2018! UN ANNO NELLA FANTASCIENZA FRANCESE!

INTERVISTA COLLETTIVA SULLO STATO DEL FANTASTICO IN FRANCIA E NEI PAESI DI LINGUA FRANCOFONA.


Sul finire dell'anno scorso ho pubblicato un articolo, per me molto importante, si trattava di una intervista collettiva realizzata con diversi scrittori italiani, tutti specializzati nei generi fantasy; fantascienza ed horror, l'argomento era lo stato di salute del fantastico italiano e sulle novità più importanti del 2018 nostrano (la trovate QUI). La cosa riscosse un certo successo, quindi perché non replicare? Magari anche con altri paesi?
Ecco quindi un secondo esperimento, che mi permette di poter dare uno sguardo alla produzione fantascientifica in lingua francese. La Francia ha una grande tradizione letteraria in questo senso ma della quale conosciamo molto poco. Ho quindi chiesto aiuto su Facebook ai miei contatti d'oltralpe, hanno risposto entusiasticamente in tre e grazie ad uno di loro ho potuto allargare il discorso anche alla fantascienza dal punto di vista di un altro territorio francofono: il Quebec canadese..
Come tutte le analisi non può ovviamente dirsi completa, consideriamola un punto di partenza per poter continuare ad approfondire il discorso anche in futuro
Desidero ringraziare quindi i francesi Jean-Claude Dunyach (QUI e QUI)  e Olivier Paquet ( QUI) ed il canadese di lingua francese Jean-Louis Trudel (QUI)
Al termine della versione in lingua italiana potrete trovare l'intervista originale in francese
Buona Lettura a Tutti!
Pour la version françaisese il vous plaît faites défiler vers le bas!)

Jean-Claude Dunyach.

Nick: Prima di diventare scrittore, cosa conoscevi della produzione francese di genere fantascientifico o di genere horror?

Jean-Claude Dunyach: Avevo letto in proposito (ho letto molto nel corso della mia vita), ma non conoscevo nè l'ambiente artistico né quello dell'editoria. Non sapevo nulla delle regole che governano questa professione. Gli scrittori, vivi o morti, erano per me esseri vaghi, diversi dal resto del mondo.
Inoltre ignoravo che esistessero collane specializzate (non ho letto molti romanzi di anticipazione della Fleuve Noir prima dell'inizio degli anni '80). In breve, ignoravo molte cose.

Jean-Louis Trudel: Ne avevo letto diverse cose. Jules Verne, per iniziare. Poi parecchi tra gli autori pubbliati all'interno della collana Anticipation della Fleuve Noir . Ho anche incontrato diversi scrittori francesi che hanno scritto fantascienza per i giovani, tra cui Philippe Ebly. Infine, ho scoperto alcuni autori più attuali, per esempio, nella collana J'ai Lu, letti proprio nel momento in cui ho iniziato a scrivere, come Christian Léourier o Michel Demuth.

Olivier Paquet: Quando ero nella fase dell'adolescenza, ho letto opere di SF tradotte, ma grazie alla rivista dedcata ai giochi di ruolo Casus Belli, durante gli anni '80, ho acquisito familiarità con i nomi di JM Ligne, Joëlle Wintrebert o Ayerdhal, grazie ai resoconti che Roland C. Wagner faceva su quella rivista. Conoscevo i nomi prima di leggerli e di incontrarli in seguito. Ma non ho davvero letto la SF francese prima di essere a mia volta pubblicato.

Nick: Quali dei libri e degli scrittori francesi hai apprezzato di più quando eri ancora un semplice lettore?

Jean-Claude Dunyach: In primo luogo Jeury . Molti romanzi suoi come Le Temps IncertainLes Yeux Géants erano opere magistrali, dello stesso livello di quelle di autori come Ballard o Delany che stavo leggendo in quello stesso periodo. L' ho scoperto grazie alla collana Ailleurs et Demain diretta da Gerard Klein. Che poi mi ha dato anche modo di scoprire autori come Steiner, Léourier e Curval.  Poi sono arrivati Andrevon, scoperto grazie all'antologia Utopies 75 e alla collana Présence du Futur, e Jean-Pierre Hubert. Ma molti dei romanzi francesi di genere fantastico pubblicati  a quei tempi, appartenevano, almeno parzialmente, alla corrente della SF politica, che non mi appassionava per niente. Così come non m'interessavano i romanzi più avventurosi della Fleuve Noir realizzati da quei venerabili anziani del genere, dei quali non mi attirava nè lo stile di scrittura e nemmeno le aspirazioni. C'erano delle eccezioni  (lo stile di Pelot / Suragne era già di per sè un piacere da assaggiare) ma nel complesso preferivo rivolgermi alla New Wave inglese o agli scrittori americani degli anni '60.

