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"LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO" (1976)- Recensione .

 Attenzione il presente post potrebbe contenere immagini o contenuti che alcuni lettori potrebbero ritenere forti. Le immagini presenti appartengono agli aventi diritto e ai detentori dei copyright. Nel frattempo: BUON 25 APRILE A TUTTI!
 
PREMESSA:

La mia intenzione è ricordare il recentemente scomparso Gianni Cavina, un attore- per me- fenomenale ma non sempre apprezzato quanto avrebbe meritato, nella stessa maniera ho l'occasione di parlare di alcuni lavori davvero fondamentali per il Cinema tout court, quali quelli di Pupi Avati.

 

Bob Tonelli & Gianni Cavina ne "La casa dalle Finestre che Ridono"
 

 Nei primi anni di vita del blog prima di iniziare i miei post ripetevo spesso una premessa, ogni tanto - tipo oggi- mi piace ripescarla, dato l'argomento trattato: chi scrive non è un esperto della materia e non pretende di esserlo, quanto piuttosto un appassionato, quindi quelle che leggerete sono le mie opinioni legittime come le altre, opinabili quanto le altre. Non si tratta di vangelo ma delle sensazioni che il film ha generato in me in quanto spettatore ed appassionato, come tali vanno prese, mi auguro che- da appassionato ad appassionati facciano nascere in chi legge la voglia di vedere o rivedere il film e nel caso di far nascere in voi le vostre di sensazioni e di emozioni.Così come mi auguro di poterne parlare assieme, in questo spazio virtuale o davanti ad una bella birra fredda \ calice di vino\ tazza di caffè fumante fate vobis in base alle vostre preferenze. Niente arricchisce più il cuore e la mente quanto il parlare di cultura, perchè questo è per me: Cultura! Se siete interessati all'argomento vi consiglio di recuperare anche il precedente post. E quello di un paio di anni fa.

SINOSSI: 


 Stefano, un giovanissimo restauratore viene chiamato dal sindaco di un piccolo paese della provincia di Ferrara per occuparsi di un inquietante affresco che da tempo sta marcendo all'interno della locale chiesa.  L'opera in questione, "Il Martirio di San Sebastiano" risulta realizzata da un oscuro pittore locale, un certo Buono Legnani morto suicida, conosciuto anche come il "Pittore delle Agonie", per la sua ossessione nel voler ritrarre uomini e donne in punto di morte, e sul cui nome circolano diverse leggende una più sinistra dell'altra. Stefano affascinato dall'affresco si convince di avere a che fare con il lavoro di un grande artista, ma sembra essere il solo. Gli abitanti del posto sembrano vivere in un costante regime di paura e di omertà, perfino il parroco in più riprese mette in guardia Stefano dal lasciarsi troppo coinvolgere dalla vicenda. In passato Legnani aiutato dalle due sorelle pare essere stato coinvolto in più di un mistero e tante, troppe sono le persone scomparse nel nulla dopo aver incontrato il sinistro trio. Gli unici disposti a voler parlare dei fatti sono Francesca, una maestra anche lei appena arrivata in paese e con la quale Stefano intreccia una relazione, l'amico Antonio ed un bizzarro personaggio chiamato Coppola, proprio quest'ultimo, un nevrotico ed alcolizzato tassista si rivela essere in possesso di informazioni importanti sul passato .  I misteri si moltiplicano e quando Antonio muore improvvisamente dopo aver promesso a Stefano di portarlo a visitare una "Casa dalle Finestre che Ridono" che potrebbe cominciare a dare qualche risposta.la situazione precipita di colpo. Ben presto Stefano si trova precipitato in un vero e proprio vortice di eventi più grandi di lui. Riuscirà a trovare le risposte che cerca? E sopratutto riuscirà a sopravvivere?

IL FILM:

Nell'agosto del 1976, le cronache parlano nello specifico del giorno 16, appena dopo ferragosto, nelle sale del Belpaese veniva distribuito un piccolo film, opera di un regista, non certo debuttante, ma che era ancora alle prime fasi di una carriera che sarebbe stata lunga ed enormemente feconda. Il film era un concentrato di elementi thriller ed horror, fornito di un titolo lungo ma non chilometrico come invece dettava la moda del periodo "La Casa dalle Finestre che Ridono" ed il regista era il bolognese Giuseppe "Pupi" Avati.

LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO: IL RICORDO DI EMANUELE TAGLIETTI

 In questi giorni sarebbe dovuto uscire il mio post con la recensione del film culto di Pupi Avati, a quanto pare però il post così com'è viola le norme di Google, non intendo contestare. se esistono delle norme significa che saranno sicuramente importanti. Nell'attesa che il post sia sottoposto a revisione (e sopratutto che mi facciano capire cosa sia successo) per non fare torto a nessuno e nemmeno ad Emanuele Taglietti che mi ha voluto omaggiare dei suoi ricordi in merito al film al quale ha contribuito, vi presento il suo commento. Quando il post sarà ammesso riunirò il tutto.

Nel frattempo: Buon 25 Aprile a tutti!

BONUS CARD: IL RICORDO DI EMANUELE TAGLIETTI.

Mio padre Otello era un pittore decoratore che iniziò a lavorare come pittore di scena nel film Ossessione nel 1942. Divenne un pittore molto conosciuto nell'ambiente del cinema. Si trasferì a Roma dove rimase fino al 1964, anno in cui tornò a vivere a Ferrara per stare accanto a mia mamma, gravemente ammalata. Io invece rimasi a Roma dove iniziai a lavorare nel cinema come assistente scenografo, dopo essermi diplomato al Centro Sperimentale Di Cinematografia. Nel 1974 lascio il cinema per un nuovo lavoro: copertinista per la Edifumetto e contemporaneamente insegnante di pittura all'Istituto d'arte. Naturalmente, di tanto in tanto collaboravo con mio padre per lavori di decorazione e quadri soprattutto di soggetto religioso. Nell'estate del 1975 Pupi Avati commissiona a Otello un dipinto di circa cm 270 x 250, ad imitazione di un affresco. Trattandosi di un lavoro molto impegnativo, Avati suggerisce a Otello di farsi aiutare da me... e così fu. Oltre a diverse foto, la lettera di incarico conteneva le indicazioni del regista, dalle quali traspariva l'interesse e la preoccupazione per un elemento scenico importantissimo per il film. 

Cominciammo subito a preparare lo studio. Trattandosi del garage sotto casa, non potevamo lavorare su un pannello ligneo, perché lo "studio" aveva il soffitto troppo basso. Quel giorno ero impegnato con la scuola, perciò Otello da solo si occupo della preparazione. L'indomani sarebbe arrivato Avati ed io ero di nuovo impegnato con la scuola. Quando arrivò, aveva con sé altre foto che riguardavano altri quadri di piccole dimensioni, forse sei o sette che dovevano apparire dello stesso stile e rappresentare soggetti maschili, truccati in maniera molto effeminata. Lo stile doveva essere naif e molto personale. Ci alternavamo al lavoro, io andavo il pomeriggio e mano a mano che si progrediva, alzavamo la tela arrotolandola dall'alto.. Per dipingere usavamo i colori lavabili "Morgan" piccoli barattoli di circa 2 etti, veramente eccezionali.
 
