INTERVISTA CON LUIGI MUSOLINO

Siamo arrivati a sabato, un assolato sabato di luglio, per farvi rilassare e distrarvi dal caldo vi propongo la mia intervista con Luigi Musolino, uno scrittore di cui abbiamo parlato numerose volte qui su Nocturnia. Se siete desiderosi di conoscere qualcosa in più riguardo Musolino QUI trovate la sua biografia. Desidero ringraziare il mio intervistato per la sua gentilezza e per la sua disponibilità mentre a voi auguro, come sempre, una buona lettura.
Attendo i vostri commenti.


Nick:    Benvenuto su Nocturnia, Luigi, è grazie per aver accettato questa intervista. Come prima domanda ti chiedo di raccontarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Luigi Musolino:   Ciao Nick, grazie a te per l’invito!
Ricordo esattamente la prima volta in cui mi sono seduto al tavolo con l’intenzione di scrivere una storia “mia”, che non fosse il solito tema scolastico, potevo avere undici o dodici anni. Il racconto di un bambino che combatteva contro un mostriciattolo demoniaco nascosto nel suo appartamento; dopo mille peripezie riusciva a sconfiggerlo infilandolo nel frullatore. Poi però il bambino si faceva prendere la mano e riduceva a frappè anche il fratellino minore…
Quindi, per rispondere alla tua domanda, direi che ho iniziato a scrivere molto presto, mi è sempre piaciuto buttare su carta anche soltanto degli abbozzi di trama o delle descrizioni, ma l’idea di fare le cose sul serio è arrivata un dieci, dodici anni orsono, quando ho iniziato a collaborare con alcune realtà del fantastico italiano come Edizioni XII o la Dagon Press.

Nick:   Quali sono stati gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzato come lettore prima ancora che come scrittore  Naturalmente puoi citare-se ti va- anche film, serie Tv; musica e tutto quello che ti viene in mente.

Luigi Musolino:   Anche per rispondere a questa domanda devo fare un bel po’ di passi indietro. Mio padre è un appassionato di narrativa e cinema horror, così come lo era mio nonno prima di lui. In casa giravano libri di King, Lovecraft, Barker, Laymon, Bierce, Maupassant, fumetti assortiti, VHS pirata degli ultimi horror che solo a infilarle nel videoregistratore si perdevano diottrie, riviste di cinema, e quelle copertine con creature urlanti e panorami assurdi mi affascinavano e terrorizzavano. Appena possibile ho iniziato a leggere quei romanzi che mi apparivano “proibiti”, a esplorare le videoteche di paese alla ricerca dell’ultimo Hellraiser, a prendere in prestito i numeri di “Splatter” e “Mostri” dal vicino di casa adolescente, poi è arrivata la scoperta del rock e dell’ heavy metal, e così via…
È cominciato tutto molto presto. Ho avuto un’infanzia magnifica, insomma, e così tanti input che è davvero difficile citare un autore o un disco o un film piuttosto che un altro. Diciamo che da quando ho memoria ho sempre avuto un’inclinazione verso il macabro, l’oscuro e il misterioso, una naturale propensione verso l’immaginario fantastico. E visti i precedenti familiari forse possiamo parlare di una sorta di eredità o tara genetica.

Nick:  In particolare cosa ti affascina nei generi horror e weird e cosa ti ha portato a scrivere di questi argomenti?

