INTERVISTA CON GIOVANNI DE MATTEO.


Nick: Ciao Giovanni, prima di tutto grazie per aver accettato e benvenuto su Nocturnia. Cominciamo col parlare dei tuoi inizi: cosa ti ha portato a diventare uno scrittore?

Giovanni De Matteo: Grazie a te per avermi proposto questa intervista. Sono onorato di approdare su Nocturnia. Subito una domanda da un milione di dollari, a quanto vedo… Innanzitutto, penso che per potermi definire uno scrittore mi manca ancora un requisito, vale a dire il poter vivere di ciò che scrivo. È una condizione che non si è realizzata e che fatico a credere si realizzerà in un periodo più o meno breve. Diciamo pure che scrivo e di tanto in tanto mi capita di pubblicare qualcosa. Come è cominciata? Dall’età di dodici anni mi ritengo un lettore vorace. A un certo punto devo aver superato una soglia critica, perché mi sono detto: perché non provarla a scrivere, una storia? Detto fatto. I primi tentativi erano rimasticature degli autori che più amavo (e che continuo ad amare tutt’ora): H.P. Lovecraft, Philip K. Dick, J.G. Ballard, William Gibson.  Per lo più esercizi di stile, veramente scadenti però non solo nello stile, ma anche nella sostanza. Ho cominciato pubblicando tentativi un po’ più seri su siti web pionieristici dedicati alla scrittura, e ormai per la maggior parte rimossi dal cyberspazio (oppure mutati in qualche nuova incarnazione). Ho avuto la fortuna grazie a questi racconti di conoscere altri appassionati, con i quali ho intrapreso discorsi sulla scrittura ad ampio spettro, dai comuni interessi letterari alla revisione dei testi, e questo mi ha dato modo di maturare, o per lo meno di crescere. Sicuramente, senza il loro sostegno, senza quegli stimoli continui che il confronto mi dava, non avrei mosso molti passi su questa strada, anzi con ogni probabilità mi sarei presto ritirato risparmiando al mondo le mie farneticazioni letterarie. Citare qualche nome di quella fase mi offre adesso l’occasione per ringraziare un po’ di gente: Sandro Battisit e Marco Milani, naturalmente; e poi Francesco Cortonesi, Fernando Fazzari, Roberto Furlani, Simone Conti, Mario Campaner. Il nucleo di quello che sarebbe poi diventato il nostro movimento.

Nick: Quali sono stati gli scrittori e i testi che ti hanno maggiormente influenzato come lettore prima ancora che come scrittore?

De Matteo: I primi nomi li ho fatti poco sopra. A quegli scrittori aggiungerei, per restare in ambito fantascientifico, Fritz Leiber, Alfred Bester, Samuel R. Delany, Greg Egan e Richard K. Morgan. Spostando il tiro verso i territori della crime fiction, sicuramente Raymond Chandler, Dashiell Hammett, James Crumley, Derek Raymond e Hugues Pagan. Tra i libri cruciali nella mia formazione, di lettore prima ancora che di aspirante scrittore, cito almeno La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath di H. P. Lovecraft, Neuromante di William Gibson, La mostra delle atrocità di J.G. Ballard e L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon. Tra gli autori vicini al postmodernismo, con la cui attitudine provo una netta affinità, oltre a Pynchon apprezzo molto anche Don DeLillo, William S. Burroughs e e Kurt Vonnegut. Sul fronte grafico, mi capita di rileggere con una certa frequenza: V per Vendetta e Watchmen di Alan Moore, i fumetti di Enki Bilal, Perramus di Alberto Breccia e Juan Sasturain, Hellboy e la saga del BPRD di Mike Mignola. E non posso trascurare gli autori italiani: Italo Calvino, Vittorio Catani, il compianto Vittorio Curtoni, Valerio Evangelisti e Sergio “Alan D.” Altieri. Sento poi una notevole affinità di vedute con colleghi come Lanfranco Fabriani, Dario Tonani e Alberto Cola. Potrei riempire pagine intere continuando a citare le mie fonti di ispirazione e influenza, che sono davvero innumerevoli, ma forse non riuscirei comunque a rendere giustizia della loro importanza e senz’altro finirei per annoiare i lettori. Quindi mi limito a chiudere con la menzione di una manciata di autori e opere del mondo cinetelevisivo che mi hanno insegnato molto sui meccanismi della scrittura al servizio dell’immaginario: per cominciare, Blade Runner di Ridley Scott, e il cinema di Sergio Leone e di Elio Petri, presi in blocco; adoro la dilatazione dei tempi, la gestione dei personaggi e lo stile narrativo di Michael Mann ( Manhunter, Heat, Miami Vice ) e il nuovo cinema epico di Christopher Nolan ( Memento, Insomnia, la sua rifondazione del mito del Cavaliere Oscuro, The Prestige, Inception), che di Leone sono forse gli eredi ideali; tra i serial, non ho dubbi: dopo il decennio di Twin Peaks e X-Files (almeno nelle sue primissime stagioni), Battlestar Galactica di Ronald D. Moore e Life on Mars di Matthew Graham sono i prodotti che svettano sulla loro generazione, in un decennio in cui non è stato raro imbattersi nell’eccellenza, sia tra le produzioni americane che tra quelle britanniche.


