ITALIAN MONSTER: ANTONIO BOGGIA, IL PRIMO SERIAL KILLER ITALIANO - Terza Parte

Le prime due parti sono uscite QUI e QUI.


" Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre... Ma non può contenere la primavera."
Gandhi.
"Non avere paura | perché porto il coltello tra i denti, | ed agito il fucile come emblema virile. | Non avere paura della mia trentotto, | che porto qui sul petto. | Di questo invece devi avere paura: | io sono un uomo come te."
Franco Battiato.

Per quanto possano apparire diverse tra loro tutte le vicende umane si assomigliano almeno per una cosa, per un elemento specifico. Prima o poi potrebbe arrivare sempre il momento in cui tutti i segreti vengono svelati, le bugie potrebbero finire per essere scoperte e le azioni compiute e taciute venire fuori. E tanti dettagli o segnali sui quali in precedenza non ci si era soffermati a sufficienza adesso esplodono in tutta la loro singolare virulenza
Non sempre questo avviene ma quando capita, ebbene la vicenda si sta avvicinando al suo gran finale.
E spesso si tratta di un finale senza possibilità d'appello.
Per Antonio Boggia da Urio vicino Como quel momento giunge quando le forze dell'ordine cominciano a perquisire una certa cantina \magazzino a Stretta Bagnera in cerca di indizi.

ALLA STRETTA BAGNERA  UNA CANTINA UNA VOLTA C'ERA...

La Stretta Bagnera.
Un nome ben meritato.
Il viaggiatore che voglia addentrarsi per le vie  centrali di Milano senza volersi limitare solo ai suoi angoli più turisticamente conosciuti o nominati potrebbe ad un certo punto imbattersi in una stretta, strettissima viuzza a forma di L.


Si tratta di una stradina dove è praticamente impossibile per un qualsiasi mezzo di locomozione (nell' ottocento le carrozze) riuscire ad entrare; secondo la maggior parte delle persone la Bagnera è la strada più minuta ed angusta presente in tutta la città lombarda.
L'ideale per qualcuno che non voglia avere troppi sguardi curiosi attorno.
Uno come Antonio Boggia, per l'appunto.


La Bagnera oggi

Per questo il Magistrato Crivelli si decide ad inviare i suoi investigatori proprio all'interno della proprietà del Boggia: una singola stanza male ammobiliata ed una cantina dotata di una unica finestra collegate tra loro da una scala interna, l' Uomo di Legge è convinto che in quel luogo potrebbe trovare delle prove contro l'assassino di Ester Maria Perrocchio.
Quello che il Magistrato Crivelli ancora ignora è che bisogna sempre fare attenzione a ciò che si cerca.
Perché si potrebbe trovarlo.

L' ISPEZIONE.

La prima cosa che viene rinvenuta è la falsa procura della Perrocchio e buona parte delle lettere contraffatte della donna e questo assieme a tutte le altre e al cadavere della vecchia rinvenuto a Via Nerino potrebbe anche chiudere il caso.
Il fatto è che di procure false ne vengono rinvenute anche altre due.
La prima risale al 1849 e porta il nome dello scomparso Angelo Serafino Ribbone ( ve lo ricordate, vero?) , la seconda riguarderebbe  un ferramenta, un certo Pietro Meazza.
Anche lui scomparso nel nulla.
Si cominciano a delineare i primi dettagli di un piano che va avanti in maniera totalmente indisturbata da decenni, una lucida discesa nella personale follia di un uomo solo.
Viene fuori che, non solo Boggia e Ribbone si conoscevano perché entrambi nativi di Urio ma che il secondo aveva a lungo tempo lavorato come dipendente del primo. Una volta divisi però -a quanto pare- Boggia non sopportava troppo che il suo ex subordinato guadagnasse più di lui.
L'invidia spesso fa più vittime delle guerre.
Ed Antonio Boggia ha un modo tutto suo per appianare le controversie e risolvere le sue gelosie.
Molto spesso a colpi di Accetta.

Già, perché contrariamente a quello che si era sempre pensato, il povero Angelo Serafino Ribbone non aveva mai lasciato Milano per godersi i suoi soldi, ma in un nebbioso giorno dell' Aprile 1849 era stato attirato con l'inganno dal suo vecchio sodale alla Stretta Bagnera con la scusa di una nuova offerta di lavoro.
Da quella cantina Angelo Ribbone non ne sarebbe mai più uscito.
Vivo.

