INTERVISTA CON ALASTAIR REYNOLDS!






Nel fine settimana a Milano ( e precisamente nei giorni tra il 15 ed il 16) si terrà la seconda edizione di Stranimondi , manifestazione dedicata ai libri fantastici, con contorno di presentazioni, di mostra mercato; dibattiti, Kaffeklatsch  (QUI il programma completo ) ed una nutrita selezione di ospiti nazionali ed internazionali (QUI). L'appuntamento è decisamente di quelli importanti, anzi che dico? Di quelli fondamentali! Lo Zio Nick, notoriamente un gran timidone non sa ancora se parteciperà, certo l'occasione sarebbe fantastica per incontrare un gran bel numero di amici quindi voi andateci che ne vale la pena e chi sa mai se tra tanta bella gente all'ultimo minuto non possiate incrociare anche il brutto muso dello Zio Nick?
Nel frattempo, per festeggiare degnamente la manifestazione Nocturnia pubblica una bella (e come da tradizione nocturniana lunghissima) intervista ad Alastair Reynolds uno dei grandi ospiti di Stranimondi 2016.


Ringrazio Al Reynolds per la sua gentilezza e disponibilità, per chi volesse approfondire vi segnalo il blog personale del grande autore di fantascienza.
A fine intervista troverete anche una bio dello scrittore.


(For english version scroll down )

Nick:  Benvenuto su Nocturnia Al, è davvero un grande piacere averti ospite del mio blog.
Come prima domanda ti chiedo di raccontarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Alastair Reynolds: Non so se ci sia stato un momento preciso. Sin dalla più tenera età mi sono sentito attratto dalla scrittura, ma non l' ho mai considerata come una vocazione se non molto più tardi nella mia vita. Quando avevo circa 16 anni mi ricordo che presi la decisione consapevole di prendere la scrittura nella maniera più seria possibile, ma ancora una volta non pensavo certo di diventare uno scrittore professionista.

Nick: quali sono stati gli scrittori e le opere ( romanzi, fumetti, film, serie televisive) che ti hanno maggiormente influenzato come appassionato prima ancora che come scrittore (Alcune credo di averle indovinate, sbaglio se dico che mi sembra di notare influenze di scrittori come Arthur C. Clarke e Larry Niven; di serie come Dr Who e dei fumetti di Dan Dare?)
 E cosa ti ha avvicinato alla fantascienza e alla narrativa fantastica in generale?

Reynolds:  Hai ragione nel menzionare Clarke; lui probabilmente è stato il primo scrittore di fantascienza i cui lavori in prosa io abbia mai letto. Prima di quel momento però io avevo sviluppato la passione per la fantascienza televisiva come Star Trek e Doctor Who ed alcuni dei miei primi ricordi riguardano la visione di film di SF come The Time Machine e Fantastic Voyage. Dan Dare, l'ho scoperto tramite un vecchio annual della Eagle appartenuto a mio padre che conteneva alcune avventure del personaggio - ma è successo molti anni prima che m'interessassi veramente a Dan Dare. Niven è stato uno scrittore che mi ha fortemente appassionato durante gli anni della mia adolescenza; la sua influenza è stata fortissima sui miei primi due ( ancora inediti) romanzi. Ancora oggi io amo molto i suoi romanzi e racconti che compongono il ciclo dello "Spazio Conosciuto".

Parte del cast di Doctor Who durante
l'"era Pertwee" ( 1970-1974)

 Nick: Vorrei soffermarmi in particolare sul Doctor Who  Tu non hai mai nascosto la tua passione per questa serie. In particolare sei un gran fan di Jon Pertwee, il terzo dottore.  Cosa ti piace in quella serie e perché preferisci proprio  quella di Pertwee rispetto a tutte la altre incarnazioni del "Dottore" ?

Reynolds:  Penso che il motivo sia abbastanza semplice, Pertwee ha cominciato ad interpretare il ruolo del Dottore nel periodo in cui io avevo raggiunto l'età giusta per poter apprezzare la serie, così è stato lui quello a cui mi sono affezionato. Inoltre mi piacciono molto anche le atmosfere tipiche dell' era Pertwee, con molte storie ambientate sul nostro pianeta e con la presenza frequente di elementi come la UNIT; il Brigadiere e il Maestro. Per quanto mi riguarda lui è stato l'archetipo del Doctor Who!

Jon Pertwee in Doctor Who

Nick:  Recentemente hai scritto un romanzo dedicato proprio al Doctor Who. Ce ne vuoi parlare?

Reynolds:  E' stato un grande piacere poter scrivere quel romanzo. Di norma non mi sarei mai nemmeno interessato a scrivere un lavoro ambientato in un Universo preesistente, ma il Dottor Who è una cosa diversa ed è molto speciale per me. Io ho ritenuto di poter fare tutte le cose che faccio nella mia narrativa "normale", ma anche di poter giocare correttamente con l'Universo del Dottore. Ovviamente si trattava sempre del Dottore di Pertwee-  era l'unico che ho ritenuto di poter comprendere completamente, lui ed i suoi manierismi, senza dover compiere nessun tipo di ricerca preparatoria. Io sono un grande fan anche del Dottor Who interpretato da Tom Baker (1) ma ho pensato che nel suo caso avrei dovuto compiere qualche ricerca in più.

