ROBERT JOHNSON: LO STRANO CASO DELL' UOMO DEL CROCEVIA- Seconda Parte.

La prima parte è apparsa QUI


"Robert era un accanito ascoltatore di blues. Cantava male e suonava peggio una chitarra che si era costruito da solo. Ma un giorno, era lui stesso a raccontarlo, si era recato a mezzanotte al centro di un crocevia e lì si era messo a suonare in attesa di un possibile evento. Ed era arrivato un uomo tutto nero che gli aveva preso la chitarra, l'aveva accordata, aveva suonato un motivo sconosciuto e poi gli aveva restituito lo strumento. Non si erano scambiati una parola, il ragazzo e quel diavolaccio nero." 
                                                                        (Peter Guralnich -Vittorio Franchini)

" Devo continuare a correre, devo continuare a correre, il blues viene giù come grandine. La luce del giorno continua a tormentarmi... c'è un cerbero sulle mie tracce. C' è un segugio infernale sulle mie tracce. "

Hellhound On My Trail   (Robert Johnson )

Poco alla volta sulla figura di Robert Johnson cala un alone luciferino, poco importa che l'uomo per sopravvivere sia costretto a girare suonando per locali, il suo blues scalda gli animi, così come i suoi comportamenti fanno strage di cuori femminili. Johnson è un uomo che vive ai margini in una parte di quel' America delle comunità rurali e disadattate del Mississippi che già si trova emarginata dal resto del paese per conto suo.
Quelli come lui vengono chiamati Ramblers nel gergo locale.
Non è affatto uno sprovveduto però, Johnson sa vendersi bene.



 Dopo la morte della prima moglie è diventato violento, donnaiolo e profondamente alcolizzato. Però ha un talento incommensurabile.
 Inoltre se tutti i musicisti blues del periodo dichiarano di essere "figli del diavolo", lui alimenta il Mito portandolo al'ennesima potenza , se gli altri si limitano alla definizione, lui racconta  di un "grosso uomo scuro" incontrato a mezzanotte in un crocevia buio, lo stesso "grosso uomo scuro" in cambio dell'anima del musicista gli avrebbe insegnato a suonare in un camposanto.
 Le voci, le leggende ma sopratutto le dicerie su Robert Johnson  cominciano quasi immediatamente. Con un misto di cinismo ed ironia il chitarrista inserisce nelle sue canzoni richiami a spiriti e fantasmi o al patto col Diavolo che sostiene di aver compiuto.

In realtà Johnson è un musicista eclettico: oltre al Blues lui ama e suona anche Jazz e Country, spesso poi nei locali non disdegna di suonare anche Ballads .
Ci rimane poco di lui però, tra il 1936 ed il 1937 Robert Johnson effettua a San Antonio e a Dallas tre sedute di registrazione, per un totale di 29 tracce più tredici versioni alternative per un consorzio musicale chiamato Ocalion, che le pubblica (probabilmente in versione accelerata) su alcuni 78 giri. 
Abbastanza perché pezzi come Cross Road Blues; Sweet Home Chicago; Love in Vain; Hellhound on My Trail o Come On In My Kitchen diventino leggenda.
Il resto vola via portato lontano dalle leggende.
Finché in una notte di Agosto anche Robert Leroy Johnson viene portato via dalle leggende.
Anche in questo caso le versioni saranno contraddittorie, solo su una cosa le versioni concordano: molto probabilmente Robert Leroy Johnson sa che sta per morire.

- MORTE DI UN MUSICISTA.

E' il 13 Agosto 1938.
Fuori fa caldo, di quel caldo umido tipico delle zone di palude che si attacca alla pelle e ai vestiti.
Da alcuni giorni Johnson si esibisce al Three Forks di Greenwood, con lui ci sono altri due musicisti: David "Homeboy" Edwards e Sonny Boy Williamson, i due sono quasi come dei fratelli per Johnson e non è la prima volta che suonano assieme.
Ma, il clima è pesante anche dentro il locale. 
Il padre di una delle tante amanti maltrattate da Johnson è in cerca di vendetta, in più il bluesman ha una tresca con l'appariscente moglie del proprietario del Three Forks.
E non fa niente per nasconderlo.
Nemmeno al marito tradito.


L' Insegna del Three Forks,
praticamente l'unica cosa sopravvissuta del
locale, abbattuto nel 1940
Le cose degenerano rapidamente.
La farsa si trasforma in tragedia.
Una prima versione sostiene che il Bluesman venga pugnalato alla schiena dal padre vendicativo mentre attraversa un ponte solitario.
Versione intrigante, ma le successive lo sono  ancora di più.



