LO STRANO CASO DEL CECIL HOTEL.

 

"Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata. Il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali"

 Emily Dickinson. 

"Dimora in pace nella casa del tuo spirito e il messaggero della morte non potrà toccarti".

 Guru Nanak.

 Ci sono luoghi che raccontano una storia, così come ci sono luoghi che sono essi stessi la storia che raccontano.

Poi, come se questo non non bastasse, esistono anche posti perseguitati dalla loro storia.

Si tratta di una categoria più limitata, ma esiste. Ed in un certo senso è come se la creassimo noi, con la nostra attenzione, con le nostre azioni. Gli antichi, i nostri progenitori, davano un nome ad ogni cosa, facendo questo lo deificavano. Gli attribuivano un potere. Di vita o di morte, sempre di potere si parlava.

Genius Loci, lo chiamavano i latini.

Lo spirito di un determinato posto. Abitato in via temporanea o permanente, ogni luogo frequentato da persone possiede un suo genius loci.

I Latini però aggiungevano nelle loro invocazioni ai vari "genii locorum" la frase " sive mas sive foemina". 

"Che sia Maschio o che sia Femmina", "Che sia uomo oppure donna non importa". Perchè degli spiriti non si conosce il sesso.

Ora provate ad immaginare un posto, un luogo, una abitazione il cui "genius loci" sia impazzito.

Prendiamo il Caso dell' Hotel "Stay on Main". Ma se questo nome non vi dice niente, non preoccupavi. Il nome è stato aggiunto da poco. Per lungo tempo questo albergo di Los Angeles ha posseduto un altro nome. Gli abitanti della città delle Stelle lo conoscevano come il Cecil. L'hotel Cecil. E tutti loro conoscevano la sua storia.

Iniziò tutto con tre entusiasti sognatori.

 ORIGINI DI UN DISTORTO MITO.

Los Angeles, California. La città dove tutti vogliono andare. E' il 1924, la nascente industria del Cinema sta catapultando in quella che fino a quel momento era una sonnacchiosa località costituita da pochi ranch e diversi quartierini slegati tra loro diverse centinaia di persone. Spesso si tratta di artisti provenienti da New York, più volte di giovani di belle speranze e di ancora più belle presenze desiderose di trovare successo sullo schermo. Non è dato sapere quante di quelle presenze sfioriranno scontrandosi con la dura realtà e quante ancora di quelle speranze s'infrangeranno contro degli insormontabili muri.

 Il sole può ingannare e di notte niente risulta più avvolgente dell'oscurità losangelina.

In quell'anno tre giovani imprenditori s'incontrano. Gli albergatori Robert H. Schops; Charles L. Dix e William Banks Hanner si mettono in società col desiderio di erigere un nuovo grande albergo. I tre vogliono fare le cose in grande: il futuro Cecil Hotel avrà 700 camere, sarà costruito in stile Beaux Arts e chi lo progetterà sarà Loy Lester Smith, un architetto molto famoso in quegli anni. Le premesse ci sarebbero tutte e quando tre anni dopo nel 1927 finiti tutti i lavori, il Cecil Hotel si apre al pubblico sembra che un sogno si stia realizzando.

Ma attenzione ai sogni ed anche ai sognatori.

La grande depressione è dietro l'angolo e ben presto i sogni degli speranzosi imprenditori s'infrangono sul cemento della dura realtà. Il  Cecil Hotel, non pare portare molta fortuna ai suoi costruttori. Tuttavia la crisi del '29 non fa finire in bancarotta il trio di albergatori e perlomeno per un decennio la nuova struttura riesce a fare discreti affari. Ma ben presto, cominciano anche altre cose. Atti che cominciano a determinare la bizzarra fama dell'Hotel

I Suicidi, tanto per cominciare.

DANZA MACABRA.

Apre le danze un uomo chiamato WK Morton. Nel 1931, a pochi anni dall'inaugurazione del Cecil il quarantaseienne Morton si uccide all'interno della sua stanza ingerendo un numero spropositato di capsule di veleno. Sarà solo il primo di molti. 

Poi ci sono altri decessi avvenuti per cause poco chiare. Infine gli omicidi veri e propri.  Poco a poco, il Cecil acquista una poco piacevole fama, gli abitanti di Los Angeles danno un soprannome al palazzo. Per tutti quell'albergo sarà il "The Suicide".

Infine ci sono i casi di cronaca nera più contestati. Una leggenda cittadina, non confermata ma sicuramente suggestiva, vuole che proprio lì al Cecil alcuni testimoni nel 1947 abbiano incontrato per l'ultima volta una Elisabeth Ann Short, la Black Dahlia, ancora in vita ( del suo caso ne ho parlato QUI; QUI e QUI e in realtà l'Hotel dove la Short venne avvistata fu il Bitmore)

Come se non bastasse ancora una volta la realtà, quel complesso groviglio di circostanze beffarde ci mette lo zampino: sempre a partire dagli anni '40s  la zona della città (il cosidetto Skid Row a Downtown) dove l'albergo è stato edificato si deprezzia trasformandosi un quartiere di disperati e senza tetto. Cambia anche la tipologia della clientela, il 640 S di Main Street, la strada del Cecil diventa una meta privileggiata di prostitute, spacciatori, coppie clandestine, incontri ad ore. Tutti i disperati della contea sembrano darsi appuntamento lì. Continuano anche le morti efferate all'interno delle sue stanze. Nel 1964 una donna, Goldie Osgood detta "Pigeon" viene rinvenuta uccisa barbaramente all'interno della sua camera.  Nell'ordine "Pigeon" è stata derubata, picchiata, violentata ed accoltellata. Ma se pensate che questo sia il peggio, allora vi state sbagliando.