Nick: La fantascienza è stata per te un approdo naturale ?

De Matteo: Ero un consumatore di fantascienza già prima di prenderne in mano i libri: film, telefilm e fumetti della mia infanzia erano infarciti di suggestioni SF. È stato naturale che, intenzionato a cimentarmi con la lettura dopo un’infanzia rivolta ad altri interessi, mi sia rivolto al genere che sentivo più congeniale. E la lettura di centinaia tra racconti, romanzi e fumetti di SF non deve essere rimasta estranea alla scelta di un territorio immaginifico in cui sfogare le mie elucubrazioni creative. Non c’è stato nulla di veramente programmato, è stato un processo sequenziale. Più che di approdo, parlerei però di un percorso naturale. Mi piace pensare di essere ancora in movimento, diretto verso una destinazione per il momento ancora ignota, ma propenso a far tesoro di tutte le opportunità di esplorazione che dovessero capitarmi lungo il viaggio.


Nick: Parliamo adesso della tua attività di scrittore: nel 2005 il tuo racconto VIAGGIO AI CONFINI DELLA NOTTE vince il Premio Robot. L'anno dopo esordisci professionalmente con la raccolta REVENANT – STORIE DI RITORNI E DI RITORNANTI. Ti va di riandare con la memoria a quei giorni?

De Matteo: Non ho niente da nascondere (immagina che lo stia dicendo ridendo sotto i baffi…). Anzi, lo faccio con grande piacere, perché il ricordo di come arrivai a vincere il Premio Robot mi permette di ricordare una persona meravigliosa. L’idea del racconto maturò durante una lunga permanenza francese per ragioni di studio. Tornato in Italia, lo scrissi di getto, nel giro di un solo giorno, appositamente per concorrere alla seconda edizione del premio indetto dalla mitica rivista di fantascienza. Avevo scoperto ROBOT da un paio di anni, grazie alla sua rifondazione per iniziativa dei soci della Delos Book (all’epoca, se non ricordo male, ancora Solid). Avevo letto pareri entusiasti sulla serie storica e avevo recuperato tutti i numeri della nuova edizione, divorandoli, per poi passare alle bancarelle dell’usato per rimediare anche i volumi della prima serie. Nutrivo una venerazione per il lavoro di Vittorio Curtoni, così quando seppi di essere entrato in finale mi procurai subito un biglietto del treno per recarmi a Milano, dove si sarebbe tenuta la premiazione in occasione dei Delos Days. Ovviamente vincere era il mio sogno, ma ci andai prima di tutto per poter incontrare Vic di persona. Così, quando fu annunciato il vincitore, mi ritrovai a ricevere l’attestato del premio dalle sue mani… e fui del tutto incapace di articolare anche solo mezza frase di senso compiuto. Per fortuna Vic non se ne ebbe a male, e negli anni successivi avemmo modo di sentirci con una certa frequenza via e-mail, oltre che di incontrarci di persona in occasione delle Italcon e dei ritrovi enogastronomici che era solito organizzare nella sua Piacenza. La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto nella comunità degli appassionati, che si aggiunge a quello venutosi a creare solo l’anno prima per la morte del grande Ernesto Vegetti. Bisognerebbe pensare di più a persone della loro caratura, quando si parla di fantascienza e fantastico in Italia, e al lavoro dei giganti della loro generazione: traduttori, critici e curatori come Riccardo Valla, Giuseppe Lippi, Gianfranco Viviani, Ugo Malaguti, Piergiorgio Nicolazzini. Invece troppo spesso si finisce per degenerare in discussioni vacue, pretestuose, senza alcuno scopo se non quello di sferrare attacchi personali e alimentare sterili polemiche che non fanno bene a nessuno, se non all’ego di chi si diletta ad innescarle.
Quanto alla mia prima raccolta personale, REVENANT nacque per scommessa di Marco Zolin, subito dopo essere stato nominato curatore della nuova collana FantaNET con cui Ferrara Edizioni si proponeva di sbarcare in libreria. FantaNET presentò libri di ottima fattura, confezionati con cura professionale da Zolin e Simona Cremonini, che si occupava dell’editing dei testi con uno scrupolo chirurgico. Nell’ambito della collana ebbi ancora modo di collaborare con Zolin sulla redazione dell’antologia-manifesto connettivista Supernova Express. Purtroppo il mercato editoriale italiano prolifera di insidie e ostacoli, e FantaNET non ebbe vita lunga. Ma in giro capita ancora di trovare persone intente a valorizzare la sua breve ma intensa esperienza (come dimostrano lavori come questo: http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/08/08/revenant-a-volte-ritornano/).


