RACCONTI CONTRO LA GUERRA # 3 : SILVIA TREVES!

Buona domenica!
Con un po' di ritardo- e me ne scuso con l' autrice- pubblico il racconto conclusivo del progetto " Racconti contro la Guerra".  Giugno è stato un mese pieno dal punto di vista lavorativo per il sottoscritto, ma sono felice di aver completato questo progetto nato tempo fa per iniziativa di Diego Rossi e trasmigrato in rete da altri blog fino a Nocturnia.  Nel prossimo post tutti i link dei racconti precedenti.
Nel frattempo: buona lettura!

Ri- conoscenza
Autrice : Silvia Treves .

La casamatta trema sotto l’onda d’urto del cannone acustico. Thukse trattiene il respiro. Gli yieda sono ormai usciti dalla baia e risalgono il canalone che penetra nelle terre ovest del continente. Fra poco, le loro armi a raggi infrarossi saranno abbastanza vicine da sbriciolare la postazione. Si affaccia alla stretta feritoia per dare un ultimo sguardo alla nana arancione. Per i kodvo, quella è Xoncta. I nemici non potrebbero mai pronunciarne il nome, perché la loro lingua non possiede i click. Infatti, la chiamano Sheobaa, una parola delicata e dolce. È un linguista e, per quanto detesti quella gente, non può negare la bellezza delle parole yieda che conosce.





 Il cannone acustico ricomincia, facendogli vibrare le ossa del cranio. Intontito dalle onde sonore, Thukse non riesce più a reggersi in piedi. Si accuccia sul pavimento, appallottolandosi per proteggere gli organi interni. Nell’ultimo attacco, uno dei peggiori, il Centro Comando, situato molto addentro al continente, ha subito pesanti perdite: novanta soldati che stavano all’esterno sono morti, molti ufficiali sono stati sopraffatti da nausea, vomito e danni ai recettori dell’equilibrio. Le allucinazioni acustiche hanno tormentato per giorni perfino Nyar, Dirigente Militare di primo livello.

 Trascorre la notte in un sonno disturbato da continui risvegli. La comunicazione del CeCo lo riporta alla coscienza. – Thukse, le armi yieda hanno perso potenza, e noi siamo passati all’attacco con i grandi distorsori ElettroMagnetici. Ti mando qualche rinforzo. La notizia lo rincuora un po’. La sua è una postazione secondaria e l’evenienza che gli yieda entrassero nella baia e risalissero il canalone non era prevista. Talvolta si domanda se gli esperti del CeCo siano davvero tali. 

Il due-posti a cuscino d’aria s’infila nella rampa sotterranea. Thukse attiva il proiettore olografico e l’area assume l’aspetto di una collina fiorita. Purtroppo, non appena i cannoni acustici riprenderanno a funzionare, si orienteranno automaticamente verso la casamatta. Se!har e Areque salgono nel locale interno e scaricano sul pavimento provviste e distorsori EMA portatili. Poi lo scrutano e si precipitano a sostenerlo. – Da quanto tempo non mangi? Scuote il capo, non ricorda. – Spostati, Se!har, lascia che lo medichi. – Va bene. Intanto, vado a piazzare gli EMA sull’altura. Areque si prende cura di Thukse. – Sei molto disidratato – è il verdetto, – e hai un dente spezzato… Per riavere il tuo bel sorriso dovrai aspettare, – lo sfotte. – Puoi chiamarmi Are. 

Dopo aver consumato le razioni e sorbito vari liquidi caldi, Areque e Se!har aprono i materassi e lo fanno distendere fra loro. Il calore dei compagni lo conforta, un lento desiderio comincia a scorrere nel suo corpo pieno di gelo. Xoncta scende lenta oltre l’orizzonte. Tre piccole lune si rincorrono nel cielo. Areque punta i rilevatori di infrasuoni verso il canalone. – Segnaleranno la posizione delle navi yieda. Di più non possiamo fare. Se!har colpisce il tavolo con un pugno. – Maledetti loro, sono ottant’anni che ci combattono. – Inutile recriminare – risponde Thukse. – Noi facciamo altrettanto. – Hanno cominciato prima loro. – Ci siamo già scontrati troppe volte per poterci accusare a vicenda – insiste. Se!har torna a sedersi. – Ascolta, Thukse. Tu sei un riservista chiamato in servizio, ma io combatto, per me sono nemici e basta. E poi… Non sembrano figli di Xoncta, siamo come specie diverse. La loro pelle è differente dalla nostra, cambia colore all’improvviso quando vogliono mimetizzarsi, potremmo averne uno là fuori e non ce ne accorgeremmo… – Basta, Se!har. – Taglia corto Areque. – Sragionare non ci porta da nessuna parte. Come potrebbero mimetizzarsi senza essere captati dai nostri strumenti? Questa guerra senza fine è già costata centinaia di migliaia di vittime e danni di ogni genere. O combattiamo fino all’ultima creatura, o troviamo un modo per convivere. – Ma chi vuole convivere con quelli là? Sono piccoli, con le bocche rotonde e senza labbra, le orecchie invisibili. E puzzano. – Quando mai ti sei avvicinato a uno yieda tanto da annusarlo? – Areque si allontana con fastidio. È accanto alla feritoia, quando i rilevatori si attivano all’improvviso. Nessuno rompe più il silenzio sceso tra loro. 

Gli yieda continuano la navigazione, ma le loro armi funzionano solo a tratti, a causa dei campi EMA. Sempre più nervoso, Se!har esce per controllare i distorsori piazzati la mattina. Thukse aspetta che scenda la notte, poi avvia il software che è riuscito a ripristinare nei giorni precedenti e libera i microvolatori. Areque si avvicina seguendo i puntini che sfrecciano sullo schermo. – Quindi non sei soltanto un riservista che ama le parole! – commenta con uno schiocco compiaciuto. – Da solo il tempo non passa mai, così ho rimesso in funzione il programma. In queste notti, il pianeta attraversa uno sciame meteorico e gli yieda non riusciranno a captare i nostri piccoli segnali. – Stiamo a vedere. – Areque accosta lo sgabello e studia lo schermo. Il microvolatore oltrepassa la collina e precipita verso la baia volando all’inseguimento della nave di coda nel canalone. L’imbarcazione è snella e forte senza essere imponente; Thukse la studia con un odio che sconfina nel rispetto e ammira la lunga serie di cannoni acustici lungo i fianchi. I danni che creano alla casamatta non sono niente rispetto a quelli che infliggeranno agli insediamenti dell’entroterra.

 Il volatore rileva ogni dato importante e passa alla nave successiva. – Sono dei bastardi, – sussurra Areque. – Eppure, quanto sono belle le loro navi! – Già. Lasciamo che la registrazione prosegua, poi la invieremo al CeCo. A Se!har, e soprattutto a noi, non farebbe bene esaminare questo materiale. Are gli assesta una pacca che lo fa barcollare – ben detto! Del resto, tu studi le parole e io curo la nostra gente, cosa possiamo saperne di questi dettagli militari? – Scoppia in una risata piena. Il suo è un bel sorriso. Il silenzio scende piacevole tra loro e Thukse si augura che il soldato non torni troppo presto. La domanda spezza quel momento di quiete, ma aumenta la loro confidenza: -– ci sarà mai pace fra noi, linguista? – Possiamo sperarlo. – Sì, sperare non è tradimento. Il giorno successivo, un volatore schermato consegna le registrazioni notturne al CeCo. Una breve comunicazione fa anche il nome di Se!har, che non è ancora rientrato. Are indossa la mimetica e si avvia alla porta. – Vado a cercarlo! Tu resta qui, conosci questi strumenti meglio di me. – Forse sta seguendo i movimenti degli yieda per ordine del CeCo. – O forse si sta solo comportando da idiota. Se avesse ricevuto ordini precisi ci avrebbe avvertito, non credi? Tuttavia, se fosse in pericolo… – Aspettiamo che sia giorno pieno, poi decideremo. L’idiota rientra a mattina inoltrata e viene messo al corrente delle novità. Non è per nulla soddisfatto, ma si calma un po’ quando apprende che c’è anche la sua firma. – Dobbiamo aspettare ordini – commenta, seccato. – Ho vegliato tutta la notte, quindi mi merito un po’ di riposo. NON PRENDETE altre iniziative senza informarmi. I compagni lo ignorano. Il CeCo li contatta verso mezzogiorno. – Sono Nyar. Mi congratulo per la brillante operazione. Desideriamo un confronto con due di voi, quindi affido la postazione a Se!har, il militare con maggiore esperienza. Areque e Thukse, partirete domattina, non appena avremo inviato un EMA di copertura. Pilotato da Areque, il due-posti giunge al CeCo in serata. 

