INTERVISTA CON WALTER JON WILLIAMS


Buongiorno a Tutti!!!
Oggi Nocturnia ed IFET  pubblicano in contemporanea la mia intervista con lo scrittore statunitense Walter Jon Williams  
Mi auguro che l'intervista sia di vostro gradimento!!!
Ci sono alcune persone che hanno reso possibile questa intervista e che  desidero ringraziare:
la prima persona è lo scrittore stesso, il due volte vincitore del premio Nebula, Walter Jon Williams che si è prestato ben volentieri alle mie domande.
Le altre due sono i miei amici Davide Mana e Angelo Benuzzi. Davide mi ha messo in contatto con lo scrittore mentre Angelo ha tradotto l'intervista dall'inglese all'italiano.
Grazie gente:senza di voi questa intervista non esisterebbe!
Buona lettura a tutti!
 Attendo i vostri commenti!
QUI trovate una piccola scheda sull'autore.
(For english version, please scroll down )


 Nick: Benvenuto su Nocturnia! È un piacere per me ospitarti nel mio blog. La prima domanda che di solito faccio ai miei intervistati è di parlarci dei loro inizi e del momento in cui hanno preso la decisione di diventare scrittori. Puoi dirci qualcosa dei tuoi inizi?

Walter John Williams: Ero molto giovane quando decisi di diventare uno scrittore, forse avevo quatto anni. Ho desiderato diventare uno scrittore appena ho appreso dell' esistenza al mondo degli scritotri. Non sapevo ancora leggere o scrivere. Dettavo le storie ai miei genitori, poi le illustravo con i miei pastelli. Fortunatamente nessuno di questi tentativi precoci è sopravvissuto.

Nick: In particolare, cosa ti fatto scegliere la fantascienza?

WJW: Le mie prime vendite furono nel settore delle fiction storiche. Ma il mercato per quel settore negli USA è collassato quasi nello stesso momento in cui io avevo venduto per la prima volta una proposta di fantascienza. Ho sempre amato la SF ma quando ho cominciato a scrivere ho provato a vendere ogni tipo di fiction – storica, SF, gialla, letteraria. La fantascienza vendeva e continuava a vendere, e – in un certo senso con mia sorpresa – ho scoperto che ero bravo a scriverla.
Nick:  Hai cominciato a scrivere all’inizio degli anni ’80. I tuoi primi romanzi, in particolare Ambassador of Progress (1984) e Knight Moves (1985) mostrano l’influenza di scrittori come Samuel R. Delany e Roger Zelazny. 
Knight Moves in particolare è un chiaro omaggio ai due scrittori.
A parte Delany e Zelazny quali sono stati gli scrittori che ti hanno influenzato come lettore e come scrittore? Naturalmente puoi fare riferimento anche a film, serie TV, fumetti, musica e qualsiasi altra cosa ti possa venire in mente.

WJW:  Ho cominciato col farmi una solida base sui classici del genere -- HeinleinClarke, Bradbury, Bester, Philip Jose Farmer, Tolkien, Poul Anderson – ma sono diventato grande durante l’ondata degli anni 60, quando molte barriere vennero abbattute e in giro c’era così tanta sperimentazione. Ci fu una enorme esplosione di talenti -- Moorcock, Aldiss, Le Guin, Joanna Russ, Silverberg, Brunner – e ho imparato qualcosa studiando i loro lavori. È stato il gruppo di scrittori che mi ha davvero inspirato nel creare la mia fantascienza.

Nick: Ti hanno associato a lungo con il genere cyberpunk, dopo tutto questo tempo cosa pensi abbia portato agli scrittori e alla fantascienza in generale? E cosa credi sia stata la sua eredità?

WJW:  Il cyberpunk ha avuto un impatto molto forte e poi si è evoluto. La sua eredità è che il futuro sarà multiculturale e che la tecnologia sarà usata da tutti gli elementi della società per i loro scopi. Questa è l’eredità che tutti gli scrittori di fantascienza possono trarre dal cyberpunk.