Nick: Il vero punto di svolta, tuttavia, secondo me avviene con il romanzo SEZIONE π² (anche se personalmente ritengo più interessante il titolo originariamente scelto, POST MORTEM), che vince il Premio Urania. Quanto ha influito la vittoria nella tua attività di autore? E più in generale quanto ritieni che un premio possa influire nella vita di uno scrittore?

De Matteo : Il Premio Urania mi ha cambiato la vita. Non nel senso che un aspirante scrittore in cerca di affermazione e successo può immaginare, tuttavia. Fu un’iniezione di fiducia, in prima battuta: la conferma di non aver sprecato tempo covando il sogno della scrittura. E fu soprattutto una scuola: la possibilità di confrontarmi direttamente con esperti del calibro di Altieri e lippi mi ha insegnato tutto ciò che ancora ignoravo dei meccanismi editoriali che preparano alla pubblicazione di un libro. Infine, se SEZIONE π² non avesse visto la luce sulle pagine di Urania, forse non mi sarei mai cimentato nella stesura di un seguito, a cui ho dedicato buona parte degli ultimi tre anni di scritture e riscritture. Quindi, per stringere, un riconoscimento come il Premio Urania può avere un grande influsso sul lavoro del suo autore, ma solo a patto che l’autore si faccia trovare pronto a coglierne il frutto, che non sempre ha la polpa dolce.

Nick: SEZIONE π² è un romanzo molto ambizioso, che affronta in maniera personale il tema della Singolarità: da cosa deriva questa fascinazione nei confronti di questo tema? E, soprattutto, ritieni che sia veramente ipotizzabile nella realtà arrivare a superare quella soglia storica ed evolutiva?

De Matteo: Personalmente, sono interessato esclusivamente alla sua valenza metaforica. Ritengo che la Singolarità sia un concetto iconico molto potente, un meme forte, che consente di rappresentare con la massima efficacia una situazione letterariamente interessante legata all’idea di cambiamento. Mi è sembrata congeniale per rappresentare il contesto in cui prendeva forma e concretezza l’azione del romanzo. Ma in tutta franchezza non sono interessato ai discorsi ideologici che spesso, negli ultimi anni, le sono stati cuciti addosso. In effetti, a ben guardare, la mia Singolarità è piuttosto eterodossa, se confrontata al canone di Vernor Vinge (legato all’ascesa dell’IA forte) e alle riletture offerte da molti transumanisti. La mia è una Singolarità “eretica”, che risulta dalla convergenza di linee di progresso inizialmente autonome (oltre all’intelligenza artificiale, tiro in ballo infatti anche la genetica, le nanotecnologie, la computazione quantistica) che insieme riescono a innescare un effetto valanga sull’evoluzione tecnologica delle società terrestri, comportando stravolgimenti anche radicali nella condizione dell’uomo. È il superamento di convinzioni dogmatiche e l’inizio di nuove fonti di dubbio e sospetto. Tra questi stravolgimenti prospetto la possibilità di riportare temporaneamente in vita la memoria dei morti, che rappresenta il fulcro tematico del romanzo. Ma che non aspira ad alcuna pretesa di scientificità.



