Il Giorno della Memoria, ovvero l'Eroismo Quotidiano di Adele Zara.

 "Ricordare è un investimento sul futuro e non solo un tributo alla memoria delle vittime di un tragico passato. Non possiamo, non dobbiamo dimenticare ciò che accadde nei lager nazisti. E che al fondo dell’Olocausto vi era il proposito di annientare gli ebrei, colpevoli di esistere: chi continua a negarlo infligge alle vittime dei campi di sterminio una seconda morte. Come non vedere che nel voluto oblio della memoria c’è chi cerca di costruire una nuova pratica dell’intolleranza?"

Elie Wiesel.

"Chi salva una vita salva il mondo intero"

Dal Talmud.

 

Voglio raccontarvi una storia, una volta tanto è una di quelle che finiscono bene. Una volta tanto non c'entra niente con gli incubi di cui mi occupo di solito, no amici miei, niente Re di Aquilonia o Pirati dei Sargassi, nessun investigatore del Mistero o avvistamenti nei Cieli. Stasera intendo parlarvi di un incubo ben peggiore: l'Olocausto e del predatore più spietato che ci sia: l'uomo. Ma vorrei parlavi di come anche nei momenti più bui a volte si accendano delle fiaccole pronte a farci guida nel buio.

La storia che intendo narrarvi comincia con una donna non più giovane, bassa di statura, con un carattere apparentemente burbero e con una gran passione per  i sigari.

Passione inconsueta per una donna di quei tempi, dopotutto nel 1943 erano ben pochi i diritti riconosciuti alle donne in Italia.

Ma di Adele Zara tutto si poteva dire fuorché che fosse una persona comune.

Adele  nata a Spinea nel 1882, si trasferisce giovanissima a Mira, nella frazione di Oriago. Nel 1904 si sposa con Antonio un commerciante locale, i due vanno a vivere a Palazzo Zara, una costruzione nelle vicinanze delle rive del Brenta. Palazzo Zara è immenso, ma è dotato di un unico bagno e non ha elettricità- Questo però non impedisce ad Antonio ed Adele di crearsi una grande famiglia composta di almeno sette figli.

All'epoca dei fatti la donna ha già 61 anni, è vedova da almeno tre ma è conosciutissima in città. In passato ha lavorato come infermiera presso il dottor Bonollo un medico locale e quando ad Oriago si propaga l'epidemia di tifo Adele non si è fatta scrupoli ad ospitare i malati perfino a casa sua.

Forse è anche per questo che dopo l'armistizio dell'otto settembre è alla sua porta che bussano delle persone in cerca di aiuto.

 
Si tratta dei Levi, una famiglia di ebrei triestini.

O meglio una parte della famiglia Levi, quella che non ha fatto in tempo a fiuggire in Svizzera.

Si tratta di Carlo Levi, sua moglie Elisa Loly e della loro figlia tredicenne Fulvia

Se la Guerra pare non risparmiare niente e nessuno, sono proprio gli ebrei a subire le persecuzioni peggiori un po in tutta Europa.

I Campi di concentramento ogni giorno espletano la loro macabra contabilità.

E non è che in Italia le cose vadano meglio.

 Oltre le famigerate Leggi Razziali c'è un' ordinanza, la  n.5 del 30 novembre 1943, diramata dal ministro dell’Interno della Repubblica Sociale, Guido Buffarini Guidi e firmata anche dal capo della Polizia, Tullio Tamburini. Secondo quest'ordinanze le forze dell'ordine hanno il compito di arrestare e internare in appositi campi tutti gli ebrei e, poi, di confiscare i loro beni. Le autorità della RSI un poco in tutto il territorio di questo stato fantoccio forniscono le liste degli incolpevoli proscritti. Tanto per fare un esempio nei territori di Venezia e di Mira lo fanno già il 10 dicembre di quello stesso anno.

Se scoperti gli ebrei non  hanno una prospettiva di vita molto lunga. Per questo i tre esponenti della famiglia Levi, fuggono da Trieste, prima in direzione di Aquileia e poi di Venezia, ma nessuno di questi luoghi si rivela un rifugio sicuro.

Per questo in una locanda del paese qualcuno indirizza i Levi verso casa di Adele.

Cosa scatta nella mente delle persone ? Cosa fa decidere ad ognuno di noi come comportarsi? C'è chi collabora all'infame strage (e non sono certo pochi), c'è chi sceglie di voltare la testa da un'altra parte (e non sono pochi nemmeno questi). E poi ci sono coloro che non dimenticano di avere una coscienza, pochi, una minoranza di certo, ma ci sono anche questi.