Gli anni '80  hanno cambiato la mia visione delle cose, ma ero anche già  diventato uno scrittore. Il dibattito tra il gruppo dei cosidetti "narratifs ", gente come Wagner, Pagel, Ligny e altri, e il gruppo dei cosiddetti "littératurants " come il gruppo Limite hanno aperto molte strade per la lettura. E anche per la scrittura, ovviamente.

Jean-Louis Trudel: Ne ho già citati diversi nella risposta sopra. Colgo l'occasione per aggiungere a tutte le mie letture giovanili tutti gli sceneggiatori dei fumetti fantascientifici. Nelle avventure di Tintin, ci sono già stati già diversi album che si sono riversati nella fantascienza: Obiettivo Luna e anche Volo 714 destinazione Sydney. La serie di Yoko Tsuno di Roger Leloup mi ha affascinato. Ho anche apprezzato le avventure di Luc Orient di Greg (Michel Régnier). Certo, Hergé, Leloup e Régnier sono tutti autori di origine belga, ma, dal punto di vista di quel giovane canadese che ero allora, appartenevano comunque alla sfera francese in Europa. Citerò anche la serie di Scrameustache di Gos---un altro belga. Quando giovanissimo iniziai a scrivere e a pubblicare, scoprii molti altri scrittori francesi, sia in letteratura sia nei fumetti, questo dopo aver fatto il mio debutto.

Olivier Paquet: Per me, c'è stato ancora un evento importante, ed è stato rappresentato nel 1999 dall'antologia Escales sur l’Horizon, diretta da Serge Lehman. Proprio nel momento in cui cercavo di farmi pubblicare, uest'antologia, con tutte le sue qualità e con tutte le sue debolezze mi ha fatto venire voglia di partecipare a questo movimento, ed è lì che ho davvero sentito che esisteva una fantascienza francese contemporanea e che ci sarebbe stato un posto aperto per me se lo avessi voluto. Pensavo già da tempo che se volevo debuttare avrei dovuto cominciare dalle storie brevi, ma questa antologa mi ha fornito una direzione interessante.
Più o meno nello stesso periodo apparvero "Étoiles Mourantes" di Jean-Claude Dunyach e Ayerdhal. Ancora una volta, ho pensato che fosse quella la SF che volevo leggere. C'era ambizione, una scrittura notevole e un vero spirito di avventura. Era importante, quando volevo pubblicare, avere questo tipo di lavoro come riferimento, lo stesso è capitato con les Guerriers du Silence  di Pierre Bordage.

Jean-Louis Trudel

Nick: Secondo te qual è lo stato di salute della letteratura fantastica francese ? Nel Bene e nel male.

Jean- Claude Dunyach: Ho visto questa situazione evolversi in maniera così imponente nel corso di questi ultimi quarant'anni che è difficile risponderti. Quando ho iniziato a leggere SF alla fine degli anni '60, era un sorta di letteratura ribelle, un po 'come il rock che stavo iniziando a praticare all'epoca, ma era già stato banalizzato. Tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 ho assistito ad una vera e propria "occupazione del campo "da un folto gruppo di grandi autori che hanno saputo come trovare il loro pubblico (Bordage, Ayerdhal, Lehman Genefort per non parlare di tutti quei quarantenni  in salute che avevano già un lavoro su cui contare ma che preseveravano nel continuare a scrivere). L'effetto è stato rafforzato dall'arrivo dell'anno 2000 e dalle domande, dalle speranze e dalle paure che ha suscitato.