Nick: Comunque, cyberpunk a parte, nel corso della tua carriera sei passato attraverso vari generi, dalla space opera passando per la science fantasy. Come mai questa scelta ?
Ti trovi bene con la definizione di autore poliedrico o pensi che questa definizione non ti rappresenti ?

WJW: La fantascienza è una città con molte case e io volevo esplorarle tutte. Fortunatamente i miei lettori sanno che quando prendono in mano uno dei miei libri potrebbero trovare qualcosa di diverso rispetto ai precedenti. Ma anche se i miei soggetti variano, in fondo io ragiono ancora come un cyberpunk
Sto provando a guardare ogni lavoro con quegli occhi, per trovare qualche approccio nuovo ad ogni soggetto.


L' edizione italiana di Voice of the Whirlwind
Con questo romanzo tradotto nel 2000
cominciava l'avventura della bella e sfortunata collana
Solaria delle edizioni Fanucci

Nick: Tra le cose che hai scritto, il romanzo che preferisco è La Voce del Vortice ( ed. originale Voice of the Whirlwind   1987) e so anche che il protagonista è un eroe molto amato dai lettori. 
Quali sono state le tue ispirazioni per questo romanzo e i suoi personaggi ?

WJW:  Anche io sono molto affezionato a quel libro. È stato il primo romanzo di SF che ho provato a scrivere ma per vari motivi per almeno quattro o cinque anni non  non sono riuscito a completarlo, ed alla fine quel libro è stato pubblicato come il mio quarto romanzo di fantascienza. Il ritardo è probabilmente stato una fortuna, perché quandolo cominciai probabilmente non avevo acquisito gli strumenti che mi avrebbero permesso di finirlo in maniera adeguata. 
Uno degli aspetti del personaggio di Stewart* che fanno sì che i lettori si affezionino a lui è il suo senso dell’onore, il fatto che sia disposto a pagare i debiti lasciati dal suo clone che è stato assassinato, anche se ignora quali siano.  




Nick:  Uno dei tuoi romanzi più famosi è Aristoi (1992) che è anche uno dei più ambiziosi tra quelli che hai scritto. Quello che mi ha colpito è che all’ inizio di Aristoi tu guidi i lettori attraverso una descrizione di una società molto differente dalla nostra e poi arrivati a metà del volume te ne distacchi, creando una trama molto lineare. 
È stata una decisione conscia? Se così, perché?

WJW:  Di solito, le prime 100 pagine di tutti i miei libri sono molto differenti dalle ultime 100 pagine. Sono molto attento a preparare la mia storia nelle prime 100 pagine e una volta che ho finito la storia può andare avanti molto velocemente. Lo stesso avviene con  Aristoi, c’è un mondo grande e complesso da esplorare e un mistero da risolvere… e una volta che il mondo è stato esplorato e il mistero risolto la trama può muoversi molto velocemente e  andare direttamente verso il finale.

Nick:  Di recente in Italia è stato tradotto L'Era del Flagello  (titolo originale The Green Leoperd Plague ) un romanzo breve del 2004 che vinse il premio Nebula. Confrontando L'Era del Flagello  con Aristoi mi sembra che alla fine se volevamo trovare un leitmotiv o un punto comune nella tua narrativa,alla fine ne potremmo trovare ben due: il primo è la complessa relazione con il Potere che hanno molti dei tuoi personaggi, il secondo punto è la convinzione che persino nelle società più perfette, più evolute, dove non ci sono più fame o morte, alla fine ci sarà sempre qualcosa che ci manterrà umani e quel qualcosa saranno i sentimenti come il dolore o almeno la relazione con la nostra parte più selvaggia. 
La mia ricostruzione è sbagliata?

WJW: Questa è una interpretazione molto buona, anche se anche per una motivazione tecnica.
 È della parte umana dei personaggi che io riesco a scrivere e che posso rendere interessante  al lettore. A meno che un personaggio non sia in qualche modo umano – anche se il personaggio è un alieno o un elfo – il lettore non se ne interesserà fino in fondo. 
E io voglio che i miei lettori se ne interessino.

Nick: So che sei un giocatore di ruolo, così sono molto interessato al tuo lavoro come scrittore di regole per i giochi di ruolo. Cosa puoi dirci?