L'Affresco de "Il Martirio di San Sebastiano"
 
Tra i quadri e la grande tela del San Sebastiano impiegammo circa due mesi di lavoro. Credo che Avati sia venuto ancora un paio di volte a Ferrara, poi presa fiducia, ci lascio lavorare con tranquillità. Terminato il lavoro, il tutto fu trasportato a Minerbio, paese del bolognese. Li vicino, in zona molto isolata si trovava la chiesa di San Giovanni in  Triario, dove ci aspettavano i macchinisti della troupe con un ispettore di produzione. La chiesa era aperta e nella prima cappella sulla destra era già stato predisposto un ripiano con appoggiato un grande pannello ligneo che avrebbe supportato il finto affresco. A quel punto io tornai a Ferrara, dove mi aspettava una lezione di disegno dal vero. Il resto del lavoro lo svolse Otello da solo. Tornai a Minerbio qualche giorno dopo, durante le riprese, e fui sorpreso dall'effetto muffa che Otello aveva creato. Imitava a perfezione la barbetta che fa il Salnitro sui muri intrisi di umidità. Aveva usato sapone da barba spray, spargendola su tutta la superfice col palmo della mano. Lasciata asciugare era abbastanza docile per il bisturi che il restauratore Capolicchio avrebbe tolto poco a poco.
 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti.
 
Ricordo che questa non era la prima volta che Otello utilizzava questa tecnica. Nel film Giulietta degli Spiriti, dove io lavoravo come assistente di Piero Gherardi, vidi mio padre invecchiare una parete con questa tecnica. Dopo tanti anni, preso da curiosità tipica dell'età senile ho voluto rivedere quel luogo, rivivere quei ricordi. Lunedì di Pasqua sono tornato a Minerbio. Era una bellissima giornata e sul piazzale, in uno stand si friggevano delle deliziose Crescentine. Dopo 45 anni finalmente entro nella chiesa di San Giovanni in Triario a Minerbio. Ora all'interno della chiesa è allestito un museo della religiosità popolare, mentre all'epoca era piuttosto spoglia. Accompagnato da responsabile del museo, ho scattato alcune foto dell'interno e della cappella utilizzata per il film. La prima cappella a destra.
 

 
La cappella dell'affresco oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
 
 
Emanuele Taglietti ( Ferrara 1943) è pittore, scenografo, arredatore, illustratore, fumettista, copertinista. Ha prestato la sua opera nel Cinema lavorando con tutti i più grandi (nei primi anni assieme al padre Otello), tra gli altri cito: Elio Petri; Dino Risi; Ettore Scola; il già ricordato Pupi Avati e Federico Fellini ( per il quale ha curato la scenografia e l'arredamento in "Giulietta degli Spiriti" e il mai realizzato "Il Viaggio di G. Mastorna"). Per la Televisione ha lavorato per gli sceneggiati '"Odissea" (1968), al "Jekyll" di Albertazzi (1969) e  al "Marco Polo" (1982) di Giuliano Montaldo.
A partire dal 1973 ha lavorato anche nel campo del fumetto collaborando con la casa editrice Edilfumetto in particolare nel ruolo di copertinista, collaborazione durata fino all'anno 1988. Ha collaborato anche con Rizzoli e Mondadori.
Sarebbe però riduttivo limitare l'attività di Emanuele Taglietti a queste attività, Taglietti ha prestato il suo lavoro in numerosi campi: ha insegnato a più riprese e per più centri importanti pittura e decorazione, si è occupato di restauro di quadri antichi e molto altro.
Nel 2014 l'editore britannico Korero Press ha pubblicato un volume della collana Sex and Horror che raccoglie molte delle copertine realizzate da Taglietti.
 

"LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO", ALCUNI PARERI SU UN FILM DIVENTATO DI CULTO.

 RICORDANDO GIANNI CAVINA.

Questi ultimi anni non sono stati certo benevoli con il Cinema italiano e nemmeno con il mondo dello spettacolo in senso generale. Non parlo per l'ennesima volta delle restrizioni causate dal Covid o della perennemente richiamata crisi del settore anche se, secondo me, in queste ultime annate abbiamo assistito ad una piccola rinascita della cinematografia di genere e con alcune produzioni di un certo rilievo che, magari non avranno convinto proprio tutti, come The Nest o Lo Chiamavano Jeeg Robot oppure lo stesso Il Signor Diavolo, tre film apprezzatissimi dal sottoscritto).. Stavolta intendo esprimere altri concetti, una cosa fisiologica forse, ma che però per i vecchi appassionati come il Buon Vecchio Zio Nick è devastante è stato l'assistere alla scomparsa di tanti attori ed attrici delle vecchie generazioni, nomi che hanno fatto la Storia letteralmente del mondo del Cinema, della Televisione, del Teatro italiano e mondiale. Recentemente, tra i tanti nomi (tutti importanti) è venuto a mancare il grandissimo Gianni Cavina (1940-2022), un attore che ha attraversato un po tutti i generi, i campi ed i settori, che ha lavorato con molti dei maggiori registi italiani ma che, come molti sanno, è stato spesso associato ai lavori del suo conterraneo Pupi Avati.

FUOCO CAMMINA CON ME (1992) - Un Guest Post di Arwen Lynch.

In oltre dieci anni i guest post su Nocturnia sono stati rari e tutti nati per motivi ben precisi, nel caso specifico l'occasione è nata  per merito del post sugli Attori per Caso, quell'articolo ha fatto nascere un interessante scambio di pareri tra appassionati, per questo ho chiesto ad Arwen Lynch del blog La Fabbrica dei Sogni di scrivermi un post sul film Fuoco Cammina con Me e sui motivi per cui ama tanto quella pellicola. Arwen, che non solo è bravissima, ma è una grande appassionata del cinema lynchiano ha accettato con entusiasmo racconandoci i motivi per merito dei quali ha apprezzato tanto Fuoco cammina con Me e per questo la ringrazio.

Si può scrivere un articolo in tanti modi, ci sono  quelli fin troppo "razionali" e dettagliati , stracolmi di informazione come quelli che scrivo di solito io e poi esistono quelli che io definisco "emozionali" proprio perchè raccontano le sensazioni , le emozioni per l'appunto, che una pellicola, un libro o una serie televisiva  regalano a coloro che li leggono o vedono. Quello che state per leggere è un post "emozionale", che parla d'amore per tutto il mondo di Twin Peaks ed oltre.

Buona lettura gente

FUOCO CAMMINA CON ME VISTO CON GLI OCCHI DI ARWEN LYNCH.

Tagliamo subito la testa al toro: Fuoco cammina con me è un film che non vuole piacere al grande pubblico, soprattutto perché è un film che l’antitesi e lo sfogo di un autore che ha creato una serie tv epocale e immortale come Twin Peaks. David Lynch voleva narrare Laura Palmer e il suo inferno privato perché lui adora Laura Palmer. Voleva narrare la sua ultima settimana di vita stop. Fuoco cammina con me comincia con la morte di Theresa Banks, ma le indagini arrivano a un punto morto, si fermano. David Lynch non è interessato a Theresa Banks, vuole narrare l’inferno privato di Laura, Theresa è messa all’inizio come pretesto per arrivare a Laura. 

 

Vidi Fuoco cammina con me che avevo venti anni, nel 1994, e ancora non avevo visto tutto Twin Peaks, per terminare di vederlo ci sono voluti altri dieci anni, perché Twin Peaks in televisione lo fanno in rare volte. Comunque dopo la visione del film ne rimasi sconvolta, non perché il film non mi era piaciuto, tutt’altro mi è piaciuto moltissimo come tutte le opere di David Lynch, solo che allora non immaginavo che avrei dovuto studiarmi i significati delle due logge, approfondire la mitologia di Twin Peaks e tutti i suoi misteri, però ebbi un intuizione, che Bob, il nano, il gigante e via dicendo, erano degli spiriti, questo bastava per farmi adorare un opera che nel bene e nel male ha segnato la mia vita per sempre.
 