Si trovano in un’area gigantesca e piena di grandi edifici. Centinaia di luci la illuminano a giorno ma spariscono di botto oltre il quarto piano, schermate da un sistema sofisticato che Thukse non conosce. Più in alto, regna un buio assoluto che pare aver inghiottito anche le costellazioni e gli ammassi globulari che conosce da sempre. Accompagnati da due soldati, oltrepassano un grande cancello ed entrano in un ampio ascensore che ospita soltanto loro quattro. Scendono velocemente, le luci ammiccano: -1, - 2, - 3, - 4… Infine, a bordo di un miniveicolo, si addentrano in un corridoio pieno di porte. – Potete riposare in queste due stanze, la mensa è a sinistra. I Dirigenti vi riceveranno a notte inoltrata. In superficie dev’essere quasi l’alba, peccato non veder sorgere Xoncta. La loro guida mostra il polso a un sensore e la porta scorre di lato. La voce che li invita a entrare è quella che ha ascoltato per la prima volta il giorno precedente. – Sarete stanchi. Abbiamo approfittato del vostro tempo, e mi dispiace. I presenti, seduti a un grande tavolo rotondo, li fissano impassibili. Nyar, invece, viene loro incontro. – Accomodatevi qui con noi. – Accanto a Thukse, Are trattiene il respiro. – Speravo di ricevervi prima ma, dopo un periodo di stasi durato lunghe stagioni, tutto sta accadendo a gran velocità. Prima è cominciato il nuovo grande attacco degli yieda, che due anni fa avevamo ricacciato nel continente est. Poi, qualche giorno fa, è giunta una strana offerta che voi due potreste aiutarci a valutare. Infine, abbiamo ricevuto le vostre informazioni, che potrebbero darci molto vantaggio dal punto di vista militare. Inutile dirvi, – il tono di Nyar cambia bruscamente – che tutto questo resterà fra noi. A qualunque costo. Entrambi si affrettano ad annuire. 

A un cenno del Dirigente, un ampio schermo prende vita. – Guardate con attenzione questa persona. La creatura è bipede, meno alta di un kodvo. Ha una testa grande e ossuta, coperta da una certa quantità di pelo, gli occhi chiari e la pelle scura. Spalanca la bocca, si muove a scatti, andando su e giù davanti a loro. Calza sandali trasparenti che mostrano strani piedi con cinque dita corte e tozze. Anche le mani, che la creatura agita spesso, hanno cinque dita. – Un alieno! – è la constatazione incuriosita di Areque. – Proprio. Vorrebbe ascoltarlo parlare, Thukse? – propone Nyar, leggendogli nella mente. Annuisce con foga. … Le parole scorrono veloci e ritmate, impossibili da separare, salendo e scendendo di tono. Gli accenti paiono molteplici, ed è questo, forse, a conferire alla sua parlata un andamento ticchettante. La creatura ha un’estensione vocale molto ampia. Inoltre, spesso produce suoni strani e ansimanti, associati a smorfie che potrebbero essere sorrisi. – Fantastico! – Si lascia scappare. – Ma da dove viene? Nyar scuote il capo – non lo sappiamo ancora. Dice di venire da lontano, ma questo è ovvio. – Come siete riusciti a comunicare? – chiede Are. – Ha fatto tutto da solo. Possiede un aggeggio che cambia le sue parole nelle nostre; ma soprattutto, parla un po’ il kodvo e un po’ lo yieda. Si è offerto di fare da mediatore tra noi e loro. Ed è ambizioso: non mira a una tregua, ma a una pace permanente. Lo schermo viene bloccato. Nessuno dei presenti commenta. Pace è una parola che gli attuali Dirigenti del CeCo non hanno mai preso in considerazione. – Allora, siete disposti a incontrare il Mediatore? Vi conoscerete qui, ma ciò che il nostro alieno ha in mente non coinvolgerà soltanto voi, e avverrà in una piccola insenatura del Ponte di terre che collega i due continenti. C’è brezza di terra, e Are, Thukse e altri quattro compagni si avvolgono nei lunghi mantelli bruni. Il cappuccio nasconde i loro visi, lasciando trasparire soltanto gli occhi.

 Il profilo del Ponte appare in lontananza e già se ne scorgono i golfi, gli istmi e le brevi penisole. La loro meta è una cala riparata che il mediatore ha battezzato Qlamiashh, fondendo una parola kodvo e una yieda. Ormeggiano l’imbarcazione a destra e percorrono il breve sentiero in salita. Il mediatore li attende su un’ampia terrazza naturale. Alle sue spalle è stato allestito un pergolato ombroso con molti sedili sistemati a semicerchio. Si salutano con un sorriso. – Ricordaci che cosa dobbiamo fare e cosa no. – Mantenetevi coperti, tenete le braccia lontane dal corpo, evitate di mostrare i denti e non fate tutti quegli schiocchi e click. Penso io a tradurre. – E a loro che cosa hai consigliato? – domanda Areque. – Restate coperti, non miagolate e, soprattutto, evitate di tossire. – Loro tossiscono, – commenta Are con un brivido. – Non lo faranno, sanno che per voi è un suono sgradevole. – E la pelle? Le labbra? Il mediatore fissa Areque senza comprendere. Poi produce una versione molto più netta dei suoni che emette sorridendo. – Il mimetismo? Le bocche rotonde? Non pensateci nemmeno. Sono stupidi pregiudizi. Comunque, anche loro ne hanno molti su di voi: le vostre risate minacciose, la lunga lingua che vi permette di fare tutti quegli strani suoni… Ah, sì, avete anche gli artigli. I kodvo si scambiano occhiate perplesse. Che sciocchi a non aver messo in conto i pregiudizi degli yieda. – Per questo ho insistito sui mantelli: inutile complicare le cose al primo incontro. L’altra imbarcazione sta ormeggiando. Ne scendono sei creature vestite come loro. Si muovono con una grazia fluida, salgono il sentiero tenendo gli arti superiori lontani dal corpo. 

Giunti in cima, si girano verso di loro, sollevano le braccia con estrema lentezza fino a portarle al di sopra del capo e mostrano il palmo vuoto delle mani guantate. Un segno inconfondibile di pace. Il mediatore annuisce. Con altrettanta lentezza, i kodvo fanno altrettanto. I due gruppi si studiano senza emettere suoni. Thukse ammira gli occhi allungati e le mani grandi degli yieda, e lascia che osservino quel poco che possono vedere di lui. Poi, senza alcuna ragione precisa, tutti volgono lo sguardo alla nana arancione appena velata dalle nubi nel cielo turchese. – She-koo-baa – scandisce il linguista, senza pensarci. Il mediatore si volta di scatto, tutti sembrano più nervosi. – Csooshhtaaa – miagola lo yieda più sottile e i suoi occhi mostrano una considerevole soddisfazione. È una giornata tiepida, quello è un buon mondo, e forse tutti stanno cullando la medesima speranza. Si godono quel silenzio privo di minaccia. Poi, ubbidendo al gesto del mediatore, accendono diligenti i traduttori automatici. – Vi prego di accomodarvi laggiù. Il momento di prendere posto riaccende la tensione, ma i sedili sono equamente divisi e i due gruppi si formano senza problemi. Thukse prende posto nel sedile più centrale del proprio gruppo e lo stesso fa lo yieda che ha tentato di pronunciare il nome di Xoncta. Un altro linguista, ci scommetterebbe. – Grazie di essere qui. L’alieno resta in piedi, senza guardare i presenti che si è dato la pena di radunare. Sfrega le strane mani e le sbatte una contro l’altra, un gesto che Thukse suppone significhi “diamoci da fare”. – Vi chiederete perché mi sia offerto di organizzare questa riunione. – Lo sguardo si perde nell’oceano alle loro spalle. – Nel posto da dove vengo non sono più il benvenuto, e con ragione. Forse, qui voglio fare qualcosa di buono per rimediare. O forse, questo mondo è così bello che è un peccato distruggerlo. Non sono una brava persona, ma potete fidarvi di me. – Parliamo di voi: in questo gruppo non c’è alcun militare. Ci sono due linguisti, un architetto, un esperto di ambiente oceanico, due assistenti alla salute, due cuochi, un musicista che ha preferito non esercitare la propria arte piuttosto che comporre marce militari, un artista e due mercanti. Siete rappresentanti pacifici di due popoli del medesimo mondo e della stessa specie. Tutta gente che, per fare il proprio mestiere, ha bisogno di pace. I pregiudizi reciproci sono serviti a giustificare e alimentare la vostra guerra feroce. Il mediatore tace e continua a guardare il mare. Poi domanda: – da quando non parlate a tu per tu con un nemico? Da quando non lo guardate in faccia? Kodvo e yieda tacciono. Poi tutti scuotono il capo. – Da sempre, vero? Oggi farete il primo passo per ri-conoscervi. Un anno dopo Alle spalle della rada di Qlamiashh si scorgono i borghi che formano l’agglomerato di Pacifica, fondato dalle persone più audaci di entrambi i popoli.


