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INTERVISTA CON MICHAEL MOORCOCK.

INTERVISTA MICHAEL MOORCOCK – A cura di Nick Parisi (Intervista tradotta da Annarita Guarnieri) 

Oggi spero di farvi una bella sorpresa. Ho realizzato questa intervista qualche annetto fa (circa due o tre per la precisione) appositamente le pubblicazioni gestite dall'amico Alessandro Iascy, in particolare per la versione rivista di Andromeda (che è uscita in diverse incarnazioni sia cartacee che digitali) che per True Fantasy. In origine l'intervista era stata pensata suddivisa in due parti per uscire per poter dedicare il più ampio spazio possibile alla sconfinata carriera dell'autore britannico. Adesso che è passato abbastanza tempo ho la possibilità di riproporre su Nocturnia, la prima parte di quella intervista. Mi auguro prima o poi di potervi presentare anche la seconda porzione. Nel frattempo ringrazio sia quel grande scrittore britannico che risponde al nome di Michael Moorcock sia Iascy che la brava Annarita Guarnieri che ha tradotto l'intervista a suo tempo.

Buona lettura a tutti!  

Nick:  Benvenuto, Michael Moorcock, è un piacere e un onore averti nostro ospite. Questa intervista sarà divisa in due parti per affrontare la tua attività di scrittore sia per il genere fantasy che in quello della science fiction. Come prima domanda, ti chiedo di raccontarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore . 

Michael Moorcok:  Fin da quando riesco a ricordare, ho avuto la fortuna di godere dell’appoggio di mia madre, che mi ha mandato a scuola e mi ha insegnato a stenografare e a battere a macchina per prepararmi a una carriera di giornalista. 

Nick: Cosa ti ha condotto in particolare verso la fantascienza ed il genere fantastico in generale e cosa ti piace nel genere?

Moorcock:  Probabilmente è stato mio padre. Ci ha abbandonati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, lasciandosi dietro edizioni economiche di The Mastermind of Mars e The Son of Tarzan . Io ho imparato a leggere molto presto, e li ho letti entrambi ancor prima di cominciare ad andare a scuola. Ho trovato il resto delle opere di E. Rice Burroughs in una biblioteca locale. Mi piaceva la fiction fantastica, ma amavo anche la commedia, in particolare P. G. Wodehouse

INTERVISTA CON ANDREA "JAROK" VACCARO

Questa intervista nell'ambito del Progetto di collaborazione tra bloggers denominato "Pax Fantascientifica" uscirà in contemporanea sia su Nocturnia che sulla blogzine TrueFantasy ( qui )
L'intervistato di oggi è l'esperto ed editore Andrea "Jarok" Vaccaro, grazie a lui poniamo i riflettori su uno degli aspetti del fantastico più indefiniti e meno catalogabili: il weird!
Ringrazio Andrea per la sua gentilezza e per la sua disponibilità (ed anche per alcune chicche ricevute in anteprima riguardo alle future attività della Hypnos)
A tutti voi auguro, una buona lettura e vi ricordo che QUI trovate la mia scheda su Andrea Jarok Vaccaro

Nick:   Benvenuto Andrea, sono molto felice di  averti ospite di Nocturnia (e di TrueFantasy)  Anche se quest'intervista verterà molto sul tuo lavoro come fondatore e direttore della Casa Editrice Hypnos vorrei dedicare anche ampio spazio all' Andrea Vaccaro appassionato e al tuo lavoro come saggista e articolista. Cominciamo dunque con l'Andrea Vaccaro  appassionato. Mi piacerebbe sapere quando è nata in te l' amore per la narrativa fantastica e perché? 