L'inizio del film con altri due agenti dell'FBI, uno è Kiefer Sutherland.

Fuoco cammina con me nel 1992 è stato un fiasco, la gente non ne voleva sapere di Twin Peaks, non voleva vedere un film dove non si spiegavano tutti i misteri, tantomeno un film che parlava di incesto e omicidio, nel 1992, Fuoco Cammina con Me, ha ricevuto le peggiori critiche della carriera di David Lynch, ed è stato addirittura fischiato a Cannes, erano ovviamente altri tempi. Con il tempo però questo film ha acquistato valore, alcuni critici hanno riconosciuto in questa opera, nata dalla rabbia per la cancellazione di Twin Peaks, come l’opera di un autore che non vuole essere ironico e continuare a raccontare la storia di Laura Palmer come la serie tv; David Lynch ci fa entrare a casa Palmer, ci mostra come questa famiglia apparentemente perfetta è in realtà. Il padre è psicologicamente instabile, la madre nevrotica, Laura è una adolescente allo sbando, che combatte contro il suo lato oscuro designato nella figura di BOB, che la tormenta e la stupra sin da quando aveva dodici anni.

Frank Silva è ancora BOB, il ruolo della vita per lui.
 

David Lynch da grandissimo autore qual è, avendo in mano il mezzo cinematografico, tenta una strada più rischiosa, quella del caos e del disordine nella vita di Laura. Ci addentra all’inferno senza possibilità di ritorno, ci mostra i due volti di Laura, di giorno figlia modello ammirata da tutti, studentessa perfetta, di notte prostituta e cocainomane. David Lynch non poteva usare gli espedienti della tv, non al cinema, sarebbe stato stupido, e conoscendo il suo cinema adesso me ne rendo conto. Quindi Fuoco cammina con me narra Laura Palmer, perché la sua doppia vita, il suo dolore, le sue speranze distrutte, non potevano essere espresse con delle battute ironiche, o con scene comiche. Dovevano essere espresse secondo la grammatica delle tematiche di un regista come David Lynch. Se ci pensate bene, in Twin Peaks c’è tutto il cinema di David Lynch, perché è una specie di summa dei suoi temi. Adesso se cercate di leggere recensioni a questo straordinario (per me ovviamente) film, troverete anche recensioni positive, e non sono poche le persone a cui questo film piace, compresa la sottoscritta. Fuoco cammina con me per me è stato importantissimo per la mia formazione di cinefila, è un film a cui devo molto, sia per quanto riguarda il cinema in generale che l’horror in particolare, anche se parlare di horror suona strano per alcuni. Comunque, riguardarlo ogni tanto non fa mai male (soprattutto se possedete il cofanetto blu ray con tantissimi extra e i missing pieces) e forse Fuoco cammina con me è il film che ho visto di più in assoluto, anche se le volte che l’ho guardato ormai non si contano. 

Il rosso è il colore dominante. Per più di un motivo.
 

Per me si tratta di capolavoro e non solo per me, ma per tanti altri critici e cinefili, che ne hanno riconosciuto un valore che va aldilà della stessa Twin Peaks, e se avete visto la terza stagione Lynch stesso ne consigliava la visione. Adesso i critici la riconoscono come una delle sue migliori pellicole, e considerato che è nata da uno sfogo, non possiamo mai ringraziare abbastanza David Lynch per averla girata.

 

Kyle MacLachlan non era tanto convinto di questo film, per questo compare poco. Decenni dopo invece sarà lui una delle tante persone che si adopereranno per convincere David Lynch a girare la terza stagione dello show.
 

So che è un film difficile da mandare giù, il mio consiglio è guardatela senza avere in mente il linguaggio televisivo, allora le serie tv non esistevano come le conosciamo adesso. David Lynch comunque ha fatto un film coraggioso per i tempi, non è da tutti toccare tematiche così delicate come lo stupro, la prostituzione, l’omicidio, e farne un film. E’ riuscito a replicare (e molte donne hanno ringraziato Lynch per questo) come reagisce una donna vittima di violenza sessuale verso il suo aguzzino. Potremmo considerare BOB come una metafora del male e del lato oscuro che circonda l’essere umano. D'altronde Lynch tramite l’inconscio, i misteri, e i simboli, ce lo naarra per tutto Twin Peaks. Guardatelo sotto un altro punto di vista, se non vi piace pazienza, me ne farò una ragione, se vi piace ne sono contenta. Il film è infarcito di scene toccanti, come il finale di Laura ormai liberata che ride davanti all’angelo, o la scena dell’addio ad Harold, o le urla disperate con James e tante altre ancora. La scena che mi ha colpito maggiormente, è quella del messaggio della signora ceppo, che mette Laura di fronte alla realtà della sua vita. 

Si sarebbero rivisti ancora e ancora.
 

 Per me è stata un opera cinematografica che ha cominciato un percorso che continua ancora oggi, dopo ben 27 anni, sono ancora qui che guardo film, ricerco, studio cinema. Ma il tutto è cominciato con Fuoco Cammina con Me, ecco perché per me è un capolavoro, ecco perché ancora oggi, molti fans cercano di decifrare i simboli e i misteri della mitologia di Twin Peaks, perché è un viaggio che ti segna per la vita, siete sicuri di non volerlo fare?

DRAKULA ISTANBUL'DA - Un Guest Post by Obsidian Mirror

PREMESSA ESPRESSA:
Se c'è una cosa che ho imparato cercando notizie e situazioni interessanti da presentare su Nocturnia è che non solo esistono più cose in cielo e in terra di quante ne possa sognare la nostra filosofia ma che spesso per molte di queste medesime cose esistono più punti di vista. Prendiamo ad esempio un personaggio storicamente esistito come Vlad III di Valacchia detto Tepes (L'Impalatore) o Dracul (dell'Ordine del Drago appellativo quest'ultimo ereditato dal poco amorevole padre Vlad II) o Draculea (Figlio del Diavolo o del Drago) per non citare le decine di altre varianti. Provate a chiedere agli abitanti della Romania o della Moldavia e vi risponderanno parlandovi del loro grande eroe nazionale, del condottiero che per decenni li ha difesi contro l'invasione turca. Proviamo invece a scendere di qualche chilometro per fare la stessa domanda ad un abitante della Turchia.... beh, la risposta che riceverete sarà radicalmente diversa. Per non parlare della letteratura o del Cinema.... 
Il Dracula di Bram Stoker che si è solo lontanamente ispirato al personaggio storico distorcendone la figura è un perfetto caso di appropriazione infedele e di totale e volontario travisamento.
Eppure lo stesso romanzo di Stoker fu vittima, come sappiamo, di decine di plagi, di versioni non autorizzate se non di vere e proprie di scopiazzature in giro nel Mondo; se è universalmente noto quanto accadde in Germania col Nosferatu il celeberrimo film di Murnau qualche giorno fa l'amico TOM sul suo blog The Obsidian Mirror (QUI , QUI e  QUI) ha svelato un altro caso meno conosciuto, quello di un romanzo turco!
Ebbene, parlando con TOM è venuto fuori l'esistenza anche di un film, una pellicola turca ispirata al romanzo.
Un film dell'orrore turco? Sia l'orrore, sia i film di genere sconosciuti delle Cinematografie a torto considerate minori sono entrambi argomenti che m'interessano e parecchio anche.
L'occasione era troppo ghiotta per non parlarne ringrazio quindi lui e Simona per aver passato a Nocturnia questo splendido guest post.
Buona Lettura!
Nick