 La lunga strada che si snoda fra loro sale e scende, ombreggiata da alberi e cespugli trapiantati nelle ultime stagioni. In alcuni borghi, yieda e kodvo vivono gli uni a fianco degli altri, senza più portare mantelli, in altri la convivenza è più cauta, ma tutti hanno smesso i panni bruni e indossano bei mantelli colorati disegnati da buoni artigiani e venduti dai mercanti. L’uso dei traduttori automatici, perfezionati grazie alla collaborazione dell’alieno e di numerosi linguisti, si è diffuso in entrambi i continenti. Ora, i traduttori stanno incorporando i numerosi dialetti delle aree periferiche, una faccenda che ha affascinato Thukse e Lelish, il collega yieda. Le cose procedono ufficiosamente, grazie al fatto che i dirigenti militari e i rappresentanti politici di entrambi i popoli sono rimasti ai margini, controllando senza esagerare. C’è solo da augurarsi che le cose continuino così. È passato tempo sufficiente perché il linguista kodvo osi farsi avanti. Ed è ciò che fa in un pomeriggio autunnale ancora tiepido e pieno di colori. – Ci sono un paio di cose che devo dirti, amico mediatore. La prima è: che ne diresti di semplificare le cose a tutti noi assumendo un nome, non necessariamente il tuo, per farti indicare più comodamente? La seconda è: adesso che la situazione è molto migliorata, mi insegneresti la tua lingua? Dopo un po’ di sorrisi e suoni ansimanti, l’altro annuisce. – Nome eh? Va bene, me lo cercherò. Comunque, voi linguisti avete tutti la medesima testa. Ieri me l’ha chiesto Lelish, ora tu, a seguire mi aspetto i vostri rispettivi collaboratori. So che morite dalla voglia di sapere di più sulla mia lingua e sul mio mondo. Ciò che ti dico non deve girare, mi spiego? Il mio pianeta è molto lontano e orbita intorno a una bella nana gialla. Si parlano moltissime lingue su quel mondo e si dà il caso che io ne conosca un bel po’. Solo per insegnarvi quelle, avrei lavoro assicurato per anni e anni. Che ne dici della mia proposta? Poi si congeda con un gesto tipicamente kodvo, e se ne va.
FINE.

RACCONTI CONTRO LA GUERRA #2: GIULIA ABBATE.

Lieto di ritrovarvi tutti!
Oggi pubblico il secondo tassello del progetto creato dal buon Diego Rossi.
Un' antologia di racconti creati da autori/ autrici di casa nostra a tema pacifista.
Un progetto che ha vissuto una vita travagliata ma che stiamo riuscendo a concludere.
Stavolta vi propongo l' opera di Giulia Abbate, un racconto che non esito a definire importante ed imponente sia pur nella sua brevità.
Leggete e giudicate.
Manca un ultimo racconto e dopo pubblicherò un articolo conclusivo con tutti i link e bio annesse, ma per ora voglio che vi facciate le vostre idee senza link o sovrastrutture mentali pregresse e precostituite.
Cos' altro aggiungere se non:
Comunque la pensiate, da qualsiasi parte stiate . Buona lettura!
Siamo tutti figli dello stesso Cielo.
MASSACRO. 

Oggi divento maggiorenne. Sono una ragazza realizzata e sono fiera di me.

 (Stelle con due gambe umane! ) 

Non è stato facile, nulla è stato facile. Mettermi contro i desideri della mia famiglia, contro quel futuro retrogrado di matrimonio e figli che volevano per me. Sfidare le convenzioni di questa società solo apparentemente libera, ma in realtà profondamente patriarcale, arretrata, retriva. 

(Cielo e Terra si sono scambiati di posto.  ) Eppure io non mi sono arresa. Ho fatto richiesta, ho superato tutti gli esami, ho ottenuto sempre il massimo dei voti. Nulla è stato facile, non è facile liberarsi degli schemi precostituiti, di tutte quelle fasulle performance a cui ti costringono dalla nascita, non è stato facile scoprire chi sono veramente, costruire un tassello alla volta la mia vera identità, una battaglia dopo l'altra. 

 ( L' umanità porta cappelli luminosi, splendenti.)

 Ma con l'aiuto della scuola ci sono riuscita, la scuola mi ha salvata: hanno capito quanto soffrissi, avevo tredici anni e odiavo la mia famiglia e la sua stupida mentalità, sentivo che qualcosa in me non andava, era colpa loro, colpa della società e del suo conformismo. Un insegnante attento ha colto il mio disagio, ha capito che in realtà ero forte, ero un meraviglioso unicorno multicolore, rischiavo di non poter mai spiccare il volo, di non poter costruire una versione migliore e più vera di me stessa. E mi ha aiutata a liberarmi. 

( Luminosi, splendenti elmetti di metallo.)

 Mi ha aiutata ad arruolarmi, e nelle Giovani Promesse di Pace mi sono subito sentita a casa, ho trovato una vera famiglia, che non ti giudica, che non ti rifiuta se ti senti fuori posto, che ti trova un posto e ti aiuta a fiorire, a eccellere in qualsiasi performance , a ultimare addestramenti sempre più duri, ho affrontato prove fisiche quasi impossibili, ho potenziato lo studio e la capacità di problem solving , ho scelto la mia identità di genere e ho costruito un tassello alla volta l ə splendidə essere umanə che ero destinata a diventare. 

 ( Un drappello di soldati viene alla carica dalla luna.)
 
E ora sono pronta. Sono una ragazza, e sono forte. Sono libera dalle catene familiari, sono libera di esprimere il mio potenziale e posso far sì che anche altrə siano liberatə da tutto questo. Sono la prima della fila, e sono felice, ecco che il portellone si apre, stringo tra le mani il fucile d'assalto, i rotori dell'elicottero sollevano onde di polvere, i dintorni sono bombardati, i caseggiati sono bonificati, non resta che fare il nostro lavoro, spazzare via ogni resistenza, distruggere ogni bieco fondamentalista che incontriamo sulla nostra strada, non importa chi sia, non importa nulla, sono subumani, sono residui patriarcali e medievali di tempi già sconfitti, e noi invece siamo splendidi unicorni che hanno trovato la loro strada e ora possono brillare.

 ( Aprite il fuoco! Da tutte le canne! Mitragliate! Com' è bello!)

 GIÙ, SQUADRA D'ASSALTO!

 ( Aprite il fuoco! Mitragliate! Che bello! Com' è bello! ) 



Giulia Abbate– 18/12/2023
 Citazioni in corsivo dalla poesia “Massacro” di Liao Yiwu

RACCONTI CONTRO LA GUERRA: PAOLO ARESI..