WJW:  Il mio gruppo di giocatori di ruolo è unico dato che quasi tutti i membri sono degli scrittori. George RR Martin, Victor Milan, Melinda Snodgrass,  Daniel Abraham, Jane Lindskold- siamo tutti narratori e tutti noi amiamo creare personaggi. Quando siamo al nostro meglio, il gioco diventa un brillante teatro di improvvisazione, con tutti noi nei panni dei personaggi per tutto il tempo.
 È una vergogna che non ci sia veramente un modo per preservare quei momenti, che sono così transitori. Ma a meno che tu non sia parte del gioco di ruolo, il gioco stesso non avrebbe significato.




Nick: Quali dei tuoi colleghi segui con più attenzione e interesse? E secondo la tua opinione, qual è l’attuale stato di salute della fantascienza intesa come genere letterario?


WJW: Ann Leckie ha fatto un debutto davvero impressionante con Ancillary Justice. Sto tenendo d’occhio gente come Daniel Abraham,  James S.A. Corey, Will McIntosh, Jo Walton,  e Hannu Rajaniemi. E c’è un esordio davvero impressionante in arrivo, si chiama Scott Hawkins  e lo raccomando a tutti.
 L’editoria ha avuto alcuni shock in questo secolo, con gli ebook e Amazon e così via, e la cosa negli USA ha reso gli editor molto cauti a proposito dei lavori da comprare. 
Anche per questo  molti dei lavori più innovativi sembrano arrivare dal’ Europa.

Edizione italiana di
The Green Leopard Plague
Edizioni Delos

Nick: Progetti futuri: su cosa stai lavorando adesso e cosa ci possiamo aspettare da Walter Jon Williams nel prossimo futuro?

WJW;  Sto lavorando a qualcosa di completamente diverso da tutto quello che ho scritto finora! Sarà una sorpresa quando uscirà.
Sto anche scrivendo molta fiction breve, la maggior parte della quale è, o sarà, uscita nel corso del 2014
Così ci sono davvero molti miei lavori nuovi da leggere!

Nick: Bene, è tutto. Grazie per la tua gentilezza e mentre ti saluto mi domando se c’è una domando a cui avresti voluto rispondere volentieri e che ancora io non ti ho fatto.

WJW:  E' stato un piacere.

* Il protagonista de La Voce del Vortice.

INTERVIEW WITH WALTER JON WILLIAMS- THE ENGLISH VERSION! 


Hi !!!
Today Nocturnia and IFET simultaneously publish my interview with the American writer Walter Jon Williams
I hope the interview is to your liking !!!
There are some people who made this interview possible, and I want to thank:
the first is the writer himself, two-time winner of the Nebula Award, Walter Jon Williams, who kindly responded to my questions.


The other two are my friends Davide Mana  and Angelo Benuzzi. Davide put me in touch with the writer and Angelo translated the interview from English into Italian.
Thanks guys! Without you this interview would not exist!
Happy reading!
  I look forward to your comments!

 Nick:  Welcome On Nocturnia! It 's a pleasure to have you visiting my blog.
 The first question I usually do my interviewees it's to talk about their beginnings and the moment when has came the decision to become a writer. Would you like to tell us about your beginnings ?

WJW:  I was very young when I decided to become a writer, perhaps four years old.  I wanted to be a writer as soon as I knew that writers existed.  I didn't yet know how to read or write, I would dictate stories to my parents, then illustrate them with my crayons. Fortunately none of these early efforts have survived.

Nick:   In particular, what made you approach the science fiction ?

WJW:  My earliest sales were in historical fiction.  But the market for historical fiction collapsed in the U.S. at nearly the same time I sold a science fiction proposal. I've always loved SF, but when I started out I tried to write every sort of fiction--- historical, SF, mysteries, literary fiction. Science fiction was what sold, and kept selling, and--- somewhat to my surprise--- I turned out to be good at writing it.