Drakula İstanbul'da

In questi stessi giorni, sul blog “The Obsidian Mirror”, si sta parlando di un curioso romanzo turco dal titolo "Kazıklı Voyvoda" (letteralmente “il principe impalatore”), un testo che, con novant'anni di ritardo, ha attraversato i confini del suo paese d'origine materializzandosi in una lingua occidentale. Sono quasi certo che state seguendo con attenzione l’analisi di Dracula in Istanbul (questo il titolo scelto dall’editore britannico Neon Harbor) ma, nel caso vi siate distratti, avete tutto il tempo di recuperarla una volta terminata la lettura di questo piccolo, chiamiamolo così, spin-off.
Brevemente in questa sede dirò solo che "Kazıklı Voyvoda" fu un clamoroso caso di plagio letterario, perpetrato dal poeta e scrittore turco Ali Rıza Seyfioğlu, che nel 1928 si appropriò del capolavoro di Bram Stoker, lo tradusse, tagliò via le parti a suo parere meno interessanti, aggiunse nuove situazioni e nuovi punti di vista e, una volta terminata quell'operazione di fine sartoria, lo presentò al pubblico spacciandolo come suo.
Nulla di nuovo sul fronte orientale, mi verrebbe da dire, visto che siamo di fronte ad una vecchia abitudine alla quale, grazie alle barriere linguistiche e culturali e ad una totale mancanza di controlli, la Turchia non ha mai rinunciato, sin dai tempi dell’antica Bisanzio (o quasi). È significativo tra l’altro il fatto che anche il più antico testo letterario turco conosciuto, risalente al 1816, sia un adattamento non accreditato dell’opera di Molière Il medico per forza” (Le Médecin malgré lui, 1666).
Il cinema turco, lo sappiamo bene, si è spinto ancora oltre: negli anni Settanta il novanta per cento dei suoi film sono stati remake, adattamenti e spin-off di opere occidentali (alcune riconoscibilissime, come già sottolineato da Nick Parisi in alcuni suoi vecchi post), la cui fonte è però sempre stata accidentalmente omessa. In questo scenario Dracula non fa eccezione. Per quanto ne so, del sedicente Dracula turco addirittura il mondo non seppe nulla fino ad una dozzina di anni fa (*), quando si sparse la notizia dell’uscita su un DVD targato Gala Film (in turco senza sottotitoli) di "Drakula İstanbul'da"un vecchio film in 8 millimetri che era passato sulle televisioni locali nei primi anni Cinquanta.

L' attore turco Atif Kaptan (1908-1977), più di 300 film all'attivo in patria
è Dracula in Drakula İstanbul'da.Kaptan ha recitato fino a pochi giorni prima della sua morte
(Nota di Nick)
Nonostante quel DVD fosse oggettivamente osceno, privo di qualsiasi tentativo di restauro e con il problema del "rotolamento" dell'immagine in vari punti (il lato inferiore di un'immagine finisce nella parte superiore dello schermo), ciò bastò a diffondere il titolo oltreconfine e far sorgere ai più curiosi le prime domande sulla sua genesi.
Entrambi regista (Mehmet Muhtar) e sceneggiatore (Ümit Deniz), infatti, non solo si scordarono clamorosamente di Bram Stoker, ma fecero in modo che nei crediti del film venisse espressamente citata come fonte, unica e originale, la versione farlocca del proprio connazionale. A chi stesse pensando che il nome Drakula sia di riflesso un riconoscimento all’opera dello scrittore irlandese, ricordo che in Turchia, così come in gran parte dell’Europa orientale, Dracula era un nome noto da qualcosa come cinque secoli, e non certo per via di un romanzo epistolare.
Su The Obsidian Mirror, sul quale come detto mi sono riservato il giusto spazio all’analisi del testo, non ho trovato il giusto modo per inserire qualche commento sul film e ringrazio Nick Parisi per avermi ceduto un po’ del suo spazio.

Al di là della pessima qualità con cui questo film è giunto sino a noi, è evidente che sia stato realizzato con mezzi scarsi o nulli, decisamente sorpassati anche negli anni Cinquanta: l’effetto è quello di trovarsi di fronte un film in stile anni Trenta, il che potrebbe tutto sommato essere considerato un “omaggio” al ben più celebre Dracula di Tod Browning, con il quale “Istanbul’da” condivide numerose inquadrature. È interessante tenere presente che, nonostante la grande popolarità del genere horror nel cinema occidentale, la Turchia non se ne è mai è avvicinata veramente, tanto che“Drakula Istanbul’da” può a tutti gli effetti essere considerato il primo esercizio di questo genere. In precedenza ci fu solo "Çığlık" (Scream), scritto e diretto da Aydın Arakon nel 1949, che non può però essere considerato un film dell'orrore in senso stretto. Dopo Drakula, passeranno quasi vent’anni prima che un altro horror venga sfornato nel paese, e sarà "Ölüler Konuşamaz ki" (I morti non parlano, 1970) di Yavuz Yalınkılıç, un goth in bianco e nero in perfetta tradizione Hammer. Questo fenomeno può essere ricercato nella stessa identità turca, che si basa fondamentalmente sull'essere imperturbabili, senza paura. L'Islam stesso è essenzialmente una religione di salvezza, non di paura, e ciò la pone su un piano diverso dalle altre religioni, nelle quali la paura, sin dai tempi più remoti, è stata primariamente un mezzo per il controllo delle masse e per il mantenimento della sovranità acquisita. L’Islam alimenta l'idea di un paradiso certo dopo la morte e l’inferno, se esiste, è solo un luogo di espiazione temporaneo.
Tutto ciò ha reso difficile per sceneggiatori, registi e produttori trovare delle soluzioni nel cinema dell’orrore. Tuttavia, l'Islam non ignora completamente l'elemento paura: la privazione della fede è una di queste paure, forse la più grande, così come lo sono l’ansia tecnologica e la misoginia (queste ultime ancora più evidenti in estremo oriente).

Ma torniamo a “Drakula Istanbul’da”. Il plot, come da copione, rispecchia effettivamente il romanzo di Ali Rıza Seyfioğlu: l’ambientazione viene spostata da Londra a Istanbul e i molti riferimenti al Cristianesimo (la croce, l’ostia consacrata) vengono sostituiti con altri più appropriati alla Cultura Islamica. L’ambientazione è moderna, al punto che troviamo dappertutto automobili e telefoni (spassoso, per inciso, il tentativo di uccidere Dracula nella bara a revolverate). I personaggi che si muovono sullo schermo sono tutti di nazionalità turca: non ci sono professori olandesi come Van Helsing, né tantomeno cowboy americani come Morris, lo sfortunato personaggio che Bram Stoker fece morire ad un passo dalla parola fine. I numerosi tagli già apportati dallo scrittore vengono confermati: niente più la parentesi del Demetra, il mercantile che trasportava Dracula nel suo viaggio dal Baltico a Londra, e niente più Renfield, il pazzo zoofago in cura dal dottor Seward. Ulteriori cambiamenti sono stati poi apportati nel film: se già Ali Rıza Seyfioğlu aveva rivoluzionato il finale (per la verità quasi tutti lo hanno fatto al cinema), qui è il solo Azmi (alias di Jonathan Harker) ad inseguire il vampiro in fuga, a scoperchiare la sua bara e a porre fine alla sua esistenza. In questo modo salta del tutto il concetto dei “cavalieri della fede” promosso da Bram Stoker, che già Seyfioğlu aveva ampiamente ridimensionato in quanto di matrice eccessivamente cristiana. La stessa Guzin (alias di Mina Murray), che Stoker elevò a figura di spicco nel suo concitato finale, qui viene retrocessa a ballerina di night club (notevole tuttavia la performance che Guzin concede a Dracula sul palcoscenico di un teatro vuoto). In questo Dracula cinematografico troviamo invece un personaggio che normalmente è più tipico di Frankenstein, ovvero il maggiordomo basso, brutto e deforme che, nella fase iniziale del film, intrattiene simpaticamente l’ospite del Conte quando questi svanisce durante il giorno.

