L'UOMO A UN GRADO KELVIN (2013)

L'Ultimo Premio Urania.

2060. Il professor De Ruiters, direttore di un importante centro di ricerca europeo, viene ritrovato congelato a bassissima temperatura all’interno di un macchinario, durante un esperimento pubblico di teletrasporto al Palazzo delle Stelline di Milano. Quasi contemporaneamente, altri tre suoi colleghi scompaiono misteriosamente.
Un uomo, il detective Dick Watson della Polizia Europea viene inviato a indagare sul caso. Ma Watson si scontra quasi subito con la Polizia Lombarda che preferirebbe occuparsi da sola del caso.
 L'indagine si rivelerà molto più complicata del previsto, coinvolgendo spie,malavita cinese, un gruppo di hacker, e i segretissimi computer quantistici di Parigi.
Nel frattempo, proprio a Parigi viene compiuto un ulteriore omicidio: stavolta a lasciarci le penne  è un collega di Watson. 
Adesso  l'investigatore comincia a temere per la sua di vita.


Non è mai facile parlare del romanzo vincitore del Premio Urania, anche per questo ho preferito aspettare.
Per sua stessa natura l 'Urania fa sorgere ogni anno discussioni riguardo la natura stessa del genere, senza contare poi le diatribe tra soddisfatti e scontenti.
Diatribe in alcuni casi giunte in alcuni casi in passato fino al livello di vere e proprie polemiche.
Ora, io per primo in passato sono stato deluso da diversi romanzi vincitori delle passate edizioni della manifestazione ed ho fatto mie alcune delle critiche che quegli stessi libri avevano ricevuto.
Ma non è questo il particolare importante.

Intanto due parole sull'autore:
Piero Schiavo Campo è originario di Palermo (classe1951) ma poi è vissuto a Bologna e a Milano. È docente  di Teoria e Tecniche dei nuovi media all’Università di Milano Bicocca con un passato di astrofisico.
Ma non è nemmeno questo il particolare importante.

Aggiungo poi sempre per sgombrare il campo da incomprensioni che L'Uomo a Un Grado Kelvin mi è piaciuto, così come mi erano piaciuti i vincitori delle due precedenti edizioni, I Senza Tempo  di Alessandro Forlani (che aveva dalla sua l' originalità dell'argomento e lo stile accattivante di scrittura) e Il Re Nero di Maico Morellini.
Ma nemmeno questo è il particolare importante, più avanti comunque dirò perchè il libro mi è piaciuto e cosa invece mi ha convinto di meno.

Quello che è importante è  che anche stavolta sono venute fuori due correnti di pensiero. 
La prima quella che chiamerò del bicchiere mezzo pieno è esemplificata da questo articolo scritto dal bravo Fabio Centamore per l'ottimo blog CRONACHE DI UN SOLE LONTANO.
Centamore  in sostanza ne loda la verosimiglianza scientifica e il non indifferente particolare che, per una volta tanto, un romanzo italiano non soffra il confronto d'inferiorità con la fantascienza mondiale. europea.

Piero Schiavo Campo: l'autore.

 La seconda, quella che potremmo chiamare del bicchiere mezzo vuoto viene sintetizzata nell'altrettanto ottimo IGUANA BLOG che, pur apprezzando il romanzo, ne lamenta -e qui copio incollo un suo passaggio:
la consistenza e la credibilità dei vari personaggi, che si muovono, parlano e interagiscono come se il tempo non fosse passato, e le coordinate temporali del loro universo narrativo fossero rimaste bloccate a cinquant'anni fa, quasi che nel frattempo la fantascienza non fosse riuscita ad evolversi dall'epoca dorata della sua infanzia e la realtà umana ritratta dai suoi autori fosse sempre quella semplice e addomesticata che usciva dai racconti delle riviste dell'epoca.
 Entrambe le tesi hanno degli indubbi punti di forza.
Non è nemmeno mia la definizione
E io? Cosa ne penso io?
Beh, mi trovo a mezza strada tra questi due punti di vista...concordo in parte con Centamore e in parte con Giorgio Iguana, però avrei qualcosa di mio da aggiungere....

