INTERVISTA CON GREGORY BENFORD


Oggi vi presento sul blog l'intervista con lo scrittore americano Gregory Benford. Ho realizzato questa intervista mesi fa per la rivista cartacea Andromeda, al'interno della quale nel numero 1 è uscita la sola versione in italiano.
Ci sono tre persone che desidero ringraziare, la prima è Gregory Benford per la sua disponibilità, la seconda è Alessandro Iascy che l'ha pubblicata e la terza è Wanni Temporin, il mitico Waferdì del forum UraniaMania che l'ha tradotta per me.
Tuttavia qualsiasi errore e\o inesattezza è da imputare esclusivamente alla mia persona.
Al termine della versione in italiano potrete leggere la versione originale in lingua inglese, se volete invece approfondire la conoscenza dello scrittore, QUI potrete trovare una scheda scritta dal sottoscritto e QUI potrete leggere il blog personale dello scrittore.
Buona lettura! Attendo i vostri commenti!
( For the english version, please scroll down!)

INTERVISTA.

Nick:  Salve Mr. Benford, benvenuto in Andromeda!” *
Vieni considerato uno tra i migliori scrittori di fantascienza, a dire il vero sei tra quelli che hanno fatto rinascere quella avventurosa. Il tuo lavoro riguarda l’astrofisica e spesso nei tuoi romanzi sei riuscito a far convivere le due cose: scienza e fantascienza. Posso, ora, chiederti qualcosa della tua vita, come è nata questa tua passione, e perché sei stato attratto da questo particolare tipo di scrittura?




Benford: Sono  stato in Italia quattro volte, durante i miei anni sabbatici, due volte a Torino e poi a Firenze e Bologna. Amo la vostra nazione!

Sono nato a Mobile nell’Alabama il 30 Gennaio del 1941, io e il mio fratello gemello. Nostro padre era nell’esercito, e ci spostavamo molto frequentemente: venimmo in Italia per la prima volta nel 1956! Mi sono laureato con una laurea breve (bachelor) all’Università dell’Oklahoma in fisica nel 1963, poi ho conseguito il Master nel 1965 e, per ultimo, nel 1967, il Dottorato all’Università della California di San Diego. Ho lavorato nei Laboratori Nucleari di Lawrence dal 1961 al 1971, poi sono stato assunto dall’Università di Irvine, dove ero il più giovane professore di ruolo, secondo gli standard del sistema scolastico della California. Nel frattempo mi dedicavo pure alla fantascienza, come scrittore e come appassionato: Aiutavo Jim, il mio gemello, a organizzare il primo Convegno di Fantascienza in Germania, mentre, nel 1956, vivevamo in Europa. Pubblicavamo la fanzine ‘Void’ e i miei co-editori erano lo stesso Jim, Terry Carr e Ted White.
Realizzai subito che il detto di
Ralph Waldo Emerson: “La Scienza non deve essere un peso all’immaginazione”, doveva far parte della mia vita. Fantascienza significava, per me, sognare il futuro! Gli abitanti del sud degli Stati Uniti si sentono diversi, fin dalla loro nascita. Credo di aver scritto fantascienza che tratta di fisica in modo astruso, e la gente che si interessa di questi concetti astratti sono per la maggior parte abitanti di città che amano divertirsi, sono sempre stato consapevole di provenire da una cultura dei tempi andati.
In qualche modo, a dispetto del fascino di una lunga vita vissuta nelle molteplici diversità del mondo della natura, sono diventato un fisico.

Ho pure, in qualche modo, imparato qualcosa su come si raccontano le storie. Mio nonno, quello acquisito, da tutti conosciuto solamente come Signor Fred, chiamato così pure da mia nonna, raccontava storielle accanto a un fuoco scoppiettante nella vecchia casa, dal tetto di lamiera, sulle palafitte delle sponde del Fiume Fish. Ascoltavo le cadenze dialettali e le frasi misteriose, in quel linguaggio del sud pieno di sottintesi, e le trovavo meravigliose. Molti anni più tardi trovai una registrazione di Faulkner, uno dei miei autori preferiti, e udii lo stesso accento di mio nonno, lo stesso accento di quando raccontava storie che sembravano nascere da qualche misteriosa sconosciuta sorgente, e compresi che le mie origini arrivavano da radici che si perdevano nell’antichità.
Io e mio fratello diventammo presto quello che siamo, a dispetto del nostro essere impregnati della rurale Alabama. Consapevoli di un mondo più grande che si trovava là fuori, e la ristretta scarsamente produttiva vita che non piaceva nemmeno a Huck e al suo amico.