Nick:  Anche da noi in Italia "Doctor Who" è diventata una serie molto popolare, tuttavia le ultime stagioni con Matt Smith e Peter Capaldi hanno molto diviso i fans. Tu, proprio in qualità di fan, che opinioni ti sei fatto in proposito ?

Reynolds:  Penso di esserne stato soddisfatto e frustrato allo stesso tempo. Alcune delle loro storie sono state molto belle, altre invece ....belle non lo sono state. All'inizio non ho apprezzato molto Matt Smith, ma poi lui ha vissuto una rapida maturazione e oggi lo considererei come uno dei Dottori migliori di tutti i tempi. Ma alcune delle storie erano deboli e questa tendenza è continuata anche con l' arrivo di Capaldi. Non sono esattamente un estimatore del modo in cui sono stati trattati i Cybermen in tutti i nuovi episodi, dal momento che si tratta dei miei villains preferiti e ritengo che siano stati costantemente maltrattati dal momento del loro ritorno durante l' era Tennant. Dovrebbero tornare ad essere spaventosi invece che limitarsi a sferragliare come robot impazziti.

Nick:  Torniamo agli inizi della tua attività: Il tuo debutto professionale avviene su Interzone. Ad Interzone hai cominciato a spedire i tuoi racconti nel 1986, tuttavia solo nel 1989 te ne hanno pubblicato uno ( e poi se non sbaglio nei pubblicati tre nello stesso periodo) Quanto conta per uno scrittore esordiente la costanza, la determinazione ed il non arrendersi ai rifiuti?

Reynolds:  Paragonato ad altri, io non ho certo avuto le esperienze più dure. Anche se sono trascorsi quattro o cinque anni tra la mia prima spedizione di una storia e la loro prima accettazione, io non stavo spedendo più di una o due storie all'anno in quel periodo, quindi ritengo che in tutto  mi siano state rifiutate, in tutto, non più di sei o sette storie. Non avevo nessun tipo di necessità, stavo studiando all'epoca, inoltre avevo accesso ad una macchina da scrivere ( si, una macchina da scrivere!) per alcune settimane all'anno. L'unica cosa che avevo io era un approccio realistico all'autocritica e al perfezionamento personale - che detto così suona tanto come un proclama della Corea del Nord! - ma io ero capace di guardare al mio lavoro e vederne le pecche, nonché tentare di correggerle. Non mi hanno mai dato fastidio le lettere di rifiuto- anzi mi sono sempre sembrate eque. Ma nel 1988, quando mi stavo per trasferire in Scozia ho pensato di aver cominciato a produrre del materiale abbastanza buono da poter essere pubblicato nella rivista, e così è stato. Infatti loro mi hanno comprato tre storie nell'arco di un periodo relativamente breve, poi però non ne hanno più comprata nemmeno una per diversi anni. Quello si che è stato duro, ma in un certo senso ha rappresentato semplicemente di una seconda fase per l'esame di auto-coscienza e di auto-miglioramento. Ho ripreso a vendere racconti alla rivista solo nel 1994 e da quel giorno mi hanno comprato, in media, almeno una storia all'anno.

Nick:  Tuttavia il ciclo per il quale sei più famoso è quello del Revelation Space cominciato col romanzo omonimo pubblicato da Gollancz nel 2000. possiamo dire che la Serie del Revelation Space rappresenta un poco la risposta personale al "Paradosso di Fermi"  (2)?

Reynolds:  Si, ma in un modo retro-attivo. Ero già molto avanti con la stesura di Revelation Space (ed anche di Chasm City dato che io in genere adotto questo tipo di scrittura in contemporanea nonostante mi renda conto che questo complichi le cose) prima che cominciassi seriamente a riflettere su tutta quella roba di Fermi, in un certo senso, quindi, il paradosso di Fermi mi è servito per puntellare la trama del libro.

Nick:   L'intero ciclo del "Revelation Space" descrive l'esistenza di antichissime creature meccaniche "Gli Inibitori" il cui compito dall'alba dei tempi è quello di cancellare tutte le civiltà dotate di una tecnologia in grado di raggiungere le Stelle. Dal momento che quello della lotta tra civiltà organiche e macchine distruttrici è un concetto molto diffuso nella letteratura di fantascienza ( i berserk di Fred Saberhagen; la Galactic Center Saga di Benford) ti chiedo quindi  il perché questo concetto affascini molto voi scrittori di SF?

Reynolds:  Sono sempre attento a sottolineare come i grandi concetti presenti in Relevation Space appartengano appartengano ad  una tradizione più profonda all'interno della fantascienza che risale- come hai notato tu - a Benford e ad altri. Sono stato molto influenzato dal lavoro di Benford quindi suppongo che trasformare i miei alieni in intelligenze artificiali sia stato naturale - quasi un presupposto predefinito.  Dopotutto la prima storia che io abbia mai mandato a Interzone raccontava del primo contatto con una macchina intelligente.