Bene, per quanto mi riguarda L'Uomo a Un Grado Kelvin, è un buon romanzo, l'autore ha un indiscusso background scientifico e dimostra di saperlo utilizzare, per una volta i riferimenti teconologici ci sono e sono fatti nel modo e nel momento giusto, non si scade nell'infodump e cosa ancora più importate sono sempre funzionali alla trama. Trama che, diciamolo, scorre via bene con l'autore che dimostra anche di saper scrivere.
Insomma Piero Schiavo Campo parla di cose come computer quantistici con cognizione di causa. Piacevole anche l'aspetto sociologico della trama, la descizione del futuro italiano ed europeo descritto dall'autore con una nebbiosa Milano  del 2060 i cui quartieri risultano trasformati in blocchi suddivisi per appartenza etnica e\o di ceto economico
Per quanto mi riguarda risulta indovinata anche la scelta dell'autore di far osservare tutto con l'occhio di uno straniero, cosa che rende meno amara e più acuta l'osservazione dei difetti italici che serpeggano qua
 e là durante la trama, certo è poco piacevole pensare che, secondo la descrizione dell'autore, tra 50 anni saremmo ancora così, con enormi differenze tra Nord e Sud Italia però va riconosciuto che il personaggio del detective Dick Watson è piacevolmente debitore dei vari investigatori hard boiled della letteratura internazionale.

Però è qui che è arrivato il mio dubbio.
Vedete, io amo il poliziesco oltre alla fantascienza, mi è piaciuta la commistione dei due generi praticata in questo L'Uomo a Un Grado Kelvin però quanti romanzi o racconti di fantascienza italiana abbiamo letto in questi ultimi anni in cui l'elemento fanta e l'elemento scientifico fossero solo quando va bene una frazione e quando va male un semplice orpello dell'aspetto, thriller, giallo, noir o hard boiled?
E' solo a me che da l'idea quasi da cordone ombelicale che non si vuole per niente recidere ?

Tanto per citarne uno, anche ne Il Re Nero presentava il suo bravo investigatore, la sua bella indagine, i suoi crimini. E lo stesso vale per i poliziotti di Infect@  del bravo Tonani  tutti romanzi che mi sono piaciuti per carità, semplicemente anche in questo caso, mi piacerebbe riuscire a trovare un po più di varietà nel rutilante mondo dei romanzi di fantascienza nostrana.
Tutto qui.

Insomma, il bicchiere è mezzo pieno o è mezzo vuoto ?
Diciamo che c'è ancora da lavorarci sopra ma L'Uomo a Un Grado Kelvin  è un segnale incoraggiante per la fantascienza italiana, dimostra che è possibile anche per noi scrivere buona science fiction  tecnologica.
Un buon punto di partenza insomma.
L'importante è poi riuscire ad variare di tanto in tanto il menù.

Detto questo mi congratulo con Piero Schiavo Campo per la sua vittoria e lo invito, se ha voglia, ad intervenire nei commenti di questo post.
E lo stesso vale per Iguana, per Centamore e per chiunque ne avesse voglia.  ;)

34 commenti:

Andrea Viscusi ha detto...

non ho letto il libro quindi non commento il romanzo in sé ma le tue osservazioni.

è sicuramente positivo che all'elemento "scientifico" sia data la giusta importanza, e soprattutto che non sia inserito a sproposito o forzato. rimango invece leggermente contrariato dal fatto che anche in questo caso il premio sia andato a una storia che è sì di fantascienza, ma ascrivibile al genere thriller/poliziesco. tutti gli ultimi premi urania (se si esclude Forlani, che è quasi inclassificabile in un genere preciso) rientrano in questa definizione, e per un lettore e appassionato di sf la cosa è frustrante, perché sembra che sia voglia confermare l'idea che sì, la fantascienza è bella, ma da sola non regge se non c'è una storia "pulp" che la porta avanti. non so all'interno della redazione facciano davvero valutazioni del genere (forse il fatto di fare capo a mondadori li vincola in qualche modo nelle scelte?), ma anche se le scelte sono fatte soltanto in base alla qualità ne esce fuori un quadro distorto.