Eravamo certamente dei monelli. In cucina, di fronte a una colazione composta di cose che non ci piacevano, la si nascondeva dietro la stufa, mentre nostra madre non ci vedeva. Non avendo esperienza, avevamo solamente sei anni, non realizzavamo che, dopo una settimana, la puzza del cibo avrebbe fatto scoprire il nostro piccolo trucco. Eravamo dei disturbatori , pensavamo con la nostra testa, un modello che ci ha portato attraverso venticinque anni di vita, mentre frequentavamo le medesime scuole e università, ottenendo tutti e due il dottorato in fisica dall’Università della Califonia di San Diego, io nel 1967, e Jim nel 1969.

Nessuno, nel 1940, intravedeva un nostro futuro così, compresi noi due. Io e Jim siamo cresciuti tra contadini e braccianti, la maggior parte proveniente dalla famiglia di mia madre: i Nelsons. Mia madre insegnava Inglese e mio padre Agricoltura alle scuole superiori di Robertsdale, con esclusione dei suoi quattro anni quando combatté nella Seconda Guerra Mondiale. Era un rilevatore avanzato, durante i bombardamenti di artiglieria, e combatté in Francia, nelle Ardenne e, attraverso la Germania, fino in Austria. Credo che sia stato l’unico iniziale rilevatore del suo battaglione a sopravvivere alla guerra, e ho il sospetto che questo sia stato merito della sua crescita come un ragazzo di campagna, dove essere astuto faceva la differenza. Nel 1945 ritornò a insegnare, sviluppando un corso organizzato per gli agricoltori.



Nick:   Tu sei un astrofisico, sono famosi i tuoi studi sui tachioni, gli altri tuoi colleghi sono scienziati o programmatori. Credi che sia essenziale avere un’esperienza scientifica per scrivere una storia credibile di fantascienza?

 Benford:  Ho scritto un romanzo, Timescape, pubblicato nel 1980, dove consideravo la situazione più semplice che si potesse immaginare: la scoperta dei tachioni, e il primo tentativo di esaminare le loro proprietà e il loro uso. Invece di usare il metodo dei viaggiatori nel tempo di Wells, presentai gli scienziati come li conoscevo, coi loro difetti, persone che facevano quello che desideravano, cercando di usare le nuove scoperte per insegnare qualcosa di cui si interessavano.

Nick:   Nei tuoi lavori ci sono molti argomenti che si ripetono spesso. In particolare sembri interessato alle esplorazioni e ai superamenti dei limiti umani, allo spazio, e pure all’immortalità della vita umana. È esatta la mia ricostruzione, e quali sono i tuoi interessi in questi argomenti?”

Benford:   Mi piacciono le prospettive future. La letteratura cinese è praticamente unanime nella sua paura della scienza e della tecnologia , che mina le loro visioni del mondo convenzionale, ora e sempre. È inerente alla cultura rivoluzionaria. Pertanto la mortalità, la nostra maggiore minaccia e sprone alla creatività, eguaglia le infinite prospettive che la scienza offre.
Sono diventato Professore Emerito all’Università della California di Irvine, nel 2006, per fondare e sviluppare la Genescient, una nuova generazione di industria biotecnologica che riesca a combinare i genomi dell’evoluzione attraverso una massiva selezione, riuscendo ad analizzare e sfruttare la genetica dei modelli animali e umani nell’insieme dei loro genomi. Questo permette a Genescient di sviluppare nuove terapie e di avere come obiettivo la cura di malattie croniche dovute all’invecchiamento. Abbiamo sviluppato una medicina per l’Alzheimer che potete acquistare su Amazon e che si chiama MEMEX100+



Nick:   La tua “Saga del Centro galattico” descrive una lunga guerra dell’umanità contro le forze di una civiltà meccanizzata cibernetica che cerca di distruggere tutte le forme di vita organica dell’universo. Questo è un concetto che ricorre spesso nella fantascienza. Perché? È un tentativo di spiegare il silenzio dell’universo e il fatto che non abbiamo mai ricevuto segnali da altre civiltà di natura organica? Tu, personalmente, che risposta ci puoi dare?