Quel giorno anche Adele Zara compie la sua scelta.

Per due anni la donna nasconderà quelle tre persone in casa sua.

Certo, ci saranno dei momenti in cui la famiglia triestina verrà spostata verso altri rifugi sicuri, per sfuggire ai rastrellamenti, ma per la maggior parte del tempo i Levi rimarranno nascosti a Palazzo Zara. 

In zona non mancano i fascisti, come in tutta Italia anche a Mira ci sono dei collaborazionisti. Però sarà per la popolarità di Adele, ma per due anin, per fortuna,  nessuno toccherà i Levi.

Adele Zara spesso si sposta in bici in cerca di cibo, alcuni come il parroco dell'epoca o il dottor Bonollo aiutano la vecchia infermiera. Al punto che quando Fulvia si ammala il medico e Adele fanno ricoverare sotto falso nome la bambina all'ospedale di Dolo. 

Il nome utilizzato è Fulvia Zara.

Cosa fa scegliere alle persone il come comportarsi? Me lo richiedo ancora, mi domando anche  circostanze analoghe come mi sarei comportato io in circostanze analoghe..

Mi auguro di non doverlo scoprire mai.

Il 29 aprile del 1945 a Mira arrivano le truppe neozelandesi e finalmente i Levi e la famiglia Zara possono uscire allo scoperto.  

Come dicevo, una volta tanto, posso raccontare una storia finita bene.

 


Adele Zara è morta nel 1969, alcuni anni dopo nel 1996 è stata riconosciuta quale "Giusta tra le Nazioni". Palazzo Zara è ancora lì, ad Oriago sulla Riviera del Brenta, io stesso ci sono passato vicino più volte. Una targa è stata apposta per ricordare gli eventi della guerra quando una piccola, anziana donna, con una inconfessabile passione per i sigari toscani non abdicò alla sua natura di essere umano.Tutti gli anni il 27 di gennaio in occasione del Giorno della Memoria si tiene una manifestazione in memoria di Adele Zara, fino all'ultimo ci ha partecipato anche Fulvia Levi. che per mantenere intatto il ricordo ed il legame si spostava dalla sua Trieste dov'era tornata ad abitare.

Non sarà così quest'anno: Fulvia Levi è scomparsa all'età di 90 anni nel 2020. 

Perché ho deciso di raccontarvi questa Storia?

Si dice che chi non ricorda il Passato è destinato a riviverlo, mai come in questi ultimi tempi questa espressione sta assumendo un significato così reale e forse tragico. Tra integralismi di ogni tipo, razzismi, revisionismi, negazionismi ed incomprensioni varie ci stiamo dimenticando di quanto accaduto in passato. Io stesso non sono certo un santo, io per primo -lo ammetto- sono un individuo profondamente imperfetto, con le mie idiosincrasie e i miei, non pochi, preconcetti. Cerco di combatterli, a volte ci riesco anche.

Palazzo Zara oggi.

 

Eppure sento di aver molto da imparare.

Per questo non dobbiamo dimenticare mai. La Storia non è mai fatta solo di date sul calendario o di cartine geografiche, la Storia non è mai un freddo elenco di avvenimenti. Ma è fatta di esseri umani, di uomini e donne che come noi sono vissuti, hanno amato, e che hanno effettuato delle scelte. Quello che cambia, ciò che ci definisce sono proprio le scelte che compiamo. 

POSTSCRIPTUM:

Lancio una proposta, sentitevi liberi di partecipare o meno. Nell'occasione del giorno della Memoria Vi va di dedicare un post  (piccolo o grande decidetelo voi) a qualche episodio che riguarda le vostre famiglie\ amicizie\ i luoghi dove vivete in relazione ai Giusti o ai Sopravvissuti dei Campi di Concentramento?

Non è un obbligo, partecipate solo se ve la sentite o se ritenete che ci siano storie degne di essere raccontate.

FONTI: 

ADELE ZARA RITRATTO DI UNA DONNA GIUSTA.

ADELE ZARA GIUSTO TRA LE NAZIONI. 

ADELE ZARA, UNA DONNA PICCOLA DAL CUORE GRANDE.

A 90 ANNI E' MORTA FULVIA LEVI.

32 commenti:

Mariella ha detto...

