THE LIPSTICK KILLER: LE NOTTI DELL'ASSASSINO- Seconda Parte

Attenzione, questo post potrebbe contenere situazioni o immagini in grado di urtare la sensibilità di alcuni lettori!
La prima parte di questo dossier è uscita QUI.


"Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno."
Adam Zagajewski.








"Proprio l'imperiosità del comando "non uccidere" ci assicura che discendiamo da una serie lunghissima di generazioni di assassini i quali avevano nel sangue, come forse ancora abbiamo noi stessi, il piacere di uccidere. "
Sigmund Freud.


Due delitti avvenuti fino a questo momento, due vittime con scarsi o nulli collegamenti tra loro.
Resta solo una frase scritta con un rossetto su un muro.

Una richiesta d'aiuto da parte dell'assassino oppure un ulteriore forma di sfida?
Molti manifestano profondi dubbi, eppure la stampa comincia a parlare di un unico Serial Killer, il sindaco Kelley fa loro eco sollecitando la polizia ad effettuare quanti più arresti possibili.
Come unico risultato di tutta questa situazione gli abitanti di Chicago vivono ogni giorno di più in un regime di paranoia continua.
Fino al giorno in cui le cose precipitano davvero.
Attenzione però: questa è la parte della storia che fa davvero male!
- TERZO DELITTO.


Suzanne Degnan
6 anni al momento della
scomparsa.
E' la sera del 6 gennaio 1946,i membri della famiglia Degnan hanno trascorso una felice domenica nella loro casa di North Kenmore Avenue, in uno dei sobborghi bene di Chicago.
Jim Degnan ha un buon lavoro presso la OPA, un ente statale che si occupa della Protezione Consumatori e sul controllo dei prezzi sui beni alimentari, lavoro che gli ha permesso di trasferirsi con la famiglia da Baltimora mentre la moglie Helen, passa le sue giornate ad occuparsi delle figlie Suzanne e Betty.
E' una bella serata in famiglia, tutti sembrano divertirsi, dopotutto le vacanze natalizie non sono ancora trascorse del tutto. Quando si fa una certa ora Helen Degnan accompagna la figlia minore  Suzanne nella sua camera da letto al piano superiore.
Helen Degnan non rivedrà mai più sua figlia.
Perlomeno non la rivedrà mai più viva.

Durante la notte Helen si sveglia più volte, ha la sensazione di udire la figlia piangere, altrettanto accade alla coppia di vicini che vivono affianco ai Degnan.
Ma il lunedì lavorativo incombe e tutti ritornano a dormire.
Scelta che Helen e Jim Degnan nel corso degli anni rimpiangeranno più volte.

Il mattino dopo la bambina è scomparsa.
Nella camera sono evidenti i segni di una colluttazione,
la finestra sembra essere stata aperta dall'esterno e si ritrova anche una scala che sembra essere stata usata per introdursi nell'appartamento.

Viene rinvenuto anche qualche altra cosa dai primi poliziotti intervenuti ad investigare.
Un foglio con delle scritte.
Per essere completamente sinceri, quel foglio inizialmente viene scambiato per uno straccio usato e rischia di essere gettato via.
Poi, uno degli investigatori si rende conto che si tratta di una richiesta di riscatto.
Non male vero?
Vengono richiesti 20.000 dollari in banconote di piccolo taglio, viene intimato ai genitori di non  avvertire la polizia e sopratutto si raccomanda di distruggere lo stesso foglietto per la sicurezza della bambina.
Il tutto sembra essere stato scritto con una calligrafia minuta.
Quasi da musicista sosterrà dopo molti anni il commissario John C. Prendergast.



Nello stesso giorno arrivano anche alcune telefonate anonime, molte sono dubbie, altre chiedono forti riscatti .
Ma ce n'è una in particolare che preoccupa la polizia: una voce gentile consiglia di "controllare gli scarichi fognari della zona vicino alla casa della famiglia Degnan "

Siamo ormai giunti al 7 gennaio 1946, non sono trascorse nemmeno ventiquattro ore dalla scomparsa di Suzanne,  ventiquattro ore che sembrano essere state eterne.
Due detectives  chiamati Harry Benoit e Lee O'Rourke,  sembrano prendere particolarmente sul serio l'ultima telefonata; i due cominciano a perlustrare i tombini e le aperture fognarie del quartiere.