In seguito gli investigatori scopriranno che, per ottenere i risparmi del suo dipendente Antonio Boggia, aveva utilizzato per la prima volta il suo "sistema" di false procure e mandati fittizi: grazie al solito compiacente notaio comasco e di testimonianze fasulle era riuscito (dopo un paio di tentativi falliti) a farsi ricevere dalla cugina di Ribbone e farsi consegnare tutti i  risparmi dell'operaio.
Gli stessi investigatori scavando nel pavimento di quella che comincia ad essere battezzata come la "Cantina degli Orrori"rivengono lo scheletro orrendamente mutilato a colpi di Mannaia di Ribbone.


La Bagnera di Notte

Si comincia ad indagare anche sul nome di Pietro Meazza.
Il risultato?
Qualcuno si ricorda di un certo bottegaio del Carrobbio  (o Corrivio) una delle zone centrali di Milano che qualche anno prima era in cerca di amministratori per la sua attività.
Un amico comune, un certo Binda, gli aveva fatto il nome di Antonio Boggia.
Per qualche tempo le cose erano anche filate lisce, Boggia aveva gestito bene gli affari della bottega gli introiti erano aumentati e tutti i dipendenti erano stati regolarmente pagati poi però Pietro Meazza era improvvisamente scomparso.
Ed erano saltate fuori tutta una serie di mandati e di atti di vendita a nome sia di Boggia che del suo complice Binda di tutte le proprietà del commerciante del Carrobbio.
Anche i piedi di Pietro Meazza un certo giorno della loro vita avevano percorso i gradini della scala verso la cantina di Antonio Boggia.
Solo per incontrarne il loro assassino e la sua accetta.
Correva l'anno 1851.

Nove anni dopo il suo sarebbe stato il secondo cadavere ad essere ritrovato interrato nello scantinato della Stretta Bagnera.
 Nella Milano, anzi nel pianeta Terra del 1800 non esistono poi così tanti strumenti investigativi, mezzi di comunicazione tra città e città (anche se situate all'interno degli stessi Stati) ed è più difficile percorrere distanze che solo n secolo dopo sembreranno risibili  e anche per questo i contatti  tra le strutture investigative sono rari e sporadici. Di verificare la veridicità dei motivi di una scomparsa, poi non ne parliamo proprio.
 Anche per questo all'inizio ben pochi avevano in dubbio le spiegazioni date da Antonio Boggia riguardo alle sparizioni dei suoi contatti.
Ci sarebbe voluta tutta la testardaggine di un singolo giudice come Crivelli e la denuncia di un figlio disperato come Giovanni Maurier qualche anno dopo perché i nodi venissero al pettine e le bugie venissero svelate.
Perlomeno una parte di esse.
Già, perché del tutto inaspettata, in quel 1860 nella cantina di Antonio Boggia viene rinvenuta anche una terza salma.
La salma di un uomo di mezza età morto e seppellito dopo Angelo Ribbone ma prima di Pietro Meazza
Una carcassa inizialmente senza nome.
E senza storia.

STORIA DI UN CADAVERE.

Ancora una volta saranno le indagini disposte da Crivelli a dare alcune risposte.
Al terzo corpo viene associato un nome .
Si tratterebbe di un commerciante di cereali con l' hobby delle aste, tal Giuseppe Marchesotti.
Marchesotti sarebbe stato avvicinato da Boggia proprio durante una di queste aste e credendo alle storie da lui raccontate su presunti guadagni facili ne sarebbe diventato amico e confidente.
Questo almeno fino ad un certo punto.
I soldi e le proprietà di Marchesotti sarebbero stati causa anche della sua morte.
Agli albori di un freddo sabato mattina, il 15 gennaio del 1850 il commerciante Giuseppe Marchesotti si sarebbe accomiatato da sua madre, portando con sé una grossa somma di denaro, per recarsi ad un ipotetico incontro di affari.
Incontro dal quale l'uomo non avrebbe più fatto ritorno.
Ora, provate un attimo ad indovinare con chi avesse appuntamento quel giorno Giuseppe Marchesotti  ?
Vi do un indizio, anzi due: non solo alcuni testimoni ammetteranno di aver visto il commerciante poche ore dopo essere uscito da casa sua dentro un Osteria in compagnia di Antonio Boggia ma alcuni giorni dopo lo stesso Boggia si sarebbe presentato dalla madre di Giuseppe Marchesotti con tutta una serie di procure firmate per farsi consegnare tutti gli averi dell'"amico."
Ben 4000 svanziche in totale.
Alle domande della preoccupata donna Boggia avrebbe risposto che il figlio oberato da troppi debiti si fosse dovuto allontanare da Milano.
Ed una volta di più tutti gli avevano creduto.