A narrarle sarà Edwards  (1915- 2011) che sopravviverà a lungo alla leggenda di Johnson.
Sostanzialmente, secondo Edwards, la sera del 13 Agosto è stata scritta una condanna a morte.
Mandante ed esecutore: il proprietario del Three Forks.
Circola tanto Alcool quella sera, una prima bottiglia di whisky viene passata a Johnson che inizialmente rifiuta perché già stappata, Johnson  teme che il contenuto sia avvelenato e manda indietro questa prima bottiglia. L'uomo è sospettoso di natura e, come si è visto,  a Greenwood l'uomo si è fatto fin troppi nemici.
 In un secondo momento, David Edwards cambierà leggermente la sua testimonianza, sostenendo che sia stato invece Sonny Boy Williamson a fingere un incidente e a far cadere in terra la prima bottiglia rompendola, in un disperato tentativo di salvare l'amico.

Quale che sia la verità, che sia stato Johnson o Williamson ad evitare il contenuto della prima bottiglia, il gestore del locale si affretta a portarne una seconda, anche questa già stappata.
Robert Leroy Johnson con fare strafottente accetta la seconda bottiglia, dopo pochi istanti comincia a sentirsi male.


Particolare interessante: pare che la foto sia invertita
questo ha permesso di scoprire il fatto che Johnson molto
 probabilmente fosse mancino
Perché il musicista accetta di bere, pur sapendo che probabilmente questa è avvelenata? 
La cosa è difficilmente comprensibile ai nostri occhi, ma dobbiamo osservare le cose con la mentalità del periodo e del luogo in questione.
Esiste un codice comportamentale in quel luogo e in quel tempo: rifiutare per la seconda volta significa compiere un grosso sgarbo nei confronti di chi te lo offre. Sgarbo che potrebbe scatenare atti ben più gravi e che potrebbero coinvolgere nella vendetta del barman anche i due ramblers  compagni del musicista.
Il codice deve essere rispettato e nessuno dovrà opporsi.
C'è anche da considerare che i Ramblers  girovaghi del periodo, sono l'ultima ruota del carro, praticamente senza quasi diritti, emarginati fra gli emarginati. Perfino un mendicante ha più diritti di un Rambler  e ben difficilmente uno sceriffo o un poliziotto difenderà i diritti di un musicista girovago.
In più Robert Johnson ha un immagine da dover mantenere di duro e dannato e non vuole che niente e nessuno la possa distruggere. 
Meno che mai lui stesso.

Il bluesman viene accompagnato in camera, e lì è lasciato solo. Non verrà mai chiamato un medico perché ufficialmente i suoi due compagni non hanno abbastanza soldi per potersene permettere uno.
Johnson rimane in agonia per due giorni; due giorni pieni di dolore, finché giunti alla mattina del 16 Agosto l'artista esala l'ultimo respiro. Non prima però di essersi messo ad ululare come un cane e aver strisciato sul pavimento a quattro zampe gridando frasi incomprensibili.
In un certo senso è come se quel segugio infernale tanto temuto sia veramente venuto a prendersi Robert Johnson.
Perlomeno è questo ciò che penseranno le persone più superstiziose.
La morte di un artista geniale, ma di soli 27 anni, lascia aperti molti dubbi, due certificati medici redatti post mortem  contrastanti l'uno con l'altro aggiungeranno ulteriori domande. Il primo parla di avvelenamento, il secondo dà la colpa della morte ad una combinazione letale di sifilide e polmonite.
Principalmente rimane da capire chi sia stato il vero Robert Johnson, se un cinico e disilluso sfruttatore, un individuo dalla doppia faccia gentile ed affabile in pubblico ma violento in privato (specie con le donne)  o un ingenuo ragazzo dotato di un grande talento  travolto dagli eventi della vita.
A questa domanda, almeno a questa, non ci sarà mai risposta.
Rimane però un ultimo enigma da risolvere: quello del presunto Patto con il Diavolo, della reale esistenza o meno del "grosso uomo scuro" e della sua reale identità.
Non tutti sono disposti a credere in un invenzione letteraria, qualcuno si spinge e cercare risposte.
E le trova.
Dotate di nome e cognome.

- UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE RAZIONALE.


Ancora una volta  tutto nasce da testimonianze di alcuni musicisti amici di Johnson,due di loro in particolare  Son House e Willie Brown sin da subito dichiarano di aver visto più volte il musicista intrattenersi in compagnia di un altro bluesman, questo prima del fulmineo miglioramento come chitarrista di Robert.
Il bluesman  misterioso si chiama Isaia Zimmerman ( 1907-1974) anche se tutti lo chiamano Ike.
Zimmerman é un grosso e pacioso omone nativo della Georgia che sbarca il lunario lavorando come agricoltore e che vive con la famiglia in una casa vicino ad un crocevia. In particolare Zimmerman  è un virtuoso della musica molto conosciuto nella zona.
Particolare inquietante: Zimmerman è solito esercitarsi a suonare solo di notte e dentro il locale cimitero.
Spiegazione prosaica ma razionale: lo fa solo perché è l'unico posto dove può suonare senza dare fastidio ai vicini.
Niente di più lontano dall'immagine diabolica che ci si potrebbe aspettare.