Benford:  Non puoi fare qualcosa se prima non l’immagini. Domande sulla vita extraterrestre dovrebbero essere ricavate dalla fantascienza, così possiamo giustamente pensare che tipi di differenze ci possiamo aspettare. Supponi che gli alieni non siano per niente di materia organica, ma che siano computer che
abbiano preso il posto delle originali estinte forme viventi, lasciando vacante la loro civiltà; e tutto quello che è rimasto di alcune grandi civiltà sono città automatizzate e grandi navi spaziali.
Tutto ciò è una intera serie di romanzi, la così detta Saga del Centro Galattico.

L’ampliamento della ‘Procedura di Darwin’ ad altri tipi di substrati è un’idea progressiva. Idea che è largamente arrivata dalla fantascienza, non dalla scienza biologica. Io e mio fratello abbiamo fatto una dettagliata compilazione di cosa i costruttori dei radiofari di SETI dovrebbero attualmente fare. Quanto denaro costerebbe? E l’influenza dei costi influirebbero sul tipo di segnale? Abbiamo fatto questo per cercare di capire perché SETI ha rallentato la sua operatività.
SETI è rimasta in funzione per quasi mezzo secolo, non molto bene e non molto spesso, senza ottenere alcun riscontro. Cosa dovrebbe significare? Probabilmente un radiofaro di poco prezzo costerebbe, per essere assemblato, forse dieci miliardi di dollari, e non sarebbe sempre in funzione. Non dovrebbe avere un ciclo di frequenza della larghezza di un secondo, dovrebbe averne uno più ampio; non della medesima frequenza che usano i cellulari, ma almeno dieci volte maggiore. Questo cambierebbe enormemente il modo di come dovrebbero essere costruiti i radiofari SETI. Questi tipo di proposte è il grande vantaggio della fantascienza. Tu cerchi di immaginarti come dovrebbe essere realmente, e più è vicina alla realtà la tua immaginazione e migliore sarà la conclusione.


Siamo tutti intrappolati nella convinzione che vede l’umanità al centro dell’universo (antropocentrico) e a questo modo di pensare, lo sono pure gli scienziati che lavorano nell’astrobiologia, in particolar modo gli scienziati che studiano la vita. L’immaginazione di uno scrittore deve permettere di farti vedere quelle trappole e, praticamente, di fartele superare. Per estrapolare il programma spaziale, devi imparare da analogie storiche. Temo che la concezione di Lee Harkins, che noi possiamo essere il Colombo dello spazio, è sbagliata; c’è una buona probabilità che potremo diventare il Leif Eriksson spaziale. (Risatina). I Vichinghi cercarono di arrivare nel Nord America, prima di Colombo, e di stabilire delle colonie, ma fallirono. E si dimenticarono pure di aver cercato di farlo! Il fallimento è una opzione. Le infrastrutture devono venire prima dell’esplorazione.