Eddy M. ha detto...

Come al solito il Premio Urania fa parlare e tanto.
Il libro lo avrei letto prossimamente ma a sto punto scalo una posizione e lo leggo alla conclusione di Falsi Dei.
Non ho tirato fuori questo titolo a caso, infatti Troccoli, a dispetto di una sf popolare monopolizzata da Urania, scrive un romanzo (seguito di F7) che è uno splendore. E non ci sono detective. E non ci sono risacche di vecchiume. E la tecnologia è funzionale alla vicenda profondamente umana dei protagonisti.
Mi sa che Urania ha troppi capi a cui rispondere, mentre altri editori sono più lngimiranti (Vedi Curcio)

Angelo ha detto...

Ciao Nick.

Io "sposo" la tua posizione.
Ho trovato il romanzo piuttosto gradevole e l'elemento scientifico non così secondario.
D'altra parte, anche Asimov, nei romanzi dei robot, usava la trama gialla come struttura portante del romanzo e non mi pare nessuno si sia mai scandalizzato. Quello che lascia un po' a desiderare è la scarsa caratterizzazione dei personaggi che rimangono un po' bidimensionali. Comunque, per me il bicchiere è mezzo pieno (di gotto esplosivo pangalattico, ovviamente :)

Ciao
Angelo

Andrea Viscusi ha detto...

non per giustificare Asimov (che comunque scriveva quarant'anni fa in america e non oggi in italia), ma nel suo caso la trama "gialla" era più un modo per porre un enigma che poi si andava risolvendo, non tanto una trama da sviluppare in una caccia all'uomo.

Nick Parisi. ha detto...

Eccomi quà! Scusate il ritardo nelle risposte:
@Andrea Viscusi
Ecco Andrea, vedi," L'Uomo a Un Grado Kelvin" è un buon libro, merita davvero la lettura. Però mi stupisce il fatto che molti dei premi Urania di questi anni siano- come scrivi anche tu- ascrivibili al genere tecnothriller poliziesco. Come ho scritto altre volte mi piacerebbe che ci sia un po più varietà, invece così pare veramente che nel nostro paese si possa scrivere solo Ucronia o Tecno-Thriller. Sono convinto che ad Urania scelgano davvero il miglior racconto tra quelli proposti dai lettori, in ogni caso, mi piacerebbe poter leggere qualcosa di diverso.

Nick Parisi. ha detto...

@ Eddy M
Leggilo e sappimi dire le tue impressioni, comunque il romanzo vale davvero. Come ho scritto è uno dei migliori Premi degli ultimi anni dopo quello di Forlani.

Nick Parisi. ha detto...

@ Angelo
Viva il "gotto esplosivo pangalittico"! :)
Si,"L'Uomo a Un Grado Kelvin" fa ben sperare per il futuro della fantascienza nostrana. Non mi stancherò mai di ripetere che è ben scritto, che gli elemetni scientifici siano ben inseriti nella trama Solo che nel mio cercare il pelo nell'uovo mi lascia perplesso il fatto che due premi Urania su tre siano con indagini di detectives\investigatori\poliziotti.
Comunque un rimane un bel libro.

Marco Lazzara ha detto...

Come ho osservato nel mio ultimo articolo per IFET, per scrivere un buon lavoro di fantascienza hard bisogna conoscere bene l'aspetto scientifico, per evitare di scrivere spropositi. Altro punto è fare in modo di non complicare troppo, nè come dicevi, di fare infodump, perchè poi si risulta noiosi. Mi sembra che questo romanzo da questo punto di vista sia pregevole. Quanto alla critica del secondo blog... penso sia una buona critica. Anch'io sono affezionato alla vecchia scuola, però forse è vero che è necessario uno "svecchiamento". Se il romanzo fosse stato ambientato negli anni '50-'60, forse poteva andare, ma con un ambientazione futura è meno adatto. Il rischio però è poi di fare magari un un emulo di Blade Runner. Anch'io direi di essere a metà tra i due pareri.

Iguana Jo ha detto...