Nick: Altri punti di forza del romanzo sono l'ambientazione italiana (la Napoli del 2059, che mi sembra quasi una metafora dei problemi che la mia città ha avuto in questi ultimi anni), il suo protagonista Vincenzo Briganti e l'intera idea dei "Necromanti", il gruppo speciale dei poliziotti in grado di recuperare la memoria dai defunti nel corso delle loro indagini. Da cosa sono venuti fuori tutti questi spunti?


De Matteo: Ovviamente l’ambientazione, con la città di Napoli assediata dal Kipple di dickiana memoria, non è altro che l’estrapolazione spinta alle estreme conseguenze della situazione critica in cui nell’ultimo decennio più volte Napoli è venuta a trovarsi, alle prese con l’emergenza rifiuti prolungata e resa persistente prima dall’incuria e poi dalle tacite connivenze dei suoi amministratori. Avevo lo scenario prima ancora di avere una storia, è stato l’elemento iniziale da cui il progetto ha preso vita. Ma perché la storia cominciasse a muoversi avevo bisogno di un protagonista che fungesse da filtro, attraverso i cui occhi osservare il mondo. Dal momento che il mondo che volevo rappresentare non era propriamente il Paradiso terrestre, volevo un personaggio capace di porsi in rottura con il proprio milieu. La posizione conflittuale del tenente Vincenzo Briganti nei riguardi del proprio spazio e del proprio tempo sarebbero valsi la tensione drammatica necessaria per sostenere la trama. Ma sapevo anche che correvo il rischio di scadere facilmente nella retorica, affidandomi a un classico eroe senza macchia e senza paura. Così mi sono votato a una condizione che sentivo particolarmente congeniale: quella del reietto, del diseredato, dell’ “espatriato di professione”, come direbbe Gibson. Un uomo fondamentalmente solo, con un’etica non sempre tagliata per il mondo in cui vive. E la cosa più interessante, una volta creato Briganti, è stata vederlo in azione. Soprattutto quando il rapporto con Guzza, il suo alter ego, diventa tale da assumere i connotati di un vero e proprio scambio osmotico: di difetti e qualità, di vizi e virtù. Per dirla con Dick Hugo, sono sempre stato interessato alle “sfumature di grigio” (http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/09/06/dick-hugo-sfumature-di-grigio-a-philipsburg/).

Nick:Ricordo male o di SEZIONE π² esiste anche uno spin-off a fumetti?

De Matteo: Hai una buona memoria, non sono in molti a ricordarsene (altra risatina diabolica). Lo spin-off, intitolato Pi-Quadro e incentrato su un’indagine pericolosa condotta da un collega di Briganti due anni prima degli eventi riportati nel romanzo, è stato concepito d’accordo per lo Studio Cagliostro di Giorgio Messina e al momento in cui scrivo ne sono uscite le prime quattro puntate, sui primi tre numeri della rivista SOLARIS*. Che, per riagganciarmi a quel che dicevo sopra in merito a FantaNET, come tutte le produzioni indipendenti non ha avuto vita facile. Comunque, le sceneggiature per i restanti sei episodi sono già pronte. Alcuni episodi mi risultano in lavorazione. Ho potuto avvalermi per questo progetto di una squadra di ottimi disegnatori, che stanno già facendo molto parlare di sé: Davide Tognetto, Simone Scarlatella, Pierz. Spero che prima o poi, malgrado i lunghi tempi di latenza che lo hanno condizionato finora, il progetto possa essere portato a compimento.

Foto di Gruppo Connetivista.

Nick: Cambiando argomento, sei stato uno degli estensori del Manifesto del Connettivismo.Ci vuoi parlare di questa corrente letteraria e dei motivi alla base della sua nascita?