Gli Europei sono stati fortunati a esplorare il Nuovo Mondo usando delle caravelle, che erano state costruite per navigare nel Mediterraneo. L’America era a malapena a portata di mano, usando quel tipo di navi. Nel secolo successivo hanno costruito un completamente diverso tipo di scafi, adatti a solcare l’oceano. Con i razzi a propulsione chimica non riusciremo a fare molta esplorazione del Sistema Solare. Dobbiamo avere delle nuove infrastrutture. Queste ci aprirebbero moltissime opportunità, come lo sfruttamento degli asteroidi. Per usare le risorse che il Sistema Solare ci offre in così grande quantità dobbiamo riuscire a costruire una nuova cultura, come il mondo non ha mai visto prima. Come quando siamo andati l’ultima volta nel Nuovo Mondo.
La cosa più importante uscita dal Nuovo Mondo non è stato il tabacco, e nemmeno la patata. Quelle erano sciocchezze, la maggior novità del Nuovo Mondo sono state le nuove idee. Il pericolo maggiore della società moderna sono i confini ristretti della Terra. Diventerà sempre più affollata, e con l’affollamento ci sarà sempre più controllo. Le società che sono sotto il controllo di qualcuno non hanno interesse a rinnovarsi molto; pertanto, se vuoi avere un nuovo futuro, devi allargare le tue frontiere. Per noi, l’unica specie di scimpanzé uscita dall’Africa, esiste una sola scelta, ed è l’ampliamento degli orizzonti umani. Se giochi con questo pensiero in mente probabilmente ne uscirai vincitore. Se non lo fai, allora, probabilmente, ne uscirai sconfitto.

Nick:   Cosa ne pensi degli odierni programmi spaziali, credi che siano appropriati o dovrebbero essere più coraggiosi, magari con un maggior sostegno e più fondi dai governi e dai cittadini?

Benford:  Il fascino delle idee avviene se sono nuove. Quanto avanti puoi spingere i limiti della biologia? La cosa più importante che il programma spaziale possa fare è scoprire se ci sia vita su Marte, se era la vita originale, se possa avere colonizzato la Terra, e se per caso esiste ancora e continua a resistere. Quanto è diversa, se dovesse esserci? Queste domande possono essere risposte dai programmi spaziali delle prossime generazioni. Questo ti dice cosa deve essere fatto nel mondo reale, per dare un contributo scientifico. Non si dovrebbe usare tutto il nostro denaro andando solamente in orbita attorno alla Terra. Non si dovrebbe nemmeno spendere moltissimo tempo verso la Luna. Se scopri qualcosa di veramente fondamentale su Marte, i settori di ricerca aumenterebbero notevolmente. Avresti domande da farti su tutte le scienze. Poi ci sarebbero gli altri corpi del Sistema Solare, che sono molto più difficili da esplorare, come gli oceani sotto il ghiaccio di Europa, o di Titano dove abbiamo una temperatura di 100 Kelvin (-173,15 Celsius). C’è qualcosa di vivo là? Quelle esplorazioni hanno bisogno di lunghissimo tempo per essere effettuate. Non puoi andare su Europa, o su Titano, senza aver sviluppato su larga scala razzi atomici. Non accadrà certamente la prossima settimana. Marte è difficile da raggiungere con razzi chimici, ma sarebbe molto più facile farlo con quelli atomici. Questo ti suggerisce cosa bisognerebbe fare.


Nick:   Sono veramente incuriosito dalla Legge della Discordanza di Benford. Ce ne vuoi parlare?

Benford:   Ho notato che i critici più convinti sono generalmente quelli che conoscono meno la materia che stanno criticando. Diceva Yeats: “I migliori sono quelli senza certezze, mentre i peggiori sono quelli che dimostrano una intensità di passioni.” La Legge è stata presa dal mio romanzo Timescape del 1980: La passione è inversamente proporzionale alla quantità di reali informazioni disponibili.
Questa frase è stata menzionata in un articolo internazionale della polizia antidroga, presa da una revisione effettuata in una pubblicazione di scienza sociale.
Le persone la menzionano riferendosi a quella citazione.

Nick:   A nome dei lettori italiani ti ringrazio per la tua gentilezza e per il tempo che mi hai dedicato. Prima di lasciarci credi che ci sia una domanda che non ho fatto e per la quale hai una risposta da darmi velocemente?

Benford:    Il mio metodo migliore per cercare nuove idee. Prima di andare a dormire alla sera, penso per circa cinque minuti ai problemi ai quali sto lavorando: problemi scientifici, matematici o che riguardano romanzi che sto scrivendo, e poi me ne vado a letto. Alla mattina, quando mi sveglio, ho preso l’abitudine di non aprire subito gli occhi. Rimango sdraiato e penso ai problemi della sera prima. Almeno una volta su tre mi viene in mente un’idea, qualche volta più di una, che si rivela veramente utile. In questo modo ho avuto risposte a quello che cercavo, e senza spendere niente!