Per me non tanto una questione di appartenenza al genere, in fondo se un romanzo è un buon romanzo lo leggo volentieri anche se parla di orsi parlanti o alieni innamorati.
Temo davvero che Urania sia costretta dalla formula del premio a pubblicare ogni anno il meno peggio tra i plichi che arrivano in redazione. A volte si è più fortunati, a volte meno.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Sono d'accordo con te per quanto riguarda la questione sulla noia provocata da troppo infodump .
Tornando a "L'Uomo a Un Grado Kelvin" indubbiamente è un buon segnale per la fantascienza del nostro paese.

Nick Parisi. ha detto...

@ Iguana
Ne parlammo a suo tempo delle selezioni del Premio Urania.
A questo punto comincio a pensarlo anche ioche nella Redazione di Urania siano costretti a scegliere non sempre tra i romanzi migliori, ma tra i "meno peggio".
In ogni caso sono alcuni anni che, per fortuna nostra, le cose vanno bene.

Piero Schiavo Campo ha detto...

Cari lettori, credo che sia doveroso un mio intervento; del resto l'autore del blog mi ha invitato esplicitamente a farlo... Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno letto il libro e ne hanno dato una valutazione. Per un primo romanzo ogni commento è fondamentale (anche quelli negativi: ci aiutano a capire dove stiamo sbagliando...). Ci sono due aspetti che mi sembrano rilevanti, che emergono un po' da tutti i post che ho letto. Il primo riguarda la "poca fantascientificità", che è stata notata da molti. Condivido questo giudizio. Ho anche detto a Marco Passarello durante l'intervista che all'inizio non mi era neanche venuto in mente di mandare il romanzo al premio Urania, e comunque non immaginavo di vincere. Non voglio fare la parte di quello disinteressato oltre i limiti del ragionevole: è evidente che chiunque mandi un romanzo a un premio letterario "spera" di vincere. Semplicemente, ritenevo poco probabile la cosa. Mi sarei aspettato magari una segnalazione. In ogni modo, penso di dovere qualcosa ai veri appassionati di fantascienza. Sto scrivendo il seguito dell'Uomo a un grado kelvin, e prometto a tutti che sarà più fantascientifico del primo (ferma restando l'ambientazione, che è quella che è, l'esigenza di una trama gialla e soprattutto, cosa che per me è fondamentale, il tentativo di rispettare una certa verosimiglianza scientifica). Non sono del tutto d'accordo sul paragone con Asimov (non solo per motivi di "qualità" del risultato!). A mio parere, in Abissi d'acciaio (per fare un esempio) la trama gialla è in background, mentre la "sostanza" del romanzo è fantascientifica. Ne L'uomo a un grado kelvin, viceversa, è l'aspetto fantascientifico che è in background. Il secondo libro sarà più "sul pezzo", se mi consentite questa espressione. Il secondo commento che mi ha colpito riguarda il fatto che il libro sembra "decollare da metà". In effetti, rileggendolo, ho notato la stessa cosa. Dalla seconda giornata di Watson il romanzo scorre decisamente meglio. Può darsi che dipenda da una certa mancanza di mestiere da parte mia. Me la sto meditando, e spero che anche da questo punto di vista il secondo tentativo siameglio del primo. Un saluto cordiale a tutti, e un sincero grazie.

Piero Schiavo Campo

Fabio Filadelfo Centamore ha detto...

Mi pare che dopo l'intervento dell'autore ci sia poco da dire. Non condivido la polemica sul genere e vorrei che si giudicassero i libri per quel che sono: buoni o cattivi. Alcune precisazioni sulla mia recensione: io parlavo di fantascienza europea, non mondiale. Questo perché ritengo che in America sia ancora diverso il panorama FS. Mi fa piacere che qualcun'altro abbia notato le caratteristiche Hard Boiled e la buona idea di far descrivere la nostra situazione ad occhi estranei; ne avevo parlato anch'io nella mia recensione. Grazie per l'attenzione

Nick Parisi. ha detto...