Andrea Jarok Vaccaro:  Ciao Nick! Innanzitutto grazie per avermi voluto come ospite di Nocturnia. La mia passione risale a ormai molti anni fa. Come per molti tutto è nato dall’incontro con la biblioteca di casa. Mio padre era, ed è tuttora, appassionato di fantascienza, e il mio primo incontro con il genere è stato un numero di Urania, Mitologie di un Futuro Prossimo di Ballard. Un buon inizio, non c’è che dire! Da lì mi sono immerso nei vari volumi della collana della Nord, Cosmo Argento, dove ho scoperto uno degli autori che più mi hanno coinvolto quand’ero ragazzino, ovvero Robert Silverberg. Brivido Crudele, Mutazione, Torre di Cristallo, sono tra i romanzi che più mi hanno segnato. Da lì la passione si è estesa a tutto il fantastico, e poi è arrivato Lovecraft

NUOVA INTERVISTA CON ALESSANDRO MANZETTI.

Una piccola sorpresa per i lettori di Nocturnia, dopo quella con Claudio Vergnani, vi propongo una nuova seconda intervista. con uno scrittore già da me incontrato in passato. Lo scopo di queste "seconde puntate" è quello di discutere su argomenti monotematici, singoli accadimenti importanti per il fantastico, come l'uscita di un nuovo volume....oppure la vittoria di un importante premio internazionale, come in questo caso.
 Ho già intervistato in passato il bravo Alessandro Manzetti per Nocturnia (QUI), oggi però ne approfittiamo per festeggiare con lui la recente vittoria all'ultimo Bram Stoker Award, il massimo premio internazionale esistente nell'ambito della letteratura horror. Non solo per la prima volta nella storia di questo premio ad aggiudicarsi la vittoria è un artista italiano ma visto che la StokerCon è abbastanza recente (si è tenuta pochi giorni fa dal 12 al 15 maggio a Las Vegas) per una volta riesco ad essere abbastanza "puntuale" con gli avvenimenti e a presentarsi una notizia quasi in tempo reale.
Terzo motivo, molto più personale ( e per una volta perdonatemi se faccio immeritatamente lo "sborone") ma a quanto pare continua la felice tradizione che vede Nocturnia portare fortuna ad i suoi intervistati. Meditate gente, meditate.....;-)
Alessandro nello specifico ha ottenuto la vittoria nella categoria Best Poetry Collection.
L'intervista per mia scelta (d'accordo anche con l'autore) apparirà sia su Nocturnia che su TrueFantasy, il blog di Alessandro Iascy
Non è una cosa che accadrà sempre con le interviste ma quando uno scrittore italiano vince un Trofeo così importante è giusto che tutto il settore condivida la notizia e possa provare a fare "squadra" e "sistema".
E adesso è arrivato il momento di dare spazio all'intervistato.

NUOVA INTERVISTA CON CLAUDIO VERGNANI.


"Con un’operazione sicuramente coraggiosa, sulle tracce di HPL torna ora a Innsmouth Claudio Vergnani – o meglio i suoi personaggi Claudio e Vergy, lo strano tandem che in pochi anni gli ha guadagnato un ricco seguito di lettori. Claudio introspettivo, reduce da un tentato suicidio e in faticosa ripresa, voce narrante; Vergy vitalistico e irascibile, intemperante per scelta (cibo, alcool, sesso, turpiloquio) e tuttavia dotato di ruvida saggezza, sempre capace a cavarsi d’impiccio grazie a doti da eroe folklorico, ma anche all’ironia e a un carico dolente di esperienza: due personaggi pronti all’azione, all’uso delle armi, al non tirarsi indietro anche sul piano sessuale, insomma piuttosto distanti dai classici protagonisti di Lovecraft. E infatti – diciamolo chiaro –tributando al Solitario un appassionato omaggio, il romanzo Lovecraft's Innsmouth mantiene però una sostanziale, voluta autonomia."

"Di estremo interesse dunque il ritorno dei due personaggi in questa nuova avventura (almeno virtualmente) teratologica. Li ritroviamo infatti come perplesse guardie del corpo di un professore – tal Franco Brandellini – in visita presso una specie di Disneyland lovecraftiana sulle coste del   Massachusetts: una Innsmouth farlocca dove i turisti assistono a finti rituali e vagano sghembe comparse camuffate da uomini pesce. Possibile che sotto il velo della mascherata ci sia qualcosa di vero?"