NOTE:
* E su Nocturnia, ovviamente.


Intervista per la rivista italiana “Andromeda”
Autore Nick Parisi 
Traduzione di Wanni Ferdinando Temporin
Copyright Gregory Benford




INTERVIEW WITH GREGORY BENFORD- THE ENGLISH VERSION!


Today I present on the blog an interview with American writer Gregory Benford. I made this interview months ago for the first issue of the Italian magazine "Andromeda." 
I would like to thank Gregory Benford for his availability, and I also thank Alessandro Iascy who published it on "Andromeda".
  If you want to have more information about Benford and his novels, HERE you will find a small focus on Benford and HERE you can read the personal blog of the writer.
 

Enjoy!
 
Nick: Hello Mr. Benford , welcome on Andromeda!, You are one of the best writers of fiction indeed you are among those who have relaunched the Hard science fiction,  an astrophysicist and appreciated in your work often combines both, now I ask you to talk about how everything is started: your origins and what made you attracted mainly in science fiction.


Gregory Benford: I've done sabbaticals in Italy 4 times—2 in Torino, plus Firenze & Bologna. Love the country!
I was born January 30, 1941 in Mobile AL, along with my identical twin James. Our father was in the army, and we moved frequently—first time in Italy, 1956! I graduated from the University of Oklahoma with a BS in physics in 1963, and earned my MS in 1965 and PhD in 1967 from UC San Diego. I worked at Lawrence Radiation Laboratory from 1967-71, then joined UC Irvine, where I was the youngest tenured professor in the California system. Meanwhile I was active as a SF writer and fan, helping with Jim to organize the first German SF convention while living in Europe in 1956. I published fanzine Void with co-editors including Jim, Terry Carr and Ted While.
Early on, I realized that a saying—“Science does not know its debt to imagination.” -Ralph Waldo Emerson, was true in my life. Fiction for me was dreams of the future! Southerners feel their difference from the beginning. Though I have written fiction about abstruse physics and the people who care about such abstractions, all quite urban delights, I have always been aware that I come from a far distant culture.
Somehow, despite a lifelong fascination with the myriad complexities of the natural world, I became a physicist.
I also learned something of storytelling. My stepgrandfather, universally called Mr. Fred, even by my grandmother, told tales beside a crackling fire in the tin-roofed house on stilts beside the Fish River. I listened to the cadences and swerves of dense, Southern spinning, and found it marvelous. Decades later I found a recording of Faulkner, one of my favorite authors, and heard my grandfather's identical accent telling stories that seemed to flow from some unfathomed wellspring, and knew that I came from some roots that ran deep.

My brother and I quickly became Us against the pervasive Them of rural Alabama. Aware of a larger world out there, the narrow hardscrabble life did not appeal even to Huck and his buddy.
We were mischievous, of course. Confronted in the kitchen with a breakfast item we did not like, we stashed it behind the stove when Mom wasn't looking. Lacking foresight, we six-year-olds did not realize that a week later the smell would unmask the trick. We were hellions, independent minded, a pattern that took us through twenty-five years as we attended the same schools and universities, both getting doctorates in physics from the University of California at San Diego, I in 1967, Jim in 1969.
Nobody glimpsed such a future for us in the 1940s, including us. Jim and I grew up among farmers and laborers, mostly from my mother's family of Nelsons. My mother taught English and my father taught agriculture in Robertsdale High, except for his four years fighting in The War. He was a forward observer in field artillery, fighting across France, the Bulge, and through Germany to Austria. I believe he was the only beginning forward observer in his battalion to survive the war, and suspect that his farmboy field – smarts made the difference. In 1945 he returned to teaching, developing an agriculture
training program.
Nick: You are an astrophysicist, your studies on tachyons are famous, your other -colleagues are scientists or programmers. Do you think that it is essential to the scientific - background to write a science ficition credible or not?