Avevo pronto un post su Adele Zara, mi avevi incuriosito l'altro giorno quando da me hai accennato a lei.
Lo avrei pubblicato mercoledì prossimo, terminando la maratona che sto facendo sul mio blog dedicata alla Shoah.
Grazie per l'approfondimento.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Ooops, mi spiace averti rovinato i programmi, adesso mi sento in colpa....:(
Sono sicuro che il tuo post sarà bellissimo, non vedo l'ora che arrivi mercoledì per poterlo leggere :). Pubblicalo che io con grandissimo piacere aggiungerò il link del tuo lavoro su Adele Zara in calce a questo.
Scusami, se ti ho creato problemi con la programmazione,, ma sono convinto che aggiungerai tante cose belle, e ci sarà il tuo tocco personale nella tua rielaborazione della vita di Adele Zara.

cristiana marzocchi ha detto...

Ricorderò anche io , come ogni anno quel periodo che ha dell'incredibile, proprio anche per questo e soprattutto per coloro che in buona o cattiva fede, si ostinano a negarlo. Bisognerebbe creare un calendario che ogni giorno riportasse la data di quando tutto ebbe inizio.
Cri

Ariano Geta ha detto...

Bellissimo post e bellissima lezione di vita da questa donna per tutti noi.
La mia famiglia è stata coinvolta dalla guerra in modo molto diretto perché Civitavecchia fu bombardata numerose volte e loro furono costretti a fuggire nell'entroterra, forse un giorno dedicherò un post apposito a queste memorie famigliari trasmessemi da genitori e zii. Però nessun episodio legato specificamente al giorno della memoria, forse perché non c'era una comunità ebraica da noi, anche questo come conseguenza di un fatto storico (molto più vecchio, risalente ai primi del 1800) di cui magari parlerò ugualmente in un post apposito sulla mia città.

Nick Parisi. ha detto...

@ cristiana marzocchi
I negazionisti dell'olocausto per quanto mi riguarda sono gli individui peggiori che si possa immaginare, le prove che la shoah sia realmente avvenuta non solo ci sono ma addirittura urlano la loro esistenza al mondo. Negare o minimizzare è come uccidere per la seconda volta le vittime, io almeno la penso così.
Leggerò con molto interesse il tuo post in merito.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
mi piacerebbe davvero molto poter leggere un tuo ipotetico futuro post sulle memorie familiari e della tua città. Il periodo della seconda guerra mondiale ha sempre destato un profondo interesse sul sottoscritto. Insomma, mi hai incuriosito...

Riky Giannini ha detto...

Il negazionismo-revisionismo dell'olocausto mi ha sempre terrorizzato...il mettere in discussione ciò che è scritto nei libri di storia. Questa storia è da ricordare per due motivi: in primis perché testimonianza preziosa di quel periodo oscuro, il secondo motivo è perché Adele è stata una grande donna.
Ha fatto una scelta di coraggio, avendo tutto da perdere.
Un atto d'amore e di generosità.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Io non ho racconti di fonte diretta ma posterò una mia poesia e stavo valutando un video con un piccolo reading molto breve per ricordare la giornata. La poesia è certa l'altra cosa forse

Nick Parisi. ha detto...

@ Riky Giannini
Oltretutto come ho letto in uno dei siti che mi sono serviti come base per informarmi ho letto che anche nella famiglia di Adele c'erano dei fascisti convinti, così come cen'erano in paese (dopotutto nel 1943 in Italia un poco in tutte le famiglie c'erano persone che ancora ci credevano nelle promesse del regime) Quindi la donna avrebbe potuto essere tradita in qualsiasi momento, magari anche per fame. Ho parlato con alcuni anziani di Oriago e mi hanno raccontato, per esempio, che se non ci fossero stati i pesci del Brenta, che allora era ancora abbastanza pulito, la maggior parte delle famiglie non sarebbero potute sopravvivere, però alla fine anche se quasi tutti penso avessero capito che qualcosa non andava, nessuno e dico nessuno fece il delatore.
Adele Zara rischiò parecchio, eppure non si tirò mai indietro,si tolse davvero il cibo di bocca per aiutare degli sconosciuti, in questo sta la sua grandezza e la sua umanità. Non tutti sarebbero stati così coraggiosi.
In quanto ai negazionisti, sinceramente io, li obbligherei per legge a recarsi a piedi in ginocchio da casa loro fino a Berger Belsen e poi ne riparliamo al loro ritorno.