Nick:   Ma la serie del Revelation Space è anche un lungo affresco sul futuro dell'umanità, per tutto il ciclo tu racconti anche lo scontro tra diverse fazioni umane. Esemplare è lo scontro tra le fazioni dei Demarchisti e quelle dei Conjoiners. Entrambe le fazioni sono convinte di rappresentare l'unica strada per l'evoluzione umana, entrambe però si dimostrano ambigue moralmente e compiono diversi crimini. Da dove hai tratto l'ispirazione per questi due movimenti?

Reynolds: Tutta quella roba tra fazioni non è altro che un simpatico e spudorato furto da Bruce Sterling e dalle sue storie Shaper-Mechanist ( che ho scoperto su Interzone). Ho cercato di crearne una mia propria versione, ma ho sempre alzato le mani ed ammesso il mio debito nei confronti di Sterling. E, allo stesso tempo, di quei pochi altri scrittori che hanno giocato con i temi transumanisti, come suppongo abbia fatto Michael Swanwick con " Comprise" la mente alveare del suo romanzo L'Intrigo Wetware. 

Nick:   I personaggi che crei e che descrivi all'interno della serie sembrano costantemente alla ricerca sia di una loro personale redenzione per errori del passato, sia sembrano cercare una risposta a domande classiche ed eterne sulla natura dell'essere umano e su cosa sia essere una creatura dotata di coscienza. La loro ricerca però spesso porta loro stessi e l'umanità intera a pagare un duro prezzo ( penso ad esempio a Dan Sylvestre che finisce per rivelare l'esistenza della razza umana ad un pericoloso nemico) E' una ricostruzione sbagliata la mia?

Reynolds: Si, sei nel giusto, è un tema che ricorre spesso nella mia opera. Il perché non lo so! Forse avrò commesso alcuni peccati terribili in una qualche mia vita passata? Sylvestre è un buon esempio - non è un uomo cattivo ma è sicuramente guidato dalla vanità e da un senso delle sue superiori facoltà decisionali - che in definitiva farà passare a lui (ed a noi) solo un sacco di guai.

Nick:  Un' altra costante nel tuo uso dei personaggi è che spesso vanno incontro ad una fine in maniera scioccante e violenta. Personalmente, ad esempio, ho trovato molto inaspettata la fine di Nevill Clavain in "Absolution Gap (2003). Come mai questa scelta? Volevi dare una scossa ai tuoi lettori presentandogli l'inaspettato ? Volevi imprimere una direzione nuova al romanzo? O pensavi il personaggio di Clavain non avesse più niente da dire?



Reynolds: La morte di Clavain è davvero scioccante, io però desideravo gettare Scorpio (3)  nel calore dell'azione e portargli via il suo mentore umano mi è sembrata la maniera più facile - anche se più crudele- di farlo. Però vale la pena ricordare che i resti di Clavain sono passati ai Giocolieri Mentali, quindi è del tutto possibile che i suoi schemi mentali si siano conservati ad un certo livello. Ho il sospetto di non aver del tutto finito con lui....

Nick:   Il finale di Absolution Gap lascia intendere che nonostante la vittoria contro gli inibitori la razza umana continuerà a compiere gli stessi errori e le stesse scelte sbagliate. Sei così pessimista sulla natura umana?

Reynolds: No! Io cercavo solo di realizzare una cornice per la storia futura, una fine e un inizio, in modo che non sarebbe stato possibile sconfinare all'infinito nel futuro. In un certo senso stavo cercando di realizzare una tentativo di racconto futuro che però fosse impermeabile dal diventare una serie a tempo indeterminato, questo da quando mi sono reso conto  che sarebbe stato un percorso molto pericoloso spingermi verso il basso. Mi piace l'idea di essere vincolato da queste due enormi oscurità - prima e dopo l'umanità. Anche all'interno di quella cornice, però, vi è la possibilità quasi infinita di storie microcosmiche che parlino di resistenza umana, del coraggio, della saggezza e così via. Quindi non ritengo di star facendo dichiarazioni eccessivamente pessimistiche. Penso piuttosto a qualcosa simile ad  un dipinto di Bosch con una stratificazione quasi frattale di dettagli, ma bordato di nero.

Nick:  In romanzi come "Chasm City" (2001) e "Il Prefetto" (2007) ti sei voluto allontanare da alcuni temi del Ciclo pur mantenendone gli scenari e parte delle ambientazioni. Come mai questa scelta?

Reynolds:  Con Chasm City si è trattato di  pura pigrizia. Avevo iniziato a scrivere un "hardboiled" una storia di vendetta, ispirata da alcuni dei romanzi polizieschi che stavo leggendo, e mi è sarebbe sembrato naturale situare l'azione nei mondi e negli ambienti dello Spazio della Rivelazione. Più tardi, quando il ciclo dello Spazio della Rivelazione ha cominciato a diventare un po 'troppo pesante, allora ho trapiantato alcune delle idee di quel libro in Chasm City. Per quanto riguarda Il Prefetto   tutto è cominciato a causa del mio editor dell'epoca che continuava a ripetermi quanto sarebbe stato interessante vedere il mio'universo durante il suo periodo d'oro, prima cioè che arrivasse la peste destrutturante. Il problema in questo caso è il  classico problema che si ha con tutte le utopie - cioè che sono noiose, a meno che qualcosa non cominci ad andare storta! Così mi sono concentrato sull'idea di basare il libro su una sorta di forza di polizia, con il compito di mantenere questa società al sicuro.