De Matteo: Dunque, penso di potermi assumere la responsabilità sull’estensione del Manifesto, a cui ho sempre attribuito più un ruolo di provocazione artistica che di documento programmatico. D’accordo con i miei complici Sandro Battisti e Marco Milani, ho provato a dare forma a una poetica latente, senza alcuna pretesa di dogmatismo né tantomeno volontà di omologazione. Volevamo fondamentalmente dare inizio a un processo di presa di consapevolezza, di riflessione critica sugli strumenti letterari concessi alla scrittura di genere, di commistione tra immaginario e coscienza sociale. Abbiamo proposto, forse per la prima volta in Italia, un movimento artistico e letterario come strumento per l’interpretazione del cambiamento legato alle ricadute tecnologiche del progresso. È stata la naturale evoluzione, per lo meno mi piace crederlo, del lavoro compiuto da ROBOT trent’anni prima, aggiornato ai tempi della rete.

Nick: Una delle maggiori critiche rivolte al Connettivismo in quanto movimento è che si ispira molto sul cyberpunk che nella sua patria letteraria, gli Stati Uniti, è morto e sepolto già dagli anni Novanta. Tu cosa rispondi a questa osservazione?
De Matteo: Anche la New Wave, il futurismo, il crepuscolarimo, il surrealismo e il situazionismo possono vantare ascendenze dirette sui connettivisti. E dovrebbero essere tutte esperienze concluse e archiviate da ben prima del cyberpunk. Forse, se siamo qui a parlarne, non è proprio così… La cultura è un flusso, una corrente a volte impetuosa, altre smorzata. Non esistono segregazioni possibili per i suoi affluenti, che sono molteplici, eterogenei, e comportano sempre un arricchimento della sua portata. Il ristagno è una condizione che può far comodo solo a certi critici innamorati delle semplificazioni e delle rappresentazioni schematiche. Noi ci proponiamo, nel nostro piccolo, un’opera di valorizzazione e recupero storico, da cui far scaturire una visione nuova, arricchita, se vogliamo diciamo pure “amplificata”, del mondo. Che sappiamo essere complesso e difficilmente incline alle riduzioni.


Nick: La mia personale sensazione invece è che spesso gli esponenti del Connettivismo passino più tempo a spiegare cosa è realmente il Connettivismo piuttosto che a scrivere effettivamente opere letterarie. Ti chiedo se è una sensazione sbagliata la mia?

De Matteo: Be’, è una sensazione legittima. Non combacia però con la mia percezione del fenomeno. Forse c’è stata in passato una certa ricorrenza sulle definizioni del movimento, specie nei luoghi di discussione on-line (blog, forum, gruppi). Ma la produzione creativa ha sempre giocato un ruolo predominante rispetto all’auto-riflessione: pensiamo ai 18 numeri di NeXT, la rivista curata da Sandro Battisti, all’esperienza di Next Station (http://www.next-station.org/) di cui mi occupo direttamente insieme a Salvatore Proietti e del blog HyperNext (http://hypernext.wordpress.com/ , solo temporaneamente congelato), alle tre antologie fin qui prodotte (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica, Avanguardie Futuro Oscuro ) e alla silloge poetica curata da Alex Tonelli (Concetti spaziali, oltre ), senza dimenticare le numerose collaborazioni, le partecipazioni a progetti antologici non strettamente legati al movimento, l’esperienza anglofona di Next International, concepita con il critico e americanista Proietti e supportata dai contributi di molti connettivisti oltre che di ospiti di livello internazionale. Sono tutti momenti, frutto di progetti talvolta dalla gestazione anche lunga e complessa, che testimoniano la nostra presenza attiva. Ci siamo stati, in questi anni trascorsi dal 2004. Ci siamo adesso. Ci saremo ancora. Almeno per un po’. Chi ne ha già le tasche piene, se ne faccia pure una ragione (e lo dico sghignazzando in maniera provocatoria).



Nick: Quali sono invece secondo te i punti di forza del Connettivismo e quali opere e scrittori consiglieresti ad un eventuale lettore neofita?

De Matteo: È in uscita il prossimo autunno Olonomico, l’ultimo romanzo di Sandro Battisti, direttamente in edizione elettronica per la collana Silver di CiEsse Edizioni(http://www.ciessedizioni.it/olonomico/). Ho avuto l’occasione di leggerlo in anteprima perché mi è stato chiesto di curarne la prefazione, e posso tranquillamente consigliarlo a tutti i lettori curiosi di conoscere il connettivismo partendo da un’opera nuova, ambiziosa, originale. Chi volesse approfondire ha poi a disposizione le antologie e le riviste che ho già citato. Oppure può venirci a trovare sulle pagine elettroniche di Next Station, dove ci proponiamo di offrire sempre prodotti (articoli, racconti e poesie) frutto di una severa selezione e di un accurato lavoro di revisione incrociata.