Benford: I wrote a novel, Timescape (published 1980), exploring the simplest situation I could imagine—discovery of tachyons, and the first attempts to probe their properties and use. Rather than the convenient Wellsian traveler, I used scientists as I knew them, warts and all, doing what they would—trying to use the new discovery to communicate something they cared about.


Nick: Inside of Your works, there are many issues that come back often. In particular, you seem to address issues such as the exploration and overcoming human boundaries, Space and also of human life to immortality. It 'a wrong reconstruction mine? And where does the interest in these issues?


          Benford: Yes, long perspectives appeal to me. The literary mandarins are virtually unanimous in their fear of science and technology, which undermine conventional world views, and always will. It’s the inherent revolutionary culture. So mortality, our greatest threat and spur to creativity, parallels the infinite perspectives that science offers.
I became Emeritus from the University of California, Irvine, in 2006 in order to found and develop Genescient--a new generation biotechnology company that combines evolutionary genomics with massive selective screening to analyze and exploit the genetics of model animal and human whole genomes. This enables Genescient to develop novel therapeutics that target the chronic diseases of aging. We have an Altzheimer’s drug you can buy on Amazon: MEMEX100+
Nick: Yours  "Galactic Center Saga" describe a long war of humanity against the forces of mechanized civilization cybernetic loop that tries to destroy all organic life forms of Universe. This is a concept that occurs frequently in science fiction, why? It 'a tentative answer to the silence of the universe and the fact that we have not had signals from other civilizations organic? And you personally what answers have you given?


Benford: You can’t do anything that you do not first imagine. Questions about alien life should be informed by science fiction, so that we properly think about what variations we can expect. Suppose the aliens aren’t organic at all, but computers have taken over civilizations that eventually lost their original life forms, and the automatic cities and great spacecraft of some advanced civilization were all that remained. That’s a whole suite of novels, the so-called Galactic Center series.
          The extension of Darwinian mechanisms into other substrates is a straightforward idea. That idea largely came out of science fiction, not biologists. My brother and I have done a detailed compilation of what the beacon builders we imagine in SETI would actually have to do. How much money does it cost? How does the cost influence what the signal looks like? We did this in the face of what appears to be this slackening resolve about SETI. We have now been doing SETI for almost half a century, not well, not often, and we’ve found no signal. What does that mean? A plausible low-cost beacon will still cost maybe ten billion dollars to put together, and it will not be a continuously beamed signal. It will not be one cycle per second wide in frequency, it will be broad; it will not be around the frequency used by cell phones, but rather at ten times larger frequency. This changes enormously how we should look for SETI beacons. That kind of interplay is the great advantage of hard science fiction. You try to imagine how it would really be, and the more concrete your imagination, the more useful its conclusions.



      We are all bounded in anthropocentric traps and ways of thinking, even the scientists who do astrobiology, especially the life scientists. The imagination of a writer must allow you to see those traps and potentially move beyond them.
          To extrapolate the space program, you should learn from historical analogies. I’m fearful that the Lee Harkins conception that we are the Columbus of space is wrong, and that there’s a good chance that we are going to be the Leif Erikssons of space. [Laughs] Europeans tried to get to North America and settle colonies before Columbus, and they failed. They even forgot about it! Failure is an option. Infrastructure comes before exploration.
The Europeans were lucky to explore the New World using caravels, which were developed for use in the Mediterranean. America was barely within reach using caravels. Within a century they had completely different classes of oceangoing craft. We can’t do much more in the Solar System with chemical rockets. We’ve got to have new infrastructure. That will open up lots of great options, like asteroid mining. The use of resources on the Solar System scale is how we build a brand-new culture such as the world has never seen. That’s how we got to the New World last time.
The most important thing out of the New World was neither tobacco nor the potato. Those were pleasant, but the great outcome of the New World was new ideas. The greatest danger to modern society is the closed box of the Earth. It’s going to get more crowded, and with crowding comes control. Controlled societies don’t innovate much, so if you want to have an opening future, you have to open your frontiers. The existing paradigm for us, the only species of chimpanzee that got out of Africa, is the opening of human horizons. If you play that suit, you’re probably going to keep winning. If you stop playing it, you’re probably going to lose.