@ Piero Schiavo Campo
Innanzitutto benvenuto su Nocturnia, mi fa veramente piacere che tu sia intervenuto!
Come seconda cosa ti ringrazio per il tuo commento, non è da tutti accettare le critiche in maniera così aperta come hai fatto tu e la cosa ti fa onore.
Venendo ora alle due questioni sollevate:
- La poca fantascientificità del romanzo, questo è un aspetto è indubbiamente vere, tu stesso hai detto di condividere in parte quest' osservazione, ecco non ci sarebbe niente di male a vedere "anche" opere in cui l' elemento fantascientifico sia in "background" ma la sensazione è che ultimamente nel nostro paese si pubblichino da parte di italiani "solo" romanzi del genere.
Niente di male, intendiamoci...solo sarebbe bello poter variare di tanto in tanto il menù.
-il decollo del romanzo solo dalla seconda parte,io personalmente sono convinto che le esperienze servano e che niente nasca perfetto.
Ad ogni modo ti rinnovo i complimenti...e a questo punto faccio gli interessi di Nocturnia chiedendoti se ti andrebbe di rispondere ad una breve intervista.

Nick Parisi. ha detto...

@ Fabio Filadelfo Centamore.
Beh, non mi sembra di essere stato polemico, sopratutto non mi sembra di esserlo stato in maniera eccessiva, ho solo espresso le mie legittime opinioni :)
Detto questo, in realtà a me interessano le definizioni di genere:
L' Uomo a Un Grado Kelvin è un buon libro?
Certamente si!
L' Uomo a Un Grado Kelvin è un Tecno- thriller come l' ottanta per cento dei romanzi nati in questi anni in Italia?
Ecco anche in questo caso si!
E allora credo sia legittimo chiedersi il perchè questa tipologia di romanzi ha tanto successo presso gli editori. Possiamo o no aprire un ragionamento su questi temi o no?
Tutto qui.
Ora io rispetto la tua posizione, la tua recensione mi è piaciuta- ed a proposito, hai ragione sul fatto che hai parlato di fantascienza europea e non mondiale, in quel caso è stato un incomprensione mia- per il resto ti ripeto non condivido tutto ma questa è democrazia.:D
Ti ringrazio per essere intervenuto, sentiti libero di intervenire tutte le volte che vorrai in futuro.
Dimenticavo: benvenuto anche a te su Nocturnia.:D

Piero Schiavo Campo ha detto...

@Nick Parisi: Intervista, quando vuoi... fammi solo sapere come.

Fabio Filadelfo Centamore ha detto...

La mia risposta era riferita più al clima generale che alla tua recensione. La risposta alla tua domanda è molto semplice: Andrea Camilleri. Chiaro che i lettori amano moltissimo le storie poliziesche, di conseguenza gli editori tendono a privilegiarne le componenti. Di questi tempi c'è poco da fare con le vendite all'osso. Il fenomeno del resto sta avvenendo in tutto il mondo, vedi Shining Girls e Zero History o anche in parte Il fiume degli dei. La fantascienza sta cambiando per venire incontro ai gusti dei lettori. Fra gli autori che hai citato, Tonani e Verso stanno per essere tradotti all'estero (Giappone e Australia). Anche questo qualcosa vuol dire...

Nick Parisi. ha detto...

@ Piero Schiavo Campo
Allora guarda, in alto nella barra alla voce "Contatti" dovresti trovare la mia mail, contattami quando vuoi.
Dovremmo però fare a febbraio, ok?
Grazie intanto. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Fabio Filadelfo Centamore
Ok, prendo atto che la tua era una risposta generale e non rivolta al sottoscritto.
Dissento su "Il Fiume degli Dei", l'ho letto e, sinceramente, faccio fatica ad iscriverlo nel filone. In quanto ai lettori, credo comunque che ci sarà sempre una parte che vorrà qualcosa di diverso nonostante l'indubbio periodo di vacche magra che stiamo vivendo.
Riguardo agli italiani pubblicati all'Estero mi fa piacere che avvenga (e ci mancherebbe da amante della fantascienza autoctona mi sono sempre battuto perché questo avvenga), in proporzione però quanti sono ?
Ricordiamoci che c'è stato un periodo in cui la nostra fantascienza era quasi scomparsa e non vorrei che questo capiti di nuovo.
Tuttavia una parte dle ragionamento che fai è interessante: hai pensato di farne venire fuori un articolo?
Potrebbe venirne fuori un bel dibattito, una di quelle cose che farebbe bene alla fantascienza italiana comunque la si pensi e da qualsiasi posizione si stia.
Pensaci.