Nick: In alcune delle tue opere più recenti mi sembra che tu stia in parte tornando verso tematiche e topoi più classici, penso ad esempio al racconto IL LUNGO RITORNO DI GRIGORIJ VOLKOLAK pubblicato sul numero 65 di ROBOT. Sbaglio?

De Matteo: Non lo so, onestamente spero di sì (altro sorriso sghignazzante). Perché, se dovessi aver intrapreso la strada dell’involuzione, sarei invece io ad aver sbagliato qualcosa. La prospettiva mi lascia interdetto. Nel caso, spero davvero di essere ancora in tempo per rimediare.

Nick: Eppure, e mi riferisco nella parte centrale del racconto, quella ambientata sul pianeta Arkhangel, ritroviamo non solo alcuni topoi della fantascienza classica – l'uomo senza memoria, l'ambiente ostile, la caccia – ma anche alcuni aspetti non dico da "feuilleton" ma da avventura classica, penso ad esempio alla tematica dell'assedio, al conflitto tra vecchio e nuovo.

De Matteo: Il racconto nasce dallo spunto di mettere a confronto una civiltà avanzatissima, quella del Network e della Gilda dei trasporti interstellari a cui Volkolak appartiene, con una civiltà più arretrata, quella di Arkhangel da cui Volkolak invece proviene, che attraversa uno stadio evolutivo già più avanzato rispetto alla Terra di oggi. E mi sono divertito molto a spingere sull’acceleratore, a dirla tutta. Il conflitto si svolge su due direttrici, quella personale e quella planetaria. A un certo punto è inevitabile che Volkolak si ritrovi a essere una pedina, al centro di un gioco in cui devono confrontarsi il sistema di controllo che ha soggiogato la sua mente (riducendolo a uno strumento nelle mani dei suoi controllori) e il recupero dei ricordi della sua vita precedente (da cui dipende la sua libertà). È una partita che ha in palio un premio altissimo: l’ingresso di un nuovo mondo, di una società intera, nel Network della civiltà postumana interstellare.
Alla fine, certo, la storia è un intrigo di potere, a tinte spionistiche e hard-boiled. Ma spero che sia anche la prova di una sintesi possibile tra le diverse anime della fantascienza: scenari spaziali, avventure planetarie, presupposti sociologici , una variante di primo contatto e suggestioni post-cyberpunk. Ho provato a suggerire qualche spunto di lettura sul mio blog (per chi fosse interessato: http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/04/04/il-lungo-ritorno-di-robot/ e http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/04/16/il-lungo-ritorno-del-celacanto/).

Nick: Tu collabori con la rivista NeXT, anzi ne sei stato uno dei fondatori, e con il sito Fantascienza.com. Dalla tua posizione di "addetto ai lavori", come giudichi lo stato di salute della fantascienza in Italia?

De Matteo: La fantascienza è viva e lotta insieme a noi, mi verrebbe subito da rispondere. Purtroppo le gravi perdite subite negli ultimi anni, che ci hanno portato via pilastri come Lino Aldani e i citati Ernesto Vegetti e Vittorio Curtoni, hanno assestato un duro colpo allo spirito della comunità a cui tutti loro avevano fortemente contribuito. Troppo spesso si ha la sensazione che prevalgano i toni astiosi, polemici, slegati dalla proposta di un vero punto di vista o, peggio ancora, disinteressati a qualsiasi possibilità di confronto. Altrettanto spesso, in una comunità notevolmente ridotta ma comunque capace di esprimere una proliferazione di fazioni oltre che un’animosità endemica, ho l’impressione che prevalgano logiche legate a puri e semplici interessi di parte, al calcolo fazioso e personale, come hanno dimostrato con una certa frequenza la storia del Premio Italia (fino all’ultimo colpo di mano in sede di assemblea Italcon per le modifiche da apportare al meccanismo di voto: http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/16514/com-a-stata-la-prima-italcon-versione-sticcon/ ) e purtroppo anche la composizione della giuria del premio che avrebbe dovuto rappresentare la sua alternativa “professionale”, il Premio Vegetti (lo scorso anno alla sua prima assegnazione). Auspico che con il tempo prevalgano buon senso e logiche cooperativiste piuttosto che competitive, ma in tutta onestà nutro scarsa fiducia. Con i connettivisti e gli addetti ai lavori che hanno manifestato interesse per il nostro approccio, ci sforziamo di proporre un modo nuovo di concepire il fandom come comunità, e a dimostrarlo ci sono le numerose convention organizzate a partire dal 2007. Quest’anno, a proposito, approderemo finalmente a Roma. Chi è interessato si segni le date dal 26 al 28 ottobre, seguiranno notizie e indicazioni più precise.

