THE TWILIGHT ZONE: LE RADICI DI UNA SERIE

 Oggi siamo abituati al fatto che le reti televisive trasmettano serie televisive ad argomento fantastico. In anni recenti abbiamo assistito ai fenomeni globali di LOST e, in misura minore, di FRINGE. 
Negli anni novanta invece c'erano stati gli exploit di TWIN
PEAKS e X-FILES, veri e propri telefilm di culto.
I Network, nonostante la crisi, investono molto nel settore convinti di assicurarsi buoni indici di ascolto.



Tuttavia, non è stato sempre così.
Ci sono stati momenti in cui era praticamente impensabile proporre l'idea di una serie televisiva sull'ignoto, momenti in chiunque avesse un idea del genere veniva quasi guardato come un visionario.
Questa è la storia di una serie: THE TWILIGHT ZONE e di  Rod Serling,  l' uomo che dovette combattere la sua personale guerra prima per lanciare la sua creatura poi per difenderne l'indipendenza e infine per salvarla.

ROD SERLING

Rod Serling
Nel 1959 la televisione americana era ancora giovane, un luogo
dove le regole non erano state ancora codificate e un gruppo di giovani sceneggiatori si sentiva pronto a sperimentare.
 Rod Serling proveniente dallo stato di NewYork era uno di loro.
Serling, che aveva cominciato a lavorare nel mondo della Radio, era considerato nell'ambiente degli studi televisivi come il
classico Angry Young Men, sempre pronto a scontrarsi contro dirigenti e sponsor molto invadenti, a battersi contro la censura
contro il razzismo e contro ogni tipo di ingiustizia.
Ancora oggi verrebbe considerato come un personaggio
scomodo in molti ambienti.
Nondimeno le sue sceneggiature erano tra le migliori, le sue intuizioni spesso salvavano interi programmi, il suo ciclo di film televisivi chiamato PLAYHOUSE 90 nel corso del tempo si era trasformato in un piccolo evento seguito con eguale passione da critici e telespettatori.
Anche per questo provocò un grande scalpore la sua decisione di abbandonare PLAYHOUSE 90 per dedicarsi a tempo pieno ad una nuova serie antologica dedicata alla fantascienza e all'ignoto.
Le critiche non furono poche.

FONDAMENTA.

Serling  però mantenne la sua convinzione, alla base della sua scelta c'era semplicemente la stanchezza nel vedersi annacquare e stravolgere i suoi script ogni qualvolta desiderasse parlare di tematiche sociali, così recuperò un vecchio soggetto scritto due anni prima intitolata The Time Element e la propose alla rete CBS.
Non prima però di aver compiuto lui stesso una piccola aggiunta nel titolo: The Twilight Zone Presents The Time Element.
The Time Element è la storia di Pete Benson, un uomo che ogni notte sogna di trovarsi a Pearl Harbor proprio durante l'attacco giapponese avvenuto quindici anni prima,  mentre nel sogno tenta invano di avvertire alcune persone dell'imminente battaglia che sta per verificarsi durante la veglia cerca di convincere -ancora una volta invano- il suo psichiatra della veridicità della sua visione. Alla fine entrambi i mondi si fondono in un finale a sorpresa di stampo pessimistico, cosa che peraltro diventerà un tipico marchio di fabbrica della produzione letteraria di Serling.
Ad essere sinceri la CBS pur acquistando lo script non si dimostrò troppo entusiasta, a causa delle tematiche riportate (la ferita di Pearl Harbor era ancora troppo vivida nelle menti degli americani ) e del finale ambiguo e furono solo gli sforzi del produttore Bert Granet, che convinse i coniugi attori\produttori Desi Arnaz e Lucille Ball (gli stessi che anni dopo avrebbero prodotto Star Trek )
ad inserire The Time Element nel loro programma DESILU PLAYHOUSE.


Una scena da The Time Element (1958)


Nonostante i pesanti tagli effettuati l'episodio fu un vero e proprio successo e la CBS si decise a produrre
la nuova serie proposta da Rod Serling.
La partenza non fu comunque facile, un primo episodio proposto dallo sceneggiatore fu rifiutato in quanto troppo (cit. testuale ) "pessimista e deprimente"  al che Serling ribattè in poco tempo un nuovo episodio pilota dal titolo Where is Everybody una vicenda anche troppo lineare di un uomo che si aggira per un paese abbandonato da tutti, salvo poi , col classico ribaltamento di prospettiva finale Serling-Style scoprire che si trattava solo di  allievo astronauta durante un esperimento di isolamento. 

Earl Holliman in una scena del primo
episodio di The Twilight Zone

L'episodio grazie anche alla colonna sonora del compositore Ben Hermann (anche autore della prima sigla dello Show), alla recitazione allucinata di Earl Holliman e alla regia di Robert Stevens, fu un gran successo; cominciarono ad arrivare sponsor importanti come la Kimberly Clark proprietaria del marchio Kleenex  e cosa più importante lo stesso Rod Serling  riuscì a strappare un ottimo contratto con la rete diventando comproprietario dei diritti della sua creatura, cosa più unica che rara per quei tempi.

Cinque sarebbero state le stagioni di THE TWILIGHT ZONE, la CBS mandato in onda la serie del 1959 al 1964 per un totale di 156 episodi, Serling oltre a scriverne la maggior parte delle sceneggiature, altre ne furono scritte dagli scrittori di fantascienza Richard Matheson; Charles Beaumont e Ray Bradbury, si ritagliò per se il ruolo dell' host cioè di colui che introduceva e concludeva la narrazione all'interno delle puntate.
In questo ruolo sarebbe diventato una presenza costante e anche rassicurante per il pubblico, anche di quello italiano, quando la serie venne tradotta con l'evocativo titolo di AI CONFINI DELLA REALTA'.
Questa però è un altra storia, la racconteremo nel prossimo post.

(Questo post è apparso qualche settimana fa sulla blogzine IL FUTURO E' TORNATO )

2 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Eh, ma tu qua vai alle radici di una televisione che ancora era innovativa (e forse in parte lo è tuttora almeno nel comparto delle reti a pagamento, che non seguo e non conosco).
"Ai confini della realtà" resta qualcosa di straordinario, una pietra miliare per tutti gli appassionati di fantastico.
Ovviamente interessante conoscerne la genesi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano
In alcune realtà la televisione è ancora innovativa, penso all' esempio delle cable Tv americane, però è interessante notare come nonostante tutto il mezzo televisivo offrisse più opportunità e più creatività ai suoi albori piuttosto che adesso quando in teoria ( ma non in pratica) dovremmo essere più aperti e maturi. È una cosa su cui dovremmo fermarci a riflettere prima o poi.

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