ISTRUTTORIA, PROCESSO E SENTENZA.

Dopo essere stato arrestato il 26 febbraio del 1860 il fuochista Antonio Boggia viene sottoposto a processo il 18 di novembre del 1861 quasi più di un anno dopo . Le voci sui suoi crimini si sono già fin troppo diffuse in città: bocca dopo bocca le notizie sono circolate, sono state masticate, digerite ed ingrandite a dismisura. I giornali di cronaca ed i fogli scandalistici compiono decisamente la loro parte aizzando la cittadinanza contro il detenuto.
Del resto troppo efferati risultano i fatti per poter fingere di ignorarli, cinque giorni dura in tutto il processo e per cinque giorni ogni altra attività a Milano pare fermarsi.
O non esistere per niente.
Crivelli ha dalla sua ben quattro cadaveri, numerose prove ed un numero infinito di testimoni. D'altro canto Boggia ( o come comincia ad essere chiamato Il Mostro della Bagnera ) dopo una prima fase in cui tenta di accreditarsi come una vittima di mere maldicenze finalmente ammette gli omicidi.
Nel far questo però lui ed i suoi avvocati tentano di compiere anche un ulteriore passo, lo stesso passo che dopo di lui in Italia e nel Mondo tenteranno di fare tantissimi imputati di omicidio.
Fingere di essere Malato di Mente
Ma come si diceva troppo crudeli sono stati i delitti, troppo bisogno c'è di una condanna esemplare perché il protagonista di questa folle storia possa sperare di salvarsi.
E la Condanna alla fine arriva in tutta la sua virulenza.

COME MUORE UN MOSTRO.

Dopo aver invano provato a ricorrere in Appello e altrettanto invano tentato di ottenere una improbabile Grazia Reale  l' 8 di Aprile del 1862 viene eseguita la Sentenza.
Morte per Impiccagione.
Tra Porta Vigentina e Porta Ludovica il Primo Serial Killer ufficialmente riconosciuto della Storia dell'Italia Unitaria andò incontro alla fine della sua vita terrena. Data l'importanza del caso Il Boia era dovuto arrivare da fuori regione, numerose candidature spontanee da parte di cittadini dovettero essere respinte a forza. La popolazione milanese assistette nella sua quasi totalità all'esecuzione.
Forse con la speranza di poter chiudere una volta per tutte con una vicenda fatta di sangue e di morte,con dei delitti che avevano profondamente segnato le coscienze e le anime di una intera metropoli.
In quanto alla moglie...beh, lei se n'era andata via da tempo, era scappata da Boggia ben prima che questi cominciasse con i suoi omicidi, forse la donna aveva semplicemente guardato negli occhi il marito e ci aveva scorto l'abisso.
Ben prima che se ne accorgessero tutti gli alti.
Ma la pace non tornò tanto presto a Milano.
Né i milanesi riuscirono a dimenticare gli eventi accaduti.

EPILOGHI.

Le spoglie mortali del Mostro della Stretta Bagnera vennero inumate nel Cimitero del Gentilino, a parte la Testa che venne asportata per essere analizzata dagli Studiosi di Medicina e di Anatomia. In tanti si sono avvicendati per tentare di comprendere i motivi delle azioni del Boggia, tra i tanti nomi illustri potremmo ritrovare anche quello di Cesare Lombroso che credette di trovare in quelle conformazioni craniche la giustificazione delle sue Teorie.
Nasceva così la Moderna Criminologia, ma come il cervello di Antonio Boggia, anche la nuova scienza nasceva da radici malate e da presupposti sbagliati.
L'impiccagione del 1862 fu anche l'ultima condanna a morte di un non-militare eseguita nel capoluogo lombardo, almeno fino ai giorni della Repubblica di Salò quando altri Demoni e ben altri assassini perfino peggiori di Antonio Boggia avrebbero perseguitato i giorni e le notti degli italiani.
Ma questa è un'altra storia e la racconteremo un altra volta.
In quanto alla Bagnera, beh quella lunga e angusta strada a forma di L esiste ancora ed è ancora la strada più stretta di quella città, nel 1885 per esigenze di toponomastica le hanno cambiato il nome ed ora è Via Bagnera, probabilmente si è trattato di un estremo tentativo per voltar pagina.