 Negli anni '80s e '90s almeno due serial killer, soggiornano al Cecil, il più famoso dei quali è quel Richard Ramirez meglio conosciuto come The Night Stalker, uno degli assassini più efferati della storia recente americana. Ma è il secondo, il semisconosciuto Jack Unterweger, un immigrato austriaco ad aver lasciato le maggiori tracce a L.A. Non solo nel 1991 Unterweger alloggia al Cecil, ma lì uccide almeno tre donne, tutte prostitute, colpevoli solo di essere andate all'appuntamento sbagliato. In tutto saranno più di quindici le morti sospette, tra omicidi e suicidi avvenute all'interno dell'albergo losangelino nel corso della sua esistenza. Per la cronaca Unterweger poi sarà arrestato, estradato in Europa per poi morire suicida in patria. E se adesso pensate che sia finita quì, beh, ancora una volta vi state sbagliando. Nel 2013 avviene quello che forse è il più conosciuto e controverso suicidio della vita del Cecil, la morte di Elisa Lam. Ne ha parlato TOM in passato (QUI e QUI e QUI) in uno splendido articolo triplo, del quale consiglio la lettura.

Il resto si che è cronaca recente. Nel 2014 l'Hotel viene venduto e rivenduto almeno un paio di volte, cambia nome, affronta un importante processo di riqualificazione che se, va tutto come previsto, finirà nel corso di quest'anno. Nel 2017 ottiene lo status di monumento cittadino di grande interesse storico. Il che, accadendo in una città come Los Angeles, che non sempre ha dimostrato una grande attenzione verso il suo passato, ha qualcosa di straordinario.

Oggi, lo Stay on Main è un dignitoso albergo a due stelle nel cuore della città delle Stelle, ha conservato buona parte dei suoi classici arredi. Vive gli usuali corsi e ricorsi di qualsiasi altra struttura alberghiera, non so se fa il tutto esaurito, però so che lavora abbastanza bene al meglio della sua capienza.

Tuttavia, continua ad essere perseguitato dalla sua reputazione passata. Le vicende del Cecil hanno ispirato documentari come il recente netflixiano Sulla Scenda del Delitto. Il Caso del Cecil Hotel, quattro puntate prodotte da Ron Howard, ma anche e sopratutto, la fama del posto è stata rinfrescata da Hotel la quinta stagione della serie antologica American Horror Story, della quale ho iniziato a parlare QUI ma su cui ritornerò presto.

C'è qualcosa di macabro in alcune storie, qualcosa che fa pensare alla predestinazione. Oppure semplicemente siamo noi i banali, imperfetti ma a nostro modo unici esseri umani a creare e imperniare con le nostre azioni i destini dei posti dove abitiamo.

Luoghi pieni di felicità restituiranno quella stessa felicità conservata tra le proprie mura, luoghi colmi di dolore e frustrazione trasuderanno quelle sensazioni all'esterno.  Tremendo e consolante al tempo stesso.

Oppure è preferibile pensare che si possano cambiare le cose? Rimediare al passato, trasformare gli errori fatti in opportunità per il presente.

Non saprei dirlo.

Eppure rimangono i posti dove siamo passati, testimonianze di quanto abbiamo fatto e di quanto potremmo fare.

 " Sive Mas Sive Foemina". 

FINE.

20 commenti:

Ivano Landi ha detto...

Meno male che nel mio soggiorno a Los Angeles, nell'estate del 1996, ho sempre alloggiato altrove :D
Della storia di Elisa Lam, letta da Obs, credo di non aver dimenticato una virgola.

Mirtillo14 ha detto...

Non conoscevo la storia di questo hotel .Molto inquietante direi, anche perchè non so dare una spiegazione al susseguirsi di vicende macabre che sono successe in quel posto. Un film su quanto successo, sembrerebbe frutto di una fantasia malata, invece è tutto vero. Meglio cercare altri hotel, nel caso che qualcuno decidesse di recarsi a Los Angeles. Saluti.

Obsidian M ha detto...

Ottimo! Hai praticamente colmato la lacuna che avevo lasciato parlando di Elisa Lam. Se non ricordo male avevo solo forse accennato al passato della struttura senza però addentrarmi molto nella questione per rischiare di deconcentrami sulla vicenda primaria. Ricordo che, studiando il caso, mi ero chiesto se la fama dell'hotel maledetto si fosse davvero formata nei decenni precedenti o se, proprio a causa della visibilità mediatica causata dal caso Lam, qualcuno fosse andato a rispolverare storie passate probabilmente comuni a mille altri hotel della città degli angeli.
Comunicazione di servizio: il mio pezzo su Elisa Lam era addirittura triplo, non doppio... e non è detto che non se ne ritorni a parlare...