Estratti della prefazione a Lovecraft's Innsmouth scritta da Franco Pezzini.

Ho già intervistato in passato il bravo Claudio Vergnani per Nocturnia (QUI), oggi però tentiamo di fare un esperimento nuovo e diverso. Non solo per la prima volta nella storia di questo blog intervisto per la seconda volta un artista (e sono contento di cominciare proprio con Claudio) ma l'intervista apparirà in contemporanea su Nocturnia e su TrueFantasy, il blog di Alessandro Iascy. Inoltre -sempre per la prima volta- l'intervista sarà monotematica. Nello specifico sarà l'occasione per parlare del romanzo Lovecraft's Innsmouth uscito recentemente per le Edizioni Dunwich. Un romanzo in cui Vergnani fa incontrare i suoi personaggi più conosciuti, Claudio e Vergy, i  due cacciatori di Vampiri decisamente sopra le  righe nati con il romanzo rivelazione Il 18 Vampiro con i personaggi di Lovecraft.
Con questo modo Nocturnia e TrueFantasy ritengono  di poter far conoscere meglio il romanzo di Vergnani, a tutti i lettori.
Se l'iniziativa avrà successo, niente vieta di poter ripetere e proporre delle Seconde Interviste più tematiche con autori e disegnatori.
Nel frattempo, buona lettura!
Attendo i vostri commenti!

INTERVISTA CON CLAUDIO VERGNANI.



Nick: Ciao Claudio, bentornato su queste pagine virtuali! L'intervista odierna si baserà principalmente sulla tua ultima uscita "Lovecraft 's Innsmouth", in cui fai incontrare i tuoi personaggi più famosi e cioè i cacciatori di Vampiri Claudio e Vergy con l'Universo Letterario di Lovecraft. Quanto è stato difficile unire i due mondi?

Claudio Vergnani:  Grazie a te per avermi invitato :)

Non è stato difficile. I miei due personaggi principali sono abituati da sempre a lottare in primo luogo con la vita e subito dopo con le loro coscienze, e di conseguenza con le difficili scelte che ne derivano. Sono affiatati e abituati a muoversi in coppia. Gli avversari che di volta in volta si trovano ad affrontare (spesso di malavoglia) e che non sempre riescono a vedere come nemici veri e propri, ma più propriamente come compagni di sventura che si trovano a militare su fronti contrapposti) fanno parte, per loro, di quel mondo ostile che portano dentro di sé. Sono quindi visti come mali necessari, o comunque inevitabili, e in ogni caso da non demonizzare. Da eliminare, semmai, in alcuni casi, ma senza condanne ideologiche, che piuttosto vengono riservate ad altro. In questa chiave di lettura si capirà che tra un vampiro e un abominio della cosmogonia lovecraftiana non correranno tante differenze, se non puramente tecniche. Relative, cioè, al come sbarazzarsi di loro. Se è il caso di farlo.

Nick: Soffermiamoci per un istante sui tuoi personaggi. ci eravamo accomiatati da loro al termine della Trilogia Vampirica mentre vivevano una brutta fase della loro vita. Claudio in particolare nelle ultime pagine de "L'Ora più Buia" sembrava pronto a compiere una scelta irrevocabile mentre tu avevi fatto intendere che difficilmente avresti ripreso i personaggi. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Claudio Vergnani:   La società che va a rotoli. Il mondo in preda a una deriva tanto più paurosa perché chiaramente incontrollata. Ai tempi cui fai riferimento ero ingenuamente convinto che le cose sarebbero andate diversamente, che il cambiamento della società, pur con inevitabili passi falsi e incoerenze, sarebbe avvenuto in meglio. Invece ci avviciniamo a grandi passi a un medioevo tecnologico che viene da più parti con forza negato, mentre di contro vengono messi all'indice coloro che lo riconoscono come tale. Questo scenario, che è reale e non un parto di fantasia, è in fondo il loro terreno naturale. Lo conoscono e sanno come affrontarlo, senza quelle ipocrisie che bloccherebbero le persone comuni. Quindi, sono in pratica tornati da soli.