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta®
Leggerò con molto piacere la tua poesia, in quanto al reading informami se decidi di farlo.

MAX ha detto...

Molto bella questa testimonianza su questa donna così vicina e importante che non conoscevo.
Non ho ricordi molto vivi che mi siano stati raccontati del periodo di guerra ma potrei informarmi.
Il mio paese natale S.Maria di Sala è stato colpito dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e non so se hai mai sentito la storia di Treponti.
Ho sentito diversi racconti “dei tempi di guerra “ da parte dei miei nonni e altri anziani .
So che la mia casa in quegli anni ha dato rifugio a diversi paesani ..mia nonna mi raccontava che c’era sempre un piatto di minestra per tutti.
Mi spiace non ricordare altro.
Comunque bravo Nick è sempre importante tenere vivo il ricordo per evitare di rifare gli stessi tragici errori

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Ciao, ignoro la storia di Treporti, ti andrebbe di condividerla con noi?
Grazie per aver raccontato quello che ricordavi dell testimonianze di tua nonna, sono sempre ben gradite dal sottoscritto, anzi se vieni a conoscenza di altro non esitare a postarlo qui.
Un abbraccio.

Mariella ha detto...

Ma no Nick, ho cambiato programmazione, non preoccuparti! Non potrei mai essere alla tua altezza;)
Un abbraccio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Mi dispiace, mi sento in colpa.... :(
Sorry.
Un abbraccio.

MAX ha detto...

https://www.google.com/amp/s/nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2014/10/24/news/scoppio-di-tre-ponti-una-messa-per-i-settant-anni-1.10179657/amp/
Se scrivi su Google tragedia di treponti vieni indirizzato su diversi link,quello sopra è della Nuova Venezia ma per leggere l’articolo completo devi essere registrato ( io non lo sono).
Sotto ti riporto quello scritto da Wikipedia.

Uno degli episodi più dolorosi della Seconda guerra mondiale in cui fu coinvolta la comunità salese rimane la tragedia di Treponti: alle ore 18 del 26 ottobre del 1944 vi fu lo scoppio di un camion di munizioni, che provocò 29 morti e la distruzione del piccolo borgo.
Nell'inverno 1944-45 i partigiani dovettero affrontare le dure reazioni delle brigate nere: molti vennero catturati e uccisi, ma questi movimenti non si arresero alle forze naziste, infatti il 26 aprile 1945 vennero attaccate due compagnie di tedeschi in ritirata.
Non riguarda prettamente la giornata della memoria.
Proverò a chiedere a mio padre anche la sua versione ( i miei nonni son in cielo) e se ricorda qualche storia più attinente alla giornata della memoria .
Ma non ti garantisco niente...ciao Nick , buona giornata

MAX ha detto...

Son di nuovo qua.
Ho parlato con mio padre che è del ‘42.
Non so se te conosci la zona treponti , praticamente un crocevia con Santa Maria , Noale a nord , Veternigo a Est e S.Angelo a ovest.
Quel giorno il 26 i partigiani erano riusciti a mettere nel camion tedesco delle bombe ad orologiera che dovevano esplodere a livello di Ponte di Brenta.
Il camion partiva da Treviso e transitava verso Padova.
Cosi ricorda mio padre.
All’altezza di Treponti i tedeschi si son fermati a mangiare attorno a mezzogiorno nell’omonima trattoria.
Tardando quindi il tragitto e le bombe esplosero in quella località provocando morti e feriti.
I miei che abitano a mezzo km di distanza dal posto dicono che son esposi solo i balconi della casa , son stati fortunati.
Riguardo ad ebrei nascosti mia madre mi ha raccontato di una famiglia di Pianiga che ha nascosto una famiglia ebrea i Fo’ ..ma non ricorda molto bene.
Pure la villa Farsetti di S.Maria di Sala è stata luogo di un episodio di rastrellamento da parte dei fascisti ..ma penso che ste cose le troverai senza fatica da te nel web.
Ciao

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Ma grazie davvero! Ottimo e abbondante. Ho imparato tantissime cose che ignoravo sulle vicende storiche relative alla seconda guerra mondiale di questa zona che amo tanto. Ringrazia da parte mia i tuoi genitori che hanno voluto condividere i loro ricordi con me e i lettori di Nocturnia.
Grazie per la tua pazienza e per aver arricchito con il tuo doppio commento questo mio post.

Temistocle Gravina ha detto...