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Per fortuna a L.A. non mancano gli Hotel e le altre alternative. Da quello che ho letto comunque al Cecil, sia pure con altro nome, i clienti oggi come oggi non mancano, con tanti appassionati di cronaca nera che fanno follie per andare a dormire lì.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mirtillo 14
Un film ancora no, però una docufiction sugli omicidi e sui suicidi del Cecil è uscita poco tempo fa. La si dovrebbe trovare su Netflix, anche se io preferisco ancora la serie di "A.H.S" che si ispira molto ma in maniera immaginifica alle vicende di quell'albergo.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M
Perdonami, avevo praticamente dimenticato il terzo capitolo. Adesso aggiungo al post.
Se ne ritorni a parlare, aggiungerò anche gli eventuali futuri post.

Ariano Geta ha detto...

Me li ricordo i post di T.O.M. su Elisa Lam.
Io sono fondamentalmente un razionalista quindi credo piuttosto nelle causalità. Evidentemente il caso ha voluto che una serie di episodi tragici accadessero tutti in quell'albergo. Però, ammetto che la mia razionalità non riuscirebbe a convincermi a pernottare lì: sceglierei un altro albergo :-D

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Io invece mi definisco un possibilista, nel senso che credo che certe cose possano anche esistere ma che bisogna andarci con i piedi di piombo, magari un giorno ci scriverò un post in proposito, comunque nemmeno io dormirei tranquillo in un posto come quello. :D Magari è l'albergo migliore del mondo, però io forse ne sceglierei un altro. :P

Mariella ha detto...

Accidenti che storia.
Grazie ai tuoi post sto facendo un elenco di tutti i posti in cui vorrei passare quando tornerò negli Stati Uniti e visiterò l'altra costa.
Sicuramente, dovessi passare da L.A. una sbirciatina al Cecil Hotel la vorrò dare.
Un abbraccio Nick, buona serata.

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Grazie per i complimenti!Io non so se andrò mai a L.A. anche se mi piacerebbe. Però non so se ci dormirei, magari una passeggiata all'esterno la farei, però magari sceglierei un altro posto. Sono un fifone, lo so. :P

Mariella ha detto...

Ahahah anche io non ci dormirei. Ma per curiosità davanti ci passerei😉

Nick Parisi. ha detto...

@ Mariella
Ahahahhah! Mi sembra giusto! ;)

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Per la serie non è vero ma ci credo nel dubbio, perchè rischiare di doverci pernottare anche solo per una notte?

Nick Parisi. ha detto...

@ Daniele Verzetti il Rockpoeta®
Sai com'è....magari sono più seri di tanti altri, però nel mio caso visto che dubito di riuscire ad andare a L.A. perlomeno nei prossimi anni, il problema non si pone. ;)

Luz ha detto...

Eh sì, non si fa fatica a credere che un luogo come quello venisse stigmatizzato a partire dalla prima morte misteriosa.
Nel '97, quando andai a Los Angeles, soggiornai all'Hotel Hyatt, sulla Sunset Boulevard, a pochi passi dallo Chateau Marmont, dove John Belushi passò la sua ultima notte. Ebbene, dall'esterno, vuoi quell'aspetto retro, vuoi quegli echi di un passato oscuro, me lo rendevano affascinante e spaventoso insieme. Me lo guardavo tutte le sere dal mio balcone. Ah che ricordi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Luz
Sai che t'invidio? Ti posso anche capire. A me successa la stessa cosa quando sono andato al Louvre, a parte la bellezza dei tesori lì racchiusi 8e non mi riferisco solo alla Gioconda) io ero emozionatissimo perché in alcune sale ci avevano girato lo sceneggiato Belfagor, non so se lo conosci....so che è una cosa da nerd, però ammetto di aver provato quelle sensazioni.

Luz ha detto...

Belfagor lo ricordo vagamente, ero troppo piccola. Ne ho vista qualche immagine negli anni. Mio marito da ragazzino ne era stregato e atterrito. XD

Nick Parisi. ha detto...

@ Luz
Stessa cosa anche una mia ex che aveva fatto in tempo a vederlo in Tv da bambina. Io l'ho visto in vhs e anche se si vede che il tempo è passato mi piace tantissimo.

Grazia Gironella ha detto...

Credo che i nostri pensieri e i nostri sentimenti lascino un'impronta nei luoghi, che poi viene raccolta da persone ricettive o semplicemente in casuale sintonia con la vibrazioni che abbiamo lasciato.

Nick Parisi. ha detto...

@ Grazia Gironella
La penso allo stesso modo, alcuni anni fa ho vissuto in una casa in affitto. La famiglia che me l'aveva affittata non ci aveva vissuto bene, avevano litigato tra loro, il padre si era ammalato...insomma, magari ero io che mi ero fissato ma quando ero dentro quelle mura avvertivo come una cappa di oppressione. Me ne sono andato quasi subito. E non me ne sono mai pentito, credimi.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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