Nick: Da diversi anni anche nel nostro paese stanno prendendo piede, sia pure con fatica, gli e-book. Come giudichi il fenomeno dell'editoria digitale?

De Matteo: Non posso che guardarlo con interesse e simpatia. L’aumento dei canali di distribuzione non può che essere salutare, offrendo alternative al bacino dei lettori sia per quanto riguarda il formato delle opere (l’e-book favorisce la diffusione di opere più brevi) che per un più veniale discorso legato ai prezzi (le edizioni elettroniche dovrebbero essere più economiche per risultare effettivamente competitive). Probabilmente con il tempo l’editoria digitale riuscirà a segnare un pieno rinnovamento nella concezione del prodotto culturale. E spero che riesca ad avere anche una ricaduta benefica sulla qualità media delle proposte.

Nick: DRM: si o no?

De Matteo: I lucchetti digitali si sono rivelati presto una strategia perdente, tanto che già si comincia a pensare a delle soluzioni alternative. Espedienti come il social DRM a mio parere sono al momento il meccanismo ottimale per tutelare il diritto d’autore, facendo leva sulla responsabilizzazione del lettore (un processo utile anche per arrivare, si spera, a un lettore sempre più consapevole di ciò che “consuma” e delle modalità di fruizione). Ma continuo a provare un innato favore verso le licenze Creative Commons, che potrebbero rappresentare l’approdo finale, a compimento di un processo di maturazione dei lettori che non possiamo sapere quanto tempo richiederà.



Nick: Progetti futuri: di cosa ti stai occupando adesso e cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro da Giovanni De Matteo, sia come scrittore che come curatore?

De Matteo: Proprio in questi giorni, come accennavo prima, sto chiudendo la revisione del seguito di SEZIONE π². Il titolo di lavoro è CORPI SPENTI ed è ambientato nel duecentenario dell’Unità d’Italia, in un paese che ha smarrito definitivamente i pochi punti di riferimento che siamo ancora disposti a riconoscergli. Sarà un’opera più complessa della precedente, per certi versi più cupa ma spero anche più ricca di sfumature. La storia è sempre incentrata sulla figura di Briganti, ma riserva uno spazio maggiore ai suoi colleghi della Pi-Quadro. Nel frattempo continuo a scrivere racconti (alcuni dovrebbero uscire nell’imminente) e sono tornato a occuparmi di progetti collettivi, con due antologie in corso di compilazione dedicate rispettivamente alla letteratura new weird (in collaborazione con Sandro Battisti e Marco Milani) e ai territori di confine tra la fantascienza e il mainstream (che Lukha B. Kremo, l’altro curatore insieme a Battisti e me, ha avuto l’intuizione folgorante di definire nextstream).

Nick: Che consigli daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera di scrittore?

De Matteo: Leggere molto e spaziare tra i generi e gli argomenti. Scrivere sulla spinta dell’ispirazione, riscrivere con spirito critico. Trovare dei lettori severi ma giusti per le proprie bozze. E tenere duro. I risultati arriveranno.

Nick: Bene, è tutto. Nel ringraziarti per la tua disponibilità, ti chiedo se c'è una domanda che non ti ho fatto e alla quale ti sarebbe piaciuto rispondere.

De Matteo: Sì, mi sembra che ti sia sfuggita una domanda: Vuoi farti assistere da un avvocato? Ormai purtroppo è tardi. Sarà per la prossima volta…
Grazie a te, Nick. È stato un piacere.

19 commenti:

Orlando ha detto...

Complimenti all'intervistatore e soprattutto all'intervistato, è stato molto avvincente leggere il suo rapporto con la scrittura e gli autori che lo hanno accompagnato fin dagli inizi. Soprattutto, dita incrociate per i progetti futuri, con una base così ricca e solida prima o poi sarà uno scrittore (e già lo è) ma che, come dice Giovanni De Matteo, riuscirà a mantenersi solo con la scrittura. Glielo auguro!