Bellissima storia! Quello che temo del dimenticare in particolare l'olocausto è che l'uomo potrà continuare all'infinito a considerarsi superiore per qualunque cosa possibile e immaginabile. E invece non si rende conto che non c'è individuo se non in rapporto ad un altro; e che non c'è un individuo superiore ed uno inferiore, altrimenti non ci sarebbe più un individuo ma solo un animale. Perdere la coscicenza dell'altro come simile a me è dimenticare di essere uomini. Purtroppo questo tempo ci sta dando segni che siamo pienamente tornati a inizio secolo scorso; e che i social hanno amplificato questa realtà. Gli odiatori social fanno sempre più proseliti e contemporaneamente più vittime (vedi le centinaia di morti all'anno dovuti a cyberbullismo). Per queste persone non è importante che l'altro sia ebreo o omosessuale: è solo qualcuno da odiare per sentirsi vivi. E chi, come tantissimi politici, soffia sul fuoco di questo, non si rende conto che quanto prima l'incendio avvolgerà anche loro.

Lory ha detto...

Grazie Nick per questo tuo post, questa bellissima testimonianza, grazie a chi è intervenuto, è molto importante ricordare, tramandare. Ogni volta che mandano in onda "speciali" con interviste e immagini mi prende un magone terribile, essere sopravvissuto a tale orrore se in parte ti ha donato una seconda vita, ti ha comunque lasciato alle spalle una ferita enorme. La cosa incredibile è il perdono, nessuno ha parole d'odio. Sono cose impossibili anche solo da immaginare.....le parole in questo caso difettano.

Nick Parisi. ha detto...

@ Temistocle Gravina
Concordo su tutto, uno dei mali moderni è dovuto all'azione dei vari negazionismi, odiatori seriali e quant'altro. Purtroppo e lo dico da frequentatore dei social, molto spesso i social stessi si trasformano un propagatori assoluti delle peggiori schifezze a bassezze dell'animo umano.
Un abbraccio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lory
Tramandare è la cosa più importante che si possa fare, specie nei confronti di tutti coloro che hanno sofferto in passato. grazie a te per questo commento così bello e ricco di empatia.

Lory ha detto...

Mercoledì sera su LA7 hanno dato il film Eichmann, l'ho guardato, non l'avevo mai visto.... terribile, basato sul suo processo, l'hai visto o lo conoscevi già questo film?
Buona giornata Nick.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lory
Si quel film lo conoscevo già, inoltre avevo visto molti spezzoni del processo originale, ogni tanto vengono mandati in onda dalle varie reti televisive. Ogni tanto parlano dei processi o della caccia agli ex criminali nazisti, la cosa tremenda è che questi criminali godono ancora di molti difensori, come parenti, amici e branche della società. L'anno scorso ad esempio in Germania c'è stato un processo ad una ex guardia di uno dei campi di concentramento, all'epoca era diciottenne, oggi ha novanta anni, ebbene la cosa che mi ha fatto schifo è che molti lo hanno difeso perchè era vecchio, perchè era una "vittima della società" e così via...eh no, almeno per me le vittime continuano a rimanere altre: tipo tutti quei poveracci che sono stati uccisi nei campi di concentramento quando lui ci faceva la guardia.
Buona giornata a te Lory.

Lory ha detto...

Una piaga insanabile, non avrà mai fine quest'orrore, ancora esistono , ci sono persone che farebbero rinascere quest'epoca, stanno nascosti ma neanche tanto.
Cosa avranno raccontato questi aguzzini, ai loro figli, si saranno scusati aggrappandosi al fatto che dovevano ubbidire? Cosa pensano i figli di loro?
Forse proprio la loro discendenza ha mantenuto queste idee, una razza superiore, come si può?...
Alla fine del film dopo che vedi tutte le efferatezze, dopo che viene messo con le spalle al muro, Eichmann alla fine dirà: "Sì, ma erano soltanto ebrei!"....Era disposto a morire ma non a scusarsi, non provava niente, assolutamente niente.....

Nick Parisi. ha detto...