Luigi Musolino:  La componente che più mi affascina dell’horror e del weird è la fascinazione esercitata dalla paura e dall’inconoscibile su ognuno di noi. La paura provocata dal sovrannaturale è un sentimento che ha radici remote. E spesso la cerchiamo e desideriamo, così come cerchiamo la gioia, l’amore, l’appagamento dei sensi. Godiamo a provare quel tipo di sbigottimento, il timore che qualcosa di sconosciuto, inaffrontabile e non umano sia rintanato in un anfratto buio pronto ad assalirci se solo osiamo voltargli la schiena o proferire un suono. C’è una frase in un racconto di Maupassant contenuta in un racconto che si intitola appunto “La Paura” che trovo esplicativa:
«La paura — anche gli uomini più coraggiosi possono provarla — è un sentimento orrendo, una sensazione atroce, simile alla decomposizione dell’anima, uno spasimo spaventoso del pensiero e del cuore, il cui semplice ricordo provoca brividi d’angoscia. Ma, quando si è coraggiosi di natura, questo non avviene né davanti a un attacco pericoloso, né davanti a una morte inevitabile, né davanti a tutte le forme note del pericolo: ha luogo in circostanze anormali, sotto certe influenze misteriose, di fronte a rischi indefiniti. La vera paura è simile al ricordo dei terrori fantastici d’un tempo. Un uomo che crede ai fantasmi e che s’immagina di scorgere uno spettro nella notte, lui si che proverà la paura in tutto il suo orrore».
È una frase che trovo spieghi molto bene l’essenza dell’horror e del weird, e adoro quella definizione, “terrori fantastici d’un tempo”, perché per me la paura si accompagna spesso a un senso del meraviglioso che ha qualcosa di madornale, antico, quasi epico.

Nick:   Hai cominciato a pubblicare su riviste e su  fanzine come "Fantastique".  Dal momento che quello delle fanzine (da cui provengo anche io) oramai è un fenomeno  quasi del tutto scomparso, vorrei che tu ne descrivessi il mondo, l'ambiente ed i personaggi che vi gravitavano attorno ai lettori più giovani che non hanno fatto in tempo a conoscere quel tipo di pubblicazioni.

Luigi Musolino:  Di quel periodo ricordo soprattutto la volontà di confronto e la solidarietà reciproca, si scambiavano consigli, si leggevano e criticavano in modo costruttivo i testi altrui, insomma, un piccolo universo di persone unite da una passione comune che spesso si trasformava in amicizia.

Uno dei due volumi dedicati a
Carl Jacobi curati da Musolino.

 Nick:   Hai lavorato molto anche come traduttore e come curatore. di volumi In questa veste ti è capitato di tradurre per la Dagon Press due volumi delle opere di Carl Jacobi, uno dei giganti dimenticati del periodo d'oro delle riviste pulp e weird. Vorrei prima di tutto che tu spendessi due parole a proposito di Jacobi, uno scrittore che non è stato valorizzato abbastanza e in seconda battuta che tu ci parlassi della tua esperienza su questi due volumi.

Luigi Musolino:  Jacobi è stato un maestro dell’epoca d’oro del pulp magazine americano, a mio avviso di poco inferiore a figure di spicco come Howard o Ashton Smith. Era molto attivo nell’ambiente, amico di Robert Bloch e August Derleth, corrispondente di Lovecraft e Howard, giornalista, appassionato di storie avventurose e grande amante della narrativa fantastica, dotato di un’immaginazione fervidissima e peculiare.
Fu un racconto a “lanciarlo”, Mive, che comparve sulle pagine di Weird Tales, storia di una gigantesca farfalla carnivora che perseguita uno sfortunato viandante. Dopo la pubblicazione Lovecraft stesso scrisse a Jacobi per fargli i complimenti.
Era uno scrittore molto versatile, capace di spaziare dalla fantascienza al sovrannaturale, passando per i racconti d’avventura e il poliziesco con uno stile delicato e poetico, in cui riusciva a inserire squarci di visioni lisergiche. Tra le sue opere migliori ci sono Revelations in Black, un racconto di vampiri magistrale, e Carnaby’s Fish, che s’inserisce perfettamente nel solco dei Miti di Cthulhu. Come molti scrittori dell'epoca anche Jacobi aveva le sue "geografie d'incubo" dove amava ambientare i racconti, ad esempio le Rentharpian Hills, malinconiche colline battute dalla pioggia e soffocate da un perenne velo di nebbia. Ed estremamente suggestivi i titoli dei suoi innumerevoli pseudobiblia, tra cui mi piace citare l' Hydrophinnae di Gantley, Gli Abitatori degli Abissi di Gaston Le Fe, e Io sono un licantropo di Calumet.
Il lavoro di traduzione è stato appassionante, anche perché siamo riusciti a mettere le mani su del materiale inedito conservato all’ Università del Minnesota, e lavorare con Pietro Guarriello è stato un grande piacere e un’esperienza formativa importantissima.