LA DOVEROSA PREMESSA
Ben ritrovati!
Comincia davvero con oggi la nuova programmazione di Nocturnia, una programmazione che per forza di cose non potrà che essere episodica. Ma quelle poche cose che appariranno saranno tutte di altissima qualità. Con qualche novità rispetto al primo ciclo della vita  nocturniana.

L' amico Diego Rossi mi ha contattato qualche giorno fa con una di quelle proposte troppo ghiotte per poterle rifiutare.
 
In sintesi si tratta di una antologia di racconti contro la guerra, contro ogni guerra. Si tratta di opere scritte da autori ed autrici del nostro paese.
I primi tasselli del progetto sono stati ospitati nei mesi scorsi all' interno dello splendido blog La Bottega del Barbieri 

Ma ultimamente alcuni problemi personali di Daniele Barbieri hanno impedito la prosecuzione del progetto.
( Daniele, anche se non ci conosciamo personalmente ti auguro di cuore di riuscire a superare alla grande questo momento ! Dai che facciamo tutti il tifo per te!Forza roccia!)
Quindi per rispetto degli artisti e delle artiste coinvolti/e mi è stato chiesto se ero disponibile a proseguire la pubblicazione degli ultimi tre racconti che mancavano all' appello.

La mia risposta alla richiesta? Beh, la state per leggere qualche rigo più in basso.
Ecco a voi il primo racconto, scritto - come i precedenti ed i successivi- da un maestro del genere. Si tratta di un racconto molto classico, debitore di influenze illustri, già a partire dal titolo.
Lascio a voi il piacere di scoprirle e rintracciarle tutte.
Nel prossimo post inserirò tutti i link e la storia del progetto. 

Persone Imperfette per un Mondo Imperfetto.

 Sono passati quasi due anni da quando ho scritto il mio commiato da Nocturnia ,  nel mezzo solo un breve saluto. Mentre la pagina languiva sono accadute numerose cose, come sempre la " vita vera" non aspetta e non fa sconti a nessuno. 

Cose belle e brutte, intendiamoci.

In questo lasso di tempo il mondo esterno è cambiato numerose volte, ha fatto infinite giravolte e poi è tornato indietro al punto di partenza 

La mia vita privata?

Anche lì qualcosa di meglio e qualcosa di peggio.

Per un verso dal punto di vista economico sono più tranquillo e posso guardare al futuro con maggiore tranquillità ( ed è una cosa importante, importantissima) dall' altro mi rendo conto che alle soglie dei 55 anni ancora non mi sono creato e forse non l' ho voluto mai veramente fare, gli anticorpi per affrontare il quotidiano presente.

Sono una persona profondamente imperfetta, sono troppo istintivo, puntiglioso, polemico, permaloso e quant' altro e bisogna che faccia i conti con tutto questo.

Sono un fottuto orso lo so.

D' altro canto si può cambiare a 55 anni?

Spero di riuscire a capirlo e a farlo prima o poi.

In tutto questo la mia adorata Trixie ci ha lasciato e la sua mancanza si sente.

Il mondo là fuori è altrettanto imperfetto ma è tutto quello che abbiamo.

Quindi lancio un messaggio: se siete persone con le quali ho litigato, discusso e ci siamo allontanati, non importa se per colpa mia o vostra, fatevi sentire io ci sono e ci sarò.

Sempre.

Che la vita è già troppo breve di suo, quindi risolviamo quello che si può risolvere. Mettiamoci una pietra sopra e prendiamoci assieme un bel caffè.

A tutti quanti gli altri ben ritrovati.

Veniamo al blog adesso.

La mancanza della scrittura si è fatta sentire e di conseguenza, ora che mi sono assestato col lavoro, ogni tanto tornerò random a postare le mie cose, diciamo anche solo un post al mese quando potrò e quando ne avrò voglia qualcosina uscirà.

Certo ho un po' di difficoltà con le tematiche woke e lo dico subito. Come principio è sicuramente giusto ma la mia personale ed opinabilissima sensazione è che ci siano state numerose forzature e che forse, dico forse,  alle volte si sia buttato il bambino con l' acqua sporca.

Sapevatelo.

Quindi se siete interessati ai miei arzigogolati deliri letterari ogni tanto con scadenze quasi bibliche ci risentiremo su questa frequenza.

Accidenti quanto mi siete mancati!

Un Saluto Veloce

 Solo per dire che mi mancate tutti.

Non so ancora se e quando potrò postare qualcosa, il nuovo lavoro mi impegna più di quanto pensassi però spero di poter fare qualcosa a breve.

Un saluto a tutti.

MIDNIGHT CLUB: OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI. -Il Caso di Thomas Mantell. - Seconda Parte.

 Il post precedente è uscito QUI, mentre QUI trovate la spiegazione del perché questo potrebbe essere l'ultimo post di Nocturnia per un certo periodo.


Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
mettetevi comodi e raccontateci la vostra storia.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
Sentitevi a casa vostra.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
I bambini lasciati incustoditi saranno venduti come schiavi. E grazie per tutto il pesce!"

 

Difficcile spiegare cosa succeda nei concitati momenti successivi, impossibile perfino immaginarlo. Gli uomini della base militare di Fort Knox sono convinti di averle viste tutte, di non avere più niente da imparare.

Quel giorno capiranno che questa convinzione è sbagliata.

E lo comprenderanno nel modo peggiore possibile. 

Avviso di Futura Sospensione delle Attività

 COMUNICAZIONE.

Una notizia, il prossimo post, quello sulla seconda parte del Caso Mantell. potrebbe essere l'ultimo post di Nocturnia per un lungo periodo di tempo. So di aver spesso annunciato la chiusura e la sospensione del blog più volte in passato e dopo averlo fatto sono comunque ogni volta tornato a postare, quindi non ho dubbi che potrebbe andare così anche in questa circostanza. Stavolta però c'è una differenza sostanziale e si tratta di una differenza positiva. E' presto detto: dopo anni di lavori saltuari, parti time precari finalmente avrei trovato ( incrociamo le dita) un lavoro presso un'azienda seria. la notizia buona, il bicchiere pieno è che si tratta di un lavoro continuativo, la notizia negativa, è che finchè non ingranerò e non ritroverò un nuovo equilibrio coi tempi liberi non so quanto tempo potrei avere per il web, quindi per un periodo finchè non mi sarò riorganizzato sicuramente potrei latitare parecchio. Questo non significa che sparirò del tutto, mi vedrete ancora, sia sui blog di "vicini di casa", sia per il fatto che ogni tanto potrei riuscire a postare qualcosa. Semplicemente si tratta di ridefinire molte cose, comprese diverse priorità nei prossimi mesi,  col nuovo lavoro dovrei cominciare martedì per me si tratta di un nuovo ennesimo inizio e sono ovviamente parecchio emozionato. Ci tenevo a salutarvi di persona, sono affezionato ad ognuno di voi, così come sono affezionato al blog. Nocturnia, mi ha accompagnato per 11 anni, in momenti belli e brutti, ho vinto un premio importante grazie a Nocturnia, ho conosciuto tante splendide persone. Nocturnia mi ha aiutato a superare momenti difficilissimi e non so come avrei fatto altrimenti.

Buona giornata a tutti! Vi voglio bene!

KULT ACTRESS: ROSALBA NERI & PATRIZIA VIOTTI, TRA VENERE E DRACULA.

 LE ATTRICI DEL "CINEMA BIS" ITALIANO.


 La storia del Cinema italiano è sempre stata costellata di varie fasi, momenti di grande crisi e attimi di rilancio, successi e fallimenti, Cinema d'autore accompagnato da una proliferazione di generi. Generi che spesso tra il pubblico italiano ed estero hanno ottenuto più successo del cosidetto " Cinema Alto".

I generi sono stati molteplici, dal peplum allo spaghetti western o lo spionistico passando per l'horror ed il poliziottesco, fino alla commedia erotica (quella con le varie Fenech e Bouchet per intenderci)  e quella all'italiana ( dai vari Totò e De Filippo fino ai quattro "Colonnelli" fino ai più recenti fenomeni odierni) giusto per citare quelli più conosciuti e ricorrenti .