Francesco Troccoli ha detto...

Arrivo qui dal post di Dario Tonani che cita questa discussione in FB. Innanzitutto ringrazio Eddy M. per il lusinghiero commento su Falsi dèi, che mi fa immensamente piacere. Urania ha dalla sua i soli punti di forza con cui oggi si possa affrontare il mercato: 1) la distribuzione capillare (edicola) che aggira tutti i problemi (enormi!!!) della distribuzione italiana soprattutto nel genere FS; 2) il prezzo contenuto dei volumi, in quanto editorialmente parlando si tratta di "riviste". Ciò detto, anche a me piacerebbe che romanzi come "L'amore al tempo dei treni perduti" di Aresi o "La Corona Perduta" di Stocco, o "Il canto oscuro" di Brugnoli avessero quel prezzo e quella capillarità distributiva. Ma ogni editore fa le sue scelte; a decidere poi è il pubblico, che certamente, oltre al titolo in prima, guarda il prezzo sulla quarta di copertina e, soprattutto, passa in edicola molto più facilmente e abitualmente che in libreria. Soprattutto quando è fidelizzato da decenni. Un caro saluto a tutti!

Nick Parisi. ha detto...

@ Francesco Troccoli
Ciao Francesco, benvenuto su Nocturnia è un piacere averti qui.
A questo punto dal momento che l' ho citato nel post estendo l' invito anche a Tonani a dire la sua su questo Thread, se ne avesse voglia .
Urania/ Mondadori ha degli indubbi meriti: è rimasta praticamente sola per tanti anni (anni spesso difficili) a pubblicare fantascienza mentre molti altri editori generalisti abbandonavano il settore; questo gli va riconosciuto. Semmai non lo ha fatto sempre con traduzioni integrali (ma non è questo l' argomento del presente post)
È un bene che ci sia anche il premio Urania (lode a Montanari per averlo istituito quella volta)
Io capisco che nella realtà una casa editrice e una redazione debbano spesso combattere contro i limiti di budget, contro il mercato e contro chissàquanto altro (hai giustamente citato la carente distribuzione italiana) però mi chiedo, ad esempio un antologia di autori italiani sul modello fatto anni fa con In Fondo al Nero per l' horror in modo da permettere un minimo di racconti (e di varietà sarebbe proprio così suicida?) Il ristampare alcuni dei volumi da te citati in un Millemondi sarebbe così impensabile?
Certo, mi rendo conto che i miei sono solo sogni da appassionato e non voglio mica apparire come il maestrino. Io sono l' ultimo che può permettersi d' insegnare a chi ne sa -editorialmente parlando- più di me.
Solo che ripeto, si è fatto per l' horror un tentativo una tantum, con In Fondo al Nero e con Bad Prisma, possibile che un tentativo non si possa fare anche per la fantascienza italiana?

Nick Parisi. ha detto...

@ Francesco Troccoli
Addendum: ripeto a te e anche a Tonani l' invito fatto a Piero Schiavo Campo- consideratevi precettati per il mio giro d' interviste agli scrittori.
Sempre se ne avete voglia, s' intende.

cooksappe ha detto...

è sul comodino!

Francesco Troccoli ha detto...

Ciao, Nick e grazie. Per l'intervista, quando vuoi e con grande piacere.
Se uno si industria per cercarla, di fantascienza italiana "extra-Urania" ce n'è tanta, sebbene faccia una gran fatica a emergere per tante ragioni che a ben vedere conosciamo tutti (e la distribuzione è la principale). Visto che citi giustamente esempi di raccolte antologiche che si stacchino da un certo filone dominante, potrei farti l'esempio delle tante pubblicazioni di Edizioni dela Vigna; una è curata da me e Cola, si intitola "Crisis" e penso che ci troverai una FS che ha scopi dichiaratamente originali, diversi e nuovi. Chiarisco che sono d'accordo con te: certo che mi piacerebbe vedere ripubblicati in Millemondi romanzi come quelli, anche se si tratta di opere recentissime che al momento immagino debbano fare la loro strada con gli attuali editori che hanno avuto il coraggio di pubblicarle. A mio parere è il lettore italiano che fatica a guardare al di fuori della sfera, pur fondamentale, che rientra in Urania. E non nascondiamoci che la cronica esterofilia del lettore medio su questo incide moltissimo.