Nick:  Hai sempre dichiarato (lo hai fatto anche con me nella nostra precedente intervista)  che la figura di Vergy si basa su quella realmente esistita, cioè quella  di un tuo ex commilitone. eppure sappiamo bene che sia Claudio che Vergy sono diventati espressioni della tua personalità, del tuo carattere e delle tue passioni. Quanto di tuo c'è in Claudio e quanto c'è in Vergy?

Claudio Vergnani:  Confermo quanto dissi; poi, inevitabilmente, la contaminazione con i personaggi, almeno per me che sono un autore  per il quale l'attenzione al dettaglio e alla verosimiglianza fa parte dello stile narrativo, è quasi inevitabile. I miei due personaggi principali tendono a completarsi a vicenda, un po' come dice Platone nel Simposio, e dunque può essere che veda nel loro agire insieme un possibile sviluppo della mia personalità. Che poi ciò sia auspicabile... be', non mi sento di sostenerlo :)

Nick:  In che momento del tuo percorso di lettore, hai cominciato a subire la fascinazione dell'opera e delle atmosfere lovecraftiane? E cosa ti affascina maggiormente della sua opera?

Claudio Vergnani:  Come ho avuto modo di spiegare nel mio breve articolo (del quale accludo il link) Note e curiosità su Lovecraft's Innsmouth, pur riconoscendone le indubbie doti, non sono mai stato un lettore troppo convinto delle opere di Lovecraft. Lo stile non mi incantava e le soluzioni mi sono spesso apparse "di comodo", con orrori quasi sempre troppo "innominabili" per essere descritti o approfonditi. Il che non sarebbe poi questo gran male se l'indefinito fosse tratteggiato ad arte, cosa che per la maggior parte della sua opera non mi pare accada. Ma gli riconosco una forza visionaria probabilmente senza eguali nella storia della letteratura di genere e la costruzione di un universo immaginativo unico nella storia della letteratura (non “di genere”, in questo caso, ma proprio della letteratura tutta).
 http://www.dunwichedizioni.it/wordpress/lovecrafts-innsmouth-note-e-curiosita/

Nick:  Torniamo a "Lovecraft's  Innsmouth" Tutto nasce con il racconto omonimo. uscito prima del romanzo. Quali sono le maggiori differenze tra racconto e romanzo? E cosa hai invece trasportato dal primo al secondo?

Claudio Vergnani: Il racconto è in pratica l'inizio di quello che sarà poi il romanzo. Nel romanzo tale parte è stata ampliata e rivista. Nel racconto si conoscono i personaggi, si descrive l'antefatto, il viaggio, l'arrivo a destinazione e appaiono... le prime difficoltà. Il romanzo, nelle successive 300 pagine, prende in esame lo sviluppo, il "senso" della narrazione e la conclusione, che ho cercato di non rendere scontata, come troppe volte accade. Anche sapendo che tale scelta può “spiazzare” un lettore, abituato il più delle volte, nella letteratura di genere, a finali o temi ridondanti.

Illustrazione di Luca Pezzini

Nick:  dove nasce l'idea del Parco a Tema?