@ Lory
In passato ho notato, purtroppo, che i primi a difendere queste persone sono proprio i familiari, un poco è lo stesso principio di quei genitori che difendono fino allo stremo i figli serial -killer,ma non serve arrivare tanto lontano. Ti è mai capitato ad esempio di aver a che fare con dei compagni di classe bulletti o vandali? Hai notato che spesso e volentieri tutte le volte che gli insegnanti chiamavano i genitori di quei ragazzi ricevevano risposte del tipo: " Mio figlio è un bravo ragazzo\ Non le fa certe cose\ Siete voi che sbagliate" e così via....Ecco parte tutto da lì. Tornando a figli e nipoti dei nazisti, anni fa la Rai trasmise un programma nel quale venivano intervistati figli e nipoti di gerarchi nazisti, ti parlo di pezzi grossi del regime, alcuni di questi si vergognavano tantissimo dei genitori, altri- una minoranza, e parlo di qualche nipote- erano andati avanti con la propria vita e ne parlavano con distacco, pur riconoscendo apertatamente gli sbagli e i crimini dei loro congiunti. Poi però ce n'erano tantissimi, più di quanto avrei pensato che giustificavano le azioni dei loro genitori sostenendo che obbedivano agli ordini, che nel mondo cane mangia cane e così via. Tieni presente che eravamo ancora negli anni 80 ancora prima di tanti revisionismi e nagazionismi. Non è che in Italia siamo messi tanto meglio, ti racconto un fatto: anni fa seguivo il forum di un grande giornale del Nord Est, ebbene quando hanno pubblicato la notizia della morte di Priebke, sai quanto commentatori hanno scritto cose del tipo: " E' morto un soldato!" e invece no, per me era morto solo un criminale, ovviamente non era colpa del giornale se alcuni suoi commentatori scrivevano queste cose (anche se magari un minimo di moderazione in più avrebbe giovato) ma è pericoloso che certe persone scrivano e pensino ancora queste cose.

Patricia Moll ha detto...

Bellissima storia, Nick! Fa pensare che non tutto sia perduto. Che la dignità e l'altruismo siano ancora vivi.
Forse oggi un po' meno di allora.Complice magari anche la vita più "comoda" che stiamo vivendo.

Io non ho ricordi di fatti narrati dai miei nonni. Mia mamma era bambina quindi anche lei...
Se mi viene in mente qualcosa però anche in ritardo te lo scrivo.
Complimenti!

Lory ha detto...

Perdona il ritardo, comprendo benissimo quanto scrivi e ti credo assolutamente, anch'io che sono contro la censura credo che non si debba dare la possibilità di dire o di scrivere pubblicamente qualsiasi cosa. Ci sono meccanismi molto strani che scattano quando si legge o anche quando si ascolta qualcosa, in genere teorie.... c'è la fascinazione, l'attrazione per certi argomenti e più continui a leggere ed è come entrare in una "setta". L'ho sperimentato soprattutto in questo periodo di teorie strane, pur rimanendo scettica capivo che la mia razionalità poteva essere incrinata, mi rendevo conto dell'assurdità della cosa, una mia cara amica invece si è lasciata prendere da queste teorie e credimi non la riconoscevo più. Suggestione, non so cosa subentri, ma ho capito che leggere in rete qualsiasi cosa può diventare pericoloso. Se è così facile oggi negare l'evidenza, pensa come si può facilmente sminuire quello che è successo 75 e più anni fa.
La rete dovrebbe servire anche da monito, far passare messaggi di verità, bisogna che le persone facciano sempre attenzione, molta attenzione a quei falsi messaggi vestiti d'altro. È un discorso molto interessante e ampio che meriterebbe spazio.
Grazie sempre per l'ascolto.

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
Ho voluto postare la vicenda di Adele Zara proprio per questo, per dare un racconto di speranza e di dignità umana, per dimostrare che non tutto sia perduto.
Un abbraccio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lory
Concordo su tutto.
Un abbraccio e grazie a te.

Ariano Geta ha detto...

@ Nick: stavo pensando di scrivere un post del genere magari intorno al 14 maggio, il triste anniversario del primo bombardamento della mia città. Cercherò di raccontare le storie che ho sentito dire in famiglia sin da bambino.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Bellissimo! Perfetto, non vedo l'ora!

Obsidian M ha detto...

Una storia come, immagino, ce ne siano state a centinaia molto simili in quegli anni (con la particolarità che questa appartiene al tuo paese adottivo). Mi viene da pensare se in questa misera Italia in cui ci ritroviamo quasi un secolo dopo saremmo ancora capaci di simili gesti. E non sto parlando solo del tendere la mano a uno sconosciuto in difficoltà, ma anche dell'avere il coraggio di farlo quando tutti gli altri remano nella direzione opposta.
Mi piacerebbe ricambiare con qualche storia "personale" ma temo che quelle poche che avevo le ho già raccontate...

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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