Nick: What do you think of today's space exploration programs , do you think are appropriate or should be more daring (perhaps with more support and more funding from governments and citizens )?


Benford: The charm of ideas is new ones. How much can you push the parameters of biology? The most important thing to do in the entire space program is to find out if there’s life on Mars, if it was the original life and colonized the Earth, and if it persists, holds out. How different is it, if it’s there? Those questions could be answered with our space program in the next generation. That tells you what you ought to be doing in the real world, to make a scientific contribution. You shouldn’t be using up all your money going around in circles in low-Earth orbit. You shouldn’t be spending a lot of time on the Moon. You ought to attack the main problem. If you find something really fundamental on Mars, the field will explode. You’ll have all kind of questions to ask. Then there are the other bodies in the Solar System which are much harder to explore, like the oceans under the ice of Europa, or Titan at 100 degrees Kelvin. Is there anything alive there? Those are going to take much longer to explore. You can’t do Europa or Titan without the development of large-scale nuclear rockets. That’s not going to happen next week. Mars is hard to do with chemical rockets, but pretty easy with nuclear rockets. That suggests what you ought to be doing next.

 Nick: I am very intrigued by Benford's law of controversy. Would you talk about?


Benford: I noticed that the most confident critics are generally those who know the least about the matter criticized. Yeats: "The best lack all conviction, while the worst/ Are full of passionate intensity." The “law” was lifted and called a law of controversy from my 1980 novel Timescape:
Passion is inversely proportional to the amount of real information available.
The adage was quoted in an international drug policy article in a peer-reviewed social science journal. From there people cite it.






Nick: Well , I thank also the name of Italian readers for your kindness and for the time you have to dedicate. Leaving you will wonder if there is a question that I have done and which hand you wanted to respond.


Benford: My best method for having ideas is, before I go to sleep in the evenings I spend about five minutes thinking about the problems I am working on -- mathematical problems, scientific problems, narrative problems -- and I go to sleep. In the morning, I've trained myself to not open my eyes when I wake up. I just lie there and consider all the problems. About a third of the time, there's an idea or even several that turn out to be very useful. Therefore, I've gotten all of this for free!


                                                                                                Gregory Benford.

6 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Un personaggio interessante.
In effetti solleva una questione giusta, ovvero che la nostra conoscenza dello spazio nel cortile di casa (Luna e orbita terrestre) è ormai giunta al limite, bisognerebbe spingersi oltre, però coi mezzi attuali sarebbe molto complesso e costoso...
Insomma, c'è il rischio che il "limite" esplorativo ci venga imposto dai nostri limiti tecnologici...

Obsidian M ha detto...

Questa idea della Luna come prima tappa della conquista del sistema solare (e oltre) l'aveva predetta Arthur C. Clarke in "Preludio allo spazio"... poi l'ottimistico pensiero clarkiano non si è ahimè tradotto nella realtà.
Leggendo di Timescape (che non conoscevo) mi viene il dubbio che sia stato proprio quello il motivo ispiratore del "Signore del male" di John Carpenter.... tachioni usati per inviare un messaggio in un punto dello spazio occupato dalla Terra decenni prima e avvertire così le precedenti generazioni di qualcosa che sarebbe accaduto nel futuro....

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Di questo limite Benford parla anche nel suo Timescape, quando si riferisce alla figura dello scienziato Freeman Dyson che aveva ipotizzato tecniche alternative per l'esplorazione spaziale
ma che non fu ascoltato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Carpenter è un grande appassionato di horror e fantascienza, quindi è anche possibile che conoscesse il libro. Ad ogni modo, la teoria della comunicazione attraverso i tachioni era molto popolare durante gli anni '80s, quindi perché no? E'possibile che una sorta di influenza ci sia stata.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Ottima e interessante intervista.
Saluti a presto.

Nick Parisi. ha detto...

@ Cavaliere oscuro del web
A presto!

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