Nick:   You start to write at the beginning of the 80s.
 Your first novels, in particular Ambassador of Progress (1984) and Knight Moves (1985) affected much of the influence of writers like Samuel R. Delany and Roger Zelazny. Indeed Knight Moves is a clear homage to the two writers. Apart from Delany and Zelazny what were the writers that have trained you as a player more than as a writer? Of course you can also mention movies, TV series, comics, music and anything else you can think of.
WJW:  I started with a solid foundation in the genre classics--- HeinleinClarke, Bradbury, Bester, Philip Jose Farmer, Tolkien, Poul Anderson--- but I came of age during the Sixties Wave, when so many barriers were being broken, and there was so much experimentation. There was a huge explosion of talent--- Moorcock, Aldiss, Le Guin, Joanna Russ, Silverberg, Brunner--- and I learned something from studying their works.  It was this group that really inspired me to create my science fiction.


Nick:   You have been long associated with the cyberpunk genre, after all this time what do you think has accounted  writers and science fiction in general? And what do you believe has been his legacy ?

WJW:  Cyberpunk had a very strong impact, and then it evolved.  Its legacy is that the future will be multicultural, and that technology will be used by all elements of society for their own purposes.  That's the legacy that all SF writers can draw from cyberpunk.

Nick:  In reality, however, cyberpunk in part, in the course of your career, you have ranged through different genres, from space opera to science fantasy. Why this choice? And then you're comfortable when you are defined a multi-talented author, or do you think that the definition does not represent you?

WJW:  Science fiction is a city with many mansions, and I wanted to explore them all.  Fortunately my readers know that when they pick up one of my books, that it might be something different. But though my subjects vary, I still think like a cyberpunk.  I'm trying
to look at every work with those eyes, to find some new approach to each subject.



Nick:   Among the things between you written ,the novel I prefer is The Voice of the Whirlwind (1987) and I know that his hero is loved by  several readers. What were your inspirations for the novel and its characters?

WJW:  I'm very fond of this book myself.  I was the first SF novel I ever tried to write, but for various reason I didn't complete the book for another four or five years, and it was published as my fourth SF novel. The delay was probably lucky, because when I started I probably hadn't acquired the tools that would have allowed me to finish it properly. One of the aspects of Steward's character that makes readers respond to him is his sense of honor, the fact that he's willing to pay the debts of his murdered clone, even though he doesn't know what they are.

Nick:  One of your most famous novels is instead Aristoi (1992) which is also one of the most ambitious among those you have written. What struck me is that at the beginning of Aristoi you lead readers through a description of a society very different from ours, and then arrived at half volume you leave gaps, creating a fairly linear plot. Has is been a conscious decision? And if so why?

WJW:   Usually the first 100 pages of one of my books is very different from the last 100 pages. I'm very careful to set up my story in the first 100 pages, and then once the setup is over, the story can run very quickly. As for Aristoi, there's a large, complex world to explore, and a mystery to solve . . . and once the world is explained, and the mystery solved, the plot can move very quickly and directly to the finish

Nick:  Recently In Italy has been translated  The Green Leopard Plague,  the short novel of 2004 which won the Nebula Award.  Here, comparing with The Green Leopard Plague and  Aristoi  seems to me that in the end if we wanted to find a leitmotif or a common point in your narrative, there are two:  the first is the complex relationship with the Power that have a lot of your characters, the second point is the conviction that even in societies most perfect, most evolved where there is no more hunger or death, in the end there will always be something that will keep us human and that something will be feelings such as pain or at least the  relationship with our wildest part . Is it a  wrong reconstruction mine ?

WJW:  This is a very good interpretation, though there's also a technical issue.  It's the human parts of the characters that I can write about, and that I can connect to the reader.  Unless a character is to some degree human--- even if that character is an alien or an elf--- the reader won't care deeply about him.  And I want my readers to care.

Nick:  I know that you are a role player, so I'm very intrigued by your work as a writer of books of rules for RPG. Would you talk about?

WJW:  My RPG group is unique in that almost all of them are writers. George RR Martin, Victor Milan, Melinda Snodgrass, Daniel Abraham, Jane Lindskold--- we are all storytellers, and we all love creating characters.  At our best, it's brilliant improvisatory theater, with all of us in character all the time.  It's a shame there is really no way to preserve those moments, that they're so transitory.  But unless you are actually a part of the role-play, the game would be meaningless.