Lo stato di salute di una cinematografia ha sempre dipeso dalla floridezza dei suoi tanti "rivoli" compresi quelli ritenuti, a torto secondo l'umile parere di chi scrive, più infimi. Rivoli che spesso hanno potuto approfittare della presenza di alcune presenze diventate di " Culto". Presenze di attori e di attrici i cui volti e nomi sono stati indissolubilmente legati a quei film.

Oggi però si parlerà principalmente di Attrici.

L'altra metà del Cielo si sarebbe detto una volta .

Creature bellissime, il cui aspetto fisico in alcuni casi ha finito per eclissarne il talento.

MIDNIGHT CLUB: OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI. - Il Caso di Thomas Mantell. - Prima Parte.

"Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
mettetevi comodi e raccontateci la vostra storia.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
Sentitevi a casa vostra.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
I bambini lasciati incustoditi saranno venduti come schiavi"

Tra tutte le rubriche di Nocturnia, il Midnight Club è sempre stata quella che si è differenziata maggiormente, ha sempre vissuto una vita autonoma  rispetto alle altre e per tante cose è come se fosse diventato una sorta di blog nel blog. Certo è tanto cambiato nel corso del tempo, si è evoluto dai "brevi" (rispetto ai miei scritti abituali) articoli iniziali incentrati sul facts checking delle varie dicerie e leggende metrolitane ( leggi bufale alle volte) che circolano nel mondo- criptidi, misteri e così via-ed è finito ad occuparsi di astronomia e le nuove scoperte di pianeti nel nostro sistema solare. Insomma, è sempre stato un contenitore in grado di ospitare tutti quei post che difficilimente avrebbero trovato un posto coerente all'interno delle mie altre rubriche. Un paio di anni fa cominciai anche ad occuparmi di una delle questioni più controverse che possano esistere, quella degli avvistamenti di Dischi Volanti, partendo quasi dagli inizi con Il Caso di Maury Island ( lo trovate QUI, QUI e QUI) . 

Quasi dagli inizi, perché assieme al più contestato e contradittorio "evento" di Roswell, è da qui che parte la moderna fascinazione per uno dei fenomeni più studiati ed al tempo stesso di cui si ha meno certezze delle psuedoscienze contemporanee.

La maggior parte delle teorie complottiste e delle dicerie  di cui discutiamo ancora oggi è qui che nascono.

LA CANZONE DEL TEMPO (2008)

Dedicato a ferruccio Gianola.

Non ci sentivamo più da anni, la vita ci aveva allontanato però era stata una figura importante nei primi anni della mia frequentazione della rete, prima come lettore e poi come blogger. Una volta mi chiese di fargli da beta-lettore per un suo racconto . Mi parlava del romanzo che avrebbe voluto scrivere, del manuale di erpetologia che avrebbe voluto scrivere. Mi dispiace anche per i progetti che non ha potuto portsre a termine. La morte è sempre una gran putt...ma quando colpisce una persona che conoscevi e con la quale non hai fatto in tempo a riappacificarti fa ancora più male. Sopratutto fa capire quanto sia stupido alle volte l'orgoglio.

Ciao Ferru, che la terra ti sia lieve! 


 Dalla
Sinossi Ufficiale: 

 Su una spiaggia della Cornovaglia, un'anziana signora trova un uomo, un tempo famoso violinista, quasi annegato. Anche lei, in realtà, è ormai agli sgoccioli della sua vita. Oppure all'inizio di una nuova, che però fatica anche solo a immaginare. Perché, alla fine del nostro secolo, la morte potrebbe non esistere più. Nel frattempo deve capire chi è l'uomo della spiaggia: una reminiscenza del suo passato o un nuovo Messia?

A volte si compra un libro più che altro per curiosità, senza farsi grosse aspettative. O meglio con la convinzione di ricavarne una lettura piacevole, per qualche ora e nulla più. Non intendo con questo parlare di sottovalutazione o cose del genere, quanto piuttosto di aver riservato priorità maggiori verso altri libri durante l'acquisto. Succede anche però che, al netto delle aspettative iniziali, dopo la lettura delle prime pagine  quello che si legge ci sorprenda, ci conquisti e ci convinca fino al punto (quasi) di essersi imbattuti in una delle maggiori sorprese dell'anno.

Accade in Italia # 82- Speciale "SpaceCon Four"

 Come preannunciato nella scorsa puntata di Accade in Italia sarà quasi esclusivamente dedicata ad una certa Convention di cui parlerò abbondantemente in questo post. Ma ho l'occasione di dare spazio anche ad alcuni "Amici di Blogghe"

Capirete tutto meglio più avanti.

 L'ARTISTA OSPITE 1.

Torna l'amica Alessia H. Valastro ( qui il suo sito ArtStation ) con una sua illustrazione. 

Copyright di A.H.V

 Nel ringraziare Alessia H.V. per avermi concesso in prestito la sua illustrazione ricordo che tutte le opere presenti in questa rubrica e vale  anche per questa e per la poesia che verrà presentata più sotto sono e rimangono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori che ne detengono il copyright.

LO STRANO CASO DEL MOSTRO DI PIAZZA SAVOIA. - Terza Parte.

 Le parti precedenti del dossier sono uscite QUI e QUI.

Attenzione: immagini e contenuti di questo post potrebbero offendere la sensibilità di alcuni lettori.

 "La casa nasconde ma non ruba". 

Vecchio Proverbio Italiano.

" Gli uomini di norma si preoccupano più di quello che non possono vedere piuttosto che di quello che possono vedere"

Giulio Cesare. 

Il ritrovamente del cadavere della piccola Veronica Zucca trasforma radicalmente ed in peggio il prosieguo di questa storia. L'unica cosa che si sa di sicuro è che in città circola ancora del tutto indisturbato un assassino..

LO STRANO CASO DEL MOSTRO DI PIAZZA SAVOIA. - Seconda Parte.

 La prima parte è uscita QUI

Attenzione: immagini e contenuti di questo post potrebbero offendere la sensibilità di alcuni lettori.

 " Che cos'è la verità?"

Il Vangelo secondo Giovanni

" La calunnia non può distruggere l'uomo onesto, perché passata l'inondazione la pietra riappare sempre".

Proverbio Cinese.  

Il 13 di gennaio del 1902 la città di Torino si risveglia avvolta in un clima di paranoia, la scomparsa della piccola Veronica Zucca si diffonde con una rapidità inconsueta. La città immensa già di suo vive, ma ancora con una mentalità da provincia estrema vive con partecipazione e curiosità, anche con un pizzico di morbosità, la notizia. Dopotutto la sparizione di una bambina di cinque anni fa notizia.

Si diffondono sin da subito le voci più diverse, alcuni cittadini sostengono di aver visto dei nomadi aggirarsi nelle vicinanze di Via della Consolata, altri se ne escono fuori con pettegolezzi più luciferini: la bambini, e chi lo sostiene ne è sicuro,sarebbe stata avvicinata e portata via da una creatura con fattezze almeno parzialmente da caprone.

Un simbolo sulfureo, ma del resto, a sentire molti (ma non l'umile narratore di questa triste storia nera) lo zolfo sarebbe di casa a Torino.

 Una cosa però va detta con sicurezza, le ricerche cominciano immediatamente, le forze dell'ordine del tempo si muovono con celerità.

Anche perché tra tutte le accuse ne arriva anche una leggermente più credibile delle altre.

TORINO NERA: LO STRANO CASO DEL MOSTRO DI PIAZZA SAVOIA. - Prima Parte

 Attenzione: alcune immagini e alcuni contenuti di questo post potrebbero urtare la sensibilità dei lettori!

" Il fascino dell’ignoto domina tutto."
Omero.

  "Il mistero non è un muro, ma un orizzonte. Il mistero non è una mortificazione dell’intelligenza, ma uno spazio immenso, che Dio offre alla nostra sete di verità."
Antoine de Saint-Exupery.

Questo mondo non è mai stato un posto completamente sicuro.

Non è qualcosa che nasce adesso, non c'entra niente la modernità, non c'entrano niente le  ragioni dell'evoluzione. Non è colpa del progresso che ha portato ulteriori preoccupazioni. 