Claudio Vergnani:  Il parco a tema horror (sia come soggetto/oggetto di trame che come realtà) mi ha sempre affascinato ma anche molto deluso, perché non ne ho mai trovato uno - letterario, cinematografico o esistente - che anche solo si avvicinasse alle mie aspettative e dunque fosse in grado di interessarmi. Solitamente – nella realtà come nella finzione - si tratta di luoghi pacchiani, atti a procurare al cliente frettoloso e distratto e alla propria riluttante famiglia spaventi da due soldi e qualche inevitabile, sarcastico commento sulla natura grossolana dei trucchi messi in campo. E così mi è venuto da pensare che, al contrario, un parco a tema raffinato, calibrato e gestito con cura da appassionati capaci, poteva essere un argomento avvincente per un romanzo (o almeno per l'inizio di un romanzo). Naturalmente, Lovecraft’s Innsmouth non esiste (o almeno non esiste ancora). Esistono invece altri parchi a tema horror, più o meno curati, più o meno convincenti. Di solito, tuttavia, si tratta di realtà che chiedono al fruitore infinita indulgenza nel giudizio di ciò che vedranno e e che, anche nei casi più articolati, si rivolgono a un pubblico di bocca estremamente buona. Non si tratta di strutture “polivalenti” come quelle descritte nel romanzo, e quasi tutte promettono molto e mantengono poco (come dice un personaggio del romanzo: «…un’idea come Lovecraft’s Innsmouth o è perfetta in ogni suo meccanismo oppure è solo ridicola.») Anche perché un luogo del genere non deve “spaventare” (in fondo è pacifico sin dall'inizio che si tratta esclusivamente di trucchi) ma incuriosire e affascinare. Per quel che ne so, ad oggi non esiste nulla del genere. Tuttavia chi volesse appro­fondire l’argomento può andarsi a vedere il seguente link (e poi, eventualmente, spulciarsi i vari filmati su YouTube per farsi un’opinione):
http://www.bonsai.tv/articolo/divertimento-da-paura-i-parchi-a-tema-piu-spaventosi-di-tutto-il-mondo/78671/

Nick: Leggendo molte tue dichiarazioni, sembra di capire che "Lovecraft's  Innsmouth" nasce anche da una sorta di frustrazione, quella tua di lettore nei confronti di altre opere precedenti, che pur utilizzando  gli armamentari lovecraftiani e le sue creature spesso non sono riusciti a comprenderne la vera filosofia di fondo. E' una ricostruzione sbagliata la mia?

Claudio Vergnani:  La tua ricostruzione è giusta, e infatti , come spesso capita, tutto è iniziato appunto da un libro. Si trattava di un’antologia firmata da molti autori, alcuni celebri (King), altri meno. Racconti uniti dal filo conduttore del mondo, delle creature e delle suggestioni create da H. P. Lovecraft. Come ho spiegato, pur riconoscendone le indubbie doti, non sono mai stato un lettore troppo convinto delle opere di Lovecraft, ma quell’antologia mi attirava, perché supponevo offrisse una vi­sione recente di un universo immaginativo unico nella storia della letteratura .Era il libro che avrebbe potuto dirmi come Lovecraft era “sopravvissuto” nel tempo, se era “invecchiato” o meno e come era stato “traghettato” tra i lettori 2.0.
Non senza delusione scoprii ben presto, tuttavia, che tale libro non esisteva. Almeno non quello che avevo cre­duto io. Gli autori (non so se per scelta personale o editoriale) si limitavano a imitare lo stile di Lovecraft con il torto però… di non essere lui.
Poiché volevo anche il parere di un appassionato, ho fatto leggere l’antologia a un amico (un vero talebano degli Old Ones) e anche lui – pur tributando il doveroso e mistico rispetto al suo idolo – ha ammesso che “i racconti non dicono molto”.
E se non dicono molto che racconti sono?
Quantomeno non dicono nulla che Lovecraft non avesse già detto, ma con ben altro piglio e freschezza.
Iniziò la discussione che si può riassumere in poche parole: è possibile oggi scrivere “su” Lovecraft dicen­do qualcosa di nuovo senza tradirne lo spirito?
Si poteva perlomeno tentare. Ecco quindi Lovecraft’s Inn­smouth.

  Naturalmente, io ho descritto una mia personale preferenza del modo moderno di affrontare i temi del Solitario di Providence. Ovvio che si possano vedere le cose in modo differente.

Nick: Secondo te, da scrittore, come mai è così difficile affrontare i Miti ? Come mai spesso chi li ha affrontati ha fallito miseramente limitandosi ad "imitare Lovecraft senza essere lui"?