Ma da almeno dieci anni, e la cosa peggiora di anno in anno, la letteratura francese è in crisi: sempre meno lettori, sempre meno soldi per far sostenere la lattura. La letteratura dell'immaginario non sfugge alla crisi, al contrario, anche se ci sono molti nuovi ed entusiasmanti autori (Damasio, solo per citarne uno) e un'effervescenza di pubblicazioni che rende felice quel lettore che è dentro di me..

Sono quindi pessimista per quanto riguarda la sopravvivenza economica e ottimista in merito alla qualità dei testi e degli autori!

Altrimenti, se vuoi la mia opinione su ciò che caratterizza la SF francese, ho scritto un testo in proposito, che ti allego . Risale a qualche tempo fa ', ma quello che ho detto è probabilmente valido ancora oggi.(Nota di Nick: Dunyach mi ha mandato uno splendido articolo che traccia un quadro molto completo riguardo alla fantascienza francese e alla sua storia. Lo sto traducendo e spero di pubblicarlo presto su Nocturnia)

Jean-Louis Trudel: Limiterò la mia risposta alla fantascienza francese, che è l'unica che conosco. Fondamentalmente, direi che la fantascienza francese è meno popolare di prima come categoria editoriale, ma è più accettata dal grande pubblico. Autori come Bernard Werber, Michel Houellebecq o Tristan Garcia da almeno vent'anni stanno imponendo testi di fantascienza nella cornice della letteratura generalista. Hanno fatto bene anche autori un po 'più specializzati, come Ayerdhal, Alain Damasio, Pierre Bordage e Laurent Genefort. Ma,nel frattempo le collane e le riviste specializzate stanno morendo. Ne viene quindi fuori un quadro decisamente contraddittorio.

Olivier Paquet: Si dice sempre che la SF francese sia moribonda, più volte è stata annunciata la sua morte a beneficio delle storie fantasy o di Vampiri ma lei è ancora qui con noi. Continua a parlarci della nostra società e non ha veramente perso la sua importanza. Ci sono ancora scrittori francesi di SF ma rispetto al passato godono di molta meno visibilità.  E' meno facilmente identificabile e mi sembra molto frammentata e divisa tra le diverse tendenze, una di queste è molto focalizzata sul lato avventuroso, un po' nostalgica dell' età dell'oro, e cè un'altra tendenza decisamente più sperimentale o più esigente. Tutte queste componenti hanno spesso difficoltà a comunicare tra di loro, il che, a mio avviso, nuoce alla visibilità dell'insieme.

Nick: Scendendo più nel particolare, che anno è stato il 2018 e quale sono state le opere più importanti che ne sono venute fuori?

Jean-Claude Dunyach: Il 2018 ha visto molte uscite editoriali interessanti (raccomando la pagina del GPI (1)per i dettagli). C'è stata grandissima partecipazione a festival come gli Imaginales d'Epinal e agli Utopiales di Nantes. E ci sono state anche molte discussioni con il governo per cercare di risolvere i problemi dell'editoria francese ... Vedremo cosa ne verrà fuori.

Jean-Louis Trudel: Dal mio punto di vista, l'opera di riferimento del 2018 non è un romanzo, è l'enciclopedica Retrofictions che cerca di elencare tutti gli autori francofoni di fantascienza dal 1532 al 1951! Altrimenti, noto con interesse lo sviluppo dell'eco-fiction nella fantascienza francese, con Dernières fleurs avant la fin du monde di Cartelet econ Susto scrittoda Luvan


Il mio anno 2018 invece è stato dominato dal lancio della mia Petit Guide de la science-fiction au Québec (Piccola guida alla fantascienza in Quebec). Ho partecipato a due fiere del libro sempre nel Quebec, sono andato agli Imaginales d' Épinal a maggio e sono tornato in Francia per frequentare anche Utopiales a Nantes a novembre. E ho ricevuto il Prix Aurora-Boreal (2) per il miglior saggio per questo libro. Quindi, non ho avuto molto tempo per scrivere. Ma ho comunque pubblicato cinque racconti in francese, un mio racconto è stato tradotto in italiano, un altro è stato tradotto in inglese e ho scritto una poesia in inglese. Sono particolarmente soddisfatto del mio racconto « Semeuses d'amour en orbite instable » contenuto nell'antologia
Technosciences @ venir.