Durante tutto il tempo i due uomini si chiedono se troveranno davvero qualcosa. La risposta arriva da un tombino di una piccola strada chiamata Winthrop Avenue,  a nemmeno un isolato di distanza dal luogo del rapimento.
La torcia dei poliziotti illumina dei fili biondi, un volto quasi di bambola.
Inizialmente i due cercano di illudersi di aver rinvenuto veramente quello.
Purtroppo non sarà così.
La notizia del ritrovamento della testa di Suzanne si sparge rapidamente.

- SOSPETTI E INDAGINI.





Nel corso delle ore successive le fogne restituiscono tutti i resti del corpo fatto a pezzi della bambina, viene individuato anche il seminterrato dove la bambina sarebbe stata uccisa e poi sembrata.
Contemporaneamente gli investigatori interrogano gli abitanti della zona: molti tra gli interrogati puntano il dito verso una strana donna con abiti maschili che nei giorni precedenti aveva tentato di molestare i bambini del quartiere, altri riferiscono di aver visto la stessa donna aggirarsi durante la notte del 6 gennaio sotto la casa della famiglia Degnan con dei grossi fagotti sotto il braccio.
Per concludere un tassista dichiara di aver scorto una donna dall'aria sospetta salire dentro una macchina guidata da un uomo calvo dall'aria altrettanto sospetta.
Nè la donna dagli abiti maschili nè l'uomo calvo saranno mai identificati, non saranno mai nemmeno cercati con convinzione.
La polizia preferisce rivolgere altrove il proprio sguardo.

- WHO WATCHES THE WATCHMEN ?

Un ambizioso procuratore legale William J. Tuohy con ambizioni politiche dichiara di aver identificato l'assassino, assieme all'investigatore capo Walter G. Tempeste,  Tuohy indice una conferenza stampa in cui afferma di aver risolto il caso.
Già ma chi è il sospettato?


La notizia dell'arresto di Hector Verburgh

Il sospettato è un povero vecchio di 65 anni e lavora come portiere nel palazzo dei Degnan e si chiama  Hector Verburgh.
Verburgh non corrisponde a nessuno dei profili e degli identikit costruiti dalla polizia, ha però il solo difetto di essersi trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato.

Per oltre due giorni Verburgh viene trattenuto dalla polizia, lo interrogano, lo maltrattano, lo picchiano perfino, nel tentativo di farlo confessare; alcuni poliziotti troppo zelanti gli lussano la spalla.
Anche la moglie dell'anziano custode viene incarcerata per farle dichiarare il coinvolgimento nella morte della bambina.
Nonostante le violenze subite Hector Verburgh continua a dichiararsi innocente, lo stesso fa sua moglie. 
Fortunatamente gli abusi perpetrati dalle forze dell'ordine non rimangono segreti a lungo e quando Verburgh finisce in ospedale, un imbarazzatissimo sindaco Kelley è costretto a rilasciare l'uomo con tante scuse.
La vicenda causa la fine della carriera politica di William J. Tuhoy e il Comune di Chicago nel corso degli anni successivi si ritrova invischiato in una lunga vertenza economica contro i legali dei coniugi Verburgh.


Accade anche un altra cosa  che contribuisce a minare nel profondo la credibilità della polizia di Chicago.

Si scopre che molte delle telefonate anonime, quelle con richiesta di riscatto sono state effettuate da degli sciacalli: Vincent Costello Theodore Campbell, due ragazzi che avevano ottenuto informazioni sul rapimento di Suzanne Degnan semplicemente ascoltando dei poliziotti discutere in mezzo alla strada di elementi ed informazioni che sarebbero dovute rimanere riservate.
La stampa si scatena.

Rimane un dubbio: chi ha effettuato l'unica telefonata credibile, quella che segnalava il luogo dove dove poter ritrovare il cadavere di Suzanne Degnan?
E poi, per quali motivi la polizia non ha voluto seguire le segnalazioni dei testimoni sulla misteriosa "vestita da uomo" e sull' uomo calvo?

Le polemiche durano a lungo.
Fino al momento in cui la polizia non annuncia di aver finalmente catturato il vero colpevole, il responsabile non solo dell'assassinio di Suzanne Degnan ma anche delle precedenti morti di Frances Brown e Josephine Ross.
L'incubo sembrerebbe finito.
Nonostante questo la maggior parte degli osservatori rimangono sorpresi quando la polizia diffonde le prime foto del presunto assassino.
Un ragazzetto di appena diciassette anni.
(Continua a finisce col prossimo post...)