Nick:  Sempre Come traduttore, nel 2011  ti sei occupato- tra gli altri- de la prima versione italiana de "I Vermi Conquistatori" di Brian Keene. Parlaci di quell'esperienza: quali sono state le sfide, le difficoltà (ma anche le soddisfazioni) che ti ha comportato il lavorare su un’opera così importante?

Luigi Musolino:  Quello è stato un bel periodo. Frenetico, ma un bel periodo. L’attività di Edizioni XII era all’apice, avevo letto e amato il romanzo di Keene in lingua originale, e quando mi è stato proposto il lavoro di traduzione sono saltato sulla sedia. Eravamo i primi a portare un autore importante come Keene in Italia e si avvertiva un certo fermento nell’aria…
La difficoltà principale è stata rispettare le tempistiche, abbastanza strette, ma nel lavoro sono stato affiancato da uno dei migliori editor in circolazione, Daniele Bonfanti, e si è trattato di un viaggio piacevole sotto ogni aspetto.

Nick:  "I Vermi Conquistatori" un paio di anni fa è stato ristampato da Mondadori. Cosa pensi di questa nuova edizione?  

Luigi Musolino:  A quanto ne so la traduzione dovrebbe essere la stessa della versione Edizioni XII del romanzo. Speriamo che dopo XII e Mondadori altre case editrici italiane prendano in considerazione l’idea di “spingere” questo autore…

Nick:   Qualcuno molto tempo fa ha detto che "tradurre è tradire". Sei d'accordo con questa affermazione?

Luigi Musolino:   In parte. C’è una componente di “tradimento” nel lavoro di traduzione, senza dubbio, pensiamo ad alcuni modi di dire che non trovano un corrispettivo nella lingua in cui vengono tradotti o a determinate espressioni che è necessario modificare, per forza di cose. Ma allo stesso tempo c’è la necessità di mantenersi il più fedeli possibile al testo originale, anche per quanto riguarda la metrica e il ritmo delle frasi.

Albedo One # 45 col racconto
 di Luigi Musolino tradotto in Irlanda
.

 Nick:  Torniamo adesso alla tua attività di scrittore, hai cominciato a farti notare vincendo  diversi concorsi. Cito , tra gli altri: il Sanguinario Valentino indetto dal sito La Tela Nera nel 2010. Il 300 parole per un Incubo ( organizzato da Scheletri.com). Una Storia  al Mese, indetto da Edizioni XII (sempre nel 2010),Senza dimenticare il trofeo RiLL vinto due volte, nel 2010 e nel 2012. Quanto ritieni siano importanti i contest letterari specialmente per un autore esordiente? E quale tipologia di concorsi, secondo te, sarebbe invece da evitare?

Luigi Musolino:     Determinati tipi di concorsi sono molto utili per acquisire consapevolezza delle proprie capacità e per confrontarsi con altri autori. Ci sono concorsi sui forum di narrativa il cui principio è: “Pubblica un racconto e noi te lo massacriamo, senza peli sulla lingua”. Ed è un’ottima cosa. Credo sia fondamentale passare per questi canali, soprattutto per imparare ad apprezzare e analizzare le critiche.
Per quanto riguarda i concorsi da evitare, meglio tenersi alla larga da quelli che richiedono una spesa d’iscrizione eccessiva, eventuale pubblicazione a pagamento o traguardi impossibili.

Nick: Nel 2012 pubblichi la tua prima antologia personale Bialere -Storie da Idrasca. In questa antologia risulta evidente un elemento costante della tua narrativa, cioè l'attenzione ed il reimpiego nelle tue storie di molte vecchie tradizioni e delle leggende contadine. Quelle, per intenderci che raccontavano i nostri nonni  e bisnonni per spaventare i nostri genitori  quando erano bambini. Ritieni davvero che il folklore regionale possa rappresentare la carta giusta per creare una via italiana all' horror?