L'Attrice e ballerina austriaca Annie Ball (1930) è invece Guzin
La Ball prima di trasferirsi in Turchia ha lavorato anche in Italia
(Nota
di Nick)

In questo enorme cocktail di elementi apocrifi, c’è un solo particolare che troviamo in“Drakula Istanbul’da” e che possiamo ricondurre a Bram Stoker anziché alla sua controparte turca: la scena in cui il conte vampiro esce da una delle finestre del suo castello e si avventura camminando come un ragno sulle pareti esterne. Questo, per inciso, è un particolare unico che è stato ignorato in tutte le altre riduzioni cinematografiche.
Concludo con una chicca citata nei Trivia della pagina IMdB che, se confermata, sarebbe fenomenale: siccome non erano disponibili macchine per produrre nebbia artificiale nella scena del cimitero, venne chiesto a 30 collaboratori di accendersi una sigaretta dopo l’altra e di sbuffare fumo sulla scena, stando ovviamente attenti a non farsi riprendere. Chissà, mi chiedo, se ha origine da questo episodio quel luogo comune sui turchi che tutti conoscono…
TOM ( The Obsidian Mirror)

(*) in precedenza lo aveva in realtà fatto presente Kaya Ozkaracalar nel capitolo "Between Appropriation &Innovation: Turkish Horror Cinema", pubblicato sul saggio “Fear Without Frontiers”, a cura di Steven Jay Schneider (FAB Press, luglio 2003)

BONUS CARD:POSTFAZIONE CAPPUCCINATA!

Posta tra Asia ed Europa (anche se ultimamente sembra guardare più verso l' Asia) la Turchia ha sempre goduto di una discreta produzione cinematografica, anche di genere, va detto però -come ha ricordato lo stesso TOM più sopra-che sovente si trattava  di trasposizioni non autorizzate da fumetti o romanzi o di film occidentali fatte senza pagarne i diritti agli autori. Inoltre -aggiungo io-il più delle volte si trattava di pellicole realizzate con due lire (turche ovviamente) rilasciate  in poche, pochissime copie.  I destini di queste produzioni erano segnati sin dalla nascita: o venivano proiettati solo nelle grandi città come Ankara, Smirne e la stessa Istanbul e poi dimenticate oppure venivano replicate per anni presso il maggior numero possibile di sale cinematografiche sperdute dell'Anatolia con scopo di guadagnare quanto più possibile fino al loro deterioramento finale. Col risultato prevedibile che oggi molti di questi film sono da considerarsi perduti mentre gli altri sono disponibili solo su bobine o su pellicole  super 8 gravemente danneggiate. C'era un po di tutto : Avventura; Western (Kebab Western?); Simil-007; Polizieschi; Cappa e Spada e da un certo punto in poi come abbiamo visto anche fantascienza, horror & gotici- ci fu anche un tentativo di coproduzione con l' Italia (mi riferisco a Le Amanti del Mostro e a La Mano che nutre la Morte girati in contemporanea e in doppia versione italiana e turca da Sergio Garrone nel 1974 con uno svogliatissimo Klaus Kinski presente in entrambi e tanti attori locali, spesso però accreditati solo nella versione turca). C'erano film tratti da idee originali (pochi) ma anche tantissimi plagi
Lo stesso avveniva coi fumetti: tante traduzioni di fumetti italiani (Zagor e Tex erano e sono ancora oggi popolarissimi ) e francesi ma quasi tutte pirata. Immaginate la faccia di Sergio Bonelli quando venne informato che in Turchia non solo c'erano editori che traducevano il "suo" Zagor senza pagargli i diritti- un escamotage classico era quello di far ridisegnare le cover da artisti locali per confondere un po le acque e perlomeno così, se si volesse vedere il bicchiere mezzo pieno, diversi disegnatori turchi cominciarono a farsi le ossa- ma che addirittura in quel paese erano stati girati due film pirata sul personaggio. Suppongo che per anni l'orgoglio dell'autore dovesse aver fatto a cazzotti con l'altrettanto legittima incazzatura dell'editore!

Ecco invece una immagine dal film "Zagor Kara Bela" del 1971
Il secondo dei due Zagor apocrifi. L'attore Levent Cakir (1950)
 interpreta il ruolo di Zagor
(Nota di  Nick)
Oggi le cose sono decisamente cambiate: almeno nei fumetti gli attuali editori licenziatari realizzano edizioni ufficiali e pagano regolarmente i diritti,un paio di disegnatori turchi sono finiti a lavorare per  la Bonelli (Ersin Burak su Volto Nascosto) e quando, qualche anno prima di morire, Gallieno Ferri lo storico disegnatore di Zagor si è recato nel paese islamico è stato accolto con onori degni di una Star , per quella nazione e per il popolo turco la sua è stata una visita epocale.  Lo stesso si può dire anche del Cinema bis turco.  Nel corso degli anni anni si sono sviluppate numerose produzioni horror decisamente  autoctone, come la serie Siccin, una saga sulle possessioni demoniache ormai arrivata al quinto capitolo. 
Restano alcune ispirazioni, diciamo così, come pure diversi plagi però aumentano sempre più i prodotti totalmente indipendenti come idee e realizzazioni.
Insomma, la cosa più vicina ad un lieto fine che si potesse desiderare.
Per quanto riguarda la qualità, ne riparleremo analizzando un paio di film tra qualche mesetto.
Intanto grazie ancora a TOM per lo splendido guest post e mi raccomando: non perdetevi la seconda parte del suo dossier sul "Drakula Turco" presto su The Obsidian Mirror.
Nick


FONTI:

SINEMATURK

ADDENDUM DEL 04/10/2019:

Aggiungo un altro tassello a questa ricostruzione, proprio oggi il bravo Gioacchino Di Maio  all'interno del suo blog "Duecento Pagine"  (che vi consiglio a prescindere ) ha aggiunto un nuovo capitolo al dossier sui Dracula apocrifi  con un bell'articolo su "I Poteri delle Tenebre" (Il Dracula islandese ritrovato) che si va ad aggiungere al caso del Dracula turco. Nel caso vi fosse sfuggito, vi raccomando di recuperarlo.
Ne vale la pena.
E chi lo sa quanti altri romanzi del genere che plagiano il Dracula di Bram Stoker esisteranno in giro per il Mondo

ATTIS. -Una Recensione.

Qualche anno fa ero uno degli animatori di Il Futuro è Tornato una webzine dedicata alla fantascienza, qualcuno di voi se la ricorda? Tra le varie rubriche ce n'erano alcune create da me, quella che però amavo maggiormente era senza ombra di dubbio Visti da Lontano, che presentava recensioni di film o libri di genere fatte però da persone che non erano lettori o appassionati abituali di questo settore.
Su Nocturnia ho voluto recuperare la rubrica, ampliandola un poco non limitandola solo ai blogger non frequentatori della fantascienza com'era su Il Futuro è Tornato ma aggiungendo anche interventi di professionisti del settore, già in passato, per esempio,  ho ospitato articoli come quello su UT scritto dalla scrittrice Cristiana Astori. Oggi vi propongo una recensione di un romanzo italiano scritta da un professore liceale, una di quelle persone che sembrerebbero lontanissime dalla fantascienza.
Attenzione però! Ho detto "sembrerebbero"....Questa in fondo è pur sempre Visti da Lontano

ATTIS
Sogni dal terzo pianeta di Stefano Spataro

 A " Nocturnian" Guest Post.