22 commenti:

Massimo Citi ha detto...

Ottimo. Aspetto con una certa (morbosa) curiosità la fine della vicenda. Già immaginando che difficilmente saranno riusciti ad acchiapare il colpevole.

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Mettiamola così: un processo c'è stato di sicuro!

Patricia Moll ha detto...

Come al solito interessante Nick... aspetto con ansia il seguito!
Ciao!

In questi casi troppi punti oscuri sempre. Troppe indagini affrettate o superficiali per la voglia di trovare un colpevole non il colpevole!

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
La tua frase è azzeccatisima e si adidce benissimo a quello che è successo a Chicago nel 1946.

Obsidian M ha detto...

Ma la richiesta di riscatto trovata nella cameretta (quella che stavano gettando via) era stata scritta con un rossetto?
Perché davvero non riesco a vedere un solo collegamento tra i tre delitti.
Sta a vedere che qualcuno si è inventato un serial killer per "risolvere" tre casi in un colpo solo!!! Non mi stupirei...

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian Mirror
Abbi pazienza Obsidian, che poi in cinese mandarino Obsidian significa "Uomo che vede lontano". ;)
O era in lingua Azera?
Sai che non ricordo?

Obsidian M ha detto...

Era un antico dialetto Navaho...
ma il significato ricordo era diverso... era più che altro un "uomo che commenta a vanvera"

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian
Sicuro che non fosse una variante del' abruzzese ? :)
Penso che significhi piuttosto " uomo che afferra i lati nascosti e sa leggere tra le righe" ;)

Pirkaf ha detto...

Attendo il seguito con ansia.
La storia per quanto disturbante, visto che si tratta di storia vera, è dannatamente intrigante.

Nick Parisi. ha detto...

@ Pirkaf
Già, purtroppo è una storia vera.
Sarebbe bello se si trattasse solo di un film.

Ariano Geta ha detto...

Il rapimento della bambina nella sua camera da letto era meglio che non lo leggevo. Sarà che la propria casa suggerisce sempre un senso di maggiore protezione, specialmente per i bimbi...
Comunque ora sono curioso di sapere come si conclude la vicenda.

Ivano Landi ha detto...

Un vero crescendo di suspense.
La donna vestita da uomo poi ricorre anche nella vicenda di Erzsébet Bathory. Sembra essere una sorta figura archetipica collegata a rituali di sangue e di sesso.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Mi dispiace che tu ci sia stato male, quando io ho letto per la prima volta la storia della bambina ci ho pianto.
I crimini contro bambini ed animali sono i più odiosi di tutti!

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Mano a mano che procedo con queste storie macabre mi rendo sempre più conto che esistono davvero delle figure archetipe che ricorrono spesso.
Una tra queste è proprio la presenza di una donna vestita da uomo.

Manuela Bonci ha detto...

Ci sono elementi e paure così ancestrali in questa vicenda che non si può non essere spinti dalla curiosità di sapere il resto...

Nick Parisi. ha detto...

@ Manuela Bonci
Mi piace moltissimo la tua definizione "elementi e paure così ancestrali".
Se mi permetti la userò in un futuro post. ;)

Marco Lazzara ha detto...

No, il colpo di scena degli sciacalli non me l'aspettavo! Attendo ora il proseguo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco
Temo che gli sciacalli siano anche loro una costante nelle sciagure umane .
Cercherò di scrivere il prosieguo quanto prima,

Angie Ginev ha detto...

Immagino che resteranno sempre i dubbi, comunque andrà...
Terribile comunque l'uccisione della bimba, in questi casi, cercano sempre qualcuno a cui poter affibbiare la colpa, per calmare la rabbia ed il panico della gente..
Grazie Nick

Nick Parisi. ha detto...

@ Angie
Purtroppo, la morte di quella bambina è la parte peggiore di tutta la storia, se avessi potuto evitare di raccontarla lo avrei fatto volentieri.

Diego ha detto...

Il termine Storia Malata calza a pennello....E' un luogo comune ed è retorico, ma non esiste fantasia alcuna che possa avicinarsi alla realtà!

Nick Parisi. ha detto...

@ Diego
Hai ragione, utilizzerò volentieri anche il termine Storia Malata.
Penso che sia adatto per una vicenda come questa.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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