Olivier Paquet:  Il 2018 è stato un anno piuttosto tranquillo, sono uscite delle opere interessanti, ma per quanto riguarda la fantascienza, niente che spicchi per davvero, piuttosto abbiamo avuto la conferma che la fantascienza francese ha arrestato il suo declino e che sta tenendo le posizioni. Sulla stampa si parla ancora di fantascienza francese e il pubblico che frequenta i festival è in aumento.


Olivier Paquet

Nick:  Che previsioni fai per il futuro e cosa invece desideresti possa succedere (sia in generale che per la tua attività personale)

Jean-Louis Trudel: Quest'anno, spero di riprendere a scrivere in maniera più continuativa. Sono diffidente nei confronti delle previsioni, perché la vita prende in giro anche i nostri piani più solidi. Questo vale anche anche per la politica. A più lungo termine, sto monitorando lo stato del pianeta e i nostri sforzi per arginare il suo deterioramento. Rimango abbastanza ottimista da riconoscere in Occidente la nascita di un movimento che si opponga all'oscurantismo, al nazionalismo più gretto e all'avidità che è causa di tutte le diseguaglianze.

Olivier Paquet: Quello che percepiamo è che quando si vive in un periodo di dubbi e di minacce (pericoli ecologici, angoscie tecnologiche dovute a intelligenze artificiali o a reti sociali), questo deterina una ricerca di significati e di narrazioni in merito. Un po' come se sentissimo il bisogno che giunga qualcuno pronto a spiegarci quello che sta succedendo in questo e quello che avverrà poi La fantascienza ha quindi il suo scopo, non solo come strumento di monito, ma anche come mezzo per fornire nuove possibilità. Ed è proprio nell'alveo di questa seconda tendenza che s'inserisce il mio prossimo romanzo , les Machines Fantômesin uscita nel 2019, che tratta di come una comunità di intelligenze artificiali cominci a pensare ad una forma di utopia da destinare alla razza umana.  Sono parechi gli scrittori francesi che stanno trattando questo tema del evoluzione positiva, in maniera da smetterla con i futuri oscuri .

NOTE:
(1) GPI Il Grand Prix de l'Imaginaire è un importante premio della fantascienza francese.
(2) Il Prix Boreal era il maggiore premio attribuito in Canada nel mondo degli scrittori di fantascienza di lingua francese, mentre l'Aurora Award era il corrispondente premio per gli scrittori di lingua inglese, nel 2011 i due premi sono stati quasi unificati. Di conseguenza L'Aurora rimane operante per le migliori opere scritte in Canada in inglese mentre l'Aurora-Boreal premia il meglio della produzione SF delle aree francofone di quel paese.


2018! UNE ANNÉE DANS LA  SCIENCE-FICTION FRANÇAISE!

INTERVIEW COLLECTIVE SUR LE FANTASTIQUE EN FRANCE ET DANS LES PAYS DE LANGUE FRANÇAIS.


À la fin de l’année dernière, j’ai publié un article, très important pour moi: c’était un entretien collectif avec plusieurs écrivains italiens, tous spécialisés dans les genres fantastiques; science-fiction et horreur, le sujet était l’état de santé du fantastique italien et l’actualité la plus importante de 2018 (trouvez-le ICI). Ce fut un certain succès, alors pourquoi ne pas répondre? Peut-être même avec d'autres pays?

Voici donc une deuxième expérience qui me permet de jeter un regard sur la production de science-fiction en français. La France a une grande tradition littéraire dans ce sens, mais nous en savons très peu ici en Italie. J'ai ensuite demandé de l'aide sur Facebook à mes contacts d'outre-Alpes. Ils ont répondu avec enthousiasme en trois et grâce à l'un d'entre eux, j'ai pu élargir la discussion à la science-fiction du point de vue d'un autre territoire francophone: le Québec canadien.

Comme toutes les analyses, on ne peut évidemment pas dire qu'il soit complet, considérons le comme un point de départ pour pouvoir approfondir la discussion également à l'avenir.

Je voudrais donc remercier les écrivains français Jean-Claude Dunyach (ICI et ICI) et Olivier Paquet (ICI) et le Canadien  Jean-Louis Trudel (ICI)
Bonne lecture à tous!

Je m'excuse également pour toute erreur dans la langue française
Amitiés!
Nick Parisi

Nick: Avant de devenir écrivain, que saviez-vous de la production française de science-fiction ou d’horreur?