Blog tour “Come un dio immortale” - Il Guardiano della Soglia

Oggi ospito l'ultimo guest-post dell'anno, l'autrice è  Maria Teresa Steri, del blog Anima di Carta, L'occasione è una tappa del suo blog tour relativa alla promozione del suo romanzo Come un dio immortale. Maria Teresa se bazzicate questo blog da parecchio, la conoscete già: è autrice di romanzigiornalista blogger ed è da sempre una presenza costante ed importante della blogosfera. 

Lascio  la parola alla mia ospite, che ci parlerà di un argomento  che va... oltre il suo romanzo e ci dischiude affascinanti scenari.
O come dico io scenari molto Nocturniani....
Buona lettura a tutti!




Nel corso del viaggio di approfondimento dei temi del mio romanzo “Come un dio immortale”, ho parlato degli elementi esoterici a cui è ispirata la storia, ospite del blog di Cristina M. Cavaliere. Tra i vari aspetti, ho accennato anche al Guardiano della Soglia, che compare nel romanzo in una particolare forma. Oggi vorrei riprendere l’argomento, nella convinzione che si tratti di un tema molto affascinante nell’ambito dell’occulto.


LE MANI DI ORLAC -Un Guest Post di Lucius Etruscus.

Visti da Lontano è l'etichetta che compare ogni qualvolta su  Nocturnia compare un intervento esterno - sotto forma di Guest Post -che ne impreziosisca i contenuti. Tanto si può trattare di un articolo scritto da un professionista del settore come Cristiana Astori, tanto post scritti per l'occasione da colleghi blogger.
Sotto questa veste oggi ri-diamo il benvenuto al bravissimo Lucius Etruscus.


Lucius Etruscus
Arriva in edicola “Le mani di Orlac”

Il romanzo fanta-horror
che è Maestro di color che smembrano
viene finalmente ristampato dal “Giallo Mondadori”


Trelkovsky entra nella sua nuova casa in affitto e si appresta a fare alcuni lavori, che iniziano dallo spostare un vecchio armadio: un gesto familiare, quotidiano, che però porta ad una scoperta fuori dal comune se non proprio inquietante. Nella parete c’è un buco e nel buco c’è un dente. È l’inizio di una riflessione sulle parti del corpo: che cos’è un corpo? La semplice somma di ciò che lo compone? E il nostro “io” in quale parte è?

«Mi tolgono un braccio, va bene. Dico: io e il mio braccio. Mi tolgono anche l’altro, dico: io e le mie braccia. Mi amputano le gambe, dico: io e le mie membra. [...] Mi tagliano la testa: cosa dico? Io e il mio corpo o io e la mia testa?»

Con questo geniale passaggio – nella traduzione di Giovanni Gandini (Bompiani 2004) – il romanziere Roland Topor ci guida nel delirio del suo romanzo L’inquilino del terzo piano (Le locataire chimérique), da cui Roman Polanski ha tratto il celebre film omonimo del 1976.

Eroine Fantastiche Ri - Vestite del 2016 ! - Un Guest Post di Lucius Etruscus

Tra qualche giorno il sottoscritto dovrebbe tornare a postare nel frattempo però vi lascio con il secondo post scritto dal della serie sulle tendenze fumettistiche d'oltreoceano dell'anno appena trascorso scritto dal buon Lucius Etruscus.
Come detto da altre parti ho appena concluso un lavoro temporaneo ( tirar cavi elettrici all' aeroporto di Tessera)  che se da un lato mi ha permesso di tirar su qualche soldino dall'altro mi ha tenuto lontano dal blog, in più il mio vecchio PC ha ripreso a tirarmi qualche scherzetto poco piacevole ( ogni volta che apro una schermata, qualsiasi browser sia, la pagina mi si piomba in basso alla pagina) Probabilmente si tratta di un virus oppure qualcosa altro. Ad ogni modo il lavoro è finito e venerdì dovrebbe venire un tecnico del computer a visionare l'apparecchio.
Quindi, dalla settimana prossima dovrei tornare a bloggare in maniera continuativa, nel frattempo ringrazio voi per la pazienza e Lucius per i suoi guest post. Invito tutti voi a seguire i molteplici blog di Lucius tra cui:

- 30 Anni di Aliens.

- il Zinefilo.

- Fumetti Etruschi.

Eroine fantastiche ri-vestite del 2016
di Lucius Etruscus



La narrativa fantastica popolare è fatta di eroi, personaggi forti che sappiano divertire e intrattenere i lettori spesso per lunghe decadi di prolifica attività, quindi è importante che gli eroi non siano troppo legati alle mode del momento perché rischiano di “bruciarsi”: per sfidare i decenni un protagonista dev’essere in grado di essere al di sopra degli stili e le manie di una sola epoca, così da durare virtualmente per sempre.
Nel 2016 la regina del pulp moderno, la Dynamite Entertainment, ha voluto infrangere questa regola di buon senso e fare un audace esperimento: prendere tre eroine storiche di cui detiene i diritti, tre personaggi nati molto tempo addietro, e... “ri-vestirle”. Sia nel senso di dare loro un nuovo vestito sia nel senso di vestirle. Essendo infatti tre eroine nate mezze nude: Red Sonja, Dejah Thoris e Vampirella, che il copertinista Tony Fleecs ha voluto ritrarre addirittura come bambine rockettare.




Dopo il successo internazionale di Twilight i mondi dell’intrattenimento si sono avventati su un “nuovo pubblico”, un’entità misteriosa che sembra essere aumentata di importanza: le ragazze giovani.
Storicamente il mondo del fumetto è maschile: non è un’affermazione maschilista e ci sono ottime autrici così come tante lettrici, ma finché a sborsare soldi per i fumetti saranno in prevalenza maschi in preda agli ormoni nulla
cambierà la tendenza. Se invece le case vogliono ampliare il mercato anche alle ragazze... be’, allora sì che qualcosa deve cambiare.



Nata nel 1973 dalla fantasia dello storico fumettista Roy Thomas, Red Sonja – che non ha nulla a che vedere con la Red Sonya di Robert E. Howard, se non una vaga idea – si presenta a cosce nude e sin da subito perde anche la cotta di maglia: il personaggio che in pochissimi anni conquista l’America è una fiera guerriera che gira in bikini d’acciaio e che nessuno oserebbe considerare “vittima” di maschilismo: nella sua lunga vita Sonja ha ucciso uomini per molto meno!
Dopo essere stata massacrata dalla Marvel, rovinata dal pessimo film di De Laurentiis, che la costrinse a sparire per dieci anni, rovinata da pessime case, finalmente nel 2005 la Dynamite fa rinascere Sonja e le regala un grande successo. (Così grande che addirittura qualche briciola sparsa è caduta pure in Italia, paese dove Red Sonja è praticamente inedita se non per sporadiche minime apparizioni.)
Nel 2016 però le regala l’umiliazione più grande: veste la guerriera mezza nuda per eccellenza! Con il Volume 3 del personaggio abbiamo una sorta di reboot – di quelli che piacciono tanto a case ben più note – e un vistoso ringiovanimento del personaggio: Red Sonja non è più una donna indipendente, fiera del proprio corpo e senza alcuna vergogna nel mostrarlo, ora è una ragazza in crisi di identità che cerca una strada nella vita.
Sicuramente è una condizione comune a molte ragazze, ma Sonja non c’entra nulla con le ragazze...