Ci piacerebbe poter credere in una passata età dell'oro, in un periodo in cui tutto era più semplice, dove il Male non esisteva.

Idea rinfrancante di sicuro, consolante forse.

Ma inesatta.

Perchè un' epoca del genere non è mai esistita.

 E arriva un momento, arriva per tutti, nel quale questo semplice concetto ci diviene improvvisamente ma drammaticamente chiaro. Nella vita di ciascuno di noi giunge un istante, avviene un evento che ci trasporta dalla fase dell'innocenza a quella della consapevolezza.

La consapevolezza  che le cose cattive semplicemente avvengono, anche alle persone che non ne hanno nessuna colpa. A volte in maniera progressiva, un poco alla volta, evento dopo evento, ma in alcune circostanze è come se arrivasse una rivelazione improvvisa, una "epifania" come l'avrebbero definita gli antichi greci.

Questa è la Storia di quando una intera città  andò incontro alla sua "epifania" delle Tenebre.

Ma attenzione, questa non è una favola, anche se- credetemi- l'Orco purtroppo non manca.

TORINO, LA CITTA'.

Torino, 1902.

Ogni città ha una sua anima. Un'anima che la differenza, la distingue dalle altre, che ne determiina la caratteristiche.

L'anima di Torino è stata ridefinita più volte, ha vissuto i suoi momenti di sospensione quasi come se si fosse lasciata trasportare dagli eventi piuttosto che viverli. Uno strato patrizio e nobiliare perso in un eterno confronto con una incombente marea popolare. Una città che ha vissuto, come tutte le altre, le sue vittorieed i suoi momenti  accompagnate da grandi drammi.

Nonché la sua dose di rimpianti.

I PREMI DELLA FANTASCIENZA AMERICANA (E NON SOLO) - Terza Parte.

Per rievocare quanto già detto sull'argomento, ecco i miei  precedenti post: (QUI e QUI  QUI)

 Dopo un ennesimo iato riprendo un argomento che mi sta molto a cuore, una guida anzi un elenco non ragionato e per niente conclusivo (la materia non è vasta, di più) dei premi e dei riconoscimenti che animano (secondo alcuni peggiorano, secondo altri arricchiscono) il mondo della fantascienza americana. Come per molte altre cose gli americani sono fantastici nella loro specificità e settorialità, non esiste genere o sottogenere della narrativa di fantascienza che non sia stato dotato di un suo riconoscimento, una precisione ed attenzione che, a volte, ha del miracoloso. Dall'ucronia all'ecofemminismo, dal premio per i debuttanti fino al miglior romanzo pubblicato direttamente in volume c'è solo l'imbarazzo della scelta ovviamente come ho detto nel corso delle puntate precedenti, alcuni riconoscimenti sono più rappresentativi di altri, così come alcuni sono ( non sempre meritatatamente) considerati come quelli più importanti e prestigiosi ( lo Hugo di cui parlerò nelle prossime puntate, il Nebula di cui parlerò oggi ed il Locus affrontato nel precedente intervento sono probabilmente i più conosciuti, quelli per capirci, considerati come l'Oscar per il Cinema- i primi due sicuramente!)

Accade in italia # 82- le Segnalazioni di Inizio primavera.

 Nelle scorse settimane sono stato ancora parecchio assente, i motivi li spiegherò presto. Adesso i motivi della mia distrazione dovrebbero ( almeno me lo auguro) essersi risolti,  l'unica cosa che anticipo oggi è che sono stato impegnato anche nella stesura di alcuni articoli per un paio di riviste, ma per il momento non svelo nulla di più. Oggi riprendo le mie attività (blogghistiche, ( bloggatorie? blogghereccie?). Comincio con un piccolo post con alcune segnalazioni, la settimana prossima ne uscirà anche un altro dedicato esclusivamente o quasi ad una certa manifestazione, mentre questa settimana dovrebbero uscire altri post che ricominciano ad affrontare alcuni discorsi lasciati in sospeso. Tornerò ovviamente anche a visitare i siti di ognuno di voi. Nel frattempo, buona lettura a tutti voi.

LIBRI

 1) "SEX AND HORROR: THE ART OF EMANUELE TAGLIETTI", BY KORERO PRESS

Di Emanuele Taglietti ho già parlato QUI, è uno dei maestri dell'illustrazione italiana, con molto piacere vi ripropongo in maniera più approfondita questo bel volume uscito all'estero a cura dell'editore britannico Korero Press che raccoglie molte delle copertine realizzate dall'artista nel corso della sua carriera.

Autore : Emanuele Taglietti / Editore Korero Press/ Prezzo £ 22.99 / Pagine 160/ Introduzione di Mark Alfrey/ Uscita in Inghilterra : 2015/ISBN-13:9780957664944

 Vi riposto il link del volume, andate a dare un'occhiata alle splendide illustrazioni, ne vale la pena: QUI.

2)  "LA NOTTE DELLA STRIGE" DI GIOVANNI ASCOLANI, BY DELOS DIGITAL.

 

 Sinossi:

Un uomo, vittima di paralisi notturne, riprende conoscenza in un pronto soccorso. Non ricorda nulla di ciò che è successo quella notte. È ossessionato dall’immagine di una donna dagli occhi dorati. Non sa chi sia, né se appartenga alla realtà onirica. È l’inizio di un incubo senza fine…

 l'Autore.

Giovanni Ascolani è nato a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, nel 1989. Sin da piccolo si appassiona a libri, film e serie tv di fantascienza, horror e fantasy. Il suo autore preferito è H.P. Lovecraft.

Ha iniziato a scrivere nel 2018. Il suo primo racconto Psicosi è stato selezionato nell’antologia Racconti horror – Volume I della Historica Edizioni.

Nel 2019 i racconti Vudù, La Sindrome di Ekbom e Il Krampus vengono inseriti rispettivamente nelle antologie Z di Zombie 2019, Halloween all’Italiana 2019 e Un Natale Horror 2019 curate da LetteraturaHorror.it. Nello stesso anno pubblica il racconto Il sabba nella raccolta I racconti della Masca – Volume II della Masca Servizi Editoriali.

Nel 2020 il racconto Il Viaggiatore viene pubblicato sulla rivista Dimensione Cosmica del Gruppo Editoriale Tabula Fati. Nel 2021 i racconti Incubi e Il culto cananeo appariranno rispettivamente sulle riviste Il Grimorio del Fantastico (Numero VII) e Dimensione Cosmica.

 Racconto lungo | pagg. 49 | 26/04/2022 | Edizione Digitale| Euro 1,99

3) " ULFHEDNAR STORES-SETTE STORIE DI LUPI" DI ALESSIO DEL DEBBIO, BY NPS EDIZIONI.


 Titolo: Ulfhednar Stories – Sette storie di lupi

Autore: Alessio Del Debbio

Editore: NPS Edizioni

Genere: Raccolta di racconti fantastici

Formato: cartaceo e digitale

Prezzo: 14 euro (cartaceo), 2,99 euro (digitale)

Pagine: 162

ISBN cartaceo: 978-88-31910-460

ISBN digitale: 978-88-31910-477

Copertina di Iacopo Donati.

Uscita: 10 maggio 2022 Sito NPS: https://www.npsedizioni.it/p/ulfhednar-stories/

 Link Amazon: https://www.amazon.it/Ulfhednar-Stories-Sette-storie-lupi-ebook/dp/B09Z9C1W8Y/

Quarta di copertina:

Italia, terra di santi, cacciatori e lupi.

Terra ospitale, accogliente, ma anche impaurita. Da ciò che non conosce. Da ciò che non comprende.

Nella sorte degli ulfhednar di Odino vive questo dualismo: sono uomini e lupi. Uomini ma anche lupi. Attirati dal mondo degli umani, ma invisi, cacciati, perseguitati dai Figli di Cardea. Sempre pronti a stringere i denti e lottare, sempre pronti a resistere. A mostrare alla vita chi sa azzannare più forte.

