POLVERE ALLA POLVERE - un Racconto a Puntate.

II PUNTATA.
Pubblico a puntate questo mio raccontino vecchio di un anno in occasione della ricorrenza di Halloween. Se il racconto incontrerà i vostri gusti pubblicherò anche le restanti parti.
La prima puntata è apparsa QUI



2011.
Luca aveva approfittato di un attimo di distrazione degli altri per intascarsi un pezzo di fumo e adesso che quel mona di Andrea con la voce sempre più impastata raccontava del forte agli altri due con la scusa di andare a pisciare aveva deciso di andare a nasconderselo.
Parlasse pure il Mona, anche lui conosceva bene la storia: il forte era stato terminato nel 1912, avrebbe dovuto avere una decina di cannoni tra grandi e piccoli ma non era mai stato utilizzato perchè quel tipo di costruzioni militari era considerato già vecchio al termine dei lavori. Poi la guerra aveva risparmiato quei territori e dei novanta uomini previsti di guarnigione alla fine non ne era mai arrivato nessuno.
A scuola avevano fatto una ricerca sulla storia della zona, per questo lui sapeva tutte queste cose,perchè Luca non era scemo come voleva far sembrare,semplicemente arrivava sempre dopo gli altri.
Quella era la sua maledizione: era troppo grosso e dotato di un'espressione bovina perchè gli altri lo prendessero sul serio.
Però del Forte sapeva tutto, anche se i vecchi del luogo non ne parlavano mai con troppo piacere.
Perfino dentro la sua famiglia, si ripetè.
Da qualche anno il Demanio militare aveva concesso la gestione al comune, ma infinite erano le controversie al'interno del consiglio comunale sulla destinazione d'uso della fortezza. Per adesso ci andavano solo i ragazzi che in cerca di un posto nascosto per trombare. E gli sfigati come loro, che non riuscivano a trovare una ragazza pensò non con un certo malumore il ragazzo.
Il richiamo della vescica lo riportò a questioni ancora più terra terra; nel suo vagare era giunto dentro una delle vecchie camerate; in fondo seminascosto dalla onnipresente polvere c'era un mucchietto di detriti che avrebbe fatto al caso suo.
L'indomani sarebbe tornato da solo per riprendersi la "sua" stecca.
Alla faccia di quei tre "goldoni" là in fondo.
Luca spostò alcune pietre ed un grossa mattonella sbreccata, convinto che sarebbero bastate per nascondere il pacchetto ghignando come un bambino, felice come quando strappava le code alle lucertole.
Troppo preso per notare qualcosa muoversi dietro di lui, troppo preso per accorgersi del rigagnolo di polvere scura che dal soffitto aveva preso a scivolare sui muri.
E quando un primo, singolo solitario granello gli finì sulla nocca della mano, confuse il freddo ed il pizzicore con una puntura di ragno.
-"Luca! Che cazzo stai facendo?"
Thomas era lì. Sulla soglia, dietro di lui. Arrabbiato quanto basta.
Luca si girò verso di lui, pronto a blandirlo con un scusa.
Ma le parole gli morirono in bocca. Fu l'espressione improvvisamente spaventata dell'amico a fagli cambiare idea: spaventato da qualcosa che lui non vedeva.
Tutto in un attimo.
Luca si rigirò verso il cumulo di terriccio e rottami dove stava scavando.
E fu allora che vide.
La polvere. Solo così poteva essere definita, un immensa fiumana sporca che dirigeva verso di lui.
Il suo braccio ne fu investito.
Quello fu il momento in cui Luca cominciò ad urlare dal dolore; mentre dal moncherino dove prima c’era la sua mano adesso fuoriuscivano solo fiotti di sangue arterioso.
Istintamente tese l'altro braccio, quello sano verso l'amico; quasi una muta richiesta di aiuto, di salvezza.
Ma l'ultima cosa che Luca Fusaro ebbe modo di vedere fu il suo migliore amico che fuggiva.
Poi la polvere lo prese.
Fu come se il ragazzo non fosse mai esistito.