Ike Zimmerman ritratto nel 1974 poco prima
della sua morte.
Secondo le versioni più accreditate Ike Zimmerman incontra quindi Robert Johnson in una fase  della vita di quest'ultimo molto delicata, Johnson è a pezzi per la morte della moglie, praticamente è un uomo alla deriva. Ike, paternamente si affeziona al ragazzo, lo ripulisce, lo ospita in casa sua per un anno assieme alla sua famiglia.
E, cosa più importante, durante tutto quell'anno gli insegna tutte le sue conoscenze musicali.
Fino al momento in cui Johnson non sarà pronto a spiccare il volo da solo.
Insomma Ike Zimmerman non è per niente una creatura sulfurea ma semplicemente un amico generoso e preoccupato.
Le dicerie, le leggende e gli stessi racconti di Johnson però nel corso degli anni traviseranno il 
tutto.
Il resto lo farà il tempo che finirà col stendere un enorme velo su molti particolari di questa nostra storia.

- ROBERT JOHNSON OGGI.



Come in vita, anche in morte  leggende ed incomprensioni permangono sulla figura del musicista "figlio del Diavolo".
Ignoriamo dove sia precisamente la sua tomba, nel territorio del Mississipi da decenni esiste una disputa tra almeno tre cimiteri che sostengono di possedere le spoglie del bluesman.



A lungo dimenticato Robert Johnson è stato riscoperto nel 1961 con la ripubblicazione delle sue 29 tracce, da allora la sua fama è cresciuta esponenzialmente.

Sempre negli anni 60s la famiglia di Zimmerman ha accusato Johnson di essersi attribuito falsamente la primogenitura di alcune canzoni in realtà scritte proprio da Zimmerman.
Poco importa: leggende su leggende, voci su voci, episodi dopo episodi hanno contribuito a costruire un mito. La combinazione di talento, tecnica e voce di Johnson unita al tocco dato dalle voci luciferine hanno creato la stella del bluesman.
Oggi tutti concordano almeno su una cosa: quel giorno con Robert Johnson e il suo incontro notturno a quel crocevia è nata la musica americana.
Le lezioni di musica e canto in quel cimitero sono servita a qualcosa.
Tutto il resto non conta.

In chiusura di questo post desidero ringraziare Patrizia Barrera.
In rete, ma anche sui libri, esistono molte informazioni -spesso discordanti- su Johnson ma poco o nulla su Ike Zimmerman,  mi sono stati molto utili quindi gli interessanti e completissimi articoli  usciti su Magic Old America, il blog di Patrizia. 
In particolare QUI e QUI  ho reperito le informazioni su Zimmerman e anche la sua foto.
Grazie Patrizia, sono in debito con te.

26 commenti:

Marco Lazzara ha detto...

Forte! Come sai conoscevo la leggenda, ma non tutte le storie sulla morte di Johnson. Si diceva anche che a un certo punto fosse sparito nel nulla (solo una storia questa, allora).
Tra l'altro la citazione di Johnson all'inizio mi ha fatto venire in mente "Diretto per l'Inferno" (That Hellbound Train) di Robert Bloch.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Carissimo Marco, infatti un altra versione, riportata anche da telefilm come Supernatural parla proprio di una repentina scomparsa di Robert Johnson. Però tra tutte è quella meno credibile.
Riguardo al racconto di Bloch ritengo proprio che il grande scrittore si sia ispirato proprio a quel mondo e a quella realtà per scrivere il suo pluripremiato racconto.

Patrizia Barrera ha detto...

Ben scritto, intrigante al punto giusto e decisamente accattivante!
Complimenti!

Nick Parisi. ha detto...

@ Patrizia Barrera
Complimenti a te e grazie per le informazioni che hai raccolto.

Massimo Citi ha detto...

Davvero un ottimo lavoro. È stato un piacere leggerlo e constatare qual era il luogo e il clima in cui è nato il blues. Ce n'è abbastanza da scrivere una mezzo dozzina di black stories e magari anche un paio di accordi.

Ariano Geta ha detto...

I musicisti maledetti hanno sempre un fascino particolare, che si tratti di Paganini, o di un jazzista come Charlie Parker o un rocker come Jimi Hendrix. Da oggi in poi anche questo Robert Johnson entra nel mio elenco di musicisti maledetti.

Ivano Landi ha detto...