Il volume comprende sette racconti ambientati nella penisola italiana e lungo le coste del Mediterraneo, dal ‘400 ai giorni nostri. Sette storie autonome dedicate ai personaggi della saga “Ulfhednar War”: Il cavaliere (Alois), La bestia errante (Markus), Il libraio (Aristide), Il berserkr (Daniel), Il Messia (Raul), La valchiria (Marina). Gli esploratori (Ascanio).

 

«Tu… ti fidi di me?»

«Non dovrei? Ho forse sbagliato a salvarti dal giudizio divino?»

«Non è questo che intendevo. Ma ci conosciamo appena. Metteresti la tua vita nelle mie mani?»

L’altro parve considerare la domanda, finché un sorriso non gli si allargò sul volto.

«Questo significa vivere in branco, no? Fidarsi dei propri fratelli».

Biografia:

Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste e in antologie, cartacee e digitali. I suoi ultimi libri sono la saga fantasy contemporanea Ulfhednar War, composta da “La guerra dei lupi” e “I Figli di Cardea” (Edizioni Il Ciliegio), l’urban fantasy “Berserkr” (DZ Edizioni) e le antologie “L’ora del diavolo” e “Quando Betta filava” (NPS Edizioni).

Cura il blog “i mondi fantastici”, che sostiene la letteratura fantastica italiana. Presiede l’associazione culturale “Nati per scrivere”, che organizza eventi e incontri letterari con scrittori locali. Tiene laboratori e workshop di scrittura e lettura creativa e editoria, in giro per l’Italia.

Contatti:

Blog “I mondi fantastici”: www.imondifantastici.blogspot.it

Pagina Facebook “I mondi fantastici –Alessio Del Debbio”: https://www.facebook.com/alessio.deldebbio

 

FUMETTI.

 A)" FUMO DI CHINA" # 317 



Il mensile "Fumo di China" n.317 di aprile 2022, disponibile nelle migliori edicole e fumetterie, segnalandovi anche la descrizione dei contenuti in forma più discorsiva qui sul nostro blog.

Oltre all'intervista con copertina inedita a Rachele Aragno,e un dossier sui nuovi orizzonti dal graphic novel al fumetto digitale,segnaliamo il consueto inserto Manga Giornale sui 40 anni di Nausicaa e i 50 anni di Lady Oscar, oltre a interviste esclusive, segnalazioni e recensioni a tutto campo.

E con questo ho concluso, stay tuned!

Buon Primo Maggio a Tutti \ Tutte!

 In queste ultime settimane sono stato più assente del solito, almeno rispetto alla media degli ultimi mesi.


 

In realtà sarei stato pronto a riprendere i vecchi ritmi però assieme ai soliti problemi logistici in questi ultimi periodi si sono aggiunte rogne burocratiche (che mi auguro di veder risolti entro la prossima settimana) ed una cosa bella, che svelerò a tempo debito. Insomma tempo ce ne è stato poco.

Aggiungiamoci che tra un paio di giorni compirò cinquantatre anni (eh si, proprio il Primo di Maggio) e la cosa, dal momento che non sono più un tenero virgulto ma sto entrando nella fase dell' "Usato Sicuro" per me è tempo di bilanci su alcune scelte di vita del recente passato ( niente di trascendentale, nessuna discussione sui massimi sistemi) solo voglia di pensare un poco a me e meno ai problemi quotidiani

Mi prendo alcuni giorni per festeggiare ed anche per riprendere un poco il fiato, ci rivediamo il tre o il quattro di maggio con nuovi post.

Nel frattempo trascorrete un grande Primo di maggio a tutti quanti voi!

"LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO" (1976)- Recensione .

 Attenzione il presente post potrebbe contenere immagini o contenuti che alcuni lettori potrebbero ritenere forti. Le immagini presenti appartengono agli aventi diritto e ai detentori dei copyright. Nel frattempo: BUON 25 APRILE A TUTTI!
 
PREMESSA:

La mia intenzione è ricordare il recentemente scomparso Gianni Cavina, un attore- per me- fenomenale ma non sempre apprezzato quanto avrebbe meritato, nella stessa maniera ho l'occasione di parlare di alcuni lavori davvero fondamentali per il Cinema tout court, quali quelli di Pupi Avati.

 

Bob Tonelli & Gianni Cavina ne "La casa dalle Finestre che Ridono"
 

 Nei primi anni di vita del blog prima di iniziare i miei post ripetevo spesso una premessa, ogni tanto - tipo oggi- mi piace ripescarla, dato l'argomento trattato: chi scrive non è un esperto della materia e non pretende di esserlo, quanto piuttosto un appassionato, quindi quelle che leggerete sono le mie opinioni legittime come le altre, opinabili quanto le altre. Non si tratta di vangelo ma delle sensazioni che il film ha generato in me in quanto spettatore ed appassionato, come tali vanno prese, mi auguro che- da appassionato ad appassionati facciano nascere in chi legge la voglia di vedere o rivedere il film e nel caso di far nascere in voi le vostre di sensazioni e di emozioni.Così come mi auguro di poterne parlare assieme, in questo spazio virtuale o davanti ad una bella birra fredda \ calice di vino\ tazza di caffè fumante fate vobis in base alle vostre preferenze. Niente arricchisce più il cuore e la mente quanto il parlare di cultura, perchè questo è per me: Cultura! Se siete interessati all'argomento vi consiglio di recuperare anche il precedente post. E quello di un paio di anni fa.

SINOSSI: 


 Stefano, un giovanissimo restauratore viene chiamato dal sindaco di un piccolo paese della provincia di Ferrara per occuparsi di un inquietante affresco che da tempo sta marcendo all'interno della locale chiesa.  L'opera in questione, "Il Martirio di San Sebastiano" risulta realizzata da un oscuro pittore locale, un certo Buono Legnani morto suicida, conosciuto anche come il "Pittore delle Agonie", per la sua ossessione nel voler ritrarre uomini e donne in punto di morte, e sul cui nome circolano diverse leggende una più sinistra dell'altra. Stefano affascinato dall'affresco si convince di avere a che fare con il lavoro di un grande artista, ma sembra essere il solo. Gli abitanti del posto sembrano vivere in un costante regime di paura e di omertà, perfino il parroco in più riprese mette in guardia Stefano dal lasciarsi troppo coinvolgere dalla vicenda. In passato Legnani aiutato dalle due sorelle pare essere stato coinvolto in più di un mistero e tante, troppe sono le persone scomparse nel nulla dopo aver incontrato il sinistro trio. Gli unici disposti a voler parlare dei fatti sono Francesca, una maestra anche lei appena arrivata in paese e con la quale Stefano intreccia una relazione, l'amico Antonio ed un bizzarro personaggio chiamato Coppola, proprio quest'ultimo, un nevrotico ed alcolizzato tassista si rivela essere in possesso di informazioni importanti sul passato .  I misteri si moltiplicano e quando Antonio muore improvvisamente dopo aver promesso a Stefano di portarlo a visitare una "Casa dalle Finestre che Ridono" che potrebbe cominciare a dare qualche risposta.la situazione precipita di colpo. Ben presto Stefano si trova precipitato in un vero e proprio vortice di eventi più grandi di lui. Riuscirà a trovare le risposte che cerca? E sopratutto riuscirà a sopravvivere?

IL FILM:

Nell'agosto del 1976, le cronache parlano nello specifico del giorno 16, appena dopo ferragosto, nelle sale del Belpaese veniva distribuito un piccolo film, opera di un regista, non certo debuttante, ma che era ancora alle prime fasi di una carriera che sarebbe stata lunga ed enormemente feconda. Il film era un concentrato di elementi thriller ed horror, fornito di un titolo lungo ma non chilometrico come invece dettava la moda del periodo "La Casa dalle Finestre che Ridono" ed il regista era il bolognese Giuseppe "Pupi" Avati.

LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO: IL RICORDO DI EMANUELE TAGLIETTI

 In questi giorni sarebbe dovuto uscire il mio post con la recensione del film culto di Pupi Avati, a quanto pare però il post così com'è viola le norme di Google, non intendo contestare. se esistono delle norme significa che saranno sicuramente importanti. Nell'attesa che il post sia sottoposto a revisione (e sopratutto che mi facciano capire cosa sia successo) per non fare torto a nessuno e nemmeno ad Emanuele Taglietti che mi ha voluto omaggiare dei suoi ricordi in merito al film al quale ha contribuito, vi presento il suo commento. Quando il post sarà ammesso riunirò il tutto.