Dario Tonani ha detto...

Ciao a tutti, mi sento chiamato in causa per cui intervengo con il piccolo commento che ho inserito anche su FB, dove la discussione ha avuto toni peraltro pacatissimi. "Urge una piccola spiegazione, perché mi risulta anche da un'email privata che qualcuno abbia colto come risentiti il mio tono e il mio post su FB. Non è così (e in questo rassicuro chi è stato chiamato in causa); il mio era un rilanciare elementi di civilissimo confronto emersi dai post della recensione di Nocturnia e anche da altrove (insomma, la SF italiana non è nuova a queste critiche/rilievi!). Ma come tutti, dal primo all'ultimo, hanno dimostrato qui, non c'è assolutamente motivo di prendersela a male o di sentirsi offesi. Il mio era solo un po' di sco-ra-men-to, mi sembra di averlo detto chiaro". Ciò detto, ringrazio quanti hanno avuto belle parole per il sottoscritto e per l'intervista propostami. Che la forza sia con voi! :-)

Dario Tonani ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nick Parisi. ha detto...

@ Cooksappe
È una lettura che vale la pena fare, te lo assicuro!

Nick Parisi. ha detto...

@ Francesco Troccoli
Grazie davvero ne sono felice! Grazie anche per alcune cose scritte da te riguardo al sottoscritto e a questonpost su Facebook: grazie sul serio, l' ho apprezzato molto.
Conosco l' ottimo lavoro fatto da Luigi con le sue Edizioni Della Vigna - e ne ho anche recensiti molti- la tua antologia sarà uno dei miei prossimi acquisti.
Concordo con quanto dici: anche l' esterofilia di una parte dei lettori ha alcune responsabilità.

Nick Parisi. ha detto...

@ Dario Tonani
Con grande piacere dò il benvenuto anche a te.È sempre bello ricevere commenti da parte di uno scrittore che si stima.

Solo una nota: Ti assicuro che lo sco-ra-men- to è reciproco specialmente dopo aver scritto delle cose e averne viste interpretate altre. L' importante sempre è chiarirsi per evitare incomprensioni, il dibattito è comunque sempre importante.
Ribadisco la stima, sono felice della rassicurazione, ringrazio tutti gli intervenuti su questo commentario per la pacatezza e la civiltà dei toni e rilancio perl' intervista ai tre scrittori.

Italo Bonera ha detto...