Jean-Claude Dunyach: J’en avais lu (j’ai énormément lu dans ma vie), mais je ne connaissais ni le milieu, ni l’édition. Je ne savais rien des règles qui régissent cette profession. Les écrivains, morts ou vivants, étaient pour moi des êtres vagues, différents du reste du monde.
J’ignorais aussi qu’il existait des collections spécialisées (je n’ai pratiquement pas lu de roman d’anticipation du Fleuve Noir avant le début des années 80). Bref, j’étais ignorant de beaucoup de choses.

Jean-Louis Trudel:  J'en ai lu un peu. Jules Verne, d'abord. Puis, certains des auteurs de la collection Anticipation du Fleuve Noir. J'étais aussi tombé sur plusieurs auteurs français qui écrivaient de la science-fiction pour les jeunes, dont Philippe Ebly. Enfin, j'ai découvert quelques auteurs plus actuels, par exemple, dans la collection J'ai Lu, à l'époque où je commençais à écrire, comme Christian Léourier ou Michel Demuth.

Olivier Paquet: Quand j’étais adolescent, je lisais d’abord des traductions en SF, mais grâce au magazine de jeu de rôle Casus Belli, dans les années 80, je me suis familiarisé avec les noms de JM Ligne, Joëlle Wintrebert ou Ayerdhal grâce aux chroniques de Roland C. Wagner. Je connaissais les noms avant de les lire et de les rencontrer plus tard. Mais je n’ai pas vraiment lu de SF française avant d’être publié.

Nick:  Quels sont les ouvrages et les auteurs français qui vous ont le plus impressionné quand vous étiez encore simple lecteur?

Jean-Claude DunyachJeury, en premier lieu. Le Temps incertain ou Les Yeux Géants ont été des claques magistrales, à la hauteur d’un Ballard ou d’un Delany que je lisais à cette époque. Je l’ai découvert grâce à la collection Ailleurs & Demain dirigée par Gérard Klein. C’est là aussi que j’ai lu Steiner, Léourier, Curval. Puis Andrevon, grâce à Utopies 75 et à la collection Présence du Futur, et Jean-Pierre Hubert. Mais beaucoup de roman français d’imaginaire publiés à cette époque relevaient, au moins partiellement, de la veine SF politique, qui ne me séduisait pas. Je n’étais pas non plus tenté par les romans d’aventure du Fleuve Noir produits par de vénérables anciens, dont ni l’écriture ni les ambitions ne me satisfaisaient. Il y avait des exceptions (le style de Pelot/Suragne était déjà un vrai bonheur à déguster) mais dans l’ensemble je me tournais plutôt vers la New Wave anglaise ou les auteurs américains des années 60.
Les années 80 ont changé mon regard, mais j’étais déjà écrivain moi aussi. Le débat entre les soi-disant « narratifs », Wagner, Pagel, Ligny et d’autres, et les soi-disant « littératurants » comme le groupe Limite ouvrait des tas de pistes de lecture. Et d’écriture, bien sûr.

Jean-Louis Trudel: J'en ai déjà nommé plusieurs ci-dessus. J'en profite pour ajouter à mes lectures de jeunesse tous les scénaristes de BD de science-fiction. Dans les aventures de Tintin, il y avait déjà plusieurs albums qui versaient dans la science-fiction : On a marché sur la Lune et Vol 714 pour Sydney. La série de Yoko Tsuno de Roger Leloup m'a fasciné. J'ai aussi beaucoup apprécié les aventures de Luc Orient par Greg (Michel Régnier). En fait, Hergé, Leloup et Régnier sont des auteurs d'origine belge, mais, de mon point de vue de jeune Canadien, ils appartenaient à la sphère française en Europe. Je citerai ici aussi la série du Scrameustache de Gos --- un autre Belge. Comme j'ai commencé à écrire et publier très jeune,¸j'ai découvert plusieurs autres auteurs français, en littérature ou en BD, après avoir fait mes débuts.