La stagione 2016 del personaggio è deprimente, a dire poco. Sonja rifiuta il regno di Hyrkania che le spetterebbe ma sul trono sale un cattivone che la vuole
tutta per sé, il solito bello e malvagio che sconvolge la donna... dandole un bacio! Dopo quarant’anni di lotta contro barbari e stregoni, rischiando la vita mille volte... ora Sonja arrossisce per un bacio? Ma quanto “young adult” la vogliamo far diventare?
Ad esclusione di alcune sequenze azzeccate, la saga è terribile e il suo messaggio tristissimo: il re cattivo prende tre guerriere volgari e le fa girare vestite con la vecchia “divisa” di Sonja, a dimostrazione che girare mezze nude significa essere donnacce.
Per fortuna questo scempio non ha successo, e a dicembre 2016 – mentre tutti i fan evidentemente agitavano i forconi sotto gli uffici della Dynamite – la casa rilascia un numero speciale della testata “Pathfinder” di ambientazione fantasy. Qui i personaggi del noto gioco di ruolo si ritrovano catapultati in universi paralleli e uno di loro si ritrova in un’arena... a combattere contro una splendida Red Sonja. Non la ragazzina smorfiosa e noiosa del 2016, ma la “vera”, grintosa, agguerrita e fiera Sonja di sempre: le due pagine in cui appare valgono più dell’intera saga dell’anno!
L’anno si chiude con il numero zero di una nuova saga, e conferma che rivestire e rendere ragazzina Sonja è stato un errore: questo 2017 tornerà più Sonja che mai... catapultata di nuovo nella New York dei giorni nostri.



Più sottile è stato il tentativo della Dynamite di rivestire Dejah Thoris.
Nata più di cento anni fa (1912) dalla penna di Edgar Rice Burroughs, la principessa di Marte – compagna di John Carter – è praticamente ignota in Italia, nella sua vita a fumetti: eppure le copertine in cui il suo giunonico corpo non lascia nulla all’immaginazione hanno conquistato l’America, ottenendo in tempi
recenti una testata tutta sua e sicuramente giocando alla pari con il protagonista John Carter, che teoricamente è il vero eroe di queste avventure marziane.
Come rendere una principessa nuda appetibile per una ragazza lettrice? La Dynamite pensa ad un classicone: un colpo di stato costringe Dejah ad abbandonare la corte e a nascondere la propria identità. Ecco così che non può andarsene in giro seminuda, come suo solito, costretta dunque ad una veste più morigerata e a cambiare nome.
Inizia così una classica avventura di fuga e redenzione, che se non raggiunge mai livelli appassionanti comunque rimane una buona lettura: la piaga del “young adult” scalfisce solo leggermente il personaggio.



La terza eroina “ri-vestita” è nata nel 1969 come parodia horror della celebre Barbarella, idolo dei fumetti di fantascienza francesi che proprio nel 2017 compie 55 anni, e che la Dynamite stessa pare omaggerà con un fumetto.
Sin dagli esordi Vampirella è la madrina sexy delle storie horror a fumetti pubblicate dalla Warren Publishing, e visto l’enorme successo di una vampira che girava nuda – con tutto il suo carico di doppi sensi nato dall’attività principale dei vampiri, cioè succhiare! – subito ottiene storie dove essere protagonista assoluta. Purtroppo gli anni psichedelici in cui nasce rendono le sue storie spesso illeggibili – e sì che per il mio blog le ho schedate tutte, con immane fatica! – comunque sin dalla sua rinascita targata Dynamite (2010) la sensualità del personaggio è praticamente azzerata: spesso e volentieri appare senza il suo storico vestitino succinto, anche perché ora lavora... per il Vaticano!

La Dynamite non è soddisfatta di aver reso asessuato un personaggio nato per titillare i lettori, così nel 2016 Vampirella decide di cambiare vita e di
trasferirsi in California, dove troverà ben altro tipo di vampiri – il jet set! – e di mostri ributtanti – i giornalisti scandalistici.
Nuova vita, nuovo vestito: Vampirella pensa che girare per le strade della California con il suo storico vestitino non sia appropriato – ma ha visto lì come va vestita, la gente? – e così opta per una tipicissima divisa da young adult, cioè qualcosa che i vecchi considerino appropriata per una giovane ragazza. Perché anche qui un personaggio nato donna, consapevole e decisa, si ritrova ragazza.
Per fortuna gli autori capiscono subito la stupidaggine che stanno facendo e già durante la serie fanno tornare la vampira al suo abito succinto, facendola trasformare durante un ComiCon: gli occhi esterrefatti dei ragazzi brufolosi sono il pubblico perfetto per Vampirella!
Dopo aver lottato con Ash nel mondo medievale di “Army of Darkness” e contro la Regina Aliena, in Aliens vs Vampirella, nel 2017 la nostra vampira preferita tornerà ai passati fasti: l’esperimento di ri-vestirla è fallito bellamente.



Chiudo con un’ultima eroina “ri-vestita”: Wynonna Earp, che dopo una carriera decennale a fumetti inedita in Italia è sbarcata anche sui nostri schermi con una serie televisiva a lei dedicata.
Discendente del celebre Wyatt Earp, nel 1996 inizia la sua vita per la penna di Beau Smith, che ne fa una pistolera discintamente vestita intenta a far fuori criminali demoniaci e creature sataniche. Già nel 2002 è tempo di cambiare, e la vestitissima Wynonna lavora per una società segreta e gestisce creature mostruose tenendo ben chiusa la scollatura, ma rimanendo una donna grintosa e affascinante. E ancora non va bene: nel 2016 le donne sono bandite dell’intrattenimento. Servono solo ragazze...
La IDW Publishing, che acquista e ristampa le sue precedenti avventure, presenta questo 2016 la versione a fumetti della serie TV, che mostra una ragazza vestitissima che sembra uscire da un qualsiasi romanzo rosa young adult: non che ci sia niente di male, ma semplicemente non assomiglia nemmeno vagamente a Wynonna Earp.
Una ragazza acqua e sapone serve ad assicurarsi il pubblico femminile, che evidentemente non vuole vedere donne affascinanti. Siamo però sicuri che le cose stiano così? Siamo sicuri che esista davvero questo grande pubblico di giovani donne pronto a spendere soldi per eroine vestite e piagnucolose e ragazze sciatte prive di fascino?
La Dynamite questo 2016 ci ha dimostrato che così non è, che probabilmente il grosso del pubblico che spende soldi per i fumetti è costituito da maschi amanti delle curve: ora tocca ad altre case scoprirlo...

Aliens e i suoi Fratelli- Un Guest Post di Lucius Etruscus.

I fumetti “fantastici” del 2016 

di Lucius Etruscus.

La prima settimana del nuovo lavoro è terminata, l'impegno è stato tanto e non mi ha permesso di scrivere niente per il blog, tuttavia non avevo voglia di lasciare troppo a lungo abbandonata la mia creatura. Per fortuna mi è venuto in aiuto il buon Lucius Etruscus che ha composto questo post, primo di una ideale serie di articoli sulle uscite fumettistiche d'oltreoceano.
Ringrazio Lucius per il suo aiuto ed invito tutti voi a seguire i suoi molteplici blog, tra cui:

- 30 Anni di Aliens.

- il Zinefilo.

- Fumetti Etruschi.

Ci sentiamo presto con un mio post.
Buone letture!