Nick:  Tu hai lavorato sia come scienziato per l'ESA che come scrittore di fantascienza. E' difficile conciliare le due attività, oppure le due cose si influenzano a vicenda?

Reynolds:  E 'stato un atto di bilanciamento. La ricerca scientifica che ho praticato per l' ESA, che era certo interessante, non ha poi avuto un grande impatto sul tipo di cosa che stavo scrivendo. Allo stesso modo, l'essere in grado di scrivere un racconto o un romanzo non mi rendeva la scrittura articoli scientifici più facile. Tutto ha funzionato abbastanza bene per alcuni anni, ma arrivati al 2003 non mi stavo appassionando alla scienza tanto quanto alla scrittura, quindi una decisione doveva essere presa.

Nick:  Il tema dell'esplorazione spaziale è sempre presente all'interno della tua opera. Nel tuo romanzo breve "Troika" del 2010 (tradotto in Italia col titolo "L'Ultimo Cosmonauta" nel 2012) descrivi una società distopica nella quale l'Umanità si è completamente ritirata in sé stessa dopo aver rinunciato allo Spazio.M'interesserebbe quindi conoscere una tua opinione sulle ultime missioni spaziali come Juno o Rosetta e se sei soddisfatto sull'attuale stato dell'esplorazione del Sistema Solare.

Reynolds:  Sono entusiasta di queste missioni, ma anche un po' frustrato perché oltre questo non stiamo facendo altro. Le capacità tecniche ormai le abbiamo; ciò che ci ferma sono i finanziamenti e l'indifferenza politica. Non mi sto riferendo a viaggi umani nello Spazio, ma perlomeno a missioni robotiche più ambiziose. A questo punto avremmo dovuto inviare un sottomarino nell' oceano di Europa. Dovremmo avere già avuto dei rover su Titano, droni volanti nell'atmosfera di Venere, e così via. E avremmo dovuto già avere costruito una base lunare, diverse stazioni spaziali e piani dettagliati per raggiungere Marte.

Nick:  Proseguendo su questo argomento: che opinione ti sei fatto delle compagnie private come la SpaceX.  Pensi che daranno un impulso effettivo all'esplorazione spaziale o saranno solo un fenomeno momentaneo ?

Reynolds:  Mi interessa molto quello che stanno facendo - mi entusiasma, anche. Ma sarei di gran lunga più contento se vedessi le agenzie nazionali ed internazionali prendere una direzione più ambiziosa ed avventurosa nei confronti dello Spazio. E ora come ora non ti so dire se si tratti di una ripresa a lungo termine nelle attività spaziali, o se sia semplicemente una fase temporanea.


Nick:  Qual'è - secondo te- il ruolo e la funzione che uno scrittore (anche uno scrittore di fantascienza) dovrebbe avere all'interno della società che descrive?

Reynolds:  Il più piccolo possibile! Ogni volta che degli scrittori di fantascienza hanno iniziato a prendere su di loro il manto auto-assunto da Guru o da Veggente, questo ha significato la morte della loro narrativa. Io prendo il mio lavoro seriamente, ma non prendo sul serio me stesso a tutti costi, e nessuno dovrebbe prestare alcuna attenzione alle mie opinioni. Il mio compito è quello di divertire,  non certo quello di rappresentare un qualche ruolo o la funzione solenne per la società.

Nick:  Nel mondo di domani, con il continuo sviluppo della tecnologia, quale sarà il posto della letteratura?

Reynolds:  La letteratura non sta scomparendo. Se, a distanza di 400 anni, le persone ancora riescono a sentirsi ispirate e commosse da Shakespeare, allora noi possiamo sentirci al sicuro ancora per qualche altro secolo.I libri esisteranno sempre. Ci saranno ancora romanzi e racconti, e  saranno ancora stampati su carta.  Il settore dell' E-publishing occuperà la propria nicchia, ma non provocherà certo l'estinzione della parola stampata.

Nick:  Tra i tuoi colleghi scrittori quali segui con maggiore attenzione ed interesse?

Reynolds: Sono amico con molti dei miei colleghi, e mi piace e ammiro molto il loro lavoro. Ma io sono un lettore lento e faccio fatica a tenere il passo con più di una manciata di scrittori di fantascienza e di fantasy. Come regola generale, ho sempre cercato di leggere tutti gli ultimi lavori di Iain M. Banks , ma anche con  Iain stavo iniziando a perdermi un libro o due. Ora mi reputo soddisfatto se riesco a leggere un libro su due, o tre, tra quelli scritti dai miei autori preferiti.

Nick:  Presto tornerai in Italia partecipando come ospite alla convention "StraniMondi" Ne vuoi approfittare la lasciare un messaggio ai tuoi lettori italiani?

Reynolds: Sono molto ansioso di incontrare tutti voi! Sarà bello tornare in Italia - Sono stato nel vostro paese solo due o tre volte in passato. Prenotatemi un po di bel tempo!

Nick:  Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa ci dobbiamo aspettare da Alastair Reynolds nel prossimo futuro?