Nick Parisi. ha detto...

@ Orlando.
Ti ringrazio davvero per i complimenti che giro a De Matteo.
Aggiungo le mie dita incrociate alle tue per i suoi futuri progetti. ;)

Orlando ha detto...

Figurati! Quando si trovano persone così "sostanziose" è un piacere!

Eddy ha detto...

Caz... che lungo! Copio\incollo\leggo\commento\stasera\grazie!

Nick Parisi. ha detto...

@ Orlando.
:)
@ Eddy.
Alla fine le mie interviste escono fuori sempre lunghe, meglio così.
Significa che riesco a mettere a mio agio gli intervistati. :)
Tu fai con calma che non c' è fretta. :)

Gianluca Santini ha detto...

Bella e corposa intervista! Bravi! :)

Ciao,
Gianluca

Nick Parisi. ha detto...

@ Gianluca.
Grazie. ;)

angie ha detto...

Caro Nick ho letto solo la prima parte e mi riprometto di leggere con calma tutto il resto, l'intervista mi appare veramente molto interessante, questo scrittore a cui auguro di poter vivere della sua creatività (lo auguro anche a te amico mio).
Quindi aspettati un altro commento più aventi
Deliziata
Angie

Nick Parisi. ha detto...

@ Angie.
Un tuo commento piú avanti non potrebbe farmi altro che piacere. :)

Salomon Xeno ha detto...

Le tue interviste sono sempre molto interessanti e arrivano al punto. Ovviamente non conosco l'autore, ma non è escluso che almeno un racconto finisca a breve in coda di lettura. È confortante vedere ogni tanto che esiste una scena italiana, o perlomeno scrittori che ci credono.

Iguana Jo ha detto...

Bello leggervi, quest'intervista ha tutto il sapore di una chiacchierata intensa e appassionata, da ambo le parti.

Avanti così!

Nick Parisi. ha detto...

@ Salomon.
Una scena italiana esiste. Coi suoi limiti, i suoi passi falsi, le sue contraddizioni (non da poco conto), però anche con le sue potenzialità,le sue capacità e i suoi scrittori.
E' giusto parlarne e dare spazio a tutti.
Sono felice che tu abbia apprezzato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Iguana.
Ormai hai capito che è così che mi piace impostare le mie interviste: come chiacchierate con l'intervistato senza cercare di predominare o di far uscire per forza le cose.
Finchè troverò intervistati come Giovanni sarà sempre un piacere anche per me fare queste interviste.

X ha detto...

Che dire... grazie a tutti voi per avere apprezzato! Nick è stato bravo a tenermi sotto pressione, evidentemente ;-)

X

Nick Parisi. ha detto...

@ X.
Caro Giovanni, a rischio di ripetermi- so che l'avrò detto almeno un centinaio di volte ^__^ - ma il merito della riuscita delle interviste è sempre degli intervistati.
Per quanto mi riguarda sono molto contento del risultato finale. :)

LadyGhost ha detto...

bravisssimi!

Nick Parisi. ha detto...

@LadyGhost.
Grasssie! :)

Eddy ha detto...

Alla fine ci sono riuscito e devo dire che è davvero uno dei tuoi lavori più interessanti.
Giovanni è stato molto chiaro e sincero nelle sue risposte e credo che il connettivismo sia una corrente seria e con la giusta spinta potrebbe portare altre novità e ringiovanimento in quello che era il compianto cyberpunk.
Andrò a scartabellare i vari link che ci sono nell'intervista e che non sia mai di trovarci qualcosa di stuzzichevole.
Per il DRM, mi è piaciuta la risposta e ho conosciuto anche sto nuovo sistema di socialDRM.
Bravo Nick e un grosso in bocca al lupo a Giovanni per i suoi millemila progetti.

Nick Parisi. ha detto...

@ Eddy.
Grazie fratello, io spero che tutto il comparto del fantastico italiano possa ricreare qualcosa di buono nel nostro paese.
Penso anche alla scuola "ucronica", al' horror e a tanto altro.
Insomma auguriamoci da lettori che possano venirne fuori ottimi risultati. :)

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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