Via Bagnera oggi, sulla sinistra s'intravedono
l'entrata (l'arco di mattoni) e la finestrella
entrambe murate della cantina del Boggia

Hanno perfino murato l'entrata e la finestra della cantina degli orrori cosicché il viandante che volesse recarvisi ai giorni d'oggi troverebbe soltanto come segnali degli antichi passaggi soltanto parte di un arco di laterizi e una porticina ricoperta di mattoni.
Questo però non è servito poi a molto, certi ricordi restano difficili da cancellare.
Rimangono anche le leggende.
C'è una voce che circola a Milano, una voce che parla di improvvise ed immotivate ventate di aria gelida pronte ad avvolgere l'incauto curioso che osi avventurarsi solitario nelle vicinanze dell' antica Stretta Bagnera
Secondo molti in quel luogo si aggirerebbe tuttora una nefasta presenza.
Quella di un ottocentesco assassino in cerca di nuove vittime.
Scettici e razionalisti ovviamente rigettano questa ricostruzione preferendo parlare di normali fenomeni di suggestione.

La Mannaia di Antonio Boggia

Sia come sia anche questo contribuisce a tenere vivi certi ricordi e a far si che nulla sia dimenticato.
Ma forse certe storie sono semplicemente destinate a no terminare mai.
Nel 2009  dopo decenni di oblio è stata rinvenuta una vecchia mannaia, stava per essere venduta ad un' asta di oggetti "antichi" e con un passato particolare.
Oggi quella stessa ascia è conservata nel museo di Olevano una tranquilla cittadina della Lomellina.
L'ascia era quella usata da Antonio Boggia.
Si, decisamente certe storie sono destinate a non concludersi mai del tutto.

FINE

BONUS CARD: STORIE DI ALTRI ASSASSINI.
SOTTOTITOLO: PICCOLO INDICE NON ESAUSTIVO DI CRIMINALI SERIALI PRE-UNITA' D'ITALIA.

Secondo la maggior parte degli storici e degli esperti Antonio Boggia è stato il primo assassino seriale riconosciuto della Storia d' Italia (o perlomeno del periodo post-unitario ) Tuttavia il fenomeno degli assassini recidivi non va limitato solo all'Era Moderna ma è una questione antica come l'umanità stessa.
E la Storia italiana non fa eccezione.
Ecco una breve carrellata di alcuni serial killer che hanno operato prima dell'Unità d'Italia, molte donne, diversi casi controversi e di confine e la solita avvertenza: per ogni dato certo  per ogni notizia conosciuta decine di altre sono andate perdute e cancellate per sempre.
Si risale fino alla Storia Romana ed una prima figura interessante da citare potrebbe essere la famigerata Lucusta, una donna estremamente esperta nelle arti farmacologiche, nata nelle Gallie romane si trasferì presto nella capitale imperiale mettendo a disposizione delle classi più agiate le sue doti di avvelenatrice. Fu lei -secondo la tradizione- ad avvelenare l'Imperatore Claudio su ordine di Agrippina  e probabilmente fu sempre lei ad avvelenare Britannico sempre su mandato altrui (forse per fare un favore a Nerone). Ma oltre agli omicidi su commissione si divertì ad ammazzare alcune persone, probabilmente 7, semplicemente per divertirsi.
Venne mandata a morte del 69 D.C.


Questo è stato l'evento primordiale, da questa base di partenza si sono succedute numerose figure che vengono considerate sia dagli studiosi di Stregoneria sia da quelli di Criminologia come precursori degli attuali serial killer moderni.
Una di loro è stata la siciliana Giulia Tofana nata a Palermo in data imprecisata,vissuta come cortigiana e dama di corte di Filippo II e condannata come  strega ed assassina nel 1659 a Roma.  Certo fu una serial killer sui generis perché almeno inizialmente si "limitò" (termine che uso in senso sarcastico) a vendere  la cosiddetta Acqua Tofana, un veleno creato da lei -e da una sua antenata - a donne maltrattate o vittime di matrimoni infelici. In seguito però la cosa le sfuggì di mano trasformandosi in una vera e propria industria dell'omicidio (con una clientela che arrivava fino a Napoli e a Roma) gestita da lei e dalla figlia Girolama (o Giroloma secondo altre fonti) Spera e, col tempo, cominciarono ad eliminare anche semplici conoscenti per mero diletto.
Le due furono arrestate proprio a Roma dopo essere state denunciate da una loro vittima sopravvissuta alla morte e, nonostante avessero perfino tentato di salvarsi rifugiandosi dentro una chiesa, vennero condannate a morte.
Si calcola che nella sola città laziale, tra omicidi su commissione e delitti personali avessero causato la morte  di almeno seicento persone.
Ma questa probabilmente è una stima molto esagerata.