Mira 1909.
Alvise Carugati amava il suo lavoro, la sua creatura stava venendo su proprio come voleva lui.
ma più che del forte gli interessava "l'altra" costruzione, quella che nessuno poteva vedere.
Quella che ogni notte lui edificava ripetendo le formule del Libro,da solo, fuori le costruende mura del forte, quella che lui innaffiava col sangue degli incidenti.
Gli stessi incidenti che lui creava ad arte di tanto in tanto al cantiere.
Poche gocce bastavano. Poche gocce avrebbero fertilizzato il patto con i padroni del Libro.
Il Libro avrebbe avuto il suo tempio e lui avrebbe goduto di tutto ciò che desiderava.
Non sempre era stato così.
Ricordava ancora lo sguardo di riprovazione del padre quando aveva scoperto i suoi giochi.
Quel ricordo bruciava sempre nonostante fossero passati anni.
Il padre non aveva voluto capire; non importava che fosse solo la figlia di una serva, non importava che fosse lei a provocarlo con quei vestitini troppo corti.
Lo aveva guardato come se fosse lui ad aver sbagliato. Come se fosse lui il malato.
-"Era solo una bambina, non ne avevi il diritto."-Aveva mormorato l'uomo.
Solo per quello lo aveva costretto ad arruolarsi, solo per quello lo aveva fatto sbattere in Africa.
-"Nemmeno una famiglia potente come la nostra può tenere nascosto troppo a lungo uno scandalo come questo. Anche se ho pagato la madre dovrai, lo stesso sparire per un periodo, almeno finchè non riuscirò a far dimenticare la cosa"
Quella fu l'ultima volta che suo padre gli rivolse la parola.
Ma la guerra per le colonie, in definitiva, aveva rappresentato la fortuna di Carugati.
Era stato in Somalia che Carugati aveva trovato il Libro, ricordava ancora quel pulcioso villaggio vicino Merca. Quel sacerdote gli aveva insegnato tutto riguardo ai padroni del Libro e quei bambini erano così innocenti.
Non ne aveva lasciato vivo neanche uno.
Dopo aver giocato con ognuno di loro.

In quell'occasione aveva conosciuto Mattiussi,lo sguardo indagatore dell'ufficiale italiano aveva riportato in mente a Carugati quello del padre.
Ma ancora una volta il denaro di famiglia aveva messo a tacere lo scandalo...e del resto il Regio Esercito non avrebbe avuto nessun vantagio ad ammettere che nelle sue file militavano uomini come Alvise Carugati.
Così Mattiussi era stato obbligato a tenersi per se le sue accuse mentre lui veniva messo dignitosamente a riposo.
Ma adesso era tornato.
Presto avrebbe terminato l'opera iniziata in Africa e avrebbe avuto tutto quello che desiderava.
Alcune risate lo distrassero dai suoi pensieri, risate di bambine, Carugati notò un fascio di capelli rossi che correva portando un cestino. Il reduce, si rese immediatamente conto che si trattava di Adele, la sorella di quella servetta.
Quella fidanzata col militare napoletano.
Sì, pensò stringendo il suo bastone, presto avrebbe avuto tutto ciò che desiderava.



2011.
Le urla scossero Andrea dal suo intontimento, la canna gli sfuggi dalle mani.
Assieme ad un sospiro.
"Peccato"-pensò a voce alta "Proprio quando stavo sognando di avere una famiglia normale..."
Scosse Stefano assopito anche lui:
-"Sai una cosa Andrea ? Stavo sognando di mio nonno. Nel sogno era giovane e mi  avvertiva di uscire subito da qua dentro."
Andrea osservò attentamente l'amico, soppesò il suo sguardo ingenuo e sognante e poi si limitò a fare spallucce.
-"Davvero? Io no! Io stavo sognando le tette della prof d'inglese"
Qualcosa però era cambiato: il locale, se possibile, sembrava più buio ed oscuro di prima.
*    *      *     *     *
Thomas si era perso, adesso era in una stanza più piccola,un tempo quel locale aveva ospitato la ridotta della batteria, ma questo Thomas non poteva saperlo.
Una piccola feritoia quasi completamente sbarrata da una grata, lo divideva dall'esterno.
Quel poco di luce lunare che la grata lasciava entrare dentro sembrava irriderlo.
Per la prima volta da quando era bambino Thomas pianse.
*    *      *     *      *
"Niente. Sono scomparsi tutti e due".
"Probabilmente se ne saranno andati via; una di quelle due mappine mi ha portato via quasi tutto il fumo. Begli amici che hai."
"Non sono miei amighi, dai, conviene che ce ne andiamo via"
" Co 'o cazz, ma che vi siete messi d'accordo per coglionarmi? Io rivoglio indietro il mio fumo".
Quello fu il momento si accesero le luci.
*   *    *    *     *
Si era perso. Ormai era certo : aveva attraversato lo stesso corridoio almeno tre volte.
Una voce dentro di lui lo implorava di chiedere aiuto, di chiamare gli altri, ma non aveva troppa voglia di sfigurare di fronte al terrone. Decise di tornare nella ridotta, lì almeno c'era lo spicchio di luna a fargli compagnia, a non lasciarlo solo con la paura.
Ma questa era una cosa che non avrebbe mai ammesso col terrone.
"Che mi trovino loro se sono così in gamba"
Cercò di sporgersi più che poteva, era tutto uno scherzo, ne era sicuro, presto quel mona di Luca sarebbe ricomparso. Si erano messi d'accordo per spaventarlo, poco ma sicuro, ma lui gliel'avrebbe messa in culo a tutti quanti.
Come sempre del resto.
"Andè in figa delle mamme vostre, sfigati. Aspettate che vi metta le mani addosso e vedrete"
Con un occhio sbirciò fuori, si lasciò scappare un breve sospiro alla vista dei salici e delle quercie illuminate dalla luna. Dietro di lui, una luce si accese. Fu inondato dal calore inatteso.
Dalla stanza provenivano risate di bimbi.
*     *      *      *        *
La creatura che non aveva più corpo rideva, dopo tanto tempo, finalmente la vita era venuta a lui.
Alla fine , era stato richiamato. Qualcosa dentro di lui riconosceva tutte le mura, tutti gli angoli, tutti gli stucchi di quel posto. Le riconosceva ma sentiva che erano diverse.
Quanto tempo era passato dall'ultima volta ? Chiese la vocina razionale dentro di lui.
Non importa. Gli rispose la parte ferina della sua essenza. Puoi tornare a giocare, puoi tornare a fare quello che desideri. Prima però c'erano delle porte da aprire: c'erano ancora delle vite dentro il Forte, vite con cui giocare, vite da assaporare.
Una delle sue terminazioni polverose scovò un piccolo grillo spaventato, la cosa se ne nutrì. C'erano cose ben più grandi da trovare.
La creatura che non aveva più corpo, la polvere che un tempo era stata un uomo si rimise in marcia.
La notte era appena cominciata.
*     *      *    *       *
La piccola gatta spelacchiata si scosse,i suoi cuccioli si lamentarono stringendosi lei. Non sapeva perchè ma sentiva la paura vicino a lei. I suoi piccoli si lamentarono in cerca di latte.
La gatta non sapeva cosa fosse cambiato. La paura dentro di lei le fece decidere che era arrivato il momento di spostare la sua tana.
( Continua....)