Luigi Musolino:  Come dicevo prima sono cresciuto circondato dall’immaginario fantastico, e allo stesso tempo sono sempre stato attorniato dalle storie contadine di masche e fantasmi, storie udite da nonni e zie, quindi per me è stato naturale attingere a queste figure quando ho iniziato a sperimentare con la narrativa. Il folclore regionale è una delle innumerevoli vie che può intraprendere l’horror italiano, un percorso radicato nel territorio e con una precisa identità geografica. C’è  un incredibile universo di creature e miti cui attingere per scrivere ottime storie, come ci hanno già dimostrato in passato narratori del calibro di Baldini e Arona, tanto per citare due tra i miei preferiti. Il cosiddetto “gotico rurale” è un sottogenere della narrativa fantastica che secondo me può e deve ancora essere esplorato e declinato, un filone tanto vasto e profondo da essere pressoché inesauribile.

Nick:  Proprio dalle vittorie del Trofeo RiLL uno dei concorsi menzionati in precedenza , arrivano i racconti Il Carnevale dell'Uomo Cervo (gl' Cierv)  e O' Mammone, che poi, in un certo senso fungeranno da base per il progetto Oscure Regioni. Pensavi sin dall'inizio ad allargare il discorso a tutte le regioni d'Italia oppure la scelta è avvenuta in un secondo momento?

Luigi Musolino:   Il punto di partenza di tutto è stato la masca, la strega-fattucchiera delle credenze popolari del Piemonte; quasi tutte le storie di Bialere sono imperniate su questa figura e sul paese immaginario di Idrasca, desolata località della Bassa dove forze sopite da secoli cominciano a risvegliarsi, entità e creature che non vogliono essere dimenticate.
Diciamo che dopo questo volume ho sentito l’esigenza di espandermi e andare a curiosare nel folclore delle altre regioni; credo di aver preso la decisione di intraprendere un lungo itinerario attraverso lo Stivale dopo la stesura del terzo o quarto racconto “regionale”, e di certo la vittoria al Rill dei due testi da te citati ha contribuito a rafforzare l’idea che quella strada poteva essere interessante.

Nick:   Il Carnevale dell'Uomo Cervo, è stato tradotto anche all'estero e segnatamente in Irlanda, sul numero 45 della rivista Albedo One col titolo di "The Stag". Sai dirci come è stata accolta  la tua storia dai lettori irlandesi ?

Luigi Musolino:   Albedo One è un’ottima rivista, ricca di approfondimenti e recensioni. Il racconto è stato ricevuto positivamente, anche se qualcuno è rimasto spiazzato da quel finale aperto che ha qualcosa di struggente e consolatorio.

Nick:   Come hai ripetuto più volte Il Carnevale dell'Uomo Cervo, si basa su un’antica festa popolare, tenuta nel comune di Castelnuovo al Volturno, un paese situato in provincia di Isernia. Come ti è venuta l’idea di dare alla tua storia un’ambientazione così particolare e così poco battuta dai tuoi colleghi?

Luigi Musolino:   Stavo effettuando alcune ricerche sui carnevali italiani, sperando di imbattermi in qualche manifestazione oscura e particolare, quand'ecco che l'Uomo Cervo ha incrociato la mia strada. La cosa che più mi ha colpito di questa parata carnevalesca è il modo in cui viene trasfigurato un animale considerato mite e sfuggente in una creatura bestiale, per alcuni versi demoniaca. Gl'Cierv è l'incarnazione della brutalità della Natura, dell'inarrestabile e spietato ciclo delle stagioni.
Inoltre c'è questa teoria molto fantasiosa, promulgata da alcuni studiosi, secondo la quale il rito dell' Uomo Cervo nascerebbe in tempi remoti per celebrare un animale estinto, il Megalocero, cervide di enormi dimensioni di cui sono stati effettivamente ritrovati numerosi fossili in Molise.
Impossibile non scriverci una storia, avendo a disposizione spunti simili. Nel racconto ho voluto soffermarmi su alcune tematiche: la piccolezza e la presunzione dell'essere umano rispetto alla Natura, il sopravvivere di concetti passati e antichissimi nonostante la proliferazione delle sovrastrutture moderne, la ciclicità di determinati errori e orrori…