Sempre siciliana e sempre avvelenatrice la settecentesca palermitana Giovanna Bonanno ( 1713-1789) , la famosa "Vecchia dell'Aceto", così chiamata per l'abitudine di somministrare alle proprie vittime una mistura di aceto, vino bianco ed arsenico.
Anche lei uccideva spesso su commissione e cominciò la sua carriera, casualmente e già in tarda età.
Carriera che terminò quando compì un errore clamoroso: un giorno senza volere vendette una dose del suo veleno ad una giovane ma incostante sposa che voleva liberarsi dell'innocente marito (un brav'uomo secondo tutte le testimonianze) per rifarsi una vita con il proprio amante.
Solo che l'incolpevole marito era figlio di una delle più care amiche della Bonanno.  L'amica, evidentemente a conoscenza delle attività della Vecchia dell'Aceto, non solo riuscì ad impedire che il figlio bevesse la fatale mistura ma andò a denunciare l' avvelenatrice.
Giovanna Bonanno (che per testare la sua mistura aveva anche compiuto diverse prove private -si parla di almeno sei vittime) venne impiccata a Palermo il 30 luglio del 1789, la  sua è ancora una figura abbastanza importante nel folklore siciliano.

 Giorgio Orsolano in una immagine d'epoca
Per arrivare ad un assassino seriale di genere maschile bisogna aspettare la "Jena di San Giorgio" e cioè il piemontese Giorgio Orsolano (1803-1835). Nato dalle parti di Ivrea a San Giorgio Canavese uccise almeno tre persone. La sua è una figura già più legata al concetto più moderno di serial killer. I suoi infatti sono stati delitti a carattere sessuale e passionale: Orsolano (che, tra le altre cose lavorava come macellaio) rapì, seviziò,violentò e poi ammazzò ragazze sempre più giovani....arrivando anche al punto di praticare la pedofilia.
Non certo un vicino di casa di cui esser fieri....ed infatti quando venne scoperto scampò per poco ad un tentativo di linciaggio da parte dei compaesani infuriati . Rinchiuso nel Castello di Ivrea confessò i suoi crimini solo dopo essersi ubriacato in cella.
Dopo essere stato impiccato gli vennero asportati sia i testicoli (considerati abnormi per l'epoca) che il suo cranio per motivi di studio.
Anche il calco della sua testa è sopravvissuto arrivando fino ai giorni nostri.


Il calco post mortem
della testa di Orsolano

Ecco, questa è una breve, brevissima e imparziale cavalcata sulle storture peggiori dell'animo umano, di molti di loro riparleremo più diffusamente in futuro in altri post, ma -ripeto ancora una volta-chi sa quanti casi del genere sono andati dimenticati nel corso della storiografia umana?
Un'ultima cosa mi sento però di aggiungere.
Molti di questi sono stati Delitti di Famiglia, quasi ereditari, che hanno coinvolto più generazioni dello stesso nucleo familiare: tanto per dirne una, ben prima che Giulia Tofana cominciasse a "praticare le sue arti" anche sua madre venne mandata a morte per aver avvelenato il di lei coniuge.
Quando si dice che per noi italiani la famiglia è tutto.....

34 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Quindi uno che uccideva anche per trarre un vantaggio economico, un po' come le cosiddette "vedove nere". E' ugualmente spaventoso anche questo, ma i serial killer che mi terrorizzano ancora di più sono quelli che uccidono solo per il piacere di uccidere e infliggere dolore a un altro essere umano.

sinforosa c ha detto...

Che storia orribile, tuttavia sono curiosa, andrò a vedere via Bagnera.
sinforosa

MikiMoz ha detto...