Olivier Paquet: Pour moi, il y a quand même eu un événement important, c’est l’anthologie Escales sur l’Horizon en 1999, dirigée par Serge Lehman. Alors que j’avais envie d’être publié, cette anthologie, avec ses qualités et ses faiblesses m’a donné envie de participer à ce mouvement, c’est vraiment là que j’ai senti qu’une SF française contemporaine existait et que l’endroit était ouvert si on le voulait. Je me disais déjà qu’il fallait écrire des nouvelles pour commencer, mais cette anthologie donnait une direction intéressante.
À peu près à la même époque est paru « Étoiles Mourantes » de Jean-Claude Dunyach et Ayerdhal. Là aussi, je me suis dit que c’était la SF que je voulais lire. Il y avait de l’ambition, une écriture remarquable et un vrai esprit d’aventure. C’était important, au moment de vouloir publier, d’avoir ce type d’oeuvres comme référence, tout autant que les Guerriers du Silence de Pierre Bordage.

Nick:  Quel est le statut de la fantastique fiction française à votre avis? En bien et en mal

Jean-Claude Dunyach: J’ai vu ce statut évoluer en quarante ans de façon tellement importante qu’il est difficile de te répondre. Quand j’ai commencé à lire de la SF à la fin des années 60, c’était une littérature rebelle, un peu comme le rock que je commençais à pratiquer à l’époque, mais elle était déjà en cours de banalisation. La fin des années 80 et les années 90 ont vu une véritable « occupation du terrain » par des tas d’auteurs majeurs qui ont su trouver leur public (Bordage, Ayerdhal, Lehman, Genefort, sans oublier les quadragénaires en forme qui avaient déjà une œuvre derrière eux et qui continuaient à écrire). L’effet a été renforcé par l’approche de l’an 2000 et par les questions, les espoirs et les peurs que cela suscitait.
Mais depuis dix ans, et ça s’aggrave tous les ans, la littérature française est en crise : de moins en moins de lecteurs, de moins en moins d’argent pour faire vivre les lecteurs. La littérature de l’imaginaire n’échappe pas à la crise, au contraire, même si il y a des tas de nouveaux auteurs passionnants (Damasio, pour n’en citer qu’un) et une effervescence de publication qui comble le lecteur que je suis.
Je suis donc pessimiste sur la survie économique et optimiste sur la qualité des textes et des auteurs !
Sinon, si tu veux mon avis sur ce qui caractérise la SF française, j’avais écrit un texte là-dessus, que je t’envoie. Il date un peu, mais ce que j’en disais reste sans doute valable. (Note de Nick: Dunyach m'a envoyé un magnifique article qui donne une image très complète de la science-fiction française et de son histoire. Je le traduis et j'espère le publier bientôt sur Nocturnia)

Jean-Louis Trudel: Je vais confiner ma réponse à la science-fiction française, qui est la seule que je connais. En gros, je dirais que la science-fiction française est moins populaire qu'avant comme catégorie éditoriale, mais qu'elle est plus acceptée par le grand public. Depuis vingt ans, des auteurs comme Bernard Werber, Michel Houellebecq ou Tristan Garcia imposent des textes de science-fiction dans la littérature générale. Des auteurs un peu plus spécialisés, comme Ayerdhal, Alain Damasio, Pierre Bordage ou Laurent Genefort, ont bien fait aussi. Mais les collections et les revues spécialisées périclitent, pendant ce temps. Le portrait est donc contrasté.

Olivier Paquet: On la dit moribonde, on l’a annoncée souvent morte face à la fantasy ou aux histoires de vampires, mais elle est toujours là. Elle continue de parler de notre société et n’a pas vraiment perdu de sa pertinence. Il y a toujours des auteurs français de SF, mais leur visibilité est moindre. Elle est moins facilement identifiable et me paraît très éclatée entre différentes tendances, l’une axée très aventure, un peu nostalgique d’un âge d’or, une autre plus expérimentale ou plus revendicatrice. Toutes ces composantes ont souvent du mal à communiquer entre elles, ce qui, de mon point de vue, nuit à la visibilité de l’ensemble.

Nick:  Plus en particulier en quelle année était 2018 et quels étaient les travaux les plus importants à paraître?

Jean-Claude Dunyach: 2018 a vu beaucoup de parutions intéressantes (je te recommande la page du GPI pour avoir des détails). Beaucoup de monde aux festivals comme les Imaginales d’Epinal et les Utopiales de Nantes. Et beaucoup de discussions avec le gouvernement pour essayer de régler les problèmes de l’édition française… On verra ce qu’il en sortira.