Nick:  Come dicevamo prima, grazie al successo e all'esempio di quei due racconti ( O Mammone e de Il Carnevale dell'Uomo Cervo) nel 2014 e nel 2015 la RiLL ha pubblicato le due antologie"Oscure Regioni".all'interno delle quali tu dedichi un racconto horror per ognuna delle regioni italiane. La prima cosa che si nota all'interno di Oscure Regioni è il grande lavoro di documentazione da te svolto. Ci sono state storie più difficili di altre da scrivere? Regioni per cui è stato più complicato trovare gli elementi giusti? Racconti di cui sei meno soddisfatto rispetto agli altri? Raccontaci qualche aneddoto in proposito.

Luigi Musolino:    Il lavoro di documentazione è stato lungo e impegnativo, e allo stesso tempo avvincente, una continua scoperta. Quando possibile ho cercato di recuperare narrazioni di prima mano da amici, parenti e conoscenti, anche per richiamare il fatto che queste storie venivano trasmesse soprattutto per via orale.
“Sibillini Occhi d’Avorio”, il testo dedicato alle Marche, è stato tra quelli che mi ha dato più filo da torcere; volevo una storia che approfondisse gli aspetti storici del mito della Sibilla Appenninica e al tempo stesso terrorizzare il più possibile il lettore con elementi classici della narrativa e del cinema horror: bambini scomparsi, agghiaccianti incubi notturni, preveggenza, soffermandomi anche su paure moderne, come il terrorismo e la crisi economica. Bilanciare questi elementi non è stato semplice, e spero di esserci riuscito.
Ci sono racconti che trovo più riusciti, ad esempio “Crustumium, La Profondata”, “I Nastri di Larrie” oppure “Smeraldo”, ma in linea di massima sono soddisfatto dal risultato complessivo. I testi in fin dei conti sono uniti da un denominatore comune: i miti del folclore sono lo specchio di paure che ci portiamo dietro da quando eravamo poco più che scimmie, archetipi dell’oscurità. Possono mutare e nascondersi col trascorrere dei secoli, ma sono impossibili da estirpare…

Nick:  Proseguendo su questo discorso: c'è stata qualche leggenda, qualche tradizione o qualche figura del folklore che avresti voluto inserire all'interno dell'antologia e che invece hai dovuto lasciar fuori?

Luigi Musolino:   In Sardegna ho avuto non poche difficoltà, in questo senso… Il folclore sardo è tra i più avvincenti del nostro Paese, e la quantità di miti che si sono mantenuti nelle narrazioni popolari è sorprendente. Inoltre le antiche storie dell’isola hanno tutte un taglio piuttosto macabro, ideale per imbastire racconti dell’orrore “spinto”. È stata dura scegliere quali scartare. Probabilmente il mito delle Panas, gli spiriti delle donne morte di parto che ogni sette anni sono costrette a recarsi nei pressi dei canali di campagna per lavare i loro panni sporchi di sangue. O forse le Cogas, streghe-vampiro che di notte s’intrufolerebbero nelle case per rubare il respiro ai bambini addormentati…

Nick:  Leggendo "Oscure Regioni" mi sembra di notare che in questo lavoro tu abbia voluto unire elementi del weird classico ed omaggi lovecraftiani con toni volutamente grotteschi ed ironici, il tutto scritto con uno stile a volte cinematografico, ma con una certa attenzione all' horror psicologico. E' una ricostruzione sbagliata la mia?

Luigi Musolino:  No, niente affatto, hai centrato in pieno i punti chiave di OR.
I richiami a Lovecraft e più in generale alla narrativa weird sono evidenti, una sorta di omaggio spassionato, perché la mia formazione letteraria passa principalmente da lì.
Tutte le storie, pur parlando di leggende la cui origine si perde in tempi remoti, sono ambientate ai giorni nostri, e credo che spesso l’effetto grottesco nasca proprio da questo scontro tra passato e modernità.
Come hai sottolineato la narrazione ha un impianto piuttosto veloce, volevo che l’incursione dell’inconcepibile nel quotidiano arrivasse come uno schiaffone per ridurre ai minimi termini i protagonisti o rivelare qualche aspetto nascosto del loro passato e della loro natura.