Reynolds:  C'è un mio nuovo libro che dovrebbe uscire tra una settimana, che ho intitolato Revenger, ( 4 ), ne sono molto entusiasta e spero che incontri il favore dei lettori. Adesso sto lavorando a un nuovo romanzo  - ancora senza titolo. Non voglio svelare troppo  in proposito, ma posso anticiparti che si tratterà di un ritorno alle ambientazioni de Il Prefetto.

Nick:  Bene Al, siamo arrivati alla fine. Nel salutarti e ringraziarti ancora ti saluto rivolgendoti la classica domanda finale di Nocturnia: esiste una domanda alla quale avresti risposto volentieri, una questione di cui avresti parlato volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Reynolds: No, direi che hai fatto un lavoro molto accurato!

ALASTAIR REYNOLDS: UNA BIOGRAFIA


Dedicated with gratitude
and respect to Mr. Alastair Reynolds


Nato nel 1966 in Galles e laureato in Fisica ed Astronomia , Alastair Reynolds è uno dei migliori autori di fantascienza tecnologica attualmente in circolazione. Ha scritto finora tredici romanzi ( tra cui uno dedicato al Doctor Who) e più di sessanta tra racconti e romanzi brevi. La sua serie più famosa è quella del Revelation Space composta da cinque romanzi più diversi romanzi brevi, che descrive la lotta tra la razza umana ed una specie di macchine senzienti il cui compito è quello di distruggere ogni forma di vita che abbia raggiunto una civiltà tale da permettergli il viaggio interspaziale. In Italia la sequenza principale è stata pubblicata da Mondadori mentre altre opere riconducibili alla saga sono stati tradotti da Fanucci ed Elara.  Inoltre altre opere di Reynolds sono state pubblicate da Delos.
Reynolds ha pubblicato il suo primo racconto nel 1990 ma solo a partire dal 2004 è diventato uno scrittore a tempo pieno; dal 1992 al 2004 infatti ha lavorato presso l' ESA nella sua sede olandese.
Un suo romanzo Chasm City ha ottenuto la vittoria al BSFA il più importante premio britannico del settore
Dopo la parentesi olandese Reynolds è tornato a vivere nel Galles assieme alla moglie.

NOTE:
(1) Tom Baker è il quarto attore ad avere interpretato il Dottore ( anni :1974-1980) succeduto proprio a Pertwee che era invece il terzo Dottore (anni:1970-1974) i due attori sono da sempre tra gli interpreti più amati della famosa e longeva serie britannica. In Particolare Jon Pertwee è stato uno dei Doctor Who più atletici ed eleganti di sempre e le sue storie rispetto ai predecessori si caratterizzano per avere un taglio decisamente molto più avventuroso.

(2)  E' uno dei paradossi più famosi di tutta la scienza, il tutto nacque nel 1950 quando nel corso di una discussione tra scienziati il noto fisico italiano Enrico Fermi, in risposta ad un suo collega che sosteneva l'ipotesi dell'esistenza di numerose civiltà extraterrestri formulò la famosa frase: " E allora dove sono finiti tutti quanti?" In sintesi, Fermi si chiedeva, come mai se nello Spazio esistevano numerose forme di vita come mai l'umanità non ne avesse mai incontrata nemmeno una.

(3) Uno dei protagonisti della saga, si tratta di un maiale geneticamente modificato che combatte gli Inibitori assieme agli umani.

(4) L'edizione in lingua inglese di Revenger è uscita il 15 settembre del 2016 per l'editore Gollanz ed, al momento, è ancora inedito nel nostro paese. La presente intervista invece è stata realizzata all'inizio dello stesso mese


INTERVIEW WITH ALASTAIR REYNOLDS: THE ENGLISH VERSION!


Today's interview is dedicated to the great Alastair Reynolds, one of the current masters of the British science fiction. Reynolds won the BSFA and creator of the saga of the Revelation Space, will be one of the guests of honor at the italian  Science Fiction and Fantasy convention  "Stranimondi2016" for the occasion he enthusiastically accepted to make this Interview speaking readers to Nocturnia of his life, of his works and of his literary career.
I thank Al for his kindness and for his availability. For those wishing to deepen HERE is the writer's personal blog
To all the readers I wish you good reading, waiting for your comments.


Nick:  Welcome on Nocturnia Al, is indeed a great pleasure to have you guest of my blog.As first question I ask you to tell us about your beginnings and of the moment when you decided to become a writer

Alastair Reynolds:  I don't know that there was a moment as such. I was attracted to writing from an early age, but I never really saw it as a vocation until much later in my life. When I was about 16 I do remember making a conscious decision to take it as seriously as I could, but again I wasn't thinking in terms of becoming a professional writer.

Nick:  What were the writers and works (novels, comics, movies, television series) that have most influenced you as a fan even before as a writer (Some of them I guess, I'm wrong if I say that I seem to notice the influence of writers like Arthur C. Clarke and Larry Niven; series such as Dr Who and Dan Dare comics?) ) And what has brought you to science fiction and fantastic fiction in general?