Nel frattempo: Buon 25 Aprile a tutti!

BONUS CARD: IL RICORDO DI EMANUELE TAGLIETTI.

Mio padre Otello era un pittore decoratore che iniziò a lavorare come pittore di scena nel film Ossessione nel 1942. Divenne un pittore molto conosciuto nell'ambiente del cinema. Si trasferì a Roma dove rimase fino al 1964, anno in cui tornò a vivere a Ferrara per stare accanto a mia mamma, gravemente ammalata. Io invece rimasi a Roma dove iniziai a lavorare nel cinema come assistente scenografo, dopo essermi diplomato al Centro Sperimentale Di Cinematografia. Nel 1974 lascio il cinema per un nuovo lavoro: copertinista per la Edifumetto e contemporaneamente insegnante di pittura all'Istituto d'arte. Naturalmente, di tanto in tanto collaboravo con mio padre per lavori di decorazione e quadri soprattutto di soggetto religioso. Nell'estate del 1975 Pupi Avati commissiona a Otello un dipinto di circa cm 270 x 250, ad imitazione di un affresco. Trattandosi di un lavoro molto impegnativo, Avati suggerisce a Otello di farsi aiutare da me... e così fu. Oltre a diverse foto, la lettera di incarico conteneva le indicazioni del regista, dalle quali traspariva l'interesse e la preoccupazione per un elemento scenico importantissimo per il film. 

Cominciammo subito a preparare lo studio. Trattandosi del garage sotto casa, non potevamo lavorare su un pannello ligneo, perché lo "studio" aveva il soffitto troppo basso. Quel giorno ero impegnato con la scuola, perciò Otello da solo si occupo della preparazione. L'indomani sarebbe arrivato Avati ed io ero di nuovo impegnato con la scuola. Quando arrivò, aveva con sé altre foto che riguardavano altri quadri di piccole dimensioni, forse sei o sette che dovevano apparire dello stesso stile e rappresentare soggetti maschili, truccati in maniera molto effeminata. Lo stile doveva essere naif e molto personale. Ci alternavamo al lavoro, io andavo il pomeriggio e mano a mano che si progrediva, alzavamo la tela arrotolandola dall'alto.. Per dipingere usavamo i colori lavabili "Morgan" piccoli barattoli di circa 2 etti, veramente eccezionali.
 
L'Affresco de "Il Martirio di San Sebastiano"
 
Tra i quadri e la grande tela del San Sebastiano impiegammo circa due mesi di lavoro. Credo che Avati sia venuto ancora un paio di volte a Ferrara, poi presa fiducia, ci lascio lavorare con tranquillità. Terminato il lavoro, il tutto fu trasportato a Minerbio, paese del bolognese. Li vicino, in zona molto isolata si trovava la chiesa di San Giovanni in  Triario, dove ci aspettavano i macchinisti della troupe con un ispettore di produzione. La chiesa era aperta e nella prima cappella sulla destra era già stato predisposto un ripiano con appoggiato un grande pannello ligneo che avrebbe supportato il finto affresco. A quel punto io tornai a Ferrara, dove mi aspettava una lezione di disegno dal vero. Il resto del lavoro lo svolse Otello da solo. Tornai a Minerbio qualche giorno dopo, durante le riprese, e fui sorpreso dall'effetto muffa che Otello aveva creato. Imitava a perfezione la barbetta che fa il Salnitro sui muri intrisi di umidità. Aveva usato sapone da barba spray, spargendola su tutta la superfice col palmo della mano. Lasciata asciugare era abbastanza docile per il bisturi che il restauratore Capolicchio avrebbe tolto poco a poco.
 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti.
 
Ricordo che questa non era la prima volta che Otello utilizzava questa tecnica. Nel film Giulietta degli Spiriti, dove io lavoravo come assistente di Piero Gherardi, vidi mio padre invecchiare una parete con questa tecnica. Dopo tanti anni, preso da curiosità tipica dell'età senile ho voluto rivedere quel luogo, rivivere quei ricordi. Lunedì di Pasqua sono tornato a Minerbio. Era una bellissima giornata e sul piazzale, in uno stand si friggevano delle deliziose Crescentine. Dopo 45 anni finalmente entro nella chiesa di San Giovanni in Triario a Minerbio. Ora all'interno della chiesa è allestito un museo della religiosità popolare, mentre all'epoca era piuttosto spoglia. Accompagnato da responsabile del museo, ho scattato alcune foto dell'interno e della cappella utilizzata per il film. La prima cappella a destra.
 

 
La cappella dell'affresco oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
 
San Giovanni in Triario oggi. Foto di Emanuele Taglietti

 
 
 
Emanuele Taglietti ( Ferrara 1943) è pittore, scenografo, arredatore, illustratore, fumettista, copertinista. Ha prestato la sua opera nel Cinema lavorando con tutti i più grandi (nei primi anni assieme al padre Otello), tra gli altri cito: Elio Petri; Dino Risi; Ettore Scola; il già ricordato Pupi Avati e Federico Fellini ( per il quale ha curato la scenografia e l'arredamento in "Giulietta degli Spiriti" e il mai realizzato "Il Viaggio di G. Mastorna"). Per la Televisione ha lavorato per gli sceneggiati '"Odissea" (1968), al "Jekyll" di Albertazzi (1969) e  al "Marco Polo" (1982) di Giuliano Montaldo.
A partire dal 1973 ha lavorato anche nel campo del fumetto collaborando con la casa editrice Edilfumetto in particolare nel ruolo di copertinista, collaborazione durata fino all'anno 1988. Ha collaborato anche con Rizzoli e Mondadori.
Sarebbe però riduttivo limitare l'attività di Emanuele Taglietti a queste attività, Taglietti ha prestato il suo lavoro in numerosi campi: ha insegnato a più riprese e per più centri importanti pittura e decorazione, si è occupato di restauro di quadri antichi e molto altro.
Nel 2014 l'editore britannico Korero Press ha pubblicato un volume della collana Sex and Horror che raccoglie molte delle copertine realizzate da Taglietti.
 

Accade in Italia # 81- le Segnalazioni di Pasqua.

 Questo sarebbe dovuto essere un post da pubblicare dopo Pasqua però visto che nei prossimi giorni sarò offline ne approfitto per farvi anche gli auguri!  Io, mia moglie Venusia e perfino la nostra gatta Trixie vi facciamo i nostri migliori auspici di Buona Pasqua, passate delle meravigliose giornate, divertitevi, rilassatevi, festeggiate voi, le vostre famiglie e tutte le persone alle quali volete bene!

Ci rivediamo tra qualche giorno. Ed ora spazio alle segnalazioni:

FUMETTI

 α) "MEGARETTE" DI A.PIRONDINI,F.GOVONI, G.PILATO BY WEIRD BOOK.

 

 In un vicino futuro, lo scontro tra due specie umane provocherà una guerra che, nell’arco di trecento anni, aprirà scenari neoprimitivi in cui Anna, una ragazzina dotata di poteri straordinari, e per questo ritenuta divina, si troverà a deciderne le sorti nelle vesti della gigantessa Megarette.

Megarette è un fumetto in tre volumi scritto da Andrea Pirondini e disegnato da Fabio Govoni e Giacomo Pilato.

Il primo volume è una introduzione al personaggio principale di Anna, la nemesi di Megarette, e al climax della Terra futura e ai pericoli che la abitano.

Il secondo volume entra nel vivo dell’azione, dove i pericoli si manifestano prepotentemente e i misteri cominciano a svelarsi, ed entrano in scena personaggi nuovi che costituiranno la base per il terzo volume.

Il terzo volume è il viaggio verso la battaglia finale, narra la crescita e l’accettazione di Anna/Megarette come eroe e come individuo, e segna il passaggio tra adolescenza ed età adulta. Il finale svela tutti i misteri, ma al contempo apre a qualcosa di nuovo e di portata cosmica.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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