Claudio Vergnani:  Come dicevo, sono io che ho trovato fallimentare un certo tipo di approccio. A tanti altri lettori forse sarà invece parsa un'idea vincente. Diciamo che io tendo più dalla parte dell'innovazione che da quella (che oggi nel nostro paese pare dettare legge) della ripetizione. Di qui una possibile discordanza di giudizio.

Illustrazioni di Luca Pezzini
Nick: Anche in questo lavoro impieghi il tuo classico stile fatto di humour quasi cinico, horror estremo e azione incalzante. Come è stato accolto dai lettori più "tradizionalisti" o comunque più legati alla visione classica dei Miti?

Claudio Vergnani: Il romanzo è stato accolto molto bene, anche perché sono stati colti il rispetto e l'amore per l'opera di Lovecraft di cui è permeato. Ma c'è stato anche qualcuno (pochi, in verità) che mi ha criticato, sostenendo che avevo mancato di rispetto a un grande autore. Qualcuno mi ha anche accusato di razzismo, e non ho capito il perché, facendo confusione, immagino, tra autore e personaggi. Cosa posso dire? Le grandi passioni smuovono grandi sentimenti, e il fondamentalismo non è solo religioso. Ne esiste un altro – tipico di questi nostri tempi difficili - meno evidente ma forse più pericoloso. Quello che induce tanti a credere di essere gli unici depositari dell'unica Verità.

Nick:  Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa ci dobbiamo aspettare da Claudio Vergnani nel prossimo futuro? E sopratutto dedicherai altri interventi a Claudio e Vergy? Magari seguiti di Lovecraft's Innsmouth?

Claudio Vergnani:  Uscirà a breve per Nero Press un noir con gli stessi personaggi. Gli avvenimenti di tale avventura si collocano tra la fine de L'ora più buia e Lovecraft's Innsmouth. Anche in questo caso si tratta di un esperimento, di un tentativo di innovare noir e pulp, con rispetto per i classici, ma uscendo dai binari predefiniti che sembrano connotare un certo genere di letteratura. Qualcuno lo apprezzerà, altri meno. In ogni caso rimango convinto che valga la pena di scrivere un romanzo solo se questo si ritaglierà un posto, piccolo o grande non importa, nell'immaginario dei lettori. Se così sarà, allora si tratterà di un libro che continuerà a vivere anche una volta terminato di leggere. In caso contrario avremo solo moltiplicato stilemi e concetti già detti e già visti. Che di questi tempi possono aiutare a vendere in un paese in chiaro regresso come il nostro, ma che appaiono già vecchi appena usciti dalla stamperia. Anche per questo cercherò più spazio all'estero. Inutile cercare di proporre storie nuove a chi preferisce leggerne di vecchie.

Nick: Ci sei già passato e quindi sai che ti tocca: nel salutare i lettori, ci puoi dire se esiste una domanda alla quale avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Claudio Vergnani: Più che di una domanda e relativa risposta ho un desiderio da esprimere. Essere ricordato, un giorno, come un autore, sia pure di modesta caratura, che amò a tal punto la scrittura e la costruzione di storie e personaggi da infischiarsene delle mode e da aver dato un apporto personale e genuino a un panorama troppo spesso orientato alla ripetizione di ripetizioni di ripetizioni.

INTERVISTA CON PAUL DI FILIPPO.