Da ultimo, dopo aver commentato tra i primi su fb, mi paleso. “Non capisco le polemiche sui generi narrativi. L'unico discrimine (ma addirittura, l'unico argomento di discussione) dovrebbe essere la *qualità* di un testo: dire che è troppo fs o troppo poco, che è troppo noir o troppo thriller, è solo l'espressione di una preferenza personale.” E’ ciò che avevo postato su fb in risposta all’ormai famoso scoramento di Dario Tonani, esprimendo un’opinione generica - non sulla specifica recensione di Nick, che ancora non era stata richiamata.
Dico anche da cosa nasce il mio, di scoramento (Dario, se leggi, questo topos ormai te lo porterai addosso per un pezzo ;-) ). Da autore mi sono sentito dire, riguardo al mio romanzo che:
- non lo pubblichiamo perché non trattiamo noir
- non lo pubblichiamo perché la fs non è nella nostra linea editoriale
- non va bene per il premio *tale* perché è un noir non completamente centrato sulla fs
- non va bene per il premio *talaltro* perché è fs mentre noi vogliamo thriller
...eccetera.
Capisco quando si dice che un testo non scorre, è scritto male, è pesante, è autoreferenziale, misogino, patetico prolisso inutile ripetitivo... e per *questi* motivi lo si scarta; ma attaccarsi ai generi, non lo capisco. Una cosa è la qualità del testo (sulla quale articolare il giudizio), altro sono le preferenze di ognuno. E infatti, nella recensione qui sopra sull’ottimo lavoro di Campo, leggo il parere legittimo di chi ama la sf, e ne vorrebbe italiana e di qualità; quello che non ho trovato è la polemica: non ci sono accuse, c’è un’analisi del romanzo che parla di scorrevolezza, di infodump evitati (elementi verificabili - se proprio non vogliamo dire oggettivi) e un giudizio positivo. Poi, si esprimono riserve sulla eccessiva produzione di fanta-noir, riserve che sono chiaramente espressione di preferenza personale - e in questo non c’è nulla di esecrabile. Diverso sarebbe stato scrivere “un altro romanzo di cui non si sentiva il bisogno, scrittori italiani, uscite dal tunnel”, ma Nick non ha scritto questo.
Per tornare al busillis. Oggi di fantanoir italiani ce ne sono parecchi, è vero. Però dubito che si tratti solo di scelte editoriali: è legittimo supporre che ci siano molti scrittori che sentono la necessità di impastare i generi alla ricerca di una narrazione che esprima ciò che li interessa. La distopia, l’ambientazione nel futuro, il noir, sono strumenti che consentono una grande libertà espressiva. Mi piace citare Bradbury: la fs “finge di guardare dentro il futuro ma in realtà guarda il riflesso della verità che è davanti noi”. Ed è così anche per il noir (Ross Macdonald, Leo Malet, Andrè Hèlèna…).
Anni fa, sembrava che tutti si buttassero sull’ucronia (già stato detto), oggi, tutti sul fantanoir. Sono tendenze. E hanno anche limiti, lo riconosco. Ma scrivere qualcosa di nuovo e originale parlando di alieni, robot, navi stellari, è difficile (onore a chi ci riesce!): il cinema ne straborda, perché spettacolari. Sono convinto che la narrativa di genere (fs) sia ben più avanti. Orfana della ricerca del “sens of wonder” (surclassata dal cinema, appunto) scava nel reale, “usa” gli strumenti dei generi, li mescola, li frammenta, sperimenta, mette a nudo inquietudini (distopie), pone domande, esplora. Quello che ha sempre fatto, in fondo. E, aggiungo, gli italiani lo fanno con fatica, tra innumerevoli difficoltà, spesso da soli, senza ritorni economici (anzi), spendendo energie, al solo scopo di far sentire una voce, soltanto una voce.
Grazie Nick, per la disponibilità e per il confronto sereno!

Nick Parisi. ha detto...

@ Italo Bonera
Grazie Italo per il tuo commento. Un commento così bello che sarebbe da incorniciare.
Naturalmente ritieniti precettato anche tu per una futura "Intervista Nocturna"

Italo Bonera ha detto...

Troppo buono Nick! :-)
Per l'intervista, puoi contarci!

Lady Simmons ha detto...

Ottimo post Nick, e lo condivido.
Leggo anche una sentita discussione sia qui che su FB, la dialettica fa bene e serve a rendere vivaci le nostre giornate, sebbene a mio parere questa è ingiusta.
Non vedo assolutamente polemica nel tuo scritto, ma osservazioni costruttive derivate da una profonda conoscenza dei generi.
Fossero tutti corretti e civili come te nella blogsfera sia la fantascienza che i rapporti tra blogger ne trarrebbero giovamento.
Quanto al mix di generi a me piace moltissimo, e mi sta anche bene fino ad un certo punto, ovvero fin quando resta una pratica immutata nel tempo e priva di novità, ma non è naturalmente il caso di questo libro, che trovo molto interessante.
Rispetto ogni opinione e credo che si possa convivere con pensieri ed osservazioni diversi (la lettura è piacere, è intelletto)senza risentirsi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Lady Simmons
La discussione c' è stata, cominciata così così ma finita in maniera importante.
Grazie per i complimenti.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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