Anche il nome del locale, Three Forks, potrebbe prestarsi al gioco. Forks in inglese significa "forchette" o "forconi" ma anche "biforcazioni". Sarebbe interessante sapere perché si chiamava così. Poi Cerbero ha tre teste. Conviene che mi fermo qui? Ma no, dai esageriamo: 27 è 3 elevato alla terza :D

Nick Parisi. ha detto...

@ MaxCiti
Infatti da una storia come questa sono stati tratti decine di racconti, di telefilm. Molti scrittori hanno preso ispirazione dalla vicenda di Robert Johnson, senza contare il fatto che diversi musicisti, tra cui Eric Clapton considerano Johnson come uno dei loro maestri.

Marco Lazzara ha detto...

Anche Lucifero nella Commedia. Perchè è la parodia della Trinità.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano
C'è un altra cosa da considerare: Robert Johnson fa parte del cosiddetto "Club 27", cioè il ristretto numero di artisti bravi e dannati morti a solo 27 anni, sto parlando di gente come Janis Joplin; Kurt Cobain e Jim Morrison anzi è stato uno dei primi artisti bravi e dannati ad entrare in questa particolare categoria.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Continua, continua pure. Sono convinto che di queste casualità (perchè questo credo che siano )ne troveremmo tantissime. Casualità certo, però intriganti. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ marco Lazzara
Il riferimento a Lucifero è calzante, altra casualità di sicuro. Però quello che colpisce in questa vicenda è tutta la serie di casualità collegate tra loro che si sono succedute nella vita di Johnson e che lentamente lo hanno accompagnato dritto dritto verso la sua fine.

cily ha detto...

Storia davvero intrigante, in un'ambiente piuttosto misterioso e pieno di ombre.
Concordo con Massimo, mentre leggevo mi si delineavano moltissime possibili storie, probabilmente perchè il connubio jazz e demonio è particolarmente suggestivo.
Gran bel lavoro!

Nick Parisi. ha detto...

@ Cily
Niente di più vero: lo scenario di questa storia è decisamente affascinante, volendo ci si potrebbero trarre decine di racconti o di film. La vita e la morte di R.Johnson ma anche tutto quel mondo che gli ruotava attorno rappresentano una fonte d'ispirazione notevole.

Eddy M. ha detto...

Per una volta devo dire che questa seconda parte mi ha un pò deluso... ;) Ci speravo nel colpo di scena diabolicum, e invece alla fine è tutta una sorta di farsa, umanissima per carità, ma pur sempre una farsa.
Adesso recupero qualche canzone di quelle che nomini che alla fine quello che conta è pur sempre l'artista, no!?

Nick Parisi. ha detto...

@ Eddy
Beh, sai...ho preferito dare la precedenza al lato razionale della vicenda, anche perché ritengo che Johnson più che altro abbia voluto cucirsi addosso un etichetta da artista maledetto. Però anche così la sua vicenda umana ed artistica rimane intrigante lo steso.

Obsidian M ha detto...

Mi sta venendo quasi voglia di fare una vacanza nel Mississipi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian M.
Anche a me, anche se temo che il Mississippi odierno sia molto diverso da quello dei tempi di Robert Johnson.

Nella Crosiglia ha detto...

Grandioso post caro Nick, ma daltronde le leggende sull'aria del blues si sprecano e non potrebbero essere diversamente.
Come questa musica potrebbe prenderci così visceralente se non avesse alle spalle delitti o misteri?
Grazie del dono che ci hai fatto e un abbraccio forte!

Nick Parisi. ha detto...

@ Nella Crosiglia
Ti dirò di più: tanto sono affascinanti queste leggende sul blues diabolico che un domani potrei raccontarne qualcun altra.
Ricambio l'abbraccio.

Angie Ginev ha detto...

Fantastico Nick, la spiegazione razionale potrebbe essere quella giusta, altro che diavolo nero.
Resta il mistero della morte....
Avvelenamento o morte naturale?

Bellissimo veramente questo tuo articolo ...

Roberto Paglia ha detto...

Bellissimo post, appena letto per la seconda volta!

Nick Parisi. ha detto...

@ Angie
Io propenderei per l'avvelenamento, non solo è l'ipotesi più logica ma ciò spiegherebbe anche lo sragionare di Johnson durante la sua lunga agonia.

Nick Parisi. ha detto...

@ Roberto Paglia
Il fatto che questo post sia piaciuto ad un grande esperto di musica quale sei tu mi riempie di orgoglio.

EDU ha detto...

Adoro la figura di Robert Johnson e hai scritto un ottimo speciale ricco di aneddoti e ipotesi. E' stato un piacere leggerti in queste domenica mattina. A presto!

Nick Parisi. ha detto...

@ EDU
Immaginavo che ti sarebbe piaciuto questo post su Robert Johnson. Ti dico che questo dossier è stato anche uno dei miei preferiti.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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