Nick:    Sempre all'interno di "Oscure Regioni", è presente un gruppo di storie che si differenziano dalle altre (Penso ad esempio, oltre al già più volte  ricordato "Il Carnevale dell'Uomo Cervo",  a racconti come "I Nastri di Larrie" ed in misura minore a "Nato con la Camicia" ed "Un Selvaggio") in cui pare di avvertire una sorta di tono quasi ambientalista e di condanna dell'orgoglio umano. In sostanza è come se tu abbia voluto ricordare che non sempre quello che consideriamo paranormale ( o che semplicemente non conosciamo) sia per forza malvagio, ma semplicemente qualcosa che è "diverso" da noi e che non abbiamo ancora compreso. Per la seconda volta ti chiedo se è una ricostruzione sbagliata quella che ho fatto.

Luigi Musolino:  No, quel senso di meraviglioso ed estraneo cui accennavo prima rimanda proprio a questo, alla nostra presuntuosità di volere a ogni costo spiegare, analizzare, capire, e quando non riusciamo a farlo restiamo annichiliti, ridotti in uno stato di allucinato stupore. La Natura è spesso portatrice di questo senso assoluto del fantastico, di un Altrove sconcertante, come emerge in molti testi di alcuni giganti del fantastico, penso a Blackwood o a Machen, ed è una tematica che ritroviamo in numerose narrazioni e leggende popolari.

L'evocativa cover dell'edizione XII
de I Vermi Conquistatori realizzata da
 Diramazioni
Traduzione di Luigi Musolino

Nick:   Una tua definizione di Horror ?

Luigi Musolino:   Tutte le forme d’arte che si occupano dell’aliena, inaspettata e incomprensibile deformazione di ciò che riteniamo quotidiano, normale, accettabile.

Nick:  Come consideri l'attuale stato di saluto del settore e che consigli daresti a qualcuno che volesse cominciare oggi a scrivere ? 

Luigi Musolino:  Credo che la narrativa di genere, in Italia, stia conoscendo un buon periodo. Ci sono ottimi autori, blog e librerie dedicati, siti di approfondimento, tante piccole case editrici valide che cercano di farsi strada sul mercato, sbocchi che soltanto una decina d’anni fa sembravano impensabili, come l’autopubblicazione in ebook, che a mio avviso può essere un buon punto di partenza…
Per quanto riguarda i consigli, soltanto uno: scrivere è un processo stupendo ma faticoso, che richiede impegno. Non prendetelo alla leggera, ecco.

Nick: Tra i tuoi colleghi scrittori quali segui con maggiore attenzione ed interesse?

Luigi Musolino:  Cerco sempre di trovare tempo da dedicare ad autori italiani e stranieri di narrativa di genere, scoprire nomi nuovi.
Negli ultimi mesi ho letto e amato moltissimo “Cambio di Stagione” di Maurizio Cometto, autore torinese di cui colpevolmente avevo letto solo alcuni racconti, un vero maestro del “sussurrato”. E adesso sono alle prese con “William Killed the Radio Star” di Pietro Gandolfi, una scrittura vivida e cinematografica e una gestione del ritmo da manuale, horror puro e crudo.
La narrativa weird d’oltreoceano è un calderone ribollente di oscenità e meraviglie, cito Mike Allen che mi sento di consigliare a tutti, la sua antologia “Unseaming” è fenomenale.

Nick: Parliamo dei tuoi progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa dobbiamo aspettarci da Luigi Musolino nei prossimi mesi ed anni?

Luigi Musolino: Ho concluso da poco una raccolta di racconti, materiale molto diverso da Oscure Regioni. Mi sono discostato dalle tematiche folk-horror per spostarmi verso lidi più angosciosi e surreali, e spero che l’antologia possa vedere la luce entro fine anno. È un lavoro cui tengo molto e che parla di forme di buio difficili da debellare, il buio che si annida nella mente umana, nei ricordi d’infanzia, nella solitudine, nelle pieghe della nostra coscienza. È sicuramente un volume più “intimo” rispetto a OR.