Il 2016 si è chiuso con un ricco bagaglio della forma di intrattenimento forse meno nota in Italia: la narrativa fantastica a fumetti. Non intendo i supereroi che invadono le nostre edicole, ma l’eredità moderna del fantastico classico: la fantascienza e il fantasy, con anche venature horror.
In questo inizio di anno nuovo ne approfitto dunque per segnalare ai lettori di Nocturnia alcune uscite a fumetti del 2016 che forse (anzi, in alcuni casi molto probabilmente) non usciranno in Italia.


1. Aliens e i suoi fratelli


Il prossimo 17 maggio arriverà nei cinema italiani Alien: Covenant di Ridley Scott, che è solamente una piccola deriva cinematografica di un fenomeno narrativo che non ha conosciuto sosta dal 1988, quando cioè la Dark Horse Comics ha iniziato a presentare storie nuove dell’universo di Aliens (1986) di James Cameron e da allora non ha mai smesso. Semmai ha contagiato altri a creare le proprie storie “aliene”, come sta facendo in questi anni la Titan Books con romanzi non sempre soddisfacenti.

Dopo un’infinità di storie autoconclusive, la Dark Horse Comics dal 2014 ha adottato una formula di più ampio respiro che si rifà molto allo stile delle grandi case (Marvel e DC): un incrociarsi di più testate che sviluppano un’unica grande storia aliena. Così per raccontarci il futuro della storia nata con Prometheus (2012) la casa coinvolge ben quattro testate: “Aliens”, “Predator”, “AVP (Aliens vs Predator)” e “Prometheus”. Dopo la lunga saga Fire and Stone – in cui approfondiamo il discorso degli Ingegneri del black goo, l’acceleratore evoluzionistico intravisto nel film – nel 2016 inizia un’altra lunga saga: Life and Death.




Il teatro degli eventi è il pianeta LV-223, quello dove si svolgono le vicende del film Prometheus, anche se siamo decine di anni più avanti. L’idea è così azzeccata che subito Ridley Scott ha cancellato il pianeta dalla sceneggiatura del suo secondo nuovo film alieno, Covenant appunto, perché non sia mai che il cinema sappia sfruttare le ottime idee del mondo del fumetto. (Lo dimostra il fatto che dopo l’enorme successo delle avventure a fumetti di Newt ed Hicks, la Fox abbia avuto la bella idea di ammazzare entrambi in Alien 3...)

I Colonial Marines della Weyland-Yutani stavolta scendono sul pianeta per controllare l’attività di una compagnia concorrente, e scoprono che una razza bellicosa – i Predator – sta proteggendo un relitto di provenienza sconosciuta. Lo scontro è terribile e dà il via alla fusione con il ciclo precedente, in cui i superstiti – come Galgo e il suo nuovo “amico” Ahab il Predator – e i nuovi protagonisti devono cercare di sfuggire anche ad un Ingegnere per nulla disposto al dialogo: l’annata si conclude con uno scontro fra titani... cioè fra un Ingegnere e una Regina Aliena!

L’unico difetto della serie è che Ridley Scott ha lasciato tutto in sospeso riguardo la razza degli Ingegneri, quindi la Dark Horse ha vistosamente paura a prendere decisioni in merito, ben consapevole che Scott è lì pronto a rovinare tutto. Così dal 2014 abbiamo degli Ingegneri che camminano senza che si sappia dove stiano andando, che non parlano perché non sappiano se ne siano in grado, che non fanno nulla perché non sappiamo che accidenti facciano nella vita. Nel momento stesso in cui uno sceneggiatore a fumetti aggiungerà qualcosa al non detto di Scott, uscirà un nuovo film che contraddica tutto, quindi bisogna andarci con i piedi di piombo.

Tutt’altro discorso per il piccolo capolavoro di Aliens: Defiance, che questo 2016 sfrutta il grande successo del videogioco Alien: Isolation (2014) e va ad agire in momento temporale inedito: quindici anni dopo l’incidente della Nostromo.



Poco prima che Amanda Ripley parta per andare ad indagare sul destino della madre – cioè la trama di Alien: Isolation – in un ospedale sulla Luna conosce una
soldatessa in riabilitazione: Zula Hendriks. Questa è ormai dipendente dagli antidolorifici e non sarà mai una Colonial Marine come sognava, quindi accetta di buon grado l’offerta dell’androide 
Davis1: impedire alla Compagnia di mettere le mani su un alieno vivo, per evitare che compia azioni pericolose e nefaste.

Inizia così una lunga avventura – ancora in corso – nell’universo grafico del primo Alien. Siamo lontani infatti dai toni militareschi di James Cameron – ricordo che l’universo a fumetti di Aliens nasce esclusivamente dal secondo film – e riappaiono le tute “da giocatore di cricket” del primo film del 1979. È un universo graficamente retrò e quindi molto intrigante, così come Zula e la sua maturazione interiore si rivela un personaggio assolutamente sorprendente.
Quando la missione di Zula e Davis1 di “bonifica aliena” si scontrerà con la violenta intenzione dei Colonial Marines di portare alla Weyland-Yutani un esemplare vivo, la donna dovrà decidere da quale parte stare...


L’anno ha visto anche alcune “collaborazioni aliene”, come per esempio il ritorno di un vecchio amico dall’espressione sempre imbronciata: Predator vs Judge Dredd vs Aliens, serie ancora in corso.
Lontano dalle Mega-City dei giudici, il folle dottor Niels Reinstöt (novello Moreau) sta studiando incroci genetici tra uomini e animali, usando come cavia un alieno e un Predator. I compagni di quest’ultimo subito sono sbarcati e sono sulle tracce dello scomparso, ma è più pericolo l’arrivo di Judge Dredd e dei suoi compagni, pronti a “giudicare” a suon di piombo caldo.
Torna dunque il mitico Predalien nato dal videogioco Aliens vs Predator 2 (2001), che stavolta dovrà vedersela con un avversario degno di lui: quel Dredd che tanta sfortuna ha avuto al cinema ma che da tanti anni diverte i lettori a fumetti. E che già altre volte ha affrontato sia Aliens che Predator. È proprio con questi ultimi che il giudice si allea per affrontare sia gli xenomorfi che le immonde creature di Reinstöt.

Il 2016 è stato anche l’anno in cui si è concluso il più incredibile degli scontri: Aliens vs Vampirella, in cui la Dark Horse presta alla Dynamite i suoi xenomorfi.
Sotto il suolo di Marte viene ritrovata una città vuota, perfettamente funzionante, forse costruita da un’antica misteriosa civiltà. Le iscrizioni sono in “vampiresco” così è abbastanza ovvio chiamare la vampira più famosa del mondo dei fumetti. Vampirella sbarca su Marte e accetta di guidare una spedizione umana nella città che sembra appartenere ad un’antica razza di vampiri di Marte, ma quando si ritrovano tutti incastrati in una strana stanza piena di quelle che sembrano enormi uova... la situazione si fa subito mortale.
Malgrado l’accostamento di due personaggi che non sembrano avere nulla in comune, o forse proprio grazie a questo, la serie è divertentissima e vedere la storica Vampirella scontrarsi con una Regina Aliena alata è davvero una forte emozione.





Per le storie inedite di Aliens questo è tutto, ma va ricordato che per festeggiare i trent’anni di questi fumetti la Dark Horse Comics ha ristampato in formati pregiati i primi due volumi della trilogia di Mark Verhaiden, all’epoca uscita anche in Italia per PlayPress: la meravigliosa storia di Newt ed Hicks a dieci anni di distanza dagli eventi del film Aliens, romanzata poi da Steve Perry in tre libri di cui solo due usciti da noi per Sperling&Kupfer. Una storia meravigliosamente bella ma troppo costosa per vederla mai in un film: molto meglio i fumetti, in questi casi!

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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