Reynolds:   You are right to mention Clarke; he was probably the first SF writer whose work I encountered in prose form. But before that I had developed a fascination for TV SF in the form of Star Trek and Doctor Who, and some of my earliest memories were of watching SF films such as The Time Machine and Fantastic Voyage. Dan Dare I came to via my dad's old Eagle annual, which had one of the adventures in it - but it was many years before I found out anything else about Dan Dare. Niven was a writer I connected with strongly in my mid-teen years; the influence was very strong on my first two (unpublished) novels. I still love the Known Space books and stories.

Nick:  I want to focus in particular on Doctor Who ,you have never hidden your passion for this series. In particular, you are a great fan of Jon Pertwee, the third doctor, What do you like in that series and why you prefer to own Pertwee?

Reynolds:  I think it's pretty simple in that Pertwee was playing the Doctor when I became old enough to understand the series, so he was the one I connected with. But I also like the atmosphere of the Pertwee era, with many Earth-bound stories and the frequent presence of UNIT, the Brigadier, the Master etc. To me that is archetypal Doctor Who!

Nick:  Recently You've written a novel which is dedicated to Doctor Who. Would you talk about?

Reynolds:  It was a great pleasure to be able to write it. I wouldn't normally be that interested in writing in a pre-existing universe, but Doctor Who is different and very special to me. I felt I could still do a lot of the things I do in my "normal" fiction, but also play fair with the Doctor's universe. It was always going to be Pertwee - he was the one I felt I could "do" without any real research, in that I felt I understood his mannerisms pretty thoroughly. I'm also a big fan of Tom Baker but I'd have had to do a lot more homework before writing him.

A typical day in the life of the third doctor....

Nick:   Even here in Italy "Doctor Who" has become a very popular series, but the last few seasons with Matt Smith and Peter Capaldi have very divided fans. You, as a fan, what opinions have about it?

Reynolds:  I've been pleased and frustrated in equal measure, I think. Some of the stories have been very good, some very ... not good. I didn't like Matt Smith initially, but he quickly grew on me and I'd rate him as one of the very best Doctors of all time. But some of the stories were weak, and that's played through into the Capaldi era as well. I'm especially not a fan of the way the Cybermen have been treated in all of the new episodes, as they're my favorite villains and I think they've been consistently mishandled from the time they came back in the Tennant era. They need to be frightening again, instead of just clanking around like demented robots.

Nick:  Let's go back to the beginning of your business: Your professional debut was on Interzone. You started sending stories in 1986 but only in 1989 one of them was pubblished (and then if I'm not mistaken in three published around the same time) How important are for a newbie writer perseverance, determination and not to surrender to waste?

Reynolds:  I didn't have the hardest time compared to some. Although there were four or five years between my first submission and the first acceptance, I wasn't sending them more than one or two stories a year in that period, so I don't think they rejected more than six of seven, if that. That was out of necessity - I was studying at the time, and I only had access to a typewriter (yes, a typewriter!) for a few weeks each year. The one thing I had was a realistic approach to self-criticism and self-improvement - sounds like North Korea! - but I was able to look at my work and see the faults, and try to rectify them. I wasn't ever annoyed by the rejection letters - they seemed fair. But by the time I moved to Scotland in 1988, I felt that I'd begun to produce work that was good enough to squeak into the magazine, and so it proved. Yes, they bought three stories from me in reasonably quick succession, but then stopped buying them for a few years. That was tough, but in a way it was only a second phase of self-examination and improvement. I started selling to them again in 1994, and after that they bought a story from me about once a year, on average.

Nick:   However the cycle for which you are better known is that of the Revelation Space that began with the novel published by Gollancz in 2000. We can say that the Revelation Space series is a little personal response to the "Fermi Paradox"?

Reynolds:  Yes, but in a back-to-front way. I was already well into the writing of Revelation Space (and Chasm City, which I kind of wrote in parallel, although it's complicated) before I really started thinking seriously about all that Fermi stuff. In a way, I needed the Fermi paradox to shore up the plot of the book.

Nick:  The whole cycle of "Revelation Space" describes the existence of ancient mechanical creatures called "Inhibitors" whose task from the dawn of time is to clear all civilizations with a technology capable of reaching the Stars. Since the struggle between organic civilization and destructive machines is a very popular concept in science fiction literature (the berserk of Fred Saberhagen; the  Benford's Galactic Center Saga and so on) then I wonder why this concept fascinates you SF writers?

Reynolds:  I'm always careful to point out that the grand ideas in Revelation Space draw on a deeper tradition within SF, going back - as you note - to Benford and others. I was steeped in Benford's work so I suppose making my aliens into machine intelligences felt natural - almost the default assumption. The first story I ever sent to Interzone was about first contact with a machine intelligence.

Nick:   But the Revelation Space series is also a long fresco on the future of humanity, for the cycle you tell also the clash between different human factions. Exemplary is the clash between factions of Demarchists and those of Conjoiners. Both sides are convinced that they represent the only way for human evolution, but both prove morally ambiguous and do different crimes. Where did you get the inspiration for these two movements?