Nick:    Bene, è tutto. Ti ringrazio ancora e nel salutarti ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia: c'è qualche domanda a cui avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Luigi Musolino:  Mi sarebbe piaciuto rispondere a una domanda classica che però non mi hanno mai fatto: ”Quali sono le cose che ti fanno più paura?” e io ti avrei risposto: ”Il dentista e le abductions aliene, che a ben pensarci hanno qualche punto in comune...”
Grazie per l’intervista, Nick!

10 commenti:

Fabrizio Borgio ha detto...

Plauso e apprezzamento come di consueto, con il valore aggiunto di Aber ritrovato un altro grande cantore delle Masche

Nick Parisi. ha detto...

@ Fabrizio Borgio
Il racconto sulle Masche è effettivamente uno dei racconti più spaventosi delle due antologie "Oscure Regioni".
Secondo me con Musolino abbiamo trovato davvero una delle voci nuove dell' horror italiano.

Nella Crosiglia ha detto...

Vedi Nick tu hai il potere di far seguire le interviste che sempre ci proponi, con competenza , interesse, assiduità, ma c'è un'altra caratteristica che ci fa arrivare alla fine del tutto vogliosi di sapere ancora..la leggerezza con cui le racconti, poni le domande, ci intrighi con le spiegazioni, svisceri gli animi degli intervistati..
L'avrò detto mille volte..abbraccio a scena aperta!

Obsidian M ha detto...

Baldini e Arona li ha già citati lui, per cui mi pare sia ormai superfluo dire che le influenze sono evidenti (probabilmente sarebbe stato superfluo dirlo in ogni caso)...
Come molti ho conosciuto la scrittura di Musolino tramite "La madonna cadavere" che è stata (forse lo è ancora) downloadabile gratuitamente da non-mi-ricordo-dove.... Lo scorso dicembre ho comprato i due volumi di OR in versione cartacea alla Miskatonic, grazie soprattutto alle tue convincenti recensioni. Non credo ci sia da aggiungere altro se non che non sarebbe male un nuovo volume con un focus sulla Sardegna, visto quanto leggo qui sopra. ^_^

Nick Parisi. ha detto...

@ Nella Crosiglia
Grazie per i complimenti (che rigiro ai miei intervistati) sopratutto perché so che sono sinceri. ;)
Ricambio l'abbraccio, alla prossima.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Un volume di racconti horror dedicato alle tradizioni sarde ci starebbe davvero bene, a questo punto lancio il guanto di sfida agli scrittori italiani, sarebbe bello se prima o poi qualcuno tra loro possa raccogliere la sfida e comporre tutta una serie di racconti sulle Panas, sulle Cogas e così via.

Enrico Teodorani ha detto...

Buona estate!

Nick Parisi. ha detto...

@ Enrico Teodorani
Anche a te! E' un piacere averti qui, mi ricordo il periodo a cavallo tra fine anni '80s ed inizio 90's quando nelle pagine della posta degli albi "Star Comics" e "Play Press" arrivavano le tue lettere, firmate "Enrico Teodorani da Cesena" così come ricordo il lungo periodo di Djustine. ;)
Ci sentiamo presto.

Ivano Landi ha detto...

Bella intervista che ha mantenuto le promesse del Talking About.
Io ho avuto un'infanzia semicontadina, ma essendo nato in una famiglia comunista e atea non si parlava molto di certi argomenti. Al massimo venivano citati, in modo scherzoso, l'uomo nero o la gatta ignuda ;-)

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Nemmeno in casa mia si parlava di certi argomenti, ma per il motivo opposto: la mia era una famiglia molto cattolica ( cattolica ma non bigotta) e certi argomenti erano proprio fuori discussione. Inoltre vivere in una grande città non aiutava certo. Al massimo si parlava anche da noi dell'uomo nero o del monaciello, che spesso finivano per diventare la stessa cosa.

Ricordando il passato

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