IL RECUPERO DELL' APOLLO 8.

Anno Domini 1968. Nel chiuso delle loro case, gli Americani assistono impotenti alla fine di un sogno, L'Apollo 8 fallisce miseramente la sua missione.
Gli Astronauti Borman, Lovel e Anders non ritorneranno mai a casa.
Richard Johansenn è un bambino come tanti, col nasino schiacciato sul televisore compie una promessa silenziosa: ritrovare quegli uomini.
O i loro corpi persi nello spazio.
Anno Domini 2007. Richard Johansenn, può iniziare a mantenere la sua promessa.



Come descrivere questo IL RECUPERO DELL'APOLLO 8 di Kristine Kathryn Rusch ?
Un opera di science fiction ?
Certo.
Un racconto ucronico ?
Anche.

Ma IL RECUPERO DELL'APOLLO 8 è principalmente la storia di un ossessione.
Richard Johansenn avrebbe tutto per essere felice.Nel corso della sua carriera è diventato ricco, ha una vita soddisfacente eppure il ricordo di quelle tre vite lo spinge alla ricerca prima della capsula e poi dei tre cadaveri.
Un impresa che, paradossalmente, non solo manterrà in piedi ma rilancerà l'intero programma spaziale Americano.
Perchè IL RECUPERO DELL'APOLLO 8 è anche una storia di fallimenti.
E di rimpianti.



Da tempo gli scrittori statunitensi, e non solo loro, guardano con rimpianto all'epoca d'oro della corsa allo Spazio, a qualcosa che avrebbe potuto essere e che non è stato.



Sotto sotto c'è, ed è forte, il rimpianto per un epoca in cui sembravano vicine tante conquiste, non solo le Basi umane su altri corpi celesti come la Luna e Marte, ma anche tanto altro.
E invece ci siamo ritrovati si con internet e telefoni cellulari, ma sempre più chiusi all'interno delle nostre case.
Come se fossimo isolati.

Kristyn K. Rusch descrive tutti questi rimpianti in questa piccolo racconto di storia alternativa, nemmeno cento pagine prendendo a spunto quello che nella realtà,nella nostra realtà, è stato uno dei più grossi successi della Nasa.
A Natale del 1968 infatti la Missione Apollo 8 circumnavigò per ben dieci giri la luna permettendo per la prima volta ad esseri umani di osservare il lato nascosto del satellite.
Quella missione fu poi fondamentale per l'allunaggio di Armstrong & Aldrin solo l'anno successivo.
Eppure quei successi rappresentarono l'inizio della fine del programma spaziale.
Proprio per questo la Rusch nella sua opera ribalte la visuale: dal successo che generò tutti i fallimenti immagina un insuccesso che, però fornisce l'occasione per costringere l'umanità a compiere altri successi.


Non starò a dirvi che IL RECUPERO DELL'APOLLO 8 è un capolavoro o che è un testo imprescindibile all'interno della libreria di ogni appassionato.
Perchè semplicemente non lo è.
Non è uno di quei libri che se non lo comprate ve ne pentirete. Ci sono ingenuità, ci sono limiti in questa novellette.
E ce ne sono tante.
Quello che però si può trovare è un attimo di svago, un' operetta senza troppi fronzoli adatta a rilassarsi, e magari a ritrovare il respiro della "space opera d'antan".


Figura interessante questa della Rusch: dopo un inizio come editor per piccole case editrici, nel 1991 venne chiamata alla guida della storica rivista Fantasy &Science Fiction, in questa veste, unica negli U.S.A riuscì a competere con lo strapotere della rivale Isaac Asimov's Science Fiction Magazine guidata dal re degli editors Gardner Dozois, arrivando in diverse occasioni a strappare a Dozoise alla sua rivista l'assegnazione di premi importanti come lo Hugo o il Nebula. La scrittrice mantenne il suo ruolo fino al 1997, quando decise di dedicarsi completamente alla narrativa, specializzandosi inizialmente in novellizzazioni di cicli come Star Trek; Alien e Star Wars.

Con questo IRDA8, in originale Recoveing Apollo 8, pubblicato per ironia della sorte proprio sulla Isaac Asimov's science fiction Magazine Kristine Rusch ha vinto il premio Sidewise dedicato alla miglior opera di storia alternativa.
Nel nostro paese, l'opera è stata pubblicata dalla Delos nella collana Odissea,al prezzo ( che personalmente trovo eccessivo per sole 106 pagine) di dieci euro.

12 commenti:

Narratore ha detto...

Sai che mi hai incuriosito? Come se di libri ne avessi pochi...
Oh, beh, non sarà uno in più a far crollare la libreria! :D

Melinda ha detto...

Diciamo che mi basta il tuo post ben scritto e non recupero "Il recupero dell'Apollo 8" :)
Anche perché da quando sono entrata nel mondo dei blog mi sono segnata tanti di quei libri che non so quando finirò la lista...
Buona notte caro Nick ;)

Nick ha detto...

@ Narratore.
Il libro non è sicuramente un capolavoro. E' un raccontino utile per passare un oretta tranquilla.
Ti capisco anche le mie librerie sono strapiene.
@ Melinda.
Ah ahhh ahhh.
Grazie per aver giudicato il post ben scritto. Poi sentiti libera di non recuperare il libro. :)
Quando scrivo un post non è certo mia intenzione convincere la gente a comprare oppure no. ;)
Scrivo semplicemente le mie impressioni sul libro in questione.
E pure io se dovessi comprare tutti i libri di cui leggo in giro, non mi basterebbero dieci vite. :)
Buonanotte anche a te carissima Melinda. ;)

occhio sulle espressioni ha detto...

Dalla trama non mi ha colpito più di tanto, anche se una visione ucronistica, al posto dei soliti accurati resoconti storici che pullulano anche nella narrativa non è cosa malvagia.
Hai tratteggiato bene la linea per l'acquirente: per una lettura veloce, senza aspettarsi tomi accuratissimi o trame "incrociate", soltanto tanta eredità storica.

Nick ha detto...

@ Occhio.
Sulla trama siamo d'accordo, niente di irrinunciabile o di trascendentale, solo una storia tranquilla e classica. Gli appassionati completisti dell' Ucronia potrebbero prendere in considerazione una lettura, gli altri beh...

Nick ha detto...

...possono decidere se leggerlo oppure no. ;)

Michela ha detto...

però è interessante...
Questo tizio che avrebbe tutto, e passa la vita a inseguire qualcosa che non è in questo mondo, e non è neppure vivo... al di là di quel che si può pensare delle sue idee, dà da riflettere sulla capacità della gente di rendersi felice o infelice con le proprie mani.

Michela ha detto...

però è interessante...
Questo tizio che avrebbe tutto, e passa la vita a inseguire qualcosa che non è in questo mondo, e non è neppure vivo... al di là di quel che si può pensare delle sue idee, dà da riflettere sulla capacità della gente di rendersi felice o infelice con le proprie mani.

Nick ha detto...

@ Michela.
Si, l'ossessione di Johansen è un simbolo di come l'uomo riesca a rovinarsi, o a dare un senso alla propria vita.

EDU ha detto...

Anche questa una bellissima segnalazione che mi manca.
Grazie mille.
Saluti.

EDU ha detto...

Anche questa una bellissima segnalazione che mi manca.
Grazie mille.
Saluti.

Nick ha detto...

@ EDU.
Bentornato. ;)

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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