Nick:  Which of your colleagues do you follow with more attention and interest? And, in your opinion, what is the current state of health of science fiction  understood as a literary genre?

WJW:  Ann Leckie had a very impressive debut with Ancillary Justice.  
I've been watching Daniel Abraham, James S.A. Corey, Will McIntosh, Jo Walton, and Hannu Rajaniemi.  And there is a very impressive first novel coming up from Scott Hawkins that I'd like to recommend to everyone. Publishing has taken some shocks in this century, with ebooks and Amazon and so on, and in the U.S. it's made editors very cautious about the
sorts of works they buy.  Much of the innovative work seems to be coming from Europe.


Nick:  Projects for the future ? 
What are you working on now and what we can expect from Walter Jon Williams in the near future ?

WJW : I'm working on something completely different from everything else I've written!  I'll let it be a surprise when it appears. I've also been writing a lot of short fiction, almost all of which has, or will, appear in 2014.  So there's quite a bit of new work to read!



Nick:  Well, that's all. Thank you for your kindness and I greet you wonder
 if there is any question that you would have responded willingly and yet I will not have it for.

WJW:   It was my pleasure.

20 commenti:

Poiana ha detto...

Ciao Nick, complimenti :)
Ammetto che dando un'occhiata prima di leggere mi sono un po' preoccupata; pensavo: "ma non finisce più questa intervista!" Poi mi sono resa conto che c'era anche quella in inglese. Sono ancora mezza addormentata XD
Comunque è interessante e lui sembra simpatico; mi hai fatto venire voglia di leggere un suo libro :D

Massimo Citi ha detto...

Intervista davvero interessante. In realtà penso si tratti di un buon antipasto ma che il cuore pulsante dello scrittore si nasconda. Mi piacerebbe fargli sputare fuori perché costruisce i suoi testi così, della sua sua fissazione sul cyberpunk, della sua apparente leggerezza che si trasforma in un batter d'occhio in altro, sul suo essere un autore di raffinata grazia stilistica in un mondo che non apprezza particolarmente lo stile... ma non è affatto facile, me ne rendo conto e sia grazie a te per averlo comunque fatto sbottonare almeno un po'.

Sandro Pergameno ha detto...

autore geniale e simpaticissimo. tra i migliori oggi nel settore e uno dei miei prediletti in assoluto. sa gestire tutte le forme della sf nel migliore dei modi. e sono contento che La voce del vortice ti sia piaciuto, Nick. e non dimenticate i romanzi brevi che stanno uscendo in digitale per Delos (e che ho scelto assieme a Walt), tra cui il magnifico Il giorno dell'incarbazione!

Patricia Moll ha detto...

Nick, hai voglia di passare a trovarmi?

Obsidian M ha detto...

Che peccato che sia sfuggita la domanda "a piacere" conclusiva....

Ivano Landi ha detto...

Aristos mi attira molto. Già la copertina basta a evocarmi Zelazny e Delany, che erano i due nomi per me magici nei tempi lontani in cui leggevo molta SF. "Il re delle ombre" e "La città morta" sono due dei libri del genere che ricordo con più affetto.
P.S. Sono andato a memoria e spero di non aver sbagliato i titoli.

Nick Parisi. ha detto...

@ Poiana
Eh lo so, le mie interviste sono sempre un po lunghette, io le definisco "Interviste Carriera" dal momento che mi piace ripercorrere un po tutti gli aspetti della vita e della carriera del mio intervistato.
Poi, c'è la part in inglese che inganna sempre. ;)
Pensa che in confronto ai miei standard abituali questa è pure un'intervista "corta". ;)
Però sono contento di averti fatto interessare a Walter Jon Williams.
E' una bellissima soddisfazione. :)

Nick Parisi. ha detto...