Reynolds:   All that inter-factional stuff is a pretty shameless steal from Bruce Sterling, with his Shaper-Mechanist stories (which I first heard about in Interzone). I tried to put my own spin on it but I'd always hold my hands up and admit my indebtedness to Sterling. And a few other writers playing with similar transhuman themes at the same time, I suppose, such as Michael Swanwick with the "Comprise" hive mind in his novel Vacuum Flowers.

Nick:   The characters that you create and describe in the series seem to be constantly searching a personal redemption for past mistakes, both seem to look for an answer in classic and perennial questions about human nature and what is to be a creature giftedd with consciousness. Their research, however, often leads themselves and the whole of humanity to pay a high price (for example, I think of Dan Sylvestre that ends up revealing the existence of the human race to a dangerous enemy) It's 'a wrong reconstruction mine?

Reynolds:   Yes, you are right, it's a common moral theme in my work. Why, I don't know! Perhaps I committed some terrible sins in a past life? Sylveste is a good example - he's not a bad man but he's driven by vanity and a sense of his own superior decision-making faculties - and that ultimately gets him (and us) into a lot of trouble.

Nick:   An other constant in your use of the characters is that they often go on to have shocking and violent ends. Personally, for example, I found it very unexpected the fate of Nevill Clavain in "Absolution Gap (2003). Why this choice? Did you want to give a jolt to your readers by presenting the unexpected? You wanted a new direction to the novel? Or thought the character of Clavain had nothing more to say?

Reynolds:   Clavain's death is indeed shocking, but I wanted to throw Scorpio into the heat of the action and taking away his immediate human mentor seemed the easiest - if cruellest - way of doing it. But it's worth remembering that Clavain's remains are passed to the Pattern Jugglers, so it's entirely possible that his neural patterns are preserved on some level. I have a suspicion I'm not entirely done with him yet...

Nick:   The end of Absolution Gap suggests that despite the victory against inhibitors the human race will continue to make the same mistakes and the same bad choices. You are so pessimistic about human nature?

Reynolds:  No! I just wanted to provide a frame for the future history, an end as well as a beginning, so that it wouldn't sprawl endlessly into the future. In a way I was trying to future-proof it from becoming an open-ended series, since I felt that would be a very dangerous path to go down. I like the idea that it's constrained by these two enormities of darkness - before and after humanity. Even within that frame, though, there is almost infinite scope for microcosmic stories of human resilience, courage, wisdom and so on. So I don't feel like I'm making any overly pessimistic statements. Think of it as a Bosch painting with an almost fractal layering of detail, but bordered in black.

Nick:   In novels like "Chasm City" (2001) and "The Prefect" (2007) you want to remove some of the cycle's themes while maintaining its background and part of the settings. Why this choice?

Reynolds:  With Chasm City is was pure laziness. I started writing a "hardboiled" revenge story, patterned after some of the crime novels I'd been enjoying, and it seemed natural to situate the action in the worlds and environments of Revelation Space. Later, when Revelation Space was getting a bit too unwieldly, I was able to transplant some of the ideas from that book into Chasm City. As for The Prefect, my editor at the time kept saying it would be interesting to see the universe during its golden age, before the Melding Plague. The trouble with that is the trouble with all utopias - they're boring, unless something goes wrong! So I homed in on the idea of making the book about a kind of police force, tasked with keeping this society safe.

Nick:   You worked both as a scientist for ESA and as a fiction writer. It's'difficult to reconcile the two activities, or the two things affect each other?

Reynolds:   It was a balancing act. The science I did for ESA, while interesting, didn't have much impact on the kinds of thing I was writing about. Equally, being able to write a story or a novel didn't make writing scientific papers any easier. It all worked quite well for a few years, but by 2003 I wasn't enjoying the science as much as the writing, so a decision had to be made.

Nick:   The space exploration theme is always present inside of your work. Your short novel "Troika" of 2010 (translated in Italian with the title "L'Ultimo Cosmonauta" in 2012) describe a dystopian society in which humanity has completely withdrawn into herself after having given up on Space.I'd like know your own opinion on the latest space missions as Juno and Rosetta and if you're happy with the current state of exploration of the Solar System.

Reynolds:   I'm excited about these missions, but also a little frustrated that we aren't doing more. We have the technical capabilities; what holds us back is funding and political indifference. I'm not talking about human spaceflight, so much as more ambitious robotic missions. We should have sent a submarine into Europa's ocean by now. We should have rovers on Titan, flying drones in the atmosphere of Venus, and so on. And we ought to have a moonbase, several space stations and detailed plans for Mars.

Nick:  Following this topic: what opinion you have made about privates companies like SpaceX. Do you think that will give a real boost to space exploration or will be only a temporary phenomenon?

Reynolds:   I'm interested in what they're doing - enthusiastic, even. But I'd still much rather see the national and international space agencies taking a more adventurous, ambitious lead. And I can't begin to guess whether this a long-term upswing in space activities, or just a temporary blip.

Nick:   What is - according to you- the role and function that a writer (also a science fiction writer) should have within the society thst is describing?

Reynolds:  As little as possible! Whenever science fiction writers start taking on the self-assumed mantle of Guru or Seer, it's death to their fiction. I take my work seriously, but I don't take myself seriously at all, and no one should pay any heed to my opinions. I'm out to have fun, not to provide some solemn role or function to society.