Eccoci giunti alla fine di questo percorso. O forse un inizio, date le postille su altre figure, che si potrebbero comunque analizzare ulteriormente.
Conoscevo solo la vecchia dell'aceto, tra i tanti.
La storia di Boggia è strana, tra gelosie e truffe e sicuramente una mente malata.
Non poteva scamparla.
Ah, io sto con Lombroso, sempre ;)

Moz-

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Su questo sono d'accordo, personalità come quelle di Orsolano sono parecchio più inquietanti, però bisogna fare i conti anche con figure come Boggia perché hanno segnato un'epoca.

Nick Parisi. ha detto...

@ sinforosa c
Sai che mi piacerebbe parlare con qualcuno che ci abita a Via Bagnera? Sono sicuro che alla fine mi direbbero che è un posto tranquillo dove si vive bene (ed è giusto e normale che sia così). Ho comunque parlato con un paio di amici che sono passati in quella viuzza in orari serali e mi hanno confermato di aver avuto delle pessime sensazioni.

Nick Parisi. ha detto...

@ MikiMoz
Su Lombroso provo sensazioni contrastanti, gli riconosco di aver avuto le intuizioni giuste e di aver creato le fondamenta di una nuova scienza come la criminologia però le soluzioni che diede furono spesso sbagliate, un poco la stessa cosa successa con Freud e la psicoanalisi.

Pirkaf ha detto...

La via già di suo è asfittica e opprimente, mette disagio a vederla, figuriamoci di notte e con una storia simile alle spalle!

Nick Parisi. ha detto...

@ Pirkaf
In effetti una delle due persone che mi ha raccontato di Via Bagnera ci è andato proprio in orari serali ed ha aggiunto di essersene voluto andare via subito subito!

MAX ha detto...

Ciao Nick.
È curioso notare come restiamo in qualche modo “affascinati “ da questi personaggi che hanno commesso dei crimini così efferati nella loro vita , condannandone le loro azioni ma desiderosi di visitare quei posti che son stati teatro dei loro crimini.
Magari è pure quello un modo per esorcizzare la paura.
Chissà se nelle prossime puntate mi trovi un serial killer padano , sarei più comodo -:)
Via Bagnera la visiterei anch’io..pure da solo.

Nick Parisi. ha detto...

@ MAX
Sai che mi sta venendo quasi voglia di organizzare un tour guidato a Via Bagnera?
Riguardo ai serial killer.... beh, è vero si tratta di uno di quegli argomenti che ci affascinano proprio per la dualità della situazione: da un lato li condanniamo, dall'altro cerchiamo di esorcizzarne le gesta perchè ci fanno paura.
Crimini padani? L'anno prossimo intendo parlare dei delitti di Alleghe.
Un po di strada te la dovrai lo stesso fare, però perlomeno rimarrai in territorio veneto. :)

Patricia Moll ha detto...

Capperi! Che storia nera! Sembra una puntata di Criminal Minds.
E l'elenco dopo.... brrr
Aspetto altre vicende inquietanti. Le racconti magnificamente
Ciaooo

Mariella ha detto...

Se decidi per un tour fammi sapere! Meglio in compagnia che da sola in quel posto lì.
Un abbraccio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
Sto già pensando a nuove storie nere, prima finisco la serie sulle streghe milanesi per mantenere le promesse fatte e poi ripartiamo con altre storie ed altri personaggi storici.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Ci sto cominciando a pensare seriamente al tour, magari in occasione del prossimo StraniMondi, adesso vediamo se ci riusciamo. ;)

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Condivido il commento di Ariano. Devo davvero farti i complimenti per come sai rendere con la tua scrittura questi post davvero inquietanti e da far venire i brividi

Il Moro ha detto...

Spettacolare come sempre questa serie di articoli: sai rendere la cronaca ancora più inquietante di quanto già non sia!
Riguardo alla iena di San Giorgio, se riesco a ritrovare il libro che ne parla magari poi ti propongo un guest post... ;-)
e scusa ancora per il commento improprio dell'altra volta!

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta
Grazie di cuore, sei gentilissimo come sempre del resto!

Nick Parisi. ha detto...

@ il Moro
Se un giorno scriverai quel post io lo pubblicherò volentieri.
Riguardo al commento dell'altra volta, guarda ne capisco i motivi ammetto però che la cosa sul momento mi aveva dato fastidio, voglio dire...avrebbe avuto senso se fatto a fine del dossier e io non avessi citato Orsolano, Lucusta e tutti gli altri invece così ....beh è stato come quelli che svelano il finale dell'ultimo episodio di una serie televisiva ad uno che è ancora alla stagione precedente. ;)
Comunque nessun problema dai, tutto risolto! ;)

Patricia Moll ha detto...