@ Massimo Citi
Ogni volta che scrivo un' intervista vorrei sempre inserire almeno il triplo delle domande che poi lascio.
Mi piange sempre il cuore non fare tutte le domande che vorrei, d'altro canto non voglio nemmeno approfittare della gentilezza dei miei ospiti.
Williams poi l'avevo contattato in un momento in cui era stracarico d'impegni ....ed è stato gentilissimo a ritagliare uno spazio per il sottoscritto.
Il risultato finale di questa intervista spero che sia un buon compromesso.;)
Niente vieta un domani di fare una seconda intervista. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Sandro Pergameno
Ciao Sandro! :)
E' sempre un piacere averti mio ospite!
Senti, Sandro, se hai un attimo di tempo potresti contattarmi, ci sarebbe una questione di cui vorrei il piacere di parlare con te. :)
La mail è: nicolapari@hotmail.it

Nick Parisi. ha detto...

@ Patricia Moll
Ho visto!
Grazie per la poesia ispirata al mio nome!
Sono commosso!!!! :)

Nick Parisi. ha detto...

@ Obsidian
Non tutti gli autori rispondono a quella domanda.
Spesso dipende solo da quanto tempo libero hanno a disposizione.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Williams ha preso molto da Delany e Zelazny e forse"Aristoi" è il romanzo in cui queste influenze si notano maggiormente.

Francesco Savini ha detto...

Le partite con George R.R. Martin e tutta quella cricca di scrittori devono essere una cosa che rasenta il sublime :D
Bella intervista, mi sto facendo una certa lista di scrittori da approfondire in futuro.

Giovanni De Matteo ha detto...

Intervista molto interessante, a una figura forse un po' sottovalutata nel panorama della SF degli ultimi 30 anni. Personalmente non mi stancherò mai di raccomandare la lettura de "L'era del flagello", tra i primi lavori a presentare una società postumana in un regime economico di post-scarsità. Davvero illuminante per molti versi. Quindi sono contento che Pergameno abbia ripreso a pubblicarlo nella sua collana di e-book. Insomma, complimenti a tutti! :-)

Nick Parisi. ha detto...

@ Francesco Savini
Visto che nomi?
Mi farei invitare a casa di Williams anche solo per poter assistere in silenzio ad una di quelle partite.
Adesso ho capito dove George R. R. Martin trova le sue idee.
:D

Nick Parisi. ha detto...

@ Giovanni De Matteo
"L'Era del Flagello" ha avuto l'indubbio merito di aver aperto la strada ad altri. Probabilmente esagererò ma sinceramente ritengo che se non ci fosse stato "L'Era del Flagello" forse non oggi non avremmo (o lo avremmo in forma differente) quel capolavoro assoluto che è "La Ragazza Meccanica".
Anzi, un domani semmai un giorno dovessi riuscire ad intervistare Paolo Bacigalupi voglio chiedergli se tra le ispirazioni al meraviglioso romanzo c'è anche "L'Era del Flagello".

Ariano Geta ha detto...

Complimenti ancora una volta per la tua bravura da intervistatore. Si vede che porti avanti questo blog con passione, e i momenti in cui ti dichiari "stanco" resteranno solo - appunto - momenti che non possono arrestare l'entusiasmo con cui coltivi il tuo spazio sul web dedicato alla tua passione per SF, misteri e gialli polizieschi.

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
I momenti di stanchezza ci sono e ci saranno, credo sia fisiologico. Credo però di aver capito come affrontarli: appena vedo che arrivano i momenti "down" oppure che comincio a considerare la cosa come un lavoro o -peggio- che rischio di diventare schiavo delle statistiche e degli accessi allora mi prendo qualche giorno di lontananza dal blog e dalla rete.
Attenzione, con questo non intendo parlare delle chiusure estive o durante le festività che comunque servono anche quelle.;)

Salomon Xeno ha detto...

Il citato Hannu Rajaniemi fra l'altro è autore di un'interessante omaggio alle Città Invisibili di Calvino. Chiusa la parentesi, complimenti per l'intervista, a te e ai collaboratori!

Nick Parisi. ha detto...

@ Salomon Xeno
Hannu Rajaniemi è un altro che vorrei aver ospite di una mia intervista prima o poi.

Senza Davide e Angelo non so cosa avrei fatto. Mi hanno dato, in misura diversa un aiuto fondamentale.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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