per non soffrire da sindrome di burn-out, sta nel riuscire con l'abilità degli anni a far affiorare il tuo stile in tavole che magari non avresti mai dipinto. Purtroppo non capita di dipingere tutti i giorni per il tuo scrittore preferito! Mi piacerebbe sviluppare più progetti personali, questo è uno dei motivi per cui è nato il mio Universo di Laniakea.

Link:
Web: manzieri.com
Twitter: @MManzieri

12 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Interessante il riferimento alla grafica digitale quando ancora era una novità e vista quindi con sospetto, salvo poi scoprirne i pregi. Capisco in pieno, sarà che la mia piccola artista domestica ormai preferisce disegnare in digitale piuttosto che in cartaceo perché si trova meglio col digitale (per lei non una novità ma la normalità sin da bambina).

Jimi Paradise ha detto...

Amo le sue copertine e mi sarebbe piaciuto tantissimo andare a Stranimondi per incontrarlo, ma nemmeno io riuscirò quest'anno... :/

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Mi hai appena fatto ricordare di uno dei primi ad aver utilizzato le tecniche digitali per disegnare fumetti. Credo fosse napoletano come me, utilizzava lo pseudonimo di O'Bully e ha pubblicato un paio di storie all'inizio degli anni'80. Certo pubblicava su riviste minori -e di cui non si ricorda più nessuno- come "1984" ed utlizzava tecnologie dell'epoca come quelle del Commodore 64 o dell'Amiga,quindi i risultati non erano un granché, con certi pixel enormi come una casa. La rubrica della posta di quella rubrica era piena di lettere di lettori e di disegnatori che protestavano per la bassa qualità di quei fumetti,dicendo che con quelle tecniche non si sarebbe mai ottenuto niente di buono.
E guarda invece adesso a che livelli siamo arrivati grazie ad artisti come Manzieri, Patrito e Brambilla.

Nick Parisi. ha detto...

@ Jimi Paradise
Ciao e benvenuto su Nocturnia!
Nemmeno io sarò a StraniMondi -e la cosa mi dispiace moltissimo!
Non so se la cosa ti farà stare meglio, ci siamo sentiti prima via Msg con Maurizio, mi ha detto che ieri era a New York negli uffici della Dell, ospite di Sheila Williams la curatrice di Analog e della Iasfm nel suo ufficio pieno di tutti gli Hugo e i Locus vinti dalle due riviste nel corso della loro vita.
Mi credi che lo invidio? :D :D :D
Dimenticavo,complimenti per l'ottimo lavoro che fai su "Space Opera".

Ariano Geta ha detto...

@ Nick: Beh, indubbiamente negli anni '80 la qualità era molto inferiore. Anch'io mi baloccavo coi primi software per il disegno digitale e ti posso garantire che anche in mano a disegnatori veri e non a un dilettante come me, i risultati sarebbero stati miseri. Mentre gli attuali schermi touchscreen con relativi software di grafica digitale sono impressionanti, vedo mia figlia che riesce addirittura a cambiare intensità di tratto in base alla pressione che da alla penna digitale, come se fosse una matita vera.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
E'verissimo, le tecnologie dagli anni 80 ad oggi hanno compiuto un enorme balzo in avanti, in più adesso le nuove generazioni considerano normali queste stesse tecnologie, mentre per noi erano tutte cose nuove.
Mi domando in che mondo vivremmo se fossimo rimasti ancora a quelle vecchie tecnologie.

Ivano Landi ha detto...

Ancor prima di leggere l'ultima domanda qualcosa durante la lettura (forse semplicemente la successione di date) mi aveva suggerito che stavo leggendo parole di un mio coetaneo, e in effetti siamo lì, visto che io sono 58enne da appena tre giorni.
Per il resto, non ho mai amato granché l'arte digitale (e neanche l'aerografo) ma devo dire che queste illustrazioni sono stupende e fanno innamorare. Sarà per quel gusto retro che si nota, eccome se si nota... Diffondo in giro :-)

Ivano Landi ha detto...

Riguardo alla risposta che hai dato ad Ariano, anche a me è capitato di frequentare come amico per un breve periodo a Firenze uno dei primi fumettisti digitali: Antonio Glessi del gruppo Giovanotti Mondani Meccanici. L'ho conosciuto nel 1984, proprio agli inizi della sua carriera.
Non vorrei sbagliare, ma dovrebbe aver lavorato anche su Frigidaire...

Nick Parisi. ha detto...

@ ) Ivano Landi
Me li ricordo i Giovanotti Mondani Meccanici! Ricordo sopratutto una loro storia dedicata a Dracula! Erano storie molto folli ed ironiche, se non ricordo male!
Invece tu ricordi benissimo, hanno lavorato su "Frigidaire" e devono aver fatto anche qualche cartoon per la Rai!
Senti, ricordo male o erano anche musicisti?

Ivano Landi ha detto...

No, anche tu ricordi bene. Erano (sono?) anche musicisti.

Emanuele Di Giuseppe ha detto...

Se fossi un disegnatore non riuscirei mi a passare da matita a digitale. Per la colorazione forse farei un'eccezione.
Ma tanto non sono per nulla un artista 😝

Nick Parisi. ha detto...

@ Emanuele Di Giuseppe
Non ci riuscirei nemmeno io, credimi.
Ma nemmeno io sono un artista! ;)

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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