12 commenti:

TIM ha detto...

Acc! Mi ero perso la prima puntata, perché la domenica non sono on line e il lunedì normalmente non vado a "recuperare". Mi sembra di conoscere questo racconto, se non sbaglio me lo avevi passato lo scorso anno appena scritto e mi avevi detto che volevi scrivere una serie sulle storie "spaventevoli" della tua zona. Il tuo esperimento mi sembra riuscito, sia quanto alla storia che riguardo alla scrittura in sé; naturalmente tenendo conto del fatto che ancora siamo all'inizio. Anzi dovresti dedicarti di più a scrivere storie, perché la stoffa ce l'hai, te l'ho sempre detto (anche se il mio parere vale quanto il due di briscola, non essendo né uno scrittore né un (re)censore. Ma a me, comunque, piace!

Maxciti ha detto...

Bene! Siamo arrivati almeno alla seconda puntata. Questa volta niente "cicchetti" :)
Ne riparleremo alla terza puntata. Verooooo?

Nick Parisi. ha detto...

@ TIM.
Ricordi bene! E' proprio il racconto che ti avevo mandato. Avrebbe dovuto far parte di un gruppo di racconti del terrore in cui il passato dell' Italia ottocentesca torna a tormentare il presente.ognuno dei racconti sarebbe dovuto esser ambientato in una diversa regione italiana, il progetto ha subito un certo rallentamento,ad ogni modo una seconda storia è quasi terminata.

Nick Parisi. ha detto...

@ Maxciti.
Non mi piace lasciare qualcosa in sospeso. :)

angie ha detto...

Molto carini....davvero.
Un abbraccio
Angie

Nick Parisi. ha detto...

@ Angie.
Grazie Angie.
Ricambio l'abbraccio.

Donata Ginevra ha detto...

ancora, ancora, ancoraaaaaaaaa!!! ma...urca, ma il Veneto fa così tanta paura? ^________________^

Nick Parisi. ha detto...

@ Donata.
Sono contento che la storia ti stia piacendo.
Il prossimo fine settimana troverai il seguito.
Tutta l'Italia ha i suoi misteri...;)

occhio sulle espressioni ha detto...

Figata! Mi ci sono perso!
Avevo pensato: "Ora lo stampo". Poi mi sono risvegliato a fine lettura dei due capitoli!
Ben presente un tocco classico, da vecchia ghost story, misto ai nominati "sociale" e autobiografia. La parte dei ragazzi, invece, mi ricorda i mitici racconti e romanzi (fumetti a parte) anni Ottanta-inizio Novanta, Acme edizioni o simili.
Bravissimo fratellò!

Nick Parisi. ha detto...

@ Occhio.
Grazie! C' è un misto di tutte le mie influenze horror dentro questo racconto: dalla Acme ai Campfire Tales, dalla ghost stories anglosassoni alle icone horror dei film anni ottanta alla Freddy Kruger.
Felice di sapere che il risultato è stato finora di tuo gusto! :)

Lady Simmons ha detto...

Un racconto che ho molto apprezzato allora e che ho riletto moooolto volentieri...e con i brividi!
Bravo Nick!

Nick Parisi. ha detto...

@ Lady Simmons.
Grazie amica mia, il meglio...o il peggio a seconda dei punti di vista deve ancora arrivare.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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