Ci siamo! Oggi è il giorno dell'intervista con lo scrittore statunitense Paul Di Filippo!
Quest'intervista esce in contemporanea (o quasi !) su Nocturnia e su TrueFantasy 
Desidero ringraziare tre persone: la prima è lo scrittore italo americano. Paul si è dimostrato una persona di una simpatia e di una gentilezza rara, di quelle che è un vero piacere conoscere e non lo sto dicendo tanto per dire. Di Filippo ha reso ancora più preziosa questa conversazione grazie al suo umorismo e ci tengo a sottolineare anche la sua ecletticità.
 La seconda persona è l'appassionato siciliano Alessandro Iascy , il blogmaster di TrueFantasy, che mi ha messo in contatto con lo scrittore.
E la terza è la mia compagna di vita Venusia, che con la sua pazienza ha revisionato alcuni punti della traduzione dall'inglese all'italiano.
Eventuali errori sono però imputabili solo alla mia persona.
Ci sarebbe però un ultimo ringraziamento che intendo fare.
Cioè a tutti voi lettori di questo blog!
Senza di voi Nocturnia non esisterebbe.
Questo sarà l'ultimo post del 2015 il blog si ferma per Natale . Ci rivediamo nel 2016!
Buona lettura!!! Attendo i vostri commenti!

(For english version, please scroll down )

Nick: Benvenuto su Nocturnia, Paul è grazie per aver accettato questa intervista. 

Paul Di Filippo: Sono molto felice di questa conversazione, e mi auguro di potermi fare tanti nuovi amici nel mio secondo paese preferito ( dopo gli Stati Uniti ovviamente) l'Italia!

INTERVISTA CON ALESSANDRO VIETTI.

Buon pomeriggio a tutti!
Qualche mese fa mi fu chiesto di preparare per l'ottimo sito TrueFantasy una intervista con lo scrittore italiano Alessandro Vietti, richiesta che accettai volentieri, sia perché chi me lo chiedeva (e cioè l'amico Alessandro Iascy, il curatore di TrueFantasy) è una persona molto gentile ed è un vero appassionato, sia perché Vietti era uno di quegli scrittori che desideravo intervistare da tempo.
L'intervista riscontrò un buon successo e dio sono molto felice della mia collaborazione con TrueFantasy, però- come sapete- la casa delle interviste del Buon Vecchio Zio Nick è e rimarrà sempre Nocturnia
Per questo oggi ripubblico l'intervista, in una sorta di versione Reloaded. Ho chiesto infatti a Vietti di rispondere a cinque ulteriore domande (le riconoscete facilmente grazie al cambio di colore) ed Alessandro ha aderito con entusiasmo.
Quindi ecco a voi l'Intervista Realoaded con Alessandro Vietti!
Attendo le vostre impressioni.

Nick:  Ciao Alessandro. Benvenuto! È un piacere averti ospite. Come prima domanda ti chiedo di presentarti ai nostri lettori e di parlarci del primo momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Alessandro Vietti:  Ciao Nick e grazie a te a Nocturnia per l’ospitalità. Devo dire che per me non c’è stata alcuna decisione del genere. Anzi, era una cosa molto distante dal mio orizzonte. Peraltro credo che decidere di diventare scrittore e diventarlo sul serio, siano due cose distanti tra loro anni luce, come peraltro credo valga per molte aspettative della nostra vita. Nella maggioranza dei casi, quella di scrivere narrativa è una cosa che a un certo punto, in genere dopo che hai letto molto e ti sei appassionato a un certo tipo di storie, decidi di provare a fare e scopri che in qualche modo ti riesce ma, soprattutto, ti dà soddisfazione. E allora pensi che valga la pena continuare. Pubblichi le prime cose. Ne pubblichi altre. Poi ogni tanto provi ad alzare l’asticella, provi a passare dal racconto al romanzo, provi a passare dalla fanzine alla pubblicazione professionale, e qualche volta ti capita di non farla cadere, l’asticella. Il salto riesce. Così vai avanti, cercando di fare sempre qualcosa di più, qualcosa di meglio, mettendoti continuamente alla prova, aumentando la difficoltà della scalata. Insomma, non decidi di diventare “scrittore”, né lo diventi. Succede solo che a un certo punto ti ritrovi ad aver pubblicato un po’ di cose. E a un dato momento sono gli altri che cominciano a definirti così. Personalmente, non mi ci definisco e in genere cerco di dissuadere gli altri dal farlo. Pensarmi “scrittore” mi fa, semplicemente, sorridere. Gli “scrittori” sono altri. Al massimo chiamatemi autore.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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