Jean-Louis Trudel: À mon point de vue, l'ouvrage de 2018 qui fera date n'est pas un roman, c'est l'encyclopédie Rétrofictions qui tente de recenser toute la science-fiction francophone de 1532 à 1951 !  Sinon, je constate avec intérêt le développement de l'éco-fiction en science-fiction française, avec Dernières fleurs avant la fin du monde de Cartelet ou Susto de Luvan.

Personnellemen mon année 2018 a été dominée par le lancement de mon Petit Guide de la science-fiction au Québec. J'ai participé à deux salons du livre au Québec, je suis allé aux Imaginales d'Épinal en mai et je suis revenu en France pour assister aux Utopiales de Nantes en novembre. Et j'ai obtenu le Prix Aurora-Boréal du meilleur essai pour ce livre. Du coup, je n'ai pas beaucoup eu le temps d'écrire. Mais j'ai quand même fait paraître cinq nouvelles en français, une nouvelle en traduction italienne, une nouvelle en traduction anglaise et un poème écrit en anglais. Je suis particulièrement content de ma nouvelle « Semeuses d'amour en orbite instable » dans l'anthologie Technosciences @ venir.

Olivier Paquet
2018 était plutôt une année calme, des oeuvres intéressantes, mais en science-fiction, aucune qui se démarque vraiment, plutôt la confirmation que la science-fiction française a cessé son recul et se maintient. On reparle de science-fiction française dans la presse, le public grandit dans les festivals.


Nick : Quelles sont vos prédictions pour l'avenir et que voudriez-vous qu'il se passe (en général et pour votre activité personnelle)?

Jean-Louis Trudel:  Cette année, j'espère reprendre l'écriture de manière plus suivie. Je me méfie des prédictions, car la vie se moque de nos plans les plus solides. Cela se vérifie aussi en politique. À plus long terme, je surveille l'état de la planète et nos efforts pour freiner sa détérioration. Je reste assez optimiste pour discerner en Occident un mouvement qui se construit pour s'opposer à l'obscurantisme, au nationalisme étroit et à l'avidité qui engendre les inégalités.

Olivier Paquet: On sent que dans une période de doutes et de menaces (péril écologique, angoisse technologique avec les intelligences artificielles ou les réseaux sociaux), il y a une demande de sens et de récit. Comme si on avait besoin que quelqu’un nous raconte ce qui se passe et ce qui va se passer. La science-fiction a sa place, pas seulement comme moyen d’avertissement, mais comme moyen d’offrir de nouvelles possibilités. C’est dans cette deuxième tendance que se place mon prochain roman pour 2019, « les Machines Fantômes », où une communauté d’Intelligences artificielles se mettent à penser une utopie pour les humains. Beaucoup d’auteurs français sont dans cette recherche d’un meilleur, pour trancher avec les avenirs sombres.



Mercì a Tous.
Amitiè
Nick

6 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Beh, a quanto pare l'erba del vicino non è sempre più verde, viene descritta una situazione che sembra ricalcare quella nostrana.
Resto un attimo perplesso sulla citazione di Michel Houellebecq... É vero che nei suoi romanzi ci sono spesso elementi fanta-sociologici o fantascientifici, però restano nello sfondo, lo sviluppo delle sue trame si mantiene costante sulla psicologia dell'individuo...

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Questo è indubbiamente vero! Bisogna pensare però che la fantascienza francese ha sempre avuto una tendenza(o perlomeno una corrente) più filosofica ed artistica rispetto alla nostra,di conseguenza per alcuni autori Houellebecq rimane una sorta di nume tutelare.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Molto interessante questo post che mi ha permesso di allargare gli orizzonti sui nostri cugini d'oltralpe e comprendere la loro realtà su questo mondo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta
Grazie a te,oggi pomeriggio dovrei finalmente riuscire a trovare un poco di tempo per venire a visitare il tuo e gli altri blog :D

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Il genere fantascientifico va a periodi, anche in Italia non sembra che la situazione sia migliore.
Sereno giorno.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cavaliere oscuro del web
Non sono tempi facili per la scrittura.
Ciao!

Posta un commento

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...