Nick:  In The world of tomorrow, with the continuous development of technology, which will be the place of literature?

Reynolds:    Literature isn't going away. If people can still get excited and moved by Shakespeare, 400 years on, we're OK for a few centuries more. There will still be books. There will still be novels and short stories, and they'll still be printed on paper. E-publishing will assume its own niche, but it won't result in the extinction of the printed word.

Nick:  Among your fellow writers who you follow with greater attention and interest?

Reynolds:  I'm friends with many of my peers, and I like and admire much of their work. But I'm a slow reader and I struggle to keep up with more than a handful of SF &F writers. As a rule, I always tried to read Iain M Banks' latest works, but even with Iain I was starting to fall a book or two behind. Now I'm content if I read one book out of two, or three, by my favorite authors.

Nick:  Soon you 'll come back in Italy taking part as a guest at the convention called "StraniMondi" Do you like to leave a message for yours Italian readers?

Reynolds:  I very much look forward to meeting you all! It will be nice to return to Italy - I've only been there two or three times in the past. Book me some nice weather!


Advertising image for italian SF books convention
"Stranimondi"

Nick: Future plans: What are you working on now and what can we expect from Alastair Reynolds in the near future?

Reynolds:  I have a new book out in a week, entitled Revenger,  ( 1) which I'm very excited about and hope goes down well with readers. I'm working on a new novel now - as yet untitled. I don't want to say too much about it, but it's a return to the environment of The Prefect.

Nick:   Well Al, we arrived at the end. In greeting and thanking you again I address  the classic final Nocturnia's question : is there a question that you would have responded willingly, a matter of which you would have talked willingly and that I will not I asked you?

Reynolds:  : No, you've done a very thorough job!
Best,
Al.



NOTE:
(1) The English-language edition of Revenger came out on September 15/ 2016 for Gollanz editor. This interview however was made earlier that month

12 commenti:

massimiliano riccardi ha detto...

Ennesimo colpaccio dello zio Nick. Bravissimo. Qui siamo nella sfera della professionalità, oramai la semplice narrazione amatoriale te la sei lasciata alle spalle.

Bara Volante ha detto...

Colpo gobbo clamoroso! Da fan del Doctor Who, ti dico solo che sto sbandando per questa bellissima intervista! :-D Vado a continuare la lettura, sono arrivato a metà ma sentivo già l'esigenza di farti i complimenti ;-) Cheers

Nick Parisi. ha detto...

@ massimiliano riccardi
Ciao fratello!Ammetto che questa probabilmente - senza niente togliere alle altre- è davvero una delle interviste più belle che io abbia mai fatto! Tutta la prima parte poi con i riferimenti al Doctor Who e la terza con quelli relativi alle missioni spaziali dicono molto non solo dello scrittore ma anche dell'uomo ed è bello quando uno scrittore si apre così.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cassidy
Sapevo che ti sarebbe piaciuta!Anzi mi dispiace solo di non essere riuscito a realizzare anche un'altra intervista- quella con la scrittrice Tricia Sullivan- prima di "Stranimondi"
Cercherò di rifarmi dopo la manifestazione.

Senzapre7ese ha detto...

Complimenti Nick, ottima intervista! Ho sempre pensato che Reynolds non fosse un autore nelle mie corde,ma ora mi hai davvero incuriosito.

Obsidian M ha detto...

Pensavo di aver già visto tutto ma, ad ogni intervista, non fai che stupirmi... Ah, il grande Tom Baker! il miglior Doctor Who di tutti i tempi! Curioso che anche un guru come Reynolds la pensi come me. D'altra parte vedo che è del '66, quindi siamo più o meno coetanei e probabilmente anche per lui Baker ha rappresentato un'epoca (quella dei 12-13 anni) dove la fantascienza era una scoperta meravigliosa.

Glò ha detto...

La risposta relativa al valore/posto della letteratura nel tempo vale l'intera intervista, che è bellissima, dunque complimenti Nick!!! *_* Annoto anche Reynolds nella lista :P

Nick Parisi. ha detto...

@ Senzapre7ese
Bello, bello, bello! Mi fa sempre estremamente piacere quando riesco ad incuriosire un lettore nei confronti di uno scrittore. Fammi sapere con quale libro intendi cominciare.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Doctor Who è davvero una serie quasi immortale, va avanti -sia pure con una grande interruzione- almeno dagli anni '60s. Ognuno ha i suoi dottori preferiti, però ritengo che i due migliori di sempre siano Jon Pertwee e Tom Baker (che abbiamo conosciuto anche in Italia), in un certo senso sono anche i più amati e quelli che hanno definito molte delle caratteristiche del personaggio. Anni fa prima che si decidesse per Capaldi si era ventilata l'ipotesi che Sean, il figlio di Jon, anche lui attore riprendesse il manto del personaggio.
Secondo me sarebbe stata una scelta interessante.

Senzapre7ese ha detto...

Ho Il prefetto in attesa da qualche anno sull'ereader...

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
Molte risposte sono davvero ponderate e molto belle, come ho già scritto forse questa con Reynolds sia una delle migliori interviste che io abbia mai realizzato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Senzapre7ese
Ottima scelta. ;)

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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