Io cisono Nick 😊

Long John Silver ha detto...

Una domanda che mi sono posto durante la lettura del tuo post è: Cosa scatta nella testa di una persona per diventare un serial killer? Quale camera oscura si apre in quel momento? Probabilmente è una domanda a cui non si darà mai una risposta certa ma continuo a pensarci.

Marco Lazzara ha detto...

Se mi posso permettere di rispondere al precedente commentatore...
La risposta c'è, ma probabilmente non è esaustiva.
"Esistono diverse teorie che tentano di spiegare perché alcuni soggetti tendano a commettere atti devianti. Queste si dividono in tre gruppi principali: teorie di natura psicologica e psichiatrica; teorie di natura fisica, antropologica e biologica; teorie di natura sociale ed economica. Questa suddivisione è comunque piuttosto artificiale, per l’elevato grado di sovrapposizione che queste hanno: i fattori che le determinano possono infatti appartenere a più di un tipo oppure essere delle concause o ancora un fattore appartenente a uno può scatenare quello relativo a un altro. A prescindere, fattori biologici e sociali possono diventare operativi e portare al delitto unicamente dopo essere passati attraverso l’azione di un fattore psicologico o psichiatrico, ovvero uno qualsiasi di essi può portare al delitto unicamente se viene prima prodotto un determinato stato mentale."
Dettagliare però le tre diverse famiglie di teorie è qualcosa che richiederebbe svariate pagine.

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
E speriamo di poterlo fare davvero! Ne riparliamo in occasione di StraniMondi, magari ci riusciamo sul serio.

Nick Parisi. ha detto...

@ Long John Silver
Il bravissimo Marco Lazzara ti ha già dato la risposta ed è la risposta più giusta che si possa dare. La risposta mia è che per quanto riguarda il caso di Boggia è evidente che si trattasse di un uomo che uccideva per togliere le ricchezze altrui. Poi dovendo dire ancora la mia penso che cose come Bene e Male esistano, ognuno di noi ne possiede entrambe in data quantità. A volte però succede che in alcuni uomini ci sia solo il Male. Questa almeno è la mia risposta.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Ottimo contributo!
Ps
Se ti va puoi scriverci un post sopra, sarebbe interessante leggerlo. Anche come guest post per Nocturnia.

Long John Silver ha detto...

@Nick e @Marco Lazzara grazie per i vostri commenti. Sono sicuramente ottimi spunti di riflessione.

Emanuele Di Giuseppe ha detto...

Come per il precedente episodio, la parte più raccapricciante è quella della cantina! Anche l'epilogo della muratura e delle voci sul paranormale, non fanno che confermare.
Ammazza, l'appellarsi all'infermità mentale non credevo avessi radici così vecchie.

Rinnovo i complimenti per questi 3 post affascinanti. È sempre un piacere leggerti!

Mariella ha detto...

Vedrò di non perdere l'appuntamento!

Nick Parisi. ha detto...

@ Emanuele Di Giuseppe
E' stata una sorpresa anche per me lo scoprire dell'antichità del ricorso all'infermità mentale.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Ed io vedrò di non farti aspettare troppo.

Cristina M. Cavaliere ha detto...

Aiuto!!! Penso di non essere mai passata per via Bagnera, ma ora me ne terrò bene alla larga. Anche non conoscendo i fatti, è claustrofobica di giorno come di notte. Il particolare della mannaia ritrovata per caso rende il tutto ancora più macabro...
Tra i serial killer italiani mi ricordo di aver letto della Cianciulli, detta "la saponificatrice". :(

Nick Parisi. ha detto...

@ Cristina M. Cavaliere
La Cianciulli è probabilmente tra le più conosciute tra le serial killer italiane e forse prima o poi ne parlerò.
Quindi se organizziamo il tour per via Bagnera non ti debbo tenere presente? :)

Clarke è vivo! ha detto...

Inquietante. Angosciante. Spaventoso. Non vorrei mai entrare in una cantina e trovare esseri umani ammazzati se non addirittura fatti a pezzi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Clarke è vivo!
Non sarebbe proprio il massimo, sono d'accordo con te!

Cristina M. Cavaliere ha detto...

Penso di avere senz'altro degli impegni per quella data! ;)

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